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L’isola in via degli uccelli

1942: il Ghetto di Varsavia attraverso gli occhi di un bambino. Un’insolita storia di sogni, paure, giochi e poesia. «L’Olocausto è la mia infanzia e c’erano molte cose belle e divertenti allora, che non si possono avere se si cresce invece in tempo di pace. […] Volevo scrivere di un bambino nel ghetto che diventa una sorta di Robinson Crusoe in una città vuota: per sopravvivere prende dalle altre case ciò che gli serve come Robinson prendeva dai relitti di altre navi sospinte sulla spiaggia dalle onde». Uri Orlev

1942: il Ghetto di Varsavia attraverso gli occhi di un bambino. Un’insolita storia di sogni, paure, giochi e poesia. «L’Olocausto è la mia infanzia e c’erano molte cose belle e divertenti allora, che non si possono avere se si cresce invece in tempo di pace. […] Volevo scrivere di un bambino nel ghetto che diventa una sorta di Robinson Crusoe in una città vuota: per sopravvivere prende dalle altre case ciò che gli serve come Robinson prendeva dai relitti di altre navi sospinte sulla spiaggia dalle onde». Uri Orlev

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L’isola di cemento

Mailand è un borghese come tanti, sposato con un figlio, ha una relazione extraconiugale e una bellissima Jaguar. Sulla strada di casa, distratto dai suoi problemi, perde il controllo dell’auto è ha un pauroso incidente. Quando riprende i sensi, non riesce più a raccapezzarsi; gli pare di essere in un territorio strano, simile a una gigantesca isola spartitraffico, circondato dallo sfrecciare continuo delle macchine. È l’inzio di una vicenda in cui l’elemento fantastico non è che la proiezione esasperata di ciò che è realmente possibile. **

Mailand è un borghese come tanti, sposato con un figlio, ha una relazione extraconiugale e una bellissima Jaguar. Sulla strada di casa, distratto dai suoi problemi, perde il controllo dell’auto è ha un pauroso incidente. Quando riprende i sensi, non riesce più a raccapezzarsi; gli pare di essere in un territorio strano, simile a una gigantesca isola spartitraffico, circondato dallo sfrecciare continuo delle macchine. È l’inzio di una vicenda in cui l’elemento fantastico non è che la proiezione esasperata di ciò che è realmente possibile. **

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L’eredità

I giorni non potrebbero scorrere più sereni e felici per Drizzt Do’ Urden. Il giovane principe drow, dopo tante peripezie, è finalmente riuscito a riunirsi ai suoi amici in un rifugio sicuro, la mitica Mithral Hall. Eppure Drizzt non riesce a darsi pace: i suoi irriducibili avversari, sempre più potenti e arroganti, costituiscono ancora una minaccia. Difatti Lloth, la temutissima Regina Ragno, dea degli elfi scuri nonché acerrima nemica di Drizzt, sta tramando un piano diabolico, volto a porre fine alla vita lieta e pacifica del valoroso elfo…

I giorni non potrebbero scorrere più sereni e felici per Drizzt Do’ Urden. Il giovane principe drow, dopo tante peripezie, è finalmente riuscito a riunirsi ai suoi amici in un rifugio sicuro, la mitica Mithral Hall. Eppure Drizzt non riesce a darsi pace: i suoi irriducibili avversari, sempre più potenti e arroganti, costituiscono ancora una minaccia. Difatti Lloth, la temutissima Regina Ragno, dea degli elfi scuri nonché acerrima nemica di Drizzt, sta tramando un piano diabolico, volto a porre fine alla vita lieta e pacifica del valoroso elfo…

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L’arma segreta del duce: La vera storia del Carteggio Churchill-Mussolini

MILANO, APRILE 1945. Si apre la caccia alla borsa di Mussolini, ricolma di documenti selezionati e custoditi gelosamente dal Duce, che da quel materiale si ripropone grandi vantaggi politici. Nel dopoguerra si favoleggia di importantissime lettere di Vittorio Emanuele III, Adolf Hitler, Dino Grandi, Pietro Badoglio, De Gasperi e soprattutto di Winston Churchill. “Per l’Italia valgono più di una guerra vinta” aveva confiidato il Duce al gerarca Alessandro Pavolini. Dopo il crollo del fascismo, i documenti autentici si mescolano alle contraffazioni, dando vita a campagne scandalistiche che appassionano gli italiani. Le misteriose lettere riguarderebbero l’entrata in guerra dell’Italia nel 1940 e l’accordo segreto secondo cui, in caso di sconfitta della Gran Bretagna, Mussolini avrebbe mitigato le pretese di Hitler al tavolo della pace in cambio di concessioni territoriali. Ma cosa conteneva veramente quel carteggio? E cosa nasconde il lucroso mercato di apocrifi maturato nel dopoguerra? Che credito meritano i clamorosi documenti apparsi sulla stampa negli anni Cinquanta e che divennero oggetto di negoziazioni, ricatti, speculazioni tra Italia e Svizzera, Germania e Regno Unito? “Nell’ultimo trentennio sono fioriti servizi giornalistici e monografie talmente abbondanti da costituire un nuovo genere letterario”: soltanto oggi, grazie a nuove fonti d’archivio e a una ricostruzione storica scrupolosissima, è finalmente possibile chiarire i retroscena di un caso che per settant’anni ha gettato ombre inquietanti sul nostro passato. L’arma segreta del Duce spiega chi e per quali motivi recuperò, modificò e falsificò quel materiale, in una tra le più efficaci e persistenti campagne di disinformazione dell’Italia repubblicana.

MILANO, APRILE 1945. Si apre la caccia alla borsa di Mussolini, ricolma di documenti selezionati e custoditi gelosamente dal Duce, che da quel materiale si ripropone grandi vantaggi politici. Nel dopoguerra si favoleggia di importantissime lettere di Vittorio Emanuele III, Adolf Hitler, Dino Grandi, Pietro Badoglio, De Gasperi e soprattutto di Winston Churchill. “Per l’Italia valgono più di una guerra vinta” aveva confiidato il Duce al gerarca Alessandro Pavolini. Dopo il crollo del fascismo, i documenti autentici si mescolano alle contraffazioni, dando vita a campagne scandalistiche che appassionano gli italiani. Le misteriose lettere riguarderebbero l’entrata in guerra dell’Italia nel 1940 e l’accordo segreto secondo cui, in caso di sconfitta della Gran Bretagna, Mussolini avrebbe mitigato le pretese di Hitler al tavolo della pace in cambio di concessioni territoriali. Ma cosa conteneva veramente quel carteggio? E cosa nasconde il lucroso mercato di apocrifi maturato nel dopoguerra? Che credito meritano i clamorosi documenti apparsi sulla stampa negli anni Cinquanta e che divennero oggetto di negoziazioni, ricatti, speculazioni tra Italia e Svizzera, Germania e Regno Unito? “Nell’ultimo trentennio sono fioriti servizi giornalistici e monografie talmente abbondanti da costituire un nuovo genere letterario”: soltanto oggi, grazie a nuove fonti d’archivio e a una ricostruzione storica scrupolosissima, è finalmente possibile chiarire i retroscena di un caso che per settant’anni ha gettato ombre inquietanti sul nostro passato. L’arma segreta del Duce spiega chi e per quali motivi recuperò, modificò e falsificò quel materiale, in una tra le più efficaci e persistenti campagne di disinformazione dell’Italia repubblicana.

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L’anno del massacro

Si tratta del capitolo conclusivo della saga degli Chtorr, giganteschi vermi provenienti da un altro sistema solare che si sono installati sulla Terra con l’intento di farla propria. Sono stati creati reparti speciali dell’esercito per contrastare quest’invasione. Molti hanno la tendenza a considerare gli Chtorr, che divorano gli esseri umani, come creature semidivine, e quindi sempre numerosi sono i gruppi di terrestri che si affiancano ai vermi, li allevano e li proteggono. In quest’ultimo capitolo della saga finalmente i giochi si chiariscono e chi dovrà pagare non potrà sfuggire alla giusta vendetta di quanti hanno dovuto soffrire pene inenarrabili.

Si tratta del capitolo conclusivo della saga degli Chtorr, giganteschi vermi provenienti da un altro sistema solare che si sono installati sulla Terra con l’intento di farla propria. Sono stati creati reparti speciali dell’esercito per contrastare quest’invasione. Molti hanno la tendenza a considerare gli Chtorr, che divorano gli esseri umani, come creature semidivine, e quindi sempre numerosi sono i gruppi di terrestri che si affiancano ai vermi, li allevano e li proteggono. In quest’ultimo capitolo della saga finalmente i giochi si chiariscono e chi dovrà pagare non potrà sfuggire alla giusta vendetta di quanti hanno dovuto soffrire pene inenarrabili.

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L’almanacco del delitto: i racconti polizieschi del Cerchio verde

«Il giallo italiano – scriveva Savinio – è assurdo per ipotesi. Prima di tutto è una imitazione e porta addosso tutte le pene di questa condizione infelicissima. Oltre a ciò, manca al “giallo” italiano, et pour cause, il romanticismo criminalesco del giallo anglosassone. Le nostre città tutt’altro che tentacolari e rinettate dal sole non “fanno quadro” al giallo né può “fargli ambiente” la nostra brava borghesia. Dove sono i mostri della criminalità, dove i re del delitto?». Ma la diagnosi di Savinio del lungo sonno del giallo italiano non soddisfa del tutto. Pensava Savinio al giallo della hard boiled school (che ha bisogno di città tentacolari), degli intrecci da «camera chiusa» (che ha castelli brumosi e gentiluomini come ingredienti); ignorava per esempio quanti segreti Simenon carpiva dalla provincia più profonda e quieta, e i delitti trovati da Glauser nei villaggi infrattati tra le montagne svizzere. In realtà, in Italia, non «assurdo per ipotesi», mancavano al giallo altre cose che non gli ingredienti naturali, ambienti e quadri: mancava prima di tutto una completa libertà di parola, una spregiudicata assenza di ipocrisie in scrittori e lettori, il diritto al pessimismo e al nichilismo; libertà, senza cui il giallo, pur lettura divagante, non vive. Tra il ?35 e il ?37 fiorì in Italia la rivista mondadoriana «Il Cerchio Verde». La grafica e il taglio erano modernissimi, richiamandosi ai coevi pulp magazines americani; vi collaboravano cartoonists d’avanguardia; vi operavano veri professionisti (Zavattini, Alberto Tedeschi, l’artefice del Giallo Mondadori, tra gli altri); vi scrivevano autori che avrebbero meritato un futuro diverso nel mondo del poliziesco, Varaldo, Spagnol, Antonelli. Voleva essere la fucina del giallo italiano, ma visse poco, non rispondendo i lettori nel mentre che il Fascismo gli metteva le brache. Così, l’antologia che qui presentiamo di novelle dal «Cerchio Verde», mostra come nasceva il giallo italiano insieme alle ragioni per cui non nacque.

«Il giallo italiano – scriveva Savinio – è assurdo per ipotesi. Prima di tutto è una imitazione e porta addosso tutte le pene di questa condizione infelicissima. Oltre a ciò, manca al “giallo” italiano, et pour cause, il romanticismo criminalesco del giallo anglosassone. Le nostre città tutt’altro che tentacolari e rinettate dal sole non “fanno quadro” al giallo né può “fargli ambiente” la nostra brava borghesia. Dove sono i mostri della criminalità, dove i re del delitto?». Ma la diagnosi di Savinio del lungo sonno del giallo italiano non soddisfa del tutto. Pensava Savinio al giallo della hard boiled school (che ha bisogno di città tentacolari), degli intrecci da «camera chiusa» (che ha castelli brumosi e gentiluomini come ingredienti); ignorava per esempio quanti segreti Simenon carpiva dalla provincia più profonda e quieta, e i delitti trovati da Glauser nei villaggi infrattati tra le montagne svizzere. In realtà, in Italia, non «assurdo per ipotesi», mancavano al giallo altre cose che non gli ingredienti naturali, ambienti e quadri: mancava prima di tutto una completa libertà di parola, una spregiudicata assenza di ipocrisie in scrittori e lettori, il diritto al pessimismo e al nichilismo; libertà, senza cui il giallo, pur lettura divagante, non vive. Tra il ?35 e il ?37 fiorì in Italia la rivista mondadoriana «Il Cerchio Verde». La grafica e il taglio erano modernissimi, richiamandosi ai coevi pulp magazines americani; vi collaboravano cartoonists d’avanguardia; vi operavano veri professionisti (Zavattini, Alberto Tedeschi, l’artefice del Giallo Mondadori, tra gli altri); vi scrivevano autori che avrebbero meritato un futuro diverso nel mondo del poliziesco, Varaldo, Spagnol, Antonelli. Voleva essere la fucina del giallo italiano, ma visse poco, non rispondendo i lettori nel mentre che il Fascismo gli metteva le brache. Così, l’antologia che qui presentiamo di novelle dal «Cerchio Verde», mostra come nasceva il giallo italiano insieme alle ragioni per cui non nacque.

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L’Albero Dei Desideri

Samar si è alzata sulla punta dei piedi, ha abbassato con delicatezza il ramo più vicino a lei e vi ha legato attorno il pezzetto di stoffa, con un nodo leggero. «Vorrei trovare un amico» ha su­s­sur­rato.

Samar si è alzata sulla punta dei piedi, ha abbassato con delicatezza il ramo più vicino a lei e vi ha legato attorno il pezzetto di stoffa, con un nodo leggero. «Vorrei trovare un amico» ha su­s­sur­rato.

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L’ala di bronzo: Un’indagine del Mandarino Tan

Questa volta è il Vietnam del Sud a fare da sfondo a quella che forse è la più importante – per sé, se non per tutto il Paese – indagine del Mandarino Tan. Accompagnato dal fedele amico Dinh, il detective torna, per un breve soggiorno, al paese natale. Ma il romanzo del ritorno presto si trasforma in un giallo ricco di suspense. Succede di tutto. L’anziana madre lo prende per il marito scomparso da venticinque anni; il fantasma di una vergine aggredisce e violenta chi si avventura nella giungla; un uomo muore per autocombustione; il capitano delle guardie cerca di farsi violentare dal fantasma esibendosi in uno spogliarello da manuale. E gradualmente, le verità sui delitti recenti si annodano a quelle dei misteri del passato…

Questa volta è il Vietnam del Sud a fare da sfondo a quella che forse è la più importante – per sé, se non per tutto il Paese – indagine del Mandarino Tan. Accompagnato dal fedele amico Dinh, il detective torna, per un breve soggiorno, al paese natale. Ma il romanzo del ritorno presto si trasforma in un giallo ricco di suspense. Succede di tutto. L’anziana madre lo prende per il marito scomparso da venticinque anni; il fantasma di una vergine aggredisce e violenta chi si avventura nella giungla; un uomo muore per autocombustione; il capitano delle guardie cerca di farsi violentare dal fantasma esibendosi in uno spogliarello da manuale. E gradualmente, le verità sui delitti recenti si annodano a quelle dei misteri del passato…

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L’Accademia dei Vampiri – 5. Anime legate

Il quinto episodio della serie L’Accademia dei Vampiri. Dopo un lungo e straziante viaggio nel luogo di nascita di Dimitri in Siberia, Rose Hathaway è finalmente tornata dalla sua migliore amica, Lissa. Il diploma è vicino, e le ragazze non vedono l’ora che inizi la loro vita reale al di là dei cancelli dell’Accademia. Rose soffre ancora per Dimitri: sa che lui è la fuori, da qualche parte. Non è riuscita a ucciderlo quando ne ha avuto l’occasione e ora le sue peggiori paure stanno per diventare realtà: Dimitri ha assaggiato il suo sangue e le sta dando la caccia. Non si darà pace fino a quando non saranno uniti per sempre.

Il quinto episodio della serie L’Accademia dei Vampiri. Dopo un lungo e straziante viaggio nel luogo di nascita di Dimitri in Siberia, Rose Hathaway è finalmente tornata dalla sua migliore amica, Lissa. Il diploma è vicino, e le ragazze non vedono l’ora che inizi la loro vita reale al di là dei cancelli dell’Accademia. Rose soffre ancora per Dimitri: sa che lui è la fuori, da qualche parte. Non è riuscita a ucciderlo quando ne ha avuto l’occasione e ora le sue peggiori paure stanno per diventare realtà: Dimitri ha assaggiato il suo sangue e le sta dando la caccia. Non si darà pace fino a quando non saranno uniti per sempre.

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Istoria del Concilio tridentino

Volume primo. (Libri I-II) — volume secondo. (Libri III-VI) — volume trezo. (Libri VI-VII)

Volume primo. (Libri I-II) — volume secondo. (Libri III-VI) — volume trezo. (Libri VI-VII)

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Ira. Oblio – Serie I Sette Peccati Capitali ep. 2

Serie “I Sette Peccati Capitali”, ep. 2 Flavio, nipote del senatore Caio Agrippa, è un giovane rimasto orfano presto. Il padre, figlio di Caio Agrippa, muore quando Flavio ha solo 4 anni proprio per mano di Caio Agrippa, che gli tende un’imboscata perché aveva scoperto l’intenzione del figlio di spodestare gli Anziani, di cui Caio faceva parte. La madre, Clelia Calidia, viene fatta sparire quando Flavio ha solo 8 anni, perché anche lei si opponeva al perfido potere del suocero. Flavio cresce avendo come tutore Caio Agrippa, che cerca di allevarlo nel disprezzo di tutti coloro che sono soggiogati al potere di Roma, primi fra tutti i cristiani. Adolescente, Flavio si innamora di una giovane cristiana, Domitilla, che diventerà la causa della sua vendetta.

Serie “I Sette Peccati Capitali”, ep. 2 Flavio, nipote del senatore Caio Agrippa, è un giovane rimasto orfano presto. Il padre, figlio di Caio Agrippa, muore quando Flavio ha solo 4 anni proprio per mano di Caio Agrippa, che gli tende un’imboscata perché aveva scoperto l’intenzione del figlio di spodestare gli Anziani, di cui Caio faceva parte. La madre, Clelia Calidia, viene fatta sparire quando Flavio ha solo 8 anni, perché anche lei si opponeva al perfido potere del suocero. Flavio cresce avendo come tutore Caio Agrippa, che cerca di allevarlo nel disprezzo di tutti coloro che sono soggiogati al potere di Roma, primi fra tutti i cristiani. Adolescente, Flavio si innamora di una giovane cristiana, Domitilla, che diventerà la causa della sua vendetta.

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Io Non Ti Lascio Solo

**Due ragazzini, una grande amicizia, un segreto rimasto sepolto troppo a lungo.**
**Ma che prezzo ha la verità?** Il maresciallo De Benedittis, prossimo alla pensione, sa bene che certi casi sono come vecchie ferite mai guarite: prima o poi si riaprono. E quando gli vengono portati due vecchi diari ritrovati nella casa dove viveva Guelfo Tabacci – un montanaro scorbutico e solitario che, trent’anni prima, era stato al centro della terribile vicenda della scomparsa del figlio Tommaso, di soli due anni, mai più ritrovato – tutto il dolore di quella vecchia ferita si rifà vivo più che mai. I due diari appartengono a Filo e Rullo, due ragazzini, amici per la pelle, e raccontano le vicende di quell’estate di vent’anni prima alla ricerca dell’amato cane Birillo, e della loro incursione nella proprietà di Guelfo Tabacci, dove scopriranno una realtà sconcertante, che li costringerà ad affrontare prove assai più grandi di loro. Forse, quei diari contengono la soluzione, pensa il maresciallo. Forse racchiudono il senso di tutti quegli anni trascorsi nel silenzio e nell’attesa della verità sulla sorte di Tommaso. O forse quei diari raccontano un enigma ancora più profondo e inquietante. E il maresciallo De Benedittis sa di non aver altra scelta che aprirli.

**Due ragazzini, una grande amicizia, un segreto rimasto sepolto troppo a lungo.**
**Ma che prezzo ha la verità?** Il maresciallo De Benedittis, prossimo alla pensione, sa bene che certi casi sono come vecchie ferite mai guarite: prima o poi si riaprono. E quando gli vengono portati due vecchi diari ritrovati nella casa dove viveva Guelfo Tabacci – un montanaro scorbutico e solitario che, trent’anni prima, era stato al centro della terribile vicenda della scomparsa del figlio Tommaso, di soli due anni, mai più ritrovato – tutto il dolore di quella vecchia ferita si rifà vivo più che mai. I due diari appartengono a Filo e Rullo, due ragazzini, amici per la pelle, e raccontano le vicende di quell’estate di vent’anni prima alla ricerca dell’amato cane Birillo, e della loro incursione nella proprietà di Guelfo Tabacci, dove scopriranno una realtà sconcertante, che li costringerà ad affrontare prove assai più grandi di loro. Forse, quei diari contengono la soluzione, pensa il maresciallo. Forse racchiudono il senso di tutti quegli anni trascorsi nel silenzio e nell’attesa della verità sulla sorte di Tommaso. O forse quei diari raccontano un enigma ancora più profondo e inquietante. E il maresciallo De Benedittis sa di non aver altra scelta che aprirli.

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Invisibile

Una magica storia d’amore Dagli autori bestseller del «New York Times» Stephen è abituato a non essere notato. È nato così. Invisibile. A causa di una maledizione. Elizabeth ha desiderato spesso di essere invisibile. Se la gente non ti vede, nessuno può ferirti. Quando i due si incontrano però, qualcosa cambia per sempre nelle loro vite. Stephen si accorge con stupore che Elizabeth riesce a vederlo, e la ragazza si rende conto che desidera essere vista da Stephen, che non ha paura di mostrarsi a lui. Cosa sta succedendo? Da dove ha origine la maledizione che pesa sulla famiglia di Stephen? All’improvviso i ragazzi si ritrovano catapultati in un mondo segreto popolato da maghi e stregoni, di fronte a una scelta difficile, che mette in gioco il loro amore e le loro vite. Dagli autori bestseller del «New York Times» Una magica storia d’amore tra un ragazzo che ha la maledizione di non poter essere visto e l’unica ragazza che può vederlo «Magia, romanzo d’amore e d’amicizia: la storia e i suoi personaggi mi hanno completamente catturato.» «Unisce il realismo magico al romanzo contemporaneo, Invisibile è una meravigliosa storia che parla di cosa si fa per amare davvero qualcuno.» Andrea Cremerè autrice bestseller del «New York Times». È nata nel nord del Wisconsin e ora vive a Manhattan, ma si sente sempre una ragazza di provincia. Prima di scrivere a tempo pieno insegnava Storia moderna all’università.David Levithanè autore di molti romanzi Young Adult, fantasy e soprannaturali. Ha studiato Letteratura inglese e Scienze politiche. Oltre a scrivere, lavora come editor.

Una magica storia d’amore Dagli autori bestseller del «New York Times» Stephen è abituato a non essere notato. È nato così. Invisibile. A causa di una maledizione. Elizabeth ha desiderato spesso di essere invisibile. Se la gente non ti vede, nessuno può ferirti. Quando i due si incontrano però, qualcosa cambia per sempre nelle loro vite. Stephen si accorge con stupore che Elizabeth riesce a vederlo, e la ragazza si rende conto che desidera essere vista da Stephen, che non ha paura di mostrarsi a lui. Cosa sta succedendo? Da dove ha origine la maledizione che pesa sulla famiglia di Stephen? All’improvviso i ragazzi si ritrovano catapultati in un mondo segreto popolato da maghi e stregoni, di fronte a una scelta difficile, che mette in gioco il loro amore e le loro vite. Dagli autori bestseller del «New York Times» Una magica storia d’amore tra un ragazzo che ha la maledizione di non poter essere visto e l’unica ragazza che può vederlo «Magia, romanzo d’amore e d’amicizia: la storia e i suoi personaggi mi hanno completamente catturato.» «Unisce il realismo magico al romanzo contemporaneo, Invisibile è una meravigliosa storia che parla di cosa si fa per amare davvero qualcuno.» Andrea Cremerè autrice bestseller del «New York Times». È nata nel nord del Wisconsin e ora vive a Manhattan, ma si sente sempre una ragazza di provincia. Prima di scrivere a tempo pieno insegnava Storia moderna all’università.David Levithanè autore di molti romanzi Young Adult, fantasy e soprannaturali. Ha studiato Letteratura inglese e Scienze politiche. Oltre a scrivere, lavora come editor.

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Introduzione alla sociolinguistica

La lingua è un elemento fondamentale della cultura e della società. Cinquantanni di ricerche sociolinguistiche hanno permesso di conoscere, in modo sempre più approfondito, le interazioni tra lingua e società: attraverso l’analisi del linguaggio è, infatti, possibile addentrarsi nella complessità della struttura sociale, nelle sue dinamiche e nei suoi conflitti. Una sociolinguistica orientata in senso antropologico, come quella proposta in questo libro fondamentale da Giorgio Cardona, ci permette di comprendere appieno gli aspetti sociali, culturali e ideologici dell’uso del linguaggio, di scoprire come, operando sottili azioni di rielaborazione del linguaggio, diventi addirittura possibile intervenire sui rapporti tra individui, e come ogni cambiamento culturale si rifletta direttamente sul linguaggio e lo trasformi. Introduzione alla sociolinguistica è, quindi, il punto di partenza necessario per comprendere come la lingua, specchio della società che la crea, agisca a sua volta tanto prepotentemente su di essa da arrivare ad essere la sua spina dorsale.

La lingua è un elemento fondamentale della cultura e della società. Cinquantanni di ricerche sociolinguistiche hanno permesso di conoscere, in modo sempre più approfondito, le interazioni tra lingua e società: attraverso l’analisi del linguaggio è, infatti, possibile addentrarsi nella complessità della struttura sociale, nelle sue dinamiche e nei suoi conflitti. Una sociolinguistica orientata in senso antropologico, come quella proposta in questo libro fondamentale da Giorgio Cardona, ci permette di comprendere appieno gli aspetti sociali, culturali e ideologici dell’uso del linguaggio, di scoprire come, operando sottili azioni di rielaborazione del linguaggio, diventi addirittura possibile intervenire sui rapporti tra individui, e come ogni cambiamento culturale si rifletta direttamente sul linguaggio e lo trasformi. Introduzione alla sociolinguistica è, quindi, il punto di partenza necessario per comprendere come la lingua, specchio della società che la crea, agisca a sua volta tanto prepotentemente su di essa da arrivare ad essere la sua spina dorsale.

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Immaginare altre vite: Realtà, progetti, desideri

Per sfuggire agli orizzonti ristretti entro cui sarebbe confinata la nostra esistenza ci serviamo della immaginazione, alimentata dal confronto non solo con persone reali, ma anche con figure tratte dai testi letterari e dai media. Grazie allo sviluppo delle nuove tecnologie della comunicazione, ciascuno dispone oggi, fin dall’infanzia, di un enorme repertorio di modelli di vita e di esperienza, tratti da differenti culture, che ne modificano le maniere di fantasticare, pensare e agire. Nel passato, oltre ai genitori e alla limitata cerchia dei conoscenti, i personaggi esemplari erano relativamente pochi e circonfusi di gloria: sovrani, condottieri, fondatori di religioni, santi, poeti o filosofi. Da quando i modelli con cui identificarsi si sono inflazionati, popolandosi di celebrità, la costruzione di un io autonomo, capace di inglobare l’alterità e di arricchirsi per suo tramite, è diventata più incerta. L’identità individuale, ibrido frutto d’imitazione e d’invenzione di sé (che si orienta attraverso la tacita domanda “chi vorrei essere?”), da un lato, si indebolisce allorché i modelli, diventando effimeri, perdono d’autorità; dall’altro, quasi per compensazione, esige per il soggetto maggiore visibilità e riconoscimento. Ma, se ognuno è connesso ad altre esistenze e capace di racchiuderne molte, non corre forse il rischio di perdere la propria consistenza e di trasformare l’immaginazione, più che in un fattore di crescita, in un trastullarsi inoperoso o, peggio, in un nocivo strumento di fuga dal mondo e di paralisi della volontà? Come smorzare allora l’oscillazione tra il rispetto dei vincoli imposti dalla realtà e la logica dei desideri tesi a sovvertirla? Come il fatto di immaginare altre vite può incidere sulla politica in un periodo in cui si acuisce la percezione della precarietà e vulnerabilità dell’esistenza e in cui si riduce la possibilità di progettare sensatamente il futuro?

Per sfuggire agli orizzonti ristretti entro cui sarebbe confinata la nostra esistenza ci serviamo della immaginazione, alimentata dal confronto non solo con persone reali, ma anche con figure tratte dai testi letterari e dai media. Grazie allo sviluppo delle nuove tecnologie della comunicazione, ciascuno dispone oggi, fin dall’infanzia, di un enorme repertorio di modelli di vita e di esperienza, tratti da differenti culture, che ne modificano le maniere di fantasticare, pensare e agire. Nel passato, oltre ai genitori e alla limitata cerchia dei conoscenti, i personaggi esemplari erano relativamente pochi e circonfusi di gloria: sovrani, condottieri, fondatori di religioni, santi, poeti o filosofi. Da quando i modelli con cui identificarsi si sono inflazionati, popolandosi di celebrità, la costruzione di un io autonomo, capace di inglobare l’alterità e di arricchirsi per suo tramite, è diventata più incerta. L’identità individuale, ibrido frutto d’imitazione e d’invenzione di sé (che si orienta attraverso la tacita domanda “chi vorrei essere?”), da un lato, si indebolisce allorché i modelli, diventando effimeri, perdono d’autorità; dall’altro, quasi per compensazione, esige per il soggetto maggiore visibilità e riconoscimento. Ma, se ognuno è connesso ad altre esistenze e capace di racchiuderne molte, non corre forse il rischio di perdere la propria consistenza e di trasformare l’immaginazione, più che in un fattore di crescita, in un trastullarsi inoperoso o, peggio, in un nocivo strumento di fuga dal mondo e di paralisi della volontà? Come smorzare allora l’oscillazione tra il rispetto dei vincoli imposti dalla realtà e la logica dei desideri tesi a sovvertirla? Come il fatto di immaginare altre vite può incidere sulla politica in un periodo in cui si acuisce la percezione della precarietà e vulnerabilità dell’esistenza e in cui si riduce la possibilità di progettare sensatamente il futuro?

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