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L’Uomo Dei Giochi a Premio

Da due anni, tutte le mattine, Ragle Gumm raccoglie il giornale davanti alla porta di casa; e da due anni, tutte le sere, spedisce la soluzione di un difficile concorso a premi quotidiano. Non sbaglia mai. Vince sempre. E’ così che si guadagna da vivere. “Non è un lavoro da uomo” dice suo cognato Vic, impiegato in un supermarket. E c’è anche un nipote, Sammy, il tipico ragazzino americano. Ci sono il signor e la signora Black, della villetta accanto, non meno tipici, non meno normali. Tutto, intorno a Ragle Gumm, è così: comune, tranquillo, piuttosto monotono. L’unica cosa un po’ diversa, forse un po’ strana, è questa sua infallibilità matematica. Gli costa dieci ore di calcoli al giorno, ma è l’unica cosa che sa fare e gli rende cento dollari alla settimana…

L’uomo col rasoio

Un orco si aggira per le strade di Barcellona: è l’Uomo col rasoio, serial killer di prostitute. La polizia brancola nel buio, la pubblica opinione rabbrividisce, gli psicologi da talk show discutono sulla differenza tra psicotico e psicopatico, mentre il sangue scorre a fiumi. Eppure, come in un’immagine riflessa da uno specchio andato in mille frantumi, non è detto che esista un solo Uomo col rasoio. Se tutti appaiono sospettabili – il poliziotto, il sacerdote, il tranquillo borghese, il teppistello di periferia – allora nessuno è al riparo da identificazioni potenzialmente pericolose. E quando la voglia di calarsi nelle gesta del mostro non incontra più freni, il confine tra normalità e follia può diventare il profilo di una lama affilata.

L’uomo che riuscì a fottere un’intera nazione

L’Italia non è mai stata innocente. Tantomeno l’Italia di oggi. Da oltre vent’anni un tycoon socialdemocratico delle telecomunicazioni governa il paese, lo tiene in pugno con segreti che solo lui conosce. Circondato da una corte innaffiata di modelle e immerso nell’orgia del potere, tiene in pugno il suo regno senza rinunciare alla vocazione per l’avanspettacolo. Investe cifre enormi in ricerche sull’immortalità, perché ha un sogno: la vita eterna. Dall’altra parte dell’oceano decidono che è abbastanza. Barack Obama convoca Desmond Creek, agente Cia con le fattezze di John Malkovich a un passo dalla pensione, per sistemare la faccenda. Infiltrato nell’entourage del presidente italiano, l’agente si addentra nel carnevale dei poteri e ne viene sorprendentemente inghiottito. Tra strisce di coca disegnate con American Express e giganteschi idoli priapici in cartapesta, Creek scivola nel delirio grottesco di una nazione insana, senza mai abbandonare il fianco del presidente dalla cui naturale ipnosi viene irretito. La mano dell’agente rimane armata, ma il braccio sostiene quel piccolo uomo che è stato capace di sedurre un’intera nazione. E seducendola, di fotterla. Burattinaio manovrato dai pupi, l’agente dovrà mettere a tacere fantasmi del suo passato per compiere la missione e uccidere il premier del Bel Paese. Il quale a morire non ci pensa proprio: continua ad allestire un refrigeratore ipertecnologico che gli consentirà la sopravvivenza eterna. **

L’uomo bianco e l’uomo di colore. Letture sull’origine e la varietà delle razze umane

Mai ripubblicato dopo le due edizioni ottocentesche, L’uomo bianco e l’uomo di colore di Cesare Lombroso mostra le origini del pensiero antropologico dello scienziato italiano: le letture giovanili, aggiornate e internazionali; l’interesse per la geografia e la storia delle popolazioni; la genesi della teoria atavistica e una prima riflessione sul mondo criminale; e soprattutto quel tipo di ragionamento fondato sulla descrizione fisiognomica e sulla classificazione che caratterizza negli anni successivi l’analisi delle varie forme di minorità. Con i suoi numerosi ed evidenti pregiudizi questo testo contribuisce ad una conoscenza critica rinnovata delle origini dell’identità italiana. **

L’Universo Sul Fondo

Le frontiere della Terra non sono meno inquietanti di quelle dello spazio e la Tethis è una stazione di ricerca completamente autosufficiente che si avventura nel più vicino dei pianeti sconosciuti: il fondo dell’oceano. Ed è proprio là, sul fondo, che qualcosa di colossale, di insospettabile, comincia ad agitarsi impercettibilmente. Impercettibilmente? Ancora per poco, ormai: la Tethis sta per fare un incontro ravvicinato con l’ignoto.

L’Universo Matematico

Affascinante dalla prima all’ultima pagina, L’universo matematico è uno di quei rari esempi di libri divulgativi singolarmente chiari, che contengono una novità rivoluzionaria e originale. Un libro che potrebbe cambiare il destino di una disciplina, ma che interessa quasi tutti i campi del sapere, dalla matematica, alla cosmologia, alla filosofia. Tutto ha inizio con Galileo, secondo il quale «l’universo è scritto in lingua matematica». Una rivoluzione. Tre secoli dopo, nel 1960, il premio Nobel Eugene Wigner fa un ulteriore passo avanti, interrogandosi sull’«irragionevole efficacia della matematica»: se la matematica è lo studio formale di concetti puramente astratti, indipendenti dal pensiero umano, com’è possibile che sia tanto accurata – addirittura perfetta – nel descrivere il mondo reale, che è fatto di oggetti materiali? È qui che entrano in scena Max Tegmark e questo incredibile libro. Se l’ipotesi di una realtà esterna a noi è vera, allora la «teoria del tutto» – la descrizione completa della realtà – deve essere indipendente dal nostro pensiero (visto che noi della realtà facciamo parte), e l’unica cosa completamente svincolata dal pensiero umano è, appunto, la matematica. Dunque, per Tegmark il mondo reale coincide con la matematica, non è solo descritto dalla matematica, ma è matematica. Con questa idea travolgente, discussa da tempo tra gli specialisti e ora finalmente fissata sulle pagine di questo libro per tutti, Max Tegmark ci conduce attraverso il passato, il presente e il futuro, dall’infinitamente grande all’infinitamente piccolo. Attraverso la fisica, l’astronomia e la matematica ci introduce con una prosa lucida e originale alla sua teoria del «multiverso definitivo». Se ha ragione, da qualche parte, in un altro universo, deve esistere per forza un doppione di noi, in tutto identico a noi, ma che non ha fatto quel terribile sbaglio in gioventù. Questo libro era atteso da anni. Ora lo abbiamo, e il suo contenuto esplosivo non potrà più essere ignorato.

L’ultimo teorema

Un uomo non potrà mai volare nello spazio, dicevano i saccenti. Negli stessi anni, e per lo stesso motivo, decretarono che un’astronave non potesse atterrare in Italia. Invece l’astronave Ares atterrò, “prima nave di linea regolare tra i pianeti”, e cambiò tutto. Era quella del n. 1 dei “Romanzi di Urania”, scesa su di noi il 10 ottobre 1952. Oggi, a sessant’anni di distanza e quasi 1600 numeri dopo, l’ultimo romanzo di Arthur Clarke – scritto in collaborazione con Frederik Pohl – viene a festeggiare degnamente il nostro anniversario. E se qualcuno si chiedesse: “Ma che teorema mi hai fatto?”, gli risponderemmo che si tratta del celebre teorema di Fermat, e che un giovane matematico dello Sri Lanka è il primo ad averne scoperto la dimostrazione originale. Mentre ai danni della Terra, strisciante e insidiosa, si prepara l’invasione aliena…

L’ultima esplosione

Tornavano da Venere, felici che tutto fosse andato bene. Erano talmente soddisfatti che riuscivano persino a sopportare la presenza del Controllore, quell’antipatico personaggio pieno di prosopopea il quale non perdeva occasione per ricordare a John Forrest, il Comandante della Stella Polaris, che lui avrebbe potuto assumere il comando se appena ne avesse visto la necessità. Poi, al momento di scambiare i primi messaggi con la Terra le cose cominciarono ad andare male. La Terra non rispondeva. E nemmeno la Luna, dove era sistuata la più grande base avanzata delle Forze Terrestri. E la base non esisteva più! L’enorme cupola che la racchiudeva era in pezzi, come tutte le attrezzature. Degli uomini di stanza sul satellite, un solo superstite, e per di più pazzo. Da lui il Comandante Forrest riesce soltanto a sapere che “i bambini” hanno distrutto la base militare. Risposta che solo un pazzo può dare. Certo qualcosa deve essere successo sulla Terra durante l’assenza della Stella Polaris, ma il difficile è scoprire che cosa. Quando finalmente l’astronave raggiunge il pianeta, John Forrest scopre che il pazzo aveva detto né più né meno che la verità. Il mondo è completamente controllato dai bambini. Ma non sono bambini comuni, e le loro piccole armi sono in grado di tener testa, e peggio, di rendere inutili le potenti armi di cui è dotata la Stella Polaris.
Copertina di: Karel Thole

L’osteria dei due soldi

Alla vigilia dell'esecuzione Jean Lenoir, un famoso capobanda di Belleville ha voglia di confidarsi indicando a Maigret una "balera da due soldi" dove avrebbe trovato un uomo colpevole di un vecchio assassinio. Dopo un mese dall'esecuzione Maigret incontra per caso un uomo che parla della "balera da due soldi". Al commissario non resta che seguirlo. Sulla Senna, vicino a Morsang, trova questa balera e una festosa compagnia di benestanti parigini che ogni fine settimana si ritrova sul fiume per fare baldoria. Ma troverà anche un nuovo delitto e un'atmosfera angosciosa e assurda, in cui si cammina senza meta, "senza sforzo, senza gioia, senza tristezza, brancolando in una coltre di nebbia".
(fonte: hoepli)

L'osteria dei due soldi (titolo originale francese La guinguette à deux sous, pubblicato in traduzione italiana anche coi titoli Maigret e l'osteria dei due soldi e La balera da due soldi) è un romanzo poliziesco di Georges Simenon con protagonista il commissario Maigret.
È l'undicesimo romanzo dedicato al personaggio del celebre commissario.

L’orgoglio di Chanur

Nessuno a Meetpoint Station aveva mai visto un alieno come quello: totalmente privo di peli sul corpo, coi denti piccoli e senza punte e con le dita prive di artigli, vestito soltanto di un misero straccio intorno alla vita. Tully, questo era il nome dell’alieno, era l’unico superstite di un’astronave di una razza intelligente fino ad allora sconosciuta e che si autodenominava “umana”. Prigioniero dei barbari e infidi kif, che avevano sadicamente trucidato tutti i suoi compagni, Tully aveva colto l’unica occasione per fuggire che gli si era presentata e si era rifugiato a bordo dell’Orgoglio di Chanur, una nave appartenente alla razza leonina degli hani. Pyanfar, la coraggiosa comandante dell’astronave, si rese subito conto dell’importanza dell’alieno, che poteva significare tutto un nuovo genere di commercio con un’altra civiltà intelligente nella Galassia: difficilmente però poteva rendersi conto delle difficoltà cui sarebbe andata incontro. Perché i terribili kif e i loro alleati erano tutt’altro che disposti a lasciarsi sfuggire dalle mani le informazioni che avrebbe potuto dare il fuggitivo, informazioni che potevano essere la gloria o la rovina di tutte le razze che si radunavano al punto di contatto di Meetpoint Station.