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Sani Gesualdi Superstar

Questo libro fa ridere. Più di qualsiasi altro vi capiti di leggere.
Fate la prova, apritelo e sarete subito travolti da un incipit folgorante: «Sani Gesualdi nabbe nel 1111 (millecentoundici) e morve nel 1777 (millesettecentosettantasette). Nabbe da Sgallatta Alfredo, soprannominato Scandurra Gaetano, e da Scamarda Agata, vista da destra, o Agata Scamarda, vista da sinistra. Il padre faceva l’indossatore, la madre era casalinga, tutta casa e chiesa, era madre di 106 figli. Sani era il primo gemito, e lo chiamarono Gesualdi, e, per non confondersi, i rimanenti 105 fratelli li chiamarono “Coso” oppure “Cosa” a seconda del sesso. Il fratello più piccolo, di nome “Coso” (106° figlio, ultimo nato), ancora vive. Gli ultimi saranno i primi nella vigna!».
Questo è il libro dei nanetti di Sani Gesualdi raccontati da Frate Antonino da Scasazza. Che è un piccolo paese della mente, senza mafia e dove è sempre festa, della provincia siciliana.
Il Santo protettore dei nanetti (aneddoti, secondo il linguaggio storpiato di Frate Antonino) nacque nel migliore programma televisivo di sempre, «Quelli della notte» di Arbore, nel 1985. E qui codificò il nuovo esilarante genere letterario. Nello stesso anno Frassica pubblicò questo capolavoro di nonsense e di straniamento linguistico. Lo riproponiamo al pubblico che continua a divertirsi con le sue battute tutte le domeniche a «Che tempo che fa». Le libertà che Frassica si prende con la lingua italiana sono infinitamente più inebrianti e più felici delle comuni storpiature di altri comici. C’è qualcosa di Palazzeschi più che di Totò. L’esito è un capolavoro della comicità da conservare sullo scaffale tra le *Tragedie in due battute* di Achille Campanile e il *Fantozzi* di Paolo Villaggio.
Perché Frassica ha raccolto in questo libro il suo gramelot mentale. Definitivo. Eccone un altro esempio.
«Ringrazzio tutti i correttori di bozze, i quali vedendosi arrivare i miei dattiloscritti li andavano correggendo e mi mandavano le bozze, poi io le rivedevo e correggevo le loro correzioni, poi sono stato costretto a scrivergli: “Attenzione ogni errore corretto da voi è un errore!!!”. Così loro non solo non hanno più corretto i miei dattiloscritti, ma ogni tanto gli schiaffavano un bell’errore personale. “Tanto” dicevano “è un libro di Frassica”.» Tagliamo la testa al topo, chi l’avrebbe detto che sarebbe diventato un classico?
Perché non è bello cio che è bello, ma che bello! che bello! che bello!
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### Sinossi
Questo libro fa ridere. Più di qualsiasi altro vi capiti di leggere.
Fate la prova, apritelo e sarete subito travolti da un incipit folgorante: «Sani Gesualdi nabbe nel 1111 (millecentoundici) e morve nel 1777 (millesettecentosettantasette). Nabbe da Sgallatta Alfredo, soprannominato Scandurra Gaetano, e da Scamarda Agata, vista da destra, o Agata Scamarda, vista da sinistra. Il padre faceva l’indossatore, la madre era casalinga, tutta casa e chiesa, era madre di 106 figli. Sani era il primo gemito, e lo chiamarono Gesualdi, e, per non confondersi, i rimanenti 105 fratelli li chiamarono “Coso” oppure “Cosa” a seconda del sesso. Il fratello più piccolo, di nome “Coso” (106° figlio, ultimo nato), ancora vive. Gli ultimi saranno i primi nella vigna!».
Questo è il libro dei nanetti di Sani Gesualdi raccontati da Frate Antonino da Scasazza. Che è un piccolo paese della mente, senza mafia e dove è sempre festa, della provincia siciliana.
Il Santo protettore dei nanetti (aneddoti, secondo il linguaggio storpiato di Frate Antonino) nacque nel migliore programma televisivo di sempre, «Quelli della notte» di Arbore, nel 1985. E qui codificò il nuovo esilarante genere letterario. Nello stesso anno Frassica pubblicò questo capolavoro di nonsense e di straniamento linguistico. Lo riproponiamo al pubblico che continua a divertirsi con le sue battute tutte le domeniche a «Che tempo che fa». Le libertà che Frassica si prende con la lingua italiana sono infinitamente più inebrianti e più felici delle comuni storpiature di altri comici. C’è qualcosa di Palazzeschi più che di Totò. L’esito è un capolavoro della comicità da conservare sullo scaffale tra le *Tragedie in due battute* di Achille Campanile e il *Fantozzi* di Paolo Villaggio.
Perché Frassica ha raccolto in questo libro il suo gramelot mentale. Definitivo. Eccone un altro esempio.
«Ringrazzio tutti i correttori di bozze, i quali vedendosi arrivare i miei dattiloscritti li andavano correggendo e mi mandavano le bozze, poi io le rivedevo e correggevo le loro correzioni, poi sono stato costretto a scrivergli: “Attenzione ogni errore corretto da voi è un errore!!!”. Così loro non solo non hanno più corretto i miei dattiloscritti, ma ogni tanto gli schiaffavano un bell’errore personale. “Tanto” dicevano “è un libro di Frassica”.» Tagliamo la testa al topo, chi l’avrebbe detto che sarebbe diventato un classico?
Perché non è bello cio che è bello, ma che bello! che bello! che bello!

Sangue, vendetta e sacrificio

Un thriller unico nel suo genere

Kate Forman ha una vita invidiabile, una famiglia che la adora e un marito perfetto.
Eppure una notte sorprende Paul sbronzo e coperto di sangue, mentre farfuglia tra i fumi dell’alcol di aver ucciso qualcuno. Il giorno dopo l’uomo sembra aver dimenticato tutto e nega ripetutamente ogni responsabilità…
Ma quando una giovane e affascinante collega del marito viene trovata morta, i sospetti di Kate la spingono alla disperata ricerca della verità, una ricerca che può salvare o distruggere la sua esistenza senza macchie, faticosamente costruita negli anni.
Fare la scelta giusta non è facile. Chiusa nella spirale di bugie che deve raccontare per difendere Paul da tutto e da tutti, Kate vede allontanarsi sempre di più la risoluzione del caso. E al tempo stesso si insinua in lei il dubbio più inquietante: può dire di conoscere davvero suo marito?
Sangue, vendetta e sacrificio è un thriller psicologico unico nel suo genere, in cui a indagare è chiamata una donna qualunque, improvvisamente catapultata al centro di un intrigo inspiegabile e dai risvolti agghiaccianti.

Ali Knight

dopo aver lavorato come giornalista e redattrice per la BBC, ‘The Guardian’ e ‘The Observer’, ha contribuito al lancio di alcuni siti web di grande successo legati alle testate ‘Daily Mail’ ed ‘Evening Standard’. Sangue, vendetta e sacrificio è il suo primo romanzo. Attualmente vive a Londra.

(source: Bol.com)

Il sangue dei fratelli

Fausto e Marco si somigliano come due gocce d’acqua e vivono nella stessa casa, ma non sono fratelli. Fausto è uno schiavo, nato da una schiava e – si sussurra – dal padrone, Marco invece è figlio di quest’ultimo e della moglie legittima, ed è l’erede dei nobili Livi Drusi. Il destino dei due giovani sembra già segnato, marchiato nelle loro carni sin dalla nascita, ma la guerra sociale e in seguito la guerra fra Mario e Silla irrompono sovvertendo l’ordine e le leggi degli avi, sparigliando i principi che da secoli regolano i rapporti fra uomini liberi e schiavi, aristocratici e populares, Romani e Italici.
Durante gli scontri, Tito Livio Druso, il vecchio padre, trova la morte, mentre Marco, accompagnato dal suo schiavo di fiducia, viene inviato a Rodi perché possa sfuggire ai torbidi e formarsi come futuro dominus della prestigiosa famiglia e politico di rilievo. Incurante dei suoi doveri, però, il giovane e viziato rampollo si dà al gioco e agli stravizi, cacciandosi più volte nei guai e riuscendo a salvarsi soltanto grazie all’opera del fedele e coraggioso Fausto.
Ma quando, durante un rocambolesco viaggio per mare, Marco mette a repentaglio la vita di altri schiavi, oltre che la sua, Fausto in preda alla collera lo uccide e, di fronte ai pirati che chiedono il riscatto del giovane nobile, prende il suo posto approfittando della forte somiglianza.
Tuttavia fingere non è facile, soprattutto per un uomo onesto come Fausto: il timore di essere scoperto dalla famiglia di Marco e dalla sua sposa promessa non lo abbandona… e, come se ciò non bastasse, un’ombra dal passato del padrone si allunga sulla nuova vita dello schiavo, che – innocente – si trova a doversi difendere da accuse gravissime.
Come già nel Ribelle, con la sua scrittura tesa e precisa come la parabola di un dardo Emma Pomilio ci conduce nei luoghi della Roma antica, che sono quelli del Foro con i suoi retori e dei vicoli della Suburra con le sue prostitute bambine, ma sono anche e soprattutto i luoghi della mente e dell’anima, dove lo scontro fra la difesa della tradizione e la lotta per la libertà infiammava i fratelli contro i fratelli, incendiando le città del Mediterraneo in un rogo che ancora non è spento.
(source: Bol.com)

Il sangue degli innocenti

Anasoma, gioiello dell’Impero Mahruse, è caduta. L’esercito di Indryalla, guidato dal potente dio-imperatore, asserraglia la città sterminando la popolazione e i Protettori, potenti maghi al servizio del legittimo sovrano. Un manipolo di uomini riesce però a fuggire verso occidente grazie all’aiuto del giovane Caldan, apprendista Protettore, impegnato anche a salvare la mente di Miranda dall’incantesimo esercitato dalla maga Bells. E mentre le forze oscure della magia si muovono nell’ombra, un giro di destini si incrocia nel tentativo di fronteggiare l’avanzata degli Indryallani: la resistenza, l’impresa mercantile più potente dell’impero, mercenari assoldati da un gruppo di maghi, eroici spadaccini. Immerso in un frenetico gioco di complotti e colpi di scena, Caldan comprende che i suoi promettenti poteri rischiano di essere più una maledizione che una benedizione. In una guerra in cui bene e male si confondono, le forze che attaccano l’impero dovranno scontrarsi con un nemico la cui vera natura assume tratti inquietanti, e presto il sangue degli innocenti potrebbe macchiare le mani dello stesso Caldan…

(source: Bol.com)

San Francesco

Convertitosi al cattolicesimo nel 1922, Chesterton pubblicò questo «bozzetto» su san Francesco nel 1923, come se dalla conversione del Santo di Assisi traesse uno spirituale alimento per la propria.
Per Chesterton san Francesco era soprattutto un uomo innamorato di Dio e della Creazione, un poeta che si sentiva piccolo e cantava la gloria delle piccole cose, dei piccoli esseri viventi, della vita ordinaria di coloro che aiutava nella lotta contro la miseria. Dai folli gesti di carità compiuti quando era ancora il figlio di un mercante al rifiuto del mondo e alla creazione di un Ordine e di una regola che davvero imitavano la vita di Cristo, alle stigmate ricevute sul monte della Verna, e fino alla morte, ogni passo del suo cammino su questa terra era rivolto al cielo.
Un amore così grande e appassionato, una mistica così semplice e assoluta appaiono «scandalose» alla mentalità moderna. Ma è proprio essa che Chesterton vuole scuotere in queste pagine, cercando di aiutarla, con la consueta ironia, a compiere il movimento di rivoluzione interiore che fece del piccolo Francesco Bernardone il grande san Francesco.

Un samba per Sherlock Holmes

Che sia l’abuso di canapa indiana a offuscare le leggendarie facoltà deduttive di Sherlock Holmes? Oppure l’ardore con cui Anna Candelaria è attenta alla sua altrettanto leggendaria verginità? Qualunque sia il motivo, di certo l’investigatore britannico rischia la propria reputazione: il suo utlimo caso potrebbe rimanere insoluto. Non che manchino gli indizi: uno Stradivari rubato alla favorita di Don pedro II, imperatore del Brasile; un assassino che aggredisce giovani donne e firma i delitti mozzando orecchie e lasciando una corda di violino. Ma a poco serve indagare, se Watson subisce i riti di possessione del candomblé o se lo stesso Holmes compie atti osceni in luogo pubblico.

Salvezza

Il chirurgo ortopedico Ronan Grisham ha perso tutto, il giorno in cui l’uomo che amava gli è stato portato via in un brutale attacco. Guidato dalla sete di vendetta, impiega il suo odio per costruire un gruppo clandestino che può fare ciò che non è stato in grado di fare in quel giorno fatale… togliere la vita ai colpevoli per salvare quella degli innocenti. Ma, anni dopo, è costretto ad affrontare l’unico legame con il suo passato che non può tagliare.
Sette anni dopo la perdita dei genitori in una violenta incursione a casa sua, che l’ha lasciato deturpato in modo permanente sia fuori che dentro, il ventunenne Seth Nichols sta cercando di rimettere insieme i cocci della sua vita, per poter prendere in mano le redini della multinazionale di trasporti del padre. Ma l’ultima persona che si aspettava tornasse nella sua vita è l’uomo che lui ha fatto scappare con un innocente bacio rubato.
Con uno sfiorare di labbra, Seth è stato grado di fare a Ronan quello che non era riuscito a nessuno, sin dal giorno in cui Ronan stesso aveva guardato spegnersi per sempre la luce negli occhi del suo compagno. Ha fatto sì che desiderasse di nuovo. Ma Ronan non può desiderare nessuno, meno di tutti il fratello minore del suo defunto amore. Perché anche un solo tocco di Seth potrebbe mandare in frantumi il suo mondo costruito con cura, e lui sa che non ci sarebbe possibilità di ritorno da quello, non una seconda volta.
Ma quando una serie di attacchi via via più aspri contro Seth forzano Ronan a tornare nella sua vita, Seth si rende conto che quella è la sua ultima possibilità per dimostrargli che può essere l’uomo di cui il chirurgo, ora a pezzi, ha bisogno. Solo che il Ronan che ricompare non è lo stesso di cui Seth si è innamorato tanto tempo prima…

Salvami

Un palco.
Una melodia struggente.
Una nota che sfugge.
Kai Cordier non sbaglia mai, eppure è successo.
Nello stesso momento, suo padre muore in un vicolo di New Orleans.
Una vera e propria esecuzione, che lascerà in Kai il desiderio ancestrale di vendetta.
La sua sete di verità la porterà al Creepy Freaky, un circo di fenomeni da baraccone dove le apparenze celano verità nascoste.
Fra Donne Aragosta, Uomini Roccia e gemelli parassiti, incontrerà Xafe, il lanciatore di coltelli.
Un uomo vuoto, con l’anima  spenta, che però prende vita non appena incontra Kai, come se fosse solo in attesa di essere svegliato da lei.
Si odiano, si desiderano.
Si allontanano.
Ma fino a che punto il loro rapporto potrà essere vissuto?
E fino a dove si spingerà Kai per placare la sua sete di giustizia?
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### Sinossi
Un palco.
Una melodia struggente.
Una nota che sfugge.
Kai Cordier non sbaglia mai, eppure è successo.
Nello stesso momento, suo padre muore in un vicolo di New Orleans.
Una vera e propria esecuzione, che lascerà in Kai il desiderio ancestrale di vendetta.
La sua sete di verità la porterà al Creepy Freaky, un circo di fenomeni da baraccone dove le apparenze celano verità nascoste.
Fra Donne Aragosta, Uomini Roccia e gemelli parassiti, incontrerà Xafe, il lanciatore di coltelli.
Un uomo vuoto, con l’anima  spenta, che però prende vita non appena incontra Kai, come se fosse solo in attesa di essere svegliato da lei.
Si odiano, si desiderano.
Si allontanano.
Ma fino a che punto il loro rapporto potrà essere vissuto?
E fino a dove si spingerà Kai per placare la sua sete di giustizia?

Saggio sul dono

Apparso nel 1923-24, il Saggio sul dono di Marcel Mauss è diventato una vera pietra miliare dell’antropologia. L’individuazione, all’apparenza semplice, ma invece sottile e feconda delle tre caratteristiche del dono, dare, ricevere, ricambiare, ha posto le basi per la formulazione di una teoria piú ampia, quella relativa al ‘fatto sociale totale’. Le relazioni tra gli uomini nascono dallo scambio. Scambio che viene avviato con un dono di una delle parti all’altra, la quale si sentirà in obbligo di contraccambiare tale dono, innescando cosí una catena di scambi. Ma non sono solo gli oggetti a circolare, dice Mauss, anche lo spirito del donatore viaggia insieme al dono, dando cosí vita a un legame tra gli individui che va ben al di là del puro scambio economico. Ecco allora che l’atto del donare non si limita a un passaggio di beni, ma mette in gioco la totalità degli elementi culturali che caratterizzano una società.
A ottant’anni dalla sua pubblicazione il saggio di Mauss, che ha influenzato moltissimi antropologi del passato, si presta ancora oggi a interpretazioni attuali che ci fanno scoprire come, anche in una società dominata dal mercato, si annidano ancora molti momenti della nostra vita dove il dono è un protagonista fondamentale.

(source: Bol.com)

Saga de La Torre nera

Anthology containing: LaTorre Nera. Saga Completa La Torre nera 1. L’ultimo cavaliere La Torre nera 2. La chiamata dei tre La Torre nera 3. Terre desolate La Torre nera 4. La sfera nel buio La Torre nera 5. I lupi del Calla La Torre nera 6. La canzone di Susannah La Torre nera 7. La Torre nera La Torre nera 8. La leggenda del vento

Sade prossimo mio

Confrontando a *Sade prossimo mio* il saggio *Il filosofo scellerato* (che occupa l’inizio del presente volume ma che è cronologicamente il secondo) Pierre Klossowski ci conduce ad una seconda tappa della sua meditazione su Sade. Se l’ateismo sadiano gli era parso, in un primo momento, poter essere spiegato attraverso la sua relazione con la teologia, oggi è a partire dal fatto primario e irriducibile della perversione di Sade che egli riprende il suo studio: che cosa è il Sadismo di Sade? Quale posto vi occupa la ragione? Nello sforzo di Sade per comunicare l’incomunicabile anomalia, secondo le norme razionali dell’ateismo, cosa diventano le norme razionali? Cosa diventa l’ateismo?

Il Saccheggio

Gli ultimi racconti inediti del Premio Nobel per la letteratura Nadine Gordimer.

Ryanair. Il prezzo del low-cost

Ryanair è una di quelle aziende simbolo, al pari di Google e Wal-Mart, che incarnano il capitalismo di inizio XXI secolo e la sua propensione alla continua discesa dei prezzi fino a rasentare la gratuità per tutti. Questo libro, bestseller in Irlanda e Regno Unito, racconta luci e ombre dell’irresistibile ascesa di Ryanair e di Michael O’Leary, il manager che l’ha portata al successo, famoso per la brutale franchezza, così come per le trovate pubblicitarie a costo zero. Ryanair ha introdotto il concetto di viaggio low-cost in Europa, dando il via a tutta una serie di tentativi di imitazione che però non sono riusciti a impensierirla troppo. Ha democratizzato l’aviazione civile, permettendo alle classi europee non abbienti di accedere a mezzo di trasporto nato per le élite. Non è esagerato dire che ha fatto più Ryanair per l’integrazione europea che non la moneta unica. Grazie alle drastiche innovazioni di Tony Ryan (il fondatore da poco scomparso) e Michael O’Leary, la compagnia ha conquistato i cieli d’Europa, trasportando oltre 40 milioni di passeggeri con i suoi biglietti da pochi euro, grazie all’utilizzo di aeroporti secondari a decine di chilometri dalla destinazione principale, una flotta standardizzata per ridurre al minimo i costi di manutenzione e i tempi di ripartenza, e infine, spremendo il più possibile piloti e assistenti di volo non sindacalizzati. L’autrice intervista tutti gli attori cruciali, noti e meno noti, manager e lavoratori, che hanno portato la compagnia aerea irlandese al successo. Con il ritmo della grande inchiesta, ripercorre l’evoluzione del management di Ryanair e del suo modello di business, le svolte strategiche, i conflitti memorabili e l’ambiente di regolamentazione europeo che ha permesso al low-cost di decollare ed espandersi. E documenta con dovizia di particolari la sfrontatezza che ha fatto di O’Leary un personaggio tanto ammirato quanto detestato dalla cultura popolare contemporanea.

Il rumore delle parole

Al ventiduesimo piano di un condominio di periferia vive un vecchio. Non esce mai, non incontra nessuno, nemmeno i figli o i nipoti lo vanno a trovare. Il mondo che sta là fuori gli è estraneo, eppure lui sente che, pur non avendo più alcun ruolo sociale, la sua esistenza ha ancora un senso. Del resto, che la vecchiaia inizi a sessantacinque anni è una pura convenzione stabilita dalla società fondata esclusivamente sul lavoro e sul denaro. Così si siede davanti a un microfono e, invece di rompere la sua solitudine varcando la porta di casa diretto al bar o ai giardinetti, apre la porta verso l’universo virtuale ed entra nella rete. Con grande “sospetto” e incertezza racconta le sue riflessioni su alcune parole che hanno riempito la sua esistenza. Democrazia, assurdità, bellezza e vecchiaia: sono questi i termini attorno a cui costruisce quattro lezioni virtuali. Le sue sono parole al vento o c’è qualcuno disposto ad ascoltarlo? Con un certo stupore il vecchio scopre che il suo pubblico cresce lezione dopo lezione. Abbattuto il muro che lo escludeva da qualsiasi relazione, si rende conto di avere di nuovo una voce. Sa di essere fragile, ma è proprio quella fragilità a renderlo più umano. Nella dimensione del “noi” che emerge a poco a poco, capisce che l’unica cosa che conta davvero è il presente e che “vivere non è parlare, ma correre da chi ha bisogno”. Parole vuote? Parole come semplice rumore? Vittorino Andreoli mette in scena in queste sue nuove pagine un teatro della verità a tratti autobiografico. Smaschera i pregiudizi del nostro tempo, che considera la vecchiaia come l’età della vergogna, dimenticando che la fragilità del vecchio è la rappresentazione della condizione umana, del significato stesso dell’uomo nel mondo.
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### Sinossi
Al ventiduesimo piano di un condominio di periferia vive un vecchio. Non esce mai, non incontra nessuno, nemmeno i figli o i nipoti lo vanno a trovare. Il mondo che sta là fuori gli è estraneo, eppure lui sente che, pur non avendo più alcun ruolo sociale, la sua esistenza ha ancora un senso. Del resto, che la vecchiaia inizi a sessantacinque anni è una pura convenzione stabilita dalla società fondata esclusivamente sul lavoro e sul denaro. Così si siede davanti a un microfono e, invece di rompere la sua solitudine varcando la porta di casa diretto al bar o ai giardinetti, apre la porta verso l’universo virtuale ed entra nella rete. Con grande “sospetto” e incertezza racconta le sue riflessioni su alcune parole che hanno riempito la sua esistenza. Democrazia, assurdità, bellezza e vecchiaia: sono questi i termini attorno a cui costruisce quattro lezioni virtuali. Le sue sono parole al vento o c’è qualcuno disposto ad ascoltarlo? Con un certo stupore il vecchio scopre che il suo pubblico cresce lezione dopo lezione. Abbattuto il muro che lo escludeva da qualsiasi relazione, si rende conto di avere di nuovo una voce. Sa di essere fragile, ma è proprio quella fragilità a renderlo più umano. Nella dimensione del “noi” che emerge a poco a poco, capisce che l’unica cosa che conta davvero è il presente e che “vivere non è parlare, ma correre da chi ha bisogno”. Parole vuote? Parole come semplice rumore? Vittorino Andreoli mette in scena in queste sue nuove pagine un teatro della verità a tratti autobiografico. Smaschera i pregiudizi del nostro tempo, che considera la vecchiaia come l’età della vergogna, dimenticando che la fragilità del vecchio è la rappresentazione della condizione umana, del significato stesso dell’uomo nel mondo.