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L’Amnistia Togliatti: 1946. Colpo di spugna sui crimini fascisti

Lo spartiacque tra passato e presente, nel decisivo passaggio tra dittatura e democrazia, per chiudere i conti con il Ventennio mussoliniano e punire gli artefici della dittatura, è l’Amnistia Togliatti. Emanata il 22 giugno 1946 per celebrare la nascita della Repubblica italiana, prende nome dal segretario del Partito comunista, Palmiro Togliatti, che la firmò quale ministro della Giustizia del governo De Gasperi. Ispirata all’esigenza di pacificazione, si è però trasformata – per l’interpretazione estensiva fornita dalla magistratura (in particolare dalla Suprema corte di cassazione) – nel generalizzato perdono, applicato anche a torturatori e ad assassini. Il fior fiore dei gerarchi, i peggiori spioni dell’Ovra, i collaborazionisti con l’occupante tedesco, i delatori di ebrei deportati nei lager ottengono generalizzato e immeritato perdono. Piero Calamandrei definì l’Amnistia un clamoroso errore della nuova classe dirigente italiana, gravido di conseguenze. Il mancato accertamento giudiziario dei crimini fascisti ha infatti determinato un enorme vuoto di conoscenze sulle dinamiche repressive del regime e della Repubblica sociale italiana. A una simile mutilazione, così rilevante sulla formazione dell’immaginario collettivo, può oggi porre parziale rimedio la ricerca storica, sulla base di non facili ricerche d’archivio. L’approfondita ricerca di Franzinelli – la prima (e a oggi unica) su un tema così rilevante – ricostruisce un’Italia lacerata dalla lotta politica, con cento drammatici episodi che riaffiorano dai carteggi giudiziari, dai fascicoli di polizia, dalla Fondazione Gramsci dove Togliatti consegnò il materiale da lui indebitamente asportato quando lasciò il ministero. Questa edizione è arricchita dalla postfazione del giurista Neppi Modona.

L’uomo macchina ed altri scritti.

Julien Offroy de Lamettrie nacque a Saint Màio il 25 dicembre 1709. Figlio di un ricco negoziante che voleva avviarlo alla carriera ecclesiastica, preferi invece la professione di medico. Cosi, finiti gli studi secondari, ricevette il dottorato in medicina a Reims; nel 1733, si recò a Leida alla scuola del celebre scienziato olandese Boerhaave, componendo egli stesso non spregevoli opere di medicina, come il « Trattato sulla vertigine (1737) e il « Trattato sulla varicella » (1740). Tornato in Francia, fu per alcuni anni medico militare, e partecipò anche a varie campagne. Ammalatosi, si mise a meditare sul problema filosofico dei rapporti tra anima e corpo, giungendo a conclusioni materialistiche. L'esposizione di queste idee nella « Storia naturale dell'anima » (L'Aia, 1745), u-scita anonima ma subito riconosciuta come opera sua, e in seguito anche la pubblicazione di alcune violente satire contro i medici del tempo — la « Politica del medico » (1746), « La facoltà vendicata » (1747), il « Lavoro di Penelope » (1748) — lo fecero cadere in disgrazia. Si dimise dal suo impiego, e temette anche di venire imprigionato: per questo nel 1746 fuggi in Olanda. Però anche qui la pubblicazione de « L'uomo macchina» (Leida, 1748) gli procurò violente persecuzioni da parte del fanatismo religioso. I magistrati di Leida ordinarono di perseguire l'autore dell'opera (che era apparsa anonima); il libro fu bruciato per mano del boia. Per questo il Lamettrie accettò l'invito fattogli dal re Federico II, filosofo egli stesso e protettore dei filosofi, di recarsi a Berlino, come membro di quella Accademia. Qui visse in grande dimestichezza con il Sovrano finché mori di indigestione 1" 11 novembre 1751. Oltre le opere già citate scrisse « L'uomo pianta » (1748), Gli animali più che macchine» (1750), « L'arte di godere (1751), « L'anti-Seneca » (1750), tutte raccolte nelle « Opere Filosofiche », pubblicate per la prima volta a Londra-Ber-lino nel 1751, e poi ristampate a cura di Federico II.

L’uomo e la morte

Questo libro, ormai un classico, costituisce un unicum nella storia del pensiero poiché non è soltanto una summa di quanto sia stato detto, pensato e pubblicato sulla morte, ma è anche un orizzonte capace di ridare alla luce una consapevolezza e una sensibilità moribonde, ai giorni nostri ancor più di quando il libro era stato scritto.L’idea della morte ha subìto un processo di rimozione coatta. Tutto quanto non risulti tangibilmente fruttuoso per il godimento immediato o per la realizzazione di una carriera viene rimandato al mittente, tutto e specialmente la morte. Il problema è che rinunciando alla riflessione non si riesce a bandire sul serio il punto di approdo di ogni vita e così la morte, a cui si sbatte in faccia la porta, ritorna attraverso le finestre della nostra disattenzione o penetrando nelle fessure di tutta la nostra vita interiore creando un vertiginoso sperdimento che ci spinge nelle direzioni più svariate alla ricerca di una pacificazione che né gli «esperti» né i guru sanno dare. Questa edizione si arricchisce di una nuova traduzione, che restituisce mimeticamente la «voce» e lo stile così peculiare dell’autore, e di una lunga intervista in cui Morin affronta temi come il prolungamento della vita, il concetto di transumanità, l’accompagnamento del morente, il suicidio e l’eutanasia: poiché, se la morte non cambia, cambiano le condizioni in cui si verifica.

L’uomo che voleva uccidermi

In una fredda sera di dicembre, Ishibashi Yoshino saluta le amiche per andare a incontrare il suo ragazzo in un parco di Hakata, nella città di Fukuoka. Il mattino successivo, il cadavere della giovane viene rinvenuto nei pressi del valico di Mitsuse, un luogo impervio e inquietante: è stata strangolata. Chi ha ucciso Yoshino? Chi è l’uomo che doveva incontrare al parco? Perché la cronologia delle chiamate e dei messaggi del suo telefono cellulare racconta una storia diversa da quella che conoscono gli amici e i familiari? La morte violenta di una giovane innesca un intreccio di narrazioni accomunate dal senso di solitudine, dalla difficoltà di vivere in una società sempre più complessa, dalla desolazione dei paesaggi urbani, dall’incapacità di amare.

L’uomo che uccise Getúlio Vargas

Al seguito di un circo equestre, arriva in Bosnia una contorsionista mulatta che dicono sia figlia naturale di colui che sarà padre di Getúlio Vargas, presidente del Brasile. Lei comunque si sposa con un serbo e mette al mondo un bambino che ha due indici per mano. L’anomalia è interpretata come indizio di predestinazione all’assassinio e, giovanissimo, Dimitri viene assoldato dalla confraternita degli attentatori. Abilissimo con ogni tipo di arma da fuoco, è invece un pasticcione in tutto il resto. E dimostrerà di esserlo per tutta la vita: scelto per compiere alcuni dei piú clamorosi attentati del Novecento, da Francesco Giuseppe a Roosevelt, Dimitri non riesce mai ad assolvere il proprio compito: i due indici gli si incastrano nel grilletto, scivola su una buccia di banana. In compenso, nelle sue picaresche peregrinazioni ha modo di conoscere alcune leggende viventi: sull’Orient Express incontra Mata Hari, Marie Curie gli salva la vita, a Parigi frequenta Picasso, Cocteau, Apollinaire. E visto che la sua avventurosa esistenza si districa fra Brasile, Europa e Stati Uniti, gli incontri avvengono al di qua e al di là dell’Atlantico, a volte con conseguenze storiche, per quanto accidentali: per esempio, è Dimitri il responsabile dell’arresto di Al Capone, in seguito a uno dei suoi pasticci. L’ultima tappa è Rio; l’ultimo incontro eccellente è quello con Getúlio Vargas; e l’ultimo compito di Dimitri è quello di uccidere suo zio: ci riuscirà? Cambierà idea? O la sua bislacca fortuna lo condurrà a una soluzione imprevista?

L’uomo che non contava i giorni

Dalla luce accecante delle coste tunisine alla penombra umida di uno scantinato nel carruggio di un paesino ligure: è lunga la strada che porta il ventenne Mohamed lontano dalla propria terra alla ricerca di un nuovo mattino, con un doloroso segreto custodito nel cuore. Il tempo è un lusso da dimenticare per chi è costretto a badare quotidianamente alla sopravvivenza, e Mohamed, dopo aver chiuso i ricordi in una giara senza fondo, si affida all’urgenza dei propri bisogni più essenziali.
Ma la fortuna lo assiste quando una notte, sfinito dalla fatica, improvvisa un giaciglio e si addormenta fuori dal magazzino del vecchio Cristoforo, un carpentiere in pensione dai modi bruschi e un po’ sgarbati. Vinta l’iniziale diffidenza, tra i due nasce un sentimento elementare e fortissimo di vicinanza, come se l’età e le distanze non fossero nulla rispetto alla loro essenza comune: è il mare che – con il suo linguaggio universale, con i suoi gesti antichissimi -, anziché separarli, li unisce. I giorni trascorrono, uno simile all’altro, sospesi in un tempo uguale che, ciascuno per le sue ragioni, né Mohamed né il vecchio vogliono misurare: piano piano, il ragazzo dimostra al “baccan” (padrone) – come chiama il suo ospite – di conoscere le parole e i gesti dell’arte navale: insieme si mettono all’opera per finire di costruire il gozzo che il vecchio da solo stentava a portare a termine. Il silenzio del lavoro quotidiano, i suoi rituali sapienti, le pause a base di focaccia scandiscono quelle ore nascoste agli occhi del mondo, riconsegnando ai due uomini qualcosa che entrambi pensavano di aver smarrito per sempre.
Con voce asciutta e scarna, simile ai ciottoli levigati della sua terra, Alberto Cavanna ci racconta una storia struggente di amicizia e di solidarietà, in cui il mare è il vero protagonista. È la storia di due solitudini che s’incontrano originando un doppio riscatto. Una fiaba moderna che è un inno alla vita, alla possibilità di un dialogo tra mondi lontani, all’autenticità dei sentimenti che ci rendono uomini e fratelli.

L’uomo che cade

Scendendo con altre migliaia di persone le scale della Torre nord del World Trade Center, Keith Neudecker riesce a mettersi in salvo pochi minuti prima del crollo. Ha i vestiti impregnati di sangue e di cenere, la faccia cosparsa di frammenti di vetro, e negli occhi immagini che non potrà mai dimenticare.
All’esterno la strada ha perso il suo aspetto familiare e le cose mostrano il volto impassibile che avrebbero in un mondo privo di sguardi umani.
È l’America dell’Undici settembre, catapultata da un giorno all’altro nel nuovo secolo della paura. Quel mattino Keith ritorna nella casa che ha lasciato un anno prima, da sua moglie Lianne e suo figlio Justin. Quando si presenta alla porta sembra un uomo «fatto di futuro».
Don DeLillo sceglie di raccontare questo futuro seguendo due frecce del tempo. La prima converge verso l’Undici settembre ed è la storia di Hammad e dei suoi diciotto compagni, la preparazione dell’attentato dalla Germania alla Florida, dai simulatori di volo alle cabine degli aerei.
La seconda si allontana dal momento della tragedia ed è la storia di Keith e della sua famiglia.

L’una e l’altra

«L’una e l’altra» è un romanzo a specchio, composto da due lunghe novelle che si collegano e si richiamano a vicenda. Una è la storia di una ragazza che, nella Ferrara del Quattrocento, si finge maschio per portare avanti la carriera di pittore (Ali Smith la immagina come segreto alter ego di Francesco del Cossa, autore degli splendidi affreschi che adornano le pareti del Salone dei Mesi di Palazzo Schifanoia); l’altra è la storia di Georgia – detta George – una sedicenne di oggi che si trova a fare i conti con l’improvvisa morte della madre, attivista politica forse tenuta sotto sorveglianza, pochi mesi dopo una visita a quegli stessi affreschi. Fra suggestioni da romanzo storico e atmosfere quasi mystery, «L’una e l’altra» è una modernissima riflessione sull’identità di genere, sul rapporto fra arte e potere, sulle mille possibili declinazioni dell’atto del guardare (dalla contemplazione di un’opera d’arte all’entertainment allo spionaggio): un romanzo originalissimo, sfaccettato e affascinante che in Gran Bretagna ha segnato la definitiva consacrazione della sua autrice, facendo incetta di premi letterari e vendendo decine di migliaia di copie.

L’ospite del villaggio

Nel villaggio dei pescatori approda un ospite misterioso. La sua presenza desta da subito preoccupazione. L’uomo non sembra molto propenso a parlare del proprio passato. Tuttavia, riesce a guadagnarsi la fiducia di un vecchio Capitano di pescherecci che decide di dargli una mano, seppur con le dovute riserve.
Proprio nel momento in cui le cose sembrano girare nel verso giusto, accadono degli avvenimenti inaspettati e collegati all’ospite del villaggio… **
### Sinossi
Nel villaggio dei pescatori approda un ospite misterioso. La sua presenza desta da subito preoccupazione. L’uomo non sembra molto propenso a parlare del proprio passato. Tuttavia, riesce a guadagnarsi la fiducia di un vecchio Capitano di pescherecci che decide di dargli una mano, seppur con le dovute riserve.
Proprio nel momento in cui le cose sembrano girare nel verso giusto, accadono degli avvenimenti inaspettati e collegati all’ospite del villaggio…

L’ombra di Heidegger

È il 1948 e Dieter Muller, allievo del maggiore filosofo del Novecento, il pensatore tedesco Martin Heidegger, prima di compiere il gesto estremo di togliersi la vita, scrive una lunga lettera al figlio. La lettera illumina il clima della cultura tedesca degli anni Trenta, la percezione di trovarsi dinanzi a una svolta cruciale della storia umana in cui si sfidavano nel duello finale, in una vera e propria apocalisse dell’accadere storico, l’universalismo giudaico-cristiano della tecnica, rappresentato dal dominio anglo-americano, e le forze della tradizione europea. Sono gli anni in cui il nazionalsocialismo trionfa, e Martin Heidegger si trasforma nel profeta di una intera generazione chiamando la gioventù tedesca alla lotta per la grandezza perduta della Germania sotto la guida del Fuhrer. Dieter Muller racconta al figlio la sua fede incrollabile in quegli ideali, e il fervore con cui lui e altri giovani intellettuali tedeschi del tempo condussero quella battaglia. Finché, rifugiatosi in Argentina dopo la guerra, la foto di un ebreo condotto alla camera a gas dalle SS, lo pone dinanzi alla terribile verità del genocidio e della soluzione finale. Una verità insopportabile per Dieter Muller, che non esita a porre fine alla propria vita. Dall’istante in cui entra in possesso della lettera del padre, un solo pensiero ossessiona il giovane Muller: rintracciare il responsabile della fine del padre, Martin Heidegger.

L’ombra dei peccatori

John Rebus dovrebbe essere un ispettore di polizia in pensione. Dovrebbe passare i suoi giorni nella sua casa di Edimburgo. Dovrebbe essere un uomo sereno. Invece è tornato in servizio: retrocesso a semplice agente, è relegato a occuparsi dei casi irrisolti. Casi pieni di ombre, che affondano le radici nel passato.
Ma il passato non è mai sepolto per sempre. Infatti, pare che stia per essere riaperta una vecchia inchiesta interna, per un delitto avvenuto nella stazione di polizia di Summerhall anni prima. Gli stessi anni in cui ci lavorava un giovane Rebus, gli stessi anni in cui è nata la leggenda dei Santi della Bibbia delle Ombre: una congrega irregolare di poliziotti decisi a perseguire la giustizia con metodi poco ortodossi. Ma chi erano veramente? E cosa tentano di nascondere, dopo tutto questo tempo?
Mentre il passato riemerge, Rebus è coinvolto nel sopralluogo sulla scena di un banale incidente d’auto, di quelli che normalmente si traducono in materiale per scartoffie. Se non fosse per alcuni piccoli dettagli che è proprio lui a notare, e se non fosse che il caso non tarda a rivelare sviluppi inaspettati e clamorosi, che coinvolgono le alte sfere politiche scozzesi proprio alla vigilia del referendum sulla separazione dal Regno Unito.
Sul filo del rasoio tra presente e passato, Rebus si vedrà costretto a un viaggio nel territorio ambiguo della memoria, lungo quel sottile confine in cui la lealtà si confonde con la colpa, la vendetta con la giustizia.

L’isola della seduzione

Lindsey Shaw ancora non riesce a credere di essersi fatta convincere dalle sue amiche a mollare il lavoro e partire per una vacanza. E proprio nell’isola dove, anni fa, ha consumato una folle notte di passione con un perfetto sconosciuto! Ora il passato ritorna e ha un viso e un nome: Rick Granger, il classico bello e dannato. Lindsey è convinta che lui sia solo un surfista tutto muscoli, ma le parole sussurrate tra le carezze e i baci infuocati riveleranno che, sotto quei pettorali da urlo, si nasconde molto, molto di più. **
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Lindsey Shaw ancora non riesce a credere di essersi fatta convincere dalle sue amiche a mollare il lavoro e partire per una vacanza. E proprio nell’isola dove, anni fa, ha consumato una folle notte di passione con un perfetto sconosciuto! Ora il passato ritorna e ha un viso e un nome: Rick Granger, il classico bello e dannato. Lindsey è convinta che lui sia solo un surfista tutto muscoli, ma le parole sussurrate tra le carezze e i baci infuocati riveleranno che, sotto quei pettorali da urlo, si nasconde molto, molto di più.

L’invenzione della natura. Le avventure di Alexander Von Humboldt, l’eroe perduto della scienza

Descritto dai suoi contemporanei come “l’uomo più famoso al mondo dopo Napoleone”, Alexander von Humboldt fu uno dei personaggi più affascinanti e stimolanti del suo tempo. Nato nel 1769 in una ricca famiglia aristocratica prussiana, rinunciò a una vita privilegiata per scoprire come funzionava il mondo. I suoi viaggi e le sue esplorazioni in ogni angolo del globo ne plasmarono il pensiero e ne fecero un personaggio leggendario, ammirato e citato come diretta influenza non solo da studiosi come Charles Darwin, Henry David Thoreau, Ralph Waldo Emerson e John Muir, ma anche da letterati come Goethe, Coleridge e Wordsworth; Thomas Jefferson scrisse che Humboldt era “tra i principali artefici della bellezza” della sua epoca. Tuttavia, questa straordinaria personalità, a cui dobbiamo il nostro stesso concetto di natura e l’idea moderna di ambientalismo, sembra oggi pressoché dimenticata, e mentre il suo nome resiste ovunque – piante, animali, fiumi e città prendono il suo nome -, le sue opere prendono polvere sugli scaffali delle librerie. Andrea Wulf, acclamata storica e autrice di numerosi bestseller internazionali, si è immersa nelle opere, nei diari e nei documenti personali di Humboldt, ne ha seguito le tracce in tutto il mondo, visitando gli stessi luoghi e scalando le stesse montagne, per restituire a Humboldt, con questo libro, il posto che egli merita nel pantheon della natura e delle scienze. “L’invenzione della natura” è anche un tentativo di capire come è nato e come si è formato il modo stesso in cui pensiamo il mondo.

L’Insostenibile Leggerezza Dell’uomo

La Terra è sempre quella, 510 milioni di chilometri quadrati. Ma gli uomini sono sempre di più: arriveranno presto a otto, nove miliardi e hanno esigenze sempre maggiori. Se tutto il mondo in via di sviluppo raggiungesse lo stesso livello di benessere di quello sviluppato, l’impatto sarebbe uguale a quello di un pianeta con 72 miliardi di persone (ai tassi di consumo attuali). Con la certezza che, se i più ricchi sono sempre più ricchi, è solo perché i più poveri saranno sempre più poveri. Partendo da un’apocalittica descrizione della deriva del Pianeta, Mario Tozzi spiega perché l’attuale crisi economica è soprattutto una crisi ecologica e perché, per affrontarla, le nazioni non devono rinunciare a combattere il cambiamento climatico e ad arginare la fine delle risorse energetiche. E auspica un cambiamento culturale che veda protagonista una nuova classe dirigente che abbia il coraggio, soprattutto in Italia, d’investire nell’innovazione utile e nella ricerca. Invertire la tendenza è possibile. Soprattutto perché ne va della nostra vita.

L’insolita morte di Erio Codecà

«Lo stanno seguendo. Ne è sicuro. Ogni faccia, ogni ombra sembra volere qualcosa da lui. Cammina veloce, attraversando la condensa del proprio respiro. Le grida di una madre ai figli lo fanno trasalire. Deve calmarsi. Deve. Calmarsi.»
16 aprile 1952. Sono passate da poco le nove di sera quando gli abitanti di via Villa della Regina, ai piedi delle colline torinesi, sentono riecheggiare **uno sparo nel buio**.
Accorsi fuori, trovano un uomo agonizzante, un loro vicino illustre: **Erio Codecà, dirigente della Fiat**.
L’ingegnere non sopravvive alla ferita di quel proiettile, sparato da **un’arma mai ritrovata** e da **un assassino** che numerose indagini e un intero processo non riusciranno a identificare.
Il caso è ormai archiviato – e perlopiù dimenticato – tra i tanti misteri irrisolti d’Italia quando, dopo oltre quarant’anni, la scoperta di **vecchie lettere inedite** solletica la memoria e l’interesse di un avvocato sessantenne: Marcello Dalmasso, che esercita a Milano ma ha origini torinesi.
Impossibile per lui non condividere la notizia con la sua cerchia più stretta di amici, accomunati dalla curiosità intellettuale e dalla passione per i gialli: una nobildonna napoletana che gestisce una casa-museo su un lago lombardo; un professore di liceo in pensione segnato nel fisico dalle lotte di piazza; un chirurgo di successo, collezionista d’arte e di belle donne; un magistrato un po’ cialtrone ma ben inserito.
Da quel momento, il menu delle cene in compagnia si arricchisce di **un gioco investigativo** in cui gli insoliti detective riaprono a modo loro il caso Codecà: addentrandosi nei meandri di possibili piste mai battute dagli inquirenti, nelle ombre del passato della vittima, nei complessi intrecci di politica, economia e alta società.
Tra accesi dibattiti e menu da buongustai, intraprendono un viaggio a ritroso negli **anni della Guerra fredda** e dei segreti di Stato, alla ricerca di una delle tante tessere mancanti dal complesso mosaico dell’Italia del secondo dopoguerra.
Autori e al tempo stesso protagonisti di **una spy-story dai contorni sempre più oscuri**.

L’Evoluzione Dell’ordine

« *Potrebbe essere un cambiamento di paradigma del pensiero economico* ».
**Scott Page, docente di Sistemi complessi, Scienze politiche e Economia, University of Michigan**
« *Con stile accessibile e divertente, Hidalgo riesce a sintetizzare un imponente corpo di conoscenze d’avanguardia in un libro snello e leggibile. È il futuro della teoria della crescita e questo stimolante volume merita senz’altro di essere letto* ».
***Financial Times** *
Il paradosso della crescita economica è da sempre appalto di sociologi, economisti e psicologi. Il motivo per cui le economie crescono nel tempo è stato a lungo indagato da queste discipline con risultati alterni, spesso politicamente ben connotati. Esistono molti libri che tentano di dare conto della continua crescita economica, cercando di spiegare anche perché risulti distribuita in maniera disuguale sul territorio, ma finora il problema non era mai stato aggredito dal lato delle scienze naturali e in particolare della fisica.
È proprio questo che fa in questo libro – in maniera del tutto originale – César Hidalgo. Mette da parte la sociologia e si concentra sui concetti di informazione, rete, entropia e complessità, che sono argomenti squisitamente fisico-matematici e forniscono una lettura alternativa e affascinante dell’intera questione della crescita economica. Per capire come facciano le economie a crescere continuamente, ci dice in definitiva Hidalgo, conviene prima capire come si è evoluto l’ordine nel cosmo. A prima vista l’Universo sembrerebbe ostile all’ordine. La fisica dice che l’entropia cresce col tempo e che il disordine (ovvero il caos) finirà col regnare sovrano. Tuttavia c’è la possibilità che si creino dei cortocircuiti, delle condizioni particolari nelle quali, in luoghi un po’ speciali, l’ordine cresce localmente. La Terra – e la vita su di essa – è appunto uno di questi luoghi molto speciali. E sulla Terra ci sono a loro volta luoghi, come la Silicon Valley dei nostri giorni, ancora più speciali, nei quali l’ordine cresce a un ritmo serrato, ben maggiore che altrove. Perché non analizzare questo fenomeno con gli strumenti della fisica e della matematica? Vista in questa prospettiva, la crescita economica diventa un problema di reti di persone e di conoscenze; un problema fisico, in ultima istanza. Noi umani siamo in grado di generare ordine a dispetto dell’entropia, generare informazione, incrementarla, farla crescere. Sembra che andiamo contro le leggi di natura, ma non è così: in realtà le sfruttiamo a nostro vantaggio. L’evoluzione dell’ordine si situa così al crocevia tra la teoria dell’informazione, la fisica, la sociologia e l’economia, adombrando una nuova teoria economica che potrebbe indicarci non solo come fare di più, ma anche come farlo meglio.