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La quarta cantica

Una giovane donna si aggira in stato confusionale per la stazione di Firenze. Non ricorda più nulla: chi è, come si chiama, perché è lì. Eppure non è una vagabonda qualsiasi. Lo intuisce il misterioso clochard che la soccorre, con il suo flauto dalle melodie esotiche, con i dolci versi che ama recitare. E se ne rendono subito conto i medici dell’Ospedale di Santa Maria Nuova, dove viene ricoverata. La paziente si esprime in lingue misteriose, fa strani sogni: immagini indecifrabili, scene di un amore lontano, figure che sembrano appartenere a un altro tempo, eppure incredibilmente vivide e presenti.
Grazie alle cure di un medico che pareva aspettarla come un dono, comincerà presto a dissolversi la nebbia che le riempie la mente e lei vedrà a poco a poco riemergere se stessa, l’identità che credeva perduta. Scoprirà così di essere una studiosa di materie dantesche, inglese ma di origini italiane, giunta a Firenze sulle tracce di un segreto antico, che da settecento anni scorre nell’ombra come un fiume sotterraneo. Ricorderà di chiamarsi Beatrice.
Ma le sue sono ricerche pericolose, conducono in Germania, in Turchia, e possono costare la vita, perché non è la sola a dare la caccia a una verità dirompente. Ci sono uomini mossi dal fanatismo che non si fermeranno davanti a nulla. Non esiteranno a colpire chi le è vicino, persino a uccidere, pur di strapparle quel segreto.
La Grande Opera del più grande poeta, il testo più sibillino della letteratura universale, denso di significati simbolici, alchemici, profetici, potrebbe essere incompleta. *Inferno*, *Purgatorio*, *Paradiso* sarebbero soltanto il preludio a una conclusione ulteriore – e sconvolgente – della Divina Commedia.
Davvero il Sommo Dante concepì una Quarta Cantica? E di che cosa si tratta? Davvero la occultò perché fosse consegnata ai posteri in un’epoca finalmente pronta alle sue rivelazioni? E quell’epoca è forse giunta?

La quarta apocalisse

10 dicembre 2012A Los Angeles un uomo viene ricoverato in preda a strani sintomi: demenza, allucinazioni e un’insonnia prolungata che lo sta portando alla morte. Il dottor Gabriel Stanton è incredulo di fronte a quello che potrebbe essere un raro caso di malattia prionica, patologia a cui da anni dedica i suoi studi.Nelle stesse ore, un’archeologa del Getty Museum viene in possesso di un rarissimo codice maya proveniente dal mercato nero, che potrebbe essere prezioso per la conoscenza di quella cultura ancora avvolta nel mistero.11 dicembre 2012, ore 12.26Il dottor Stanton constata il decesso del paziente numero uno.12 dicembre 2012Il contagio è iniziato. Nelle ultime ore altre persone hanno cominciato a manifestare gli stessi sintomi. Le modalità di trasmissione sono ancora ignote, l’unica certezza è che la malattia si diffonde a una velocità allarmante e non lascia scampo. Los Angeles si sta tramutando in una piaga infetta e il rischio di una pandemia si fa di ora in ora più concreto.Mentre Stanton si affida alla scienza per trovare una spiegazione a quanto sta accadendo, qualcuno inizia a pensare che non sia casuale la comparsa di un prezioso codice riemerso dopo secoli dalle rovine di un’antica città maya. Forse perché è proprio a quella civiltà perduta che si deve la profezia sulla fine del mondo il 21 dicembre del 2012.È in quel codice che si trovano le risposte?È davvero iniziato il conto alla rovescia?

Quaranta modi per dire dolore

Fine anni Novanta, Ontario. Algonquin Bay a febbraio, gelida e sepolta sotto la neve, è la definizione stessa dell’inverno. La scomparsa di quattro adolescenti ha messo in moto un’ampia indagine, affidata all’agente investigativo John Cardinal e alla sua affascinante e ambiziosa collega Lise Delorme. La polizia è sul punto di arrendersi, e quando viene ritrovato il primo cadavere mutilato, solo Cardinal è disposto a guardare in faccia la verità: nella sua tranquilla cittadina si nasconde un serial killer. Il seguito dell’indagine si rivelerà una lotta contro il tempo, contro una mente sadica e imprevedibile.

Quando scendono le tenebre

La febbre ha colpito Black River. E’ un disturbo anomalo che attacca uomini e donne, trasformandoli in folli assassini. Le cause sembrano misteriose e incomprensibili a tutti, ma un ristretto gruppo di scienziati e ricercatori scopre il complotto che trasforma innocui cittadini in macchine assetate di sangue. La vita dei ricercatori è ora in pericolo e la morte potrebbe nascondersi dietro ogni volto che incontrano.

Quando l’imperatore era un dio

Quando l’imperatore era un dio è il seguito ideale di Venivamo tutte per mare, il romanzo delle giovani donne giapponesi date in moglie a uomini conosciuti solo in fotografia, connazionali già emigrati negli Stati Uniti ai primi del Novecento. Alla voce collettiva, forte e vibrante, che ha stregato una moltitudine di lettori, Julie Otsuka sostituisce qui una voce narrante delicata e sommessa che racconta quello che accadde anni più tardi ai discendenti di quelle famiglie «per caso». Dopo la comparsa di un avviso che invita tutti i cittadini americani di origine giapponese a raccogliersi in punti prestabiliti, una donna e due bambini lasciano la loro casa, vengono caricati su un treno e trasportati in un luogo lontano e sconosciuto, in mezzo al deserto. Il campo di baracche provvisorie, delimitato da filo spinato, evoca nel lettore altri campi, altri prigionieri in un altro continente. «Evacuazione e ricollocazione» sono due terribili parole che nessuno penserebbe mai di accostare agli Stati Uniti del ventesimo secolo: eppure è a Berkeley, California, che il tranquillo padre della piccola famiglia deportata viene arrestato nel cuore della notte, in pigiama e pantofole, e interrogato fino allo sfinimento; e che sua moglie, la donna benvoluta da tutto il quartiere, è costretta nel giro di poche ore a scegliere i pochi oggetti da portare in viaggio, a seppellire e nascondere tutto quello che vorrebbe conservare, a liberarsi con crudele decisione di tutto ciò che non può più proteggere. Pochi sanno che all’indomani dell’entrata in guerra degli Stati Uniti contro il Giappone, dopo l’attacco di Pearl Harbour, la fedeltà alla nazione di cittadini fino a quel momento uguali a tutti gli altri, viene messa in discussione: chi ieri era un vicino rispettato è oggi un potenziale nemico. Julie Otsuka attinge a ricordi della sua famiglia per raccontare l’umiliazione, la paura e lo strazio di una donna forte e decisa; e di due bambini che guardano con occhi stupefatti il loro mondo sfaldarsi nello spazio di pochi giorni, pronti però a sgranarli con lo stesso stupore davanti a improvvise meraviglie. Con il suo stile inconfondibile, sobrio, solo in apparenza distaccato, l’autrice racconta una storia emblematica di sofferenza e tradimento, rievocando il destino di chi, diventato invisibile per tutta la durata della guerra, non ha mai dimenticato.

Quando in vacanza la tua faccia comincia a somigliare alla foto sul passaporto, è ora di tornare a casa

Almeno una volta l’anno scatta per tutti noi il momento della Grande Vacanza. Quasi sempre si tratta di un ‘Grande Viaggio. Dovrebbe essere un’occasione memorabile e offrirci la preziosa opportunità di sottrarci alle fatiche del lavoro, della casa, della famiglia… Già, dovrebbe. Il problema e che in vacanza non ci andiamo da soli: quasi sempre ci accompagna qualcuna di quelle creature — il coniuge, i figli — così intensamente presenti durante il resto dell’anno. E poi, confessiamolo: viaggiare e faticoso. Vi può capitare come niente di finire nel mezzo di una guerra tribale in Papuasia, di fare una crociera nel Baltico alla merce di un capitano che sa dire solamente “Sono norvegese. Per ora non c’è alcun pericolo”, o di cadere vittime delle micidiali tecniche di vendita dei commercianti turchi di tappeti. Grazie al cielo, Erma Bombeck queste esperienze le ha fate: e sa raccontarcele con lo humor inimitabile e il garbo che le hanno conquistato milioni di fedelissimi lettori in tutto il mondo. Dalla disastrosa scomodità della roulotte alle drammatiche ricerche di una toilette nei luoghi più improbabili (comprese le navicelle spaziali), questo esilarante vademecum copre tutte le tragiche, ineluttabili circostanze delle vacanze. Per permetterci di affrontare con un sorriso uno dei più faticosi impegni della nostra vita.

Quando il ghiaccio si scioglie

Una serie di foto compromettenti a un ministro del governo spagnolo scatena un’allucinante spirale di violenza che trascina Peter Line, fotografo di professione, in un baratro di terrore. Tra scandali a luci rosse, oscure trame politiche e colpi di scena, un vertiginoso viaggio tra passato, e presente, disegna un intrigo che allunga i suoi tentacoli tra Madrid, Berlino, Copenaghen, Mosca.

Quando il diavolo ti accarezza

In una Milano buia e sferzata dalla pioggia, Lena sta inseguendo la sua amica Sofia, misteriosamente caduta in uno stato di trance. Davanti alla mole imponente della stazione Centrale, tra i marmi fievolmente illuminati dalla luce dei lampioni, la giovane assiste a un incredibile duello: un’immensa creatura di fuoco sta per annientare un ragazzo nudo e coperto di sangue. D’istinto Lena interviene e permette al giovane di approfittare di un momento di distrazione dell’avversario per rovesciare le sorti della battaglia e decapitarlo con la sua stessa spada. Solo che l’assalitore era un angelo e il giovane, Arioch, un demone appena evocato per uccidere Sofia. Lena è determinata, coraggiosa, testarda e per salvare la sua migliore amica è disposta a tutto, anche a mettersi contro un demone. Arioch è antico come il mondo, violento, sanguinario e ha una missione cui è vincolato. E, purtroppo per Lena, ha anche due occhi penetranti e stregati…

Quando il diavolo mi ha preso per mano

Nel paesino di mare dove abita Violet non succede mai niente… fino a quando River non affitta la casetta dietro la sua e incominciano a verificarsi eventi inquietanti: i bambini scompaiono, gli adulti hanno strane visioni e diventano inspiegabilmente violenti. Tutto mentre Violet è sempre più attratta da quel ragazzo misterioso che ormai entra indisturbato in casa sua. Ma River è soltanto un bugiardo dal sorriso irresistibile e il passato misterioso o dietro i suoi occhi ipnotici si nasconde qualcos’altro? La nonna di Violet l’aveva messa in guardia dai giochi che sa fare il Diavolo, ma lei non aveva mai pensato che il male potesse nascondersi in un ragazzo dai capelli scuri che si appisola in giardino, adora il caffè e ti fa tremare di passione…

Quando eravamo foglie nel vento

Da sempre Clare Moorhouse ama camminare nella folla di Parigi, fra i boulevard e gli stretti vicoli del quartiere latino. Tra gli sguardi frettolosi dei passanti, passi svelti e mani che si sfiorano per sbaglio, Clare riesce a essere sé stessa completamente. Solo in mezzo a completi sconosciuti si sente al sicuro. Nessuno può riconoscerla, nessuno può scoprire il segreto che da anni custodisce nel cuore, nemmeno il vento di primavera che le scompiglia i capelli biondi. Ma oggi è un giorno speciale. Clare ha appena saputo di dover organizzare una cena importante per suo marito, un diplomatico in carriera. Forse per lui è arrivato il momento di ottenere la tanto attesa promozione ad ambasciatore. E tutto dipende dalla cena che Clare ha appena dodici ore per definire. Un compito che può svolgere solo lei, abituata a rendere ogni ricevimento impeccabile. Per lei non è mai stato un problema, eppure oggi, mentre sceglie le primule da mettere nel centrotavola o corre al Bon Marché per gli ingredienti più raffinati, un peso le tormenta l’anima. Perché il nuovo incarico per suo marito sarà in Irlanda. E Dublino è la città che nasconde il segreto dal quale Clare ha cercato di fuggire per vent’anni. Tutta la sua vita perfetta, suo marito, i suoi figli e quello che ha di più caro sono in pericolo: oggi, tra la folla che l’ha sempre fatta sentire protetta, sono riapparsi gli occhi azzurri di un uomo che Clare credeva morto. Un uomo che è l’unico al mondo a conoscere il suo passato, e che adesso potrebbe spazzare via la tela di inganni così sapientemente intessuta… Ancora prima della pubblicazione, Quando eravamo foglie nel vento è stato incoronato dalla stampa come il debutto più promettente dell’anno. Aste agguerrite si sono scatenate per acquistarne i diritti, che sono stati venduti in più di 15 paesi nel mondo. E, appena uscito, il pubblico l’ha amato senza riserve. Attraverso la voce di una protagonista indimenticabile, Anne Korkeakivi ci regala una storia di amore e colpa, redenzione e perdono, perché a volte quello che si credeva di dover nascondere è il dono più grande che la vita ci può dare.

Quale verità

Qualche giorno prima di Natale, in un elegante appartamento di Oslo, Hermann Stahlberg, patriarca di una famiglia di armatori, sua moglie e il figlio maggiore vengono freddati a colpi di pistola. Con loro uno sconosciuto la cui presenza sul posto pare inspiegabile. Le indagini si concentrano sui parenti degli Stahlberg, che di moventi per il delitto ne hanno fin troppi. Hanne Wilhelmsen, però, non è convinta che la strada piú ovvia sia quella giusta. Decide di seguire l’istinto e una pista tutta sua. Come al solito, controcorrente. «Ormai da molto Hanne Wilhelmsen si era guadagnata la fama di essere uno dei detective piú abili della polizia di Oslo, forse di tutta la Norvegia. Ma nessuno riusciva a raccapezzarsi quando si trattava di lei. Neppure dopo tanti anni. Per la maggior parte ci avevano rinunciato. Hanne era strana, refrattaria, al limite dell’eccentrico». *** «Anne Holt è la regina del crime norvegese moderno». Jo Nesbø

Qualcosa di scritto

SECONDO CLASSIFICATO PREMIO STREGA 2012«Sono rarissimi, gli incontri che davvero, come si dice, lasciano un segno. Parlo di un segno indelebile – più una cicatrice o anche un’amputazione che un sistema di ricordi. La maggior parte delle persone che incontriamo, è triste dirlo, non determina in noi nessuna reazione profonda, meno che mai un cambiamento anche minimo. Saremmo perfettamente gli stessi senza averle mai conosciute. Ma questa deprimente regola non fa che rendere l’eccezione più pericolosa. Ci sono pur sempre degli individui che svolgono nella vita dei loro simili un ruolo che non saprei definire meglio che catastrofico». Roma, primi anni Novanta. Mentre i sogni del Novecento volgono a una fine inesorabile e Berlusconi si avvia a prendere il potere, uno scrittore trentenne cinico e ingenuo, sbadato e profondo assieme trova lavoro in un archivio, il Fondo Pier Paolo Pasolini. Su quel dedalo di carte racchiuso in un palazzone del quartiere Prati, regna una bisbetica Laura Betti sul viale del tramonto: ma l’incontro con la folle eroina di questo libro, sedicente eppure autentica erede spirituale del poeta friulano, equivale per il giovane a un incontro con Pasolini stesso, come se l’attrice di Teorema fosse plasmata, posseduta dalla sua presenza viva, dal suo itinerario privato di indefesso sperimentatore sessuale e dalla sua vicenda pubblica d’arte, eresia e provocazione. Qualcosa di scritto racconta la linea d’ombra di questo contagio e l’inevitabile congedo da esso – un congedo dall’adolescenza e da un’intera epoca; ma racconta anche un’altra vicenda, quella di un’iniziazione ai misteri, di un accesso ai più riposti ed eterni segreti della vita. Una storia nascosta in Petrolio, il romanzo incompiuto di Pasolini che vide la luce nel 1992 e che rivive qui in un’interpretazione radicale e illuminante. Una storia che condurrà il lettore per due volte in Grecia, alla sacra Eleusi: come guida, prima il grandioso libro postumo di Pier Paolo Pasolini, poi il disincanto della nostra epoca – in cui può tuttavia brillare ancora il paradossale lampo del mistero.

Il quadro eretico

Il quadro eretico ruota intorno al problema di come non esista l’arte, ma la sua critica, narrando della figura di un artista figurativo, Debierue, che non ha mai prodotto nulla tranne un singolo vuoto incorniciato, eppure è diventato, grazie a quella cornice al quadrato che è la critica d’arte, un mito e un martire della creatività del XX secolo. L’assenza dell’oggetto artistico ha in questo caso rafforzato la presenza della sua rappresentazione, la critica, in un’iperbole di metasignificati che non può non condurre alla morte chiunque si erga a testimone della truffa. dallo sguardo, ma sopravvive nel tentativo di rendere l’immaginazione realtà e alla fine toccherà la verità che nasconde il senso della missione.

La Quadriglia Degli Assassini

Benvenuti in un futuro dove alcune città storiche sono state ricostruite per il piacere dei turisti e degli assassini. Qui la gente trascorre le proprie vacanze in fittizie città del passato, popolate da comparse alle quali i turisti si mescolano per provare emozioni d’altri tempi. Un crimine atroce è stato commesso nella Londra virtuale del XIX secolo. Roberta Morgenstern, una strega che lavora per i servizi segreti, assistita dal giovane Clément Martineau, conduce un’indagine attraverso il tempo, in un turbine di epoche e di luoghi, dalla Parigi del Seicento al Messico degli Aztechi. Le piste portano al conte Palladio che sembra aver resuscitato quattro grandi criminali per intentare un processo al Diavolo e rinegoziare il suo patto di immortalità. Nella tradizione del romanzo d’avventura di Jules Verne, “La quadriglia degli assassini” è letteratura popolare di alto livello. Un formidabile intreccio tra horror e fantascienza, un romanzo avvincente che unisce la suspence del poliziesco, la magia del noir e l’intrigo del legal thriller.

I quaderni di Don Rigoberto

Un padre dall’immaginazione troppo fervida, un figlio diabolicamente angelico, una matrigna dalla sensualità irresistibile sono i protagonisti di questo romanzo di raffinato erotismo. Rigoberto, il padre, è un uomo di successo, appassionato d’arte e di letteratura. Eppure qualcosa lo tormenta, qualcosa lo spinge, nelle notti insonni, a frugare tra i numerosi quaderni dove per anni ha annotato emozioni, sentimenti, riflessioni. È la nostalgia per Lucrecia, la seconda moglie che ha condiviso con lui dieci anni di notti appassionate e inventive. E mentre don Rigoberto soffre da solo, Lucrecia è relegata nel suo appartamento vittima di un simmetrico rimpianto per l’ex marito. Che cosa ha potuto separare dunque due persone che si amano così tanto?

Quaderni dal carcere

Antonio Gramsci (Ales 1891-Roma 1937) è uno degli autori italiani più tradotti e studiati al mondo: il che testimonia l’attualità delle questioni cui dedicò le proprie analisi, ma anche l’originalità del suo pensiero e la forza della sua personalità. La sua parabola esistenziale tocca le principali tappe della storia della prima metà del Novecento, dalla Grande guerra al fascismo, dalla Rivoluzione bolscevica al “biennio rosso” in Italia: momenti cruciali che Gramsci visse in prima linea, coniugando l’impegno giornalistico, con l’azione politica, dalla giovanile adesione al Partito socialista al sostegno alle lotte di fabbrica sullo sfondo della Torino capitale industriale, fino alla fondazione del Partito comunista nel gennaio 1921. A dispetto di una detenzione durissima, Gramsci si impegnò in una eccezionale produzione teorica, che ci ha consegnato pagine tra le più illuminanti del pensiero di ogni tempo. I “Quaderni dal carcere”, composti tra il 1929 e il 1935 e pubblicati postumi, rappresentano il lascito di un rivoluzionario che riflette non solo sulle ragioni delle sconfitta, ma altresì sulla possibilità di una diversa ipotesi rivoluzionaria “in Occidente” e della costruzione di un altro socialismo. La sua riscoperta internazionale dopo il crollo del Muro si spiega proprio in ragione della diversità del pensiero gramsciano da quello del “comunismo realizzato”.