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La voce del violino

«Il commissario invece era di Catania, di nome faceva Salvo Montalbano, e quando voleva capire una cosa, la capiva». Questo «capire» di Montalbano, essendo fondamentalmente una immersione ambientale, un annusare, un soppesare a occhio, è distante dallo «spiegare» deduttivo dei segugi di impostazione scientifica. Ma non collima neppure col simpatetico «comprendere» dei detectives più filantropi: anzi per il commissario di Vigàta – celebre per il laconico sarcasmo – identificare la molla che fa scattare l’assassinio costituisce «la parte peggiore» della ricostruzione poliziesca. E di comprensione per chi ammazza non se ne parla nemmeno. *La voce del violino* è la storia di una giovane donna assassinata, di un grande artista che vive da eremita e d’altro ancora. Soprattutto, è una storia di scambi: e Montalbano dovrà decidere se scambiare la propria esistenza per una nuova.

La voce del tuono

Sean Courteney sta tornando dalla foresta col frutto della propria carabina: le zanne di cinquecento elefanti. È ricco, ma sente che qualcosa è cambiato, che l’epopea delle grandi cacce nella savana sta volgendo al termine e che si sta approssimando una nuova èra. È stanco della vita errabonda, preoccupato per il figlio Dirk, che è cresciuto senza madre, con un carro come casa e l’avventura come scuola. Sean è ancora un leone, ma un leone ormai adulto, e la guerra anglo-boera che scoppia di lì a poco ancora una volta gli toglie tutto, mettendo a dura prova il suo coraggio e la sua lealtà. Solo dopo cinque anni di vedovanza Sean s’innamora di nuovo, però Ruth è un tipo di donna che gli è sconosciuto: tenera ma autonoma, intraprendente, ribelle. È la donna del ‘tempo nuovo’ presentito e che si è definitivamente instaurato, con il quale Sean è chiamato a misurarsi. Grazie al cieco gioco del destino ha riconquistato tutto: accanto alle stalle dei cavalli adesso ha parcheggiato la Rolls, i recinti delle mandrie hanno lasciato il posto alle piantagioni e agli stabilimenti, e Sean deve tenere a freno i pugni (non riuscendovi sempre) ora che la lotta si è spostata dagli sterminati spazi selvaggi al terreno della politica. Non è una lotta meno dura o più avara di colpi di scena: questi anzi si susseguono con il ritmo incalzante tipico di quel gran maestro della suspense che è Wilbur Smith.
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La Voce del Padrone

Prima che Stanislaw Lem scrivesse i suoi capolavori, l’immaginario fantascientifico era ostaggio dei propri deperibili eccessi, ossia di congegni mirabolanti, di abissi siderali sempre minacciosi, di astruserie pseudomatematiche: un armamentario godibile, ma spinto a rapida obsolescenza dall’innovazione tecnologica e dalla scienza vera, non fantasticata. Lem invece ha saputo costruire perfette macchine narrative che non invecchiano, consegnando la fantascienza alla grande letteratura. Pubblicato nel 1968 e finora inedito in Italia, La Voce del Padrone non cade nelle trappole dello spirito del tempo, anzi risulta ancora più avvincente oggi, a distanza di decenni da quel sentore di guerra fredda che allora rischiava di ipotecarne la lettura. Certo, anche qui tutto è innescato dal mistero di un messaggio venuto dallo spazio, come in un romanzo di genere, ma l’oggetto è l’immane scenario che si allestisce nel tentativo di decifrarlo. Vi hanno fatto parte il potere politico e le gerarchie militari, ingerenti e depistanti, e una ridda di scienziati divisi da rivalità personali, congetture, stili di ricerca, presupposti morali. Niente di più romanzesco del fuoco d’artificio intellettuale e del corpo a corpo che li impegnano per due anni in pieno deserto, raccontati attraverso il diario di uno di loro. Laggiù si consumano i drammi della scienza incarnata, si rifà all’inverso il cammino che l’ha separata dal mito, e soprattutto si commettono sapientissimi errori. Si tratti di una musica delle sfere celesti o della voce neutrinica di un cosmo morente, di una sciarada non destinata agli umani o dei derivati del metabolismo planetario, la «lettera dalle stelle» mette alla prova i protocolli della nostra civiltà, i soli che interessino davvero a Lem e ai suoi lettori. Se tanti hanno scoperto con Solaris il potenziale letterario della fantascienza, ne riconosceranno in questo libro gli incanti più sottili e vertiginosi.

La voce del male

Due cadaveri, di due studentesse universitarie apparentemente senza nulla in comune: diversa la razza, l’estrazione sociale, il giro di amicizie. Eppure Darby McCormick, agente della Scientifica, non ha dubbi: l’assassino è lo stesso. Non solo perché le ragazze sono state uccise con un colpo di pistola alla nuca e ritrovate mesi dopo nel fiume che attraversa Boston, ma soprattutto perché entrambe avevano una statuetta della Vergine Maria nascosta in tasca. Al di là di questo dettaglio, tuttavia, non ci sono altri indizi: l’acqua ha cancellato ogni traccia e la polizia brancola nel buio. Finché, durante un sopralluogo nella casa di una delle vittime, Darby non s’imbatte in Malcolm Fletcher, un ex profiler dell’FBI, ora ricercato per una serie di efferati delitti. L’uomo fugge non appena comprende di essere stato riconosciuto, ma stabilisce un contatto telefonico con Darby, lasciando intendere di conoscere l’identità del killer. Naturalmente lei diffida di Fletcher ma, quando una terza studentessa viene rapita, intuisce di non avere scelta e, pur di salvare la ragazza, si lascia coinvolgere da quell’uomo manipolatore e perverso – in un ambiguo e angosciante confronto a distanza. Un gioco molto pericoloso, che costringerà Darby ad affrontare reticenze e segreti legati a un passato che nessuno vuole ricordare…
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La voce del fuoco

Anno 304 dopo Cristo. Si chiama Agnus, ma per i cristiani è la “Voce del fuoco”. Vagabonda nelle province dell’Impero romano e compie prodigi sovrannaturali: risana ciechi, resuscita morti. Eppure, quando l’imprenditore Marco Lupo muore per la seconda volta pochi giorni dopo la sua “resurrezione”, l’inviato imperiale Elio Sparziano comincia a sospettare che dietro quei miracoli possa nascondersi qualcosa di assai più terreno, e sinistro. Soldato e investigatore al servizio di Diocleziano, Elio si getta sulle tracce di Agnus. Da Treviri a Milano, fino al Danubio infestato dai barbari, la sua inchiesta lo costringe ad affrontare mille pericoli, mentre gli omicidi si moltiplicano e ai vertici la lotta intestina per il potere si fa feroce. Passo dopo passo, tra insidie letali e ambigue seduzioni femminili, Elio si avvicina sempre più al cuore dell’enigma, finché, nell’ultimo atto dell’indagine, eccolo a tu per tu non solo col vero volto dell’assassino, ma col cuore rovente di una fiamma che potrebbe incenerire tutto ciò che ha di più caro: il suo mondo, i suoi valori, la sua stessa vita.
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La voce del destino

Oggi è un’anziana clochard costretta a vivere per le strade di Parigi, ma il suo passato le ha regalato fama e successo. Qualcuno la vuole morta, ed è solo l’intervento di Oswald Breil e Sara Terracini a salvare la vita di Luce de Bartolo. Ma qual è il segreto che custodisce, così potente da sconvolgere l’ordine mondiale? Chi è davvero quella donna? La sua storia inizia nell’Argentina fra le due guerre e racconta un’amicizia straordinaria, quella fra Luce e una tra le donne più ammirate di tutti i tempi: Eva Duarte. Mentre Luce diventa il soprano più famoso al mondo, Eva sposa il colonnello Juan Domingo Peron: nasce così il mito intramontabile di Evita. Le due amiche incontrano grandi soddisfazioni, ma anche tragedie e violenze che sembrano sgorgare dalla fonte stessa del male: il nazismo. Un’ideologia che trova la sua forza simbolica in un oggetto dal potere immenso: la leggendaria lancia di Longino, la cui punta trafisse il costato di Cristo. Il Reich sopravvive alla sconfitta, ed è proprio in Argentina che il male nazista intreccia le proprie trame oscure di rinascita con l’ascesa di Peron, per poi estendere i propri tentacoli sino a raggiungere le stanze più inviolabili: quelle delle alte sfere del Vaticano e della finanza più spregiudicata. E il male nazista oggi è pronto a risollevare la testa. Perché si scateni, manca soltanto una chiave: quella in possesso di una donna sopravvissuta con coraggio e determinazione a tutto ciò che il destino le ha riservato. Una straordinaria protagonista femminile. Un viaggio tra le pieghe oscure della Storia sulle tracce di un mistero leggendario. Un’avventura coinvolgente, emozionante, maestosa.
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La voce dei morti

“A prima vista avrebbe potuto essere qualsiasi cosa – una pietra, una radice imputridita – fino a quando non ci si avvicinava. Era una mano in decomposizione, con le ossa visibili attraverso brandelli di carne, quella che spuntava dalla terra bagnata.” Tutti erano sicuri si trattasse di una delle vittime adolescenti di Jerome Monk, il serial killer delle brughiere del Dartmoor, e che ci fossero solo altre due vittime da ritrovare, le gemelle Bennett. Le ricerche non avevano tuttavia dato frutti, e con Monk al sicuro dietro le sbarre, si erano presto arenate. Per l’antropologo forense David Hunter, e per tutta la squadra che aveva lavorato al caso, la vita era andata avanti. E il sonno eterno delle gemelle era continuato indisturbato. Adesso, a otto anni dal ritrovamento di quel cadavere seppellito nella brughiera, si apre però uno scenario da incubo. Monk è fuggito di prigione e per qualche oscuro motivo sembra dare la caccia a chiunque abbia partecipato a quelle infruttuose ricerche. Hunter, tornato nelle brughiere del Dartmoor in risposta a una disperata richiesta di aiuto, si rende conto lentamente che nulla è come sembra. Mentre la spirale di violenza innescata da Monk si stringe intorno a lui, appare sempre più evidente che il passato non è affatto morto e sepolto.
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La voce dal sepolcro

Un anziano emigrato italiano viene trovato ucciso nel suo letto; la nipote diciassettenne scompare quella stessa notte. Col passare degli anni, il mistero si infittisce: fino a quando compare in Inghilterra, dall’Italia, l’affascinante vedova di un baronetto, stranamente somigliante alla ragazza scomparsa…Joseph S. FletcherJoseph Smith Fletcher nacque a Halifax e, rimasto orfano a otto mesi, crebbe con la nonna a Darrington, nello Yorkshire. A diciotto anni partì per Londra, dove iniziò a scrivere per alcuni giornali. Pubblicò novelle, poesie, biografie, commedie e drammi teatrali, ma il suo nome è rimasto legato ai racconti polizieschi e del mistero. Si interessò inoltre di archeologia e antiquariato. I suoi gialli sono stati tradotti in molte lingue: in Italia la sua notorietà si è particolarmente diffusa nel periodo tra le due guerre e nel secondo dopoguerra.
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La vocazione teatrale di Wilhelm Meister

La passione per il teatro di un giovane della borghesia tedesca del Settecento, al quale il destino ha riservato specifici segni di una vocazione che lo inducono a fondare un teatro nazionale. Tra realtà e utopia, l’opera di Goethe si situa nella tradizione del grande romanzo europeo.
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Vivi e lascia morire

A Ian Fleming viene universalmente attribuita l’invenzione di una figura letteraria prima di lui non esistente, la Bond Girl: e la Solitaire di “Vivi e lascia morire”, una veggente vudù con gli occhi quasi viola, i capelli quasi blu e un legittimo sospetto di verginità è una delle rappresentanti più autorevoli della categoria. Ma meno attenzione si presta, in genere, al secondo grande copyright di Fleming, il Bond Villain. Anche qui, Mr Big occhi gialli, pelle grigia, il corpo enorme sorretto a stento da un cuore malato, e il più che legittimo sospetto di essere, in realtà, lo zombie del sommo sacerdote vudù, Baron Samedi – ha pochi rivali. Si aggiungano, a piacere, una notte brava nei locali notturni di Harlem, la scoperta dell’America e della Giamaica, una incredibile sequenza sottomarina, e sullo sfondo la caccia al tesoro di Morgan il Sanguinario. Gli ingredienti per l’avventura più leggera, crudele e incalzante di 007 insomma ci sono tutti: basta solo agitarli, una pagina dopo l’altra.

Vivere alla fine dei tempi

Non c’è più alcun dubbio: il capitalismo si sta avvicinando ai suoi ultimi giorni. I quattro cavalieri che annunciano la ventura Apocalisse sono secondo Slavoj Žižek: la crisi ecologica globale; i gravi squilibri del sistema economico-finanziario; la rivoluzione biogenetica; le esplosive fratture sociali. Ma se per molti la crisi del capitalismo è Armageddon tout court, in che modo la società occidentale sta vivendo il ‘tempo della fine’? Nello stesso modo in cui si vive un lutto, ovvero, secondo il classico modello psicoanalitico, attraverso le cinque fasi della negazione (nel nostro caso, ideologica), la rabbia, la contrattazione (con il ritorno della critica dell’economia politica), la depressione (ovvero, nei termini di Žižek, la nascita del ‘Cogito Proletario’) e infine l’accettazione: ciascuna di esse costituisce una parte del libro. Solo attraversando questi momenti potremo fare della crisi la possibilità reale, concreta di un nuovo inizio, il viatico per la fondazione della società futura. Per dirla con Mao Zedong: ‘Grande disordine sotto il cielo: la situazione è eccellente’.
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Viva più che mai

Dubbio è il soprannome che hanno dato a Ernesto Livera, e si addice bene alla sua indole un po’ tentennante. Di solito, infatti, l’Ernesto si lascia prendere dall’indecisione. Una certezza, però, l’ha molto chiara: dai carabinieri è meglio stare alla larga. Perché di «mestiere» fa il contrabbandiere. Avrebbe fatto altro nella vita, ma tant’è, ora campa traghettando stecche di sigarette dalla Svizzera, magari di notte, con una barchetta a motore, bep-bep-bep. E proprio stanotte, con la prua della barchetta, ha urtato il cadavere di una donna. L’ha tirato a riva, poi è andato a chiamare un suo cliente fidato, il medico di Bellano, il dottor Lonati, perché, appunto, lui dai carabinieri preferisce non presentarsi. Ma il mattino dopo, alla riva, il cadavere non si trova più. Eppure Ernesto l’ha visto bene, anche se adesso gli sorge il… dubbio di esserselo sognato. E il dottor Lonati lo sa che Ernesto soffre di questo tipo di allucinazioni fin da quando era un ragazzino. Forse dovrebbe cercarsi un lavoro più regolare. E magari una fidanzata. Il lago però non mente; nasconde segreti inconfessabili, e quando decide che è il momento di rivelarli, non ci sono dubbi che tengano.*** Viva più che mai*** racconta una storia sorprendente e misteriosa. Tra ganassate di paese, coincidenze impensabili e colpi di scena, Andrea Vitali scioglie una matassa che ingarbuglia il presente con il passato, la riva di qui con quella di là del lago di Como, fino a chiarire la verità dei fatti. Una verità che però…
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### Sinossi
Dubbio è il soprannome che hanno dato a Ernesto Livera, e si addice bene alla sua indole un po’ tentennante. Di solito, infatti, l’Ernesto si lascia prendere dall’indecisione. Una certezza, però, l’ha molto chiara: dai carabinieri è meglio stare alla larga. Perché di «mestiere» fa il contrabbandiere. Avrebbe fatto altro nella vita, ma tant’è, ora campa traghettando stecche di sigarette dalla Svizzera, magari di notte, con una barchetta a motore, bep-bep-bep. E proprio stanotte, con la prua della barchetta, ha urtato il cadavere di una donna. L’ha tirato a riva, poi è andato a chiamare un suo cliente fidato, il medico di Bellano, il dottor Lonati, perché, appunto, lui dai carabinieri preferisce non presentarsi. Ma il mattino dopo, alla riva, il cadavere non si trova più. Eppure Ernesto l’ha visto bene, anche se adesso gli sorge il… dubbio di esserselo sognato. E il dottor Lonati lo sa che Ernesto soffre di questo tipo di allucinazioni fin da quando era un ragazzino. Forse dovrebbe cercarsi un lavoro più regolare. E magari una fidanzata. Il lago però non mente; nasconde segreti inconfessabili, e quando decide che è il momento di rivelarli, non ci sono dubbi che tengano.*** Viva più che mai*** racconta una storia sorprendente e misteriosa. Tra ganassate di paese, coincidenze impensabili e colpi di scena, Andrea Vitali scioglie una matassa che ingarbuglia il presente con il passato, la riva di qui con quella di là del lago di Como, fino a chiarire la verità dei fatti. Una verità che però…
### Dalla seconda/terza di copertina
«Che devo dirvi? Ho finito le parole per raccontare quanto è bravo Andrea Vitali.» Antonio D’Orrico, Corriere della Sera

Il Vittorioso: Confessioni del direttore che ha inventato il gioco delle copie

Il ritratto di un uomo controverso, anticonformista, anarchico, disincantato che, come Indro Montanelli, cerca la compagnia dei suoi lettori per sentirsi più solo. Chi è davvero Vittorio Feltri, in assoluto il direttore che negli ultimi anni ha fatto più parlare di sé, l’unico capace di trasformare ogni sua avventura professionale in un successo di mercato? In che modo riuscì a raddoppiare le vendite del «Giornale» dopo che Indro Montanelli l’aveva lasciato nel 1994? E perché trascorsi tre anni se ne andò a sua volta sbattendo la porta? Qual è il motivo per cui nel 2009 vi è ritornato? Ha applicato una ricetta segreta per salvare testate in crisi, come «L’Europeo» e «L’Indipendente», o per imporne di nuove in edicola, come «Libero»? C’era un unico modo per rispondere a questi e a molti altri interrogativi: costringerlo a raccontarsi nel suo stile scabro e privo di infingimenti. È quanto ha cercato di fare il miglior intervistatore italiano, Stefano Lorenzetto, che di Feltri è stato vicedirettore vicario al «Giornale». Ne è uscito un dialogo serrato, ricco di particolari inediti, in cui il famoso giornalista svela i retroscena delle sue dirompenti campagne di stampa (da Affittopoli ai casi Boffo e Fini-Tulliani), narra splendori e miserie del «Corriere della Sera», distilla giudizi su politici e colleghi, parla dei giornalisti che ha amato di più (da Nino Nutrizio, che lo assunse alla «Notte», a Oriana Fallaci, che una notte si fece viva con lui dall’aldilà). E soprattutto, per la prima volta, si mette a nudo, svelando i suoi dubbi, i suoi tormenti, le sue idiosincrasie, i suoi affetti privati.

La vittima designata

‘*Reacher mi cattura dalla prima pagina fino all’ultima. Tra gli scrittori di thriller, Lee Child per me è il numero 1.*’
Ken Follett

‘*I suoi romanzi sono davvero straordinari.*’
Stephen King

‘*Il miglior autore contemporaneo di narrativa crime*.’
Haruki Murakami

‘*Dà un nuovo significato al concetto di page-tuner.*’
Michael Connelly

‘*Lee Child ci sa fare con le parole. Sono un suo fan.*’
James Patterson

Serie di Jack Reacher vol. 07

Xavier Francis Quinn: un nome rimasto nella memoria di Jack Reacher sin dai tempi in cui era maggiore della Polizia militare. Un criminale, un traditore del suo Paese e, soprattutto, un sadico assassino che ha ucciso barbaramente una collega di Jack che stava indagando su di lui ed era vicina a incastrarlo. Sono trascorsi dieci anni e, dopo una sparatoria di incredibile violenza, Reacher si trova, come sempre, nel posto sbagliato al momento sbagliato. O forse no. Perché adesso Reacher è tornato a lavorare con l’FBI, convinto da Susan Duffy, un’affascinante e coraggiosa federale, a infiltrarsi in una banda di trafficanti. L’obiettivo è cercare di salvare un’agente sotto copertura sparita da più di due settimane. Ma Reacher sa per certo che dietro tutta l’organizzazione c’è il suo nemico, Quinn, e vuole due cose sole: giustizia e vendetta. Per ottenerle è disposto a giocare il tutto per tutto, anche la sua stessa vita…

Lee Child si conferma ancora una volta maestro del thriller d’azione con un romanzo ad alto tasso di adrenalina e un eroe credibile e realistico anche nelle azioni più spericolate.

La serie di Jack Reacher:

Zona pericolosa
Destinazione inferno
Trappola mortale
Via di fuga
Colpo secco
A prova di killer
La vittima designata
Il nemico
Jack Reacher – La prova decisiva
Identità sconosciuta – Un’avventura di Jack Reacher
Un passo di troppo
Vendetta a freddo
Niente da perdere
I dodici segni
L’ora decisiva
Una ragione per morire
La verità non basta
Il ricercato
Punto di non ritorno
Personal
Prova a fermarmi
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Vite in pericolo

Una coppia di medici trasferitisi a lavorare in un modernissimo centro sanitario di una cittadina di provincia, si ritrova coinvolta in una serie di misteriose morti causate da strani morbi: un incubo mortale minaccia l’ospedale…

Vite immaginarie

“È hashish… dà fuoco all’immaginazione”: così disse il poeta Albert Samain quando lesse le “Vite immaginarie”, ventitré ‘percorsi di vita’, brucianti di rapidità, dove incontriamo personaggi illustrissimi, come Empedocle o Paolo Uccello o Petronio, e gli ignoti destini di Katherine, merlettaia nella Parigi del Quattrocento, o del maggiore Stede Bonnet, ‘pirata per capriccio’, o degli impeccabili assassini Burke e Hare – e tutti circondati dalle folle senza nome di mendicanti, criminali, prostitute, mercanti ed eretici che abitano la storia. È vano, come pure in Borges, tentare di discriminare il vero e l’immaginato in queste superfici splendenti, perché tutto vi è visionario e segretamente unito in una sola catena, a dimostrare le parole di Schwob secondo cui “la somiglianza” è “il linguaggio intellettuale della differenza” e “la differenza… il linguaggio sensibile della somiglianza”.