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Filosofia della musica moderna

A distanza di circa cinquant’anni dalla sua prima pubblicazione, la Filosofia della musica moderna di Theodor W. Adorno può a buon diritto essere annoverata tra gli esiti piú alti della riflessione musicologica e filosofica del secondo Novecento. Nell’interpretazione di Adorno le linee di fondo del Novecento musicale (quantomeno della prima metà del secolo) sono rappresentate da due figure contrapposte, Schönberg e Strawinsky, la cui opera, profondamente immersa nella dialettica storica, riflette le ansie, i timori, le contraddizioni e la violenza del tempo. I due compositori, attraverso la musica, rivelano in vario modo la crisi del soggetto, minacciato da forme di dominio che avversano o spengono ogni aspirazione alla libertà. Schönberg dà voce a solitarie istanze individuali che si confrontano con ‘tutta la tenebra e la colpa del mondo’; Strawinsky crea un universo sonoro il cui ‘furore antipsicologico’ è modellato a immagine della totalità che reprime l’aspirazione del singolo a esprimersi in forme autonome. In entrambi i casi, per Adorno, la musica non è solo oggetto di interpretazione filosofica, ma si pone essa stessa come soggetto teoretico dal momento che elabora una articolata visione del mondo, della quale le pagine del volume si propongono come traduzione in termini concettuali. A partire dai microcosmi sonori dei due compositori, dunque, è possibile intraprendere un’analisi (non priva di risvolti etici) degli aspetti piú profondi della contemporaneità. Per questi motivi la Filosofia della musica moderna è qualcosa di piú di un saggio di critica, o di sociologia, o di estetica musicale: è un tentativo – per il quale si possono individuare solo pochissimi precedenti nella storia della cultura – di intendere la musica come strumento di indagine della realtà.

(source: Bol.com)

Filippo

Filippo è una tragedia in versi ispirata al Tiberius di Tacito, ideata nel 1775 da Vittorio Alfieri e pubblicata nel 1783, dopo una lunga serie di travagliate revisioni e ritocchi da parte dell’autore, che ne ridussero la mole da oltre 2000 a meno di 1400 versi.
Il precedente storico era noto: Filippo II di Spagna sposò, dopo la pace di Cateau-Cambrésis del 1559, Elisabetta di Valois (Isabella, nella tragedia), che sarebbe dovuta andare in sposa al figlio Don Carlos. Nel 1568 Filippo fece imprigionare, senza svelarne pubblicamente i motivi, il figlio che, successivamente, morì in prigione: solo più tardi si seppe che, in realtà, Don Carlos aveva tentato di tramare con i rivoltosi delle Fiandre nel corso della guerra degli ottant’anni oltre che tentare il parricidio. Alcune voci vollero attribuire una storia d’amore tra Don Carlos ed Elisabetta di Valois: a queste l’Alfieri attinge per sviluppare l’intreccio drammatico sull’impossibile amore tra i due.

La figlia di Istanbul

Il romanzo narra la vita di un gruppo assai variegato di artisti: il pianista italo spagnolo Peregrini, la giovane cantante Rabia e l’attore di strada Tevfik. I personaggi sono inseriti in una rete fittissima di relazioni familiari e sociali, che vanno dal nonno di Rabia – il severo e avaro imam del quartiere, il primo ad accorgersi delle straordinarie qualità vocali della nipote e a volerle utilizzare per fare di lei una pia cantrice dei versetti del Corano – fino al potente Pascià, buono con i familiari e feroce con i nemici del Sultano, tra i quali un giorno scopre suo figlio Hilmi. Un affascinante affresco in cui personaggi appassionati e intimamente veri vivono le loro vicende sentimentali, politiche e artistiche al tramonto dell’impero ottomano, mentre già si affaccia sul palcoscenico della storia la generazione dei Giovani Turchi.

La figlia della strega

Anche quest’inverno si rinnova con i lettori l’appuntamento della ricca *compilation* inedita che abbiamo inaugurato con successo in tempo di vacanze estive. Questa volta offriamo un romanzo completo, *La figlia della strega* , e una scelta di racconti classici e contemporanei effettuata da quel grande antologista che è Lin Carter. Ci spingeremo, così, negli abissi del passato e della negromanzia, in quella regione che forse non è mai esistita, ma che ognuno coltiva appassionatamente, dove la molla dell’azione è il desiderio. Laggiù, come nei sogni, affiorano in modo colorito e appassionante le cose cui aspiriamo e quelle che temiamo. Ma il lettore di fantasy sa farsi coraggio e non teme di avventurarsi nella Terra Incognita del mistero: dunque, buon viaggio a tutti.
*Supplemento a Urania Fantasy n. 54*

**INDICE**

**LA FIGLIA DELLA STREGA**
The Witch’s Daughter (1991) |
R. A. SALVATORE
**LA DEMONE**
The Demoness (1976) |
TANITH LEE
**LA NOTTE DELL’UNICORNO**
The Night of the Unicorn (1975) |
THOMAS BURNETT SWANN
**AL LUPO! AL LUPO!**
Cry Wolf (1975) |
PAT MCINTOSH
**IN BALIA DEGLI DEI**
Under the Thumbs of the Gods (1974) |
FRITZ LEIBER
**IL GUARDIANO DEL SIGILLO**
The Guardian of the Vault (1976) |
PAUL SPENCER
**LA LAMPADA DI ATLANTIDE**
The Lamp from Atlantis (1975) |
L. SPRAGUE DE CAMP
**XIURHN**
Xiurhn (1975) |
GARY MYERS
**LA CITTA’ ETERNA**
The City in the Jewel (1975) |
LIN CARTER
**LA CITTA’ DELLE OMBRE**
In ‘Ygiroth (1975) |
WALTER C. DEBILL Jr.
**LA PERGAMENA DI MORLOC**
The Scroll of Morloc (1975) |
CLARK ASHTON SMITH
**A CIASCUNO IL SUO**
Payment in Kind (1975) |
C. A. CADOR
**MILORD SIR SMIHT, MAGO INGLESE**
Milord Sir Smiht, the English Wizard (1975) |
AVRAM DAVIDSON

La figlia della fortuna

“Tutti nascono con qualche talento speciale ed Eliza Sommers scoprì presto di averne due”
Cile, 1832: Eliza viene abbandonata ancora neonata sulla soglia di casa dei fratelli inglesi Jeremy, John e Rose Sommers, che si sono trasferiti a Valparaíso. L’eccentrica Rose insiste perché la piccola cilena venga adottata ed entri a far parte della famiglia. Eliza vive tra due mondi: le viene impartita un’educazione rigidamente anglosassone, nella speranza di un futuro sereno coronato da un buon matrimonio, e al contempo le vengono fatte conoscere dalla cuoca di casa, Mama Freisa, la vitalità, la magia e la carnalità del suo popolo. Si innamora perdutamente di un giovane idealista che lavora per Jeremy, Joaquín Andieta, il quale però nel 1849, alla notizia che in California sono stati scoperti favolosi giacimenti d’oro, decide di salpare in cerca di fortuna. Eliza si mette sulle sue tracce e, assieme al medico cinese Tao Chi’en, si imbarca alla volta di San Francisco. Passa così da un’America all’altra, dove andrà alla ricerca dell’amato, tra dolore, sofferenza, speranza, fra avventurieri e banditi assetati di giustizia, sfidando sogni e sentimenti. La figlia della fortuna è la storia di molte passioni, amorose e politiche, per la terra, il mare, l’oro, per la libertà e la gioia d’esistere.
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### Sinossi
“Tutti nascono con qualche talento speciale ed Eliza Sommers scoprì presto di averne due”
Cile, 1832: Eliza viene abbandonata ancora neonata sulla soglia di casa dei fratelli inglesi Jeremy, John e Rose Sommers, che si sono trasferiti a Valparaíso. L’eccentrica Rose insiste perché la piccola cilena venga adottata ed entri a far parte della famiglia. Eliza vive tra due mondi: le viene impartita un’educazione rigidamente anglosassone, nella speranza di un futuro sereno coronato da un buon matrimonio, e al contempo le vengono fatte conoscere dalla cuoca di casa, Mama Freisa, la vitalità, la magia e la carnalità del suo popolo. Si innamora perdutamente di un giovane idealista che lavora per Jeremy, Joaquín Andieta, il quale però nel 1849, alla notizia che in California sono stati scoperti favolosi giacimenti d’oro, decide di salpare in cerca di fortuna. Eliza si mette sulle sue tracce e, assieme al medico cinese Tao Chi’en, si imbarca alla volta di San Francisco. Passa così da un’America all’altra, dove andrà alla ricerca dell’amato, tra dolore, sofferenza, speranza, fra avventurieri e banditi assetati di giustizia, sfidando sogni e sentimenti. La figlia della fortuna è la storia di molte passioni, amorose e politiche, per la terra, il mare, l’oro, per la libertà e la gioia d’esistere.

Figli di sangue e ossa

Un tempo i maji, dalla pelle d’ebano e i capelli candidi, erano una stirpe venerata nelle lussureggianti terre di Orisha. Ma non appena il loro legame con gli dei si spezzò e la magia scomparve, lo spietato re Saran ne approfittò per trucidarli. Zélie, che non dimentica la notte in cui vide le guardie di palazzo impiccare sua madre a un albero del giardino, ora sente giunto il momento di rivendicare l’eredità degli antenati. Al suo fianco c’è il fratello Tzain, pronto a tutto pur di proteggerla, e quando la loro strada incrocia quella dei figli del re si produce una strana alchimia tra loro. Ha inizio così un viaggio epico per cercare di riconquistare la magia, traverso una terra stupefacente e pericolosa, dove si aggirano le leopardere delle nevi e dove gli spiriti vendicatori sono in agguato nell’acqua. Un’esperienza umana che non risparmia nessuno, in un turbine di amore e tradimento, violenza e coraggio. Nella speranza di ridare voce a un popolo che era stato messo a tacere. Età di lettura: da 12 anni.

Fidanzata con un libertino

Bruxelles/Londra, 1815 – Lo scontro decisivo con l’armée di Napoleone è ormai prossimo e Bruxelles è affollata di diplomatici e ufficiali della coalizione che aspettano il giorno fatidico. Per Julia, giovane di ottima famiglia e scarsi mezzi, a caccia di un marito, è la situazione ideale per trovare un’adeguata sistemazione. Ma pur sognando di sposare un uomo rispettabile e agiato, la giovane è irresistibilmente attratta da un noto libertino, l’affascinante maggiore Hal Carlow. E quando lui non ritorna da Waterloo, Julia decide di affrontare gli orrori del campo di battaglia per cercarlo. Chiedendosi se il proprio amore basterà a salvarlo.

La Fiamma della Vita

La vita tranquilla di tre ragazzi quindicenni viene sconvolta da una serie di fatti misteriosi. L’incontro con un singolare professore di teologali mette a conoscenza dell’incredibile ragione di quanto sta accadendo: uno di loro è un angelo e non lo sa. Soprattutto, non sa di custodire segretamente nel cuore “la Fiamma della Vita”, una delle due entità fondamentali che consentono di governare l’universo. Ma quale dei tre ragazzi è l’angelo? Qual è la sua storia? E quale sarà il suo destino? Mentre si rendono conto che quella che si è scatenata intorno a loro è una vera e propria caccia, vengono rapiti da due strane creature che li conducono in un mondo a parte, situato in un’altra dimensione: quella di Sefira, la meravigliosa valle dove vivono gli angeli. A Sefira, i ragazzi avranno finalmente modo di scoprire chi di loro custodisce la Fiamma della Vita. Conosceranno quindi il mondo degli angeli e saranno coinvolti nell’incredibile e misteriosa storia di Unika, l’affascinante angelo guerriero sacrificatosi per il bene dell’umanità. In un avvincente susseguirsi di coli di scena, vivranno un’esaltante avventura che si concluderà con l’Adlivun, l’epica battaglia tra il Bene e il Male dall’esito incerto e dal finale imprevedibile.

La fiaccola dell’Onore

L’attacco contro New Finland, un remoto avamposto della Lega dei Pianeti, è solo il primo atto della guerra fra i terrestri ed i misteriosi Guardiani, umanoidi dalle origini sconosciute. Il compito di indagare sull’attacco a New Finland è affidato al terrestre Terrance Larson e a sua moglie, il tenente Marie Cooper. I due scoprono che i Guardiani si sono alleati con una razza aliena che apparentemente fa il loro gioco, ma in realtà persegue tutt’altri obiettivi…

La festa del ritorno

Un padre e un figlio. Il primo racconta la sua vita di emigrante, sospesa tra partenze e ritorni, tra Francia e paese. Il secondo ricorda il suo spaesamento e la sua rabbia nei periodi senza il padre, ma anche l’incanto dell’infanzia, immersa in un paesaggio vivido, esuberante. Davanti a loro, un grande fuoco acceso sul sagrato, la notte di Natale.
Tutti e due hanno un segreto da nascondere, un segreto legato all’amore della figlia maggiore per un uomo misterioso. Un enigma che si svela poco a poco, fino all’inattesa conclusione.
Ambientato in un paese arbëresh della Calabria, *La festa del ritorno* è insieme romanzo di formazione, storia d’amore, atto di denuncia verso le condizioni di vita che spingono tanta gente del Sud a cercare fortuna emigrando.
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### Recensione
**Inseguendo il cuore antico di Calabria**
*Sergio Pent*, Tuttolibri – La Stampa
**Carmine Abate** è uno di quei rari scrittori che, con volontà quasi anacronistica in tempi di romanzi che “fiutano” l’onda della moda, ancora perseguono una linea ben definita di qualità letteraria, tra impegno rievocativo e recupero delle tradizioni: una sorta di Carlin Petrini della nostra narrativa, se sostituiamo lo “slow food” col passo lento del racconto che prende per mano il lettore e lo guida su un percorso minimo ma preciso, appartato.
Le tradizioni evocate da **Abate** si radicano nel territorio di una Calabria in cui le minoranze “arberesh” cercano di sopravvivere sfidando i tempi nuovi con la voce della leggenda, si nutrono di coralità popolari per non spezzare il ritmo di unioni secolari destinate a smarrirsi nell’omologazione del tessuto sociale. Senza timore di presentarsi come scrittore “datato”, **Abate** segue dunque una linea narrativa che – pur sfiorando il presente – si cala volentieri nel terreno fertile del passato, in un tempo dove gli uomini riuscivano ancora a percorrere le loro stagioni – tra fatiche ed esilio – senza dimenticare mai di essere espressioni individuali uniche di una storia unica. Vengono in mente nomi come quello ormai troppo accantonato di Saverio Strati, ma anche i “terroni” della Fontamara di Silone, le geografie grezze e rocciose di confine del primo Tomizza, la Sardegna elegiaca di Dessì, le boscaglie impervie e fascinose della Lucchesia mitizzata da Vincenzo Pardini.
**Carmine Abate** celebra il suo mondo attraverso storie semplici, familiari, che recuperano nel ricordo la memoria stessa di un popolo, la cantano in coro per diffonderne e concretizzarne l’esistenza, la circondano di attenzioni come accade alle specie – umane, animali, vegetali – in via di estinzione.
Nel precedente *Tra due mari*, l’autore aveva tentato la carta del romanzo picaresco, ricavandone un’elegia commossa e ricca di pagine memorabili. In questo breve, limpido *La festa del ritorno*, in gara per il SuperCampiello, si ha l’impressione che **Abate** scriva inconsciamente per lasciare tracce di sé e del suo mondo nelle antologie scolastiche: descrizioni intense e precise, quasi fotografiche, dove la cucina, il paesaggio, i riti delle feste assumono una posa involontariamente assoluta, e perciò naturale, vera. Sono pagine dettate tra memoria e cuore, quelle che percorriamo, in una Calabria remota dalla quale i padri partivano per cercare lavoro all’estero e tornavano a casa per Natale, portando doni e nostalgia, aneddoti da godere intorno alla fiamma del camino, fino alla prossima partenza. La festa del ritorno questa volta è quella definitiva, e il protagonista tredicenne sorseggia la sua prima birra accanto al padre, seguendo le tracce del ricordo tra le volute di fumo del fuoco di legna, finalmente al sicuro. Da questa sicurezza nasce la storia lieve e faticosa della famiglia: i giochi con gli amici, le corse con Spertina – il cane ferito dal cinghiale – le rabbie irrisolte di Elisa, la sorella maggiore nata dal primo matrimonio del padre, rimasto vedovo con una bimba di due anni. E’ la forza dell’amore a prevalere, in questo percorso dove le attese dei ritorni sono compensate dal contatto con un paesaggio vivo e luminoso, reso dall’autore in tutte le sue febbrili mutazioni stagionali. Ma il percorso è anche crescita, presa di coscienza di un confronto col mondo in cui rischia di perdersi Elisa, amante di un uomo sposato, volontà di cambiare il corso di un destino avaro di carezze e di regali.
Il mondo ricreato da **Abate** conserva tutte le suggestioni di un’epoca vista dalle finestre di un habitat marginale, in cui il senso della vita cresce e si sviluppa nel breve tragitto d’affetti di una famiglia semplice e straordinaria. E il piccolo Marco può seguire in pace i riti del Natale, accanto a un padre che ha finalmente gettato lontano la sua valigia di finta pelle da emigrante. Ancora non sa che la prossima partenza, in un futuro neanche troppo lontano, sarà la sua.
### Sinossi
Un padre e un figlio. Il primo racconta la sua vita di emigrante, sospesa tra partenze e ritorni, tra Francia e paese. Il secondo ricorda il suo spaesamento e la sua rabbia nei periodi senza il padre, ma anche l’incanto dell’infanzia, immersa in un paesaggio vivido, esuberante. Davanti a loro, un grande fuoco acceso sul sagrato, la notte di Natale.
Tutti e due hanno un segreto da nascondere, un segreto legato all’amore della figlia maggiore per un uomo misterioso. Un enigma che si svela poco a poco, fino all’inattesa conclusione.
Ambientato in un paese arbëresh della Calabria, *La festa del ritorno* è insieme romanzo di formazione, storia d’amore, atto di denuncia verso le condizioni di vita che spingono tanta gente del Sud a cercare fortuna emigrando.

Ferrovia

Ivan e una Brescia che sembra troppo stretta per lui. Ivan e Anna. Poi Ivan e Bologna. Ivan e, soprattutto, un viaggio, non solo metaforico, di iniziazione e di ricerca di se stesso, in uno spaccato splendido e ricco di particolari, scritto con uno stile gradevole ed azzeccato.

La Femme Disparue

La femme disparue by J.-H.Rosny Aine
Résumé
Une femme faisant en forêt une promenade en voiture est attaquée par des bandits : le cocher est tué, et la femme se sauve haletante, suivie de près par les assassins. Voilà ce que l’on sait. Mais est-elle devenue leur proie ? Pour le savoir il faut lire le livre, et l’on s’aperçoit que les grands découvreurs de la vérité, ne sont ni le détective, ni le juge d’instruction, plutôt ridiculisé, mais une jeune fille, filleule de la disparue, des spécialistes de la forêt et deux chiens d’une intelligence supérieure !
J.-H. Rosny aîné, pseudonyme de Joseph Henri Honoré Boex, né le 17 février 1856 à Bruxelles et mort le 15 février 1940 à Paris, est un des grands fondateurs de la science-fiction moderne.
Biographie
Après une enfance passée à Bruxelles, il suivit des études scientifiques touchant autant aux mathématiques qu’à la physique-chimie et aux sciences-naturelles. Il partit pour Londres en 1874, où il se maria. En novembre 1883, il s’installa à Paris. Il publie, seul, son premier roman en 1886 : Nell Horn de l’armée du Salut. En 1887, il commença alors d’écrire et de publier, avec son frère, sous le pseudonyme de J.-H. Rosny. Pour Pierre Versins, et pour ce qui est des romans et nouvelles de science-fiction, Il est indéniable que la part de l’aîné fut prépondérante. Son style et sa thématique sont assez reconnaissable. Un sentiment partagé par Michel Desbruyères pour qui le talent n’était pas tout à fait également partagé entre [les deux frères…]. C’était manifestement Joseph-Henri […] qui se trouvait être le véritable créateur. Son premier ouvrage, Nell Horn de l’armée du Salut (1886), est influencé par le naturalisme. Il fut l’un des signataires du fameux Manifeste des cinq, critiquant Émile Zola. En 1887, il fit paraître Les Xipéhuz, dont l’action se déroule dans une lointaine préhistoire et voit se rencontrer humains et intelligence non-organique (certains commentateurs récents parlent d’extraterrestres, mais rien dans la nouvelle ne permet de prétendre que cette vie minéralo-électrique provient d’ailleurs que de la Terre). Rosny partagera d’ailleurs son œuvre fantastique entre récits de science-fiction (dont le terme n’existe pas encore) et récits préhistoriques, comme Vamireh (1892, écrit avec son frère et considéré comme le premier véritable roman préhistorique) et surtout La Guerre du feu (1909). C’est en 1897, que J.-H. Rosny est nommé chevalier de la légion d’Honneur.
Ses œuvres de science-fiction les plus connues comprennent Le Cataclysme (1888, repris en 1896), Un Autre Monde (1895), La Mort de la Terre (1910), La Force mystérieuse (1913), Les Navigateurs de l’infini (1925). Il reçut la Légion d’honneur en 1897. En 1908, les frères Rosny cessèrent de publier conjointement : Joseph-Henri signa dès lors J.-H. Rosny aîné , et Séraphin-Justin J.-H. Rosny jeune .

La felicità dell’attesa

‘Il primo a partire fu Carmine Leto, il nonno paterno di cui porto il nome.’ Comincia così la nuova saga di Carmine Abate che abbraccia quattro generazioni della famiglia Leto, più di un secolo di storie e tre continenti. Come La collina del vento era la storia di una famiglia che rimane e resiste, così La felicità dell’attesa racconta i destini – più che mai attuali – di quanti lasciarono le sponde del Mediterraneo per cercare fortuna altrove, approdando nella ”Merica Bona”: una terra dura eppure favolosa, di polvere e grattacieli, sfide e trionfi.
È qui, negli States, che un ragazzo partito nel 1903 dal paese arbëresh di Carfizzi, la mitica Hora di Abate, può diventare un campione di bowling noto in tutto il mondo: Andy ”The Greek” Varipapa. Proprio lui è il mentore di Jon Leto, l’uomo che parte tre volte: per vendetta, per amore e per lavoro. A Los Angeles, grazie a Andy, Jon incontrerà una giovane donna circonfusa di un fascino magnetico, come il neo ammaliatore sulla sua guancia sinistra: Norma Jeane, non ancora nota con il nome che la renderà un mito…
Carmine Abate dà vita a una grandiosa epopea tra l’Italia e il ”mondo grande”, che ancora una volta scava nella nostra memoria collettiva e ci racconta di uomini e donne coraggiosi: dal capostipite Carmine Leto, con la sua moglie americana, al figlio Jon e al nipote Carmine, il narratore della storia, che segue le tracce segrete del proprio padre; dal duro lavoro nelle miniere del Meridione alle speranze di riscatto nella ”terra promessa” oltreoceano; dalle straordinarie donne del passato a quelle di oggi, come Lina Leto, irrequieta e ribelle, e la figlia Lucy, che ai giorni nostri torna inaspettatamente al paese per riscoprire le proprie radici.
Sostenuta da una lingua ricca, fedele all’impasto pieno di sapore che da sempre caratterizza la prosa di Abate, e insieme scandita da un ritmo incalzante, cinematografico, sulle pagine prende forma un’indagine narrativa corale che ha il passo serrato di un giallo – e infatti ruota intorno al mistero di una morte da vendicare – ma che è soprattutto un appassionato apologo sulle partenze e i ritorni, sugli strappi e i sotterranei legami tra le generazioni, sui tempi della vita e sull’amore che può sopravvivere alla morte.
(source: Bol.com)

Fatto e bene!: Come vivere organizzati e contenti (Varia. Economia)

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In questo nuovo libro, completamento ideale di Detto, fatto! “il testo di self-help professionale più importante del decennio” secondo la prestigiosa rivista Time, David Allen estende il suo metodo all’intero spettro della vita personale e lavorativa, e ci regala una preziosa road map per aiutarci a capire dove ci troviamo e indicarci la strada verso la meta. Dopo avere riorganizzato le nostre attività di tutti i giorni, in Fatto e bene! ci insegna a pensare e agire in prospettiva. Il processo in cinque fasi qui illustrato (sgomberare la mente, esaminare lo stato delle cose, attenuare la pressione sulla nostra psiche, riflettere e agire) ci permette di assumere il controllo della situazione, tenendo alla larga ansia e stress. Qualunque sia l’incombenza che dobbiamo affrontare – scrivere un’e-mail urgente, organizzare una vacanza con la famiglia, prendere decisioni importanti riguardo al futuro -, fare le cose, e farle bene, significa, in buona sostanza, organizzarsi e partire.
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### Sinossi
In questo nuovo libro, completamento ideale di Detto, fatto! “il testo di self-help professionale più importante del decennio” secondo la prestigiosa rivista Time, David Allen estende il suo metodo all’intero spettro della vita personale e lavorativa, e ci regala una preziosa road map per aiutarci a capire dove ci troviamo e indicarci la strada verso la meta. Dopo avere riorganizzato le nostre attività di tutti i giorni, in Fatto e bene! ci insegna a pensare e agire in prospettiva. Il processo in cinque fasi qui illustrato (sgomberare la mente, esaminare lo stato delle cose, attenuare la pressione sulla nostra psiche, riflettere e agire) ci permette di assumere il controllo della situazione, tenendo alla larga ansia e stress. Qualunque sia l’incombenza che dobbiamo affrontare – scrivere un’e-mail urgente, organizzare una vacanza con la famiglia, prendere decisioni importanti riguardo al futuro -, fare le cose, e farle bene, significa, in buona sostanza, organizzarsi e partire.