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Apologia Di Socrate, Critone

Nel 399 a.C. Socrate fu trascinato in tribunale in un’Atene prostrata e inquieta. Il trentennale conflitto contro gli Spartani si era da poco concluso con un’amara e umiliante sconfitta: le mura della città erano state demolite, la sua prestigiosa flotta navale smantellata. La comunità era stata dilaniata dalla guerra civile: alti erano stati i costi in termini di relazioni personali. Con un decreto si impose di consegnare a un completo oblio ogni male e sofferenza. Ma un decreto, per quanto autorevole, non poteva bastare, di per sé, a cancellare torti e dolore. È in questa singolare temperie che Socrate fu tradotto dinanzi a una giuria popolare, accusato di corrompere i giovani e di non credere agli dei della città. Insomma, di pensarla “diversamente”, di mettere in discussione i valori su cui Atene si fondava, ma anche di indurre in altri il medesimo atteggiamento critico. In quel momento di grande fragilità, quei discorsi erano forse più di quanto si potesse tollerare. Davanti ai giudici, Socrate si trovò nella posizione di chi deve pronunciare un’“apologia” del proprio operato. Ma il suo discorso non ebbe nulla a che vedere con quanto un imputato era solito dire. Decise di parlare senza tentare di manipolare a suo favore l’uditorio né di edulcorare i fatti. Non chiese pietà. Unicamente in nome dell’alétheia, della “verità”, perché solo su di essa si poteva fondare la forma compiuta della “giustizia”. Ben sapendo il risultato che avrebbe ottenuto.

Anatra all’arancia meccanica

«Anatra all’arancia meccanica è un mandato di comparizione recapitato alla realtà italiana, un inventario di codici fiammeggiante e malinconico, un’esplorazione del presente alla fine della quale ci rendiamo conto che il mood in Italy che da dieci anni assorbiamo e generiamo è un ibrido caotico, un tempo che nasce morendo: e che al potere, soprattutto quando è senile e snervato come in questo paese, va opposta una corroborante vitale visionarietà. Anche quella del racconto.»
Giorgio Vasta – la Repubblica
* * *
L’ufficio di un produttore cinematografico romano. Una città sull’orlo di una guerra tra «animali A» e «animali Z». Il deposito di monete di un papero milionario. Una Milano «culturale» affollata di guitti e fantasmi. Una porcilaia industriale padana.
Un combattimento tra galli a Manila. La capitale americana del Parmigiano. Una clinica in collina. Un appartamento bolognese invaso dai piccioni. Un autogrill alla fine della nostra civiltà. Buon inizio di millennio.
Anatra all’arancia meccanica è una selezione dei racconti di Wu Ming dal 2000 a oggi. Alcuni erano sparsi per riviste e antologie, altri disponibili soltanto in rete, altri ancora totalmente inediti. Si va dal comico-grottesco al tragico, dal moderno picaresco al futuribile distopico. Di pagina in pagina, prende forma un bollettino eclettico ma coerente di quanto successo in Italia e nel mondo negli ultimi dieci anni, dal G8 di Genova alla distruzione di New Orleans passando per l’11 settembre e le guerre in Iraq e Afghanistan. L’obliqua biografia di un decennio che ha avuto il culto dell’unanimità, ha fuggito l’eresia, ha sognato il trionfo del facile. In questi Anni Zero, paralleli eppure convergenti, si muovono il detective Topo Lino e il ribelle Anatrino, i trecento boscaioli dell’Imperatore, gli avventurieri Erben & Flynn, l’agente letterario Cienfuegos, Momodou e il suo carnefice Tajani, l’eroe dei due mondi Adalberto Rizzi, la zecca Argas Reflexus, il «Primus Habens» e la Veggente del Cantagallo.

Amori, Crimini E Una Torta Al Cioccolato

« *Un romanzo vivido, divertente, davvero gustoso, che racconta di indagini (e cucina) sullo sfondo affascinante del Sudafrica… Un trionfo.* » **Alexander McCall Smith, autore della serie Ladies’ Detective Agency N.1** Bassina, morbida (forse un po’ troppo morbida nei punti sbagliati), Tannie Maria è una donna pratica in puro stile afrikaans, ma è soprattutto ironica, tenera, saggia. Unisce a un robusto appetito il dono di saper cucinare piatti irresistibili. Dal suo angolo di Sudafrica, da anni è la seguitissima voce della rubrica di ricette sul giornale locale, The Karoo Gazette. La chiamano Tannie, zia, in segno di rispetto per la sua esperienza, e proprio in virtù di questa esperienza le viene chiesto dalla direzione del giornale di passare a occuparsi di problemi di cuore. Accetta dapprima controvoglia, non sentendosi all’altezza (diciamo che l’autostima non è il suo forte, e il suo passato sentimentale, con un marito ben poco amorevole, non è un ottimo biglietto da visita), ma scopre ben presto che a ogni pena d’amore corrisponde una cura, e spesso anche la giusta ricetta. Fino a quando, tra le tante lettere di affezionati lettori, ne arriva una che la coinvolge più degli altri. Una richiesta d’aiuto. Si tratta di Martine, una donna fragile e ferita, in fuga da un matrimonio che è diventato un incubo. Non ci sono ricette semplici per lei, ma Tannie Maria non si sarebbe mai aspettata di dover indagare addirittura su un caso di omicidio. Con la sua giovane e ardimentosa collega Jessie, «la ragazza con il geco tatuato», si metterà in testa di affiancare la polizia sulle tracce di un assassino. E nessuno, neanche il bel detective Henk Kannemeyer, che la vorrebbe ardentemente fuori dalle indagini, riuscirà a fermarla.

Amore e dovere

Tolstoj è sopra tutto un moralista, e come tale combatte non soltanto il vizio, l’abuso od il pervertimento erotico, ma anche la semplice ricerca del piacere sessuale. Amore è, per lui, sinonimo di bontà, di affetto esteso a tutti gli esseri umani. Al pari di Giuseppe Mazzini, Tolstoj fu nella vita un mistico, nell’amore un «puro».La morale evangelica di Leone Tolstoj si manifesta in tutti i suoi lavori, ed in ispecie in quelli apparsi dopo la sua completa conversione, come: Padrone e servitore; la Sonata a Kreutzer, e Resurrezione. Quest’ultimo romanzo raccoglie come in una sintesi meravigliosa le idee tolstoiane sulla morale, sull’amore, sul dovere. Ricordate? Il principe Nekhludov seduce la Maslova, piccola contadina orfana, che vien gettata sul lastrico e finisce in una casa di tolleranza. Sei anni dopo, ella è accusata di assassinio e condannata ingiustamente. Il principe è fra i giurati ed i rimorsi gli straziano l’anima. Dramma interiore. Crisi, resurrezione. Egli proporrà alla prostituta di sposarla e partirà con lei per la Siberia, distribuendo le sue terre fra i contadini che le lavorano… **
### Sinossi
Tolstoj è sopra tutto un moralista, e come tale combatte non soltanto il vizio, l’abuso od il pervertimento erotico, ma anche la semplice ricerca del piacere sessuale. Amore è, per lui, sinonimo di bontà, di affetto esteso a tutti gli esseri umani. Al pari di Giuseppe Mazzini, Tolstoj fu nella vita un mistico, nell’amore un «puro».La morale evangelica di Leone Tolstoj si manifesta in tutti i suoi lavori, ed in ispecie in quelli apparsi dopo la sua completa conversione, come: Padrone e servitore; la Sonata a Kreutzer, e Resurrezione. Quest’ultimo romanzo raccoglie come in una sintesi meravigliosa le idee tolstoiane sulla morale, sull’amore, sul dovere. Ricordate? Il principe Nekhludov seduce la Maslova, piccola contadina orfana, che vien gettata sul lastrico e finisce in una casa di tolleranza. Sei anni dopo, ella è accusata di assassinio e condannata ingiustamente. Il principe è fra i giurati ed i rimorsi gli straziano l’anima. Dramma interiore. Crisi, resurrezione. Egli proporrà alla prostituta di sposarla e partirà con lei per la Siberia, distribuendo le sue terre fra i contadini che le lavorano…

Ami

Marocco, 1984. Ami ha solo quattordici anni quando s’innamora e decide di scappare di casa con un ragazzo bello e ricco di cui non conosce neppure il nome. Lui ha una macchina elegante, e lei pensa che stiano andando a sposarsi, o su per giù. Che quello sia un viaggio di nozze, o su per giù. Ma è un inganno, e Ami, incinta, si ritrova da sola, persa fra le stradine di Tinghir.
La sua ingenuità ha una forza dirompente. Sa poco della vita ma si fida di quello che succede. E non si accorge di superare difficoltà che abbatterebbero chiunque. Partorisce il figlio Majid sulle montagne dell’Atlante, sotto la tenda di due pastori.
È entraîneuse a Casablanca, contrabbandiera a Melilla, bevitrice e clandestina per le strade polverose del Marocco. Finché non spende tutti i soldi guadagnati per un posto su uno yoct, come lo chiama lei, e avventurosamente raggiunge l’Europa alla ricerca di un futuro migliore per sé e per il piccolo.
Cambierà lingua e abitudini, affronterà nuove e imprevedibili difficoltà. Instancabile come un’eroina settecentesca, di nuovo cadrà, si rialzerà e ricomincerà più forte di prima, conservando la spontaneità, la fiducia negli altri e l’amore per il figlio Majid. Un figlio che la porterà a fare i conti col suo passato. Un ragazzo dal destino molto speciale.
Edoardo Erba, al suo primo romanzo, racconta con originalità e leggerezza una vicenda attualissima, di grande coraggio e umanità, che diverte, avvince, commuove e, spazzando ogni pregiudizio, arriva diretta al cuore.

Amati!

Puoi essere l’uomo o la donna più forte sulla faccia della Terra, ma quando la persona a cui tieni se ne va, crolli. E tu rimani lì. Fermo. A fissare il vuoto. A fissare il nulla. In un vortice fatto di speranze e sogni infranti. Quegli stessi sogni che fino a qualche istante prima avevi condiviso con lei. A questa situazione, così comune, vuole rimediare il libro di Riccardo Dose, che con una buona dose di ironia ti aiuta a ritrovare la strada dell’amore, prima di tutto per te stesso.

Amare un duca

È passato un intero anno dalla morte del marito, ma Imogen Essex non ha alcuna intenzione di risposarsi. Per contro, è bene intenzionata a scegliersi un amante. Gabe Spenser, fratellastro di Rafe Jourdain, il tutore di Imogen e delle sue sorelle, sembra il candidato ideale. Rafe, però, vuole impedirle di compiere sciocchezze. Ma quando Imogen accetta di accompagnare Gabe a un ballo in maschera, di chi sono gli occhi che, in un gioco di inganni e sotterfugi, la osservano pieni di desiderio? Quelli di Rafe o di Gabe?

Almandal: Trattato Ermetico Di Magia Salomonica (Esoterica)

Qualunque sia l’origine dei suoi poteri – eredità, un dono dell’invisibile o un lungo apprendistato –, il mago non può sperare di raggiungere altre dimensioni senza un paziente allenamento compiuto in solitudine. Chiamato a percorrere le vie del cosmo, il mago deve conoscerle perfettamente per non smarrirvisi; destinato a un costante confronto con gli spiriti che le abitano, bisogna che egli ne abbia imparato le formule di richiamo, evocative; agendo con fi ni precisi, bisogna che sappia come raggiungerli, custode com’è di una saggezza millenaria e di un’arte sottile che disvelano improvvisi passaggi tra le soglie del corpo e il limitare dell’anima, lì dove l’apparenza diviene verità e l’illusione mondo, e che costituiscono mappe di accesso ai mondi invisibili ereditate da antichi culti astrali propiziati da Ermete Trismegisto, l’iniziatore di una sapienza «proibita», interdetta, i cui esiti saranno devastanti: agli inizi del Seicento, i Gesuiti creeranno nel collegio di Dillingen, in Baviera, una scuola di specializzazione in magia, dove si sperimenteranno esorcismi, evocazioni e incantamenti tesi a controbilanciare e neutralizzare il potere magico dei loro avversari ermetici.

Alle spalle della luna

Custodia nasce ad Avezzano, nel cuore dell’Abruzzo, all’inizio della Seconda guerra mondiale. Ma più che gli eventi connessi al conflitto è una vicenda privata a segnare la sua esistenza e quella della famiglia: l’amore del padre – reduce dal fronte greco – per la bella ed eccentrica Crocifissa. La passione clandestina tra i due si alimenta dei frequenti incontri in casa della donna, dove Custodia accompagna il padre: in attesa del suo papà la bambina gioca con una collezione di bambole ed è in quelle ore solitarie che nascono voci e immagini interiori il cui ascolto lascia in lei una traccia indelebile. Ma quando, durante una processione religiosa, la madre di Custodia capisce da un gesto e uno scambio di occhiate la trama amorosa che la esclude, la famiglia entra in crisi. E presto il confronto tra le due rivali e una progressiva resa dei conti sconvolgono la vita di Custodia. La madre, rimasta sola, deve cercarsi una modesta occupazione per pagare i debiti e mantenere i figli, e Custodia viene mandata in collegio. Qui, per la prima volta, assume piena consapevolezza dei volti e delle voci che le parlano e le donano il potere di una misteriosa preveggenza. “Il Popolo dei Signori delle Ombre”, così lo chiama, si è messo in amichevole comunicazione con lei e la guiderà in tutti i passi – spesso duri e dolorosi, ma a volte anche inaspettatamente felici – che la attendono. Finché, molti anni più tardi, Custodia potrà rivelare, in una lettera alla madre, di aver capito la meta verso cui tende.

Alla Corte Dei Sensi

Essere il più ricco proprietario terriero di Thomas Isle non è sufficiente per Garrett Sutherland. Ha passato la vita ad ammassare una vasta fortuna e a costruirsi una solida fama. Tuttavia ciò che lo renderà leggenda sarà sedurre l’innocente principessa Louisa. Garrett ha pianificato in ogni dettaglio le sue mosse. Prima si insinuerà nel cuore di Louisa, poi nel suo letto. Infine farà l’unica cosa possibile per preservare l’onore di entrambi: chiederà la sua mano. Ma il cinico magnate dovrà stare molto attento, perché la dolce preda non si accontenterà mai di un matrimonio di facciata. Pretenderà l’amore, a ogni costo.

All you need is love: L’economia spiegata con le canzoni dei Beatles

«Il mio modello di business? I Beatles.» Così parlò Steve Jobs, il fondatore di Apple, uno che di business qualcosa capiva. A intrigarlo era soprattutto la formula del collettivo: vedeva i Beatles come un prodigioso moltiplicatore dei talenti individuali. L’indimenticabile quartetto della cultura pop, infatti, fu anche una start-up di successo. Proiettò quattro ragazzi cresciuti nella Liverpool del primo dopoguerra, in una miseria da Terzo mondo, verso la stratosfera della ricchezza. Personalmente, nei testi delle loro canzoni, composte in un periodo di radicali cambiamenti come gli anni Sessanta, ritrovo la mia adolescenza e un’epoca che fu l’ultima Età dell’Oro per l’Occidente: alta crescita, pieno impiego, benessere diffuso, aspettative crescenti per i giovani. Ma anche i germi di quel che accadde in seguito. *Taxman* prefigura le rivolte fiscali. *Get Back* nasce come una satira dei primi movimenti xenofobi e anti-immigrati. *When I’m Sixty-Four* anticipa la crisi del Welfare State da shock demografico. *Eleanor Rigby* e *Lady Madonna* evocano la nuova povertà che oggi è in mezzo a noi. *Across the Universe* , con il suo richiamo al viaggio in India dei Fab Four, ricorda l’irruzione dell’Oriente nel nostro mondo. E *Yesterday* , con il tema della nostalgia, ci costringe ad affrontare domande cruciali: davvero si stava meglio «ieri»? Prima dell’euro, prima della globalizzazione, prima di Internet? L’obiettivo di questo libro è ricostruire una speranza. Se la Grande Depressione degli anni Trenta seppe generare un «pensiero forte» per risolvere quella crisi, cioè la dottrina (allora rivoluzionaria) di Keynes, anche la crisi attuale invoca idee e terapie altrettanto innovative per risolvere il drammatico problema dell’occupazione e superare le sempre più profonde diseguaglianze sociali. Ma per rigenerare l’analisi economica e ridefinirne priorità e obiettivi, liberando la mente dalla presunta «inevitabilità» delle leggi del mercato, sono indispensabili quella fantasia e quella creatività che affascinarono Steve Jobs. Utilizzare come colonna sonora le canzoni dei Beatles, il loro linguaggio semplice, divertente, provocatorio, può essere il primo passo per seppellire ogni pregiudizio contro la «scienza triste». E per riprenderci l’economia dalle mani di chi l’ha sequestrata, sequestrando le nostre vite. **
### Sinossi
«Il mio modello di business? I Beatles.» Così parlò Steve Jobs, il fondatore di Apple, uno che di business qualcosa capiva. A intrigarlo era soprattutto la formula del collettivo: vedeva i Beatles come un prodigioso moltiplicatore dei talenti individuali. L’indimenticabile quartetto della cultura pop, infatti, fu anche una start-up di successo. Proiettò quattro ragazzi cresciuti nella Liverpool del primo dopoguerra, in una miseria da Terzo mondo, verso la stratosfera della ricchezza. Personalmente, nei testi delle loro canzoni, composte in un periodo di radicali cambiamenti come gli anni Sessanta, ritrovo la mia adolescenza e un’epoca che fu l’ultima Età dell’Oro per l’Occidente: alta crescita, pieno impiego, benessere diffuso, aspettative crescenti per i giovani. Ma anche i germi di quel che accadde in seguito. *Taxman* prefigura le rivolte fiscali. *Get Back* nasce come una satira dei primi movimenti xenofobi e anti-immigrati. *When I’m Sixty-Four* anticipa la crisi del Welfare State da shock demografico. *Eleanor Rigby* e *Lady Madonna* evocano la nuova povertà che oggi è in mezzo a noi. *Across the Universe* , con il suo richiamo al viaggio in India dei Fab Four, ricorda l’irruzione dell’Oriente nel nostro mondo. E *Yesterday* , con il tema della nostalgia, ci costringe ad affrontare domande cruciali: davvero si stava meglio «ieri»? Prima dell’euro, prima della globalizzazione, prima di Internet? L’obiettivo di questo libro è ricostruire una speranza. Se la Grande Depressione degli anni Trenta seppe generare un «pensiero forte» per risolvere quella crisi, cioè la dottrina (allora rivoluzionaria) di Keynes, anche la crisi attuale invoca idee e terapie altrettanto innovative per risolvere il drammatico problema dell’occupazione e superare le sempre più profonde diseguaglianze sociali. Ma per rigenerare l’analisi economica e ridefinirne priorità e obiettivi, liberando la mente dalla presunta «inevitabilità» delle leggi del mercato, sono indispensabili quella fantasia e quella creatività che affascinarono Steve Jobs. Utilizzare come colonna sonora le canzoni dei Beatles, il loro linguaggio semplice, divertente, provocatorio, può essere il primo passo per seppellire ogni pregiudizio contro la «scienza triste». E per riprenderci l’economia dalle mani di chi l’ha sequestrata, sequestrando le nostre vite.
### Dalla quarta di copertina
«Il mio modello di business? I Beatles.» Così parlò Steve Jobs, il fondatore di Apple, uno che di business qualcosa capiva. A intrigarlo era soprattutto la formula del collettivo: vedeva i Beatles come un prodigioso moltiplicatore dei talenti individuali. L’indimenticabile quartetto della cultura pop, infatti, fu anche una start-up di successo. Proiettò quattro ragazzi cresciuti nella Liverpool del primo dopoguerra, in una miseria da Terzo mondo, verso la stratosfera della ricchezza. Personalmente, nei testi delle loro canzoni, composte in un periodo di radicali cambiamenti come glianni Sessanta, ritrovo la mia adolescenza e un’epocache fu l’ultima Età dell’Oro per l’Occidente: alta crescita,pieno impiego, benessere diffuso, aspettativecrescenti per i giovani. Ma anche i germi di quel che accadde in seguito. Taxman prefigura le rivolte fiscali. Get Back nasce come una satira dei primi movimenti xenofobi e anti-immigrati. When I’m Sixty-Four anticipala crisi del Welfare State da shock demografico. Eleanor Rigby e Lady Madonna evocano la nuova povertà che oggi è in mezzo a noi. Across the Universe, con il suo richiamo al viaggio in India dei Fab Four, ricorda l’irruzione dell’Oriente nel nostro mondo. E Yesterday, con il tema della nostalgia, ci costringe ad affrontare domande cruciali: davvero si stava meglio «ieri»? Prima dell’euro, prima della globalizzazione, prima di Internet? L’obiettivo di questo libro è ricostruire una speranza. Se la Grande Depressione degli anni Trenta seppe generare un «pensiero forte» per risolvere quella crisi, cioè la dottrina (allora rivoluzionaria) di Keynes, anche la crisi attuale invoca idee e terapie altrettanto innovative per risolvere il drammatico problema dell’occupazione e superare le sempre più profonde diseguaglianze sociali. Ma per rigenerare l’analisi economica e ridefinirne priorità e obiettivi, liberando la mente dalla presunta «inevitabilità» delle leggi del mercato, sono indispensabili quella fantasia e quella creatività che affascinarono Steve Jobs. Utilizzare come colonna sonorale canzoni dei Beatles, il loro linguaggio semplice, divertente, provocatorio, può essere il primo passoper seppellire ogni pregiudizio contro la «scienzatriste». E per riprenderci l’economia dalle mani di chil’ha sequestrata, sequestrando le nostre vite.

Algebra Lineare

Questo volume offre una chiara ed esauriente trattazione
degli spazi vettoriali. L’esposizione è condotta in modo da accompagnare lo studente nella graduale acquisizione della materia: gli sviluppi più impegnativi vengono ogni volta introdotti solo quando la maturità del lettore, rafforzata dallo studio già compiuto, è pronta ad assimilarli senza difficoltà.
Lo scopo che si prefigge l’autore è soprattutto quello di fornire una corretta sistemazione dei concetti, ma sono tenute
in evidenza anche le necessità del computo. Una parte notevole
è riservata agli esercizi, sia di carattere applicativo sia di carattere teorico.
La scelta degli argomenti, la ricca esemplificazione, la qualità e la varietà degli esercizi rendono il testo adatto tanto al corso di algebra per studenti di Matematica quanto al corso di geometria per studenti di Fisica: gli ultimi capitoli sono particolarmente utili per lo studente che si avvia a proseguire gli studi di Matematica. Completano il volume l’inserimento in appendice di argomenti introduttivi all’analisi funzionale e un primo capitolo di collegamento con la geometria delle coordinate.

Alfred Hitchcock presenta 25 racconti del terrore vietati alla tv

Le storie di argomento sovrannaturale costituiscono solo una parte
di questo libro, ma il grosso della partita è fatto di racconti gialli, merce sempre di moda. Tuttavia cerchereste invano, qui, storie di ammazzamenti da bassifondi, di omicidi all’uso dei barboni.
Non ho niente contro i gangster, capitemi. Alcuni tra i più deliziosi delitti sono stati appunto compiuti da criminali di professione. Tuttavia, in linea di massima, il lavoro più interessante, anche in questo campo, è svolto da dilettanti. Dilettanti molto dotati, ma sempre dilettanti. È gente che fa il proprio lavoro con dignità, buon gusto e originalità, e con quel pizzico di senso del grottesco che in queste cose è come il lievito. Eppoi, non vi scocciano, a cose fatte, raccontandovi com’è che sono diventati quello che sono. Ci sono squartamenti e sevizie, ma eleganti, sani, come li fa la gente per bene: ed è proprio questo, secondo me, che dà il piacere della lettura.
Alfred Hitchcock

Alessandro in Asia

Alessandro ha appena terminato la traversata dell’Ellesponto ed è approdato in Asia a capo di una spedizione panellenica contro la Persia del nuovo imperatore Dario. La sua ambizione, però, è ben più grande: creare un impero mondiale che si estenda sino ai confini del mondo conosciuto, e forse anche oltre. Come nel precedente “Alessandro”, anche in questo romanzo l’epopea del grande condottiero s’intreccia con la narrazione delle vicende di personaggi minori.

Alchimie in cucina. Ingredienti, tecniche e trucchi per piatti che sembrano magie

Gli ingredienti prodigiosi, dalle farine agli amidi, dal glucosio alla lecitina; i procedimenti per ottenere il meglio dai cibi e dalle cotture; le tecniche per realizzare ciò che in cucina ci detta la fantasia, anche la più scatenata; i trucchi dei grandi chef, che possiamo usare benissimo anche noi… Tutto questo ce lo insegna una giovane e brillante chef, con piglio sbarazzino ed entusiasmo contagioso. Shamira Gatta ha riunito per la prima volta in un solo libro le nozioni che permettono di fare un salto di qualità decisivo in cucina e creare piatti sorprendenti, inusuali, impensabili, ma anche semplicemente perfetti dal punto di vista della consistenza, del punto di cottura, del sapore e della presentazione. Perché la tecnica e le conoscenze chimiche e fisiche sono necessarie per cimentarsi nella sferificazione o preparare l’uovo marinato, come per portare in tavola un arrosto al punto di cottura desiderato o realizzare meringhe perfette e torte sempre soffici. In cucina la fantasia ha bisogno della scienza, e chi impara a dosarle perfettamente è capace di fare delle autentiche magie. **

Alba

Le figure femminili sono protagoniste dei dodici racconti, alcuni dei quali autobiografici, che compongono questa raccolta: madri, ragazze, bambine, donne in carriera, di estrazione diversa ma accomunate dalla volontà di affermare la propria libertà, l’indipendenza dalle convenzioni, il diritto di amare. Spaziando dalla storia di una coppia di rondini, che diventa metafora della violenza di genere e di stato, a quella di Seher, che insieme all’amore trova la morte, passando per la vicenda kafkiana di Nazan e quella struggente di mastro Hamdullah e della bella Rukiye, Selahattin Demirtaş rivela un talento narrativo capace di coniugare ironia, critica sociale e scavo psicologico con una scrittura avvincente e piena di ritmo. Una bambina di cinque anni, un ricordo d’infanzia, una lettera al censore della corrispondenza della prigione in cui è detenuto diventano per lui il prisma attraverso cui scomporre la luce di un’umanità ricca di sentimenti ed emozioni.
Toccanti, divertenti, poetici, questi racconti offrono uno spaccato della vita in Turchia in un momento storico delicatissimo. Non si sa perché il loro autore sia in prigione. Forse perché è troppo sensibile? O perché gli sta a cuore l’umanità?
Alba è un libro importante.