2465–2480 di 66541 risultati

Il dottor Prottor e la vasca del tempo

Altro che macchine, la vasca del tempo del dottor Prottor e la sua speciale schiuma da bagno sono le più geniali delle invenzioni! Immergetevi con Tina e Bulle in un’avventura che potrà addirittura cambiare il corso della Storia e… Tenetevi forte! Il dottor Prottor, l’inventore di mille genialate tra cui la fantastica polvere per petonauti, è volato a Parigi per ricongiungersi con l’amore della sua vita, la bellissima e sfortunata baronessina Juliette Margarin. Qualcosa però deve essere andato storto, perché un giorno Bulle e Tina ricevono una cartolina, che suona più come un S.O.S.: il dottor Prottor è rimasto intrappolato nel tempo! Ora tocca al ragazzino dai capelli rossi salvare il professore, e in fretta. Mentre Bulle parte per Parigi con l’inseparabile amica Tina, non sa di essere seguito dall’abominevole Raspa, ex assistente di Prottor, e dal suo terribile alito che sa di calzini bagnati. E nonostante la loro fervida immaginazione i due ragazzini non possono immaginare che cosa li aspetta: un’incredibile avventura nel tempo a bordo di una vasca da bagno, che li porterà dal palcoscenico del Moulin Rouge alla battaglia di Waterloo, dalla prigione di Giovanna d’Arco al Tour de France, per salvare lo scienziato pazzo e, forse, cambiare la Storia. **
### Sinossi
Altro che macchine, la vasca del tempo del dottor Prottor e la sua speciale schiuma da bagno sono le più geniali delle invenzioni! Immergetevi con Tina e Bulle in un’avventura che potrà addirittura cambiare il corso della Storia e… Tenetevi forte! Il dottor Prottor, l’inventore di mille genialate tra cui la fantastica polvere per petonauti, è volato a Parigi per ricongiungersi con l’amore della sua vita, la bellissima e sfortunata baronessina Juliette Margarin. Qualcosa però deve essere andato storto, perché un giorno Bulle e Tina ricevono una cartolina, che suona più come un S.O.S.: il dottor Prottor è rimasto intrappolato nel tempo! Ora tocca al ragazzino dai capelli rossi salvare il professore, e in fretta. Mentre Bulle parte per Parigi con l’inseparabile amica Tina, non sa di essere seguito dall’abominevole Raspa, ex assistente di Prottor, e dal suo terribile alito che sa di calzini bagnati. E nonostante la loro fervida immaginazione i due ragazzini non possono immaginare che cosa li aspetta: un’incredibile avventura nel tempo a bordo di una vasca da bagno, che li porterà dal palcoscenico del Moulin Rouge alla battaglia di Waterloo, dalla prigione di Giovanna d’Arco al Tour de France, per salvare lo scienziato pazzo e, forse, cambiare la Storia.

Il dottor No (Licenza di uccidere)

Dopo cinque romanzi, Ian Fleming confessò al suo amico Eric Ambler di avere finalmente capito quali fossero gli ingredienti base per una delle sue (delle loro) storie: «ragazze nude, spie, e armi nucleari», meglio se ospitate sulla stessa isola. Di isole adatte al sesto episodio di 007 Fleming ne aveva visitate parecchie, e la più attraente era senz’altro Great Inagua, nelle Bahamas: colonie di uccelli rari protetti dalla Audubon Society, grandi paludi, mangrovie, granchi giganti assai temibili – e guano ovunque. Anche la trama era già pronta, bastava prendere un trattamento per la televisione americana di qualche anno prima, mai realizzato, in cui Fleming aveva ipotizzato che una misteriosa, potentissima organizzazione criminale possedesse apparecchiature in grado di deviare i missili intercontinentali americani. Bisognava solo trovarle un capo, magari prestandogli qualche tratto di un cattivo per antonomasia, il dottor Fu Manchu, e il gioco era quasi fatto. Cosa mancava? Ah già, le ragazze nude, almeno una. Be’, qui Fleming giocava sul sicuro, tanto da potersi permettere di non aspettare gli arzigogolati rituali di accoppiamento del suo 007, presentandoci Honeychile, appena uscita dall’acqua, nella stessa veste in cui, da allora, è impossibile non continuare a immaginarla.

Il controllo del sacro: poteri e istituzioni concorrenti nella Palermo del Cinque e Seicento

In Sicilia, nei decenni compresi tra gli anni ottanta del Cinquecento e la metà del Seicento, la riorganizzazione della chiesa si incrociò con le prerogative e le specificità di due istituzioni che invadevano, con le loro radici secolari, il terreno del sacro: il tribunale della Regia Monarchia, nato dal controverso privilegio dell’Apostolica Legazia e l’Inquisizione di rito spagnolo. Scegliendo come campo di osservazione la città di Palermo, il libro analizza la questione dell’impatto del Concilio di Trento attraverso la disamina di vari aspetti: i corpi capitolari, l’Inquisizione, la Regia Monarchia, l’azione delle gerarchie ecclesiastiche ordinarie e dei ceti dirigenti locali, la riforma dello spazio sacro.

Il cane che mi guardava e altri racconti del taxista

Giovanni Ubezio non è uno scrittore professionista: svolge il mestiere di taxista a Milano. Tuttavia è autore di racconti: spiazzanti, divertenti, profondi, sorprendenti. Scrive grazie a una sorta di dittafono, seduto in auto, durante le pause ai posteggi, mentre i suoi colleghi leggono il giornale o chiacchierano. È cauto e molto preciso, lento e perfezionista; ha una propria idea della perfezione: riporta con fedeltà assoluta i dialoghi avvenuti all’interno del suo taxi e le riflessioni personali, prive di filtri o rimaneggiamenti, fermate nella memoria o appuntate velocemente durante l’orario di lavoro. Poi, nei momenti di attesa dei clienti, il dittafono stende in caratteri digitali quanto Giovanni Ubezio legge da questi piccoli fogli. Il risultato è che queste brevi narrazioni hanno fatto richiamare i nomi di Robert Walser o Raymond Carver.È grazie a un caso del destino, se quelli che lui definisce racconti sono giunti oggi alla pubblicazione.«Descrizione di una giornata qualunque», «Discorsi aziendali», «Le donne del centro», «Centro stomatologico» sono alcune delle ventisette suite memorabili in cui incontriamo passeggeri bizzarri, apparentemente banali o segretamente visionari, talvolta enigmatici – un corteo di creature viventi migrate sulla pagina scritta con esistenze quotidiane e normalissime, fatte di dolore sottile e di piccole illuminazioni, che i romanzispesso trascurano. Giovanni Ubezio sa descriverle con uno stile limpido e potente, intrecciando dialoghi commoventi, folgoranti o esilaranti sullo sfondo di scenari metropolitani. La parola prende forma come se stesse riprendendo un discorso lasciato a metà e, dalla primitiva e suggestiva oralità, si materializza sulla pagina diventando racconto originale e unico. È una narrazione fuori dal tempo, abbandonata agli incontri più incongrui, casuali e sorprendenti, in cui l’episodio e la riflessione appaiono, per poi dissolversi, scomparire.Stupore e turbamento colgono il lettore davanti a questi Prosastücke vertiginosi, davanti all’eccezionalità di una scrittura che sembra non essere mai uscita da un eden privo di colpa, in una lingua innocente eppure precisa e sorprendente. La scrittura scarna, minimale, controllatissima non offre distrazioni o trasfigurazioni, einchioda il lettore alle vicende del taxista e dei suoi personaggi.L’autore di Il cane che mi guardava è dotato di un orecchio assoluto che ascolta i battiti del mondo e avverte i movimenti che un tempo furono delle storie orali e oggi si affidano a questa disincarnata, ordinaria, umana e concretissima narrazione.Uno sguardo puro e avvertitissimo, molto distante dalle logiche e dai meccanismi di qualunque retorica, privo di malizia o ideologia.

I soldi fanno la felicità

Il primo financial coach italiano insegna come è possibile per chiunque riuscire a vivere di rendita: ciò che conta al 95% è avere una corretta psicologia del denaro e poi imparare tecniche di investimento alla portata di tutti. In questo libro, unico nel suo genere, scoprirete: – quali sono le vostre convinzioni negative sul denaro e come fare per cambiarle; – come creare la vostra ricchezza investendo in immobili senza metterci i vostri soldi; – come investire in Borsa guadagnando anche quando il mercato cala o sta fermo; – come sostituire intelligenza e tempo alla mancanza di denaro per investire; – come creare sistemi automatici che creano ricchezza per voi, 24 ore al giorno. Se non siete ancora ricchi è solo perché nessuno ve l’ha mai insegnato. In questo libro, Alfio Bardolla vi illustra i concetti chiave che spiega nei suoi seminari: tutto ciò che dovete sapere per diventare finanziariamente liberi. Un testo rivoluzionario che definisce un modo nuovo di pensare ai soldi e alla ricchezza , ma anche estremamente pratico, per cominciare oggi stesso il vostro percorso verso il Wellness Finanziario.

I ribelli e l’astronave

Nell’anno 1968 dell’Era Galattica il governo della Repubblica, in guerra con la Federazione Teroni, vuole riappropriarsi a tutti i costi della Theodore Roosevelt, la nave comandata da Wilson Cole.
Già ricercato per ammutinamento e pirateria, Cole ha tentato di dimostrare più volte che si tratta di false accuse: tutto inutile. Ora, a capo di cinquanta unità, è considerato un pericolo autentico, ma fosse per lui non combatterebbe
ancora. In fondo, contro le sue cinquanta astronavi la Repubblica può schierarne milioni… Quando scoppiano le ostilità, tuttavia, Cole è costretto ad accettare la sfida, anche a costo di allearsi con antichi rivali. E l’ultima parola spetterà alla Teddy R., l’astronave che ha già combattuto nei cieli più infuocati.
Copertina di Franco Brambilla

I mille morti di Palermo

Palermo come Beirut. Bombe, mitra, pistole, un arsenale da guerra per lo scontro tra clan mafiosi che insanguina la città dal 1979 al 1986, con un bilancio terribile: mille morti, 500 vittime per strada, altre 500 rapite e scomparse, lupara bianca. Una «mattanza», mentre il resto d’Italia vive l’allegra frenesia degli anni Ottanta. La «Milano da bere». E la Palermo per morire. L’escalation comincia il 23 aprile 1981, quando viene ucciso Stefano Bontade, «il falco», potente boss di Cosa Nostra. È un omicidio dirompente, che semina il panico nelle file delle più antiche famiglie mafiose, ribaltando gerarchie, alleanze, legami d’affari. Centinaia di altri morti seguiranno. Quasi tutti per mano dei corleonesi di Totò Riina e Bernardo Provenzano e dei loro alleati, i Greco, i Brusca, i Marchese: i boss in ascesa, che tramano, tradiscono, ingannano, uccidono per dominare il campo degli interessi: droga, appalti pubblici, armi, soldi. Tanti soldi. Non è solo una guerra interna alla mafia. Nel mirino dei killer, anche uomini con la schiena dritta al servizio delle istituzioni, come Piersanti Mattarella e Pio La Torre (alfieri del «buon governo» e di una politica efficace e pulita, contrapposta alle collusioni di Vito Ciancimino e alle ambiguità di Salvo Lima), Boris Giuliano, Cesare Terranova, Gaetano Costa, Carlo Alberto dalla Chiesa, Rocco Chinnici, Ninni Cassarà, e altri poliziotti e carabinieri, magistrati, giornalisti, medici, imprenditori che non si sono piegati alle intimidazioni. «Cadaveri eccellenti». Persone che hanno difeso la legge dello Stato contro la violenza dei boss. Dietro alcune di quelle morti l’ombra dei grandi misteri italiani. E Palermo? In troppi stanno a guardare, impauriti, indifferenti o spesso anche complici nella rete degli interessi mafiosi che inquinano politica, economia, società. Mafia vincente e ancora una volta impunita? No. Il 10 febbraio 1986, l’avvio del maxiprocesso a Cosa Nostra nell’aula bunker dell’Ucciardone segna il riscatto dello Stato. Ottenuto anche grazie alla tenacia del pool antimafia guidato da Antonino Caponnetto, con Giovanni Falcone e Paolo Borsellino tra i protagonisti: magistrati competenti e coraggiosi che hanno saputo trovare prove e riscontri alle rivelazioni di «pentiti» come Tommaso Buscetta e Totuccio Contorno. Per i capi di Cosa Nostra arrivano condanne esemplari, confermate in Cassazione. La mafia è in ginocchio. E tenta la riscossa con le sconvolgenti vendette stragiste dei primi anni Novanta. In pagine intense di cronaca incalzante e documentata, con speranza e passione civile, Antonio Calabrò rende omaggio al sacrificio di chi non si è arreso e invita a non abbassare la guardia contro un’organizzazione apparentemente in parziale disarmo ma che, come affermava Leonardo Sciascia, è da temere proprio quando non spara. Antonio Calabrò, giornalista e scrittore, è stato caporedattore de «L’Ora» negli anni della «guerra di mafia». Ha lavorato a «Il Mondo» e «la Repubblica», è stato direttore editoriale de «Il Sole 24 Ore» e direttore del settimanale «Lettera Finanziaria» e dell’agenzia Apcom. Attualmente è consigliere delegato della Fondazione Pirelli, vicepresidente di Assolombarda, responsabile Cultura di Confindustria e membro dei board di varie società e fondazioni. Insegna alla Bocconi e alla Cattolica di Milano. Tra i suoi ultimi libri *Orgoglio industriale* (Mondadori, 2009), *Cuore di cactus* (Sellerio, 2010), *Bandeirantes* (con Carlo Calabrò, Laterza, 2011), *Il riscatto* (con Nani Beccalli Falco, Università Bocconi, 2012) e *La morale del tornio* (Università Bocconi, 2015).

I maggiordomi rapinano le banche?

In una ricca città del Worcestershire la Banca Bond aveva lungamente goduto della fiducia dei suoi clienti, ma quando Mike Bond la eredita dallo zio Hugo, il fondatore, è sconvolto dalla scoperta che la banca, grazie all’incredibile prodigalità del predecessore, è sul punto di fallire. Sarebbe sufficiente avere un po’ di tempo davanti per sistemare le cose, ma sono in arrivo gli ispettori per controllare i bilanci. La prospettiva è terrificante .. a meno che — questa è un’idea disperata di Mike — non si trovi qualcuno disposto a rapinare la banca prima dell’arrivo degli ispettori. Per pura coincidenza Horace, ladro gentiluomo, ha progettato questa rapina, anche se per puro interesse personale, e si fa assumere come maggiordomo in casa Bond. Ma qui le cose si complicano perché si innamora di Ada, segretaria di Mike, il che provoca un mutamento dei suoi piani Tutto si sarebbe comunque concluso per il meglio se non ci si fossero messi di mezzo Jill, l’intraprendente fidanzata di Mike, Charlie, un gangster di Chicago, nonché Potter zelante e sospettoso uomo di Scotland Yard.

I Gattopardi: Uomini d’onore e colletti bianchi: la metamorfosi delle mafie nell’Italia di oggi

Il magistrato Raffaele Cantone e il giornalista Gianluca Di Feo tracciano il profilo di uno scenario inquietante: dall’economia alla politica, dalla magistratura alle forze dell’ordine, alla pubblica amministrazione, fino al giro d’affari che ruota intorno al calcio, non c’è ambito della vita pubblica meridionale che non conosca una zona grigia di collusione con la malavita organizzata. Le mafie hanno infatti imparato a limitare l’uso della violenza, si presentano come garanti della pace sociale, agiscono sottotraccia, comportandosi come una holding del terziario avanzato, con il suo pacchetto di servizi completi per le aziende, dalla protezione alla fornitura di manodopera a basso prezzo. Un’offerta in grado di trasformare gli imprenditori da vittime predestinate delle estorsioni in entusiasti clienti e complici. In queste pagine, coinvolgenti come quelle di un romanzo, Cantone e Di Feo dimostrano, una volta di più, come la sfida della malavita organizzata riguardi non solo il Sud, ma tutto il paese. Una sfida che è possibile vincere, ma che esige innanzitutto il coraggio di riconoscere il nemico anche quando si mimetizza in rassicuranti abiti borghesi. **

I fiumi di Londra

Peter Grant, un aspirante agente di polizia in attesa di accedere al famigerato Metropolitan Police Service di Londra, ha due preoccupazioni: evitare la prospettiva di un noioso lavoro d’ufficio e guadagnarsi i favori della vivace e spregiudicata collega Leslie May. Nel corso di un’inchiesta su un caso di omicidio, Peter riesce inspiegabilmente a ottenere la testimonianza di uno strano individuo, estremamente loquace ma decisamente morto, e a richiamare su di sé l’attenzione dell’enigmatico ispettore Thomas Nightingale, l’ultimo mago d’Inghilterra, capo di un’unità segreta della polizia dedicata alla magia e al soprannaturale. Peter possiede poteri magici, e deve mettere le proprie straordinarie abilità al servizio del bene comune. Aggirandosi tra covi di vampiri nei sobborghi londinesi, negoziando tregue tra le divinità del Tamigi, dissotterrando tombe a Covent Garden, Grant cercherà di governare lo spirito di ribellione della città e riportare, forse, l’ordine nel caos che domina Londra. **
### Sinossi
Peter Grant, un aspirante agente di polizia in attesa di accedere al famigerato Metropolitan Police Service di Londra, ha due preoccupazioni: evitare la prospettiva di un noioso lavoro d’ufficio e guadagnarsi i favori della vivace e spregiudicata collega Leslie May. Nel corso di un’inchiesta su un caso di omicidio, Peter riesce inspiegabilmente a ottenere la testimonianza di uno strano individuo, estremamente loquace ma decisamente morto, e a richiamare su di sé l’attenzione dell’enigmatico ispettore Thomas Nightingale, l’ultimo mago d’Inghilterra, capo di un’unità segreta della polizia dedicata alla magia e al soprannaturale. Peter possiede poteri magici, e deve mettere le proprie straordinarie abilità al servizio del bene comune. Aggirandosi tra covi di vampiri nei sobborghi londinesi, negoziando tregue tra le divinità del Tamigi, dissotterrando tombe a Covent Garden, Grant cercherà di governare lo spirito di ribellione della città e riportare, forse, l’ordine nel caos che domina Londra.

I figli di Húrin

Húrin è un cavaliere, fraterno amico del suo re; è sposato con Morwen e ne ha avuto un primo figlio, Túrin. Quando Túrin è ancora un bambino, Húrin deve partire per combattere contro il perfido signore del male Morgoth, che prima lo cattura e poi lo tortura, per farsi dire dove si sono rifugiate le truppe superstiti. Poiché Húrin resiste, il signore del male lo minaccia: se non confesserà, a pagare sarà la sua famiglia. Per fortuna, nel frattempo, la saggia Morwen decide di allontanare Túrin, e lo manda da un re amico, Thingol. Túrin cresce e a diciassette anni si sente pronto per diventare anche lui cavaliere e andare alla ricerca di suo padre. Unendosi a una banda, Túrin si mette in viaggio e fra scorribande, assalti a tradimento e avventure di ogni genere, riesce a sfuggire agli uomini di Morgoth che lo inseguono, di regno in regno. Dopo essersi rifugiato presso un altro re, sotto falso nome, Túrin arriva allo scontro finale. Postfazione di Gianfranco de Turris. Con una nota di Quirino Principe. **

I figli del lupo

Dopo la lotta finale al fianco dello stregone Arngrim contro la regina Jennesta, gli orchi della banda dei Figli del lupo sono riusciti ad attraversare la porta d’accesso, tornando così nel loro mondo d’origine. Qui, lontano dalle minacce delle terre di Maras-Dantia, prima fra tutte l’invasore umano, Strike e i suoi compagni hanno finalmente trovato la pace… Una pace voluta, ma anche difficile per dei guerrieri assetati di sangue come gli orchi. Così, quando attraverso un portale giunge un messaggio di Arngrim, il quale chiede nuovamente l’aiuto degli orchi, Strike e i fidati Haskeer e Coilla non esitano a riunire i Figli del lupo, arricchiti di nuovi membri, e a utilizzare le cinque stelle magiche che consentono loro di saltare da un mondo all’altro. Dopo un breve ritorno a Maras-Dantia per recuperare Jup, l’unico nano della banda, sbarcheranno su Acurial, un mondo in cui gli orchi sono ancora schiavi e nel quale scopriranno che la strega-regina Jennesta non solo non è morta ma, con nuove forze, progetta di trasformare tutti gli orchi in un esercito di non-morti al suo servizio. Inoltre, un manipolo di misteriose creature, votato alla ricerca delle stelle magiche, è sulle tracce di Strike e dei suoi compagni, deciso a strappare loro il potere di viaggiare tra i mondi.

I falsi protocolli. Il «complotto ebraico» dalla Russia di Nicola II a oggi

Nei primi anni del Novecento cominciò a circolare – dapprima in Russia, poi nell’Europa occidentale e negli Stati Uniti – un libro dal titolo apparentemente neutro, “I Protocolli dei savi anziani di Sion” (il cui testo è qui riprodotto in appendice), che descrive in ogni particolare la strategia messa in atto dagli ebrei per conquistare il mondo. Riconoscendovi il plagio di un pamphlet contro Napoleone III e di altri coevi testi antisemiti, nel 1921 il Times dimostrò che i Protocolli erano un falso, ed erano stati scritti probabilmente a Parigi da agenti dell’Ochrana (il servizio segreto zarista) per fomentare i pogrom che insanguinavano il declino dell’impero. Nonostante la comprovata falsità, i Protocolli sono in seguito riaffiorati periodicamente a sostegno di ogni campagna antiebraica: nella Germania hitleriana e nell’Italia fascista, in Medio Oriente (dove arrivarono “nei bagagli della propaganda di Goebbels”) e nella Russia dei nostri giorni. Sergio Romano non solo ripercorre i retroscena delle vicende legate a questa colossale mistificazione, ma indaga anche gli scopi cui essa è servita e gli orrori che ha contribuito a provocare nel secolo scorso. **

I diamanti sono per sempre

Chi conosce i libri di Ian Fleming sa che l’agente 007, in realtà, indaga sempre e soltanto sulle ossessioni private del suo autore. Come, qui, il commercio internazionale di diamanti, che Fleming scoprì leggendo un lungo pezzo uscito nel 1954 sul “Sunday Times” a proposito di un traffico di preziosi fra New York e la Sierra Leone (gli stessi set del romanzo) , e poi dedicandosi quasi per un anno a ricerche e interviste negli Stati Uniti. A leggerlo bene, “I diamanti sono per sempre” è quindi una specie di reportage romanzesco, e una delle sorprese che ci riserva sono le maniacali descrizioni di bar, ristoranti, alberghi, motel, autostrade, deserti americani: polaroid estremamente nitide, che messe l’una accanto all’altra raccontano un sogno che poco a poco si trasforma in un incubo – ad aria condizionata. Poi arrivano le sorprese che in fondo ci aspettiamo, come i crudeli rituali e le infernali macchinazioni della malavita americana, ricostruiti con la demoniaca precisione cui Fleming ci ha abituato. Un quadro già complesso, ma quando entra in scena la Bond Girl più spiccia e sentimentale di tutte, Tiffany Case, le cose si complicano quasi troppo – persino per Bond.