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La casa della vita e della morte

La storia di Asimov che apre questa antologia con un delitto perfetto, è un classico esempio di FS “poliziesca”. Il racconto che segue rientra in pieno diritto nella tradizione della FS “teratologica” (o dei mostri). Mentre il terzo è senz’altro classificabile come FS “di spionaggio”. Ma a che specie di FS appartiene la pazzesca storia di Zelazny che chiude il volume? Forse qualche lettore esperto di egittologia riuscirà a decifrarne i geroglifici interpretando per esempio in chiave di FS “sociologica” il rapporto tra il dio Osiride e l’uomo che chiede una sigaretta dopo essersi cosparso di liquido infiammabile. Secondo noi tuttavia dopo essere riusciti dagli oscuri corridoi e dalle inaudite stanze della CASA DELLA VITA E DELLA MORTE, il meglio sarà di non voltarsi indietro e di non guardare se sulla porta ci fossero etichette o targhe di sorta.
INDICE
NECROLOGIO Obituary (1959) ISAAC ASIMOV
ZANNA LUNGA Longtooth (1969) EDGAR PANGBORN
UN’OPERAZIONE DELICATA A delicate operation (1969) ROBIN SCOTT
LA CASA DELLA VITA E DELLA MORTE Creature of leight (1968) ROGER ZELAZNY
UN GIORNO DI VITA NELLA CITTA’ MORTA Survival (1969) STEVEN GUY OLIVER

La casa della moschea (Narrativa)

Da secoli la famiglia di Aga Jan, ricco mercante di tappeti e capo del bazar, ha legato i suoi destini alla moschea di Senjan, nel cuore della Persia. La dimora adiacente alla moschea è pervasa da miti e antiche tradizioni, immagine armoniosa di una società che sta per essere attraversata dagli sconvolgimenti del presente, come fa presagire la massa di formiche che invade il cortile della casa nell’incipit del romanzo. Il piccolo centro religioso di Senjan rischia di rimanere lontano sia dalla modernizzazione filo-occidentale imposta dallo scià che dall’intransigente reazione oscurantista che si prepara nella roccaforte degli ayatollah di Qom. Proprio da Qom arriva un giorno il giovane imam Ghalghal, per prendere in moglie Seddiq, figlia dell’imam Alsaberi e, quando questi muore accidentalmente sarà lui a sostituirlo. Se dapprima sembra che la moschea abbia finalmente trovato una guida forte, all’entusiasmo succede presto lo sgomento: le sue parole si fanno sempre più arroganti e tentano di sfociare nell’azione violenta, quando Farah Diba, moglie dello scià e immagine dell’emancipazione femminile, arriva in città per inaugurare un cinema e si trova assediata da una folla sobillata da Ghalghal, che dopo la mancata sommossa, sfugge alla polizia e raggiunge Khomeini per preparare la rivoluzione dall’esilio. Sospesa tra un mitico passato e un drammatico presente, il romanzo è un cuore pulsante di vite e di storia, da cui si osservano gli eventi che cambieranno il volto dell’Iran.
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### Sinossi
Da secoli la famiglia di Aga Jan, ricco mercante di tappeti e capo del bazar, ha legato i suoi destini alla moschea di Senjan, nel cuore della Persia. La dimora adiacente alla moschea è pervasa da miti e antiche tradizioni, immagine armoniosa di una società che sta per essere attraversata dagli sconvolgimenti del presente, come fa presagire la massa di formiche che invade il cortile della casa nell’incipit del romanzo. Il piccolo centro religioso di Senjan rischia di rimanere lontano sia dalla modernizzazione filo-occidentale imposta dallo scià che dall’intransigente reazione oscurantista che si prepara nella roccaforte degli ayatollah di Qom. Proprio da Qom arriva un giorno il giovane imam Ghalghal, per prendere in moglie Seddiq, figlia dell’imam Alsaberi e, quando questi muore accidentalmente sarà lui a sostituirlo. Se dapprima sembra che la moschea abbia finalmente trovato una guida forte, all’entusiasmo succede presto lo sgomento: le sue parole si fanno sempre più arroganti e tentano di sfociare nell’azione violenta, quando Farah Diba, moglie dello scià e immagine dell’emancipazione femminile, arriva in città per inaugurare un cinema e si trova assediata da una folla sobillata da Ghalghal, che dopo la mancata sommossa, sfugge alla polizia e raggiunge Khomeini per preparare la rivoluzione dall’esilio. Sospesa tra un mitico passato e un drammatico presente, il romanzo è un cuore pulsante di vite e di storia, da cui si osservano gli eventi che cambieranno il volto dell’Iran.

La casa degli spiriti

“Ci sono molti bambini che hanno sogni divinatori, ma queste cose passano quando perdono l’innocenza”
Una saga familiare del nostro secolo in cui si rispecchiano la storia e il destino di tutto un popolo. Un grande affresco che, per fascino ed emozione, può essere paragonato, nell’ambito della narrativa sudamericana, soltanto a Cent’anni di solitudine di García Márquez. L’amore, la magia, il mistero, i sogni si mescolano alle violenze e agli orrori della guerra cilena che portò all’ascesa di Pinochet. Alle Tre Marie, splendida tenuta di proprietà di Esteban Trueba, si intrecciano le passioni dei diversi protagonisti: Clara, la moglie del proprietario, trascorre un’esistenza avvolta nei ricordi; Férula, sorella di Esteban, dedica la sua vita agli altri; Blanca è innamorata di un servo del padre, Pedro, che avrà parte nella guerriglia della rivoluzione; Alba, la nipote, dovrà invece affrontare la dittatura mentre Esteban scoprirà, proprio a causa dei tragici eventi politici del suo paese, di amare innanzitutto la sua famiglia.
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### Sinossi
“Ci sono molti bambini che hanno sogni divinatori, ma queste cose passano quando perdono l’innocenza”
Una saga familiare del nostro secolo in cui si rispecchiano la storia e il destino di tutto un popolo. Un grande affresco che, per fascino ed emozione, può essere paragonato, nell’ambito della narrativa sudamericana, soltanto a Cent’anni di solitudine di García Márquez. L’amore, la magia, il mistero, i sogni si mescolano alle violenze e agli orrori della guerra cilena che portò all’ascesa di Pinochet. Alle Tre Marie, splendida tenuta di proprietà di Esteban Trueba, si intrecciano le passioni dei diversi protagonisti: Clara, la moglie del proprietario, trascorre un’esistenza avvolta nei ricordi; Férula, sorella di Esteban, dedica la sua vita agli altri; Blanca è innamorata di un servo del padre, Pedro, che avrà parte nella guerriglia della rivoluzione; Alba, la nipote, dovrà invece affrontare la dittatura mentre Esteban scoprirà, proprio a causa dei tragici eventi politici del suo paese, di amare innanzitutto la sua famiglia.

La carrozza stregata

Fino al giorno del suo dodicesimo compleanno, nulla aveva turbato la vita di Sadie.
All’improvviso tutto cambia: una notte viene svegliata da un misterioso tintinnio di campanelli e un profumo dolce e intenso pervade la sua stanza…
Da quella notte il fantasma di una donna, che le somiglia incredibilmente, le appare sempre più di frequente…

Il carrettiere della Provvidenza

«"Che diavolo ci faceva quella donna in un posto simile?".«In una stalla, con gli orecchini di perle, il braccialetto firmato, le scarpe di camoscio bianco! «Doveva essere arrivata ancora viva, visto che il delitto era stato commesso dopo le dieci di sera. «Ma in che modo? E perché? E nessuno aveva sentito nulla! Lei non aveva gridato, e i cavallanti non si erano neppure svegliati… «Se non fosse stato per quella frusta che non si trovava, probabilmente sarebbero passati anche quindici giorni o un mese prima che qualcuno scoprisse il cadavere, per caso, nel rivoltare la paglia! «E altri cavallanti sarebbero venuti a russare accanto a quel corpo di donna!».

l carrettiere della "Provvidenza" (titolo originale francese Le charretier de "La Providence", pubblicato in traduzione italiana anche coi titoli Maigret si commuove e Il cavallante della "Providence") è un romanzo poliziesco di Georges Simenon con protagonista il commissario Maigret. È il secondo romanzo dedicato alle inchieste del celebre commissario.

Carabinieri per la democrazia

Carabinieri per la democrazia by AA.VV.
«Molti anni dovranno ancora trascorrere, prima che si possa considerare chiusa definitivamente la lunga stagione del terrorismo italiano» scrive Paolo Mieli nella prefazione a questo volume.
Una stagione cruenta, gli «anni di piombo», durante la quale l’Arma dei carabinieri ha pagato un tributo di sangue altissimo. Sotto i proiettili dei terroristi di destra e di sinistra, che miravano a sovvertire a colpi di mitra quello Stato che da sempre gli uomini con gli alamari rappresentano, sono caduti in trentasei: investigatori di esperienza, scelti per la loro azione efficace e coraggiosa, e semplici carabinieri colpiti a caso, per il solo fatto di indossare un’uniforme, tutte vittime sacrificali della violenza cieca, senza pietà né appello, che tra la fine degli anni Settanta e l’inizio degli anni Ottanta ha seminato odio, avvelenando il clima sociale nel nostro Paese.
In questa antologia, che raccoglie i contributi di Giovanni Bianconi, Piero Colaprico, Andrea Galli, Carlo Lucarelli, Massimo Lugli, Roberto Riccardi, Valerio Varesi, vengono ripercorse le storie di ognuno di loro, e insieme delle diverse fasi del terrorismo politico in Italia: dalle bombe ai tralicci in Alto Adige già negli anni Sessanta alla strage di Peteano nel 1972 a firma di Ordine nuovo, dalle spietate azioni di fuoco delle Brigate rosse, che arrivarono a rapire e assassinare Aldo Moro uccidendo tutti gli uomini della scorta, a quelle firmate da Prima linea e da altri gruppi della sinistra eversiva, passando per la violenza di segno opposto dei Nuclei armati rivoluzionari.
Ma soprattutto viene data voce a mogli, figli, fratelli che videro un giorno le proprie famiglie spezzarsi e i propri cari – come scrive il comandante generale dell’Arma Tullio Del Sette nell’introduzione – «diventare eroi di una guerra che non avevano dichiarato».

Cara Ijeawele

Cosa significa essere femminista oggi? Per prima cosa reclamare la propria importanza, di individuo e di donna insieme; reclamare il diritto all’uguaglianza senza se e senza ma. E cosa significa essere una madre femminista? Non smettere di essere una donna, una professionista, una persona, e condividere alla pari la responsabilità con il proprio compagno. Mostrare a una figlia le trappole tese da chi la vuole ingabbiare per mezzo della violenza, fisica o psicologica, in un ruolo predefinito, e spiegarle che quel ruolo non ha nessun valore reale e che potrà scegliere di essere ciò che vorrà. Farle capire che la sua dignità non dipende dallo sguardo e dal giudizio degli altri e che la sua realizzazione non dipenderà dal compiacere quello sguardo. E significa soprattutto insegnarle che l’amore è la cosa più importante, ma che bisogna anche capire quando è il caso di battersi contro l’ingiustizia.
Adichie ha scritto un intenso pamphlet sotto forma di lettera, con uno sguardo confidenziale eppure politico. La sua voce, che sa essere intima e allo stesso tempo universale, ha saputo dare vita a un manifesto necessario in un presente in cui dobbiamo imparare a vivere la differenza per poterci ancora dire umani.
(source: Bol.com)

I capolavori della letteratura horror

Beckford, Vathek • Stevenson, Lo strano caso del Dr. Jekyll e Mr. Hyde • Stoker, Dracula • Hodgson, La casa sull’Abisso • Meyrink, Il Golem • Munn, Stirpe di lupo • Lovecraft, Le Montagne della Follia Edizioni integrali Che cos’è l’orrore? È più della semplice paura, è più del brivido che si prova davanti all’ignoto, è la raggelante esperienza dell’inspiegabile, è il volto di tenebra del sublime. La misura dell’uomo è la conoscenza, e l’orrore è appena oltre la soglia del conoscibile, sembrano dirci le storie qui raccolte, veri capolavori ormai entrati di diritto nel mito. Vathek è la storia di un califfo ricco e potente, appassionato di esoterismo, che riceve a palazzo l’inattesa e sconvolgente visita di un demone. Il romanzo, che contamina elementi gotici e orientaleggianti, diede grande fama a Beckford, sul finire del Settecento. Lo strano caso del Dr. Jekill e Mr. Hyde di Stevenson e Dracula di Bram Stoker sono forse i due più celebri e celebrati classici dell’horror: rielaborando l’uno il tema del doppio e il dissidio tra bene e male e l’altro il tema del vampirismo, costituiscono delle vere e proprie pietre miliari della letteratura. C’è un manoscritto ritrovato (altro topos caro al romanzo gotico) al centro di La casa sull’Abisso: Hodgson immagina il diario, redatto tra angoscia e disperazione, dell’inquilino di una misteriosa e cadente dimora affacciata sopra un infernale, enorme pozzo. Altro archetipo, derivante dalla tradizione ebraica, è ripreso da Meyrink: Il Golem narra l’antica leggenda praghese dell’uomo di terra, animato da un potente incantesimo e pronto a scatenare una forza sovrumana. Stirpe di lupo di Munn è una appassionante rielaborazione del tema della licantropia (altro archetipico connubio tra ferinità e umanità): un alieno proveniente da una lontana galassia, atterrato in prossimità di Babilonia, viene raggirato da una strega locale che, con un incantesimo, lo racchiude nel corpo di un essere umano… Le Montagne della Follia è ambientato in Antartide ed è il romanzo più avventuroso di Lovecraft, nel quale il genere dell’orrore trova nella dimensione psicologica il luogo da pervadere con un senso di inquietudine sottile e contagioso.

Il Capitolo Segreto

Il terzo libro della saga di Unika, Il Capitolo Segreto, svela i misteri e racconta il dramma che ha dato origine alla storia. 12.500 anni fa. Un salto nel passato, prima che tutto accadesse.
Prima che Unika si sacrificasse, prima dell’Adlivun, prima della chiusura delle Porte, Metatron inseguiva il sogno di fare avvicinare gli uomini agli angeli. E un angelo venne mandato sulla Terra per accelerare l’integrazione. Quattro popoli diversi ma ugualmente orientati all’evoluzione ascoltarono le sue parole e lo seguirono fino ad arrivare a uccidersi per dimostrare la loro superiorità e dominare l’uno sull’altro. Quel sogno si trasformò nell’incubo che divise Sefira e segnò per sempre l’esistenza del genere umano. Tra i fuochi dell’odio, una donna si immolò per fermare la guerra e dal dolore nacque un amore impossibile ma fortissimo, capace di travolge ogni cosa, anche le regole del creato.
Una storia drammatica, guidata da un destino implacabile. Amore, morte, sofferenza e coraggio si mescolano e si impossessano degli animi, e quando l’inevitabile diventa tragedia, nelle ultime lacrime si specchia la prima scintilla del nuovo sogno.
Quando Unika non immaginava di avere un segreto da proteggere.
Quando Ophidiel era il capo degli Angeli Guida.
Quando Metatron aveva un fratello.
Quando Yesod non era un Drago.
Quando Mizar non aveva compiuto la sua scelta.
Quando Basathiel amava Aqua di un amore al di là di ogni confine.
Quando Unika e Uniko non esistevano.
Quando i sogni potevano ancora realizzarsi.
Quando nessun angelo si era mai innamorato di un essere umano.

Capitani della spiaggia

João Grande e Pedro Proiettile, il Professor Bella-Vita, il Gatto e Gamba-Zoppa, il negretto Barandão e la piccola Dora, il Siccità e il Lecca-Lecca sono i membri di una pericolosa banda di ragazzi che infesta il porto di Bahia in un’epoca di oppressione e di rivolta. Sono i bambini delinquenti, i reietti, il fiore nero e turbolento dell’abbandono e della miseria. Molti di loro vengono travolti, ieri come oggi, dalla crudeltà di una società nemica o dalla logica perversa dell’autodistruzione ma, ricorda Amado, ci sono anche quelli che la fortuna (gli adulti, la storia) può assistere. E se Dora e Almiro soccombono alla miseria e alla malattia, se Gamba-Zoppa cerca e trova la morte, se il Siccità si fa cangaçeiro, se il Gatto diventa bidonista e magnaccia, l’immensa sete di tenerezza e d’amore che mal si nasconde nella spavalda aggressività dei «Capitani» produce anche la vocazione religiosa di Lecca-Lecca, quella artistica del Professore, quella politica di Pedro Proiettile e Barandão.

La canzone di Orfeo

Claire adora la sua amica Ella. Sono inseparabili da quando giocavano insieme da piccole e da allora Claire protegge la sua dolce, svagata bellezza. Ora condividono con i loro amici i sogni di libertà e invincibilità che solo a diciassette anni si possono avere.
Durante una gita sulle spiagge del Northumberland, Claire e i suoi amici sfidano la notte alle fiamme di un falò, dormono nelle tende e si risvegliano al canto di uno sconosciuto, comparso dal nulla. Il suo nome è Orpheus: chi lo ascolta si perde nella sua musica, rapito da un incanto antico e nuovissimo. Ed Ella ne sarà rapita più di tutti, così tanto che Claire non sa se esserne felice o preoccupata. Ma Ella e Orpheus non possono sfuggire al loro amore, è come se lo aspettassero da sempre.
Un romanzo che è come un canto, il racconto di una grande amicizia e di un primo amore, dell’irrefrenabile vitalità e dell’immensa fragilità a cui espongono. Una riscrittura sorprendente del mito di Orfeo ed Euridice, un inno alla gioventù avventata, all’amore totalizzante e alla vita senza paure, nello stile lirico e visionario di Almond.

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### Sinossi
Claire adora la sua amica Ella. Sono inseparabili da quando giocavano insieme da piccole e da allora Claire protegge la sua dolce, svagata bellezza. Ora condividono con i loro amici i sogni di libertà e invincibilità che solo a diciassette anni si possono avere.
Durante una gita sulle spiagge del Northumberland, Claire e i suoi amici sfidano la notte alle fiamme di un falò, dormono nelle tende e si risvegliano al canto di uno sconosciuto, comparso dal nulla. Il suo nome è Orpheus: chi lo ascolta si perde nella sua musica, rapito da un incanto antico e nuovissimo. Ed Ella ne sarà rapita più di tutti, così tanto che Claire non sa se esserne felice o preoccupata. Ma Ella e Orpheus non possono sfuggire al loro amore, è come se lo aspettassero da sempre.
Un romanzo che è come un canto, il racconto di una grande amicizia e di un primo amore, dell’irrefrenabile vitalità e dell’immensa fragilità a cui espongono. Una riscrittura sorprendente del mito di Orfeo ed Euridice, un inno alla gioventù avventata, all’amore totalizzante e alla vita senza paure, nello stile lirico e visionario di Almond.

I canti di Mihyar il damasceno

C’è qualcosa di assoluto, di totale e apertissimo, nei Canti di Mihyar il damasceno. Qualcosa di profondamente astorico, di archetipico, ma che pur dimora costretto nei confini della storia e dell’esilio. Il lettore è coinvolto dalla grande potenza liquida e musicale della parola e del verso del poeta (qui tradotto in ottima poesia italiana da Fawzi Al Delmi), che scrisse questi canti nei primi anni Sessanta, subito affermandosi come voce naturale e coltissima di un popolo e di una cultura, quella araba, in virtù della nobile profondità maestosa del suo canto, vibrante e di ampio respiro. ‘Sono entrato nella liturgia della creazione’ dice Mihyar, il grande ‘santo barbaro’, personaggio che consente al poeta di esprimersi nella mirabile tensione di una parola carica di suggestioni, che si manifesta nelle accensioni essenziali della lirica come negli splendidi svolgimenti in poeticissima prosa dei salmi. Elegie e visioni, momenti epici, popolano questo capolavoro della poesia novecentesca, al cui centro è un personaggio creato da Adonis, Mihyar appunto, che vive nell”incertezza di chi sa ogni cosa’, mosso da una ‘identità in continua ricerca’, come ci avverte nella postfazione Khalida Said, che ci inoltra sulla strada di quella figura mitica che coinvolge e riassume in sé svariati elementi: ‘la crisi del poeta come individuo che vive nel XX secolo’ e insieme, su un altro livello, ‘l’esperienza della trasformazione e della mobilità nella società araba e la crisi dell’uomo che si trova di fronte a temi quali la vita, la morte e l’amore’.
(source: Bol.com)

I cani della peste

Richard Adams, the author of Watership Down, creates a lyrical and engrossing tale, a remarkable journey into the hearts and minds of two canine heroes, Snitter and Rowf.
After being horribly mistreated at a government animal research facility, Snitter and Rowf escape into the isolation–and terror–of the wilderness. Aided only by a fox they call ”the Tod,” the two dogs must struggle to survive in their new environment. When the starving dogs attack some sheep, they are labeled ferocious man-eating monsters, setting off a great dog hunt that is later intensified by the fear that the dogs could be carriers of the bubonic plague.

Campo di sangue

E’ il diario, il resoconto, la storia di un viaggio a piedi da Venezia ad Auschwitz. La madre di Affinati salì su uno di quei treni che portavano ad Auschwitz e solo per un colpo di fortuna riuscì a scendere prima dell’arrivo a destinazione. Partendo da Venezia, città simbolo del mito romantico, Affinati attraversa l’Austria e la Polonia interrogando se stesso, il paesaggio e tutti i libri letti sulla letteratura dei lager per ricercare le ragioni delle pagine più abominevoli, ma non per questo meno irripetibili, della storia dell’uomo.
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Campo del sangue

*Campo del sangue* è il resoconto di un viaggio da Venezia ad Auschwitz, compiuto per gran parte a piedi, sulle orme delle vittime e dei carnefici, intrapreso da Eraldo Affinati insieme a un amico poeta. Un viaggio di conoscenza e di coscienza verso l’incommensurabilità del Male, sotto la guida ideale dei protagonisti della formazione umana e culturale dell’autore: il nonno partigiano, la madre sfuggita alla deportazione, gli autori più amati, i testimoni del massacro.
Alternando diario e memoria, racconto e vicende familiari, riflessione etica e interrogativi religiosi, *Campo del sangue* dà al lettore la possibilità di gettare uno sguardo sulla voragine della natura umana e di scoprire, accanto ai fantasmi di un passato che ancora ci ossessiona, le carte necessarie a capire il secolo più sanguinario della nostra storia.
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### Sinossi
*Campo del sangue* è il resoconto di un viaggio da Venezia ad Auschwitz, compiuto per gran parte a piedi, sulle orme delle vittime e dei carnefici, intrapreso da Eraldo Affinati insieme a un amico poeta. Un viaggio di conoscenza e di coscienza verso l’incommensurabilità del Male, sotto la guida ideale dei protagonisti della formazione umana e culturale dell’autore: il nonno partigiano, la madre sfuggita alla deportazione, gli autori più amati, i testimoni del massacro.
Alternando diario e memoria, racconto e vicende familiari, riflessione etica e interrogativi religiosi, *Campo del sangue* dà al lettore la possibilità di gettare uno sguardo sulla voragine della natura umana e di scoprire, accanto ai fantasmi di un passato che ancora ci ossessiona, le carte necessarie a capire il secolo più sanguinario della nostra storia.

Calila e Dimna

Dalla scoperta delle Mille e una notte, il mondo esotico di un millenario oriente in cui si mescolano tradizioni indiane, persiane e arabe, con i suoi scià e visir, eremiti e bramini, fanciulle belle come la luna e mariti gelosi, servi infidi e improvvidi mercanti, animali parlanti a specchio di umani vizi e virtù, è per noi sinonimo di fiaba, parte inscindibile del nostro immaginario fantastico. È a questa stessa tradizione che appartiene Calila e Dimna, “uno dei sei o sette antichi libri persiani più importanti, la nostra prosa più bella”, dice Kader Abdolah che l’ha voluto rielaborare nel suo olandese icastico e poetico, per offrirlo in moderna versione, filtrata dalla sua sensibilità di scrittore esule, come un “antico gioiello” donato ai lettori occidentali. Al cospetto di Ray Dabashelim, lo scià dell’India, è il bramino Bidpai chiamato a svolgere il ruolo di Shahrazad, e a trovare per ogni caso della vita il giusto hekayat, il racconto che diverta e serva da esempio. Ma in ogni storia un personaggio si fa a sua volta narratore e gli hekayat si incastrano uno nell’altro in una spirale di aneddoti, apologhi ed episodi in cui uomini e animali, come gli emblematici sciacalli del titolo, si alternano per mettere in scena, più che un insegnamento morale, l’infinita varietà della commedia umana. Se l’inganno, il tradimento e i nemici sono sempre in agguato e l’ambizione e l’avidità portano facilmente alla rovina, non sempre i vizi vengono puniti e le virtù premiate: spesso la fortuna vale più del merito, e chi detiene il potere preferisce ascoltare chi lo adula e condanna chi lo critica dicendo la verità. “Nessuno sfugge al suo destino, né le dure montagne, né i cerbiatti con le loro zampette bianche”, ma due cose restano nel fluttuare della sorte: l’amicizia capace di superare antichi odi, e quella sospensione miracolosa del fluire del tempo data dalla parola, l’erba curativa contro gli irrimediabili mali della vita che, come i personaggi del libro, continuiamo a chiedere agli scrittori: “Raccontaci la storia.”