25361–25376 di 62912 risultati

Miracolo alla diciassettesima buca: romanzo

È la vigilia di Natale e per non pensare a tutto quello che non va (lavoro, famiglia, senso di fallimento…) Travis McKinley si ferma sul campo da golf. Si aspetta soltanto un po’ di distrazione ma con sgomento si rende conto che c’è qualcosa di nuovo: sta giocando come un vero professionista. Travolto dall’emozione, fa tardi alla cena di famiglia e peggiora irrimediabilmente la situazione. Il mattino dopo, la svolta: Travis lascia l’odiato lavoro e si iscrive al PGA Senior Open. Le possibilità di qualificarsi sono minime, sua moglie Sarah non lo capisce e anzi minaccia di chiedere il divorzio, ma Travis insiste e ce la fa. Ma gara dopo gara, Travis capisce che non potrà mai essere felice senza Sarah. E così, alla penultima buca dell’ultima gara…

Mio signore, mio carnefice

Difficile per Zahra, giovane libanese, volersi bene quando i primi a non darle affetto sono stati i genitori: il padre, severo e inflessibile, sempre pronto a biasimarla, e la madre, che per anni si è servita di lei, bambina, per coprire i suoi incontri clandestini con l’amante. Difficile per lei amare il proprio corpo e provare piacere quando quel corpo è stato usato e poi abbandonato e ora fa di lei una donna “immorale”. Stretta in una morsa tra la famiglia soffocante e un matrimonio sbagliato che non le ha aperto la tanto sperata via di fuga, Zahra trova se stessa e la libertà nella Beirut devastata dalla guerra civile. E questo grazie all’incontro con un cecchino, uno degli uomini senza volto che dall’alto dei tetti decidono in maniera arbitraria dei destini altrui. È nel rapporto con quel “dio della morte” che Zahra riscopre paradossalmente la vita. È in quella relazione clandestina, iniziata come violenza e continuata come ossessione irrinunciabile, che conosce l’amore e la speranza nel futuro. Ma potrà essere solo una pace fragile, segnata com’è dal senso di colpa e dall’incubo dei tempi. Attraverso la sua protagonista, emblema di ogni donna oppressa ma anche di ogni vittima della follia della guerra, Hanan al-Shaykh ci regala un ritratto indimenticabile dell’innocenza distrutta dalla violenza.

Il mio ricordo degli eterni

Un bambino di quattro anni nascosto sotto il tavolo in cucina, nell’attesa degli eventi che diventeranno poi la sua vita. È questa la prima immagine che appare a Emanuele Severino quando, errando tra i ricordi, riavvolge i fili della propria esistenza. Errando, appunto, perché il ricordo è di per sé falso e distratto. Tra aneddoti e suggestioni, riaffiorano l’infanzia a Brescia e gli anni della guerra; la scomparsa del fratello Giuseppe, arruolatosi come “volontario” sul fronte francese, e l’incontro con Esterina, “la ragazza più bella di Brescia”, che diventerà sua moglie ed è lo sfondo di queste pagine; gli studi universitari a Pavia e l’insegnamento alla Cattolica di Milano, a seguito del “maestro” Gustavo Bontadini; la controversia con la Chiesa, che nel 1970 proclamò l’incompatibilità delle sue posizioni con quelle della dottrina cattolica; il rapporto con i figli; la stesura delle sue opere e le conversazioni filosofiche con gli amici. Emanuele Severino, con uno sguardo delicato e ironico, ripercorre la sua vita, illuminando luoghi, volti ed esperienze, perché “ciò che se ne va scompare per un poco. Ma poi, tutto ciò che è scomparso riappare”.

Il mio primo dopoguerra. Cronache sulle macerie: Berlino Ovest, Beirut, Mostar

Nel giugno del 1998 i CSI, di cui Massimo Zamboni era chitarrista, tennero due concerti nella città bosniaca di Mostar dopo una serie interminabile di peripezie e soprattutto dopo un incredibile viluppo di problemi politico-etnici. Ma non era la prima esperienza di Zamboni tra le macerie di zone devastate dalla guerra: come Mostar c’era stata Beirut e la Berlino del Muro. I ricordi dei suoi “dopoguerra” sono raccolti in questo libro, un diario che racconta la tragedia quotidiana e la speranza dei luoghi più martoriati della storia dell’ultimo scorcio del Novecento.
**

Il mio nome sia Gantenbein

“Il romanzo di Max Frisch, Il mio nome sia Gantenbein, inizia con la morte, accidentale, di Felix Enderlin, che risulterà poi l’alter ego del protagonista principale, Theo Gantenbein. Lo si immagina cieco, ma potrebbe essere una sua astuzia per sorvegliare la moglie Lilla, con la quale ha un rapporto difficile. Intorno a Lilla si muove anche Svoboda, il primo marito; mentre Gantenbein frequenta volentieri Camilla, una manicure servizievole, alla quale racconta storie sempre diverse, fino all’ultima, macabra, di un cadavere ripescato nella Limmat.” Roberto Fertonani

Il mio nome era Dora Suarez

La notte in cui un colpo di pistola alla testa mette fine alla vita di Felix Roatta, uno dei soci di uno squallido locale londinese, il Parallel Club, il corpo della giovane Dora Suarez viene ritrovato orribilmente seviziato. Un delitto misterioso quanto efferato, il tipo di indagine che ogni poliziotto vorrebbe evitare e che solo il sergente della sezione Delitti irrisolti sembra in grado di gestire. La morte di Dora Suarez diventa però per lui un’ossessione quando l’autopsia rivela dettagli a dir poco sconcertanti. L’assassino si è accanito sul corpo di Dora, mangiandone dei pezzi e facendone scempio, ma non solo: Dora stava morendo di aids. Perché volere la fine di qualcuno che sta già per morire? E perché uccidere con tanta efferatezza? La risposta potrebbe forse trovarsi in una foto di Dora, fornita da un ex socio del Parallel Club. Se quella foto è veramente ciò che il sergente crede che sia, le indagini potrebbero far luce su una storia di vile e disumano sfruttamento, perché tra la morte di Dora e quella di Felix potrebbe esserci più di una semplice coincidenza cronologica. Il quarto volume della serie Factory. Un nuovo, pericoloso viaggio nella mente folle di un assassino.

Il mio nome è Rosso

Un romanzo d’amore, una storia di intrighi e di misteri che conducono fino alle stanze segrete del palazzo del Sultano, confermando l’eccezionale talento narrativo e la grande sensibilità poetica di Orhan Pamuk.
Istanbul, 1591. In una città scossa da antiche inquietudini e nuovissime tentazioni, tra i miniaturisti del Sultano si nasconde un feroce assassino. Per smascherarlo, Nero è disposto a tutto, anche a rischiare la vita. Perché se fallisce, per lui non ci sarà futuro con la bella S¸eküre, non ci sarà l’amore che ha sognato per dodici anni.
Libro corale, ricco di passione e di suspense, questo straordinario romanzo di Orhan Pamuk restituisce la ricchezza e la malinconia di un mondo al tramonto. Nel contrasto tra i due vecchi miniaturisti, Zio Effendi e Maestro Osman, Pamuk riassume una discussione che continua ancora oggi nel mondo islamico, diviso tra modernità e tradizione.

Mindspace – Un killer senza regole

Lavoravo per l’Ordine dei telepati, prima che mi buttassero fuori a calci per una questione di droga di cui io ero solo in parte responsabile. Adesso lavoro per la polizia, sono consulente della detective Isabella Cherabino, la aiuto a mandare criminali e assassini dietro le sbarre. Nessuno sa entrare come me nelle loro menti contorte, e questo fa di me il migliore negli interrogatori, ma non il più amato nel dipartimento. I poliziotti non si fidano dei telepati, e l’Ordine dei telepati non si fida di me. Ma io sono l’unico di cui tutti dovranno fidarsi, se vogliono trovare il colpevole della scia di morte che sta insanguinando Atlanta. Anche perché bisogna trovarlo in fretta: ho appena avuto una visione del futuro in cui il prossimo a morire sarò io.
Un thriller serrato e ironico, ambientato in un’America da distopia, in cui il fascino del potere della mente si unisce all’azione ad alto tasso di adrenalina.

Minchia di Re

Ha il corpo allungato, la bocca piccola e armata di dentini, l’occhio circolare. I colori sono molto brillanti e diventano ancora più appariscenti nei maschi. Abbocca facilmente. Ha un comportamento curioso su cui gli studiosi sono da tempo divisi: a un certo punto della sua vita da femmina diventa maschio. È un solo individuo con una lunga fase maschile e una lunga fase femminile? Oppure sono due, maschio e femmina della stessa specie? È la Donzella di Mare, un pesce ermafrodito, che in Sicilia chiamano anche Mischia di Re. Forse è successo davvero, forse è solo una storia nata fra il mare e le zagare. Forse Pina è esistita e forse è esistito anche Pino, e forse tutto il paese sapeva che erano la stessa persona. Ma si deve campare e allora meglio dimenticare che c’è stata, in un tempo non troppo lontano, in una piccola isola siciliana, una donna che ha avuto il potere, l’amore e la libertà. Una rivoluzione gentile che ha cambiato la vita di un’intera isola. Una donna che era anche uomo, o forse nessuna delle due cose. Forse era come una Minchia di Re.
**

La minaccia

C’è un nuovo Animorph, ormai. E si direbbe che i rinforzi siano arrivati appena in tempo per impedire agli Yeerk di portare a termine con successo la loro azione più audace: approfittare di un segretissimo incontro al vertice per catturare i capi delle nazioni più potenti del mondo e trasformarli in Controller.
All’inizio David sempre entusiasta di combattere, ma non possa molto prima che le cose comincino ad andare storte. Perché David si mette a infrangere le regole. A correre rischi che potrebbero causare la cattura o la morte di tutti loro. Gli Animorph non sanno cosa fare. Prima, il loro peggiore nemico erano gli Yeerk. Ma, a quanto sembra, adesso le cose sono cambiate…

Mille volte niente

“Sono una donna bambina. Una donna segnata da un’infanzia e un’adolescenza trascorse in istituti per orfani. Io che orfana non sono. Nel chiuso di quelle stanze, mi è stata rubata la bellezza dei primi anni, la meraviglia della crescita, lo stupore per il mondo. E ho avuto in cambio dolore, umiliazione, ignoranza. Della famiglia, degli uomini, dei sentimenti, della vita. Per questo, quando la porta di quelle stanze si è spalancata, ho dovuto imparare ogni cosa, mentre gli altri sapevano già. E ho scontato la mia inferiorità con enormi sofferenze. Marchiando la mia carne con le dure lezioni che il destino voleva impartirmi. Un mattino di maggio, il giorno successivo ai miei diciotto anni, vengo espulsa dall’istituto. Buttata in mezzo a una strada, letteralmente. È una legge atroce che nessuno mi aveva mai comunicato. La suora apre la porta senza dire una parola, e senza dire una parola la richiude. Mi ritrovo sola su una panchina, senza un soldo, senza una destinazione possibile. Tutti i miei averi sono un diario, un libro di scuola e gli abiti che porto addosso. Con quelli inizierò a percorrere la mia strada, senza sapere quale sia, senza sapere nemmeno se c’è per me, da qualche parte, una strada. Non so nulla, neppure il significato delle cose più naturali della vita. Le imparerò tutte sulla mia pelle.”

Mille soli

Dominique Lapierre was one of the pioneers of the subjective news story, a man who was never afraid to put himself, both physically and emotionally, at the heart of his reports. It is a style that has often been imitated, but as *A Thousand Suns* shows, it has seldom been bettered. In 1944, Lapierre won his own footnote in history by misdirecting the German tanks and accelerating the liberation of Paris by two days. You could argue that ever since, he has been making sure that other people get the credit they deserve.
*A Thousand Suns* is both a personal memoir and a testament to the notable characters Lapierre met along the way, from the great and the good, such as Mother Teresa, to the infamous (such as Caryl Chessman, who was executed in San Quentin in 1960), to the more anonymous. Throughout, Lapierre is always looking for the personal details that make the stories come alive. And he finds them. He discovers that General von Choltitz, the Nazi in charge of occupied Paris, had had an overcoat made in the summer of 1944 “because he thought it would be cold in a POW camp.” Kozo Okamato, the only surviving Red Army Faction (RAF) member to bomb Lod airport, tells him he became a terrorist after being dumped twice by girlfriends. “At the time the RAF seemed a less demanding lover.” These are the insights that animate Lapierre’s work, and he is never afraid to find the humanity in even the most apparently evil of people.
However, this tendency is both a virtue and his undoing, as Lapierre sometimes allows his obvious affection for his subject to cloud all judgment. An example can be found in his accounts of Lord Mountbatten of Burma. Mountbatten was a known charmer, but his record on the partition of India does not bear scrutiny. His fudging of the boundaries, and the speed with which he acted, was undoubtedly a significant factor in the mass bloodshed that followed. Lapierre lets him off the hook with a single sentence: “By extricating his country from the Indian wasps’ nest without spilling a drop of British blood, Mountbatten had saved Great Britain from one of those colonial wars of which France had made a speciality.” Even for a partisan observer, this simply will not do. But a journalist who cares too much is always preferable to one who doesn’t care at all, and Lapierre especially so, for the range and depth of his reportage, if nothing else. He harks back to a more innocent age when public figures were more open and trusting; few journalists would get anything like the access to equivalent figures today. Enjoy him, warts and all. You won’t see his like again. *–John Crace, Amazon.co.uk*

I mille nomi

La sonnolenta quotidianità in cui il capitano Marcus d’Ivoire e il suo piccolo esercito sono risucchiati, rassegnati a finire i propri giorni in un remoto avamposto, è stravolta dallo scoppio di una ribellione ai margini dell’impero Vordanai, che li costringerà alla dura prova della difesa di una fortezza ai margini del deserto.Winter Ihernglass si è arruolata nell’esercito fingendosi un uomo, con il solo scopo di sfuggire al suo passato. Coraggio e determinazione non le mancano, e insieme alla sua umanità le faranno ottenere in breve una promozione a luogotenente. I destini di questi due soldati e dei loro uomini dipendono dal colonnello Janus bet Vhalnich, il prescelto dal re per riprendere in mano le redini di una guerra che sembra perduta e per ristabilire l’ordine. Il suo genio militare sembra non conoscere limiti, sotto il suo comando si assiste a un rovesciamento delle sorti. Marcus e Winter credono nel loro capo e sono pronti a seguirlo fino alla fine. La loro fedeltà sarà messa alla prova solo quando cominceranno a sospettare che le ambizioni dell’enigmatico colonnello vanno ben al di là del campo di battaglia, fino al regno del sovrannaturale…

(source: Bol.com)

Mille gru

In *Mille gru*, vita e morte si intrecciano ineluttabilmente, sino a coincidere. Il protagonista, il giovane Kikuji, vive sulle tracce del padre defunto, frequentando le antiche amanti di lui, nell’impossibilità di prescindere dalla figura paterna. La giovane Fumiko, parallelamente, vive il suo rapporto con Kikuji nell’impossibilità di prescindere dalla figura materna. Sono dunque i morti, più dei vivi, ad avere dimensione, purezza, vita senza tempo. *Mille gru* ha un seguito nel romanzo *Il disegno del piviere*.