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Scambi, equivoci eppiù torbidi inganni

Che cos’è la fortuna? Un fluido etereo, un magnetismo sulfureo? Dio che ci sorride dall’alto o il demonio che ci dà di gomito dagli inferi?
Ma qualunque cosa sia, non c’è bisogno d’essere metafisici per sapere che esiste. E lo scrittore Lorenzo Dalré lo sa meglio di tutti. Ha, infatti, tutto quello che ognuno potrebbe desiderare.
Un mestiere invidiabile, una casa confortevole, due deliziosi figlioletti, un allegro bichon frisé e, soprattutto, una magnifica moglie che mantenendolo, gli permette di fare il suo lavoro senza troppo affaticarsi. Così è da tempo che, invece di dedicarsi al suo fantomatico capolavoro, si trastulla in fantasiose acrobazie sessuali con una favolosamente bella, sebbene assai burina, amica della consorte. E tutto funziona alla perfezione finché, scoperta la tresca e trovatosi improvvisamente senza un soldo fuori di casa, Dalré cercherà rifugio dal padre Anacleto, generale ed eroe della patria, eppoi nuove distrazioni tra le braccia della sfrenata Sandra Bonsanti, cinica matrimonialista e moglie del deputato inquisito Filippo Torregrossa, inciampando, per un terribile equivoco, nell’inchiesta che interessa il politico ma, soprattutto,in Mauro Spaltro, l’inetto magistrato che farà del caso il trampolino di lancio verso l’ambita carriera politica.
E questo tra i quartieri borghesi, le palestre vip, i covi per scambisti e i salotti più o meno intellettuali della Roma dei nostri giorni, alla vigilia dell’inchiesta “Mafia Capitale”, popolata da una galleria di coloratissimi personaggi come l’ex imprenditore e ora idraulico “per signore”, Paride Matelica; o Riccarda, la Bovary di Tor Bella Monaca, che legge le Cinquanta sfumature ma declama colte citazioni rubate da internet; o don Ario, missionario in Nigeria, afflitto dal senso di colpa per aver avuto tra i suoi scolari il fondatore di Boko Haram; o lo strampalato Lip, capace di vendere le sue idee da fattone ai grandi marchi di moda. Evocati insieme a molti altri ancora, metteranno in moto il perfetto meccanismo a orologeria di una di quelle ironiche, irriverenti, scorrettissime commedie che hanno fatto di Gaetano Cappelli uno dei nostri più amati scrittori. **
### Sinossi
Che cos’è la fortuna? Un fluido etereo, un magnetismo sulfureo? Dio che ci sorride dall’alto o il demonio che ci dà di gomito dagli inferi?
Ma qualunque cosa sia, non c’è bisogno d’essere metafisici per sapere che esiste. E lo scrittore Lorenzo Dalré lo sa meglio di tutti. Ha, infatti, tutto quello che ognuno potrebbe desiderare.
Un mestiere invidiabile, una casa confortevole, due deliziosi figlioletti, un allegro bichon frisé e, soprattutto, una magnifica moglie che mantenendolo, gli permette di fare il suo lavoro senza troppo affaticarsi. Così è da tempo che, invece di dedicarsi al suo fantomatico capolavoro, si trastulla in fantasiose acrobazie sessuali con una favolosamente bella, sebbene assai burina, amica della consorte. E tutto funziona alla perfezione finché, scoperta la tresca e trovatosi improvvisamente senza un soldo fuori di casa, Dalré cercherà rifugio dal padre Anacleto, generale ed eroe della patria, eppoi nuove distrazioni tra le braccia della sfrenata Sandra Bonsanti, cinica matrimonialista e moglie del deputato inquisito Filippo Torregrossa, inciampando, per un terribile equivoco, nell’inchiesta che interessa il politico ma, soprattutto,in Mauro Spaltro, l’inetto magistrato che farà del caso il trampolino di lancio verso l’ambita carriera politica.
E questo tra i quartieri borghesi, le palestre vip, i covi per scambisti e i salotti più o meno intellettuali della Roma dei nostri giorni, alla vigilia dell’inchiesta “Mafia Capitale”, popolata da una galleria di coloratissimi personaggi come l’ex imprenditore e ora idraulico “per signore”, Paride Matelica; o Riccarda, la Bovary di Tor Bella Monaca, che legge le Cinquanta sfumature ma declama colte citazioni rubate da internet; o don Ario, missionario in Nigeria, afflitto dal senso di colpa per aver avuto tra i suoi scolari il fondatore di Boko Haram; o lo strampalato Lip, capace di vendere le sue idee da fattone ai grandi marchi di moda. Evocati insieme a molti altri ancora, metteranno in moto il perfetto meccanismo a orologeria di una di quelle ironiche, irriverenti, scorrettissime commedie che hanno fatto di Gaetano Cappelli uno dei nostri più amati scrittori.

Saggio sulla negazione. Per un’antropologia linguistica

In ogni momento ricorriamo a una particella grammaticale dimessa e priva di blasone, senza sospettare che nella sua inappariscenza sia all’opera un dispositivo così potente da orchestrare l’intera significazione, e con essa il mondo. Quel connettivo sintattico è il ‘non’, di portata eguagliabile soltanto all’universale dello scambio, ossia il denaro. È la negazione a separare il pensiero verbale dalle prestazioni cognitive taciturne, come le sensazioni o le immagini mentali. Parlando di ciò che ‘non’ accade qui e ora o di proprietà ‘non’ riferibili a un certo oggetto, l’animale umano disattiva l’originaria empatia neurale, prelinguistica, si distanzia dalle prescrizioni del proprio corredo istintuale e accede a una socialità di secondo livello, negoziata e instabile, che istituisce la sfera pubblica. Il parlante infatti impara presto che l’enunciato negativo non è la controfigura linguistica di realtà sgradevoli o sentimenti distruttivi: mentre li rifiuta, dà loro un nome, li include. Effetto di incivilimento sempre esposto ad altre, insorgenti retroazioni antropologiche, secondo Paolo Virno, che sulla costitutiva negatività del linguaggio scrive un saggio-spartiacque. Da una paroletta riesce a dispiegare una inaspettata fenomenologia della coscienza negatrice. **

Saggio Sulla Negazione

In ogni momento ricorriamo a una particella grammaticale dimessa e priva di blasone, senza sospettare che nella sua inappariscenza sia all’opera un dispositivo così potente da orchestrare l’intera significazione, e con essa il mondo. Quel connettivo sintattico è il ‘non’, di portata eguagliabile soltanto all’universale dello scambio, ossia il denaro. È la negazione a separare il pensiero verbale dalle prestazioni cognitive taciturne, come le sensazioni o le immagini mentali. Parlando di ciò che ‘non’ accade qui e ora o di proprietà ‘non’ riferibili a un certo oggetto, l’animale umano disattiva l’originaria empatia neurale, prelinguistica, si distanzia dalle prescrizioni del proprio corredo istintuale e accede a una socialità di secondo livello, negoziata e instabile, che istituisce la sfera pubblica. Il parlante infatti impara presto che l’enunciato negativo non è la controfigura linguistica di realtà sgradevoli o sentimenti distruttivi: mentre li rifiuta, dà loro un nome, li include. Effetto di incivilimento sempre esposto ad altre, insorgenti retroazioni antropologiche, secondo Paolo Virno, che sulla costitutiva negatività del linguaggio scrive un saggio-spartiacque. Da una paroletta riesce a dispiegare una inaspettata fenomenologia della coscienza negatrice.

Safari a La Paz (Segretissimo SAS)

Il miglior agente operativo spedito sulle tracce di un pacifico cittadino boliviano? Niente di strano se l’obiettivo è Klaus Muller alias Klaus Heinkel, ex ufficiale delle SS ricercato per crimini di guerra. Di lui la CIA si è servita finché ha potuto, come di tanti altri nazisti riparati in Sudamerica, ma ora che la stampa ha acceso i riflettori sul suo caso, da preziosa risorsa il personaggio potrebbe trasformarsi in una presenza ingombrante. La missione di Malko Linge è all’apparenza fin troppo semplice: consegnare alle autorità locali le impronte digitali di Heinkel, necessarie a dimostrarne la vera identità. Il guaio è che questa primula rossa del Terzo Reich ha un mucchio di conoscenze negli ambienti governativi, molto compiacenti con rifugiati del suo stampo. E in uno scenario dove ogni alleato può rivelarsi un nemico, la faccenda non tarderà a complicarsi. Ma il Principe delle Spie è abituato a diffidare dei viaggi di piacere offerti dall’Agenzia.

L’autore incoronato dal “New York Times” come il più grande scrittore di spy story del mondo, con oltre 100 milioni di copie vendute!

Rosso Rubino (eLit)

**ROMANZO INEDITO**
**Le vigne Degli Olivieri** 1
Synna sta percorrendo una strada assolata, nelle narici ancora l’odore intenso del vino rosso, nella mente una sola idea: trovare una nuova bottiglia di Amarone del Cinquantotto che ripaghi l’amato nonno della perdita di quel vino da collezione, proprio a causa sua. Grazie all’etichetta, è riuscita a trovare l’azienda vinicola e ora che è quasi arrivata si sente disposta a tutto pur di non tornare a mani vuote. Ma l’accoglienza glaciale del proprietario e il rifiuto a cederle l’Amarone fiaccano i propositi di Synna, che si vede costretta ad accettare un ricatto pur di ottenere ciò che vuole: restare nella tenuta ad accudire i nipoti del conte Degli Olivieri per tutta l’estate. A lei, che insegna in una scuola pugliese, sembra in fin dei conti un lieve scotto da pagare, se non fosse che tra lei e Tomaso è scattata immediatamente una scintilla. E mentre per lei sotto quel fuoco sembra covare l’amore, lui, arrogante aristocratico, sembra accendersi solo per una frivola notte di passione…

Riverdale

“La nostra è la storia di una città, una piccola città. E delle persone che in quella città ci vivono, incrociando i rispettivi cammini come palline da flipper impazzite. Vista da lontano, si presenta come tante altre identiche cittadine sparse nel mondo: sicura, ordinata, innocente. Ma appena ti avvicini, cominci a intravedere delle ombre nascoste sotto la superficie. Ogni piccola cittadina ha i suoi segreti. Una delle storie di Riverdale – di molti di noi a Riverdale – raggiunse il clou la notte prima della Festa dell’Indipendenza, quando gli eventi finirono per convergere in catastrofici punti di flessione da cui non ci saremmo mai ripresi; senza saperlo, eravamo tutti a un punto di svolta. A noi sembrò che fosse la fine di qualcosa.” Ma che cosa è accaduto di preciso durante quella notte? Perché Jughead e Archie, che per tantissimo tempo sono stati praticamente fratelli, hanno quasi smesso di parlarsi? Com’era la vita newyorkese della viziata e capricciosa Veronica Lodge prima del suo arrivo a Riverdale? E da quanto tempo la dolcissima Betty, la perfetta ragazza della porta accanto, è innamorata del suo vicino dai capelli rossi? Attraverso l’alternarsi di molteplici punti di vista, *Riverdale – Il giorno prima* racconta i segreti dell’estate che condusse a quel fatidico 4 luglio, l’estate che cambiò tutto nella vita di Archie, Jughead, Betty e Veronica, e dell’intera comunità di Riverdale. Un romanzo che non potrà che appassionare i tanti amanti della serie americana ispirata ai fumetti di Archie Comics e che sta spopolando in tutto il mondo. **
### Sinossi
“La nostra è la storia di una città, una piccola città. E delle persone che in quella città ci vivono, incrociando i rispettivi cammini come palline da flipper impazzite. Vista da lontano, si presenta come tante altre identiche cittadine sparse nel mondo: sicura, ordinata, innocente. Ma appena ti avvicini, cominci a intravedere delle ombre nascoste sotto la superficie. Ogni piccola cittadina ha i suoi segreti. Una delle storie di Riverdale – di molti di noi a Riverdale – raggiunse il clou la notte prima della Festa dell’Indipendenza, quando gli eventi finirono per convergere in catastrofici punti di flessione da cui non ci saremmo mai ripresi; senza saperlo, eravamo tutti a un punto di svolta. A noi sembrò che fosse la fine di qualcosa.” Ma che cosa è accaduto di preciso durante quella notte? Perché Jughead e Archie, che per tantissimo tempo sono stati praticamente fratelli, hanno quasi smesso di parlarsi? Com’era la vita newyorkese della viziata e capricciosa Veronica Lodge prima del suo arrivo a Riverdale? E da quanto tempo la dolcissima Betty, la perfetta ragazza della porta accanto, è innamorata del suo vicino dai capelli rossi? Attraverso l’alternarsi di molteplici punti di vista, *Riverdale – Il giorno prima* racconta i segreti dell’estate che condusse a quel fatidico 4 luglio, l’estate che cambiò tutto nella vita di Archie, Jughead, Betty e Veronica, e dell’intera comunità di Riverdale. Un romanzo che non potrà che appassionare i tanti amanti della serie americana ispirata ai fumetti di Archie Comics e che sta spopolando in tutto il mondo.

Ricordi del futuro

S. H. ha ventritre anni e nel cassetto l’idea per un romanzo. Con l’intenzione di scriverlo, lascia le pianure del Midwest per un minuscolo appartamento nell’esuberante New York degli anni settanta. L’inizio in città è difficile e per molto tempo le fanno compagnia solo i libri e la voce della vicina, Lucy Brite, che, oltre la parete, ripete a tutte le ore una nenia triste e angosciante… La protagonista allora non può sapere cosa rappresenterà quel passato, quasi un prologo alla vita, per la S. H. di un futuro anteriore, o per quella di oggi, sessantenne al capezzale della madre morente. Ma la verità di un’esperienza vissuta è nel ricordo che ne conserviamo o nella versione che scegliamo di raccontare?
In un giorno d’agosto del 1978 S. H. arriva a New York. Nel suo bagaglio di ventitreenne che non ha mai lasciato il Minnesota porta la laurea in lettere a pieni voti, un romanzo da scrivere, e la voglia di quelle avventure che solo la Grande Mela può offrirle. Dal suo minuscolo e squallido appartamento di Manhattan ogni giorno la ragazza parte all’esplorazione della città in compagnia di un taccuino e degli eroi del suo romanzo che prende forma. Finalmente può percepire con tutti i sensi quel mondo che sembrava esistere solo attraverso le parole dei suoi autori preferiti, e che ora è a portata di metropolitana. Anche se i primi giorni sono difficili, complice una dolceamara solitudine, S. H. sa che sta per vivere esperienze straordinarie, di quelle che hanno il sapore inconfondibile delle cene senza pretese tra amici, degli amori tormentati della giovinezza, della meraviglia di quotidiane iniziazioni. Quelle esperienze che, restituite a una pagina di diario, conservano la loro intensità per chi ne ha scritto il racconto. Proprio come succede a una S. H. oggi sessantenne, che ritrova il suo taccuino mentre riempie gli scatoloni per il trasloco dell’anziana madre in una casa di riposo. I resoconti autentici del suo «io di un tempo» liberano ricordi che S. H. credeva imprigionati nelle segrete della memoria: le chiacchierate con Whitney, l’amica che la chiamava «Minnesota», la tragica fine dell’amore con Malcolm Silver – era poi amore? -, le indagini di Ian e Isadora, i suoi personaggi rimasti per sempre nel limbo dei romanzi potenziali. E, in un sottofondo ostinato, le cantilene struggenti della vicina Lucy Brite, un’entità fatta di sole parole, fino alla sera in cui la donna irrompe nell’appartamento di S. H. e la salva da un’aggressione, determinando il futuro corso degli eventi. «Ricordare è cambiare», scrive Siri Hustvedt, consapevole che il passato è incostante, e assume una sfumatura diversa ogni volta che ci giriamo a guardarlo. *Ricordi del futuro* è il racconto di quelle sfumature, effimere perché solo attraverso la narrazione possono svelarci qualcosa di piú sul presente. E su ciò che siamo.
«Siri Hustvedt sovrappone un “io” immaginario al suo “io” reale: osservati l’uno e l’altro in controluce svelano verità inaspettate».
**«The Guardian»**

Richard Wagner. Genio e antisemitismo

Pochi musicisti sono così controversi come Richard Wagner, figura emblematica, nel bene e nel male, della cultura nazionale tedesca. In particolare continua a essere molto discusso il suo supposto antisemitismo che, visto con gli occhi dell’oggi, dopo il nazismo e la Shoah, appare un peccato mortale. La vicinanza del cosiddetto circolo di Bayreuth al nascente partito nazionalsocialista, la passione di Hitler per la sua musica, l’appropriazione di simboli wagneriani da parte del regime e il pesante coinvolgimento della famiglia Wagner nelle vicende del Terzo Reich hanno stimolato infatti, dopo la seconda guerra mondiale, un’abbondante letteratura in cui il musicista viene presentato come un campione dell’odio razziale e un precursore del nazismo. Quanto è corretto e argomentabile questo giudizio se ci si basa sui suoi scritti e sulla sua immensa opera musicale? Alberto Defanti guida il lettore attraverso l’intero corpus di opere del Maestro, analizzando vicende e idee spesso gravate da un pregiudizio ostile e cercando di dare una risposta credibile a una questione che da sempre intriga e inquieta. **
### Sinossi
Pochi musicisti sono così controversi come Richard Wagner, figura emblematica, nel bene e nel male, della cultura nazionale tedesca. In particolare continua a essere molto discusso il suo supposto antisemitismo che, visto con gli occhi dell’oggi, dopo il nazismo e la Shoah, appare un peccato mortale. La vicinanza del cosiddetto circolo di Bayreuth al nascente partito nazionalsocialista, la passione di Hitler per la sua musica, l’appropriazione di simboli wagneriani da parte del regime e il pesante coinvolgimento della famiglia Wagner nelle vicende del Terzo Reich hanno stimolato infatti, dopo la seconda guerra mondiale, un’abbondante letteratura in cui il musicista viene presentato come un campione dell’odio razziale e un precursore del nazismo. Quanto è corretto e argomentabile questo giudizio se ci si basa sui suoi scritti e sulla sua immensa opera musicale? Alberto Defanti guida il lettore attraverso l’intero corpus di opere del Maestro, analizzando vicende e idee spesso gravate da un pregiudizio ostile e cercando di dare una risposta credibile a una questione che da sempre intriga e inquieta.

Rete padrona: Amazon, Apple, Google & co. 
Il volto oscuro della rivoluzione digitale

“Sono i nuovi Padroni dell’Universo. Ognuno di noi deve conoscerli per imparare a difendersi”
“Mi trasferii a San Francisco nel 2000 per vivere nel cuore della Silicon Valley la prima rivoluzione di Internet. Ci ritorno oggi da New York e ho le vertigini, e un senso d’inquietudine. La velocità del cambiamento digitale è stata superiore a quello che ci aspettavamo e ormai la Rete penetra in ogni angolo della nostra vita: il lavoro, il tempo libero, l’organizzazione del dibattito politico e della protesta sociale, perfino le nostre relazioni sociali e i nostri affetti. Ma la Rete padrona ha gettato la maschera. La sua realtà quotidiana è molto diversa dalle visioni degli idealisti libertari che progettavano un nuovo mondo di sapere e opportunità alla portata di tutti. I nuovi Padroni dell’Universo si chiamano Apple e Google, Facebook, Amazon e Twitter. Al loro fianco, la National Security Agency, il Grande Fratello dell’era digitale. E poi i regimi autoritari, dalla Cina alla Russia, che hanno imparato a padroneggiare a loro volta le tecnologie e ormai manipolano la natura stessa di Internet. Sia chiaro: guai a disprezzare i benefici a cui ci siamo assuefatti, nessuno di noi vorrebbe veramente tornare indietro. Ma il tecno-totalitarismo che avanza non è neutro né innocente; […] capire quel che sta diventando la Rete è ormai indispensabile per cogliere la vera natura del capitalismo contemporaneo.” Federico Rampini **
### Sinossi
“Sono i nuovi Padroni dell’Universo. Ognuno di noi deve conoscerli per imparare a difendersi”
“Mi trasferii a San Francisco nel 2000 per vivere nel cuore della Silicon Valley la prima rivoluzione di Internet. Ci ritorno oggi da New York e ho le vertigini, e un senso d’inquietudine. La velocità del cambiamento digitale è stata superiore a quello che ci aspettavamo e ormai la Rete penetra in ogni angolo della nostra vita: il lavoro, il tempo libero, l’organizzazione del dibattito politico e della protesta sociale, perfino le nostre relazioni sociali e i nostri affetti. Ma la Rete padrona ha gettato la maschera. La sua realtà quotidiana è molto diversa dalle visioni degli idealisti libertari che progettavano un nuovo mondo di sapere e opportunità alla portata di tutti. I nuovi Padroni dell’Universo si chiamano Apple e Google, Facebook, Amazon e Twitter. Al loro fianco, la National Security Agency, il Grande Fratello dell’era digitale. E poi i regimi autoritari, dalla Cina alla Russia, che hanno imparato a padroneggiare a loro volta le tecnologie e ormai manipolano la natura stessa di Internet. Sia chiaro: guai a disprezzare i benefici a cui ci siamo assuefatti, nessuno di noi vorrebbe veramente tornare indietro. Ma il tecno-totalitarismo che avanza non è neutro né innocente; […] capire quel che sta diventando la Rete è ormai indispensabile per cogliere la vera natura del capitalismo contemporaneo.” Federico Rampini

Resta con me

Sono passati quattro anni…
Zoe li ha contati, un giorno dopo l’altro, ha visto le settimane trasformarsi in mesi e quei numeri aumentare mentre la sua speranza spariva lentamente.
Andrew l’ha lasciata da sola, ha interrotto la loro relazione e anche se Zoe sapeva che non sarebbe durata, il colpo da attutire è stato terribile, specie perché lui le ha lasciato qualcosa che glielo ricorda in continuazione e non le permette di andare avanti.
Ma proprio quando pare abbia ritrovato un po’ di serenità, ancora una volta Andrew irrompe prepotentemente nella sua vita, con la sua bellezza, con la sua cattiveria e quei modi di fare che la spiazzano e la indispettiscono, ma cosa ancora più grave, annullano le sue difese.
Tra presente e passato Zoe vivrà e rivivrà la loro storia, ritrovandosi infine davanti a un bivio, a dover scegliere qual è la strada giusta da imboccare per smettere di soffrire per sempre. **
### Sinossi
Sono passati quattro anni…
Zoe li ha contati, un giorno dopo l’altro, ha visto le settimane trasformarsi in mesi e quei numeri aumentare mentre la sua speranza spariva lentamente.
Andrew l’ha lasciata da sola, ha interrotto la loro relazione e anche se Zoe sapeva che non sarebbe durata, il colpo da attutire è stato terribile, specie perché lui le ha lasciato qualcosa che glielo ricorda in continuazione e non le permette di andare avanti.
Ma proprio quando pare abbia ritrovato un po’ di serenità, ancora una volta Andrew irrompe prepotentemente nella sua vita, con la sua bellezza, con la sua cattiveria e quei modi di fare che la spiazzano e la indispettiscono, ma cosa ancora più grave, annullano le sue difese.
Tra presente e passato Zoe vivrà e rivivrà la loro storia, ritrovandosi infine davanti a un bivio, a dover scegliere qual è la strada giusta da imboccare per smettere di soffrire per sempre.
### L’autore
Jenny Anastan è lo pseudonimo usato da Samanta Cardini per scrivere. Vive in un piccolo paesino sulle sponde del Lago Maggiore, e lavora nel campo dell’edilizia. Scrivere e leggere sono la sua più grande passione. E’ sposata e ha un figlio piccolo. Ha esordito come Self-Publishing ad agosto 2014 con “Resta con me” (in Italia), libro che è diventato un best sellers ai primi posti della sua categoria.

Racconti: Primo amore, ultimi riti. Fra le lenzuola

In un solo volume tutta la produzione «breve» di Ian McEwan – ovverosia le short stories comprese nelle raccolte “Primo amore, ultimi riti” (1975) e “Fra le lenzuola” (1978) – per offrire al lettore l’intera gamma della scrittura (e degli incubi) dell’allora giovanissimo scrittore inglese. I primi racconti attraversano ossessioni e atmosfere inquietanti, rapporti familiari morbosi, amori torbidi, bambini tormentati da inaudite crudeltà fisiche e psicologiche. Negli altri, il ritmo incalzante e la forte tensione ci introducono in un universo in bilico tra visioni oniriche e desolante realtà, allucinazioni solitarie e sempre vani tentativi di comunicare: uno scimmione che si lascia dominare da una scrittrice inaridita; un manichino con sembianze femminili che prima appaga e poi distrugge le piú folli speranze feticistiche; la violenza che esplode in una serie di ambigui oggetti lucenti (spade, lucchetti, bisturi)…

Racconti del Pacifico

Questo libro si nutre delle suggestioni di un **viaggio** che **Jack London** compì tra il **1907** e il **1908** attraverso le **isole della Melanesia e della Polinesia**. Lo scrittore sapeva bene di ricalcare gli itinerari di Melville e Stevenson: e c’è almeno un racconto, fra quelli presentati ( **Il seme di McCoy** ), che richiama l’atmosfera affascinante della ***Linea d’ombra*** di **Conrad**. Eppure, London sa imprimere il suo inconfondibile suggello:dalla memorabile figura di Koolau il lebbroso, l’indigeno che lotta sino alla morte per la dignità del piccolo gruppo di reietti cui appartiene, allo sceriffo di Kona, la cui anima impulsiva e generosa non è vinta neppure dalla malattia, sino allo stesso McCoy, il quieto pilota che porterà in salvo una nave con la sola forza della sua suadente autorevolezza, queste pagine sono popolate da incarnazioni diverse dello stesso personaggio: l’eroe che lotta, fragile e solitario, contro il destino. E l’eroismo non risiede solo nella ribellione e nel conflitto: può anche assumere la forma della quieta rassegnazione del bracciante cinese Ah Cho, protagonista di Chinago, che, per un errore di trascrizione del suo nome, patisce una sorte ingiusta, comminatagli dalla stolta crudeltà dello straniero colonizzatore. Il suo silenzio dolente, la sua solitudine racchiudono molto del fascino dell’opera di London: come scrive **Beniamino Placido** nella sua **Introduzione** , «quando leggiamo Jack London vogliamo essere soli. Ci diciamo, leggendo London in solitudine, che ‘ogni uomo è un’isola’ come aveva ripetuto il suo ‘allievo’ Hemingway. Ma un’isola diversa da tutte le altre. Affetta da un diverso, solitario destino.Così come sono diverse, diversissime fra loro queste isole del Pacifico». **
### Sinossi
Questo libro si nutre delle suggestioni di un **viaggio** che **Jack London** compì tra il **1907** e il **1908** attraverso le **isole della Melanesia e della Polinesia**. Lo scrittore sapeva bene di ricalcare gli itinerari di Melville e Stevenson: e c’è almeno un racconto, fra quelli presentati ( **Il seme di McCoy** ), che richiama l’atmosfera affascinante della ***Linea d’ombra*** di **Conrad**. Eppure, London sa imprimere il suo inconfondibile suggello:dalla memorabile figura di Koolau il lebbroso, l’indigeno che lotta sino alla morte per la dignità del piccolo gruppo di reietti cui appartiene, allo sceriffo di Kona, la cui anima impulsiva e generosa non è vinta neppure dalla malattia, sino allo stesso McCoy, il quieto pilota che porterà in salvo una nave con la sola forza della sua suadente autorevolezza, queste pagine sono popolate da incarnazioni diverse dello stesso personaggio: l’eroe che lotta, fragile e solitario, contro il destino. E l’eroismo non risiede solo nella ribellione e nel conflitto: può anche assumere la forma della quieta rassegnazione del bracciante cinese Ah Cho, protagonista di Chinago, che, per un errore di trascrizione del suo nome, patisce una sorte ingiusta, comminatagli dalla stolta crudeltà dello straniero colonizzatore. Il suo silenzio dolente, la sua solitudine racchiudono molto del fascino dell’opera di London: come scrive **Beniamino Placido** nella sua **Introduzione** , «quando leggiamo Jack London vogliamo essere soli. Ci diciamo, leggendo London in solitudine, che ‘ogni uomo è un’isola’ come aveva ripetuto il suo ‘allievo’ Hemingway. Ma un’isola diversa da tutte le altre. Affetta da un diverso, solitario destino.Così come sono diverse, diversissime fra loro queste isole del Pacifico».

Racconti

Il volume raccoglie i racconti di Friedrich Durrenmatt scritti fra il 1942 e il 1985. Esemplare per la sua narrativa è “La panne”, del 1956, dove la vicenda assume i toni cangianti del leggero, del comico, dell’angosciante, del tragico e coinvolge il lettore nello stesso modo in cui cattura il protagonista. Il tema dominante è il conflitto dell’individuo con un mondo mostruoso, come dice Durrenmatt, il quale tuttavia spazia anche in orizzonti più vasti. I primi esili schizzi preannunciano la qualità del suo lavoro futuro che si precisa in una serie di situazioni concrete dallo scacco esistenziale e, qualche caso, come in “Guerra invernale nel Tibet”, si dilata dalla sfera della attualità a una avveniristica condizione umana. A Durrenmatt piace esplorare anche le zone del mito in “Il ritratto di Sisifo”, “La morte della Pizia” o “Il Minotauro”, dove la sorte del ferino figlio di Pasife si moltiplica a dismisura, sullo sfondo di un labirinto che, mentre sembra offrire mille possibilità di salvezza, della sua parete di vetro riproduce all’infinito l’illusorietà di ogni tentativo di fuga. Su un altro versante, in “La caduta”, Durrenmatt costruisce la parabola che dall’alternanza politica porta alle degenerazioni più feroci nella lotta per il potere. Le aporie della civiltà sono messe in risalto, con un divertito anacronismo, in “Notizie sullo stato dell’informazione nell’età della pietra”. Ma sarebbe limitativo circoscrivere il mondo di Durrenmatt a parametri ideologici o a schemi filosofici rigidi; il suo sguardo coglie incubi o dissonanze della vita con un forte senso dello humor e del grottesco, che redime le sue pagine da ogni intenzione moralistica, per abbandonarsi al libero gioco dell’invenzione e della fantasia. Senza mai rinunciare alle sue responsabilità di scrittore: “Il solo modo per superare il conflitto è viverlo. L’arte, la letteratura, sono, come qualunque altra cosa, un confronto col mondo. Una volta afferrato questo, ne potremo intravedere anche il senso.” Indice, Contiene: Natale; Il torturatore; La salsiccia; Il figlio; Il vecchio; Il ritratto di Sisifo; Il direttore del teatro; La trappola; Pilato; La città; Notizie sullo stato dell’informazione nell’età della pietra ; Il cane (un racconto); Il tunnel (un racconto); Dalle annotazioni d’un guardiano; Soggiorno in una piccola città (frammento); La vacanza di mister X (frammento); La caduta; Abu Chanifa e Anan Ben David; Smithy; La morte della Pizia; La guerra invernale del Tibet; Eclisse di Luna; Il ribelle; Minotauro (una ballata); La panne (una storia ancora possibile)

Quel Patto Tra Borbone E Savoia

Che cosa sarebbe accaduto se non ci fosse stata una rivoluzione americana? Se la Gran Bretagna, nell’agosto del 1914, si fosse astenuta dall’intervenire nel conflitto? Se la Germania avesse invaso la Gran Bretagna nel maggio del 1940? Se il Terzo Reich avesse sconfitto l’Unione Sovietica? Se Kennedy non fosse stato assassinato? La storia, ricorda Sergio Romano, in questo saggio “non è lineare, progressiva, razionale. È soltanto umana, vale a dire una combinazione di fattori contraddittori da cui emergono risultati effimeri, diversi dall’obiettivo perseguito, sempre peggiori o migliori delle intenzioni nobili o ignobili dei suoi protagonisti.” Ecco perché non è sconveniente che gli storici si divertano a giocare con il passato per reinventarlo a loro piacimento. Come hanno fatto Chesterton, Belloc e Churchill in passato. E come fa magistralmente Romano nei tre episodi di storia virtuale qui raccolti: una svolta imprevista nella storia dell’unità italiana nel 1861, la grande vittoria della Russia sul Giappone a Tsushima nel 1905 e quella franco-americana contro il generale nord-vietnamita Giap a Dien Bien Phu nel 1954.