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L’uccello bianco

“È giocoforza che giunga un momento, nella storia dei popoli, in cui, diffondendosi la civiltà, il principio di autorità si mostra nella sua vera luce. Ci si accorge allora che i re sono uomini e, una volta che tutti lo sanno, gli scrittori che lo dicono, non facendo altro che ricamare su un luogo comune, non hanno né meriti né demeriti: hanno solo un po’ più o un po’ meno di spirito.”
Così l’editore Garnier presentava nel 1875 questo “racconto blu” di Diderot, come venivano definiti in Francia i testi di contenuto erotico o eversivo, diffusi in modo clandestino. Un gioiello ritrovato del padre dell’Illuminismo, un’allegoria sagace sui vizi del potere.

“È giocoforza che giunga un momento, nella storia dei popoli, in cui, diffondendosi la civiltà, il principio di autorità si mostra nella sua vera luce. Ci si accorge allora che i re sono uomini e, una volta che tutti lo sanno, gli scrittori che lo dicono, non facendo altro che ricamare su un luogo comune, non hanno né meriti né demeriti: hanno solo un po’ più o un po’ meno di spirito.”
Così l’editore Garnier presentava nel 1875 questo “racconto blu” di Diderot, come venivano definiti in Francia i testi di contenuto erotico o eversivo, diffusi in modo clandestino. Un gioiello ritrovato del padre dell’Illuminismo, un’allegoria sagace sui vizi del potere.

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L’ospite maligno-La stanza al Dragon Volant

L’ospite maligno: nella dimora di Richard Marston e della sua famiglia, l’omicidio di un ospite, Sir Wynston Berkley, è il punto di avvio di una complessa vicenda di adulterio, bigamia e suicidio, che si snoda intorno alla figura dell’ambigua e seducente istitutrice francese Eugénie de Barras, giunta dal continente per gettare sul suolo straniero il seme fatale della corruzione. La stanza al Dragon Volant: il giovane e ricco Richard Beckett, in cerca di avventure nella Francia poco dopo la battaglia di Waterloo, scende al “Dragon Volant” alloggiando in una camera che in passato è stata teatro di misteriose sparizioni. Innamoratosi dell’affascinante contessa di St. Alyre, prigioniera di un matrimonio infelice, cadrà ben presto vittima di una banda di cospiratori che hanno architettato per lui un seppellimneto prematuro. **

L’ospite maligno: nella dimora di Richard Marston e della sua famiglia, l’omicidio di un ospite, Sir Wynston Berkley, è il punto di avvio di una complessa vicenda di adulterio, bigamia e suicidio, che si snoda intorno alla figura dell’ambigua e seducente istitutrice francese Eugénie de Barras, giunta dal continente per gettare sul suolo straniero il seme fatale della corruzione. La stanza al Dragon Volant: il giovane e ricco Richard Beckett, in cerca di avventure nella Francia poco dopo la battaglia di Waterloo, scende al “Dragon Volant” alloggiando in una camera che in passato è stata teatro di misteriose sparizioni. Innamoratosi dell’affascinante contessa di St. Alyre, prigioniera di un matrimonio infelice, cadrà ben presto vittima di una banda di cospiratori che hanno architettato per lui un seppellimneto prematuro. **

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L’orto di un perdigiorno

Quando ci siano fuori ad attenderci un orto o un giardino, non si vorrebbe far altro. È la pace. Un senso di pienezza. Quella beatitudine che fa assaporare il vento, le nuvole nel cielo azzurro, il pendio di una collina, uno scroscio di pioggia. Quasi si ha pudore di riconoscersi appagati per così poco. Più facile sfoggiare tutto quello che ci hanno condizionato a desiderare ma non è mai servito a renderci felici. Cedendo a un desiderio che aveva da sempre, quello di vivere in campagna, l’autrice si trasferisce in un podere. Dove si scopre analfabeta. Nel senso: non sa fare assolutamente niente. Ma non si scoraggia, anzi: intuisce che inizia lì l’avventura che la porterà a una terra sconosciuta, o meglio: alla terra. Occupandosi di alberi da frutta e ortaggi, impara a conoscere il mondo naturale, intreccia nuove amicizie, trova maestri che le trasmettono la loro esperienza. Soprattutto, scopre una felicità che non aveva mai assaporato e prova il desiderio di raccontarla. Chissà se, avvertiti di questa felicità, ci accorgeremo di avere bisogno di infinitamente meno per sentirci appagati. Di essere più liberi di quanto crediamo, che invertire il senso di marcia, smettere di distruggere il nostro pianeta, sarebbe, dopo tutto, possibile. Che coltivare il cibo che mangiamo, renderci il più possibile autonomi dal mercato, non sprecare, inquinare un po’ meno è un modo degno di vivere e lasciar vivere. Cronaca di un apprendistato orticolo, L’orto di un perdigiorno si conclude con la dispensa piena ma soprattutto con un invito alla riconciliazione con la natura. **
### Sinossi
Quando ci siano fuori ad attenderci un orto o un giardino, non si vorrebbe far altro. È la pace. Un senso di pienezza. Quella beatitudine che fa assaporare il vento, le nuvole nel cielo azzurro, il pendio di una collina, uno scroscio di pioggia. Quasi si ha pudore di riconoscersi appagati per così poco. Più facile sfoggiare tutto quello che ci hanno condizionato a desiderare ma non è mai servito a renderci felici. Cedendo a un desiderio che aveva da sempre, quello di vivere in campagna, l’autrice si trasferisce in un podere. Dove si scopre analfabeta. Nel senso: non sa fare assolutamente niente. Ma non si scoraggia, anzi: intuisce che inizia lì l’avventura che la porterà a una terra sconosciuta, o meglio: alla terra. Occupandosi di alberi da frutta e ortaggi, impara a conoscere il mondo naturale, intreccia nuove amicizie, trova maestri che le trasmettono la loro esperienza. Soprattutto, scopre una felicità che non aveva mai assaporato e prova il desiderio di raccontarla. Chissà se, avvertiti di questa felicità, ci accorgeremo di avere bisogno di infinitamente meno per sentirci appagati. Di essere più liberi di quanto crediamo, che invertire il senso di marcia, smettere di distruggere il nostro pianeta, sarebbe, dopo tutto, possibile. Che coltivare il cibo che mangiamo, renderci il più possibile autonomi dal mercato, non sprecare, inquinare un po’ meno è un modo degno di vivere e lasciar vivere. Cronaca di un apprendistato orticolo, L’orto di un perdigiorno si conclude con la dispensa piena ma soprattutto con un invito alla riconciliazione con la natura.

Quando ci siano fuori ad attenderci un orto o un giardino, non si vorrebbe far altro. È la pace. Un senso di pienezza. Quella beatitudine che fa assaporare il vento, le nuvole nel cielo azzurro, il pendio di una collina, uno scroscio di pioggia. Quasi si ha pudore di riconoscersi appagati per così poco. Più facile sfoggiare tutto quello che ci hanno condizionato a desiderare ma non è mai servito a renderci felici. Cedendo a un desiderio che aveva da sempre, quello di vivere in campagna, l’autrice si trasferisce in un podere. Dove si scopre analfabeta. Nel senso: non sa fare assolutamente niente. Ma non si scoraggia, anzi: intuisce che inizia lì l’avventura che la porterà a una terra sconosciuta, o meglio: alla terra. Occupandosi di alberi da frutta e ortaggi, impara a conoscere il mondo naturale, intreccia nuove amicizie, trova maestri che le trasmettono la loro esperienza. Soprattutto, scopre una felicità che non aveva mai assaporato e prova il desiderio di raccontarla. Chissà se, avvertiti di questa felicità, ci accorgeremo di avere bisogno di infinitamente meno per sentirci appagati. Di essere più liberi di quanto crediamo, che invertire il senso di marcia, smettere di distruggere il nostro pianeta, sarebbe, dopo tutto, possibile. Che coltivare il cibo che mangiamo, renderci il più possibile autonomi dal mercato, non sprecare, inquinare un po’ meno è un modo degno di vivere e lasciar vivere. Cronaca di un apprendistato orticolo, L’orto di un perdigiorno si conclude con la dispensa piena ma soprattutto con un invito alla riconciliazione con la natura. **
### Sinossi
Quando ci siano fuori ad attenderci un orto o un giardino, non si vorrebbe far altro. È la pace. Un senso di pienezza. Quella beatitudine che fa assaporare il vento, le nuvole nel cielo azzurro, il pendio di una collina, uno scroscio di pioggia. Quasi si ha pudore di riconoscersi appagati per così poco. Più facile sfoggiare tutto quello che ci hanno condizionato a desiderare ma non è mai servito a renderci felici. Cedendo a un desiderio che aveva da sempre, quello di vivere in campagna, l’autrice si trasferisce in un podere. Dove si scopre analfabeta. Nel senso: non sa fare assolutamente niente. Ma non si scoraggia, anzi: intuisce che inizia lì l’avventura che la porterà a una terra sconosciuta, o meglio: alla terra. Occupandosi di alberi da frutta e ortaggi, impara a conoscere il mondo naturale, intreccia nuove amicizie, trova maestri che le trasmettono la loro esperienza. Soprattutto, scopre una felicità che non aveva mai assaporato e prova il desiderio di raccontarla. Chissà se, avvertiti di questa felicità, ci accorgeremo di avere bisogno di infinitamente meno per sentirci appagati. Di essere più liberi di quanto crediamo, che invertire il senso di marcia, smettere di distruggere il nostro pianeta, sarebbe, dopo tutto, possibile. Che coltivare il cibo che mangiamo, renderci il più possibile autonomi dal mercato, non sprecare, inquinare un po’ meno è un modo degno di vivere e lasciar vivere. Cronaca di un apprendistato orticolo, L’orto di un perdigiorno si conclude con la dispensa piena ma soprattutto con un invito alla riconciliazione con la natura.

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L’Ora Dei Vampiri (eLit)

Dopo aver accettato la sua nuova vita, Carrie non avrebbe mai immaginato di ritrovarsi a combattere addirittura per la salvezza del genere umano. Eppure è esattamente ciò che succede quando l’Oracolo riesce a sottrarsi ai suoi carcerieri. L’antichissima vampira dotata di straordinari poteri psichici è infatti decisa a trasformare il mondo in un paradiso dei vampiri. Anche a costo di aiutare il Divoratore d’anime a diventare un dio. E se non vuole perdere l’uomo che ama, Carrie deve trovare il modo di impedirglielo.
Serie “Blood Ties” – Vol. 3

Dopo aver accettato la sua nuova vita, Carrie non avrebbe mai immaginato di ritrovarsi a combattere addirittura per la salvezza del genere umano. Eppure è esattamente ciò che succede quando l’Oracolo riesce a sottrarsi ai suoi carcerieri. L’antichissima vampira dotata di straordinari poteri psichici è infatti decisa a trasformare il mondo in un paradiso dei vampiri. Anche a costo di aiutare il Divoratore d’anime a diventare un dio. E se non vuole perdere l’uomo che ama, Carrie deve trovare il modo di impedirglielo.
Serie “Blood Ties” – Vol. 3

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L’Onore Del Guerriero

*Inghilterra, 1168*
Dopo aver subito dolorose ingiustizie, ritroveranno forza e speranza nell’amore. Rapito la notte delle nozze e venduto come schiavo, Hugh di Ryebourne ha finalmente ritrovato la libertà e ora, a dieci anni di distanza, vuole una sola cosa: vendicarsi della moglie Adrienna, che ritiene responsabile della sua cattura. Accecato dall’odio, medita di conquistare il suo cuore e di sedurla, per poi abbandonarla, ed è proprio con tale proposito che si reca a Poitiers, alla corte di Eleonora d’Aquitania.
Durante i lunghi anni di prigionia in terra straniera, Guy di Hartford è sopravvissuto soltanto grazie al pensiero di poter riabbracciare la sua adorata Elizabeth. Ma quando finalmente torna a casa e scopre che la moglie ha dato alla luce la figlia di un altro, si chiude nel suo dolore. Elizabeth decide di rischiare il tutto per tutto pur di riconquistare il suo amore e la sua fiducia.
Costretta a sposare William di Bronwyn, Lady Sarah lascia la corte di Eleonora d’Aquitania per affrontare un viaggio nell’ignoto, pieno di imprevisti e di pericoli. La giovane scopre così che l’uomo che un tempo la faceva tremare di paura è anche capace di farla fremere di desiderio. Ma nonostante la passione che vibra tra loro, troppe menzogne li dividono.
IL FASCINO DEL PERICOLO
IL DEMONE DEL PASSATO
LA SPOSA DEL GUERRIERO

*Inghilterra, 1168*
Dopo aver subito dolorose ingiustizie, ritroveranno forza e speranza nell’amore. Rapito la notte delle nozze e venduto come schiavo, Hugh di Ryebourne ha finalmente ritrovato la libertà e ora, a dieci anni di distanza, vuole una sola cosa: vendicarsi della moglie Adrienna, che ritiene responsabile della sua cattura. Accecato dall’odio, medita di conquistare il suo cuore e di sedurla, per poi abbandonarla, ed è proprio con tale proposito che si reca a Poitiers, alla corte di Eleonora d’Aquitania.
Durante i lunghi anni di prigionia in terra straniera, Guy di Hartford è sopravvissuto soltanto grazie al pensiero di poter riabbracciare la sua adorata Elizabeth. Ma quando finalmente torna a casa e scopre che la moglie ha dato alla luce la figlia di un altro, si chiude nel suo dolore. Elizabeth decide di rischiare il tutto per tutto pur di riconquistare il suo amore e la sua fiducia.
Costretta a sposare William di Bronwyn, Lady Sarah lascia la corte di Eleonora d’Aquitania per affrontare un viaggio nell’ignoto, pieno di imprevisti e di pericoli. La giovane scopre così che l’uomo che un tempo la faceva tremare di paura è anche capace di farla fremere di desiderio. Ma nonostante la passione che vibra tra loro, troppe menzogne li dividono.
IL FASCINO DEL PERICOLO
IL DEMONE DEL PASSATO
LA SPOSA DEL GUERRIERO

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L’ombra di Ender

Orson Scott Card prese come spunto una guerra spaziale contro invasori alieni insettoidi e lo trasformò in un approfondito esame della natura dell’umanità e dell’impulso che la spinge alla guerra. Nacque “Il gioco di Ender”. Ora con “L’ombra di Ender”, l’autore ritorna su quella storia da un diverso punto di vista, esaminando la vita di Bean, lo stratega ancor più giovane del già giovane Ender che quando raggiunge la Scuola Spaziale orbitante, scopre come vanno le cose nel mondo che lo circonda, e arriva a capire i propositi della Scuola molto prima dei suoi compagni.

Orson Scott Card prese come spunto una guerra spaziale contro invasori alieni insettoidi e lo trasformò in un approfondito esame della natura dell’umanità e dell’impulso che la spinge alla guerra. Nacque “Il gioco di Ender”. Ora con “L’ombra di Ender”, l’autore ritorna su quella storia da un diverso punto di vista, esaminando la vita di Bean, lo stratega ancor più giovane del già giovane Ender che quando raggiunge la Scuola Spaziale orbitante, scopre come vanno le cose nel mondo che lo circonda, e arriva a capire i propositi della Scuola molto prima dei suoi compagni.

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L’Odissea

L’Odissea non è la storia del viaggio di un uomo: è la storia d’amore di molte donne. C’è Calipso, che, avvinta dalle sue stesse reti di seduzione, si innamora di Ulisse ma deve lasciarlo andare. C’è Euriclea, la nutrice che lo ha cresciuto, e ci sono le Sirene, ciecamente decise a distruggerlo. C’è Nausicaa, seduttrice immatura ma potente, che non osa nemmeno toccarlo. C’è Circe dominatrice, che disprezza i maschi finché non ne incontra uno diverso da tutti gli altri. E naturalmente c’è lei, Penelope, la sposa che non si limita ad attendere il marito, ma gli è pari in astuzia e in caparbietà. In questo libro, sono loro a cantare le peregrinazioni dell’eroe inquieto, ciascuna protagonista di una tappa della grande avventura, ribaltando la prospettiva unica del maschile nella polifonia del femminile: che conquista, risolve, combatte. Alle loro voci fa da controcanto quella di Atena, dea ex machina, che sprona sia Telemaco sia Ulisse a fare ciò che devono: la voce della grande donna dietro ogni grande uomo. In un curioso e riuscito alternarsi di punti di vista, torna in vita e vibra di nuovi significati un classico immortale, in una narrazione che vola alta sulla varietà e sulla verità dei sentimenti umani.

L’Odissea non è la storia del viaggio di un uomo: è la storia d’amore di molte donne. C’è Calipso, che, avvinta dalle sue stesse reti di seduzione, si innamora di Ulisse ma deve lasciarlo andare. C’è Euriclea, la nutrice che lo ha cresciuto, e ci sono le Sirene, ciecamente decise a distruggerlo. C’è Nausicaa, seduttrice immatura ma potente, che non osa nemmeno toccarlo. C’è Circe dominatrice, che disprezza i maschi finché non ne incontra uno diverso da tutti gli altri. E naturalmente c’è lei, Penelope, la sposa che non si limita ad attendere il marito, ma gli è pari in astuzia e in caparbietà. In questo libro, sono loro a cantare le peregrinazioni dell’eroe inquieto, ciascuna protagonista di una tappa della grande avventura, ribaltando la prospettiva unica del maschile nella polifonia del femminile: che conquista, risolve, combatte. Alle loro voci fa da controcanto quella di Atena, dea ex machina, che sprona sia Telemaco sia Ulisse a fare ciò che devono: la voce della grande donna dietro ogni grande uomo. In un curioso e riuscito alternarsi di punti di vista, torna in vita e vibra di nuovi significati un classico immortale, in una narrazione che vola alta sulla varietà e sulla verità dei sentimenti umani.

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L’occhio di Apollo. Racconti

Il nostro volume include quello che io sento come il miglior racconto di Chesterton, che ordisce con una lunga strada bianca, ussari bianchi e cavalli bianchi, una bella partita a scacchi. Mi riferisco a *The Three Horsemen of Apocalypse*. In *The Queer Feet* si inventa un nuovo modo di travestirsi; in *The Honour of Israel Gow* il tetro castello scozzese è parte essenziale di un mistero apparentemente insolubile; in *The Eye of Apollo* il culto di un antico dio serve all’esecuzione di un crimine; il titolo di *The Duel of Dr Hirsch* — non voglio essere troppo esplicito — è già una petizione di principio. La letteratura è una delle forme dello felicità; forse nessuno scrittore mi ha dato tante ore felici come Chesterton. Non condivido la sua teologia, come non condivido quella che ispirò la Divina Commedia, ma so che entrambe furono imprescindibili per la concezione dell’opera.

Il nostro volume include quello che io sento come il miglior racconto di Chesterton, che ordisce con una lunga strada bianca, ussari bianchi e cavalli bianchi, una bella partita a scacchi. Mi riferisco a *The Three Horsemen of Apocalypse*. In *The Queer Feet* si inventa un nuovo modo di travestirsi; in *The Honour of Israel Gow* il tetro castello scozzese è parte essenziale di un mistero apparentemente insolubile; in *The Eye of Apollo* il culto di un antico dio serve all’esecuzione di un crimine; il titolo di *The Duel of Dr Hirsch* — non voglio essere troppo esplicito — è già una petizione di principio. La letteratura è una delle forme dello felicità; forse nessuno scrittore mi ha dato tante ore felici come Chesterton. Non condivido la sua teologia, come non condivido quella che ispirò la Divina Commedia, ma so che entrambe furono imprescindibili per la concezione dell’opera.

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L’Italia e i suoi tre stati. Il cammino di una nazione

“Noi ragioniamo di centocinquant’anni di Italia unita, ma non dobbiamo perdere di vista che l’unità italiana ha conosciuto tre fondazioni. Alla prima fondazione, che ebbe luogo a conclusione del Risorgimento e diede vita nel 1861 allo Stato monarchico liberale, seguirono la seconda nel 1922-25 con la formazione dello Stato fascista e la terza nel 1945-1947, dopo la fine della guerra civile e della Resistenza, che costituì lo Stato democratico repubblicano. Fondazioni di ‘tre Italie’ prodotte una dalla fine degli antichi Stati e le altre due da crolli o crisi di regime. Non deve sfuggire che ciascuno di questi eventi segnò la nascita di una ‘nuova Italia’, con un inevitabile lascito di laceranti discordie. L’Italia del Risorgimento si ammantò della virtù di avere finalmente ridato alla penisola l’indipendenza perduta nel Cinquecento, di aver posto fine alla secolare frammentazione e congiunto lo Stato nuovo agli Stati liberali d’Europa, con l’estensione delle istituzioni del Piemonte al resto del paese. Poi il fascismo si assegnò la gloria di rappresentare un secondo Risorgimento, che faceva rivivere l’anima migliore del primo e dava vigore a quell’unità nazionale che prima era propriamente mancata: un’unità eretta sulla fine degli antagonismi politici e sociali, sulla raggiunta concordia tra capitale e lavoro, sul governo di un capo infallibile, sulla riconciliazione tra lo Stato e la Chiesa e sull’ingresso della nuova Italia nel novero delle grandi potenze d’Europa”. **

“Noi ragioniamo di centocinquant’anni di Italia unita, ma non dobbiamo perdere di vista che l’unità italiana ha conosciuto tre fondazioni. Alla prima fondazione, che ebbe luogo a conclusione del Risorgimento e diede vita nel 1861 allo Stato monarchico liberale, seguirono la seconda nel 1922-25 con la formazione dello Stato fascista e la terza nel 1945-1947, dopo la fine della guerra civile e della Resistenza, che costituì lo Stato democratico repubblicano. Fondazioni di ‘tre Italie’ prodotte una dalla fine degli antichi Stati e le altre due da crolli o crisi di regime. Non deve sfuggire che ciascuno di questi eventi segnò la nascita di una ‘nuova Italia’, con un inevitabile lascito di laceranti discordie. L’Italia del Risorgimento si ammantò della virtù di avere finalmente ridato alla penisola l’indipendenza perduta nel Cinquecento, di aver posto fine alla secolare frammentazione e congiunto lo Stato nuovo agli Stati liberali d’Europa, con l’estensione delle istituzioni del Piemonte al resto del paese. Poi il fascismo si assegnò la gloria di rappresentare un secondo Risorgimento, che faceva rivivere l’anima migliore del primo e dava vigore a quell’unità nazionale che prima era propriamente mancata: un’unità eretta sulla fine degli antagonismi politici e sociali, sulla raggiunta concordia tra capitale e lavoro, sul governo di un capo infallibile, sulla riconciliazione tra lo Stato e la Chiesa e sull’ingresso della nuova Italia nel novero delle grandi potenze d’Europa”. **

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L’istinto della caccia

Dieci racconti di Dashiell Hammett, uno degli innovatori della letteratura noir americana. Nel filone hard-boiled, diventano maggiormente centrali le psicologie dei personaggi, con i suoi duri e ruvidi detective, e la descrizione realistica della società, amara e spietata. Il tutto è descritto da Hammett in uno stile sobrio, essenziale, corrispondente all’intento di rappresentazione obiettiva, e con una punta di quel cinismo che non consente di indulgere in idealismi, sentimentalismi e ipocrisie.

Dieci racconti di Dashiell Hammett, uno degli innovatori della letteratura noir americana. Nel filone hard-boiled, diventano maggiormente centrali le psicologie dei personaggi, con i suoi duri e ruvidi detective, e la descrizione realistica della società, amara e spietata. Il tutto è descritto da Hammett in uno stile sobrio, essenziale, corrispondente all’intento di rappresentazione obiettiva, e con una punta di quel cinismo che non consente di indulgere in idealismi, sentimentalismi e ipocrisie.

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L’Isola Del Dr. Moreau

Edward Prendick naufraga a seguito di un terribile incidente in nave avvenuto nel Pacifico, e viene salvato da un piccolo vascello comandato da un capitano alcolizzato, sul quale si trasportano animali esotici. Sull’imbarcazione conosce il misterioso Montgomery e il suo deforme e inumano servitore, M’ling.
Ancora confuso e stremato per via del naufragio, Prendick viene costretto a seguire Montgomery nel suo sbarco su di un’isola di origine vulcanica, sulla quale vengono sbarcati anche gli animali. Giunti e lasciati soli sulle coste isolane, il terzetto di uomini viene accolto da strani uomini che suscitano in Prendick sentimenti di curiosità e abominio insieme. Là conoscerà il Dr. Moreau scienziato brillante dalle idee tanto stravaganti quanto abominevoli.
Su queste premesse iniziano le avventure di Prendick sull’isola del Dr. Moreau…
Herbert George Wells, meglio conosciuto come H. G. Wells è stato uno scrittore britannico tra i più popolari della sua epoca, estremamente prolifico ha potuto cimentare la propria arte in diversi generi narrativi.
A influire tutti i racconti e i romanzi dello scrittore, vi sono tutte le osservazioni tecniche e scientifiche che rendono ogni storia narrata emozionante e in certo modo di rilievo scientifico, vista la conoscenza dello scrittore in zoologia e biologia.
Alcuni temi trattati dello scrittore saranno anche una rivelazione in campo letterario, essendo temi o rivisitazioni nuove e affascinanti. La critica è ormai unanime nel considerare i romanzi di Wells un’importante esperienza narrativa, considerando lo scrittore, assieme a Jules Verne come padre fondatore del romanzo scientifico.

Edward Prendick naufraga a seguito di un terribile incidente in nave avvenuto nel Pacifico, e viene salvato da un piccolo vascello comandato da un capitano alcolizzato, sul quale si trasportano animali esotici. Sull’imbarcazione conosce il misterioso Montgomery e il suo deforme e inumano servitore, M’ling.
Ancora confuso e stremato per via del naufragio, Prendick viene costretto a seguire Montgomery nel suo sbarco su di un’isola di origine vulcanica, sulla quale vengono sbarcati anche gli animali. Giunti e lasciati soli sulle coste isolane, il terzetto di uomini viene accolto da strani uomini che suscitano in Prendick sentimenti di curiosità e abominio insieme. Là conoscerà il Dr. Moreau scienziato brillante dalle idee tanto stravaganti quanto abominevoli.
Su queste premesse iniziano le avventure di Prendick sull’isola del Dr. Moreau…
Herbert George Wells, meglio conosciuto come H. G. Wells è stato uno scrittore britannico tra i più popolari della sua epoca, estremamente prolifico ha potuto cimentare la propria arte in diversi generi narrativi.
A influire tutti i racconti e i romanzi dello scrittore, vi sono tutte le osservazioni tecniche e scientifiche che rendono ogni storia narrata emozionante e in certo modo di rilievo scientifico, vista la conoscenza dello scrittore in zoologia e biologia.
Alcuni temi trattati dello scrittore saranno anche una rivelazione in campo letterario, essendo temi o rivisitazioni nuove e affascinanti. La critica è ormai unanime nel considerare i romanzi di Wells un’importante esperienza narrativa, considerando lo scrittore, assieme a Jules Verne come padre fondatore del romanzo scientifico.

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L’invasione immaginaria. L’immigrazione oltre i luoghi comuni

Il sovranismo ha vinto nelle menti prima ancora di vincere nelle urne: ha cavalcato le preoccupazioni delle persone nei confronti del fenomeno immigrazione costruendo un nemico immaginario. Ma la realtà è molto diversa da quella che ci viene raccontata. Non è vero che negli ultimi anni ci sia stata un’invasione. Non è vero che gli immigrati siano prevalentemente maschi, africani e musulmani. Non è vero che l’immigrazione sia conseguenza diretta della povertà o che i rifugiati abbiano come principale destinazione l’Europa. Il fenomeno delle migrazioni in realtà è molto differenziato e richiede risposte politiche articolate. Per uscire dal clima sociale avvelenato in cui viviamo, è necessario ricordare numeri e fatti e proporre soluzioni concrete. **

Il sovranismo ha vinto nelle menti prima ancora di vincere nelle urne: ha cavalcato le preoccupazioni delle persone nei confronti del fenomeno immigrazione costruendo un nemico immaginario. Ma la realtà è molto diversa da quella che ci viene raccontata. Non è vero che negli ultimi anni ci sia stata un’invasione. Non è vero che gli immigrati siano prevalentemente maschi, africani e musulmani. Non è vero che l’immigrazione sia conseguenza diretta della povertà o che i rifugiati abbiano come principale destinazione l’Europa. Il fenomeno delle migrazioni in realtà è molto differenziato e richiede risposte politiche articolate. Per uscire dal clima sociale avvelenato in cui viviamo, è necessario ricordare numeri e fatti e proporre soluzioni concrete. **

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L’Invasione Immaginaria

Il sovranismo ha vinto nelle menti prima ancora di vincere nelle urne: ha cavalcato le preoccupazioni delle persone nei confronti del fenomeno immigrazione costruendo un nemico immaginario. Ma la realtà è molto diversa da quella che ci viene raccontata. Non è vero che negli ultimi anni ci sia stata un’invasione. Non è vero che gli immigrati siano prevalentemente maschi, africani e musulmani. Non è vero che l’immigrazione sia conseguenza diretta della povertà o che i rifugiati abbiano come principale destinazione l’Europa. Il fenomeno delle migrazioni in realtà è molto differenziato e richiede risposte politiche articolate. Per uscire dal clima sociale avvelenato in cui viviamo, è necessario ricordare numeri e fatti e proporre soluzioni concrete.

Il sovranismo ha vinto nelle menti prima ancora di vincere nelle urne: ha cavalcato le preoccupazioni delle persone nei confronti del fenomeno immigrazione costruendo un nemico immaginario. Ma la realtà è molto diversa da quella che ci viene raccontata. Non è vero che negli ultimi anni ci sia stata un’invasione. Non è vero che gli immigrati siano prevalentemente maschi, africani e musulmani. Non è vero che l’immigrazione sia conseguenza diretta della povertà o che i rifugiati abbiano come principale destinazione l’Europa. Il fenomeno delle migrazioni in realtà è molto differenziato e richiede risposte politiche articolate. Per uscire dal clima sociale avvelenato in cui viviamo, è necessario ricordare numeri e fatti e proporre soluzioni concrete.

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L’insurrezione

Un pianeta senza tempo racchiude il segreto dell’eterna giovinezza. La tranquillità di questo mondo inviolato viene turbata proprio da chi invece dovrebbe proteggerlo: la Federazione, che, alleatasi con una razza aliena destinata all’estinzione – i Son’a – vuole ad ogni costo impossessarsi dell’energia che rende questo pianeta straordinario. Il Capitano Jean-Luc Picard e l’equipaggio della nave stellare *U.S.S. ENTERPRISE NCC-1701-E* , vengono accidentalmente coinvolti nel diabolico piano della Flotta Stellare e dei Son’a. Rendendosi conto che il comportamento della Federazione infrange le regole in cui lui stesso aveva sempre creduto, il Capitano Picard decide di aiutare gli abitanti del pianeta, i Ba’ku. E l’unico modo per salvarli sarà quello di commettere un atto di ribellione contro la Federazione.
Da questo romanzo il nono film della serie di Star Trek.

Un pianeta senza tempo racchiude il segreto dell’eterna giovinezza. La tranquillità di questo mondo inviolato viene turbata proprio da chi invece dovrebbe proteggerlo: la Federazione, che, alleatasi con una razza aliena destinata all’estinzione – i Son’a – vuole ad ogni costo impossessarsi dell’energia che rende questo pianeta straordinario. Il Capitano Jean-Luc Picard e l’equipaggio della nave stellare *U.S.S. ENTERPRISE NCC-1701-E* , vengono accidentalmente coinvolti nel diabolico piano della Flotta Stellare e dei Son’a. Rendendosi conto che il comportamento della Federazione infrange le regole in cui lui stesso aveva sempre creduto, il Capitano Picard decide di aiutare gli abitanti del pianeta, i Ba’ku. E l’unico modo per salvarli sarà quello di commettere un atto di ribellione contro la Federazione.
Da questo romanzo il nono film della serie di Star Trek.

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L’Ingrata

Alla fine degli anni ottanta, quando la sua famiglia decise di fuggire dall’Iran in guerra, Dina Nayeri era una bambina. Il rumore delle bombe, le sirene e le corse per nascondersi nel seminterrato, la poca luce filtrata dalle finestre serrate erano tutte cose normali. Negli anni a venire, sui letti a castello delle case per i rifugiati di Londra, di Dubai, di Roma, poi dell’Oklahoma, Dina conobbe per la prima volta il silenzio del sonno tranquillo e ininterrotto: quella fu la sua prima idea di cosa fosse la pace. Sua madre le diceva di pregare e di essere grata. Sui migranti sono state scritte molte storie. A partire dall’Eneide, l’esperienza di chi è costretto a fuggire non ha mai smesso di essere all’origine di narrazioni impetuose, grandi, travolgenti. Storie di singoli individui, soli contro la perdita di tutto, storie che sono universali. Dopo un clamoroso reportage uscito sul “Guardian”, The Ungrateful Refugee, Dina Nayeri si misura con la domanda più impietosa del nostro tempo: che cosa significa essere un migrante? E soprattutto: cosa succede quando chi fugge diventa un rifugiato? Qual è il prezzo della sua integrazione? La risposta è semplice. La prima regola per il rifugiato è rimanere al proprio posto. Essere meno capace, avere meno esigenze degli altri. Accontentarsi e ringraziare per l’accoglienza, accettando il destino di un terribile circolo vizioso: sei un pigro richiedente asilo, finché non diventi un intruso avido. Grazie alla propria esperienza, una grande scrittrice esplora come vive chi è costretto a fuggire, come si declina il rifiuto delle comunità di approdo, e indaga la tragedia dello straniamento dell’identità che tutti i giorni avviene sotto i nostri occhi.

Alla fine degli anni ottanta, quando la sua famiglia decise di fuggire dall’Iran in guerra, Dina Nayeri era una bambina. Il rumore delle bombe, le sirene e le corse per nascondersi nel seminterrato, la poca luce filtrata dalle finestre serrate erano tutte cose normali. Negli anni a venire, sui letti a castello delle case per i rifugiati di Londra, di Dubai, di Roma, poi dell’Oklahoma, Dina conobbe per la prima volta il silenzio del sonno tranquillo e ininterrotto: quella fu la sua prima idea di cosa fosse la pace. Sua madre le diceva di pregare e di essere grata. Sui migranti sono state scritte molte storie. A partire dall’Eneide, l’esperienza di chi è costretto a fuggire non ha mai smesso di essere all’origine di narrazioni impetuose, grandi, travolgenti. Storie di singoli individui, soli contro la perdita di tutto, storie che sono universali. Dopo un clamoroso reportage uscito sul “Guardian”, The Ungrateful Refugee, Dina Nayeri si misura con la domanda più impietosa del nostro tempo: che cosa significa essere un migrante? E soprattutto: cosa succede quando chi fugge diventa un rifugiato? Qual è il prezzo della sua integrazione? La risposta è semplice. La prima regola per il rifugiato è rimanere al proprio posto. Essere meno capace, avere meno esigenze degli altri. Accontentarsi e ringraziare per l’accoglienza, accettando il destino di un terribile circolo vizioso: sei un pigro richiedente asilo, finché non diventi un intruso avido. Grazie alla propria esperienza, una grande scrittrice esplora come vive chi è costretto a fuggire, come si declina il rifiuto delle comunità di approdo, e indaga la tragedia dello straniamento dell’identità che tutti i giorni avviene sotto i nostri occhi.

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