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L’Ultima Trappola E Altri Racconti

La copertina di questo numero illustra alquanto simbolicamente un racconto che, sarà bene dirlo subito, non ha nulla a che vedere con i topi; un racconto di classica fantascienza spaziale, con tanto di astronavi, di anni-luce, di raggi mortali, di cosmiche minacce. E anche gli altri racconti del fascicolo – tratti, come il primo, dalle riviste del gruppo Galaxy – seguono la più affascinante rotta della fantascienza, quella dei pianeti inesplorati, degli aliens incomprensibili, dei cadetti senza paura, dei viaggi verso l’ignoto. Ma, come il lettore non ignora, più movimentata, più affascinante, più suggestiva è la storia, più difficile diventa darne una “immagine” che non deluda, che non appaia scialba o statica o banale. Meglio, crediamo, prendersi ogni tanto un po’ di libertà, e cercare di rendere, per vie indirette, quel senso di “strano”, di “pauroso”, di “mai visto”, che la fantascienza scritta sa suscitare (quando è scritta bene).

L’ultima ragione dei re

La fine è vicina. La battaglia infuria, il Re degli Uomini del Nord non accenna a cedere, e c’è solo un uomo che può fermarlo. Il suo più vecchio amico, che è anche il suo più vecchio nemico. Per Novedita il Sanguinario è ora di tornare a casa. Con troppi capi e troppo poco tempo, il Superiore Glokta sta combattendo un altro tipo di guerra. Una lotta segreta in cui nessuno è al sicuro e il tradimento è sempre in agguato. Anche se i giorni della spada sono ormai lontani, almeno il ricatto, le minacce e la tortura non passano mai di moda. Jezal dan Luthar ha deciso che combattere per la gloria è troppo doloroso, così volta le spalle alla vita da soldato per dedicarsi a un’esistenza più tranquilla. Ma la gloria ha la cattiva abitudine di coglierti alle spalle quando meno te lo aspetti. Mentre il Re dell’Unione è sul letto di morte, i contadini si ribellano e i nobili si accapigliano per rubargli la corona. Eppure nessuno crede che l’Unione stia per essere colpita al cuore. Solo il Primo Mago ha un piano per salvare il mondo, ma ci sono dei rischi. Dopotutto, non c’è rischio peggiore della violazione della Prima Legge…

L’ultima provincia

“È difficile dalla letteratura italiana moderna e contemporanea ritagliare, sia pure in antologia di non rilevante volume, una letteratura delle istituzioni. Che cosa è il Parlamento, che cosa una prefettura, un ufficio di polizia, un consorzio agrario, un ente di assistenza, una capitaneria di porto, uno stato maggiore, e così via, si ha l’impressione che soltanto la letteratura italiana ne abbia mancato la rappresentazione. Tanto vero che indelebili ci restano le eccezioni a questa regola: il Parlamento dell’Imperio di De Roberto, la questura di Roma di Carlo Emilio Gadda, l’Eca di Palermo di Matteo Collura…
Questo libro di Luisa Adorno racconta che cosa è una prefettura, che cosa è un prefetto. E lo racconta con una vivacità, un’ironia, un brio da far pensare a certe pagine di Brancati”. Leonardo Sciascia (1983)

L’ultima occasione

In una metropoli americana come San Francisco, molto, se non tutto, dipende dal sindaco. Ha voce in capitolo nella giustizia, e la polizia è affar suo. Bisogna avere la scalogna di Joe Goodey, per impiombare proprio un parente del sindaco. Joe Goodey è un ottimo poliziotto e il suo è stato un tragico errore, ma ciò non cambia niente. Joe si ritrova fuori della polizia con una licenza da investigatore privato. In questa veste gli capita di svolgere una indagine che – guarda caso – interessa proprio il sindaco: si tratta dell’assassinio di Tina D’Oro, la ballerina del night « La Giungla ». La « pista » di Joe passa attraverso Chinatown, una selva di cemento piena di pericoli e di sorprese. Con una pazienza e uno stile degni del grande Marlowe di Chandler, Goodey ricostruisce il passato di Tina, e gli sconcertanti retroscena del delitto. Naturalmente, la spunterà, ma la sua sarà un’amara vittoria poiché a lui manca, come a Marlowe, l’abilità di rimanere estraneo alle vicende di cui si occupa. Gli occorrerebbe un pizzico di cinismo.

Ultima notte ad Alessandria

Nel 1965 un giovane André Aciman e i suoi familiari furono costretti a lasciare la cosmopolita Alessandria d’Egitto dopo ben tre generazioni. Il governo nazionalista di Nasser infatti stava cacciando dall’Egitto migliaia di europei, nel tentativo di eliminare ogni ricordo del protettorato britannico e di disperdere una comunità ebraica tra le più ampie dell’ex impero ottomano. Fu la fine di quella temperie che nei decenni precedenti aveva fatto di Alessandria una città di straordinaria vivacità culturale. In un memoir intenso e ricco di colori e profumi, l’autore rievoca con affettuosa ironia la vita all’interno di una grande famiglia elegante e caotica, caratterizzata da figure a dir poco affascinanti, come lo zio Vili, audace soldato, mercante e spia, o le due nonne, che spettegolano in sei lingue diverse… A fare da sfondo, il ritmo di una città araba sospesa tra la crepuscolare indolenza del passato e un futuro drammaticamente incerto. Nessuno dei nostalgici émigrés che popolano l’infanzia e la prima adolescenza dell’autore riuscirà mai a ritrovare altrove lo stesso ammaliante amalgama che rendeva Alessandria una città unica al mondo: nessun luogo, né Venezia, né Parigi, né la campagna inglese, avrà mai la luce delle mattine terse sul lungomare della Corniche.
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Ultima luce

Terra, prossimo futuro. New Phoenix, megalitico agglomerato urbano di 42 milioni di abitanti, estesa su tre quarti dell’Arizona, è “la città”, forse l’ultima del pianeta, ormai votato all’estinzione. In questo drammatico scenario uno spietato criminale dalla mente demoniaca ha fatto della distruzione la sua arma e il suo scopo primario. Contro di lui combatte il corpo degli Hunter-Killer’s, l’unità speciale da combattimento alla cui guida è un uomo dal tenebroso passato, sopravvissuto ad una guerra apocalittica. Al di sopra di tutto e di tutti, gli interessi della Gottschalk-Yutani Corporation, il colosso economico del pianeta. Ma c’è una nuova misteriosa entità, una nuova tecnologia in grado di sovvertire le strutture del reale…
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L’ultima Ferrari e altri racconti

Gary Wright L’ULTIMA FERRARI
Frederik Pohl IL PADRE DELLE STELLE
L. J. Stecher jr. IL PIANETA DIOGENE
Norman Spinrad LA SALAMANDRA
Philip K. Dick IL GATTO
Harry Harrison COME MORÌ IL VECCHIO MONDO

L’ultima equazione

David Swift, docente di storia della scienza alla Columbia University, viene chiamato d’urgenza: Hans Kleinman, il suo vecchio professore di fisica, è stato aggredito e adesso è in ospedale in pericolo di vita. Kleinman che, cinquant’anni prima, era considerato uno dei più brillanti assistenti di Albert Einstein, è in stato confusionale e ripete in maniera ossessiva due termini tedeschi – Einheitliche Feldtheorie – e una serie di cifre. David intusce il significato di quelle parole: il professore si sta riferendo alla “teoria unitaria dei campi”, quella che spiegherebbe tutte le forze della natura. E sa pure che Einstein ha dedicato gran parte della vita a formularla, ma senza riuscirci… O forse no? Nel giro di poche ore, David viene fermato dall’FBI con l’accusa di omicidio e diventa l’obiettivo di un uomo determinato a tutto pur di scoprire quelle equazioni rivoluzionarie. Perché David è la chiave, l’unica persona che, interpretando e seguendo gli indizi criptici sussurrategli da Kleinman, può trovare la soluzione a un’ipotesi scientifica così audace e devastante che potrebbe piegare le leggi dell’universo alla volontà umana…
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Ultima di campionato

Se è vero che tutti nasciamo con un preciso destino cucito addosso, a Vanni Visco la sorte ha assegnato il ruolo di campione, anzi campionissimo, del calcio. Peccato che lui desiderasse tutt’altro: nonostante il talento naturale, manifestato fin da ragazzino, a Vanni piacciono i libri, la cultura, l’odore delle biblioteche e le chiacchiere sui testi più amati con chi sa capirlo e assecondare la sua vera personalità. Ma la famiglia ha pensato altrimenti: perché sprecare un dono simile? Così, senza volerlo, è diventato l’idolo degli stadi, ha fatto una montagna di soldi e tutti gli invidiano tanta fama e fortuna. Nessuno immagina che dietro la facciata smagliante c’è invece un uomo scontento, infelice, oppresso da una serie di disgrazie private -come la tragica morte del fratello per overdose, la mesta scomparsa della madre e la demenza del padre – e incapace di avere con le donne un rapporto sereno e autentico. A infondergli energia per andare avanti sono solo i brani dei romanzi e delle poesie predilette che lui ripete nella sua testa a memoria, come tanti mantra, nel tentativo di conciliare, almeno dentro di sé, quello che la società sembra giudicare inconciliabile: lo sport e la cultura, la gloria del fisico e quella della mente, la sensibilità d’animo e il cinismo del mondo del calcio. Tutto questo ce lo racconta lui in prima persona, all’inizio della prima partita di campionato… che, lo ha deciso, sarà anche l’ultima. Ma in che senso?

Gli Uccelli Della Solitudine

Gli uccelli della solitudine by Marco Aime
Lo sguardo dell’antropologo Marco Aime che in questa sua ricognizione ha avuto come collaboratore Ismaël Haidara Dadié, torna a posarsi su Timbuctu, «mitica» città carica di storia ai margini del deserto, che nei secoli ha dato vita a una società complessa, articolata in rigide gerarchie. I cittadini, molti dei quali esponenti di una borghesia commerciale ricca e colta, sono infatti legati non solo alla famiglia, ma anche all’etnia di appartenenza, alla casta, alla corporazione e alle kondey, che sono le «compagnie d’età». Si tratta di forme di associazionismo spontaneo che rappresentano la vera spina dorsale della società tombouctienne: basate esclusivamente sull’età e caratterizzate da un’assoluta uguaglianza interna e dall’impiego di un linguaggio scherzoso, le kondey realizzano una solidarietà tra coetanei che dura tutta la vita e unisce i membri del gruppo nel bene e nel male. Quando di una compagnia rimangono in vita poche persone, queste assumono un aspetto triste perché hanno visto i loro amici andarsene a poco a poco: a Timbuctu li chiamano «gli uccelli della solitudine».

Tutto il resto di te

Tutti la conoscono come Regan, ma il suo vero nome è un altro. Ha dovuto dimenticare se stessa e scappare lontano per proteggere le persone che ama. La fuga dalla realtà la porta a vivere momenti difficili e assurdi, ma anche molto romantici e passionali. Una fuga non voluta che le farà leggere la vita con occhi completamente diversi. L’amore si presenterà alla sua porta, ma saprà Regan coronare il suo sogno di felicità?

Tutti i nomi del mondo

Fare l’appello delle persone che abbiamo incontrato nella nostra vita, capire in quale senso sono state importanti e perché hanno lasciato un marchio indelebile: l’insegnante protagonista di questo romanzo compie un gesto consapevolmente rischioso che tuttavia lui sente necessario, quasi ineludibile. Ad accompagnarlo nell’impresa, con l’ingenua volontà di proteggerlo, per fortuna c’è Ottavio, suo ex alunno ripetente che si esprime soltanto in romanesco.

Rispondono ventisei nomi, quante sono le lettere dell’alfabeto: individui provenienti da ogni parte del mondo, giovani profughi, antichi amici dispersi, nonni paterni e materni, adolescenti pieni di speranza, a volte sventurati. Alcuni, sopravvissuti a guerre e carestie, vivono fra noi; altri, che lasciano intravedere, insieme a un passato lancinante, vicende legate alla storia della Resistenza italiana, parlano da un oltre. Gli interlocutori, convocati al Colle Oppio di Roma, registrano la loro presenza in una scuola di lingua per immigrati, chiamata Penny Wirton, dove frattanto continua a scorrere tumultuoso il fiume d’umanità dolente che tutti ben riconosciamo. Ognuno racconta l’avventura in cui è impegnato. Ne scaturisce un’originalissima riflessione corale sull’epoca che stiamo attraversando, scrutinata nel filtro di un’esperienza intima e personale.

Eraldo Affinati, con questa sorprendente Spoon River, imbastisce un processo autobiografico e collettivo sui temi che sin dall’inizio hanno contraddistinto, come un filo rosso, la sua opera inconfondibile: libertà, responsabilità, educazione, giustizia, valori etici, religiosi e politici. Ma stavolta, scoprendo le ragioni profonde della propria vocazione pedagogica e letteraria, non può evitare di subire il controfagotto, comico e caustico insieme, del suo allievo preferito: il solo, forse, in grado di consegnargli alla fine la vera risposta che lui desiderava.

(source: Bol.com)

Tuttalpiù muoio

Filo, il protagonista del romanzo, è sceso in guerra per riscattarsi: spesso subisce cocenti sconfitte, dai risvolti comici irresistibili, talvolta riesce a trionfare. La vita che scorre a un ritmo vertiginoso nelle pagine di questo libro è una lunga lotta contro la fame di amore, di cibo e di sesso. Ma soprattutto di riconoscimento umano. Riuscirà Filo a vincere e a vendicarsi? O almeno ad essere accettato? A sua disposizione ha una strepitosa energia fisica e un umorismo che colora tutte le sue avventure: a scuola, in parrocchia, sulla pista di pattinaggio, nella giungla dei ritrovi gay, tra le quinte del palcoscenico, a letto.

Il tuo amore è il mio Natale

*”Greta, vorrei baciarti ma non ce la faccio”*: è questo il contenuto del biglietto che Greta ha trovato nella tasca del cappotto. L’autore, però, è sconosciuto.
Greta è una studentessa fuori sede. Nel periodo di Natale, per potersi fare qualche regalo e dimenticare la solitudine, decide di trovarsi un lavoro. Viene assunta come babysitter da Enea, chef di un piccolo ristorante, che sembra avere addosso l’odore del freddo. Greta ne è subito attratta e si affeziona anche a sua figlia, la piccola Viola, colpita da un disturbo alimentare dopo un trauma che però Greta non conosce.
Nella sua vita entra però anche un altro ragazzo, Leonardo, dal carattere allegro e spensierato.
Quando trova il biglietto d’amore nel suo cappotto, cominciano gli interrogativi: chi è l’autore di quella dichiarazione, tra il misterioso Enea e l’irresistibile Leonardo?
Una cosa è certa: il suo Natale non sarà più lo stesso…
*Questo momento è così assurdo da sembrare surreale… Io e lui in auto, sotto la pioggia, senza dirci una parola, con questa musica che fa pensare alla foresta pluviale e allo spazio. Chissà cosa gli sta passando per la testa. Sì, la pioggia è molto forte, ma certo non gli impedisce di mettere in moto l’auto e tornarsene a casa. Deve esserci qualcos’altro, qualcosa che lo turba.
Restiamo lì ad ascoltare la musica per una ventina di minuti. Sono tesa, perché lui è accanto a me e ignoro cosa stia pensando, ma riesco anche a comprendere la bellezza struggente di questa musica. Vorrei chiedergli di chi è, ma non voglio interrompere questo momento che stiamo condividendo.
La pioggia si è calmata. Enea spegne l’autoradio.
– Buonanotte, Greta. Grazie per non avermi fatto domande.*