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Droni DIY

I droni aprono una nuova affascinante sfida per il mondo dei maker e della robotica DIY. Pilotati dai computer di cui sono dotati, e controllati solo da remoto da un operatore umano, i droni uniscono all’esperienza di volo la possibilità di eseguire riprese video, ma anche di trasportare piccoli carichi. Questo manuale accompagna alla scoperta della meccanica, dell’elettronica e dell’informatica che danno vita a un drone. Dopo una prima parte dedicata all’orientamento tra le tipologie di droni esistenti, si passa all’analisi e all’assemblaggio delle parti meccaniche – come il telaio, il motore e le eliche – ed elettroniche – come i controlli radio, le batterie, il giroscopio, l’accelerometro. Si esamina quindi la calibrazione e la configurazione software, esplorando le funzionalità del radiocomando per prepararsi al volo. A questo punto si affrontano le videoriprese mostrando diverse possibilità: dal semplice video amatoriale alle riprese professionali, senza dimenticare la fase di montaggio con GoPro Studio. Infine i consigli per un volo sicuro con un occhio di riguardo per gli aspetti assicurativi e la normativa in materia dell’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile.

I droni aprono una nuova affascinante sfida per il mondo dei maker e della robotica DIY. Pilotati dai computer di cui sono dotati, e controllati solo da remoto da un operatore umano, i droni uniscono all’esperienza di volo la possibilità di eseguire riprese video, ma anche di trasportare piccoli carichi. Questo manuale accompagna alla scoperta della meccanica, dell’elettronica e dell’informatica che danno vita a un drone. Dopo una prima parte dedicata all’orientamento tra le tipologie di droni esistenti, si passa all’analisi e all’assemblaggio delle parti meccaniche – come il telaio, il motore e le eliche – ed elettroniche – come i controlli radio, le batterie, il giroscopio, l’accelerometro. Si esamina quindi la calibrazione e la configurazione software, esplorando le funzionalità del radiocomando per prepararsi al volo. A questo punto si affrontano le videoriprese mostrando diverse possibilità: dal semplice video amatoriale alle riprese professionali, senza dimenticare la fase di montaggio con GoPro Studio. Infine i consigli per un volo sicuro con un occhio di riguardo per gli aspetti assicurativi e la normativa in materia dell’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile.

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Dormono sulla collina. 1969-2014

Questo libro si pone un obiettivo smisurato: il nostro paese raccontato da chi dorme, e sempre dormirà, sulla collina. Siamo di fronte alla Spoon River d’Italia. Il paese lo raccontano loro: gli uomini che sono passati di qui, quelli che hanno fatto la storia oppure che l’hanno subita. Gli uomini che tutto sapevano e nulla rivelarono. Gli uomini che nulla sapevano e tutto rivelarono. Uomini magniloquenti, uomini magnifici, uomini miserabili. Uomini piccoli e piccoli uomini. Volti imperiosi e notissimi, volti arcaici, che hanno fatto un qualche frammento di storia, anche se nessuno lo sa. Sono le loro voci a fare la storia. Dov’è Pino Pinelli, l’uomo che non voleva volare? Dov’è il poeta, Giuseppe Ungaretti? S’illumina ancora di immenso? Dove sono Anna Magnani, quelli di Piazza della Loggia, le vittime del terremoto dell’Aquila? Dove il piccolo Samuele di Cogne, dove Marco Pantani, dove Giulio Andreotti? Il generale Dalla Chiesa? Dormono, dormono sulla collina. E non solo loro. Programmi televisivi, bombe che esplodono, decreti legge. Anche gli oggetti. Gli oggetti sono così silenziosi, ma sanno tutto di noi, e fanno la storia. Anche loro: dormono sulla collina. Non è infatti un caso che la prima «voce» di questo coro non sia umana: a parlare è la Bomba di Piazza Fontana. È uno degli innumerevoli inizi italiani e a cantarlo è un ordigno capace di segnare l’immaginario di quell’Italia che possiamo in modo equivocodefinire «contemporanea»: là dove accade sempre tutto in contemporanea. Anni plumbei, anni mirabili, anni di schermi televisivi accesi e di fari spenti nella notte, anni di pop e di partiti popolari, con le inevitabili afferenze di mafie, logge, piovre, rivoluzioni mancate, riforme promesse e promesse rimandate, cronache nere e cronache rosa, un partigiano come presidente e presidenti campioni di partigianeria. Si potrebbe andare avanti all’infinito, iniziando dal 1969 e arrivando a oggi. Leggere questo libro significa immergersi in un oceano di voci, di storie molto note e di storie dimenticatissime. Come Edgar Lee Masters, ma non in versi, Giacomo Di Girolamo scrive un’opera mastodontica, tragica e poetica, lirica e comica, ottimista e disperata, destinata a essere un classico. **
### Sinossi
Questo libro si pone un obiettivo smisurato: il nostro paese raccontato da chi dorme, e sempre dormirà, sulla collina. Siamo di fronte alla Spoon River d’Italia. Il paese lo raccontano loro: gli uomini che sono passati di qui, quelli che hanno fatto la storia oppure che l’hanno subita. Gli uomini che tutto sapevano e nulla rivelarono. Gli uomini che nulla sapevano e tutto rivelarono. Uomini magniloquenti, uomini magnifici, uomini miserabili. Uomini piccoli e piccoli uomini. Volti imperiosi e notissimi, volti arcaici, che hanno fatto un qualche frammento di storia, anche se nessuno lo sa. Sono le loro voci a fare la storia. Dov’è Pino Pinelli, l’uomo che non voleva volare? Dov’è il poeta, Giuseppe Ungaretti? S’illumina ancora di immenso? Dove sono Anna Magnani, quelli di Piazza della Loggia, le vittime del terremoto dell’Aquila? Dove il piccolo Samuele di Cogne, dove Marco Pantani, dove Giulio Andreotti? Il generale Dalla Chiesa? Dormono, dormono sulla collina. E non solo loro. Programmi televisivi, bombe che esplodono, decreti legge. Anche gli oggetti. Gli oggetti sono così silenziosi, ma sanno tutto di noi, e fanno la storia. Anche loro: dormono sulla collina. Non è infatti un caso che la prima «voce» di questo coro non sia umana: a parlare è la Bomba di Piazza Fontana. È uno degli innumerevoli inizi italiani e a cantarlo è un ordigno capace di segnare l’immaginario di quell’Italia che possiamo in modo equivocodefinire «contemporanea»: là dove accade sempre tutto in contemporanea. Anni plumbei, anni mirabili, anni di schermi televisivi accesi e di fari spenti nella notte, anni di pop e di partiti popolari, con le inevitabili afferenze di mafie, logge, piovre, rivoluzioni mancate, riforme promesse e promesse rimandate, cronache nere e cronache rosa, un partigiano come presidente e presidenti campioni di partigianeria. Si potrebbe andare avanti all’infinito, iniziando dal 1969 e arrivando a oggi. Leggere questo libro significa immergersi in un oceano di voci, di storie molto note e di storie dimenticatissime. Come Edgar Lee Masters, ma non in versi, Giacomo Di Girolamo scrive un’opera mastodontica, tragica e poetica, lirica e comica, ottimista e disperata, destinata a essere un classico.

Questo libro si pone un obiettivo smisurato: il nostro paese raccontato da chi dorme, e sempre dormirà, sulla collina. Siamo di fronte alla Spoon River d’Italia. Il paese lo raccontano loro: gli uomini che sono passati di qui, quelli che hanno fatto la storia oppure che l’hanno subita. Gli uomini che tutto sapevano e nulla rivelarono. Gli uomini che nulla sapevano e tutto rivelarono. Uomini magniloquenti, uomini magnifici, uomini miserabili. Uomini piccoli e piccoli uomini. Volti imperiosi e notissimi, volti arcaici, che hanno fatto un qualche frammento di storia, anche se nessuno lo sa. Sono le loro voci a fare la storia. Dov’è Pino Pinelli, l’uomo che non voleva volare? Dov’è il poeta, Giuseppe Ungaretti? S’illumina ancora di immenso? Dove sono Anna Magnani, quelli di Piazza della Loggia, le vittime del terremoto dell’Aquila? Dove il piccolo Samuele di Cogne, dove Marco Pantani, dove Giulio Andreotti? Il generale Dalla Chiesa? Dormono, dormono sulla collina. E non solo loro. Programmi televisivi, bombe che esplodono, decreti legge. Anche gli oggetti. Gli oggetti sono così silenziosi, ma sanno tutto di noi, e fanno la storia. Anche loro: dormono sulla collina. Non è infatti un caso che la prima «voce» di questo coro non sia umana: a parlare è la Bomba di Piazza Fontana. È uno degli innumerevoli inizi italiani e a cantarlo è un ordigno capace di segnare l’immaginario di quell’Italia che possiamo in modo equivocodefinire «contemporanea»: là dove accade sempre tutto in contemporanea. Anni plumbei, anni mirabili, anni di schermi televisivi accesi e di fari spenti nella notte, anni di pop e di partiti popolari, con le inevitabili afferenze di mafie, logge, piovre, rivoluzioni mancate, riforme promesse e promesse rimandate, cronache nere e cronache rosa, un partigiano come presidente e presidenti campioni di partigianeria. Si potrebbe andare avanti all’infinito, iniziando dal 1969 e arrivando a oggi. Leggere questo libro significa immergersi in un oceano di voci, di storie molto note e di storie dimenticatissime. Come Edgar Lee Masters, ma non in versi, Giacomo Di Girolamo scrive un’opera mastodontica, tragica e poetica, lirica e comica, ottimista e disperata, destinata a essere un classico. **
### Sinossi
Questo libro si pone un obiettivo smisurato: il nostro paese raccontato da chi dorme, e sempre dormirà, sulla collina. Siamo di fronte alla Spoon River d’Italia. Il paese lo raccontano loro: gli uomini che sono passati di qui, quelli che hanno fatto la storia oppure che l’hanno subita. Gli uomini che tutto sapevano e nulla rivelarono. Gli uomini che nulla sapevano e tutto rivelarono. Uomini magniloquenti, uomini magnifici, uomini miserabili. Uomini piccoli e piccoli uomini. Volti imperiosi e notissimi, volti arcaici, che hanno fatto un qualche frammento di storia, anche se nessuno lo sa. Sono le loro voci a fare la storia. Dov’è Pino Pinelli, l’uomo che non voleva volare? Dov’è il poeta, Giuseppe Ungaretti? S’illumina ancora di immenso? Dove sono Anna Magnani, quelli di Piazza della Loggia, le vittime del terremoto dell’Aquila? Dove il piccolo Samuele di Cogne, dove Marco Pantani, dove Giulio Andreotti? Il generale Dalla Chiesa? Dormono, dormono sulla collina. E non solo loro. Programmi televisivi, bombe che esplodono, decreti legge. Anche gli oggetti. Gli oggetti sono così silenziosi, ma sanno tutto di noi, e fanno la storia. Anche loro: dormono sulla collina. Non è infatti un caso che la prima «voce» di questo coro non sia umana: a parlare è la Bomba di Piazza Fontana. È uno degli innumerevoli inizi italiani e a cantarlo è un ordigno capace di segnare l’immaginario di quell’Italia che possiamo in modo equivocodefinire «contemporanea»: là dove accade sempre tutto in contemporanea. Anni plumbei, anni mirabili, anni di schermi televisivi accesi e di fari spenti nella notte, anni di pop e di partiti popolari, con le inevitabili afferenze di mafie, logge, piovre, rivoluzioni mancate, riforme promesse e promesse rimandate, cronache nere e cronache rosa, un partigiano come presidente e presidenti campioni di partigianeria. Si potrebbe andare avanti all’infinito, iniziando dal 1969 e arrivando a oggi. Leggere questo libro significa immergersi in un oceano di voci, di storie molto note e di storie dimenticatissime. Come Edgar Lee Masters, ma non in versi, Giacomo Di Girolamo scrive un’opera mastodontica, tragica e poetica, lirica e comica, ottimista e disperata, destinata a essere un classico.

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Domani sorgerà il sole

Imperi fu attaccata un venerdì pomeriggio in cui quasi tutti gli abitanti erano già rientrati alle loro case dal mercato, dai campi e dalle scuole, per riposarsi e pregare. Diverse granate scagliate dai lanciarazzi annunciarono che la guerra, che insanguinava da qualche tempo la Sierra Leone, era inaspettatamente giunta in città. Spari, urla, lamenti. Fu una di quelle operazioni che i combattenti erano soliti chiamare «No living thing», perché uccidevano qualsiasi essere vivente. I soldati in avanzata, per la maggior parte bambini, sparavano a chi non era ancora morto. E ridevano perché, con la loro fuga rovinosa, i civili facilitavano l’operazione. Quel giorno Mama Kadie vide le pallottole trafiggere i due figli maggiori e tre figlie. Caddero a terra con gli occhi spalancati, pieni di sorpresa per quello che stava loro accadendo. Pa Moiwa, invece, dalla moschea in cui si trovava, scorse la moglie e la nipote di vent’anni uscire di casa correndo. Nella fuga, cercavano disperatamente di spegnere a manate il fuoco che le divorava. Due bambini, però, un maschio e una femmina, le abbatterono e continuarono poi a sparare su altre persone, sempre ridendo. Ora la guerra è finita e Mama Kadie e Pa Moiwa sono tornati a Imperi. Hanno percorso i sentieri dove la terra respira, dorme, si sveglia e intrattiene gli spiriti, con circospezione, poiché, come a tutti i sopravvissuti al «No living thing», è rimasto loro il riflesso di dubitare della dolcezza di un paese tranquillo. In città è tornato anche Bockarie, l’insegnante, con la moglie e due bambini in più, due gemelli nati durante la guerra. Bockarie è passato vicino alla sua vecchia scuola media, dove ha insegnato prima del conflitto. La scuola è deserta, invasa da alberi ed erbacce, i pavimenti ormai percorsi da radici e coperti di foglie. Eppure Bockarie è contento di essere a casa, di riabbracciare il vecchio con la faccia sfigurata che soltanto gli occhi gli svelano come suo padre. È bello che gli anziani si ritrovino coi giovani, che si banchetti di nuovo con minestre, burro d’arachidi e selvaggina, che ritorni la vecchia tradizione per cui i figli sono figli di tutti e appartengono a tutti. È bello che il sole splenda di nuovo su Imperi. Ma è davvero così? Non basta, forse, una sola persona con il cuore consumato da un fuoco malvagio perché ritorni l’oscurità? Se con Memorie di un soldato bambino – bestseller acclamato da critica e pubblico in tutto il mondo – Ishmael Beah ha scritto «un classico della letteratura di guerra» (Publisher’s Weekly), con Domani sorgerà il sole racconta che cosa significa tornare a casa, e ricostruire un mondo che sembra perduto. Con una scrittura splendida, che attinge molto alla sua lingua madre, il mende («in mende non si direbbe “scese di colpo la notte”, si direbbe “il cielo si rovesciò e cambiò lato”»), e una galleria di personaggi memorabili, Domani sorgerà il sole costituisce una magnifica conferma del talento dello scrittore africano. «Non è difficile capire perché Ishmael Beah sia lo scrittore africano contemporaneo più letto». Dave Eggers «Tutti dovrebbero leggere questo libro. E non solo perché racconta una bella storia, perché ha una morale o perché è scritto bene, ma per capire il mondo e gli esseri umani». Washington Post «Lo splendido racconto di uno spirito gentile che sopravvive a un’infanzia da cui è stata sradicata l’innocenza». Time «Le storie sono il fondamento della nostra vita». Ishmael Beah

Imperi fu attaccata un venerdì pomeriggio in cui quasi tutti gli abitanti erano già rientrati alle loro case dal mercato, dai campi e dalle scuole, per riposarsi e pregare. Diverse granate scagliate dai lanciarazzi annunciarono che la guerra, che insanguinava da qualche tempo la Sierra Leone, era inaspettatamente giunta in città. Spari, urla, lamenti. Fu una di quelle operazioni che i combattenti erano soliti chiamare «No living thing», perché uccidevano qualsiasi essere vivente. I soldati in avanzata, per la maggior parte bambini, sparavano a chi non era ancora morto. E ridevano perché, con la loro fuga rovinosa, i civili facilitavano l’operazione. Quel giorno Mama Kadie vide le pallottole trafiggere i due figli maggiori e tre figlie. Caddero a terra con gli occhi spalancati, pieni di sorpresa per quello che stava loro accadendo. Pa Moiwa, invece, dalla moschea in cui si trovava, scorse la moglie e la nipote di vent’anni uscire di casa correndo. Nella fuga, cercavano disperatamente di spegnere a manate il fuoco che le divorava. Due bambini, però, un maschio e una femmina, le abbatterono e continuarono poi a sparare su altre persone, sempre ridendo. Ora la guerra è finita e Mama Kadie e Pa Moiwa sono tornati a Imperi. Hanno percorso i sentieri dove la terra respira, dorme, si sveglia e intrattiene gli spiriti, con circospezione, poiché, come a tutti i sopravvissuti al «No living thing», è rimasto loro il riflesso di dubitare della dolcezza di un paese tranquillo. In città è tornato anche Bockarie, l’insegnante, con la moglie e due bambini in più, due gemelli nati durante la guerra. Bockarie è passato vicino alla sua vecchia scuola media, dove ha insegnato prima del conflitto. La scuola è deserta, invasa da alberi ed erbacce, i pavimenti ormai percorsi da radici e coperti di foglie. Eppure Bockarie è contento di essere a casa, di riabbracciare il vecchio con la faccia sfigurata che soltanto gli occhi gli svelano come suo padre. È bello che gli anziani si ritrovino coi giovani, che si banchetti di nuovo con minestre, burro d’arachidi e selvaggina, che ritorni la vecchia tradizione per cui i figli sono figli di tutti e appartengono a tutti. È bello che il sole splenda di nuovo su Imperi. Ma è davvero così? Non basta, forse, una sola persona con il cuore consumato da un fuoco malvagio perché ritorni l’oscurità? Se con Memorie di un soldato bambino – bestseller acclamato da critica e pubblico in tutto il mondo – Ishmael Beah ha scritto «un classico della letteratura di guerra» (Publisher’s Weekly), con Domani sorgerà il sole racconta che cosa significa tornare a casa, e ricostruire un mondo che sembra perduto. Con una scrittura splendida, che attinge molto alla sua lingua madre, il mende («in mende non si direbbe “scese di colpo la notte”, si direbbe “il cielo si rovesciò e cambiò lato”»), e una galleria di personaggi memorabili, Domani sorgerà il sole costituisce una magnifica conferma del talento dello scrittore africano. «Non è difficile capire perché Ishmael Beah sia lo scrittore africano contemporaneo più letto». Dave Eggers «Tutti dovrebbero leggere questo libro. E non solo perché racconta una bella storia, perché ha una morale o perché è scritto bene, ma per capire il mondo e gli esseri umani». Washington Post «Lo splendido racconto di uno spirito gentile che sopravvive a un’infanzia da cui è stata sradicata l’innocenza». Time «Le storie sono il fondamento della nostra vita». Ishmael Beah

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Documenti Umani

Gentilissimo signor Treves, Compiono oramai quasi due anni dacchè Ella, rispondendo all’offerta che io le avevo fatta della mia Sorte, mi disse, con molte lusinghiere espressioni per la mia attitudine al novellare, di non poter pubblicare quei racconti perchè non ne approvava il genere. «Non si descrive—diceva la sua lettera—che quel che vi è di brutto, di marcio, di sensuale nella società. Poi, tutti i personaggi sono antipatici. È possibile che una società sia tutta formata a quel modo? E lo fosse pure, è egli artistico dipingere i quadri tutti di un colore, sopprimere i contrasti di colore, come quelli di passioni, di sentimenti? Il color rosa fu giustamente deriso, ma almeno era allegro; il nero, il tutto nero, ha gli stessi torti, più quello di essere triste…. Racconti simili—soggiungeva—non voglio più pubblicarne. Ho parecchi peccati editoriali sulla coscienza; non intendo aumentarli, diffondendo un genere che io considero assai pernicioso, non solo per il senso morale, ma anche per il buon gusto delle nuove generazioni. Una cucina letteraria composta tutta di droghe non può che rovinarlo.» Quantunque mi rincrescesse di non poter affidare il mio libro ad una Casa come la sua, il rifiuto—Ella già lo prevedeva—non mi distolse dal pubblicarlo. Ma il successo dette ragione a lei. Se Ella ebbe la curiosità di tener dietro ai giornali che parlarono delle mie novelle, potè vedere come la maggior parte di essi non facessero se non delle parafrasi del giudizio che, alla lettura del manoscritto, Ella ne aveva dato. «Uomo avvisato, mezzo salvato,» pareva che Ella avesse voluto dirmi; io non le diedi retta, ed accadde quel che doveva accadere. Mi crederà se io le dico che, prima ancora del giudizio dei critici, prima ancora del Suo ammonimento, io avevo previsto la sorte—senza giuochi di parole—che era riserbata al mio volume? Se avessi potuto farmi illusione, l’esperienza dei miei maestri ed amici mi avrebbe aperto gli occhi. Parlo di Giovanni Verga e di Luigi Capuana, di due scrittori nei quali i critici della Sorte hanno trovato i miei modelli, facendomi con questo il più grande elogio che io potessi ambire. E rimontando ancora più su, al maestro dei maestri, ad Emilio Zola, che cosa non gli era toccato di sentirsi dire? Per poco non lo avevano fatto passare come un bevitore di sangue! Figuriamoci quel che avrebbero detto a me

Gentilissimo signor Treves, Compiono oramai quasi due anni dacchè Ella, rispondendo all’offerta che io le avevo fatta della mia Sorte, mi disse, con molte lusinghiere espressioni per la mia attitudine al novellare, di non poter pubblicare quei racconti perchè non ne approvava il genere. «Non si descrive—diceva la sua lettera—che quel che vi è di brutto, di marcio, di sensuale nella società. Poi, tutti i personaggi sono antipatici. È possibile che una società sia tutta formata a quel modo? E lo fosse pure, è egli artistico dipingere i quadri tutti di un colore, sopprimere i contrasti di colore, come quelli di passioni, di sentimenti? Il color rosa fu giustamente deriso, ma almeno era allegro; il nero, il tutto nero, ha gli stessi torti, più quello di essere triste…. Racconti simili—soggiungeva—non voglio più pubblicarne. Ho parecchi peccati editoriali sulla coscienza; non intendo aumentarli, diffondendo un genere che io considero assai pernicioso, non solo per il senso morale, ma anche per il buon gusto delle nuove generazioni. Una cucina letteraria composta tutta di droghe non può che rovinarlo.» Quantunque mi rincrescesse di non poter affidare il mio libro ad una Casa come la sua, il rifiuto—Ella già lo prevedeva—non mi distolse dal pubblicarlo. Ma il successo dette ragione a lei. Se Ella ebbe la curiosità di tener dietro ai giornali che parlarono delle mie novelle, potè vedere come la maggior parte di essi non facessero se non delle parafrasi del giudizio che, alla lettura del manoscritto, Ella ne aveva dato. «Uomo avvisato, mezzo salvato,» pareva che Ella avesse voluto dirmi; io non le diedi retta, ed accadde quel che doveva accadere. Mi crederà se io le dico che, prima ancora del giudizio dei critici, prima ancora del Suo ammonimento, io avevo previsto la sorte—senza giuochi di parole—che era riserbata al mio volume? Se avessi potuto farmi illusione, l’esperienza dei miei maestri ed amici mi avrebbe aperto gli occhi. Parlo di Giovanni Verga e di Luigi Capuana, di due scrittori nei quali i critici della Sorte hanno trovato i miei modelli, facendomi con questo il più grande elogio che io potessi ambire. E rimontando ancora più su, al maestro dei maestri, ad Emilio Zola, che cosa non gli era toccato di sentirsi dire? Per poco non lo avevano fatto passare come un bevitore di sangue! Figuriamoci quel che avrebbero detto a me

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Diventare Consapevoli

“La ruota della consapevolezza” è il nome con cui Daniel Siegel designa la pratica di meditazione da lui elaborata nel corso di molti anni e proposta a migliaia di persone in ogni parte del mondo. È una metafora visiva di grande efficacia per comprendere i meccanismi mentali ed emotivi che sono alla base dell’esperienza soggettiva. Sullo sfondo dei risultati conseguiti dalla ricerca scientifica riguardo agli effetti della meditazione sul cervello, l’autore ci insegna a coltivare le capacità di consapevolezza, di concentrazione e di compassione, fornendoci in questo modo gli strumenti per migliorare la qualità della nostra vita e la forza della nostra mente. La ricerca ha infatti mostrato che le pratiche di mindfulness sono in grado di affinare la capacità del cervello di affrontare con flessibilità le sfide dell’esistenza. Che non abbiate alcuna esperienza di pratiche riflessive o, all’opposto, siate esperti di meditazione, questo libro vi consentirà non solo di sviluppare una maggiore coscienza di voi stessi e del momento presente, ma anche di essere più vitali ed emotivamente equilibrati.

“La ruota della consapevolezza” è il nome con cui Daniel Siegel designa la pratica di meditazione da lui elaborata nel corso di molti anni e proposta a migliaia di persone in ogni parte del mondo. È una metafora visiva di grande efficacia per comprendere i meccanismi mentali ed emotivi che sono alla base dell’esperienza soggettiva. Sullo sfondo dei risultati conseguiti dalla ricerca scientifica riguardo agli effetti della meditazione sul cervello, l’autore ci insegna a coltivare le capacità di consapevolezza, di concentrazione e di compassione, fornendoci in questo modo gli strumenti per migliorare la qualità della nostra vita e la forza della nostra mente. La ricerca ha infatti mostrato che le pratiche di mindfulness sono in grado di affinare la capacità del cervello di affrontare con flessibilità le sfide dell’esistenza. Che non abbiate alcuna esperienza di pratiche riflessive o, all’opposto, siate esperti di meditazione, questo libro vi consentirà non solo di sviluppare una maggiore coscienza di voi stessi e del momento presente, ma anche di essere più vitali ed emotivamente equilibrati.

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Disobbedienza

Tutto può cambiare, se solo si impara a non rassegnarsi.
Un’altra Annunciazione: un Arcangelo, molto diverso da quello a cui la tradizione ci ha abituati, fa visita a quella dimensione interiore, semplicissima, di ognuno, che
gli antichi teologi indicavano come Maria, «la madre di Dio». L’Arcangelo spiega, dimostra, propone, attende risposta. Il suo discorso è ben chiaro.
«Ovunque guardi, manca qualcosa che ti faccia
sembrare il mondo un bel posto dove vivere a lungo.
Vedi soltanto cose che sai già, o che non ti importano.
E la maggior parte delle cose che sai già
contengono minacce alla tua identità,
o determinano situazioni di oppressione…» **
### Sinossi
Tutto può cambiare, se solo si impara a non rassegnarsi.
Un’altra Annunciazione: un Arcangelo, molto diverso da quello a cui la tradizione ci ha abituati, fa visita a quella dimensione interiore, semplicissima, di ognuno, che
gli antichi teologi indicavano come Maria, «la madre di Dio». L’Arcangelo spiega, dimostra, propone, attende risposta. Il suo discorso è ben chiaro.
«Ovunque guardi, manca qualcosa che ti faccia
sembrare il mondo un bel posto dove vivere a lungo.
Vedi soltanto cose che sai già, o che non ti importano.
E la maggior parte delle cose che sai già
contengono minacce alla tua identità,
o determinano situazioni di oppressione…»

Tutto può cambiare, se solo si impara a non rassegnarsi.
Un’altra Annunciazione: un Arcangelo, molto diverso da quello a cui la tradizione ci ha abituati, fa visita a quella dimensione interiore, semplicissima, di ognuno, che
gli antichi teologi indicavano come Maria, «la madre di Dio». L’Arcangelo spiega, dimostra, propone, attende risposta. Il suo discorso è ben chiaro.
«Ovunque guardi, manca qualcosa che ti faccia
sembrare il mondo un bel posto dove vivere a lungo.
Vedi soltanto cose che sai già, o che non ti importano.
E la maggior parte delle cose che sai già
contengono minacce alla tua identità,
o determinano situazioni di oppressione…» **
### Sinossi
Tutto può cambiare, se solo si impara a non rassegnarsi.
Un’altra Annunciazione: un Arcangelo, molto diverso da quello a cui la tradizione ci ha abituati, fa visita a quella dimensione interiore, semplicissima, di ognuno, che
gli antichi teologi indicavano come Maria, «la madre di Dio». L’Arcangelo spiega, dimostra, propone, attende risposta. Il suo discorso è ben chiaro.
«Ovunque guardi, manca qualcosa che ti faccia
sembrare il mondo un bel posto dove vivere a lungo.
Vedi soltanto cose che sai già, o che non ti importano.
E la maggior parte delle cose che sai già
contengono minacce alla tua identità,
o determinano situazioni di oppressione…»

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Diario

Diario

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Deumanizzazione. Come si legittima la violenza

“Nella storia della nostra specie deumanizzare serve a pensare l’altro essere umano incompleto, animale, oggetto. Serve a compiere su di lui azioni inaccettabili in un contesto normale”. Chiara Volpato indaga gli atteggiamenti, i comportamenti e le pratiche sociali che, in maniera aperta e violenta, oppure sottile e subdola, escludono l’altro – l’oppositore, il nemico, il diverso – dalla specie umana. **

“Nella storia della nostra specie deumanizzare serve a pensare l’altro essere umano incompleto, animale, oggetto. Serve a compiere su di lui azioni inaccettabili in un contesto normale”. Chiara Volpato indaga gli atteggiamenti, i comportamenti e le pratiche sociali che, in maniera aperta e violenta, oppure sottile e subdola, escludono l’altro – l’oppositore, il nemico, il diverso – dalla specie umana. **

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Dentro un PC: Guida pratica per i newbies dell’assemblaggio

Una guida alla scelta dei componenti migliori per il proprio PC. Scritta per i “newbies” dell’assemblaggio, vi guiderà alla costruzione del vostro nuovo computer. **
### Sinossi
Una guida alla scelta dei componenti migliori per il proprio PC. Scritta per i “newbies” dell’assemblaggio, vi guiderà alla costruzione del vostro nuovo computer.

Una guida alla scelta dei componenti migliori per il proprio PC. Scritta per i “newbies” dell’assemblaggio, vi guiderà alla costruzione del vostro nuovo computer. **
### Sinossi
Una guida alla scelta dei componenti migliori per il proprio PC. Scritta per i “newbies” dell’assemblaggio, vi guiderà alla costruzione del vostro nuovo computer.

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Dell’insurrezione di Milano nel 1848 e della successiva guerra

“L’insurrezione di Milano”, testo fondamentale del Risorgimento e opera di un Cattaneo in esilio, è molto più di una mera cronaca degli eventi: riesce a trasfigurare quanto avvenne in quelle convulse giornate in una penetrante analisi del “ventre” politico di una – non ancora nata ma già percepibile nazione. Spesso la storiografia ufficiale (per lo più vicina a casa Savoia) ha ritratto in maniera agiografica l’anelito del popolo verso la libertà, un anelito sicuramente presente ma mescolato a interessi economici potentissimi. Le pagine lucide e infuocate di Cattaneo (allora a capo del Consiglio di guerra) ci fanno rivivere quelle giornate piene di passione civile come un vero e proprio “documentario” in presa diretta. Ma, allo stesso tempo, ci ricordano le profonde aspirazioni federaliste (nel senso più nobile del termine) del suo autore, uno dei primi a sognare un’Italia unita nelle sue differenze, cuore pulsante degli Stati Uniti d’Europa. **

“L’insurrezione di Milano”, testo fondamentale del Risorgimento e opera di un Cattaneo in esilio, è molto più di una mera cronaca degli eventi: riesce a trasfigurare quanto avvenne in quelle convulse giornate in una penetrante analisi del “ventre” politico di una – non ancora nata ma già percepibile nazione. Spesso la storiografia ufficiale (per lo più vicina a casa Savoia) ha ritratto in maniera agiografica l’anelito del popolo verso la libertà, un anelito sicuramente presente ma mescolato a interessi economici potentissimi. Le pagine lucide e infuocate di Cattaneo (allora a capo del Consiglio di guerra) ci fanno rivivere quelle giornate piene di passione civile come un vero e proprio “documentario” in presa diretta. Ma, allo stesso tempo, ci ricordano le profonde aspirazioni federaliste (nel senso più nobile del termine) del suo autore, uno dei primi a sognare un’Italia unita nelle sue differenze, cuore pulsante degli Stati Uniti d’Europa. **

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Del Materialismo Storico. Dilucidazione Preliminare

Con materialismo storico si intende, nell’ambito dell’analisi marxiana di struttura e sovrastruttura, l’interpretazione materialistica della storia delle società umane del cosiddetto socialismo scientifico
Schematicamente, possiamo suddividere il percorso filosofico e politico di Labriola in tre diversi momenti: innanzitutto fu propugnatore dell’idealismo hegeliano (influenzato da Bertrando Spaventa, del quale fu allievo a Napoli); successivamente, possiamo distinguere una fase contrassegnata dal rifiuto dell’idealismo in nome del realismo herbartiano, ed infine, il momento della maturità, in cui aderisce pienamente al marxismo.
L’approccio di Labriola al marxismo è influenzato da Hegel e Herbart, per cui è più aperto dell’approccio di marxisti ortodossi come Karl Kautsky. Egli vide il marxismo non come una schematizzazione ideologica ed autonoma dalla storia, ma piuttosto come una filosofia autosufficiente per capire la struttura economica della società e le conseguenti relazioni umane.
Era necessario aderire alla realtà sociale del proprio tempo storico se il marxismo voleva considerare la complessità dei processi sociali e la varietà di forze operanti nella storia. Il marxismo doveva essere inteso come una teoria ‘critica’, nel senso che esso non asserisce verità eterne ed immutabili ed è pronto ad interpretare le contraddizioni sociali secondo le diverse fasi storiche, avendo al centro della sua analisi il lavoro e le condizioni dei lavoratori e dunque la concreta e materiale “prassi” umana. La sua descrizione del marxismo come “filosofia della prassi” verrà ripresa infatti nei Quaderni dal carcere di Gramsci.

Con materialismo storico si intende, nell’ambito dell’analisi marxiana di struttura e sovrastruttura, l’interpretazione materialistica della storia delle società umane del cosiddetto socialismo scientifico
Schematicamente, possiamo suddividere il percorso filosofico e politico di Labriola in tre diversi momenti: innanzitutto fu propugnatore dell’idealismo hegeliano (influenzato da Bertrando Spaventa, del quale fu allievo a Napoli); successivamente, possiamo distinguere una fase contrassegnata dal rifiuto dell’idealismo in nome del realismo herbartiano, ed infine, il momento della maturità, in cui aderisce pienamente al marxismo.
L’approccio di Labriola al marxismo è influenzato da Hegel e Herbart, per cui è più aperto dell’approccio di marxisti ortodossi come Karl Kautsky. Egli vide il marxismo non come una schematizzazione ideologica ed autonoma dalla storia, ma piuttosto come una filosofia autosufficiente per capire la struttura economica della società e le conseguenti relazioni umane.
Era necessario aderire alla realtà sociale del proprio tempo storico se il marxismo voleva considerare la complessità dei processi sociali e la varietà di forze operanti nella storia. Il marxismo doveva essere inteso come una teoria ‘critica’, nel senso che esso non asserisce verità eterne ed immutabili ed è pronto ad interpretare le contraddizioni sociali secondo le diverse fasi storiche, avendo al centro della sua analisi il lavoro e le condizioni dei lavoratori e dunque la concreta e materiale “prassi” umana. La sua descrizione del marxismo come “filosofia della prassi” verrà ripresa infatti nei Quaderni dal carcere di Gramsci.

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Dall’Aceto Al Miele

«Dall’Aceto Al Miele: 7 passi per comprendere e trasformare la rabbia, l’aggressività e la violenza.» Scritto da Ron Leifer, MD, psichiatra statunitense dissidente. Questo è un manuale di auto-aiuto basato su un approccio che rifiuta il modello medico della malattia mentale e l’utilizzo di psicofarmaci.
Questo libro è il secondo di una trilogia dedicata all’auto-aiuto per la comprensione delle emozioni dolorose e il superamento della sofferenza. In un linguaggio espositivo chiaro e semplice, l’autore traccia un percorso di lavoro su sé stessi basato sulla comprensione delle dinamiche emotive che ci causano sofferenza, con particolare riferimento alla rabbia ed ai suoi mille volti.
L’autore ci mostra come entrare in contatto con le nostre emozioni, comprenderle e elaborare strategie per trovare risposte alternative alla rabbia ed alla frustrazione. Attingendo dalla ricchezza del buddismo tibetano classico, Ron Leifer presenta un approccio alla psiche che non ha precedenti nella psicologia tradizionale in quanto a chiarezza, semplicità e praticità d’applicazione.
Albert Ellis, fondatore della REBT (Psicoterapia razionale-emotivo-comportamentale) lo ha descritto: “Probabilmente uno dei migliori libri che abbia mai letto su come comprendere e trasformare la rabbia, l’aggressività, e la violenza.”

«Dall’Aceto Al Miele: 7 passi per comprendere e trasformare la rabbia, l’aggressività e la violenza.» Scritto da Ron Leifer, MD, psichiatra statunitense dissidente. Questo è un manuale di auto-aiuto basato su un approccio che rifiuta il modello medico della malattia mentale e l’utilizzo di psicofarmaci.
Questo libro è il secondo di una trilogia dedicata all’auto-aiuto per la comprensione delle emozioni dolorose e il superamento della sofferenza. In un linguaggio espositivo chiaro e semplice, l’autore traccia un percorso di lavoro su sé stessi basato sulla comprensione delle dinamiche emotive che ci causano sofferenza, con particolare riferimento alla rabbia ed ai suoi mille volti.
L’autore ci mostra come entrare in contatto con le nostre emozioni, comprenderle e elaborare strategie per trovare risposte alternative alla rabbia ed alla frustrazione. Attingendo dalla ricchezza del buddismo tibetano classico, Ron Leifer presenta un approccio alla psiche che non ha precedenti nella psicologia tradizionale in quanto a chiarezza, semplicità e praticità d’applicazione.
Albert Ellis, fondatore della REBT (Psicoterapia razionale-emotivo-comportamentale) lo ha descritto: “Probabilmente uno dei migliori libri che abbia mai letto su come comprendere e trasformare la rabbia, l’aggressività, e la violenza.”

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Cuori tempestosi

“Oh, Robin…” mormoro Michael, prima di prenderle le labbra.
Lei si sentì avvampare come se un fuoco improvviso le fluisse nelle vene. Quel bacio la turbò, la sconvolse…
Robin Stuart, coraggiosamente scampata a una pericolosa avventura, viene ripescata in mare da un giovane affascinante e misterioso: Michael Siran.
Esperto in giochi pericolosi, sicuro di sé, il bel capitano rimane preda di quella dolce sirena dagli occhi verdi che non esita ad affrontare insieme a lui il pericolo per esorcizzare delle antiche paure.
E per Siran coraggio e amore giocano ormai alla pari…

“Oh, Robin…” mormoro Michael, prima di prenderle le labbra.
Lei si sentì avvampare come se un fuoco improvviso le fluisse nelle vene. Quel bacio la turbò, la sconvolse…
Robin Stuart, coraggiosamente scampata a una pericolosa avventura, viene ripescata in mare da un giovane affascinante e misterioso: Michael Siran.
Esperto in giochi pericolosi, sicuro di sé, il bel capitano rimane preda di quella dolce sirena dagli occhi verdi che non esita ad affrontare insieme a lui il pericolo per esorcizzare delle antiche paure.
E per Siran coraggio e amore giocano ormai alla pari…

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Cuore contro cuore

Lei non aveva mai smesso di aspettarlo.
Lucas l’aveva amata appassionatamente, poi l’aveva lasciata senza dirle una parola.
Adesso aveva bisogno di lei per condurre a termine un’impresa molto rischiosa, ma il rischio vero, per Kyle, era un altro…

Lei non aveva mai smesso di aspettarlo.
Lucas l’aveva amata appassionatamente, poi l’aveva lasciata senza dirle una parola.
Adesso aveva bisogno di lei per condurre a termine un’impresa molto rischiosa, ma il rischio vero, per Kyle, era un altro…

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