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Il commissario Soneri e la strategia della lucertola

In una Parma crepuscolare coperta da una spessa coltre di neve, il marcio sembra nascondersi ovunque: la corruzione dilaga, il crimine è fuori controllo e la rabbia cresce. Soneri è il più arrabbiato di tutti perché crede ancora nella giustizia e se la vede sfuggire di mano. Il commissario deve fare i conti con tre piste d’indagine, tre matasse il cui bandolo sembra impossibile da dipanare. Il primo gli arriva da Angela, la sua compagna, che gli segnala strani suoni provenienti dall’argine del fiume. Scivolando tra l’erba gelata, Soneri ritrova un telefonino – senza memoria – e misteriose tracce di cani che terminano nel nulla. Il secondo comincia in un ospizio, dal quale è scomparso un vecchio signore che la memoria l’ha persa a causa della demenza senile, e che sembra, invece, non aver lasciato traccia alcuna. E infine il terzo filone d’inchiesta porta Soneri verso le piste da sci sulle quali pare essersi dissolto come neve al sole il sindaco della città: tutti sapevano che sarebbe stato lì in vacanza, nessuno ricorda quando l’ha visto. Sin dall’inizio delle ricerche, Soneri sente che dietro quei casi si cela un’unica strategia, quella della lucertola. Ma questa volta l’inseguitore non si lascia ingannare. “La strategia della lucertola” è un «poliziesco atipico», come lo definisce il suo stesso autore, che aggiunge alla tensione classica della trama gialla un ritratto lucido – e sorprendentemente premonitore – del nostro contesto politico e lo struggente profilo di una città, corrotta nella sua grande bellezza, che è tutte le città. E tutti noi.

Il Commissario Soneri E La Legge Del Corano

Per la prima volta da molti anni, Soneri si trova spiazzato; ma non è il tipo di delitto su cui sta indagando, un omicidio apparentemente banale, a turbarlo. È il contesto. Tutto comincia con l’assassinio di Hamed, un giovane tunisino che viveva nella casa di Gilberto Forlai, 76 anni, cieco, e che proprio nella casa di Forlai viene trovato morto. Seguendo le tracce di sangue di Hamed, Soneri si addentra sempre più nel mondo della comunità islamica di Parma, nelle lotte di periferia dove la tensione tra immigrati e italiani è sempre più alta e minacciosa, e dove tutto si confonde. Quanto pesano le questioni etniche e il radicalismo religioso, quanto pesa la politica, e quanto pesa invece la dimensione criminale e in primo luogo il controllo del mercato della droga? Quali sono le vere alleanze, e quali le vere divisioni? L’unica cosa che accomuna tutto e tutti sembra essere soltanto l’odio, sempre più manifesto e spudorato, sempre più palpabile: un odio che sta minando le basi di una città, di una società intera. Valerio Varesi, come sempre, non si limita a scrivere noir serrati e coinvolgenti, che tengono avvinto il lettore fino all’ultima pagina, ma utilizza il genere per illuminare i luoghi più scuri e inquietanti della nostra società, e per svelarne le contraddizioni.

Il Capitale – Libro I – Il Processo Di Produzione Del Capitale

‘Il Capitale Libro I, ha per titolo ‘Il processo di produzione del capitale’, in cui Marx ha inteso esporre le categorie basilari della struttura sociale capitalistica, quelle categorie che ne rappresentano il nocciolo e il fondamento. Preso atto che la forma elementare in cui si presenta la ricchezza nella società capitalistica è la singola merce, Marx ne analizza le determinazioni teoriche. Terminata l’analisi della merce e del denaro, Marx passa ad analizzare i diversi momenti dell’accumulazione capitalistica, che è una particolare e specificamente determinata forma di accumulazione di denaro. Quest’ultima non può realizzarsi attraverso lo scambio, mediato dal denaro, di una merce contro un’altra merce. Due merci si scambiano, infatti, solo se hanno un valore eguale. Marx ipotizza che l’accumulazione capitalistica si realizzi, quindi, attraverso l’acquisto di una merce che vale di più di quanto venga pagata. Questa merce è la forza-lavoro degli operai salariati. La differenza fra il valore prodotto dal lavoratore nel processo produttivo e il valore del salario ricevuto dallo stesso lavoratore è ciò che Marx chiama ‘plusvalore’. All’interno – come in tutti i volumi Fermento – gli “Indicatori” per consentire al lettore un agevole viaggio dentro il libro. **
### Sinossi
‘Il Capitale Libro I, ha per titolo ‘Il processo di produzione del capitale’, in cui Marx ha inteso esporre le categorie basilari della struttura sociale capitalistica, quelle categorie che ne rappresentano il nocciolo e il fondamento. Preso atto che la forma elementare in cui si presenta la ricchezza nella società capitalistica è la singola merce, Marx ne analizza le determinazioni teoriche. Terminata l’analisi della merce e del denaro, Marx passa ad analizzare i diversi momenti dell’accumulazione capitalistica, che è una particolare e specificamente determinata forma di accumulazione di denaro. Quest’ultima non può realizzarsi attraverso lo scambio, mediato dal denaro, di una merce contro un’altra merce. Due merci si scambiano, infatti, solo se hanno un valore eguale. Marx ipotizza che l’accumulazione capitalistica si realizzi, quindi, attraverso l’acquisto di una merce che vale di più di quanto venga pagata. Questa merce è la forza-lavoro degli operai salariati. La differenza fra il valore prodotto dal lavoratore nel processo produttivo e il valore del salario ricevuto dallo stesso lavoratore è ciò che Marx chiama ‘plusvalore’. All’interno – come in tutti i volumi Fermento – gli “Indicatori” per consentire al lettore un agevole viaggio dentro il libro.

Il Caffè Di Sindona

La storia d’Italia è punteggiata di misteri. Uno dei più inquietanti è probabilmente quello della morte di Michele Sindona nel marzo del 1986. Conosciamo la causa del decesso: un caffè al cianuro bevuto nella sua cella nel carcere di Voghera, un caffè simile a quello alla stricnina che uccise Gaspare Pisciotta ai tempi del bandito Giuliano. Ma chi mise il veleno nella tazzina? E perché? Per capirlo, è necessario in primo luogo ricostruire la biografia e la personalità del banchiere siciliano. Sindona è stato senz’altro un grande protagonista dei nostri anni Sessanta e Settanta. Finanziere potentissimo, intratteneva rapporti con importanti uomini politici al di qua e al di là dell’oceano: nel 1973 Andreotti lo definì «salvatore della lira» e nel 1974 l’ambasciatore USA in Italia lo premiò come «Uomo dell’anno»; era uno degli uomini di fiducia del Vaticano, e in particolare dello IOR diretto da Paul Marcinkus, ma aveva anche legami con la mafia. Iscritto alla P2 di Licio Gelli, fu lui a introdurre Roberto Calvi negli ambienti di quella loggia segreta, oltre che in quelli vaticani e in quelli mafiosi: i due banchieri erano infatti legati da un intrico di affari avventurosi che avrebbero portato entrambi alla rovina. Sindona fu processato e condannato per bancarotta fraudolenta sia negli Stati Uniti sia in Italia e successivamente fu anche condannato all’ergastolo come mandante dell’omicidio dell’avvocato Giorgio Ambrosoli, commissario liquidatore della sua Banca Privata Italiana. Quando bevve il caffè avvelenato, un paio di giorni dopo quest’ultima condanna, era l’unico ospite di un’ala super-sorvegliata del carcere di Voghera. Delineato il contesto, il secondo e fondamentale aspetto che Il caffè di Sindona approfondisce riguarda le circostanze della morte del banchiere siciliano: i tempi e i modi dell’avvelenamento, ma anche le condizioni di detenzione, i metodi di sorveglianza, i possibili rapporti con il mondo esterno e i problemi che lo affliggevano nell’ultimo scorcio di vita. Gianni Simoni e Giuliano Turone ricostruiscono lo scenario generale e i dettagli di quel giorno fatale, ripercorrendo la storia di quegli anni e le carte processuali. Ne esce un racconto avvincente come un romanzo, che fa luce su una personalità al centro di mille trame e sulla sua tragica fine.

Il biglietto che esplose

«È un viaggio lungo. A bordo ci siamo solo noi». Il viaggio cui allude William Burroughs nel *Biglietto che esplose* , pannello finale della sua celebre tetralogia, non è solo quello interstellare del metamorfico protagonista Bradly. È anche il viaggio conclusivo di una specie – la nostra – giunta a una sorta di resa dei conti. Stretto tra invasioni venusiane volte a schiavizzarlo e una polizia segreta che vuole sottoporlo a un controllo onnipervasivo, il *Sapiens* si destruttura e trasforma definitivamente in un’intercapedine organico-tecnologica, con ragazze-orchidea e ragazzi-raganella fluorescenti – veicoli di agenti virali e droghe alienanti –, registratori e telescriventi che manipolano istinti e linguaggi. Unico elemento di resistenza sono gruppi clandestini come i partigiani diretti da Saturno. Intorno, uno scenario putrido e fantastico insieme: «città dalle consunte strade marmoree» sormontate da cupole di rame, immani terre verdi in cui ogni filo d’erba luccica «come incastonato nel cristallo», stagni e canali artificiali che riflettono «galleggianti ornati di fiori», il tutto avvolto e tiranneggiato da un «buio pesto da pellicola sottoesposta». Portando alle estreme conseguenze il suo radicale pessimismo, Burroughs non vede vie di fuga possibili: irreversibilmente corrotto, il genere umano sembra vittima del proprio «corpo» e della propria «parola», carceri che lo imprigionano e lo condannano a un meccanicismo cieco e insensato. La sola, paradossale apertura – sarebbe parodistico chiamarla speranza – consiste nella «liberazione» di cui lo scrittore stesso è interprete insieme letterale e metaforico: nel rifiuto di un linguaggio normativo e omologante; nell’esaltazione dell’anarchia e dell’invenzione letteraria contro l’opacità mortuaria dei gerghi mediatici e della «non-lingua» del Potere.

I Tre Usi Del Coltello

Questo libro, a metà strada fra l’autoritratto di un mostro sacro di Hollywood e il manuale per aspiranti cineasti, ha riunito per la prima volta in italiano i saggi del premio Pulitzer David Mamet. Sceneggiatore, regista, attore, produttore, drammaturgo, romanziere e perfino poeta, Mamet è una delle figure più complesse e affascinanti del cinema dei nostri tempi. Ha messo la firma a film che hanno fatto la storia del cinema, tra cui Il verdetto, Il postino suona sempre due volte, Gli intoccabili e Hannibal.Il libro si divide in tre sezioni: la prima, «I tre usi del coltello», si occupa della natura del lavoro dello sceneggiatore e degli obiettivi del raccontare storie; «Dirigere un film», la seconda parte, è l’appassionante trascrizione di una serie di lezioni di regia che Mamet ha tenuto alla prestigiosa Columbia University; la terza e ultima, «Vero e falso», è dedicata al ruolo dell’attore e si rivolge non solo a chi recita ma anche a chi deve dirigere gli attori sulla scena. Sorprendente, lucida, irritante, magistrale, rivoluzionaria, divertente: ecco come si rivela la voce di Mamet in questo libro composito e unico, imprescindibile per chiunque voglia scoprire cosa fa di un film un capolavoro.

I segreti della mente

“C’è un sogno che mi accompagna da molti anni: scrivere un manuale che, anziché indirizzarsi ai medici, agli psichiatri o agli psicologi clinici, parli a tutti. Oggi, in queste pagine, il mio sogno trova finalmente concretezza.” In questa nuova opera, Vittorino Andreoli ci insegna con chiarezza e serenità ad affrontare i primi segni di disagio o disturbo mentale a partire dai progressi scientifici raggiunti in questo campo. Se in passato infatti si tendeva ad attribuire le malattie della mente a un determinismo genetico o familiare, oggi sappiamo che è possibile risolverle, o per lo meno attenuare le loro manifestazioni, intervenendo subito. “Nei miei cinquant’anni di psichiatria” scrive Andreoli “sono rimasto talora persino sconvolto dall’osservare che persone vicine a un adolescente con comportamenti devastanti, o a un anziano che ha precorso la morte naturale con un suicidio, hanno minimizzato segnali che invece erano chiari.” Grazie alla sua esperienza di una vita trascorsa a fianco dei pazienti, Andreoli riesce a parlare sia a chi sta male mentalmente sia a chi deve vivere vicino alla sofferenza degli altri: adulti, adolescenti, anziani. Il risultato è un percorso mirabile fra le emozioni e tutte le loro manifestazioni, da quelle più comuni come la paura o l’ansia, a quelle più complesse come la tristezza, aiutandoci a individuare i segnali d’allarme prima che sia troppo tardi. **

I Racconti

Nei due estremi e intensissimi anni della sua vita (1955-1957) Giuseppe Tomasi di Lampedusa mise insieme non solo le otto parti del Gattopardo, ma anche tre racconti e uno scritto di carattere autobiografico. Solo di recente, però, in seguito al ritrovamento di alcuni manoscritti originali, è stato possibile sottoporre i testi brevi a una rigorosa verifica filologica e, in particolare, è stato possibile ricostruire nella loro interezza i Ricordi d’infanzia, che ora acquistano una maggiore corposità. Il presente volume si apre appunto con i Ricordi d’infanzia, scritti nell’estate del 1955, che come spiega Gioacchino Lanza Tomasi nella prefazione “ci schiudono il laboratorio dello scrittore al tempo del suo capolavoro”. Segue La gioia e la legge, un breve apologo, perfetto di tono e di misura. Ma il racconto più celebre della raccolta è La sirena (precedentemente con il titolo Lighea, imposto dalla vedova dell’autore), scritto dopo una gita lungo la costa meridionale della Sicilia. Al centro della favola, al limite tra il reale e il surreale, spicca un personaggio formidabile: il vecchio professor La Ciura, che da giovane conobbe l’amore della Sirena e non poté più gustarne altro. Chiude il libro I gattini ciechi, dei tre racconti il più vicino come materia al Gattopardo, sebbene fosse nato come capitolo iniziale di un nuovo romanzo del quale ha mantenuto il titolo.

I Promessi sposi e Storia della colonna infame

La storia nota di un curato di campagna pauroso e vile che, minacciato dai bravi, si rifiuta di sposare due giovani, è il capolavoro della letteratura italiana dell’Ottocento. Manzoni trova la forma e la lingua perfette solo alla terza edizione, a cui aggiunge *Storia della colonna infame* : ideale conclusione del romanzo, racconta il processo contro due presunti untori, ulteriore esempio di oppressione dei potenti nei confronti degli umili. *I promessi sposi* sono, in questo senso, affresco e sintesi della società italiana di ogni tempo: la prepotenza di don Rodrigo, l’ingenuità di Renzo, l’innocenza di Lucia, il coraggio di padre Cristoforo… Ma soprattutto la vigliaccheria di don Abbondio: un brav’uomo che fa quel che deve; ma a fare di piú, se c’è da mettersi in mezzo, proprio non ci sta. Studiati, parodiati, usati come modello, *I promessi sposi* raccontano un’Italia che non è cambiata mai. 

I Geni Manipolati Di Adamo

Le origini della vita sulla Terra e in modo particolare dell’essere umano sono, allo stato dell’arte, argomento di discussione di due scuole di pensiero dominanti da sempre contrapposte: tenaci sostenitori dell’evoluzionismo da una parte e altrettanto irremovibili seguaci della tradizione religiosa creazionista, dall’altra.Liberato da quella chiave di lettura teologica forse mai appartenuta agli antichi autori biblici, il libro della Genesi ci racconta una storia molto diversa da quella comunemente tramandata. Una storia tutta fisica in cui la presenza dell’essere umano sulla Terra potrebbe non ripercorre i sentieri di un divino atto creazionistico né quelli di un naturale processo evolutivo ma quelli di una “terza via” che collega le nostre origini a ciò che oggi definiremmo un “interventismo biogenetico”.In questo saggio l’autore analizza il dibattuto tema cercando di compendiare in modo logico l’insieme di informazioni bibliche portate a sostegno della sopracitata ipotesi con diverse acquisizioni scientifiche a noi contemporanee, in modo da esplorare eventuali relazioni tra questi due mondi apparentemente così distanti.Tra i principali temi trattati:Genesi – la creazione miracolistica dell’uomo è un falso teologico? Diversi elementi sembrano respingere gli scenari proposti dalla religione dogmatica in favore di qualcos’altro.Clonazione umana – i testi antichi ne parlano?Oltre le specie naturali – quando l’evoluzione diventa espressione di un intervento esterno.Ingegneria genetica – dove ci porterà?All’interno del genoma per comprendere cosa ci ha reso umani.… e molto altro ancora.”La nostra filogenesi è stata caratterizzata da una eccezionale rapidità e da tre importanti “balzi evolutivi” sui quali la scienza ufficiale ancora si interroga. Proviamo ad introdurre ipotesi alternative a quelle comunemente veicolate.”-Pietro Buffa

Holden, Lolita, Zivago E Gli Altri. Piccola Enciclopedia Dei Personaggi Letterari (1946-1999)

Non esistono grandi storie senza grandi personaggi: in questo personalissimo vademecum Fabio Stassi, narratore a sua volta (per minimum fax ha pubblicato “È finito il nostro carnevale” e “La rivincita di Capablanca”), ha creato duecento ritratti di protagonisti e comprimari dei migliori romanzi italiani e stranieri del secondo Novecento: ciascuno si presenta al lettore in prima persona, rituffandolo nelle pagine che ha già conosciuto e amato o invitandolo a scoprirne di nuove.

Hannah

“Non avrei mai scordato cosa mi aveva fatto, ma neanche fino a che punto lo avevo amato”.
A volte scappare non basta.
Ad Hannah è stata data l’opportunità per fuggire, Kaelan l’ha lasciata andare, ma la voce dell’uomo che ha amato sembra seguirla dovunque vada.
Lei non riesce a dimenticarlo, e sebbene lo voglia non è capace di spezzare quel legame che ancora sente nei confronti di chi ha portato tanto dolore nella sua vita.
Il terrore, la distanza, la sicurezza che vorrebbe darle Roy, un coetaneo conosciuto nel periodo più orribile della sua esistenza, ad Hannah non bastano per dimenticare Kaelan.
A volte l’unica cosa che puoi fare è tornare.

GRAZIE ecco perchè senza gli immigrati saremmo perduti 2010

“Provate a depennare questi nomi: Ibrahimovic, Kakà, Milito, Trezeguet, Pato, Mutu, Crespo, Zanetti, Lavezzi… Immaginate che dalla prossima partita nessuno di loro scenda in campo. Sarebbe un disastro. Oggi su 933 calciatori della serie A ben 322 sono stranieri. Un esempio da solo rivelatore. La realtà è che senza gli immigrati (compresi i clandestini) tutta l’Italia andrebbe a rotoli. Quasi il IO per cento del Pil italiano arriva dagli immigrati, una famiglia su dieci dipende da una badante straniera. Anche la Chiesa, anche gli ospedali. In Trentino, nella Val di Non, le mele le raccolgono i senegalesi, in Veneto i nigerini conciano le pelli per la preparazione dei giubbotti destinati a Hollywood, a Vedelago, nel cuore del leghismo veneto, sono loro ad assicurare il 90 per cento di riciclaggio dei rifiuti. A Reggio Emilia i facchini sono per lo più indiani, in Campania i sikh allevano le bufale, in Sicilia, senza i pescatori tunisini, la flotta di Mazara del Vallo non prenderebbe il mare. E i camionisti? Nel Nordest i due terzi sono albanesi e romeni, nessun italiano è capace di fare i loro turni. E chi terrebbe i nostri vecchi e i nostri bambini? E gli uffici chi li pulirebbe? E il pacco da consegnare? Gli immigrati non vengono a rubarci il lavoro ma a fare i mestieri che noi rifiutiamo. Basta raccontare una giornata di lavoro in italia per verificare che cosa realmente succede. Da nord a sud.”