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L’uomo del banco dei pegni

Sol Nazerman è un ebreo polacco che gestisce ad Harlem un banco dei pegni. Sopravvissuto allo sterminio della famiglia nei campi di concentramento nazisti, Sol è devastato dai ricordi e completamente chiuso in se stesso, come inaridito. Rifiuta ogni amicizia, e respinge senza esitazioni le timide manifestazioni di affetto dei pochi familiari rimastigli. Ciò lo rende un perfetto esecutore del suo compito, una sorta di usuraio nel più povero quartiere nero d’America. Sol taglieggia con freddezza tutti coloro che, spinti dalla necessità, si rivolgono a lui per impegnare qualcosa. Il banco è di proprietà di un certo Murillio, che se ne serve come copertura di un vasto giro d’affari poco puliti. Solo Jesus, il giovane commesso portoricano che affianca Sol, sembra poter scalfire quest’animo indurito dal dolore. Un rapporto complesso straordinariamente descritto da Wallant, uno dei migliori scrittori della sua generazione e uno dei primi ad avere il coraggio e il talento necessari per affrontare il tema dei sopravvissuti all’Olocausto. Quando il vecchio ebreo scopre la vera natura degli interessi di Murillio, le cose prendono una piega imprevista, una drammatica accelerazione che costringerà Sol a riaprire le porte del suo cuore straziato.

L’uomo dei dadi

Psicanalista affermato, lucido, prestante, Luke Rhinehart, pseudonimo di George Cockroft, conduce una vita "impegnata o, meglio, banale, intricata, in stato di libertà congelata". Stufo di blaterare di psicanalisi, borsa e orgasmi, di "far passare i propri pazienti da uno stato di stagnazione tormentata a uno stato di stagnazione compiaciuta", Luke è in crisi. Al termine di un'ennesima serata di poker, Luke tenta un rimedio alla noia: scorge fra le carte da gioco un dado e gli affida una prima decisione a "luci rosse", che coinvolge la moglie del suo socio e amico. Il dado reagisce bene, si rivela un oracolo: risponde a ogni domanda, dalla più banale alla più estrema, lanciando Luke in situazioni splendide quanto assurde.

L’uomo dei cerchi azzurri

Sui marciapiedi di Parigi vengono tracciati da mesi strani cerchi con il gesso azzurro. In mezzo ai cerchi, un tappo, un portachiavi, un gatto… Giornalisti e psichiatri si divertono a discuterne, ma il commissario Adamsberg, appena trasferito a Parigi, pensa che non ci sia proprio nulla da ridere. Lui lo sente, lo sa, che quei segni trasudano crudeltà. E aspetta. Aspetta che nel cerchio azzurro compaia il primo cadavere.

L’Uomo dal fiore in bocca

L’Uomo dal fiore in bocca L’uomo dal fiore in bocca è un atto unico di Luigi Pirandello, esempio di dramma borghese nel quale convergono i temi dell’incomunicabilità e della relatività della realtà. Fu rappresentato per la prima volta il 24 febbraio del 1922 al Teatro Manzoni di Milano. È un colloquio fra un uomo che si sa condannato a morire fra breve, e per questo medita sulla vita con urgenza appassionata, e uno come tanti, che vive un’esistenza convenzionale, senza porsi il problema della morte. Pirandello, anche in questo caso, trasse il testo teatrale da una novella scritta anni prima e intitolata La morte addosso. Il protagonista è un uomo malato di tumore (il fiore in bocca) e prossimo alla morte; questa sua situazione lo spinge a indagare nel mistero della vita e a tentare di penetrarne l’essenza. Per chi, come lui, sa che la morte è vicina, tutti i particolari e le cose, insignificanti agli occhi altrui, assumono un valore e una collocazione diversa. L’altro personaggio è un avventore del caffè della stazione, dove si svolge tutta la scena; un uomo qualsiasi, che la monotonia e la banalità della vita quotidiana hanno reso scialbo, piatto e vuoto a tal punto che il dialogo tra lui e il protagonista finisce col diventare un monologo, quando quest’ultimo gli rivela il suo terribile segreto. « Venga… le faccio vedere una cosa… Guardi, qua, sotto questo baffo… qua, vede che bel tubero violaceo? Sa come si chiama questo? Ah, un nome dolcissimo… più dolce d’una caramella: – Epitelioma, si chiama. Pronunzii, sentirà che dolcezza: epitelioma… La morte, capisce? è passata. M’ha ficcato questo fiore in bocca, e m’ha detto: – «Tientelo, caro: ripasserò fra otto o dieci mesi!» » La morte prevista e la morte imprevista. La vita non ha nessun valore in sé, ma quando l’individuo – sulla strada della morte – la osserva, anche i gesti quotidiani insignificanti acquistato un valore vitale. Immaginarsi simile alla stoffa significa affidarsi a cose che sembrano eterne. La vita non si conosce, però si sente il bisogno di viverla e a disprezzarla quando la morte è prevista, in modo da potersene andare con meno dolore.
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L’uomo con l’ascia

Nel giugno 1964 l’intera famiglia di Shannon è stata massacrata da uno psicopatico che si aggira per gli Stati Uniti. Shannon è sopravvissuta per miracolo, ma non ricorda. La sua mente confusa si rifiuta di vedere il volto dell’assassino. Vent’anni dopo a New York Shannon si trova chiusa con lui in un ascensore bloccato fra due piani di un vecchio palazzo; l’uomo con l’ascia la interroga, la sottopone a una sottile tortura psicologica per costringerla a rivivere il passato.
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L’uomo che vendeva il cielo

Un tempo, un vecchio uomo girava fiere e mercati vendendo pezzi di cielo. Quello sereno era costoso, quello con le nuvole più a buon mercato. I frammenti nascondevano pensieri e meditazioni che, proprio come il cielo, possono essere tumultuosi o sereni, chiari come l’alba o rossi come alcuni tramonti. Certi squarci di grande bellezza, con i loro profili sinuosi, evocavano racconti e storie fantastiche; sorprendevano per la loro poesia richiamando alla memoria versi suggestivi, evocando la forza inestinguibile dell’amore. Come quell’uomo, in queste pagine Romano Battaglia compone una raccolta di pezzi di cielo per regalarci un’occasione unica di riflessione sulla bellezza del mondo, ripercorrendo lo stesso cammino di Ho incontrato la vita in un filo d’erba e parlando ancora una volta al nostro cuore
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### Sinossi
Un tempo, un vecchio uomo girava fiere e mercati vendendo pezzi di cielo. Quello sereno era costoso, quello con le nuvole più a buon mercato. I frammenti nascondevano pensieri e meditazioni che, proprio come il cielo, possono essere tumultuosi o sereni, chiari come l’alba o rossi come alcuni tramonti. Certi squarci di grande bellezza, con i loro profili sinuosi, evocavano racconti e storie fantastiche; sorprendevano per la loro poesia richiamando alla memoria versi suggestivi, evocando la forza inestinguibile dell’amore. Come quell’uomo, in queste pagine Romano Battaglia compone una raccolta di pezzi di cielo per regalarci un’occasione unica di riflessione sulla bellezza del mondo, ripercorrendo lo stesso cammino di Ho incontrato la vita in un filo d’erba e parlando ancora una volta al nostro cuore 

L’uomo che uccide

A Londra, tre giovani reclute si preparano ad affrontare il primo giorno nella polizia. Sanno che quella è la loro unica occasione per gettarsi alle spalle un passato non troppo pulito. Non sospettano di essere stati scelti per portare a termine un incarico molto rischioso: infiltrarsi nei loschi affari dell’uomo più ricercato d’Inghilterra. Un uomo talmente ricco e potente da sembrare intoccabile. Ma quando saranno finalmente vicini a incastrare la loro preda, scopriranno che la linea che separa il bene dal male può essere talvolta molto sottile…

L’uomo che parla ai cani

Profondo e straordinario conoscitore del comportamento e del linguaggio dei cani, fondatore del Dog Psychology Center per il recupero e il reinserimento dei cani più problematici, Cesar Millan è una vera e propria star. Il suo programma Dog Whisperer in onda sul National Geographic Channel è seguito costantemente da milioni di telespettatori. A lui si sono rivolti celebri attori e attrici di Hollywood, imprenditori miliardari e personaggi influenti del mondo della comunicazione, tutti con lo stesso problema: come fare a stabilire un rapporto equilibrato con il proprio cane? Come rendere felice il proprio amico a quattro zampe? In questo libro, che ha venduto oltre un milione e mezzo di copie, Cesar Millan spiega i fondamenti del proprio metodo: imparare a trattare (e rispettare) il cane in quanto animale; evitare ogni forma di umanizzazione; smettere di credere che il cane abbia le stesse necessità di un bambino. Perché spesso non è il cane ad aver bisogno di addestramento: è il padrone. I comportamenti, le nevrosi e le abitudini umane, infatti, sono quasi sempre la causa delle ansie, degli squilibri e delle ossessioni dei cani. Una guida completa, ricca di esempi tratti dall’esperienza diretta dell’autore, che aiuta a comprendere la psicologia e il linguaggio del nostro cane e permette di creare con lui un legame appagante, profondo e duraturo.
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L’UOMO CHE NON POTEVA MORIRE Urania 37 – 1954

Un duello con la morte, ecco ciò che Clayton McLean deve affrontare. E la sua storia è tanto più impressionante, per fantastica e superstiziosa che possa sembrare, in quanto si basa su una realtà a cui ben pochi vogliono credere e che tuttavia temono: la “iettatura”. Forse non tutti sanno che le compagnie di assicurazione sulla vita registrano il maggior numero possibile di “iettatori”, i cui nomi figurano nei loro elenchi, sotto la voce “imponderabili”; e dove la morte colpisce con la sua spietata e incomprensibile imparzialità, si sa poi ch’era presente uno di questi infelicissimi collettori di fluidi malefici. Ma essi, poi, per misteriose ragioni, escono immuni da ogni catastrofe. E se c’è un uomo che sembra portare con sè la iettatura ovunque vada è proprio McLean. Per due volte consecutive la morte scende su coloro che lo circondano… E lui viene risparmiato. Egli darebbe qualunque cosa per non godere d’una simile immunità; ma un giorno scopre che il prezzo ch’è costretto a pagare per questa immunità è il massimo che un uomo onesto sia condannato a pagare: perchè McLean sa d’esser divenuto uno spaventevole strumento di distruzione. Tanto che ci sono tutte le ragioni per temere della vita di colei che McLean sta per sposare.

L’uomo che guarda

L’esistenza quotidiana scorre ripetitiva e abitudinaria per Dodo, un bell’uomo sui 35 anni, ex sessantottino, per suo padre, un anziano “barone” universitario, per Silvia, moglie di Dodo, di ambigua e sfuggente sensualità. Sulla loro vita, che si svolge in una casa patrizia al centro di Roma, sui loro complessi ma “leggibilissimi” rapporti, passa lo sguardo attento e impietoso di Dodo attore prima che spettatore di se stesso. Spinto dall’imperativo intelletuale di osservare per conoscere, Dodo spia ciò che accade con lo sguardo gelido dello scienziato che segue le trasformazioni della materia. Così questo “indifferente” degli anni ’80, ossessionato dal nucleare, assediato dall’Eros e dalle sue perversioni, osserva la realtà con distacco, subendola e subendosi, selezionando ciò che accade con la mente e rifiutandolo con i sentimenti. Un testo fondamentale nella narrativa di Moravia ricco di presenze attraenti, accondiscenti e memorabili

L’uomo che fissa le capre

Un gregge di capre è chiuso in un centro di comando delle forze speciali americane, le truppe le fissano cercando di stordirle con gli occhi. Soldati americani cantano al nemico canzoncine per bambini. Il direttore dei servizi segreti militari statunitensi si lancia contro un muro convinto di poterlo attraversare, e si spacca il naso. Jon Ronson ricostruisce la storia vera delle incredibili attività tuttora praticate dalla Sicurezza Interna americana, svelando gli aspetti più sconcertanti del conflitto made in Usa in un libro tanto esilarante quanto agghiacciante. Dopo la traumatica esperienza in Vietnam, il colonello Jim Channon propose al Pentagono di rivoluzionare l’esercito americano attraverso il suo Manuale del Primo Battaglione Terra: un testo new age che sostituiva i classici strumenti bellici di distruzione e morte con espedienti piú etici. Musiche ambient per placare gli animi del nemico, agnellini per sciogliergli il cuore, schiuma appiccicosa immobilizzante, strumenti divinatori, manipolazione psichica. Gli uomini di Channon erano certi di poter attraversare i muri o di uccidere con la sola forza dello sguardo. E facevano sul serio. Tanto che le loro tecniche sono state impiegate dopo l’11 settembre nella guerra al Terrore. Un reportage documentato e, al tempo stesso, comico sull’esercito e l’intelligence americani.
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L’uomo che dipingeva il silenzio

Iasi, Romania, inizio degli anni Cinquanta. Nella città grigia e monocolore come una fotografia, un uomo giunge alla stazione ferroviaria, poi a fatica si trascina fino all’ospedale dove viene soccorso dalle infermiere di turno, estenuato dalla debolezza e dalla tosse. Non ha documenti, solo un mucchietto di pezzi di carta incomprensibili in tasca, non parla. La caposala, Adriana, intuisce che potrebbe essere sordo e una delle infermiere, Safta, lo riconosce pur senza rivelarne l’identità: è Augustin, detto Tinu, come lo chiamavano affettuosamente a Poiana, nella grande residenza di campagna dei Valeanu, dove entrambi sono nati e cresciuti come fratelli, lei rampolla di una famiglia benestante, lui unico figlio illegittimo di Paraschiva, la cuoca di casa. Nel tentativo di comunicare con Tinu, Safta comincia a rievocare vicende sepolte nella sua memoria da anni: monologhi attraverso cui esprime il fluire dei pensieri, come se l’amico d’infanzia potesse udirla, come se solo la sua presenza silenziosa e indifferente potesse accogliere il dolore di quei racconti. Paradossalmente Augustin con la sua sordità incarna l’ascoltatore ideale, colui al quale confidare emozioni, segreti, reminiscenze che non potrebbero piú altrimenti riaffiorare. È cosí che il lettore passo dopo passo scopre le vicende dei due protagonisti: Augustin, che impara a usare la matita come la bacchetta di un rabdomante con cui intercettare la realtà e fissarla in forme del bello che siano per lui suoni e parole, e Safta, che sotto gli abiti del generoso servizio nasconde le ferite di privilegi spezzati e sogni infranti. Ed è in questo gioco di prospettive che la storia si dipana in un ritmico alternarsi tra presente e passato, tra Iasi e Poiana: la vita agiata dei Valeanu in contrasto con le fatiche quotidiane di domestici e contadini; la Romania precedente alla Seconda guerra mondiale e quella precipitata di lí a pochi anni sotto il regime comunista. Un passato scorto attraverso la lente della nostalgia e un presente tetro e difficile in cui anche gli essere umani scontano il trascorrere degli anni e delle esperienze vissute trasformandosi un poco alla volta in altri da sé: «Cosa importa chi siamo o chi siamo stati? … Abbiamo tutti tante di quelle identità, di questi tempi… C’è la persona che siamo dentro di noi, quella che eravamo in passato e poi quella che appare agli occhi degli altri». *** «Una tempesta di immagini ed emozioni». «Independent on Sunday» *** «Adoperando le parole, Harding ha creato il ritratto indimenticabile di un esilio dalla lingua». «Kirkus Review»

L’uomo che credeva di essere se stesso

Rick Hamilton ha una vita perfetta: una bella moglie, Anne, di cui è teneramente innamorato; un figlio, Charlie, che adora; il lavoro dei suoi sogni alla testa di un noto gruppo editoriale. Ma quel mattino c’è qualcosa di strano, e non è solo la tensione per l’appuntamento in banca da cui dipende un importante finanziamento. Durante l’incontro Rick ha la premonizione di un pericolo imminente: si alza di scatto e si precipita verso casa. Sulla via del ritorno, fa la terribile scoperta: in un incidente stradale, l’auto della moglie, che accompagnava Charlie a scuola, è rimasta schiacciata sotto un camion. I soccorritori riescono a estrarre Anne dalla carcassa e Rick fa appena a tempo a vedere che è illesa, prima di svenire per l’emozione. Quando si riprende è in un letto d’ospedale. La prima cosa che vuole sapere è cos’è successo a loro figlio. E la risposta di Anne lo colpisce come una frustata: “Nostro figlio? Tesoro, noi non abbiamo figli…” Rick ripete la domanda ai suoi amici, al suo avvocato, a tutti quelli che sono intorno al suo letto. Ma la risposta non cambia: tu non hai figli. E tutto d’un tratto Rick comincia a capire di non avere una vita così perfetta come credeva…

L’uomo che comprò Londra

Quando su un giornale londinese appare il titolo “King Kerry comprerà Londra” lo scalpore è senza limiti. King Kerry è il miliardario avvezzo ad audaci operazioni finanziarie, ma stavolta sembra aver superato se stesso: acquistare un’intera città! Ma c’è un nemico che trama contro di lui: così l’operazione, già di per sé rischiosa, lo diventa ancora di più. Chi uscirà vincitore?Edgar Wallacenacque nel 1875 a Greenwich (Londra). Cominciò a lavorare giovanissimo; a diciott’anni si arruolò nell’esercito ma nel 1899 riuscì a farsi congedare. Fu corrispondente di guerra per diversi giornali. Ottenne il suo primo successo come scrittore con I quattro giusti, nel 1905. Da allora scrisse, in ventisette anni, circa 150 opere narrative e teatrali di successo, nonché la sceneggiatura del celeberrimo King Kong. Definito “il re del giallo”, è morto nel 1932.

L’uomo che cercava la verità

Michael, un giovane rabbino nato e cresciuto nella New York dei primi decenni del Novecento, ama Leslie, la figlia di un pastore protestante. Un amore che sembra impossibile. Ma nonostante l’inevitabile e prevedibile opposizione delle famiglie e dell’ambiente sociale circostante, i due giovani riusciranno a vivere liberamente il destino che si sono scelti.