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I giorni felici di California Avenue

A West Rogers Park, nel cuore di Chicago, basta attraversare California Avenue per passare dalla zona dei condominî proletari a quella delle villette eleganti col prato sintetico sui gradini. È qui che vivono tre famiglie e un gruppo di ragazzi tra i tredici e i diciotto anni, ossessionati dal sesso, il teatro e la musica, in bilico tra l’adolescenza e un’acerba, comica, disastrosa maturità. Attorno a loro le crisi, altrettanto radicali, dei genitori coi loro tradimenti, le illusioni, i fallimenti. Langer racconta col tono comico e sentimentale di una sit-com i conflitti tra due generazioni e due diverse classi sociali, in un’appassionante mappa affettiva del tramonto degli anni Settanta.

A West Rogers Park, nel cuore di Chicago, basta attraversare California Avenue per passare dalla zona dei condominî proletari a quella delle villette eleganti col prato sintetico sui gradini. È qui che vivono tre famiglie e un gruppo di ragazzi tra i tredici e i diciotto anni, ossessionati dal sesso, il teatro e la musica, in bilico tra l’adolescenza e un’acerba, comica, disastrosa maturità. Attorno a loro le crisi, altrettanto radicali, dei genitori coi loro tradimenti, le illusioni, i fallimenti. Langer racconta col tono comico e sentimentale di una sit-com i conflitti tra due generazioni e due diverse classi sociali, in un’appassionante mappa affettiva del tramonto degli anni Settanta.

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I Doveri Della Gentildonna

**I diamanti di Londra** 3
*Londra, 1820*
Juliette Matthews è cresciuta nei quartieri poveri di Londra e ora che ha scoperto di avere nobili natali desidera essere molto più che un semplice ornamento nell’alta società. Tuttavia servirsi della fortuna che ha acquisito di recente per fare del bene si sta rivelando più complicato di quanto avesse previsto. Sembra infatti opinione comune che non si addica alle giovani nobildonne rischiare la propria sicurezza per aiutare i bisognosi. Generosa e compassionevole, Juliette non ha però alcuna intenzione di arrendersi, anche quando capisce che l’unico che potrebbe sostenerla nella sua missione è il dottor Florian Lowell, futuro Duca di Redding, un gentiluomo oltremodo testardo, dannatamente bello… e fin troppo onorevole per assecondare l’incredibile attrazione che li lega.

**I diamanti di Londra** 3
*Londra, 1820*
Juliette Matthews è cresciuta nei quartieri poveri di Londra e ora che ha scoperto di avere nobili natali desidera essere molto più che un semplice ornamento nell’alta società. Tuttavia servirsi della fortuna che ha acquisito di recente per fare del bene si sta rivelando più complicato di quanto avesse previsto. Sembra infatti opinione comune che non si addica alle giovani nobildonne rischiare la propria sicurezza per aiutare i bisognosi. Generosa e compassionevole, Juliette non ha però alcuna intenzione di arrendersi, anche quando capisce che l’unico che potrebbe sostenerla nella sua missione è il dottor Florian Lowell, futuro Duca di Redding, un gentiluomo oltremodo testardo, dannatamente bello… e fin troppo onorevole per assecondare l’incredibile attrazione che li lega.

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I dominatori del pensiero

Malone lo sa: l’unica arma che potrà consentirgli di scoprire l’identità della spia è la telepatia. Egli non disarma nemmeno quando si troverà a dover collaborare con una Regina che lo chiama «Sir» e che gli promette un «ducato». Ma l’operazione, densa di situazioni paradossali, toccherà il suo apice quando lo stesso Malone si troverà sospettabile di essere egli stesso la spia.

Malone lo sa: l’unica arma che potrà consentirgli di scoprire l’identità della spia è la telepatia. Egli non disarma nemmeno quando si troverà a dover collaborare con una Regina che lo chiama «Sir» e che gli promette un «ducato». Ma l’operazione, densa di situazioni paradossali, toccherà il suo apice quando lo stesso Malone si troverà sospettabile di essere egli stesso la spia.

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I confini dell’evoluzione

Di fronte ai misteriosi fenomeni che coinvolgono i satelliti di Saturno, Gaby McAslan decide di seguire le sue ambizioni di giornalista e di recarsi a Londra. Ma un meteorite caduto in Kenya le fa attraversare i continenti: nella regione del Kilimangiaro il panorama africano è radicalmente cambiato, e la consueta magnificenza del paesaggio è stata sostituita da qualcosa di alieno e indescrivibile, in parte foresta pluviale multicolore, in parte barriera corallina. La flora aliena depositata dalle stelle cresce a velocità fenomenale: verrà chiamata Chaga, in ricordo della prima tribù africana spazzata via dall’espansione di questa nuova natura, che distrugge ogni materiale plastico, plasmando la carne, le ossa e lo spirito umano in un disegno sconosciuto, al tempo stesso terribile e meraviglioso… Romanzo visionario e politico, avventuroso e passionale, I confini dell’evoluzione è un affresco globale del mondo contemporaneo proiettato in una dimensione fantastica e immaginifica.

Di fronte ai misteriosi fenomeni che coinvolgono i satelliti di Saturno, Gaby McAslan decide di seguire le sue ambizioni di giornalista e di recarsi a Londra. Ma un meteorite caduto in Kenya le fa attraversare i continenti: nella regione del Kilimangiaro il panorama africano è radicalmente cambiato, e la consueta magnificenza del paesaggio è stata sostituita da qualcosa di alieno e indescrivibile, in parte foresta pluviale multicolore, in parte barriera corallina. La flora aliena depositata dalle stelle cresce a velocità fenomenale: verrà chiamata Chaga, in ricordo della prima tribù africana spazzata via dall’espansione di questa nuova natura, che distrugge ogni materiale plastico, plasmando la carne, le ossa e lo spirito umano in un disegno sconosciuto, al tempo stesso terribile e meraviglioso… Romanzo visionario e politico, avventuroso e passionale, I confini dell’evoluzione è un affresco globale del mondo contemporaneo proiettato in una dimensione fantastica e immaginifica.

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I cigni di Leonardo

Isabella e Beatrice d’Este, sorelle e rivali, spose rispettivamente del duca di Mantova e di Ludovico il Moro, hanno segnato il Rinascimento come poche altre donne: raffinate mecenati e abili politiche, l’una cadde in rovina dopo una giovinezza promettente, l’altra raggiunse passo dopo passo una posizione di straordinaria influenza sulle arti e gli affari politici dell’Italia rinascimentale. In questo romanzo storico, narrato in flashback da Isabella che medita sulla tomba della sventurata sorella, rivivono gli intrighi di corte e le passioni travolgenti di una stagione creativa, machiavellica e drammatica della storia italiana, intrecciati al destino di Leonardo da Vinci, che sotto la loro ala protettrice diede vita ai suoi capolavori.

Isabella e Beatrice d’Este, sorelle e rivali, spose rispettivamente del duca di Mantova e di Ludovico il Moro, hanno segnato il Rinascimento come poche altre donne: raffinate mecenati e abili politiche, l’una cadde in rovina dopo una giovinezza promettente, l’altra raggiunse passo dopo passo una posizione di straordinaria influenza sulle arti e gli affari politici dell’Italia rinascimentale. In questo romanzo storico, narrato in flashback da Isabella che medita sulla tomba della sventurata sorella, rivivono gli intrighi di corte e le passioni travolgenti di una stagione creativa, machiavellica e drammatica della storia italiana, intrecciati al destino di Leonardo da Vinci, che sotto la loro ala protettrice diede vita ai suoi capolavori.

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I bambini di Escher

Una sera Nerone, mentre sfreccia con la sua Lambretta per le strade di Milano senza casco né patente, si imbatte in un uomo nudo coperto di sangue. Angela Delfino, detta “la sbirra”, sarà la prima ad arrivare sulla scena del crimine.Da questo momento inizia la strana collaborazione investigativa tra Nerone, l’uomo senza memoria, affetto da fuga dissociativa, e la disillusa poliziotta milanese, che ha già deciso di mollare la divisa.Una coppia male assortita. Ma forse proprio per questa ragione riusciranno a scoprire chi si nasconde dietro a una serie di macabri omicidi.

Una sera Nerone, mentre sfreccia con la sua Lambretta per le strade di Milano senza casco né patente, si imbatte in un uomo nudo coperto di sangue. Angela Delfino, detta “la sbirra”, sarà la prima ad arrivare sulla scena del crimine.Da questo momento inizia la strana collaborazione investigativa tra Nerone, l’uomo senza memoria, affetto da fuga dissociativa, e la disillusa poliziotta milanese, che ha già deciso di mollare la divisa.Una coppia male assortita. Ma forse proprio per questa ragione riusciranno a scoprire chi si nasconde dietro a una serie di macabri omicidi.

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Horroriana

Secondo volume della “Biblioteca di Fantasy & Horror”, il primo dedicato interamente all’horror, anch’esso datato 1979. Comprende 24 racconti, tra i più belli e famosi dell’horror. I Titoli: Il ragno di Hanns Heinz Ewers, L’uomo che studiava le lumache di Patricia Highsmith, Gatto e topo di Ramsey Campbell, Il pesce di Carnaby di Carl Jacobi, Cane da riporto di Ray Bradbury, Il bosco delle rane di Frank Belknap Long, Nella palude di Clark Ashton Smith, In cantina di David H. Keller, A caccia di Richard Matheson, Al cinema di Robert Bloch, Sul tetto di Robert E. Howard, Al largo di William Hope Hodgson, Il parco giochi di Ray Bradbury, Dolce piccola strega di Robert Bloch, Gioco al tramonto di August Derleth, Requiescat in pace di Ray Bradbury, L’amico di David di Brian Lumley, I figli del granturco di Stephen King, Esperimento incompleto di Fritz Leiber, C’era una volta di Robert Bloch, L’altra mano di George Langelaan, Incontri notturni di Murray Leinster, Malocchio di Robert Bloch e Sotto mentite spoglie di Henry Kuttner.

Secondo volume della “Biblioteca di Fantasy & Horror”, il primo dedicato interamente all’horror, anch’esso datato 1979. Comprende 24 racconti, tra i più belli e famosi dell’horror. I Titoli: Il ragno di Hanns Heinz Ewers, L’uomo che studiava le lumache di Patricia Highsmith, Gatto e topo di Ramsey Campbell, Il pesce di Carnaby di Carl Jacobi, Cane da riporto di Ray Bradbury, Il bosco delle rane di Frank Belknap Long, Nella palude di Clark Ashton Smith, In cantina di David H. Keller, A caccia di Richard Matheson, Al cinema di Robert Bloch, Sul tetto di Robert E. Howard, Al largo di William Hope Hodgson, Il parco giochi di Ray Bradbury, Dolce piccola strega di Robert Bloch, Gioco al tramonto di August Derleth, Requiescat in pace di Ray Bradbury, L’amico di David di Brian Lumley, I figli del granturco di Stephen King, Esperimento incompleto di Fritz Leiber, C’era una volta di Robert Bloch, L’altra mano di George Langelaan, Incontri notturni di Murray Leinster, Malocchio di Robert Bloch e Sotto mentite spoglie di Henry Kuttner.

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Giardino, cenere

Profumo di vaniglia e semi di papavero, un vassoio nichelato con sottili mezzelune lasciate dal fondo dei bicchieri, piccoli tram azzurri, gialli e verdi che si rincorrono tintinnando, il cancello di un parco dietro il quale spuntano cervi e cerve, «come ragazzini di buona famiglia di ritorno dalla lezione di piano». All’inizio di questo romanzo c’è un pullulare di sensazioni, una nube tattile, olfattiva, onirica, che si sposta in una cauta esplorazione del mondo, come l’occhio del bambino Andreas, il narratore. La parola «morte» trafigge questa nube, è un numero fatale stampato sul buio. E il bambino gioca con il sonno, gli tende agguati, in preparazione alla grande lotta con la morte. Aveva deciso di «assistere un giorno consapevolmente alla venuta della morte e così vincerla», e nell’attesa voleva sorprendere l’angelo del sonno. Intorno ad Andreas, vediamo la sorella Anna, che piange la sera perché il giorno è finito e non torna più; e la madre Marija, seduta davanti a una imponente macchina da cucire Singer di ghisa nera. E soprattutto vediamo, seppure soltanto in apparizioni imprevedibili e balzane, il padre Eduard Sam, ispettore delle ferrovie a riposo, ma in realtà *trickster* decaduto, che non dispone più di molti poteri, eppure è ancora aureolato di eventi prodigiosi e irrisori. Autore di un *Orario delle comunicazioni tranviarie, navali, ferroviarie e aeree* che, arricchendosi di edizione in edizione, si trasforma in opera interminabile, come una mappa che volesse coincidere con il territorio rappresentato, Eduard usa mostrarsi con bombetta e redingote imbrattata, e sfida l’iniquità del mondo dietro occhiali con montatura metallica, stringendo in pugno un bastone. Compreso della sua vocazione di mistificatore, non è mai se stesso, ma il nebbioso ricordo di qualcos’altro, e il giovane Andreas, fantasticatore selvaggio, percepisce in lui la compresenza di molte vite: «Ed eccolo, mio padre, seduto nel carro accanto a una giovane zingara dalle poppe rigonfie, maestoso come il principe di Galles o, se volete, come un croupier o come un *maître d’hôtel* (come un illusionista, come un impresario di circo, come un domatore di leoni, come una spia, come un antropologo, come un maggiordomo, come un contrabbandiere, come un missionario quacchero, come un sovrano che viaggi in incognito, come un ispettore scolastico, come un medico di campagna e, infine, come un commesso viaggiatore, rappresentante di una compagnia occidentale per la vendita dei rasoi di sicurezza)». Un giorno, in un raro momento di sobrietà, Eduard accenna al figlio il suo segreto: «Non è possibile, giovanotto mio, e questo ricordatelo per sempre, non è possibile recitare la parte della vittima per tutta la vita senza diventarlo alla fine davvero». La storia si incaricherà presto di avverare la profezia. In una continua osmosi di sensazione e visione, questo romanzo raggiunge una precisione evocativa che penetra nelle fibre della mente, in un modo che ricorda Bruno Schulz. Qui, come una splendida carovana di stracci e paccottiglia, ci sfila davanti il mondo saturo di esperienze dell’Europa centrale mentre sta per abbandonarsi alla morte, visto con gli occhi del bambino sognatore e ribelle che alla morte voleva dare scacco. *Giardino, cenere* è apparso per la prima volta nel 1975.

Profumo di vaniglia e semi di papavero, un vassoio nichelato con sottili mezzelune lasciate dal fondo dei bicchieri, piccoli tram azzurri, gialli e verdi che si rincorrono tintinnando, il cancello di un parco dietro il quale spuntano cervi e cerve, «come ragazzini di buona famiglia di ritorno dalla lezione di piano». All’inizio di questo romanzo c’è un pullulare di sensazioni, una nube tattile, olfattiva, onirica, che si sposta in una cauta esplorazione del mondo, come l’occhio del bambino Andreas, il narratore. La parola «morte» trafigge questa nube, è un numero fatale stampato sul buio. E il bambino gioca con il sonno, gli tende agguati, in preparazione alla grande lotta con la morte. Aveva deciso di «assistere un giorno consapevolmente alla venuta della morte e così vincerla», e nell’attesa voleva sorprendere l’angelo del sonno. Intorno ad Andreas, vediamo la sorella Anna, che piange la sera perché il giorno è finito e non torna più; e la madre Marija, seduta davanti a una imponente macchina da cucire Singer di ghisa nera. E soprattutto vediamo, seppure soltanto in apparizioni imprevedibili e balzane, il padre Eduard Sam, ispettore delle ferrovie a riposo, ma in realtà *trickster* decaduto, che non dispone più di molti poteri, eppure è ancora aureolato di eventi prodigiosi e irrisori. Autore di un *Orario delle comunicazioni tranviarie, navali, ferroviarie e aeree* che, arricchendosi di edizione in edizione, si trasforma in opera interminabile, come una mappa che volesse coincidere con il territorio rappresentato, Eduard usa mostrarsi con bombetta e redingote imbrattata, e sfida l’iniquità del mondo dietro occhiali con montatura metallica, stringendo in pugno un bastone. Compreso della sua vocazione di mistificatore, non è mai se stesso, ma il nebbioso ricordo di qualcos’altro, e il giovane Andreas, fantasticatore selvaggio, percepisce in lui la compresenza di molte vite: «Ed eccolo, mio padre, seduto nel carro accanto a una giovane zingara dalle poppe rigonfie, maestoso come il principe di Galles o, se volete, come un croupier o come un *maître d’hôtel* (come un illusionista, come un impresario di circo, come un domatore di leoni, come una spia, come un antropologo, come un maggiordomo, come un contrabbandiere, come un missionario quacchero, come un sovrano che viaggi in incognito, come un ispettore scolastico, come un medico di campagna e, infine, come un commesso viaggiatore, rappresentante di una compagnia occidentale per la vendita dei rasoi di sicurezza)». Un giorno, in un raro momento di sobrietà, Eduard accenna al figlio il suo segreto: «Non è possibile, giovanotto mio, e questo ricordatelo per sempre, non è possibile recitare la parte della vittima per tutta la vita senza diventarlo alla fine davvero». La storia si incaricherà presto di avverare la profezia. In una continua osmosi di sensazione e visione, questo romanzo raggiunge una precisione evocativa che penetra nelle fibre della mente, in un modo che ricorda Bruno Schulz. Qui, come una splendida carovana di stracci e paccottiglia, ci sfila davanti il mondo saturo di esperienze dell’Europa centrale mentre sta per abbandonarsi alla morte, visto con gli occhi del bambino sognatore e ribelle che alla morte voleva dare scacco. *Giardino, cenere* è apparso per la prima volta nel 1975.

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Fratelli di sangue

Eighteen-year-old Stony De Coco has to make a choice: either join his father in the tightly knit world of New York’s construction unions or take off and find his own path. But Stony’s family is not about to make that choice easy. As he tries to protect his little brother, Albert, from their dangerously unbalanced mother, and to postpone the difficult adult responsibilities that await him, he finds hope in a job working with children at a hospital–a job that promises not to make anyone happy but Stony.
Richard Price’s Bloodbrothers is a soulful and often profane story of working-class life in the Bronx, and one young man’s bruising initiation into adulthood.

Eighteen-year-old Stony De Coco has to make a choice: either join his father in the tightly knit world of New York’s construction unions or take off and find his own path. But Stony’s family is not about to make that choice easy. As he tries to protect his little brother, Albert, from their dangerously unbalanced mother, and to postpone the difficult adult responsibilities that await him, he finds hope in a job working with children at a hospital–a job that promises not to make anyone happy but Stony.
Richard Price’s Bloodbrothers is a soulful and often profane story of working-class life in the Bronx, and one young man’s bruising initiation into adulthood.

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Frankenstein

Introduzione di Riccardo Reim
Traduzione di Paolo Bussagli
Edizione integrale
Frutto perverso degli esperimenti di uno scienziato “apprendista stregone”, espressione di una visione apocalittica della scienza, la creatura di Frankenstein è tuttora la raffigurazione del “mostro” per eccellenza, materializzazione vivente delle nostre paure. Mary Shelley, cresciuta in un ambiente intellettuale di prim’ordine (nell’Inghilterra tra Sette e Ottocento), scrive – ispirandosi ai miti di Faust e Prometeo – uno dei più famosi bestseller di ogni tempo, che fin dal suo apparire (1818) suscita grandissima impressione e scandalo, guadagnandosi migliaia di lettori e rendendo di colpo famoso il nome della sua autrice. Oggi Frankenstein fa ormai parte (grazie anche alle numerosissime trasposizioni cinematografiche, fra cui ultimamente quella di Kenneth Branagh, con Robert De Niro, prodotta da Francis Ford Coppola) dell’immaginario collettivo: una “porta oscura” della nostra mente dietro la quale – come ebbe a scrivere J. Sheridan Le Fanu – «il mortale e l’immortale fanno prematura conoscenza».
«Avevo lavorato duro per quasi due anni, con il solo fine di infondere la vita in un corpo inanimato. Per questo mi ero privato della salute e del riposo. Lo avevo desiderato con un ardore che andava al di là di ogni moderazione; ma ora che avevo finito, la bellezza del sogno scompariva, e un orrore e un disgusto affannoso mi riempivano il cuore.»
Mary Shelley
nacque a Somers Town (Londra) il 30 agosto 1797 da Mary Wollstonecraft, autrice della prima dichiarazione dei diritti della donna, e da William Godwin, filosofo. A sedici anni conosce Percy Bysshe Shelley, infelicemente sposato, e fugge con lui trasferendosi dopo qualche tempo in Italia. Nel 1822, alla morte del marito, Mary fa ritorno in Inghilterra dove si dedicherà alla pubblicazione delle opere postume del poeta. Morì a Londra nel 1851.
Introduzione di Riccardo Reim
scrittore, regista, attore, ha pubblicato nel 2008 il suo ultimo romanzo Il tango delle fate e nel 2009 il saggio Il cuore oscuro dell’Ottocento. Per la Newton Compton ha curato numerose traduzioni di classici francesi, inglesi e americani, di La sonata a Kreutzer di Tolstoj, nonché la fortunata antologia I grandi romanzi gotici.

Introduzione di Riccardo Reim
Traduzione di Paolo Bussagli
Edizione integrale
Frutto perverso degli esperimenti di uno scienziato “apprendista stregone”, espressione di una visione apocalittica della scienza, la creatura di Frankenstein è tuttora la raffigurazione del “mostro” per eccellenza, materializzazione vivente delle nostre paure. Mary Shelley, cresciuta in un ambiente intellettuale di prim’ordine (nell’Inghilterra tra Sette e Ottocento), scrive – ispirandosi ai miti di Faust e Prometeo – uno dei più famosi bestseller di ogni tempo, che fin dal suo apparire (1818) suscita grandissima impressione e scandalo, guadagnandosi migliaia di lettori e rendendo di colpo famoso il nome della sua autrice. Oggi Frankenstein fa ormai parte (grazie anche alle numerosissime trasposizioni cinematografiche, fra cui ultimamente quella di Kenneth Branagh, con Robert De Niro, prodotta da Francis Ford Coppola) dell’immaginario collettivo: una “porta oscura” della nostra mente dietro la quale – come ebbe a scrivere J. Sheridan Le Fanu – «il mortale e l’immortale fanno prematura conoscenza».
«Avevo lavorato duro per quasi due anni, con il solo fine di infondere la vita in un corpo inanimato. Per questo mi ero privato della salute e del riposo. Lo avevo desiderato con un ardore che andava al di là di ogni moderazione; ma ora che avevo finito, la bellezza del sogno scompariva, e un orrore e un disgusto affannoso mi riempivano il cuore.»
Mary Shelley
nacque a Somers Town (Londra) il 30 agosto 1797 da Mary Wollstonecraft, autrice della prima dichiarazione dei diritti della donna, e da William Godwin, filosofo. A sedici anni conosce Percy Bysshe Shelley, infelicemente sposato, e fugge con lui trasferendosi dopo qualche tempo in Italia. Nel 1822, alla morte del marito, Mary fa ritorno in Inghilterra dove si dedicherà alla pubblicazione delle opere postume del poeta. Morì a Londra nel 1851.
Introduzione di Riccardo Reim
scrittore, regista, attore, ha pubblicato nel 2008 il suo ultimo romanzo Il tango delle fate e nel 2009 il saggio Il cuore oscuro dell’Ottocento. Per la Newton Compton ha curato numerose traduzioni di classici francesi, inglesi e americani, di La sonata a Kreutzer di Tolstoj, nonché la fortunata antologia I grandi romanzi gotici.

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Fellini & Fellini: L’inquilino di Cinecittà

Negli anni infantili trascorsi nella provincia romagnola, sul mare di Rimini, quando Charlot arrivava nei cinema e conquistava tutti con le sue comiche gentili, Fellini coltivava un sogno. Erano gli ultimi anni ’20 e i primi anni ’30. L’eco della prima guerra mondiale era ancora nell’aria, nasceva Cinecittà e con essa un kolossal, “Scipione l’Africano”, girato con diecimila comparse, centinaia di elefanti e cammelli nella piana di Sabaudia appena bonificata dalle paludi. La radio trasmetteva strazianti canzoni d’amore che annunciavano una dolce vita raccontata da tante commedie eleganti ambientate nei grandi magazzini appena aperti nelle città. Una prima dolce vita che morì con la seconda guerra mondiale e il suo carico di lutti. Fellini si nascose a Roma. Aveva raggiunto la capitale per fare il cinema e Rossellini, il regista di “Roma città aperta”, gli diede l’occasione che lo portò a girare il primo film. Più vite cominciavano, mescolandosi a quella sognata a occhi aperti che è durata, carica di premi, tra cui gli Oscar, fino al 1993. Fellini è vissuto poco, solo 73 anni, ma i suoi film gli garantiscono un’esistenza senza fine.

Negli anni infantili trascorsi nella provincia romagnola, sul mare di Rimini, quando Charlot arrivava nei cinema e conquistava tutti con le sue comiche gentili, Fellini coltivava un sogno. Erano gli ultimi anni ’20 e i primi anni ’30. L’eco della prima guerra mondiale era ancora nell’aria, nasceva Cinecittà e con essa un kolossal, “Scipione l’Africano”, girato con diecimila comparse, centinaia di elefanti e cammelli nella piana di Sabaudia appena bonificata dalle paludi. La radio trasmetteva strazianti canzoni d’amore che annunciavano una dolce vita raccontata da tante commedie eleganti ambientate nei grandi magazzini appena aperti nelle città. Una prima dolce vita che morì con la seconda guerra mondiale e il suo carico di lutti. Fellini si nascose a Roma. Aveva raggiunto la capitale per fare il cinema e Rossellini, il regista di “Roma città aperta”, gli diede l’occasione che lo portò a girare il primo film. Più vite cominciavano, mescolandosi a quella sognata a occhi aperti che è durata, carica di premi, tra cui gli Oscar, fino al 1993. Fellini è vissuto poco, solo 73 anni, ma i suoi film gli garantiscono un’esistenza senza fine.

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Fascino in giacca e cravatta – Uomo da urlo in arrivo

FASCINO IN GIACCA E CRAVATTA di Jule McBride
Un’occhiata bollente dell’uomo d’affari Robby Robriquet basta per accendere Ellie Lee, esperta di statistiche. Il gioco vale decisamente la candela, finché le cose si complicano e lei decide di lasciare il Mississipi per una nuova vita a New York. Ma quando il passato comincia a diventare solo un ricordo, Robby riappare per parlare di affari. Ellie, in realtà, lo rivuole nel suo letto. Deve fare qualcosa per la bollente attrazione che li attanaglia e spogliarsi le sembra un ottimo inizio.
UOMO DA URLO IN ARRIVO di Tawny Webber
L’avvenimento dell’anno si sta per compiere: l’apertura del resort più sensuale in circolazione. E Belle Forsham curerà l’evento. Peccato che il proprietario dell’eccitante hotel sia il suo ex quasi-sposo: il milionario Mitch Carter. È il momento della vendetta per lui, abbandonato a un passo dall’altare. Farà tremare le sue gambe e ogni parte del suo corpo, finché lei non cederà. Belle sa bene dove Mitch vuole arrivare, ma non riesce a rinunciare a un corpo peccaminoso e uno sguardo da cacciatore come quello.

FASCINO IN GIACCA E CRAVATTA di Jule McBride
Un’occhiata bollente dell’uomo d’affari Robby Robriquet basta per accendere Ellie Lee, esperta di statistiche. Il gioco vale decisamente la candela, finché le cose si complicano e lei decide di lasciare il Mississipi per una nuova vita a New York. Ma quando il passato comincia a diventare solo un ricordo, Robby riappare per parlare di affari. Ellie, in realtà, lo rivuole nel suo letto. Deve fare qualcosa per la bollente attrazione che li attanaglia e spogliarsi le sembra un ottimo inizio.
UOMO DA URLO IN ARRIVO di Tawny Webber
L’avvenimento dell’anno si sta per compiere: l’apertura del resort più sensuale in circolazione. E Belle Forsham curerà l’evento. Peccato che il proprietario dell’eccitante hotel sia il suo ex quasi-sposo: il milionario Mitch Carter. È il momento della vendetta per lui, abbandonato a un passo dall’altare. Farà tremare le sue gambe e ogni parte del suo corpo, finché lei non cederà. Belle sa bene dove Mitch vuole arrivare, ma non riesce a rinunciare a un corpo peccaminoso e uno sguardo da cacciatore come quello.

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Esperienze estreme

Se la realtà non ci piace, possiamo sfuggirle creandone un’altra? E il mondo dell’immaginazione è abbastanza reale, o abbiamo bisogno di stimoli piú forti? Tormentata da queste domande, Teresa Simons, nata in Inghilterra e cresciuta negli Stati Uniti, torna nel suo paese di origine dopo la morte del marito, come lei agente dell’FBI. Arriva a Bulverton, sonnolenta cittadina di mare del Sussex che è stata sconvolta da un fatto violento, imprevedibile e improvviso. Teresa è qui per indagare su una strana coincidenza: nello stesso giorno in cui un folle armato di fucile ha percorso le strade della città sparando all’impazzata, suo marito è stato ucciso negli Stati Uniti da un uomo in preda a un raptus. Il viaggio in Inghilterra non sarà l’unico che Teresa si troverà a compiere: nel tentativo di darsi delle risposte, si immergerà nel mondo virtuale delle Esperienze Estreme, dove può vivere le vite altrui e agire dietro lo scudo di una sorta di non-esistenza. Ma il gioco si spingerà troppo oltre, e Teresa subirà un progressivo e inconsapevole distacco dal mondo reale, immergendosi in un territorio sfumato, tra incubi e verità.

Se la realtà non ci piace, possiamo sfuggirle creandone un’altra? E il mondo dell’immaginazione è abbastanza reale, o abbiamo bisogno di stimoli piú forti? Tormentata da queste domande, Teresa Simons, nata in Inghilterra e cresciuta negli Stati Uniti, torna nel suo paese di origine dopo la morte del marito, come lei agente dell’FBI. Arriva a Bulverton, sonnolenta cittadina di mare del Sussex che è stata sconvolta da un fatto violento, imprevedibile e improvviso. Teresa è qui per indagare su una strana coincidenza: nello stesso giorno in cui un folle armato di fucile ha percorso le strade della città sparando all’impazzata, suo marito è stato ucciso negli Stati Uniti da un uomo in preda a un raptus. Il viaggio in Inghilterra non sarà l’unico che Teresa si troverà a compiere: nel tentativo di darsi delle risposte, si immergerà nel mondo virtuale delle Esperienze Estreme, dove può vivere le vite altrui e agire dietro lo scudo di una sorta di non-esistenza. Ma il gioco si spingerà troppo oltre, e Teresa subirà un progressivo e inconsapevole distacco dal mondo reale, immergendosi in un territorio sfumato, tra incubi e verità.

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Enrico Fermi. L’ultimo uomo che sapeva tutto

Il ritratto definitivo di un gigante della fisica del Novecento, il più grande scienziato italiano dei tempi di Galileo. Poche figure nella storia della scienza moderna hanno il carisma di Enrico Fermi. E poche sono state altrettanto determinanti per gli sviluppi successivi della loro disciplina. Tuttavia, molti aspetti della sua biografia sono ancora poco indagati. Il libro di David N. Schwartz colma questo vuoto, anche grazie a fonti inedite ed esclusive, ricostruendo una vita che fu investita in pieno – e in una posizione di primo piano – dalle drammatiche turbolenze della storia del Novecento. La sua biografia si snoda attraverso due guerre mondiali in una parabola che va da Roma agli Stati Uniti passando per Stoccolma: il conferimento del Nobel nel 1938 fornisce a Fermi l’occasione per sfuggire alle leggi razziali, che avrebbero colpito la moglie Laura, ebrea. Tre anni dopo, un team dell’università di Chicago ottiene per la prima volta nella storia una reazione a catena: alla guida dell’esperimento c’è lui, che legherà per sempre il suo nome al famigerato «Progetto Manhattan». Una genialità precocissima, una carriera accademica folgorante, una lista di scoperte che hanno rivoluzionato la fisica moderna corrispondono a una figura privata, di marito e di padre, assai più controversa. Una biografia, la sua, fatta di luci e di ombre, che vanno dall’ambiguo rapporto con il fascismo all’altrettanto discussa adesione al progetto della bomba atomica. Senza cedere alle opposte tentazioni dell’apologia e dell’ipercritica, Schwartz delinea un personaggio enigmatico dai sensazionali meriti scientifici, che più di ogni altro riflette le complessità del suo tempo.

Il ritratto definitivo di un gigante della fisica del Novecento, il più grande scienziato italiano dei tempi di Galileo. Poche figure nella storia della scienza moderna hanno il carisma di Enrico Fermi. E poche sono state altrettanto determinanti per gli sviluppi successivi della loro disciplina. Tuttavia, molti aspetti della sua biografia sono ancora poco indagati. Il libro di David N. Schwartz colma questo vuoto, anche grazie a fonti inedite ed esclusive, ricostruendo una vita che fu investita in pieno – e in una posizione di primo piano – dalle drammatiche turbolenze della storia del Novecento. La sua biografia si snoda attraverso due guerre mondiali in una parabola che va da Roma agli Stati Uniti passando per Stoccolma: il conferimento del Nobel nel 1938 fornisce a Fermi l’occasione per sfuggire alle leggi razziali, che avrebbero colpito la moglie Laura, ebrea. Tre anni dopo, un team dell’università di Chicago ottiene per la prima volta nella storia una reazione a catena: alla guida dell’esperimento c’è lui, che legherà per sempre il suo nome al famigerato «Progetto Manhattan». Una genialità precocissima, una carriera accademica folgorante, una lista di scoperte che hanno rivoluzionato la fisica moderna corrispondono a una figura privata, di marito e di padre, assai più controversa. Una biografia, la sua, fatta di luci e di ombre, che vanno dall’ambiguo rapporto con il fascismo all’altrettanto discussa adesione al progetto della bomba atomica. Senza cedere alle opposte tentazioni dell’apologia e dell’ipercritica, Schwartz delinea un personaggio enigmatico dai sensazionali meriti scientifici, che più di ogni altro riflette le complessità del suo tempo.

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