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Il regno del drago d’oro

Un piccolo e paradisiaco paese, il Regno Proibito, incastonato tra le montagne dell’Himalaya, che vive in un pacifico e millenario isolamento; un monaco buddista che si sta occupando della formazione spirituale del giovane erede al trono; la preziosa statua del Drago d’oro in grado di predire il futuro in una lingua sconosciuta. E poi, ancora, tanti impressionanti personaggi, popoli e sette sanguinarie: il Collezionista, che nutre la follia di diventare l’uomo più ricco del mondo; lo Specialista, capo di una potente organizzazione criminale, scaltro e senza scrupoli; gli spietati Guerrieri blu, la Setta dello Scorpione, gli yeti. Questi sono gli ingredienti della nuova avventura che vede protagonisti Nadia e Alexander, questa volta alle prese con il malefico piano di trafugare la statua dai poteri divinatori e di rapire il re del Regno Proibito, l’unico che può interpellarla. Tra i picchi innevati, verranno a conoscenza dei fondamenti della medicina orientale, delle arti marziali, del buddismo. Durante la loro pericolosa missione, che richiede astuzia e coraggio , entrano in contatto con una cultura esemplare che arricchisce il loro innato desiderio di comprendere ciò che è nuovo e diverso. Grazie al loro cuore semplice e curioso, riusciranno infine a vincere la battaglia. Le peripezie saranno innumerevoli, ma la posta è alta: è in gioco l’armonia di un popolo sapiente che incarna i valori più nobili dell’umanità.

Il regno dei casti

”La percentuale di preti pedofili vicina al 7 per cento è intrinseca al sistema. Francesco è il papa della tolleranza zero verso la pedofilia, ma i vescovi, i suoi rappresentanti sul territorio, resistono al cambiamento.” Sono le sconcertanti parole di Richard Sipe, universalmente riconosciuto come il massimo esperto al mondo per le problematiche sessuali all’interno della Chiesa Cattolica, l’uomo che con i suoi studi ha permesso di scoperchiare il vaso di Pandora che ha dato vita al caso Spotlight, poi celebrato da Pulitzer e Oscar. È proprio la lucida e documentata analisi che Sipe condivide con Abbate ad aprire le pagine di questo libro, e a illuminare la scena oscura e segreta degli scandali nel Regno dei Casti.
Sacerdoti di ogni nazionalità che si dividono tra le stanze di via della Conciliazione e la movida della Roma by night. Esperienze di escort e chat. Seminaristi e suore che vivono di nascosto la propria sessualità, sia etero che omosessuale. Festini hard, scambismo, orge. No, non manca nulla in questa impeccabile indagine da undercover reporter, un reportage ricco di rivelazioni, dialoghi serrati, incontri segreti, testimonianze, a volte dolenti a volte sconcertanti, per un percorso che prende il via dai dintorni del Vaticano e si dipana ovunque nel mondo. Un’inchiesta che ha un solo obbiettivo: non voltare lo sguardo, provare a capire, contrastare l’omertà e il silenzio, scegliere di raccontare sempre. Ci sono anche situazioni più ”normali” di preti che, ovviamente nel nascondimento, hanno famiglia, magari dei figli. Oppure una fidanzata ”regolare”, come il sacerdote che qui rilascia una lunga e significativa intervista esclusiva.
La pagina più dolorosa e tristemente attuale riguarda invece gli abusi sessuali sui minori compiuti da preti. Sono loro i lupi che sbarrano la strada al rinnovamento voluto da papa Francesco, loro e le gerarchie che non di rado li proteggono. Come illustrano i casi qui elencati, il lavoro da fare è ancora lungo, moltissime sono le ferite ancora aperte. E assordante il silenzio omertoso.
Documentato e aggiornato alle ultime vicende, oltre all’inedito e scottante I lupi nella Chiesa di Francesco, questo libro raccoglie e attualizza anche due inchieste clamorose e profetiche – tanto che la prima,*Sex and the Vatican*, è entrata a far parte dei documenti che il dimissionario Benedetto XVI ha consegnato al suo successore. Illustrandone i clamorosi sviluppi.
(source: Bol.com)

La regina d’inverno

Mosca, 1876: in un parco affollato, un giovane si spara davanti agli occhi di una ragazza che poco prima gli aveva rifiutato un bacio. È solo l’inizio di un’inquietante catena di suicidi apparentemente inspiegabili. Dietro quei gesti tanto assurdi si nasconde forse un intrigo internazionale, ordito al di fuori della madre Russia? A indagare sul caso è Erast Fandorin, un investigatore alle prime armi, ma pieno di entusiasmo e acume. La pista che segue lo condurrà ai quattro angoli della Terra, in una serie di avventure rocambolesche che approderanno a una verità sconvolgente e imprevedibile.

Il Recupero e altri racconti

INDICE
IL RECUPERO The recon-man (1965) WILSON TUCKER
SOCIETA’ PROTETTRICE Answering service (1965) ALMA HILL
LA FAVOLA DEL VECCHIO E DEGLI ASTRONAUTI Vanishing point (1965) JONATHAN BRAND
HOOGANS CONTRO SPIMS Retief, god-speaker (1965) KEITH LAUMER
Dizionario etimologico LA VALIGIA TROPPO PESANTE Heavy, heavy (1964)
F. A. JAVOR Volante d’oro 1965 – per la donna che guida

Rebel

Tre lampi nella notte, come stelle piovute dal cielo. Sono Gabriel, l’arcangelo guerriero, Ivy, la guaritrice, e infine Bethany, alla sua prima esperienza sulla Terra. Sono stati inviati a Venus Cove perché una serie di tragedie si è abbattuta su quella pacifica cittadina di mare: una liceale ha perso la vita in un incendio, un altro studente è rimasto ucciso scivolando da un tetto, alcuni bambini sono morti a causa di una violenta influenza… Per gli esseri umani si è trattato di tragiche fatalità; per gli angeli, invece, sono segni ben precisi di un piano demoniaco assai più vasto. E il compito di Bethany, che ha assunto le sembianze di un’adolescente, è frequentare la Bryce Hamilton School per scoprire se c’è un legame tra la scuola e le Forze Oscure. Sebbene l’impatto con la nuova realtà sia traumatico e fare amicizia coi compagni sembri un’impresa impossibile, Bethany a poco a poco si cala nella parte e inizia a parlare come loro, ad agire come loro e, soprattutto, ad amare come loro: agli angeli è proibito provare sentimenti umani tuttavia, non appena incrocia lo sguardo di Xavier – uno sguardo che nasconde un passato doloroso -, lei si sente pronta persino a infrangere le leggi del Cielo pur di stare con lui… L’amore la distruggerà o il suo atto di ribellione salverà il mondo?
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I re di Roma: Destra e sinistra agli ordini di mafia capitale

UNA STORIA VERA ma così incredibile che sembra creata da un’immaginazione diabolica.
UN EX TERRORISTA finito in carcere più volte, legato alla Banda della Magliana e addestratosi in Libano durante la guerra civile. Da anni gira per Roma tranquillo con una benda sull’occhio perso durante una sparatoria. Lo chiamano IL CECATO. È lui che governa politici di destra e di sinistra. Per i magistrati è IL CAPO, MASSIMO CARMINATI.
UN OMICIDA. Ha inferto 34 coltellate alla sua vittima ma in cella è diventato detenuto “modello”. I suoi convegni in nome della legalità raccolgono il plauso di grandi nomi come Stefano Rodotà e Miriam Mafai. In realtà ha fregato tutti. Fuori dal carcere è diventato il businessman dell’organizzazione criminale. I magistrati lo chiamano L’ORGANIZZATORE, SALVATORE BUZZI.
UN FUNZIONARIO PUBBLICO, già braccio destro di Veltroni sindaco e poi uomo chiave del coordinamento nazionale sull’accoglienza per i richiedenti asilo del ministero dell’interno, che nasconde almeno tre false identità, le usa per coprire vari reati ma nessuno se ne accorge. È L’UOMO DI COLLEGAMENTO tra boss e politica, LUCA ODEVAINE. E ancora NEOFASCISTI, ULTRAS, SOUBRETTE, CALCIATORI, ATTORI. Una galleria eccezionale di personaggi, in cui compaiono perfino il capo della segreteria per l’economia del Vaticano ALFRED XUEREB e il capitano giallorosso FRANCESCO TOTTI.
TUTTO QUESTO È “I RE DI ROMA”. Abbate e Lillo hanno costruito un racconto potentissimo, con DOCUMENTI INEDITI. La testimonianza appassionata di chi ha denunciato quel sistema criminale quando nessuno ne voleva parlare.

Rapporto sulla probabilità A

Descritto da Aldiss come un ‘anti-romanzo’, questo libro vede le sue origini alcuni anni prima, prima di essere pubblicato a puntate nella rivista New Worlds quando Michael Moorcock ne era il direttore. La parte più ampia del libro è il Rapporto, che descrive con dettagli minuziosi, ossessivi e spesso ripetitivi, tre personaggi, G, S, e C, i quali segretamente osservano una casa, ciascuno da una diversa dépendance con vista parziale sulle finestre della casa, che di tanto in tanto colgono occhiate della sua occupante, la signora Mary. Mentre il Rapporto viene letto da un personaggio senza nome, costui viene segretamente osservato da altri universi, e questi osservatori, a loro volta, vengono osservati, e tutti si impegnano in futili speculazioni sulla esatta natura della Probabilità A, e sull’esatto significato del dipinto vittoriano The Hireling Shepherd (del Pre-Raffaellita William Holman Hunt), che è citato nel Rapporto… In seguito si viene a sapere che anche la signora Mary sta guardando uno schermo, che potrebbe essere semplicemente quello di un televisore e si suggerisce che il dipinto potrebbe essere una finestra su un mondo in cui il tempo si è fermato.

Le rane di Ko Samui

Cala la notte sulle isole del golfo del Siam. Le lunghe spiagge di arenile bianco si sono liberate della chiassosa e variopinta folla di turisti, una umanità vociante che per oggi ha battuto in ritirata, allontanata dagli ultimi bagliori del tramonto. Sotto la luce della luna piena, le creste delle onde lambiscono il lido sabbioso, e le fronde delle palme, appena agitate da un caldo vento tropicale, stormiscono senza posa con un sussurro rassicurante e materno. Cicale, insetti e volatili di ogni genere lanciano richiami al riparo del verde senza luce del sottobosco.
Cosa può esserci di preoccupante, in un posto del genere, per tre pensionati italiani in vacanza, che si dedicano al loro meritato riposo? Una congestione durante una nuotata dopo un abuso di birra, oppure un infarto causato da un eccesso di viagra in età avanzata?
Niente di tutto questo. Niente di immaginabile. Perché gli audaci vecchietti, tutto si aspettano da una vacanza in oriente, tranne di essere coinvolti in riti blasfemi e orge sessuoantropofaghe.
Il primo, folgorante libro di Paolo Agaraff.

Un ranch in paradiso

Finalmente in paradiso! Gwen Ashton ne era convinta fin dal primo istante: il ranch che le ha regalato un amico è davvero il luogo ideale per cambiare vita e crescere la piccola Crissie. Tuttavia, lei non riesce a dimenticare le parole dell’avvocato. Non deve viverci da sola, perchè…

Ragazzi di zinco

Una intera generazione di giovani con le loro madri sorelle e spose insieme a medici e insegnanti impiegati infermieri ufficiali e comandanti ha dato il proprio spaventoso tributo a quello che in Unione Sovietica dall’inizio degli anni Ottanta era definito “il dovere internazionalista” in rapporto alla sicurezza degli stati meridionali di una grande potenza. L’intervento militare in Afghanistan veniva presentato come tale e illustrato come un’azione di stampo umanitario a maggior gloria dell’Unione e del popolo sovietici. Ma quello cui assistiamo percorrendo le pagine di Ragazzi di Zinco è il lungo corteo di una umanità martoriata e piagata che racconta con semplicità le miserie e gli orrori di questa guerra e di tutte le guerre. C’è il giovane poco più che adolescente che “dopo Kabul non fa altro che scavare buchi con tutto quello che gli capita fra le mani: una vanga una forchetta un bastone o una stilografica”. “Scavo una trincea – dice il ragazzo – Ne scavo una grande che basti per tutti.” C’è una folla di reduci ridotti a tronconi mutilati di braccia e gambe e con protesi di cattiva qualità che raccontano di campi distesi su una immensa pietraia sommersa dalla polvere e assediata dalla calura incandescente fino ai sessanta gradi e oltre; campi dove non ci sono pozzi né cucine né bagni. Soldati e ufficiali raccontano le atrocità compiute dai Mujahiddin sui prigionieri e quelle che loro stessi hanno perpetrato sul nemico in uno scenario che riporta l’orologio del tempo indietro fino al Medioevo. La ferocia della guerra porta con sé anche malattie remote come il tifo la malaria il colera e i truci espedienti contemporanei di cocktail di droghe distribuite ai soldati per superare il terrore e la sofferenza. Una di esse viene chiamata Ferocin e serve a ottundere la ragione sfumare l’orrore e istigare al massacro. Mentre in patria i giornali scrivono che in Afghanistan i soldati costruiscono ponti piantano viali alberati dell’amicizia e i medici sovietici curano donne e bambini del posto ai soldati viene ordinato di sparare “dove c’è più folla… su un matrimonio afgano nel mucchio”. Quegli stessi soldati raccontano poi che per indurre i prigionieri a rivelare dove si trovino i depositi di armi li caricavano in elicottero e li gettano sulle rocce sottostanti. Sono gli stessi quasi imberbi soldati che tornano a Termez tra i mandorli in fiore e vengono accolti dalle fanfare della banda cittadina accolti come “i figli diletti che tornano a casa dopo aver adempiuto al proprio dovere internazionalista”… Di questa guerra scrive l’Aleksievic che è durata il doppio della Grande Guerra patriottica sappiamo soltanto quel poco che possiamo sapere senza correre il rischio di doverci vedere come veramente siamo e spaventarci. “Gli scrittori russi hanno sempre avuto più a cuore la verità che la bellezza” ha scritto Berdjaev. A casa oltre ai reduci mutilati o impazziti tornano in gran numero e in una tragica e silenziosa sfilata le bare di zinco: “nei primi anni di questa strana guerra nessuno le aveva ancora viste. Solo in seguito si seppe che giungevano e le sepolture avvenivano di nascosto nottetempo e sulle pietre tombali non c’era nulla che potesse far sospettare le reali circostanze del decesso”. Questo libro che rappresenta un aspro e implacabile antidoto contro la guerra di ogni tempo e con dolente e asciutta determinazione persegue senza concessioni lo smascheramento di tutte le falsificazioni e le menzogne grazie alle quali il regime sovietico ha indotto la sua gioventù a immolarsi in quello che appare come un feroce mattatoio nel quale l’orrore annienta ogni distinzione e ogni differenza tra giusto e ingiusto valore e crudeltà amico e nemico. Ragazzi di Zinco è il lungo e tragico rosario delle testimonianze rese da quelli che sono attori e vittime della guerra in Afghanistan campo di combattimento di ieri e di oggi.

Ragazzi Di Zinco

Premio Nobel per la Letteratura 2015 ‘Quello che potrebbe risultare un mero catalogo di orrori assume al contrario la commovente potenza evocativa del coro di una tragedia greca. Dove ogni singola voce, con il suo specifico carico di dolore, contribuisce alla ricostruzione di una storia collettiva ancora terribilmente palpitante’. —Franco Marcoaldi, La Repubblica Dopo averci fatto ascoltare in Preghiera per Černobyl’ le voci delle vittime del disastro nucleare, Svetlana Aleksievič fa parlare qui i protagonisti di un’altra grande tragedia della storia sovietica: la guerra in Afghanistan tra il 1979 e il 1989. Un milione di ragazzi e ragazze partiti per sostenere la “grande causa internazionalista e patriottica”; almeno quattordicimila di loro rimpatriati chiusi nelle casse di zinco e sepolti di nascosto, nottetempo; cinquantamila feriti; mezzo milione di vittime afgane; torture, droga, atrocità, malattie, vergogna, disperazione… Gli afgancy, i ragazzi che la guerra ha trasformato in assassini, raccontano ciò che si è voluto nascondere. Accanto a loro, un’altra guerra. Quella delle infermiere e delle impiegate che partirono per avventura e patriottismo. E soprattutto le madri. Dolenti, impietose, stanche, coraggiose.

(source: Bol.com)

Ragazzi di zinco

Premio Nobel per la Letteratura 2015 ‘Quello che potrebbe risultare un mero catalogo di orrori assume al contrario la commovente potenza evocativa del coro di una tragedia greca. Dove ogni singola voce, con il suo specifico carico di dolore, contribuisce alla ricostruzione di una storia collettiva ancora terribilmente palpitante’. —Franco Marcoaldi, La Repubblica Dopo averci fatto ascoltare in Preghiera per Černobyl’ le voci delle vittime del disastro nucleare, Svetlana Aleksievič fa parlare qui i protagonisti di un’altra grande tragedia della storia sovietica: la guerra in Afghanistan tra il 1979 e il 1989. Un milione di ragazzi e ragazze partiti per sostenere la “grande causa internazionalista e patriottica”; almeno quattordicimila di loro rimpatriati chiusi nelle casse di zinco e sepolti di nascosto, nottetempo; cinquantamila feriti; mezzo milione di vittime afgane; torture, droga, atrocità, malattie, vergogna, disperazione… Gli afgancy, i ragazzi che la guerra ha trasformato in assassini, raccontano ciò che si è voluto nascondere. Accanto a loro, un’altra guerra. Quella delle infermiere e delle impiegate che partirono per avventura e patriottismo. E soprattutto le madri. Dolenti, impietose, stanche, coraggiose.

(source: Bol.com)

I ragazzi di Jo

I figli di Jo e Fritz Bhaer, Teddy e Rob, erano soprannominati il Leone e l’Agnello: il primo era coraggioso come il re degli animali, mentre il secondo era mite come un agnellino. La madre lo chiamava la mia figliuola, e sosteneva che era il più obbediente dei ragazzi, per quanto, sotto i modi tranquilli e il carattere dolce, nascondesse un’energia inesauribile. In Ted, invece, Jo scorgeva i difetti, i capricci, le aspirazioni e la vivacità della propria fanciullezza; con i suoi riccioli selvaggiamente arruffati, con quelle gambe e quelle braccia così lunghe sempre in movimento e con la voce possente, Ted s’imponeva su tutti.
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I ragazzi di città

“Family” è il nome di un selezionato gruppo di disc jockey che ha scelto l’hip hop come proprio linguaggio. Marginali, in antagonismo a quello che i giornali chiamano “popolo della notte”, si muovono, ballano sullo sfondo di una città e un’isola senza nome, ma dove si riconoscono Cagliari e la Sardegna. Tutto procede secondo il consueto avvicendamento delle serate in discoteca e brioches all’alba. Fino a quando non viene scoperto il cadavere di una ragazza. Le cose si complicano, crolla un intero scenario, e la vita glamour cede il passo a un thriller a ritmo di rap.

Ragazze elettriche

Naomi Alderman immagina un mondo dominato dalle donne, in cui gli uomini sono ridotti in semischiavitù. Le ragazze adolescenti hanno infatti sviluppato una sorta di energia elettrica capace di fulminare chiunque cerchi di molestarle. Quattro personaggi ci guidano tra i diversi scenari sociali, politici, mediatici e confessionali che il rivoluzionario ribaltamento delle gerarchie e dei rapporti di genere ha innescato, raccontandoci come la diffusione della scintilla del potere femminile sia rapidamente degenerata nella depravazione. Le donne ora distruggono, violentano, seviziano e uccidono proprio come prima di loro avevano fatto gli uomini. Questa è l’atroce verità. L’universo distopico di Alderman, infatti, cresce e si sviluppa attorno ad una questione attualissima e disturbante: perché le persone, al di là del sesso e della razza, abusano del potere?
Da questo libro, vincitore del Baileys Women’s Prize 2017, è stata tratta una serie tv che sarà distribuita in Italia nel 2018.

Ragazze di Riad

Quattro giovani studentesse universitarie, di famiglie ricche e privilegiate, alla ricerca del vero amore. La città in cui vivono, però, è Riad, capitale dell’Arabia Saudita, e la società nella quale si muovono impone loro un numero infinito di regole e comportamenti, spesso dettati dalla famiglia o dalla comunità che non tengono in considerazione i loro desideri. Attraverso resoconti di un’anonima narratrice, che invia i propri scritti via internet, l’unico mezzo di comunicazione privata possibile, prendono forma le storie di Qamra, in continua lotta contro le tradizioni familiari e contro la propria debolezza; di Michelle, per metà araba e per metà americana, incapace di sopportare le restrizioni della società saudita e per questo vittima della maldicenza; di Sadim, ferita da un amore che la condizionerà per la vita; e di Lamis, forte e determinata a conquistare sia l’uomo di cui si è innamorata sia la libertà in un altro paese.