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L’occhio del tempo

La Terra è sempre stata osservata, studiata e, forse, sorvegliata da una razza aliena imperscrutabile che, nel corso della storia umana, ha lasciato traccia di sé soltanto una volta, con un enigmatico e inviolabile monolito nero. Ma adesso questa forza sembra decisa a intervenire sul destino dell’umanità, in particolare in una zona del pianeta che, nel corso dei secoli, è stata crocevia e scenario di avvenimenti epocali: la frontiera tra il subcontinente indiano e l’Asia centrale. E proprio in queste terre aspre, contemporaneamente all’improvvisa comparsa dì alcune misteriose sfere argentee, si genera un collasso temporale che scardina e riorganizza le tessere della Storia senza nessun disegno apparente. E così, incomprensibilmente, un gruppo di soldati inglesi fedeli alla regina Vittoria prima cattura un primate preistorico e poi incontra l’equipaggio di un elicottero ONU in missione nell’Afghanista del 2037.
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L’occhio del sole

Dopo cinque anni passati su Mir, il pianeta costruito dalla misteriosa razza dei Primogeniti con migliaia di “schegge temporali” prelevate dalla Terra, Bisesa Dutt si ritrova improvvisamente nel suo appartamento di Londra. Per lei sono trascorsi anni, ma per la Terra è passato un giorno solo. E proprio quel giorno, il 9 giugno 2037, il Sole investe il nostro pianeta con una tempesta di radiazioni letali. Ma questo è soltanto il prologo di uno spaventoso cataclisma che, secondo le previsioni degli scienziati, si scatenerà nell’aprile del 2042, quando il Sole proietterà un fascio d’energia tale da bruciare la Terra e da annientare ogni forma di vita… Bisesa Dutt è l’unica a sapere che la tempesta solare non è un evento naturale, bensì un atto aggressivo da parte dei Primogeniti, un nemico che ha deciso di cancellare l’umanità, come ha già fatto con altre razze, per il semplice motivo che gli esseri viventi consumano troppo in fretta l’energia dell’universo.

L’occhio del mondo

“…Il vento si alzò nelle Montagne di Nebbia. Il vento non era l’inizio. Non c’è né inizio né fine, al girare della Ruota del Tempo. Ma fu comunque un inizio…”   Fervono i preparativi per la festa di primavera, nella regione dei Fiumi Gemelli, e il giovane Rand al’Thor è ansioso di lasciarsi alle spalle un anno difficile, pieno di cattivi presagi. Alcuni stranieri si aggirano per il villaggio di Emond’s Field, e non si parla d’altro: un’elegante dama accompagnata da un gelido cavaliere, misteriose figure a cavallo che spariscono nel nulla, un menestrello desideroso di cantare epiche gesta. Sono giunte notizie di una guerra in remote contrade e dell’ascesa di un falso Drago, la cui venuta, temuta e annunciata, porterà una nuova Frattura nel mondo. E il Male si addensa: creature malvagie e leggendarie, i bestiali Trolloc assetati di sangue, si sono scatenate nella caccia a un ragazzo che il Tenebroso sembra temere, e che vuole in ogni modo asservire… Nulla sarà piú come prima, nel Disegno delle Epoche tessuto dalla Ruota del Tempo: un mondo inquieto e sgomento si appresta a essere di nuovo preda dell’Ombra.

L’occhio del male

Abbandonato il mare, i suoi infiniti orizzonti e le sue avventure, Björn Larsson sceglie altri abissi per ambientare L’occhio del male, calandosi nelle viscere della terra per esplorare il lato buio della natura umana, e le sue ragioni. Confrontandosi con uno dei problemi più gravi del nostro tempo, l’intolleranza che genera violenza, questo “romanzo del sottosuolo”, scritto nel 1999, anticipa con sorprendente lucidità i drammatici eventi recenti, dal terrorismo di radice islamica all’avanzata di una destra estremista e xenofoba, indagandone i meccanismi. L’azione è ambientata a Parigi, nel cantiere Eole, immane scavo sotterraneo per l’ampliamento del metro, che si estende per chilometri di gallerie sotto la superficie di un quartiere ignaro, abitato da migliaia di persone destinate a una tragica morte se mai dovesse avvenire un attentato. Ed è proprio questo che progetta Rachid, integralista islamico algerino infiltrato tra gli operai del cantiere per compiere una delle più devastanti azioni terroristiche della storia, capace di far tremare l’Occidente. Ma ci prova anche Alain, lepenista convinto, mosso dal viscerale razzismo e da una vendicativa sete di rivalsa. Tra i due viene a trovarsi Ahmed, immigrato che cerca di dimenticare un passato di guerra in Algeria per rifarsi una vita con la moglie francese Mireille, impegnata nella difesa delle vittime del fanatismo religioso, e la figlia Fatima, che diventerà strumento di un drammatico ricatto. Nonostante la suspense, la coralità d’ambientazione e il realismo, Larsson non vuole scrivere l’ennesimo giallo a sfondo politico: è sempre la stessa urgenza che lo spinge a raccontare le sue storie, che sia sulle acque del mare o tra quelle minacciose della falda acquifera. In questo labirinto sotterraneo, riflesso nel punto di vista sempre interno alla mente di chi agisce, ciascuno si ritrova solo con se stesso a dover compiere scelte di vita o di morte, di egoismo o di generosità, di bene o di male, chiudendosi nel vicolo cieco dell’odio e del rifiuto del diverso, o aprendosi alla via dell’immedesimazione e della comprensione, a quella dimensione di libertà che dà l’immaginazione, permettendo di capire che si può vivere diversamente, pensare diversamente, per cercare forse di diventare esseri umani.

L’occhio del male

Un tremendo sortilegio gitano incatena a una sorte da incubo Billy Halleck, un noto e influente avvocato: dopo aver investito e ucciso con la sua auto una zingara, è stato infatti assolto dal tribunale, ma non dal padre della vittima, che gli ha scagliato addosso un pietrificante anatema. A Billy resta solo un’ultima mossa per salvarsi: affrontare quel vecchio accecato dall’odio in una partita disperata dove ogni mossa è lecita, ma in cui un destino beffardo giocherà il ruolo di protagonista, riservando un’atroce sorpresa…

(source: Bol.com)

L’occhio del diavolo

Ci vuole uno scrittore dal talento prodigioso per restituire la Istanbul dell’impero ottomano in tutta la sua magnificenza.
Jason Goodwin lo aveva già fatto nei suoi tre romanzi precedenti, L’albero dei giannizzeri, Il serpente di pietra, Il ritratto Bellini, ma in questo suo nuovo libro i misteri della Sublime Porta sono piú affascinanti che mai.
Istanbul, 1839. L’ammiraglio della flotta ottomana è passato tra le file dell’esercito egiziano. Toccherà a Yashim scoprire che cosa possa aver condotto Fevzi Ahmet a tradire l’impero. Un’inchiesta che condurrà il detective eunuco nel serraglio del sultano, un mondo dominato dalla paura, l’ambizione e la superstizione, un mondo in cui i segreti sono quanto di piú sacro ci possa essere, le leggi sono sospese e le donne possono semplicemente sparire nel nulla.
‘I cannoni risuonarono sul Bosforo. Il fumo bianco, colore del lutto, fluttuò a pelo d’acqua. Il sultano Mahmut II era morto. Era asceso al trono di Osman come monarca in turbante di un impero medievale ed era morto in fez e redingote. Nel suo lungo regno aveva dato all’impero ottomano la sella alla francese, una sorta di costituzione, un esercito moderno e i fucili a percussione. Aveva annientato i feroci giannizzeri, in quanto ostacolo al progresso, e aveva ceduto la Grecia ai greci, la Crimea ai russi e l’Egitto a un avventuriero albanese di nome Mehmet Ali Pascià. Si era costruito un palazzo moderno a Besiktas, dove manteneva un harem come gli antichi sultani. Nell’harem c’era il pandemonio’.
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‘Leggere un noir storico di Jason Goodwin è come lasciarsi trasportare su un tappeto magico, in uno dei luoghi piú esotici al mondo’.
**’New York Times Book Review’**
‘Ah, se i lettori potessero applaudire e gli scrittori inchinarsi, applaudirei: che sollievo incontrare un personaggio come il detective eunuco Yashmin e non stancarsi delle sue trame, dei suoi amici, del suo mondo che, a poco a poco, inizia a diventare il tuo (…) L’indagine è difficilissima, tra intrighi, veleni, maghe e vendette remote. Buone avventure, bella scrittura, spezie e ricette turche’.
** Giorgio Maimone, ‘Gioia’**
(source: Bol.com)

L’occhio che guarda

L’Occhio è un investigatore privato senza nome. È un uomo metodico, e sofferente. La moglie lo ha abbandonato lasciandogli la foto di 15 ragazzine in divisa di scuola, una delle quali è la figlia che lui non può riconoscere, perché non l’ha mai conosciuta. Incaricato di pedinare una giovane sospettata di una catena di omicidi ai danni di uomini ricchi, sedotti e subito dopo eliminati, si convince che quella ragazza è la sua occasione per ritrovare ciò che gli è stato tolto. Glielo suggerisce la sua voce interiore, con la quale l’Occhio sempre parla: una voce che a volte lo conforta, a volte alimenta le sue ossessioni. L’Occhio comincia a seguire la donna, a proteggerla da ogni pericolo. Per questo intraprende un viaggio lungo le strade infinite di un’America surreale e dolorosa. E scoprirà che chiunque la ragazza sia, è sicuramente una spietata assassina…

L’occhiata letale

Efisio Marini ha solo diciannove anni e il suo destino sembra già segnato da una smania di classificare gli eventi e di comprenderne le cause, anche quando costa pericolo, e dolore, un dolore senza rimedio. L’occasione è il ritrovamento in mare del cadavere squartato di un miserabile che ha pensato di custodire ingoiandolo un antico anello prezioso, trovato nella pancia di un’occhiata saporita, ma di quella fortuna s’è vantato troppo in giro. L’evento potrebbe chiudersi nella sua trama da bassifondi portuali, colorata di contrappasso, ma Efisio ne intuisce le cause lontane. Lo svelamento del più complesso intreccio di un folle disegno criminale, dai risvolti politici, acuisce il senso di un groviglio esistenziale, di un’innocenza giovanile rapita da un’ansia conoscitiva che mette quasi paura.

Occhi innocenti

Eve Duncan e il detective Joe Quinn si stanno arrovellando intorno ai resti di diversi cadaveri trovati nei pressi delle cascate di Talladega: ossa umane scheggiate e una candela nella mano destra di ciascuno dei corpi sono gli unici indizi. Ma Eve ha una ragione in più per ricostruire i volti delle vittime: tra queste c’è anche una bambina che potrebbe essere Bonnie, la sua figlioletta forse uccisa da un maniaco, già condannato a morte, e mai ritrovata. Che il suo assassino sia in realtà ancora a piede libero?
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Occhi di vetro

Durante un servizio televisivo su rapimenti e sevizie a minori, l’anchorman John Lyon scoppia a piangere davanti a milioni di telespettatori. Creduto malato di nervi, viene allontanato dal lavoro e la sua carriera sembra finita, finché un’ex infermiera gli racconta un’agghiacciante storia circa un medico del West Virginia, Mason Quinndell. Dopo la sconvolgente rivelazione, la donna si uccide. Lyon decide allora di far luce sul caso.
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Gli occhi di mia figlia

Quale ruolo gioca il destino nello svolgersi della nostra esistenza? E quanto di "nostro" c'è invece nell'imboccare strade sbagliate che porteranno inevitabilmente all'infelicità? In questa storia di "non detti", in cui egoismi e fragilità vanno a comporre un perfetto, perverso incastro, è rappresentato il misterioso e contraddittorio universo dei sentimenti umani: non basta essere genitori per saper comprendere i propri figli ed amarli come meritano; non basta essere giovani e di cuore aperto per essere pronti ad affrontare la vita, né essere innamorati per non farsi complici della propria ed altrui sofferenza. Dana, pur nei privilegi di ragazza circondata da benessere e raffinatezza, è soffocata dalla coltre iperprotettiva di una madre che ha deciso il suo futuro, ma la sua passione per André, fascinoso pittore di donne senza sguardo, si rivela una fuga più grande della sua acerba giovinezza, incapace di reggere all'infrangersi di un sogno. Armando, l'uomo che le offre un amore devoto e remissivo, nasconde un segreto destinato ad esplodere in modo bruciante. Eppure esistono legami che sopravvivono al tempo e sono pronti a riservare luminose sorprese, nei giochi del caso e nel risveglio di coscienze troppo a lungo sopite. Una storia di solitudini e di scelte, nella quale regge sovrana la solidità dell'amicizia, l'unica che non tradisce.

Gli occhi dell’eterno fratello

Una grande e poetica riflessione sulla Giustizia e sulla sua impossibilità in una narrazione dal respiro ampio, in cui palpitano il divino e una natura incantata. Un libro amato da Hermann Hesse, che vedeva nella «leggenda indiana» dell’amico Zweig un’opera in sintonia con il suo “Siddhartha”.

Le occasioni

Le occasioni , raccolta uscita nel 1939, si presenta come un canzoniere compatto. Diario europeo di viaggio e di viaggi , in real tà è un libro fatto di attese, veglie e medi tazioni interiori, è i l racconto di un’evasione impossibile, la ricerca di un incontro che è subito separazione. L’occasione è il recupero di un momento di vita piena, affidato a un frammento di realtà di per sé insignificante ma caricato di un enorme valore salvifico. Portatrici privilegiate di questo attimo di autenticità sono alcune donne, occasioni incarnate al le quali è affidato sia il compi to esistenziale di arginare il male ( la dispersione del la memoria, i l dolore, la morte) sia la funzione etico-civi le di salvare i valor i più alti della civiltà dalla barbarie incombente. Le occasioni diventa così anche il racconto di un percorso di dannazione e salvezza, che trova espressione poetica, al tempo stesso sublime e concreta, nelle forme rinnovate di un inedito classicismo ispirato al la solida lezione di Dante, riletto modernamente attraverso Eliot e Pound. Commentato da Tiziana de Rogatis, il testo è accompagnato da un saggio critico di Luigi Blasucci e da uno scritto del grande poeta Vittorio Sereni .
(source: Bol.com)

Un’occasione d’oro (I Romanzi Emozioni)

Dopo anni di lontananza Sadie Hollowell sta tornando a Lovett, in Texas, per il matrimonio della cugina. E già sa come verrà accolta: tutti le chiederanno come mai a trentatré anni non sia ancora sposata, e sparleranno di lei come della figlia ingrata che ha abbandonato il padre da un giorno all’altro. Caso vuole che, sulla strada, Sadie si imbatta in Vince Haven, rimasto in panne con il furgone, e accetti di dargli un passaggio. E dato che Vince è bello e prestante, e soprattutto un perfetto estraneo, perché non chiedergli di farle da accompagnatore mettendo a tacere qualche pettegolezzo? Entrambi avevano intenzione di trattenersi a Lovett per pochi giorni, ma complicazioni con le rispettive parentele scombineranno i loro piani. E ancor più spiazzante sarà l’incontenibile passione che divamperà fra loro, così abituati a non lasciarsi coinvolgere da sentimenti profondi…

Oblio

Oblio consacra David Foster Wallace, e lo conferma come lo scrittore che piú di ogni altro ha ereditato il culto e l’aura di Salinger e Pynchon. Appartato, schivo, refrattario a esibirsi, egli incarna oggi lo scrittore «totale», per il quale la letteratura è l’unico vero fine dell’esistenza. Apparso dopo anni di silenzio, questo libro è stato salutato negli Usa come l’evento letterario del 2004. Nessun altro è oggi in grado di raccontare in modo tanto impressionante come sarà la vita dopodomani. «Elle» Wallace è uno dei grandi talenti della sua generazione: uno scrittore capace di qualsiasi virtuosismo. «The New York Times» David Foster Wallace non è mai compiaciuto delle proprie capacità letterarie… Alza la posta continuamente e quando la spunta il risultato è una prosa sorprendente e visionaria. «San Francisco Chronicle» Il principe nero della letteratura americana contemporanea. «Details»