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Un pappagallo volò sull’IJssel

Lungo le placide sponde del fiume IJssel, quattro paesini dell’Olanda profonda si ritrovano ad accogliere un gruppo di rifugiati. Provenienti da diversi angoli del Medioriente ma uniti dalla comune cultura islamica, sono i primi stranieri ad arrivare negli anni ’80 in questi centri di rigorosa tradizione protestante, incontrando la spontanea solidarietà dei locali e un nuovo mondo che li obbliga a interrogarsi sulla propria identità. Dall’affascinante Memed, che allaccia una difficile relazione con un’olandese, all’interprete Lina, che si adopera per l’integrazione fino a essere eletta in Parlamento, a Khalid, discendente da una famiglia di miniatori del Corano, che si fa strada come restauratore museale e «pittore di gay». Dai fieri «dodici anziani» che tengono vive le antiche radici, alla ribelle Pari, che lascia il marito, studia l’olandese e comincia a scrivere per un giornale, pagando a caro prezzo la propria emancipazione. Ma le nuove ondate di profughi e populismi, l’11 settembre e l’omicidio di Theo van Gogh rompono i loro precari equilibri. In un imponente romanzo corale Kader Abdolah racconta dall’interno, con gli occhi degli immigrati, l’Olanda della proverbiale tolleranza che degenera in contrapposti radicalismi. E trasportando nell’Europa di oggi la poesia delle fiabe persiane, affida al pappagallo di una vecchia guaritrice olandese il ruolo di testimone delle umane vicende e mediatore, attraverso la letteratura, tra Oriente e Occidente. Mentre la Storia scorre inarrestabile come il fiume IJssel, a cui i profughi, per antica usanza, continuano a confidare sogni, dolori e paure, attendendo speranzosi una risposta.

Il pappagallo balbuziente

Buongiorno ragazzi. Ho deciso di affidare un altro caso ai Tre Investigatori. La faccenda è piuttosto banale: Fentriss, un vecchio attore mio amico, lamenta la sparizione del suo pappagallo e vuole ritrovarlo a tutti i costi. Per conto mio se è trattato di un colpo di fortuna, visto che l’animale non solo recitava l’Amleto, ma anche lo recitava balbettando: ma il mio amico si è intestardito. Così ho passato il caso a Jupiter Jones, Pete Crenshaw e Bob Andrews e li ho inviati a casa di Fentriss. Potranno subito in questo modo constatare di persona come aumenta l’eloquenza umana quando qualcuno parla valendosi di due bocche, la sua e quella di una pistola calibro 38. Alfred Hitchcock.

PanDemonio

Il Monte Athos è l’icona vivente – meravigliosa e paradossale, provocatoria e anacronistica – del glorioso passato di Bisanzio, scampata per incanto all’ingiuria dei secoli.A sconvolgerne il millenario equilibrio, scatenando un vero e proprio “PanDemonio” – nell’omonimo, coinvolgente romanzo di Kostas Akrivos – è il misterioso ritrovamento del cadavere di una giovane donna, scoperto dai monaci terrorizzati proprio nella cella di un monastero dell’Athos (luogo in cui da oltre un millennio è vietato l’accesso alle donne).La morte è il risultato di uno scandalo sessuale? O è dovuta a un complotto contro la Grecia? C’è lo zampino di Satana? O la vera causa è qualcosa di ancora più spaventoso?Un romanzo intenso, come la vita. Pur avendo le apparenze di un giallo, non lo diventa mai veramente. Ma, come talora succede, va oltre le nostre fantasie.
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### Sinossi
Il Monte Athos è l’icona vivente – meravigliosa e paradossale, provocatoria e anacronistica – del glorioso passato di Bisanzio, scampata per incanto all’ingiuria dei secoli.A sconvolgerne il millenario equilibrio, scatenando un vero e proprio “PanDemonio” – nell’omonimo, coinvolgente romanzo di Kostas Akrivos – è il misterioso ritrovamento del cadavere di una giovane donna, scoperto dai monaci terrorizzati proprio nella cella di un monastero dell’Athos (luogo in cui da oltre un millennio è vietato l’accesso alle donne).La morte è il risultato di uno scandalo sessuale? O è dovuta a un complotto contro la Grecia? C’è lo zampino di Satana? O la vera causa è qualcosa di ancora più spaventoso?Un romanzo intenso, come la vita. Pur avendo le apparenze di un giallo, non lo diventa mai veramente. Ma, come talora succede, va oltre le nostre fantasie.

Il Paese del Carnevale

Fra l’azzurro del cielo e il verde del mare scivola la nave verde-gialla (ha i colori nazionali!) che riporta in Brasile Paulo Rigger. Giovane, ricco, pieno di baldanza, ha alle spalle l’Europa, i caffè parigini, le battute intelligenti: tutti i vizi e le virtù dei nostri intellettuali. Davanti c’è un Brasile che samba e che canta, che affoga tra miseria, corruzione e rivoluzione, e aspetta sempre fiducioso di diventare «il primo paese del mondo». Appassionato, autobiografico, di una grazia acerba che incanta, questo Paese del Carnevale è stato scritto da Jorge Amado all’incredibile età di 19 anni, nel 1931, e ha reso famoso il nome del suo autore in Brasile e nel mondo.

Paesaggio con incendio

Dietro le sembianze di una sonnolenta località di villeggiatura dell’Appennino, il paese di Castagneto nasconde un enigma collettivo fatto di insanabili rivalità, odi non saziati, antichi amori mai sopiti, nuove e disperate passioni e cocenti solitudini.Vittorio, uno storico quarantenne impegnato in una ricerca sui campi di battaglia della Linea Gotica, vi giunge per due settimane di vacanza con la famiglia, ancora oppresso da un lutto recente che rischia di trasformarsi in una cupa ossessione di morte; Carla, sua moglie, nutre invece il bruciante desiderio di una seconda maternità. Durante il trascorrere delle due settimane, la coppia senza quasi rendersene conto si troverà coinvolta nei conflitti in corso dietro la rassicurante facciata del paese: un vortice in cui Vittorio e Carla rischieranno di precipitare irrimediabilmente, finché una repentina esplosione di violenza degna di una tragedia elisabettiana non verrà a tracciare il confine tra i perduti e i salvati. Un romanzo che ha il respiro e la lingua di un piccolo classico e il cuore duro di un thriller, in cui il lettore viene risucchiato pagina dopo pagina.

(source: Bol.com)

I padroni della terra. São Jorge dos Ilhéus

Scritto nel 1944, il romanzo (già pubblicato presso Bompiani con il titolo “Frutti d’oro”) è la continuazione di “Terre del finimondo” (1942) e ci riporta allo stesso clima etnico e fantastico delle terre situate a sud di Bahia. Il primo romanzo racconta le guerre intestine tra i latifondisti che fanno abbattere larghi tratti di foresta per sfruttare la terra fertile su cui piantare quel frutto dorato che produce più utili di qualsiasi altra coltivazione. La regione diventa così un miraggio per tanti diseredati. Questo secondo romanzo riprende l’argomento e racconta la lotta spietata degli esportatori di cacao contro i latifondisti per spogliarli delle piantagioni che producono quei frutti gialli.
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P.S. I love you

Holly e Gerry: belli, giovani, innamorati, felici. Quando Gerry muore all’improvviso, per Holly nulla sembra avere più senso: vedova a ventinove anni, si sente sola e sperduta. Ma Gerry, poco prima di andarsene per sempre, le aveva promesso che non l’avrebbe abbandonata. Un giorno Holly riceve una lettera proprio da lui, con un messaggio che la esorta a ritrovare la voglia di vivere e, soprattutto, con un dolcissimo “P.S. I love you” che spinge Holly, fra un pianto e un sorriso, ad aprirsi al domani. E così Holly si ritrova, quasi senza accorgersene, a vivere di nuovo. Un romanzo commovente e delicato che ha fatto emozionare milioni di lettori nel mondo.
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### Descrizione
Holly e Gerry sono una di quelle coppie giovani e belle che vivono in simbiosi. Quando, all’improvviso, Gerry muore, Holly è devastata: vedova a soli ventinove anni, ha l’impressione che la sua vita non abbia più senso. È anche arrabbiata, si sente tradita, lui – suo marito, amante, miglior amico, la sua roccia – aveva promesso di non lasciarla mai, come può farcela da sola, ora? Ma Gerry non ha dimenticato, e trova il modo di farle avere una lettera ogni mese, con un messaggio per ritrovare la voglia di vivere e, soprattutto, con un dolcissimo P.S. I love you che spinge Holly, fra un pianto e un sorriso, ad aprirsi al domani. Perché la vita è fatta per essere vissuta, sempre.
### Sinossi
Holly e Gerry: belli, giovani, innamorati, felici. Quando Gerry muore all’improvviso, per Holly nulla sembra avere più senso: vedova a ventinove anni, si sente sola e sperduta. Ma Gerry, poco prima di andarsene per sempre, le aveva promesso che non l’avrebbe abbandonata. Un giorno Holly riceve una lettera proprio da lui, con un messaggio che la esorta a ritrovare la voglia di vivere e, soprattutto, con un dolcissimo “P.S. I love you” che spinge Holly, fra un pianto e un sorriso, ad aprirsi al domani. E così Holly si ritrova, quasi senza accorgersene, a vivere di nuovo. Un romanzo commovente e delicato che ha fatto emozionare milioni di lettori nel mondo.

L’ottimismo

Questi brevi scritti hanno un filo conduttore, una ispirazione comune: la fiducia nell’essere umano, nella sua capacità di capire e di fare. Per carità, essi non trattano di ciò che va bene. Descrivono le forme sbagliate di esistenza e di organizzazione, che producono inefficienza e infelicità. Però questa riflessione critica ci fa anche capire come agire diversamente. Quasi tutti i problemi si possono risolvere con un atteggiamento positivo, accettando la sfida, il rischio, con animo generoso. Con l’entusiasmo del fare, con ottimismo. Ottimismo è la fiducia o la speranza che esista in noi la capacità di superarci, di migliorare. La capacità di fare quel passo infinitesimo, quel di più, che dà un senso alla evoluzione, alla storia, alla vita.Francesco Alberon
(source: Bol.com)

Ottavia

Ottavia è una tragedia di Vittorio Alfieri, pubblicata per la prima volta nel 1783, ispirata alla tragedia di Seneca Octavia, generalmente considerata spuria. Ideata il 18 agosto 1779, stesa in prosa dal 5 al 13 luglio del 1780, venne versificata due volte. La prima edizione tra il 23 dicembre 1780 ed il 15 marzo 1781, la seconda volta tra il 27 marzo al 6 maggio 1782. Venne pubblicata a Siena per la prima volta nel 1783 ed in seguito a Parigi nel 1788.
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L’oscuro mosaico

Possibile che Rubino fosse riuscito a organizzare la sua fuga nel giro di poche ore? Non credeva fosse dotato di un tale senso pratico.
«Bene» disse.
«Capisci anche tu che non hai scelta.»
Non voleva pensare al giorno prima. Alla faccia minacciosa del barone. Alle frustate. A Mirta di Torrechiara.
Cercò di allontanare quei pensieri. Di spingerli indietro.
Voleva andarsene. Voleva ricominciare di nuovo. Si sentiva pieno di uno strano fervore. Quante vite avrebbe avuto? Quante volte avrebbe voltato pagina? Adesso si sentiva forte, ma non abbastanza. Crudele, ma non abbastanza. La sua nuova vita lo avrebbe reso più forte e più crudele. Non era vero che non aveva un cuore. Lo aveva, nero inchiostro. Come gli dicevano quando era bambino.
Livio ha il cuore nero. Livio ha il cuore nero. Quante volte la vita concede di ripartire e di annullare il passato? Aveva di nuovo questa possibilità. Forse la fortuna non gli era del tutto nemica.
Il vuoto del suo futuro non lo spaventava, avrebbe colmato quel vuoto. Voleva imparare a non temere nessuno.
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Orti di guerra

Con quest’opera, Albinati ha esteso agli argomenti più diversi (dalla politica al calcio, dalla musica alla scuola) un formato letterario ridotto e sorprendente: dieci o venti righe di scrittura che servono a raccogliere i frammenti di un’epoca (quella attuale). Canzoni, notizie di giornale, visioni tv e pagine di classici, massime filosofiche, qui riunite in un almanacco che ogni lettore può consultare come preferisce. Libro di enigmi e indovinelli, baule da cui tirar fuori fotografie e oggetti dimenticati, montaggio delle attrazioni dove scene quasi comiche si alternano a immagini allucinanti, “Orti di guerra” propone un modo di fare letteratura con materiali tratti dal vero. Riletti a distanza, molti di questi pezzi colpiscono per la loro forza profetica come se tutto quello che doveva succedere a partire dall’11 settembre fosse già contenuto nel decennio precedente, e Albinati, con le sue brevi prose, ci a una vera e propria economia di guerra, dove tutte le risorse intellettuali ed emotive devono essere quotidiane; dove si impara a cogliere bellezza, umorismo, poesia e intelligenza anche nei luoghi più impensati. Il CD allegato contiene le letture di Albinati e le musiche di Fabrizio De Rossi Re.

Oreste

Questo ebook è un testo di pubblico dominio. Potete trovare il testo liberamente sul web. La presente edizione è stata realizzata per Amazon da Simplicissimus Book Farm per la distribuzione gratuita attraverso Kindle.
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### Sinossi
Questo ebook è un testo di pubblico dominio. Potete trovare il testo liberamente sul web. La presente edizione è stata realizzata per Amazon da Simplicissimus Book Farm per la distribuzione gratuita attraverso Kindle.
### Dalla quarta di copertina
Libro di testo in versione cartacea

L’ora di ottanta minuti

Una folle avventura nello spazio-tempo. L’ora di ottanta minuti è l’ultimo sconvolgente provvedimento annunciato dal computer Complex, il grande fratello informatico che governa la Terra dopo la Terza Guerra Mondiale. Ma neanche questa misura riesce a impedire l’inevitabile rottura dello spazio-tempo: in molte zone del pianeta si registrano incredibili balzi indietro di migliaia di anni. Che ne sarà della razza umana?

Opus Dei: Archeologia dell’ufficio. Homo sacer, II, 5

Opus Dei, «opera di Dio», è la definizione della liturgia secondo la dottrina della Chiesa cattolica. Riguarda l’esercizio del ministero sacerdotale, quanto di più separato, sembrerebbe, dalla prassi che governa le altre sfere della vita. Ma si tratta di una separatezza solo apparente, che racchiude un arcano. È lì che si mette al lavoro l’inchiesta archeologica di Giorgio Agamben, un modo di fare filosofia che come nessun altro sa portare alla luce, nei concetti più comuni, impronte nascoste, rivelatrici di filiazioni insospettate. Andare al cuore del «mistero del ministero» significa allora scoprire, ripercorrendo un’elaborazione teologica che risale al cristianesimo primitivo, il rilievo immenso dell’officium – il termine latino per «liturgia» – nella concezione stessa della modernità in Occidente. Idea dell’essere, etica, politica ed economia non hanno altro paradigma se non nell’ufficio. Dal funzionario al militante, l’azione umana si è esemplata sul modello dell’operare del sacerdote, all’interno del quale ciò che l’uomo è si risolve in ciò che l’uomo deve fare. Una strategia onnipervasiva di cui il pensiero sismografico di Agamben registra i primi cedimenti.
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### Sinossi
Opus Dei, «opera di Dio», è la definizione della liturgia secondo la dottrina della Chiesa cattolica. Riguarda l’esercizio del ministero sacerdotale, quanto di più separato, sembrerebbe, dalla prassi che governa le altre sfere della vita. Ma si tratta di una separatezza solo apparente, che racchiude un arcano. È lì che si mette al lavoro l’inchiesta archeologica di Giorgio Agamben, un modo di fare filosofia che come nessun altro sa portare alla luce, nei concetti più comuni, impronte nascoste, rivelatrici di filiazioni insospettate. Andare al cuore del «mistero del ministero» significa allora scoprire, ripercorrendo un’elaborazione teologica che risale al cristianesimo primitivo, il rilievo immenso dell’officium – il termine latino per «liturgia» – nella concezione stessa della modernità in Occidente. Idea dell’essere, etica, politica ed economia non hanno altro paradigma se non nell’ufficio. Dal funzionario al militante, l’azione umana si è esemplata sul modello dell’operare del sacerdote, all’interno del quale ciò che l’uomo è si risolve in ciò che l’uomo deve fare. Una strategia onnipervasiva di cui il pensiero sismografico di Agamben registra i primi cedimenti.