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Contro Evoluzione

La Strada è un tunnel attraverso lo spazio e il tempo che ha cambito per sempre l’umanità. Dall’asteroide cavo di Thistledown e dalla stazione spaziale di Axis City inizia il viaggio verso altri mondi e atre epoche, ma nella Strada si combatte anche una guerra intermnabile contro la misteriosa razza aliena degli Jart, che guadagnano terreno anno dopo anno.La Strada si apre su un’infinità di mondi, alcuni simili alla Terra, altri diversissimi. L’Hexamon, il governo centrale di Axis City e della razza umana, ha decretato che alcuni di quei mondi siano preservati in caso di necessità future. Ma l’Hexamon ha scoperto che un nutrto gruppo di coloni ha infranto il divieto, entrando segretamente nel mondo protetto di Lamarckia. Per alcuni aspetti, Lamarckia è moto simile alla Terra, ma la sua biologia è straordinaria e l’evoluzine ha seguito un cammino incredibile. Quello che i coloni hanno trvato sul pianeta è una bellezza sconfinata ma anche un’eredità terrbile: guerre, carestie e catastrofi ecologiche.

Contratto inevitabile

**L’ultimo capitolo della serie dei *Contratti***
Dopo un umiliante tradimento, Caterina fugge in Italia per ricostruirsi una vita e quando la speranza di trovare l’uomo giusto sembrava ormai smarrita, Ripley le appare una sera al Bar Brera a Milano, dove si era stabilita da un anno. Subito il suo sguardo magnetico, la sua voce profonda e quella sua aria cupa e tormentata la catturano come non le capitava da tempo. Dal canto suo, Rip resta sorpreso dalla spontaneità di Cat e dalla sua capacità di fargli perdere il controllo. Nessuna donna ha mai conosciuto il suo lato oscuro e lui pensava che nessuna sarebbe stata in grado di gestirlo, invece con lei tutto è diverso. L’intesa è perfetta, ma per poter realizzare il suo sogno Rip dovrà dimostrare a Cat di saper andare oltre l’attrazione profonda che li unisce e dimostrarle che finalmente lei può lasciarsi andare e avere fiducia in lui.

Il Conte di Chanteleine. Un episodio del Terrore

Tra le prime opere di Giulio Verne, “Il Conte di Chanteleine”, ispirata a fatti e personaggi reali, fu una dei romanzi più contrastati dello scrittore francese: apparso a puntate su una rivista nel 1864, poiché l’autore sposa decisamente la causa legittimista, “Il Conte di Chanteleine”, che forse doveva essere il primo di una serie di racconti storici sulla controrivoluzione, è stato fortemente ostracizzato in Francia, tanto da essere pubblicato in volume solo oltre un secolo dopo, mentre in Italia ne uscirono sei edizioni tra 1876 e 1894. L’autore fa rivivere un episodio della guerra di Vandea, facendo entrare il lettore nel brutale clima di violenza imposta dai giacobini che cercavano di sterminare chiunque osasse opporsi al nuovo verbo rivoluzionario: l’armamentario del Terrore è descritto a vividi colori e con esso la coraggiosa decisione di opporsi con tutte le proprie forze a chi voleva distruggere il Trono e l’Altare.

Confusione. La saga dei Cazalet

È il 1942: da quando abbiamo salutalo i Cazalet per l’ultima volta è trascorso un anno. I raid aerei e il razionamento del cibo sono sempre all’ordine del giorno, eppure qualcosa comincia a smuoversi: per le giovani Cazalet la lunga attesa è finita e finalmente Louise, Polly e Clary fanno il loro ingresso nel mondo. Quella che le aspetta è una vita nuova, più moderna e con libertà inedite, soprattutto per le donne. Le cugine si avviano su strade disparate, tutte sospese tra la vecchia morale vittoriana del sacrificio e un costume nuovo, più disinvolto, in cui le donne lavorano e vivono la loro vita amorosa e sessuale senza troppe complicazioni. Mentre Louise si imbarca in un matrimonio prestigioso ma claustrofobico, sul quale incombe l’ingombrante presenza della suocera. Polly e Clary lasciano finalmente le mura di Home Place per trasferirsi a Londra e fare i loro primi passi nell’agognata età adulta, che si rivela ingarbugliata ma appagante. Per quanto riguarda il resto del clan, fra nascite, perdite, matrimoni che vanno in frantumi e relazioni clandestine che si moltiplicano, i Cazalet vanno avanti a testa alta e labbra serrate, sognando, insieme ai loro amici e ai loro amanti, la fine della guerra: “il momento in cui sarebbe iniziata una vita nuova, le famiglie si sarebbero ricongiunte, la democrazia avrebbe prevalso e le ingiustizie sociali sarebbero state sanate in blocco”. Ormai ci sembra di conoscerli personalmente, e non possiamo che attendere insieme a loro quel momento.
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Confesso che sono stata uccisa. A private war

**In contemporanea con l’uscita del film *A private war*
La vera storia di Marie Colvin**
Marie Colvin era la repor¬ter di guerra più famosa al mondo, sempre in prima li¬nea e pronta a tutto pur di far bene il suo lavoro. La ferita all’occhio sinistro e la perdita della vista, a causa della quale portava una benda nera, se l’era procurata proprio così, sul campo. Quando il «Sunday Times» la manda in Siria senza visto, insieme con il fotografo Paul Conroy, Marie capisce che si tratta di un viaggio molto pericoloso: lei e Paul dovranno infatti infiltrarsi tra i ribelli della città di Homs, nel cuore del conflitto, per raccontare al mondo intero gli orrori di una guerra senza quartiere. Si ritrovano all’inferno: edifici in fiamme, artiglieria pesante, centinaia di civili morti. Un missile centra la zona dove i due sono nascosti e nell’attacco Paul viene ferito, mentre Marie resta uccisa. In questo libro, Conroy ci racconta non solo la drammatica vicenda umana di Marie Colvin – una donna straordinaria, mossa dall’implacabile desiderio di testimoniare in prima persona atrocità e ingiustizie, e insignita di prestigiosi premi per la sua attività giornalistica, dal riconoscimento come Miglior Giornalista Inviato dell’Anno al Premio Anna Politkovskaya – ma anche la storia di una profonda amicizia, nata proprio sulle basi di una missione in comune: far sapere a tutti che cos’è davvero una guerra.
**Una testimonianza unica e in presa diretta sull’omicidio di Marie Colvin al cinema il film con la candidata all’oscar Rosamund Pike
Un racconto sulla guerra che da anni insanguina le strade della Siria e che ha causato la morte di migliaia di persone **
«Il collega della Colvin, Paul Conroy, fotografo di guerra, descrive la loro esperienza in Siria, dove la giornalista è stata uccisa da un missile. Il libro di Conroy racconta la loro avventura sotto copertura tra le linee nemiche per seguire il fallimento delle forze governative contro i ribelli.»
**The Bookseller**
«Impressionante. Lo sconvolgente resoconto di un gruppo di coraggiosissimi reporter e fotografi inviati in Siria e del prezzo che costa raccontare la guerra.»
**The Sunday Times**
«Un libro potente, che racconta in presa diretta le ultime ore di vita di Marie Colvin e l’escalation di terrore che attanaglia la Siria.»
**Liverpool Echo**
**Paul Conroy**
Dopo essere stato per alcuni anni al servizio dell’esercito britannico, è diventato fotoreporter e documentarista. Inviato nelle principali zone di guerra in tutto il mondo, ha collaborato con la BBC, Sky TV e il «Sunday Times». È stato corrispondente dal Congo, dall’Iraq e dal Kosovo e – insieme a Marie Colvin – dalla Libia e dalla Siria. *Confesso che sono stata uccisa. A private war* è il suo primo libro.

Confessioni di un Italiano

Questo ebook è un testo di pubblico dominio. Potete trovare il testo liberamente sul web. La presente edizione è stata realizzata per Amazon da Simplicissimus Book Farm per la distribuzione gratuita attraverso Kindle.

La condizione umana

Una pietra miliare della letteratura mondiale, un romanzo ambientato in Cina che si svolge a seguito dell’insurrezione di Shanghai del 1927, quando gli operai in armi, guidati dai comunisti, liberarono la città prima dell’arrivo di Chiang Kai-shek alla testa delle truppe del il Kuomintang.
Il partito comunista cinese e Kuomintang sono alleati, ma già si presagisce la tragica soluzione finale. Chiang rompe l’alleanza che Stalin continuava a sostenere e questa sua ostinazione condanna i comunisti al massacro.
La ”condizione umana” che interessa André Malraux non è quella disperata di centinaia di milioni di diseredati, ma il sentimento dell’impossibilità di comunicazione con l’altro che è la caratteristica saliente dell’essere umano.
Il romanzo vincitore del premio Goncourt nel 1933 riscosse fin da subito un ampio successo di pubblico e critica. Rimane oggi un romanzo potente sulla solitudine e i sogni di superamento della solitudine, da riscoprire grazie a una nuova ed emozionante traduzione.

(source: Bol.com)

Compulsion

Oggi ricostruire fatti di sangue è diventato un intrattenimento di massa – più o meno l’unico, si direbbe. Ma c’è stata un’epoca non lontana, e peraltro abbastanza sanguinaria, in cui l’assassinio gratuito di un ragazzo da parte di due suoi coetanei veniva presentato, sulle prime pagine di tutti i giornali, come «Il delitto del secolo». Accadde a Chicago, negli anni Venti. Due ricchi studenti ebrei, Nathan Leopold e Richard Loeb (che qui si chiamano Judd Steiner e Artie Straus), avevano progettato un delitto perfetto, ma come chiunque indulga a questo genere di fantasticheria finirono per commettere un imprevedibile errore, che li mise rapidamente al centro di un clamoroso processo. Fu un caso che affascinò per decenni i migliori appassionati del crimine, ispirando a Hitchcock “Nodo alla gola”, e a Meyer Levin questa travolgente indagine, che diventa via via una superba costruzione romanzesca, dove, come in un grande film classico, protagonisti e comprimari – avvocati, reporter, psicoanalisti – fanno fino in fondo, come meglio non si potrebbe, la loro parte. Mentre a noi, per una volta, non resta che leggere.
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### Sinossi
Oggi ricostruire fatti di sangue è diventato un intrattenimento di massa – più o meno l’unico, si direbbe. Ma c’è stata un’epoca non lontana, e peraltro abbastanza sanguinaria, in cui l’assassinio gratuito di un ragazzo da parte di due suoi coetanei veniva presentato, sulle prime pagine di tutti i giornali, come «Il delitto del secolo». Accadde a Chicago, negli anni Venti. Due ricchi studenti ebrei, Nathan Leopold e Richard Loeb (che qui si chiamano Judd Steiner e Artie Straus), avevano progettato un delitto perfetto, ma come chiunque indulga a questo genere di fantasticheria finirono per commettere un imprevedibile errore, che li mise rapidamente al centro di un clamoroso processo. Fu un caso che affascinò per decenni i migliori appassionati del crimine, ispirando a Hitchcock “Nodo alla gola”, e a Meyer Levin questa travolgente indagine, che diventa via via una superba costruzione romanzesca, dove, come in un grande film classico, protagonisti e comprimari – avvocati, reporter, psicoanalisti – fanno fino in fondo, come meglio non si potrebbe, la loro parte. Mentre a noi, per una volta, non resta che leggere.

Come una foglia d’inverno

Salve a tutti, mi chiamo April e questa è la mia storia, la mia vita.Ho ventisette anni, vivo a Roma e faccio la escort di professione da quasi 10 anni. Sono una persona molto determinata, che sa ciò che vuole e non si lascia abbattere dagli ostacoli della vita.Ma non sono sempre stata questa April; prima di abbandonare Lariano e il bellissimo casale di campagna in cui sono nata, vi abitavo felicemente con mio padre e passavo la maggior parte del mio tempo con lui, tra i vigneti e le cantine che adorava; quando, poi, nove anni fa, se ne è andato, lasciandomi sola con tanta tristezza e un vuoto nel cuore, difficile da riempire ancora oggi, sono stata costretta a voltare le spalle alla mia vecchia vita e stravolgerla completamente. Così, da quel giorno, molto è cambiato, io sono cambiata, non sono e non voglio più essere la persona fragile che ero una volta; mi sono trasferita a Roma, dove conduco la mia vita nel migliore dei modi, i soldi che guadagno non sono pochi e mi permettono di vivere bene, in una casa mia, senza aver bisogno di niente e di nessuno.La mia vita è sempre stata un perfetto equilibrio, sono una perfezionista, mi piace seguire degli schemi, organizzare e tenere sotto controllo tutto ciò che mi circonda. O per lo meno è stato così sino a quando quegli occhi, si sono posati su di me per la prima volta, oltrepassandomi l’anima; ora non sono più sicura di potercela fare senza cadere a terra, senza lasciarmi andare a quel sentimento umano così bello e distruttivo allo stesso tempo, quel sentimento naturale che ti squarcia in due, rendendoti felice e contemporaneamente dipendente da qualcuno che, da quel momento in poi, deciderà l’esito del tuo umore per tutto il resto della tua vita. Io ho davvero tentato di rimanere attaccata alle mie abitudini, alla mia vita perfetta e rassicurante ma quell’uomo mi ha praticamente strappata da quell’albero di sicurezza a cui mi ero aggrappata, per farmi sprofondare nel suo sguardo, freddo e profondo.Ora non so se riuscirò a tornare la donna di prima, non dopo che lui mi ha toccata per la prima volta.ATTENZIONE: Il romanzo contiene scene sessualmente esplicite destinate a un pubblico adulto.
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Come un ladro in pieno giorno. Il potere all’epoca della postumanità

È vero, negli ultimi anni il nostro mondo è cambiato in modo rapidissimo, e lo sviluppo tecno-scientifico ci ha fatto approdare in un’epoca che Slavoj Zizek, in questo suo nuovo libro, non esita a definire di postumanità. Ma la forza che soggiace a questo cambiamento è sempre la stessa, solo meno visibile e al contempo più pervasiva che mai: il capitalismo, il quale, ancora una volta, come preconizzato da Marx dimostra appieno la sua capacità di dissolvere nell’aria tutto ciò che è solido. Zizek prende in analisi tutti i nodi e le sfide del presente: l’automazione del lavoro, l’impasse costituita dal populismo da un lato e dalla sinistra moderata dall’altro, il nesso tra «progresso» tecnologico e controllo digitale, quello tra (auto)vittimizzazione e presa di parola, la minaccia ecologica nell’epoca dell’Antropocene, la virtualizzazione del denaro, la falsa libertà della Rete, le ipocrisie del politically correct, il crescente consumo di oppiacei (e il conseguente aumento su scala globale delle dipendenze): tratteggiando così un lucidissimo affresco dell’epoca postumana, colto, ironico e informatissimo. Ma può ancora avvenire un cambiamento radicale? In che direzione e con quali mezzi lavorare per favorirne l’avvento? Se aprissimo gli occhi, ci accorgeremmo che il capitalismo, lungi dall’essere in una fase trionfante, si sta in realtà trasformando in qualcos’altro. Non sappiamo ancora in cosa: ma sta a noi individuare le avvisaglie dei tempi nuovi, amplificarle, farle durare.

Come un ladro in pieno giorno

Lo stato del mondo secondo Žižek. Un libro fondamentale per comprendere l’attualità.

È vero, negli ultimi anni il nostro mondo è cambiato in modo rapidissimo, e lo sviluppo tecno-scientifico ci ha fatto approdare in un’epoca che Slavoj Žižek, in questo suo nuovo libro, non esita a definire di postumanità. Ma la forza che soggiace a questo cambiamento è sempre la stessa, solo meno visibile e al contempo più pervasiva che mai: il capitalismo, il quale, ancora una volta, come preconizzato da Marx dimostra appieno la sua capacità di dissolvere nell’aria tutto ciò che è solido.
Zizek prende in analisi tutti i nodi e le sfide del presente: l’automazione del lavoro, l’impassecostituita dal populismo da un lato e dalla sinistra moderata dall’altro, il nesso tra ‘progresso’ tecnologico e controllo digitale, quello tra (auto)vittimizzazione e presa di parola, la minaccia ecologica nell’epoca dell’Antropocene, la virtualizzazione del denaro, la falsa libertà della Rete, le ipocrisie del politically correct, il crescente consumo di oppiacei (e il conseguente aumento su scala globale delle dipendenze): tratteggiando cosí un lucidissimo affresco dell’epoca postumana, colto, ironico e informatissimo.
Ma può ancora avvenire un cambiamento radicale? In che direzione e con quali mezzi lavorare per favorirne l’avvento? Se aprissimo gli occhi, ci accorgeremmo che il capitalismo, lungi dall’essere in una fase trionfante, si sta in realtà trasformando in qualcos’altro. Non sappiamo ancora in cosa: ma sta a noi individuare le avvisaglie dei tempi nuovi, amplificarle, farle durare.

(source: Bol.com)

Come si muore oggi

Far fuori in poco tempo una pila di “casi freddi”, ossia omicidi rimasti irrisolti per anni, può risultare stressante, ma per il sergente Hoke Moseley della Omicidi di Miami, ormai è routine.
Sopportare come vicino di casa un ex detenuto che ha mandato dietro le sbarre e che ha giurato di spedirlo al creatore, può essere già più fastidioso.
Ma sentirsi ordinare dal proprio capo di farsi crescere la barba, e raggiungerlo in un luogo sinistro per vedersi appioppare un caso fuori giurisdizione, è per lo meno strano.
Un certo Tiny Bock gestisce un ranch nelle Everglades, estremo sud della Florida.
Di Bock si dice che sia un aguzzino, che sfrutti brutalmente gli immigrati. Soprattutto, pare che un buon numero di malcapitati haitiani ingaggiati da lui manchi all’appello da troppo tempo.
Hoke dovrebbe assumere l’identità di un farabutto che ci ha appena lasciato le penne, infiltrarsi nel regno macabro di Tiny Bock, dove peraltro circola un discreto numero di alligatori, e “sistemare” le cose.
Ma le cose stanno molto peggio di quanto chiunque potrebbe immaginare, e Hoke non è affatto convinto di quell’assurdo incarico. Né del fatto che il maggiore Brownley, suo stimato boss, gli abbia detto tutta la verità.
Un grande, sconvolgente romanzo sull’ambiguità e sulla bestialità umana, con un protagonista che non si dimentica facilmente; come ha scritto Donald Westlake: “Con Hoke Moseley, Charles Willeford ci ha realmente regalato un gigante della letteratura noir”.

Come per magia

Pur di evitare qualsiasi conflitto, Natalie è disposta a tutto: spesso preferisce dire una bugia “bianca” che esprimere ciò che pensa davvero, e pur di assecondare le pretese della sua bislacca famiglia ha rinunciato al sogno di diventare una chef. Ora sta per sposarsi, ma invece di organizzare il matrimonio secondo i propri desideri cerca come sempre di accontentare tutti: la madre nevrotica, la sorella viziata, il fidanzato egocentrico fissato con il fitness, perfino la parrucchiera che le ha fatto un’acconciatura terrificante… Una sera, però, Natalie accompagna la sua migliore amica Meg a uno spettacolo di magia e finisce per essere ipnotizzata: d’ora in poi potrà dire sempre e soltanto la verità, nient’altro che la verità. Dall’istante in cui pensieri e opinioni cominciano a uscirle di bocca senza più filtri, si mette in moto un’irresistibile reazione a catena che rischia di mandare completamente all’aria la sua vita, a partire dalle imminenti nozze. A Natalie non resta che mettersi alla ricerca del misterioso ipnotista per fargli annullare l’incantesimo, ed è seguendo le sue tracce che si ritrova nel paesino di Little Trooley, e nel pub dell’affascinante e ruvido Riley. Natalie non è a caccia di avventure, vuole solo tornare a casa, riprendere la tranquilla esistenza di sempre e sposarsi… ma è proprio questa la verità? Quando non puoi fare altro che essere completamente e spudoratamente sincera con tutti gli altri, puoi ancora mentire a te stessa?
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Come nave in tempesta. Il governo della città in Platone e Aristotele

Nella Grecia antica lo Stato è paragonato a una nave che deve compiere una traversata per giungere felicemente in porto. È qui che nasce la nozione di governo e con essa le domande politiche fondamentali: come deve essere governata una città per evitare i conflitti interni, approdare alla concordia e salvaguardare la pace? Come garantire l’alternanza al potere? Affidare il governo della città ai filosofi è la condizione per eliminarne i mali? Che cosa significano amicizia e concordia tra i cittadini? Platone e Aristotele vissero in un mondo di città più o meno autonome, circondato da grandi monarchie, e avevano sotto gli occhi in primo luogo Atene, la polis che allora rappresentava la forma più complessa e articolata di democrazia. Il carattere diretto della forma ateniese di democrazia era assicurato non soltanto dalla partecipazione alle decisioni comuni attraverso il voto nelle assemblee aperte a tutti i cittadini a pieno titolo, ma anche da una articolata istituzione nella rotazione delle cariche, potenzialmente accessibile a tutti i cittadini attraverso elezione o sorteggio. Giuseppe Cambiano, uno dei massimi studiosi del pensiero antico, restituisce la riflessione di Platone e Aristotele sul buon governo illuminando il loro e il nostro presente.
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