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Il Tocco Di Mida

Nel 2003 usciva Mi Fist, un disco che avrebbe cambiato per sempre le sorti della musica italiana; i suoi artefici sono i Club Dogo, un gruppo che, con il suo talento e il suo immaginario, è ormai entrato nella storia della musica.
Con un linguaggio inedito e coraggioso, un sound senza compromessi e una eccezionale originalità e credibilità, il collettivo ha aperto la strada a generazioni di rapper e producer. Ma come si arriva a rivoluzionare un genere musicale e, con esso, la cultura stessa di un Paese tradizionalista e restio alle novità come il nostro? A raccontarlo è Don Joe, che dei Club Dogo è il produttore e con le sonorità da lui create ha gettato le fondamenta per un cambiamento epocale. Dalla scoperta dell’hip hop ai primi passi nel music business, dall’incontro con Gué Pequeno e Jake La Furia al successo internazionale, dalle collaborazioni con Marracash, Vegas Jones e i grandi nomi del pop alle sue imprese soliste, Don Joe rivela i retroscena, le soddisfazioni e le difficoltà che si nascondono dietro la sua trentennale carriera. Una storia che appassionerà sia i fan della prima ora sia i neofiti, ricca di aneddoti mai svelati e consigli utili a chi si trova a intraprendere la stessa strada oggi. Perché il tocco di Mida è il presupposto per trasformare ogni disco in oro, ma è necessario acquisire l’abilità e la saggezza per utilizzarlo al meglio.

Il Test Di Rorschach

Il libro fornisce un puntuale aggiornamento dei progressi scientifici conseguiti negli ultimi anni nel campo dell’assessment di personalità “Rorschach-based”, passando in rassegna i vari ambiti in cui il test di Rorschach viene attualmente impiegato e quelli in cui potrebbe esserlo nel prossimo futuro. In particolare sono esaminati vantaggi e criticità dell’utilizzo di questo celebre test in contesti come quello forense, ospedaliero-sanitario, di comunità e psicopatologico. Frutto della collaborazione dei maggiori esperti della materia, il testo sarà di grande utilità per tutti coloro che a vario titolo (psicoterapeuti, psicologi clinici, psicologi forensi, psichiatri) utilizzano il Rorschach nella loro professione.

Il terzo amore

Elena Varani è una donna giovane, bella, fatale. Ama sedurre e farsi sedurre, un gioco pericoloso che la lascia sola con un figlio, il piccolo Giovanni, detto Anni. Giulio, il padre del bambino, fa perdere le proprie tracce, così Elena trova la protezione del signor Margoni, il titolare della pellicceria in cui lavora. L’uomo si prende cura di lei e le procura un lavoro come attrice, ma Elena preferisce alle sue attenzioni cortesi quelle meno nobili di un giovane ricco, bello e sfrontato. La loro vita eccitante, tra circoli esclusivi e corse in automobile nelle notti di Milano, si rivela un’illusione che si dissolve alle prime luci dell’alba, quando Elena dovrà scegliere tra il suo terzo amore e una nuova, inaspettata, possibilità. Nel suo primo romanzo in volume, Scerbanenco racconta con l’istinto del detective un’implacabile dark lady, sospesa tra peccato e innocenza. Un esordio che ha la firma inconfondibile del maestro del noir italiano. “Quando avrò cinquant’anni, forse, scriverò a freddo, senza passione, delle caldissime vicende d’amore e, allora sì, non sarò più romantico. Ma fino a quell’epoca, lo sarò e avrò tutto il diritto di chiudermi in un albergo sul lago per scrivere trecento cartelle sulla storia di una donna incontrata alle due di notte in una strada di Milano.” Dall’introduzione di Giorgio Scerbanenco

Il Tango

Il tango, è stato scritto, è «un pensiero triste che si balla». Ma la malinconia del tango, la sua natura di scena drammatica, di lamento amoroso, di ballo lento, languido e voluttuoso, sono legate al periodo in cui si afferma nelle capitali europee (a Parigi, anzitutto) e viene universalmente accettato. Un periodo che a Borges poco interessa, perché nulla ha a che vedere con le sue origini di ballo audace e indecente, di «rettile da lupanare», come lo definiva Lugones. Per salvaguardare quelle origini lontane, nell’ottobre del 1965 Borges ha tenuto un ciclo di quattro conferenze che, fortunosamente registrate, solo di recente sono tornate alla luce e sono diventate un libro, inatteso e sorprendente. Perché nelle parole di Borges rivivono la Buenos Aires della sua infanzia – una piccola città di case basse con il patio, senza alberi, circondata da campi aperti –, le milonghe e le habanera che sono all’origine del tango, i locali infami dove lo si danzava, frequentati da guappi maestri di coltello e di ardimento, da rissosi «niños bien», da magnaccia e donne di malaffare. Ma soprattutto rivive l’anima di quei tempi: la provocazione disinteressata, l’allegra spavalderia, il gusto di sfidare il più forte solo per mettere alla prova il proprio coraggio – la felicità del coraggio. Esattamente ciò che vibra nel tango originario, simbolo di felicità. **
### Sinossi
Il tango, è stato scritto, è «un pensiero triste che si balla». Ma la malinconia del tango, la sua natura di scena drammatica, di lamento amoroso, di ballo lento, languido e voluttuoso, sono legate al periodo in cui si afferma nelle capitali europee (a Parigi, anzitutto) e viene universalmente accettato. Un periodo che a Borges poco interessa, perché nulla ha a che vedere con le sue origini di ballo audace e indecente, di «rettile da lupanare», come lo definiva Lugones. Per salvaguardare quelle origini lontane, nell’ottobre del 1965 Borges ha tenuto un ciclo di quattro conferenze che, fortunosamente registrate, solo di recente sono tornate alla luce e sono diventate un libro, inatteso e sorprendente. Perché nelle parole di Borges rivivono la Buenos Aires della sua infanzia – una piccola città di case basse con il patio, senza alberi, circondata da campi aperti –, le milonghe e le habanera che sono all’origine del tango, i locali infami dove lo si danzava, frequentati da guappi maestri di coltello e di ardimento, da rissosi «niños bien», da magnaccia e donne di malaffare. Ma soprattutto rivive l’anima di quei tempi: la provocazione disinteressata, l’allegra spavalderia, il gusto di sfidare il più forte solo per mettere alla prova il proprio coraggio – la felicità del coraggio. Esattamente ciò che vibra nel tango originario, simbolo di felicità.

Il Superfascista

Alessandro Pavolini incarnò due anime opposte, ma non contraddittorie del fascismo: il culto dello «stile» e quello dell’azione. Scrittore raffinato, con due lauree, fu l’intellettuale del regime. Al tempo stesso, però, ne rappresentò anche lo spirito più cupamente violento, distinguendosi come squadrista a diciassette anni, sanguinario leader del Partito fascista repubblicano durante l’avventura di Salò e vero responsabile della guerra civile in Italia. In una narrazione documentata e avvincente, Arrigo Petacco coglie perfettamente quella che definisce la «doppia personalità» di Pavolini, mostrando come l’ideatore dei Littoriali, del Maggio fiorentino e di molte altre iniziative culturali, fu anche l’occhiuto ministro della Cultura popolare e nel contempo il più strenuo difensore dell’ortodossia fascista. Ne emerge la figura di un uomo dominato da un rigore ideologico e da un disprezzo per i compromessi. Nel *Superfascista* , pubblicato per la prima volta nel 1982 con il titolo *Pavolini, L’ultima raffica di Salò* , rivive una tragedia realmente avvenuta che ha del romanzesco, arricchita, del resto, dalla storia di un appassionato e tumultuoso amore, quello tra Doris Durante, l’attrice più sexy dell’epoca, e coronata da una «bella morte», il gran finale con il quale Pavolini ha voluto chiudere, eroicamente, la sua vita, unico fra i gerarchi della Repubblica di Salò a essere catturato con le armi in pugno.

Il Singhiozzo Del Violino

« *Il commissario Lucchesi possiede il fiuto, quell’istinto animale che lo porta a cogliere il dettaglio diabolico della verità. È il suo mestiere, il suo senso di stare a questo mondo.* »
**Corriere della Sera**
Milano, via Cesare Correnti: un anziano violinista di strada muore in circostanze confuse. Poco prima, un incontro con un uomo, vestito in modo eccentrico, che si dilegua senza lasciare traccia. L’unico testimone, un venditore ambulante della zona, telefona in Questura. Il commissario Lucchesi è sconvolto dalla notizia: conosceva la vittima solo di vista, ma la loro era una strana intesa, piena di rispetto per quanto senza parole. Decide allora di far chiarezza su quella morte così insolita, sebbene le indagini si rivelino complesse sin dall’inizio, a partire dall’identità misteriosa del violinista.
Nemmeno sul piano personale c’è serenità per il commissario: mentre la sua compagna Lucia Anticoli si sta riprendendo da un brutto trauma, la figlia Alice ha bisogno di tutto il suo sostegno per affrontare delusioni e paure per le quali non è preparata.  Così, mentre cerca di essere presente per le donne più importanti della sua vita, Lucchesi procede nella sua ricerca, ricostruendo una vicenda che affonda le radici nella seconda guerra mondiale e nella tragedia della deportazione, e che lo condurrà a un finale drammatico e inaspettato.  **
### Sinossi
« *Il commissario Lucchesi possiede il fiuto, quell’istinto animale che lo porta a cogliere il dettaglio diabolico della verità. È il suo mestiere, il suo senso di stare a questo mondo.* »
**Corriere della Sera**
Milano, via Cesare Correnti: un anziano violinista di strada muore in circostanze confuse. Poco prima, un incontro con un uomo, vestito in modo eccentrico, che si dilegua senza lasciare traccia. L’unico testimone, un venditore ambulante della zona, telefona in Questura. Il commissario Lucchesi è sconvolto dalla notizia: conosceva la vittima solo di vista, ma la loro era una strana intesa, piena di rispetto per quanto senza parole. Decide allora di far chiarezza su quella morte così insolita, sebbene le indagini si rivelino complesse sin dall’inizio, a partire dall’identità misteriosa del violinista.
Nemmeno sul piano personale c’è serenità per il commissario: mentre la sua compagna Lucia Anticoli si sta riprendendo da un brutto trauma, la figlia Alice ha bisogno di tutto il suo sostegno per affrontare delusioni e paure per le quali non è preparata.  Così, mentre cerca di essere presente per le donne più importanti della sua vita, Lucchesi procede nella sua ricerca, ricostruendo una vicenda che affonda le radici nella seconda guerra mondiale e nella tragedia della deportazione, e che lo condurrà a un finale drammatico e inaspettato.

Il signore delle pianure

«Suo padre Ogedai aveva sognato in grande quando aveva costruito la città bianca, considerò tra sé Guyuk. Lui non aveva dovuto corteggiare i principi della nazione, né corrompere, pregare e minacciare solo per farsi dare il titolo che gli spettava di diritto.»Nel giorno in cui, nella pianura alle porte di Karakorum, i capi di tutte le tribù sono radunati per prestare giuramento al nuovo khan, sono in molti a dubitare che il figlio di Ogedai sia all’altezza del compito. Tra questi, c’è un ragazzo cresciuto con l’amore per i libri e la scrittura, di grande intelligenza e saggezza, che non intende assistere impotente al declino del suo popolo, affidato alla guida di un uomo con così tante ombre dentro di sé. Il suo nome è Kublai, e anche nelle sue vene scorre il sangue di Gengis Khan. Consapevole della responsabilità che il destino gli ha affidato, sogna un impero che si estenda su tutta l’Asia, da un oceano all’altro. Per costruirlo, tuttavia, deve prima imparare l’arte della guerra e condurre i guerrieri della sua nazione fino ai confini del mondo conosciuto. E quando sarà esausto, ferito, dovrà affrontare i suoi stessi fratelli in una sanguinosa guerra civile. Solo allora la storia sarà davvero pronta ad accogliere il suo nome.

Il signore della tentazione

**Attenzione a cosa desideri…**
Quando lord Hawkridge eredita un patrimonio sull’orlo della bancarotta, si vede costretto a smettere di corteggiare la giovane di umili origini che ama. Anni dopo, la fanciulla in questione si eleva dal rango di persona comune a quello di ereditiera dell’industria tessile. Hawk non l’ha mai cacciata dal proprio cuore. Ecco l’occasione per condividere la sua casa! Ma come potrà lui convincere una donna di cui ha distrutto la fiducia che desidera lei molto più del suo denaro?
Il mondo caotico di Faith Digby è troppo pieno per pensare agli uomini. Faith gestisce metà di un collegio, un segreto pericolosissimo e due genitori recentemente arricchiti. Non c’è tempo per la vecchia fiamma che si è riaccesa nella sua vita. Non quando ammettere che lei ancora lo ama metterebbe in pericolo tutto ciò che le è caro…

Il signore della notte

Il signore della notte, pubblicato per la prima volta nel 1928, rappresenta uno degli esempi meglio riusciti della tecnica narrativa di Wallace fatta di azione, misteri e colpi di scena in quantità. Siamo del resto in uno dei periodi più fecondi per lo scrittore, la cui produzione era in certi momenti così intensa da mettere in crisi i suoi editori. Ma Wallace non se ne curava affatto.

Il Segno Della Fenice: A Gay Romance

All’età di diciannove anni Leo, al capezzale di Massimo, il suo primo grande amore, ha promesso che lo avrebbe amato per sempre.
A quarantatré, oggi, Leo mantiene ancora la parola data e ha chiuso il cuore a qualsiasi sentimento. Ha un’affermata agenzia di comunicazione integrata a Roma, vive il sesso in maniera libera, ma nulla di più.
Marco ha diciannove anni, soffre di agorafobia e di numerose ossessioni compulsive, dopo la morte tragica dei genitori in un incidente d’auto, nel quale anche lui fu coinvolto. Non esce mai di casa, non vuole essere toccato da nessuno, e lavora a distanza per l’agenzia di Leo come grafico.
Un giorno Leo è costretto ad andare a ritirare personalmente i disegni di Marco a casa sua, e i due si incontrano per la prima volta. Marco entra così nella sua vita: tutto si confonde, niente è più certo e mantenere quell’antica promessa diventa sempre più difficile.
Possono due persone guarirsi a vicenda?
Possono due paure che si scontrano annullarsi tra loro?
Storia autoconclusiva – Sono presenti scene di sesso gay esplicito consenziente
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### Sinossi
All’età di diciannove anni Leo, al capezzale di Massimo, il suo primo grande amore, ha promesso che lo avrebbe amato per sempre.
A quarantatré, oggi, Leo mantiene ancora la parola data e ha chiuso il cuore a qualsiasi sentimento. Ha un’affermata agenzia di comunicazione integrata a Roma, vive il sesso in maniera libera, ma nulla di più.
Marco ha diciannove anni, soffre di agorafobia e di numerose ossessioni compulsive, dopo la morte tragica dei genitori in un incidente d’auto, nel quale anche lui fu coinvolto. Non esce mai di casa, non vuole essere toccato da nessuno, e lavora a distanza per l’agenzia di Leo come grafico.
Un giorno Leo è costretto ad andare a ritirare personalmente i disegni di Marco a casa sua, e i due si incontrano per la prima volta. Marco entra così nella sua vita: tutto si confonde, niente è più certo e mantenere quell’antica promessa diventa sempre più difficile.
Possono due persone guarirsi a vicenda?
Possono due paure che si scontrano annullarsi tra loro?
Storia autoconclusiva – Sono presenti scene di sesso gay esplicito consenziente

Il Seducente Sguardo Del Principe

**I principi di Kuban** 4
*Inghilterra, 1824*
La Principessa Anna Maria Petrova conosce Stepan Shevchenko da sempre e lo ritiene il più austero e riservato tra gli amici del fratello. Anni prima, il *Principe Orfano* , come lo chiamavano, l’ha salvata dalla persecuzione dello zar facendola fuggire dal Kuban. Ora, incontratolo in una tenuta battuta dai venti sulla costa del Sussex, lo sguardo che Stepan posa su di lei è molto diverso da quello di un tempo e Anna ne è compiaciuta. Lei è una giovane donna che brama i baci, il piacere e la passione che Stepan ha sempre celato dietro una maschera di impenetrabilità. L’unico ostacolo tra loro è la segreta e rischiosa attività del principe per la quale lui deve tenere testa nientemeno che all’esercito del re.

Il sapore dell’innocenza

Charles Morwellan, ottavo conte di Meredith, ha giurato che mai perderà la testa per amore. Dovendo prendere moglie, decide di corteggiare Sarah, sua amica d’infanzia. Ma la fanciulla ha in serbo una sorpresa: non cerca un matrimonio di convenienza, vuole la passione. E concede a Charles solo due settimane per convincerla, con le armi della seduzione, ad accettare la sua proposta di matrimonio.
Il quattordicesimo libro della saga dei Bar-Cynster, i fratelli e i cugini più affascinanti dell’Inghilterra dei primi dell’800.

Il sanguinaccio dell’immacolata

Tutti gli anni, dal sette dicembre al sette gennaio, Palermo è in preda al demone del gioco: aristocratici, borghesi e modesti cittadini, giovani, vecchi e bambini sono vittime della medesima febbre. Sul tavolo verde si impegnano esigui risparmi o ricchi patrimoni nell’irrinunciabile rito collettivo delle feste invernali. Marò Pajno sta attraversando un periodo difficile, e il freddo che sente dentro non è legato solo alla pioggia che affligge senza sosta la città: da pochi mesi la sua storia con Sasà è finita – mentre la madre si ostina a chiederle implacabile a ogni visita perché non mette su famiglia – e, assodato che “la fimmina insoddisfatta mangia”, lei si è pian piano lasciata andare e ora si trova a fare i conti anche con qualche chilo di troppo. Come se non bastasse, il questore Bellomo, che le appare come un “damerino” interamente votato agli scatti di carriera, continua a stuzzicarla con rimbrotti e inviti a prendersi cura di sé, suscitandole un misto di fastidio e curiosità. All’alba dell’Immacolata viene trovato il cadavere di Saveria, giovane pasticciera figlia del boss Fofò Russo. Il questore ordina alla dottoressa Pajno di indagare su un delitto che in apparenza non ha alcun legame con il nucleo antifemminicidio che lei dirige. Marò è costretta a ubbidire, ma presto si accorgerà che troppe cose non tornano: è strana una rapina prima dell’apertura, quando la cassa è vuota, ma soprattutto chi mai a Palermo oserebbe prendere di mira la pasticceria Perla, di proprietà di un potente boss? Poco a poco la vicequestora troverà la grinta e la passione necessarie all’indagine, cercherà indizi nella famiglia della vittima e, inoltrandosi a fondo nelle maglie di un sistema tanto articolato quanto assurdo, arriverà a sfidare apertamente Fofò Russo, scoprendo che la battaglia di una donna non può che essere condotta a nome di tutte. **
### Sinossi
Tutti gli anni, dal sette dicembre al sette gennaio, Palermo è in preda al demone del gioco: aristocratici, borghesi e modesti cittadini, giovani, vecchi e bambini sono vittime della medesima febbre. Sul tavolo verde si impegnano esigui risparmi o ricchi patrimoni nell’irrinunciabile rito collettivo delle feste invernali. Marò Pajno sta attraversando un periodo difficile, e il freddo che sente dentro non è legato solo alla pioggia che affligge senza sosta la città: da pochi mesi la sua storia con Sasà è finita – mentre la madre si ostina a chiederle implacabile a ogni visita perché non mette su famiglia – e, assodato che “la fimmina insoddisfatta mangia”, lei si è pian piano lasciata andare e ora si trova a fare i conti anche con qualche chilo di troppo. Come se non bastasse, il questore Bellomo, che le appare come un “damerino” interamente votato agli scatti di carriera, continua a stuzzicarla con rimbrotti e inviti a prendersi cura di sé, suscitandole un misto di fastidio e curiosità. All’alba dell’Immacolata viene trovato il cadavere di Saveria, giovane pasticciera figlia del boss Fofò Russo. Il questore ordina alla dottoressa Pajno di indagare su un delitto che in apparenza non ha alcun legame con il nucleo antifemminicidio che lei dirige. Marò è costretta a ubbidire, ma presto si accorgerà che troppe cose non tornano: è strana una rapina prima dell’apertura, quando la cassa è vuota, ma soprattutto chi mai a Palermo oserebbe prendere di mira la pasticceria Perla, di proprietà di un potente boss? Poco a poco la vicequestora troverà la grinta e la passione necessarie all’indagine, cercherà indizi nella famiglia della vittima e, inoltrandosi a fondo nelle maglie di un sistema tanto articolato quanto assurdo, arriverà a sfidare apertamente Fofò Russo, scoprendo che la battaglia di una donna non può che essere condotta a nome di tutte.

Il Rivale Di Ottaviano

Quinto Dellio è deciso a farsi spazio con la sua intraprendenza nei giochi di potere della Roma imperiale: grazie all’appoggio dell’ambiguo Dolabella, Quinto si mette in luce nell’esercito di Cesare, che considererà sempre il suo comandante ideale, e dopo l’assassinio delle idi di marzo assiste all’ascesa di Ottaviano senza riuscire mai a nascondere il disprezzo nei suoi confronti. Gli eventi lo condurranno nell’Egitto di Cleopatra e nella Giudea di un giovane Erode, sempre in prima linea nelle continue battaglie che segnano quegli anni turbolenti della storia romana, sempre pronto a cambiare casacca pur d’inseguire i propri sogni di gloria, fino all’ultima, definitiva delusione.

Il ritardo mentale

Il comportamento dell’uomo è frutto di molte capacità e di molte passioni, ma nelle condizioni del ritardo queste appaiono ridotte, impoverite e distorte. Abbiamo in questo caso a che fare con una condizione limite – chiamata impropriamente ritardo – poco conosciuta e spesso solo banalmente quantificata. Due autorevoli voci della neuropsichiatria infantile ci spiegano cosa accade nella persona con ritardo mentale, e ci fanno capire come la mente possa essere ferita ma mai distrutta; ed è proprio questo che rende sempre possibile uno spazio fecondo per un intervento riabilitativo. Il volume è uno strumento prezioso per genitori, insegnanti, operatori, psichiatri e per tutti coloro che devono capire e riabilitare, senza dimenticare che ogni essere umano può conquistare una maggiore autonomia della propria condotta e ha il diritto di realizzare al meglio le proprie possibilità nella vita affettiva, familiare e sociale.
Pietro Pfanner insegna Neuropsichiatria infantile nell’Unversità di Pisa, è direttore scientifico dell’Istituto Scientifico Stella Maris di Calambrone (Pisa) ed è presidente del Corso di specializzazione per insegnanti di sostegno della scuola secondaria (Ssis) della Toscana.
Mara Marcheschi insegna Neuropsichiatria infantile nell’Unversità di Pisa, è responsabile della formazione nell’Istituto Scientifico Stella Maris di Calambrone (Pisa) ed è docente della Ssis della Toscana.

Il richiamo della tribù

«La dottrina liberale ha rappresentato dalle sue origini la forma più avanzata della cultura democratica e ciò che più ci ha consentito di difenderci dall’inestinguibile “richiamo della tribù”. Questo libro cerca di contribuire con un granello di sabbia a questo indispensabile compito». Così scrive Mario Vargas Llosa spiegando il titolo di questo libro. Ad essere protagoniste qui sono le letture che hanno forgiato il suo modo di pensare e vedere il mondo negli ultimi cinquant’anni. È una cartografia dei pensatori liberali che lo hanno aiutato a sviluppare un nuovo corpus di idee dopo il grande trauma ideologico determinato dal disincanto verso la Rivoluzione cubana e dall’allontanamento dalle idee di Sartre. Adam Smith, José Ortega y Gasset, Friedrich von Hayek, Karl Popper, Raymond Aron, Isaiah Berlin e Jean-François Revel furono di enorme aiuto a Vargas Llosa durante gli anni del suo disagio intellettuale, mostrandogli altre tradizioni di pensiero che privilegiavano l’individuo di fronte alla tribù, alla nazione, alla classe o al partito, e che difendevano la libertà di espressione come valore fondamentale per l’esercizio della democrazia. **