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L’eroe imperfetto

Negli ultimi tempi è in corso una profonda riflessione sulla figura dell’eroe, come ci è stata tramandata dai miti classici e dalla “Poetica” di Aristotele: sulla sua crisi, sulla sua decadenza o esaurimento, sul suo “lato oscuro” e nondimeno sulla sua necessità. Smontare la figura dell’eroe nei suoi aspetti odiosi e deteriori, per riconnotarla, sembra necessario e soprattutto stimolante. Chi è, in fondo, l'”eroe” oggi? Come raccontare di un eroe che però non sia… quell’eroe? Che possa, cioè, essere identificato e ricalato nell’agire sociale quotidiano? Si tratta di riempire quella “sfera d’azione” (anche etica) con gesti sensati, emblematici, fecondi per la comunità. Ma dove trovare le basi per ricostruire l’eroe/eroina? Con quale lanterna farci luce mentre lo/la cerchiamo? Porre queste domande è fondamentale, ed è il campo d’azione di questo volume di Wu Ming 4. L’obiettivo è di verificare se gli elementi classici in base ai quali la storia e la mitologia hanno identificato il profilo dell’eroe abbiano ancora un senso per noi, possano cioè ancora parlare alla nostra ragione, ai nostri sentimenti, anche in relazione alla drammaticità del vivere contemporaneo, che richiede sempre più prese di posizione in prima persona. Una ricerca sul campo, densa di echi letterari, sociali, psicologici, etici, un libro a tutto tondo firmato Wu Ming 4.

Gli eredi di Cthulhu

Questa antologia di 19 racconti, dimostra non solo che gli italiani sanno scrivere horror, ma addirittura di un genere diverso rispetto alla tradizione letteraria classica. Non più, dunque, secondo i canoni del gotico e del romanticismo che si ispirano alla visione storica e religiosa dominante (streghe e diavoli, spettri e vampiri, case infestate e castelli maledetti), ma in base a coordinate nuove che si rifanno alla lezione di H.P. Lovecraft e al nostro background culturale. Quindi, da un lato la ricerca di un orrore Cosmico, la presenza di divinità aliene, l’uomo “trastullo degli dèi”, gli abissi ulteriori che hanno riscontro negli abissi interiori; dall’altro il tentativo di recuperare elementi dimenticati ma non per questo inesistenti della nostra religiosità arcaica, delle credenze popolari, del folklore, deista leggenda, del mito. Il risultato è del tutto inedito e sorprendente: la lezione del Maestro di Providence è compresa, assimilata, reinventata e trapiantata nel nostro ambiente, nella nostra cultura. Ecco dunque Torino e Forlì, Trieste e Perugia, Genova e Messina, la Sardegna e la Toscana, far da sfondo a mostruose irruzioni dell’Altrove Assoluto (per dirla con Pauwels e Bergier), al risveglio di antichissimi esseri, a culti innominabili di cui sono diretti protagonisti o ignari spettatori medici e poliziotti, giornalisti e professori universitari, turisti e albergatori. Una serie di storie appassionanti, sconvolgenti, indimenticabili, che riveleranno al lettore un aspetto fino ad ora inedito della narrativa non-mimetica italiana: che esistono anche nel nostro paese gli “Eredi di Cthulhu”. Vale a dire i personalissimi continuatori di un genere di narrativa horror il cui punto di riferimento è costituito da una alienità totale simboleggiata appunto dalla mostruosa divinità equorea di H.P. Lovecraft.

L’EQUAZIONE DEL GIORNO DEL GIUDIZIO

L’universo abitato dagli uomini, secondo teorie matematiche ben fondate (o comunque approvate da R. A. Lafferty) è un’ellisse cinetica tridimensionale con tre fuochi invece di due, e qui è il suo punto debole. Con i suoi quattro soli e diciassette pianeti, infatti, l’ellisse in questione non è instabile soltanto per via dei precari equilibri e orientamenti umani, ma anche perchè il suddetto terzo fuoco è sempre sul punto di estinguersi. Ora, come è fatale in ogni struttura del genere, l’estinzione del terzo fuoco comporterebbe la distruzione immediata dell’intero sistema; ed è per questo che la cosa, in termini matematici, si chiama l’Equazione del Giorno del Giudizio.

Epitaffio per una spia

Costa Azzurra, 1938. Vittima di un banale scambio di apparecchi fotografici, Josef Vadassy, un timido insegnante di origine ungherese e incerta cittadinanza, è arrestato con l’accusa di spionaggio. In realtà, la polizia francese sa benissimo che Vadassy è innocente, ma sa altrettanto bene che non è in condizione di trattare: quindi, o entro tre giorni scoprirà chi, fra gli ospiti del suo stesso alberghetto, è il vero agente nemico, o si vedrà revocare il permesso di soggiorno. Per imparare lo sdrucciolevole mestiere di spia – e cioè vedere ‘la società dal basso, e con rancore’ – tre giorni possono indubbiamente essere pochissimi, specie se i tuoi compagni di villeggiatura provengono da ogni angolo d’Europa e ai tuoi occhi poco addestrati appaiono, di volta in volta, l’incarnazione dell’innocenza o della perfidia. Ma sono invece quanto basta, a un fuoriclasse come Ambler, per dimostrare a quale perfezione narrativa possa essere elevata quella spy-story che prima di lui veniva giudicata più o meno da chiunque ‘una forma infima di vita letteraria’. ”Epitaffio per una spia” è apparso per la prima volta nel 1938.
(source: Bol.com)

Epistole-Ecloge-Questio de situ et forma aque et terre

Il volume raccoglie e compatta il frutto di anni di ricerche e studi spesi dall’illustre studioso padovano intorno a tre opere cosiddette “minori” di Dante: Epistole, Ecloghe, Questio de aqua et terra, che egli propone di rititolare come: Questio de forma et situ aque et terre. Il curatore ha inteso dare a questa sua fatica un carattere di essenzialità, senza mai mancare di approfondire e innovare. Una Prefazione al volume ne presenta l’architettura e spiega i parametri secondo cui sono organizzati i materiali ora a stampa; specifiche Note introduttive vengono dedicate poi alle singole opere. Vengono quindi i testi, in latino con traduzione italiana a fronte (e per le Ecloghe anche le due di Giovanni del Virgilio, cui Dante risponde). Dei testi latini non sono approntate nuove edizioni critiche: sono invece recuperate le più accreditate edizioni attualmente in circolazione, riviste però dal curatore, che – ove ritiene necessario – si discosta dalla lezione precedente, proponendo (e discutendo nel commento) la propria. Ogni opera è quindi accompagnata da un ampio commento al piede che, senza riuscire sovrabbondante, offre al lettore tutti i conforti per una migliore comprensione e fruizione dei testi. L’edizione è completata dagli indispensabili indici finali.
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Entanglement. Il più grande mistero della fisica

Sembra incredibile che una minima azione su una particella abbia immediatamente effetto sulla particella gemella anche se questa è stata spedita a un universo di distanza. Eppure, questa straordinaria proprietà sembra una caratteristica ineliminabile della teoria della fisica più accreditata e potente di cui oggi disponiamo: la meccanica quantistica. Nota con il termine tecnico di “entanglement”, un intreccio tra particelle, costituisce la sfida maggiore per fisici e filosofi da quando Werner Heisenberg cominciò a scandagliare i misteri dell’infinitamente piccolo.
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L’enigma di Fermat

Nel 1637 il matematico francese Pierre de Fermat scrisse in una breve nota di aver dimostrato che, mentre il quadrato di un numero intero può essere scomposto nella somma dei quadrati di altri due numeri, come si evince dal teorema di Pitagora, ciò non è possibile per il cubo e per tutte le potenze superiori a due. La prova di questa affermazione non venne mai trovata tra le sue carte, e quello che venne definito ”l’ultimo teorema di Fermat” rimase privo di dimostrazioni per secoli. Nel 1993 il professor Andrew Willes dell’università di Princeton, annunciò di aver risolto l’enigma dopo sette anni di lavoro. Il libro di Aczel è la ricostruzione di questa straordinaria ricerca scientifica, fatta di grandi sodalizi, intrighi e tradimenti.
(source: Bol.com)

Elogio del ripetente

Pinuccio non fa i compiti. Mirko gioca col cellulare. Davide rompe le penne. Romoletto scrive “vado ha casa”. Siamo di fronte a vecchi Pinocchi o nuovi somari? Cosa succede nella testa di molti adolescenti di oggi? Perché è così difficile coinvolgerli nelle attività didattiche?
Per rispondere a queste domande non basta analizzare le statistiche dell’abbandono scolastico o interpretare i risultati delle prove di verifica. Bisogna indagare sulle emergenze sociali e culturali del nostro mondo, legate alla rivoluzione digitale, alla crisi della famiglia, alla frantumazione informativa, alla decadenza di principi morali un tempo ritenuti invalicabili.
Eraldo Affinati, da sempre impegnato nel recupero dei ragazzi difficili, racconta con tenerezza non priva di ironia lo splendore e la fragilità dei quindicenni con cui divide l’esistenza quotidiana. Riflette sulla sua esperienza di insegnante scegliendo il punto di vista del ripetente, cioè colui che fallisce, ma proprio per questo può aiutarci a capire cosa non ha funzionato e perché. La valutazione, la nota, i genitori, la questione del voto, le canne, la finzione pedagogica, i programmi, i consigli di classe, le autogestioni, gli alunni non italiani, i dislessici: questi e altri nodi sono affrontati, con appassionata competenza, nella consapevolezza che la sfida educativa contemporanea è un impegno decisivo per uscire da una crisi etica che riguarda tutti. Pagine che si chiudono con l’immagine di una scuola diversa: la Penny Wirton, dove si insegna la lingua italiana ai ragazzi immigrati e proprio i “ripetenti” hanno la possibilità di vedersi con occhi nuovi e liberarsi dalla loro maschera aiutando i coetanei che arrivano da tutto il mondo.
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### Sinossi
Pinuccio non fa i compiti. Mirko gioca col cellulare. Davide rompe le penne. Romoletto scrive “vado ha casa”. Siamo di fronte a vecchi Pinocchi o nuovi somari? Cosa succede nella testa di molti adolescenti di oggi? Perché è così difficile coinvolgerli nelle attività didattiche?
Per rispondere a queste domande non basta analizzare le statistiche dell’abbandono scolastico o interpretare i risultati delle prove di verifica. Bisogna indagare sulle emergenze sociali e culturali del nostro mondo, legate alla rivoluzione digitale, alla crisi della famiglia, alla frantumazione informativa, alla decadenza di principi morali un tempo ritenuti invalicabili.
Eraldo Affinati, da sempre impegnato nel recupero dei ragazzi difficili, racconta con tenerezza non priva di ironia lo splendore e la fragilità dei quindicenni con cui divide l’esistenza quotidiana. Riflette sulla sua esperienza di insegnante scegliendo il punto di vista del ripetente, cioè colui che fallisce, ma proprio per questo può aiutarci a capire cosa non ha funzionato e perché. La valutazione, la nota, i genitori, la questione del voto, le canne, la finzione pedagogica, i programmi, i consigli di classe, le autogestioni, gli alunni non italiani, i dislessici: questi e altri nodi sono affrontati, con appassionata competenza, nella consapevolezza che la sfida educativa contemporanea è un impegno decisivo per uscire da una crisi etica che riguarda tutti. Pagine che si chiudono con l’immagine di una scuola diversa: la Penny Wirton, dove si insegna la lingua italiana ai ragazzi immigrati e proprio i “ripetenti” hanno la possibilità di vedersi con occhi nuovi e liberarsi dalla loro maschera aiutando i coetanei che arrivano da tutto il mondo.

Elementi di pittura

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Dall’incipit del libro: ”Vedestu mai che un cieco insegnasse la via a chi vedea? Apresso noi qui con questi brevissimi ricordi, quali chiamiamo Elementi, assequirai che chi forse per sé non sa designare, e’ mostrerà vera e certa ragione e modo a diventare perfetto designatore, purché tu non fugga aprendere quello che tu iudichi impossibile. Prova prima se ti riesce, e poi iudica e della nostra erudizione e del tuo ingegno quello te ne pare. Provando mi crederai, e credendomi ti deletterai conoscerli tutti. Tu così fà, e amami”. Il testo è disponibile in versione latina e volgare.

Nota: gli e-book editi da E-text in collaborazione con Liber Liber sono tutti privi di DRM; si possono quindi leggere su qualsiasi lettore di e-book, si possono copiare su più dispositivi e, volendo, si possono anche modificare.

Questo e-book aiuta il sito di Liber Liber, una mediateca che rende disponibili gratuitamente migliaia di capolavori della letteratura e della musica.

(source: Bol.com)

L’effetto farfalla

Il quinto caso della Sezione Q Marco ha solo quindici anni ma non ha mai avuto un’infanzia. È cresciuto in una banda di criminali il cui capo, il cinico e violento Zola, lo obbliga a un’esistenza squallida fatta di accattonaggio e piccoli furti. Ma non ha mai accettato quel destino, e un giorno riesce a disertare. Quando s’imbatte in un terrificante segreto che Zola e i suoi sono disposti a tutto pur di mantenere tale, la sua fuga si trasforma in una lotta per la vita. Quello che Marco non sa è che la sua famiglia non è la sola a volerlo morto. Banchieri, diplomatici e alti funzionari statali sono coinvolti in una truffa insanguinata che allunga i suoi tentacoli fino alla giungla dell’Africa centrale, e temono di cadere uno dopo l’altro come tessere di un gioco del domino se lui racconterà quello che ha visto. Neppure Carl Mørck, alla guida della Sezione Q, è disposto a lasciarsi sfuggire il ragazzino dallo sguardo ardente incrociato per caso nelle strade di Copenaghen, e insieme ai suoi assistenti – la fantasiosa Rose e il sempre più misterioso Assad – è deciso a interrompere quella fatale catena di eventi.

Eclissi 2000

La Terra Madre è un’astronave generazionale diretta a Proxima Centauri, il sistema stellare più vicino al sole. Non sfrutta impossibili propulsioni “overdrive” e non viaggia come la luce, nemmeno a una frazione della sua velocità. Occorreranno quindi secoli per arrivare a destinazione e trovare un nuovo mondo. Ma una parte dell’equipaggio della Terra Madre comincia ad avere sospetti, che presto si trasformano in qualcosa di infinitamente peggiore. Sulla Terra Madre si nasconde una terribile minaccia per la vita. Insieme al celebre romanzo Eclissi 2000, il volume contiene anche i racconti “Trentasette centigradi”, “Sheòl” e “Labyrinthus”, tra i più celebri della produzione di Lino Aldani.
Copertina di Franco Brambilla

Eccessi di culture

Sono molti i problemi che sorgono nel momento in cui si intende definire l’identità di un gruppo. È come voler fotografare una classe di bambini che non stanno mai fermi, che si scambiano continuamente di posto, e magari a scattare la foto è un fotografo anch’egli inquieto e continuamente in movimento. Fissare un’identità significa renderla unica, escludere le altre ipotesi: è un’operazione politica che nasce da rapporti di forza. Parole come cultura, identità, etnia, razzismo compaiono con insistenza nei discorsi dei politici, sulle colonne dei giornali, nei dibattiti televisivi, e la sempre maggiore enfasi posta sulle culture e sulle loro presunte radici conduce a una crescente attenzione verso il locale e i localismi, alcuni dei quali vengono poi impugnati e caricati di aspirazioni globali. Molti dei cosiddetti ‘conflitti culturali’ che sembrano caratterizzare la nostra epoca, spesso sotto la patina della cultura celano ben altre spinte, ben altri interessi. Può sembrare paradossale che sia un antropologo a denunciare l’attuale eccesso di attenzione alle culture, alle diversità, alle identità, ma il rischio è che il troppo relativismo si trasformi in una nuova maschera della discriminazione.
(source: Bol.com)