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Ombre sulla luna

The time: 200 years after man’s first landing on the Moon. There are permanent populations established on the Moon, Venus and Mars. Outer space inhabitants have formed a new political entity, the Federation, and between the Federation and Earth a growing rivalry has developed. EARTHLIGHT is the story of this emerging conflict.

The time: 200 years after man’s first landing on the Moon. There are permanent populations established on the Moon, Venus and Mars. Outer space inhabitants have formed a new political entity, the Federation, and between the Federation and Earth a growing rivalry has developed. EARTHLIGHT is the story of this emerging conflict.

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Nudge. La Spinta Gentile

“Questo libro migliorerà le nostre decisioni” Daniel Kahneman, premio Nobel per l’Economia Ogni giorno prendiamo decisioni sui temi più disparati: come investire i nostri soldi, cosa mangiare per cena, con che mezzo di trasporto raggiungere il centro della città. Purtroppo facciamo spesso scelte sbagliate. Mangiamo troppo, usiamo la macchina quando potremmo andare a piedi o scegliamo il mutuo meno conveniente. Siamo esseri umani, non calcolatori perfettamente razionali, e siamo condizionati da troppe informazioni contrastanti, dall’inerzia e dalla limitata forza di volontà. È per questo che abbiamo bisogno di un “pungolo”, di una spinta gentile che ci indirizzi verso la scelta giusta: di un nudge, come l’hanno battezzato l’economista Richard Thaler e il giurista Cass Sunstein in questo libro che negli Stati Uniti è stato un vero e proprio bestseller. L’idea di Thaler e Sunstein è semplice ma geniale: per introdurre pratiche di buona cittadinanza, occorre imparare a usare a fin di bene l’irrazionalità umana. I campi d’applicazione sono potenzialmente illimitati: dal sistema pensionistico allo smaltimento dei rifiuti, con conseguenze non da poco anche per la politica, soprattutto in tempi di scarsità. Perché una buona architettura della scelta può consentire ai governi di tutelare la libertà dei cittadini, incoraggiandoli però a prendere decisioni più sagge.

“Questo libro migliorerà le nostre decisioni” Daniel Kahneman, premio Nobel per l’Economia Ogni giorno prendiamo decisioni sui temi più disparati: come investire i nostri soldi, cosa mangiare per cena, con che mezzo di trasporto raggiungere il centro della città. Purtroppo facciamo spesso scelte sbagliate. Mangiamo troppo, usiamo la macchina quando potremmo andare a piedi o scegliamo il mutuo meno conveniente. Siamo esseri umani, non calcolatori perfettamente razionali, e siamo condizionati da troppe informazioni contrastanti, dall’inerzia e dalla limitata forza di volontà. È per questo che abbiamo bisogno di un “pungolo”, di una spinta gentile che ci indirizzi verso la scelta giusta: di un nudge, come l’hanno battezzato l’economista Richard Thaler e il giurista Cass Sunstein in questo libro che negli Stati Uniti è stato un vero e proprio bestseller. L’idea di Thaler e Sunstein è semplice ma geniale: per introdurre pratiche di buona cittadinanza, occorre imparare a usare a fin di bene l’irrazionalità umana. I campi d’applicazione sono potenzialmente illimitati: dal sistema pensionistico allo smaltimento dei rifiuti, con conseguenze non da poco anche per la politica, soprattutto in tempi di scarsità. Perché una buona architettura della scelta può consentire ai governi di tutelare la libertà dei cittadini, incoraggiandoli però a prendere decisioni più sagge.

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Nikolaj Gogol’

«Le ho appena spedito il mio “Gogol’ attraverso lo specchio”» scrive Nabokov, alla fi­ne di maggio del 1943, all’editore Laughlin che gli ha commissionato un saggio divulgativo sullo scrittore russo. «Questo piccolo libro mi è costato più fatica di qualsiasi altro. La ragione è chiara: dovevo prima creare Gogol’ (tradurlo) e poi analizzarlo (tradurre le mie idee russe su di lui). Lo strappo ricorrente compiuto nel passare da un ritmo di lavoro all’altro mi ha esaurito. Mi ci è voluto esattamente un anno per scrivere il libro. Non avrei mai accettato la sua proposta se avessi saputo quanti galloni di sangue-cervello avrebbe assorbito; né lei avrebbe fatto la proposta se avesse saputo quanto a lungo doveva aspettare». Il saggio ottiene subito un grande successo, anche se dall’inizio alla fine Nabokov si guarda bene dal seguire le indicazioni ricevute, e manifesta ripulsa per i riassunti e le pedanti esposizioni tipiche del volgarizzatore. Predilige piuttosto gli effetti sorprendenti (comincia con la morte di Gogol’ per finire con la sua nascita), gli aspetti bizzarri, le diversioni impazienti – e si limita a ciò che ritiene il meglio dello scrittore, trascurando il resto. Ma riesce, con il suo tocco magico, a trasformare particolari in apparenza insulsi, dettagli persino privi di senso artistico, in trionfi del­l’immagi­nazione: lo sciame di personaggi secondari del “Revisore”, che prendono vita nello spazio di una digressione; la splendida poe­tica dell’irrilevanza e l’apo­teosi della volgarità compiaciuta in “Anime morte”; le oscillazioni perturbanti di un incubo grottesco nel “Cappotto”, a cui dedica, in un superbo crescendo, l’ultimo capitolo – prologo folgorante all’estetica del Nabokov nar­ratore.

«Le ho appena spedito il mio “Gogol’ attraverso lo specchio”» scrive Nabokov, alla fi­ne di maggio del 1943, all’editore Laughlin che gli ha commissionato un saggio divulgativo sullo scrittore russo. «Questo piccolo libro mi è costato più fatica di qualsiasi altro. La ragione è chiara: dovevo prima creare Gogol’ (tradurlo) e poi analizzarlo (tradurre le mie idee russe su di lui). Lo strappo ricorrente compiuto nel passare da un ritmo di lavoro all’altro mi ha esaurito. Mi ci è voluto esattamente un anno per scrivere il libro. Non avrei mai accettato la sua proposta se avessi saputo quanti galloni di sangue-cervello avrebbe assorbito; né lei avrebbe fatto la proposta se avesse saputo quanto a lungo doveva aspettare». Il saggio ottiene subito un grande successo, anche se dall’inizio alla fine Nabokov si guarda bene dal seguire le indicazioni ricevute, e manifesta ripulsa per i riassunti e le pedanti esposizioni tipiche del volgarizzatore. Predilige piuttosto gli effetti sorprendenti (comincia con la morte di Gogol’ per finire con la sua nascita), gli aspetti bizzarri, le diversioni impazienti – e si limita a ciò che ritiene il meglio dello scrittore, trascurando il resto. Ma riesce, con il suo tocco magico, a trasformare particolari in apparenza insulsi, dettagli persino privi di senso artistico, in trionfi del­l’immagi­nazione: lo sciame di personaggi secondari del “Revisore”, che prendono vita nello spazio di una digressione; la splendida poe­tica dell’irrilevanza e l’apo­teosi della volgarità compiaciuta in “Anime morte”; le oscillazioni perturbanti di un incubo grottesco nel “Cappotto”, a cui dedica, in un superbo crescendo, l’ultimo capitolo – prologo folgorante all’estetica del Nabokov nar­ratore.

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Nettunio 237

I riformatori hanno vinto il primo « round ». Sono riusciti a far sospendere dal servizio attivo il capitano Thorwald Paulsson, asso della flotta spaziale, con un’accusa inconsistente che egli non ha però il modo di controbattere. Riuscirà a riavere il grado con tutti gli onori soltanto se potrà portare a termine una rischiosissima e audace impresa: dovrà recarsi sul pianeta Danaan a scoprirne i segreti dei giacimenti di nettunio. In questo libro, in cui si schiudono le meraviglie racchiuse nello spazio e nel mondo futuro, è narrato come il capitano, novello Giasone alla conquista di un eccezionale Vello d’oro, riesca a condurre a termine la sua impresa contro le insidie dei pirati spaziali, contro i rischi delle fermate in pianeti sconosciuti, contro l’opposta volontà di due donne straordinarie, innamorate e gelose.
Copertina di Curt Caesar

I riformatori hanno vinto il primo « round ». Sono riusciti a far sospendere dal servizio attivo il capitano Thorwald Paulsson, asso della flotta spaziale, con un’accusa inconsistente che egli non ha però il modo di controbattere. Riuscirà a riavere il grado con tutti gli onori soltanto se potrà portare a termine una rischiosissima e audace impresa: dovrà recarsi sul pianeta Danaan a scoprirne i segreti dei giacimenti di nettunio. In questo libro, in cui si schiudono le meraviglie racchiuse nello spazio e nel mondo futuro, è narrato come il capitano, novello Giasone alla conquista di un eccezionale Vello d’oro, riesca a condurre a termine la sua impresa contro le insidie dei pirati spaziali, contro i rischi delle fermate in pianeti sconosciuti, contro l’opposta volontà di due donne straordinarie, innamorate e gelose.
Copertina di Curt Caesar

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Nessuna croce manca

Taranto, fine anni Ottanta. Claudio, Dindo, Gorgo e Chiodo sono amici. Frequentano il liceo, lo stadio, la sezione del Movimento sociale italiano. Le loro storie sono la Storia più recente della destra italiana. Una giovinezza passata all’ombra degli impianti cancerosi dell’Ilva, fra uno scontro in curva e una riunione studentesca, con il sogno comune di riuscire ad andare in macchina a Berlino, per vedere crollare il Muro e vivere in prima persona la sconfitta del nemico.
Senza accorgersi, però, che il nemico peggiore è il tempo, che li dividerà e gli farà intraprendere strade molto diverse. Alcuni continuano a studiare, altri si perdono, finendo per estremizzare le proprie convinzioni, altri le perdono del tutto, decidendo di vivere la propria esistenza in maniera più placida. Ma le vicende politiche continuano a susseguirsi, tra le monetine dell’Hotel Raphael e la candidatura di Fini al Campidoglio, tra la caduta dei potentati DC e il confronto campale del congresso di Fiuggi.
Nessuna croce manca è la storia di tutte le sconfitte che ancora bruciano sulla pelle di una generazione. Una generazione sbagliata e sempre perdente, fatta di giovanissimi reduci già disillusi da ogni cosa.
«Scriviamo volantini e facciamo casini per battaglie così lontane che nemmeno la scoreggia dei nostri urli arriva a destinazione, lo sai questo, sì? Ne sei consapevole? Mi chiedo se non facciamo politica per dare soddisfazione a noi stessi e basta.»

Taranto, fine anni Ottanta. Claudio, Dindo, Gorgo e Chiodo sono amici. Frequentano il liceo, lo stadio, la sezione del Movimento sociale italiano. Le loro storie sono la Storia più recente della destra italiana. Una giovinezza passata all’ombra degli impianti cancerosi dell’Ilva, fra uno scontro in curva e una riunione studentesca, con il sogno comune di riuscire ad andare in macchina a Berlino, per vedere crollare il Muro e vivere in prima persona la sconfitta del nemico.
Senza accorgersi, però, che il nemico peggiore è il tempo, che li dividerà e gli farà intraprendere strade molto diverse. Alcuni continuano a studiare, altri si perdono, finendo per estremizzare le proprie convinzioni, altri le perdono del tutto, decidendo di vivere la propria esistenza in maniera più placida. Ma le vicende politiche continuano a susseguirsi, tra le monetine dell’Hotel Raphael e la candidatura di Fini al Campidoglio, tra la caduta dei potentati DC e il confronto campale del congresso di Fiuggi.
Nessuna croce manca è la storia di tutte le sconfitte che ancora bruciano sulla pelle di una generazione. Una generazione sbagliata e sempre perdente, fatta di giovanissimi reduci già disillusi da ogni cosa.
«Scriviamo volantini e facciamo casini per battaglie così lontane che nemmeno la scoreggia dei nostri urli arriva a destinazione, lo sai questo, sì? Ne sei consapevole? Mi chiedo se non facciamo politica per dare soddisfazione a noi stessi e basta.»

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Nemico Di Se Stesso

L’agente Thomas Webber ha fatto tre voti: a sua moglie un voto nuziale, a Dio di resistere alla tentazione e alla polizia di far rispettare la legge. Ma quando un tornado colpisce il suo paesino e Tom è costretto a mettersi al riparo con uno sconosciuto, i desideri a lungo repressi tornano a galla e gli è impossibile resistere.   Ben Parker ha nascosto la sua vera natura per tutta la vita. Nel 1952 le leggi sono chiare e farsi scoprire significherebbe marcire in galera, emarginato o, peggio, condannato a morte. Conclusa la guerra non riesce a trovare lavoro e decide di darsi alla macchia. Sette anni dopo è ancora arrabbiato e stanco di nascondere al mondo chi è davvero. Dopo aver incontrato Thomas, Ben riesce per la prima volta a immaginare di sistemarsi. C’è solo un problema: ha già costretto Thomas a infrangere la legge e a fargli da alibi. E poi c’è il piccolo ostacolo della moglie di Tom, la sua famiglia e il suo impegno con la cittadina di Ramer.

L’agente Thomas Webber ha fatto tre voti: a sua moglie un voto nuziale, a Dio di resistere alla tentazione e alla polizia di far rispettare la legge. Ma quando un tornado colpisce il suo paesino e Tom è costretto a mettersi al riparo con uno sconosciuto, i desideri a lungo repressi tornano a galla e gli è impossibile resistere.   Ben Parker ha nascosto la sua vera natura per tutta la vita. Nel 1952 le leggi sono chiare e farsi scoprire significherebbe marcire in galera, emarginato o, peggio, condannato a morte. Conclusa la guerra non riesce a trovare lavoro e decide di darsi alla macchia. Sette anni dopo è ancora arrabbiato e stanco di nascondere al mondo chi è davvero. Dopo aver incontrato Thomas, Ben riesce per la prima volta a immaginare di sistemarsi. C’è solo un problema: ha già costretto Thomas a infrangere la legge e a fargli da alibi. E poi c’è il piccolo ostacolo della moglie di Tom, la sua famiglia e il suo impegno con la cittadina di Ramer.

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Nemesi: La Strada Oltre il Buio

Il risveglio non sarà come lo avevano immaginato Elettra e Lucas, il destino si abbatterà su di loro proprio quando entrambi avevano deposto le armi. Cosa accade ad un uomo quando gli viene sottratto tutto? L’amore, la propria vita, il proprio lavoro. Lucas non ha più nulla, non gli rimane, quindi, che cedere al tormento e ad una rabbia cieca e distruttrice: la sua luce si è spenta con la scomparsa della donna alla quale aveva donato ogni cosa. Elettra ha fatto la sua scelta, ha deciso lei per entrambi, nella convinzione che solo in questo modo sia possibile liberare l’uomo che ama dalla maledizione che la perseguita sin dalla nascita. Il dolore getterà la donna nel buco nero dal quale era uscita, quel luogo oscuro e asfissiante che è dentro di lei. Le anime mutilate dei due giovani si divideranno a Roma, per ritrovarsi in una notte di luna piena nel misterioso e selvaggio sfondo della Savana, dove tutto è possibile, ma niente è come appare.Il Congo e i suoi scenari faranno da sfondo in questo capitolo conclusivo, nel quale nuove figure si intrecceranno alle sorti dei due protagonisti. Quello che Elettra e Lucas scopriranno insieme non è solo il loro destino, ma la strada che li condurrà in una nuova, affascinante avventura dai contorni sorprendenti.NEMESI è L’ultimo capitolo del romanzo Claustrofobia.Il romanzo tratta delle tematiche consigliate solo ad un pubblico adulto e consapevole.Quest’opera contribuisce a sostenere il progetto Save the Children.

Il risveglio non sarà come lo avevano immaginato Elettra e Lucas, il destino si abbatterà su di loro proprio quando entrambi avevano deposto le armi. Cosa accade ad un uomo quando gli viene sottratto tutto? L’amore, la propria vita, il proprio lavoro. Lucas non ha più nulla, non gli rimane, quindi, che cedere al tormento e ad una rabbia cieca e distruttrice: la sua luce si è spenta con la scomparsa della donna alla quale aveva donato ogni cosa. Elettra ha fatto la sua scelta, ha deciso lei per entrambi, nella convinzione che solo in questo modo sia possibile liberare l’uomo che ama dalla maledizione che la perseguita sin dalla nascita. Il dolore getterà la donna nel buco nero dal quale era uscita, quel luogo oscuro e asfissiante che è dentro di lei. Le anime mutilate dei due giovani si divideranno a Roma, per ritrovarsi in una notte di luna piena nel misterioso e selvaggio sfondo della Savana, dove tutto è possibile, ma niente è come appare.Il Congo e i suoi scenari faranno da sfondo in questo capitolo conclusivo, nel quale nuove figure si intrecceranno alle sorti dei due protagonisti. Quello che Elettra e Lucas scopriranno insieme non è solo il loro destino, ma la strada che li condurrà in una nuova, affascinante avventura dai contorni sorprendenti.NEMESI è L’ultimo capitolo del romanzo Claustrofobia.Il romanzo tratta delle tematiche consigliate solo ad un pubblico adulto e consapevole.Quest’opera contribuisce a sostenere il progetto Save the Children.

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Nanà

Nono dei venti romanzi del famoso ciclo dei ‘Rougon-Macquart’, è probabilmente quello di maggior successo grazia al suo ritratto fedele della ricca borghesia francese di fine Ottocento. È la storia di una ragazza che viene dai ceti sociali più umili e cerca di inserirsi nella società parigina che conta, di guadagnarne il rispetto. Ottenuto un grande successo teatrale pur non possedendo un vero talento canoro e recitativo, si dedicherà poi allo sperpero del patrimonio dei suoi numerosi amanti. Una parabola di vorticosa ascesa e di rapida discesa: ciò che Nanà tocca, appassisce in una spirale che non risparmia nemmeno il suo unico figlio. Sarà causa di odio, divisioni, suicidi. Da questo romanzo sono tratti numerosi adattamenti teatrali e televisivi ed è un meraviglioso ritratto di come l’avidità umana possa sfigurare il corpo e la mente degli individui. All’interno – come in tutti i volumi Fermento – gli “Indicatori” per consentire al lettore un agevole viaggio dentro il libro.

Nono dei venti romanzi del famoso ciclo dei ‘Rougon-Macquart’, è probabilmente quello di maggior successo grazia al suo ritratto fedele della ricca borghesia francese di fine Ottocento. È la storia di una ragazza che viene dai ceti sociali più umili e cerca di inserirsi nella società parigina che conta, di guadagnarne il rispetto. Ottenuto un grande successo teatrale pur non possedendo un vero talento canoro e recitativo, si dedicherà poi allo sperpero del patrimonio dei suoi numerosi amanti. Una parabola di vorticosa ascesa e di rapida discesa: ciò che Nanà tocca, appassisce in una spirale che non risparmia nemmeno il suo unico figlio. Sarà causa di odio, divisioni, suicidi. Da questo romanzo sono tratti numerosi adattamenti teatrali e televisivi ed è un meraviglioso ritratto di come l’avidità umana possa sfigurare il corpo e la mente degli individui. All’interno – come in tutti i volumi Fermento – gli “Indicatori” per consentire al lettore un agevole viaggio dentro il libro.

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Musica Rock Da Vittula

È un fiume gelato che in primavera resuscita e con una pressione lenta ma inesorabile manda in frantumi il pesante mantello di ghiaccio. È una forza che ti prende e ti schiaccia contro le pareti della stanza e non puoi reagire, devi ascoltare. È un turbine che ti investe e la tua vita non è più la stessa. È il rock. È il rock che ti fa saltare con un manico di scopa a tracolla e urlare nell’impugnatura di una corda davanti ai compagni di scuola esterrefatti se non hai chitarra e microfono. È il rock che ti fa sentire *qualcuno* quando per il mondo sei nessuno. Sono le gambe ondulanti di Elvis e il ritmo dei Beatles che negli anni ’60 salvano Matti e Niila, cresciuti nella cittadina di Pajala, persa tra paludi e foreste al confine tra Svezia e Finlandia, in un’appendice senza identità e senza storia, talmente a nord che non c’è nulla sulla cartina della scuola, talmente piccola che per comprare riviste erotiche devi andare nel paese vicino. A Vittula, il quartiere povero, neanche l’arrivo dell’asfalto e del benessere può cambiare le abitudini dei silenziosi taglialegna che, dopo un paio di bicchieri di acquavite trasformano un matrimonio in famiglia in una gara di spacconate e braccio di ferro, e ti giudicano sul metro della resistenza all’alcol e alla sauna. Ma la musica non è solo rottura, è il filo rosso che porta al passaggio dall’infanzia all’adolescenza, la progressiva scoperta di quella realtà un po’ cruda, fantastica e ironica, ma senza dubbio amata, in cui Niemi proietta, tra epos e realismo magico, la sua esotica regione natale. Il fantasma della nonna che bisogna evirare, una drammatica guerra ai topi, pestaggi e gare di sbronze, sciate e sfide a hockey, ma soprattutto le ragazze, questo mistero: tra episodi grotteschi ed esilaranti, religione e sogni “che si gonfiano come grosse mongolfiere colorate”, umorismo e poesia, c’è il riconoscimento delle proprie radici, l’accettazione di quella rete di passioni, di ricordi e di paure che unisce la gente della piccola comunità, la vera mappa sotterranea che resta a orientare la vita e a nutrire la nostalgia.

È un fiume gelato che in primavera resuscita e con una pressione lenta ma inesorabile manda in frantumi il pesante mantello di ghiaccio. È una forza che ti prende e ti schiaccia contro le pareti della stanza e non puoi reagire, devi ascoltare. È un turbine che ti investe e la tua vita non è più la stessa. È il rock. È il rock che ti fa saltare con un manico di scopa a tracolla e urlare nell’impugnatura di una corda davanti ai compagni di scuola esterrefatti se non hai chitarra e microfono. È il rock che ti fa sentire *qualcuno* quando per il mondo sei nessuno. Sono le gambe ondulanti di Elvis e il ritmo dei Beatles che negli anni ’60 salvano Matti e Niila, cresciuti nella cittadina di Pajala, persa tra paludi e foreste al confine tra Svezia e Finlandia, in un’appendice senza identità e senza storia, talmente a nord che non c’è nulla sulla cartina della scuola, talmente piccola che per comprare riviste erotiche devi andare nel paese vicino. A Vittula, il quartiere povero, neanche l’arrivo dell’asfalto e del benessere può cambiare le abitudini dei silenziosi taglialegna che, dopo un paio di bicchieri di acquavite trasformano un matrimonio in famiglia in una gara di spacconate e braccio di ferro, e ti giudicano sul metro della resistenza all’alcol e alla sauna. Ma la musica non è solo rottura, è il filo rosso che porta al passaggio dall’infanzia all’adolescenza, la progressiva scoperta di quella realtà un po’ cruda, fantastica e ironica, ma senza dubbio amata, in cui Niemi proietta, tra epos e realismo magico, la sua esotica regione natale. Il fantasma della nonna che bisogna evirare, una drammatica guerra ai topi, pestaggi e gare di sbronze, sciate e sfide a hockey, ma soprattutto le ragazze, questo mistero: tra episodi grotteschi ed esilaranti, religione e sogni “che si gonfiano come grosse mongolfiere colorate”, umorismo e poesia, c’è il riconoscimento delle proprie radici, l’accettazione di quella rete di passioni, di ricordi e di paure che unisce la gente della piccola comunità, la vera mappa sotterranea che resta a orientare la vita e a nutrire la nostalgia.

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Morbida come un batuffolo

A trentaquattro anni Blake Hamilton era un playboy deciso a non impegnarsi e a restare libero.
Ma nei confronti di Kathryn Mary Kilpatrick si comportava come un guardiano più severo del padre che la ragazza aveva perduto.
Mary cercò di ribellarsi fra le braccia d’un altro uomo, ma Blake, furioso, promise di darle una lezione che non avrebbe dimenticato mai più.
A quel punto, però, Cupido ci mise la zampina, e fra i due nacque una passione che se ancora non era amore vero e proprio, vi si avvicinava pericolosamente…

A trentaquattro anni Blake Hamilton era un playboy deciso a non impegnarsi e a restare libero.
Ma nei confronti di Kathryn Mary Kilpatrick si comportava come un guardiano più severo del padre che la ragazza aveva perduto.
Mary cercò di ribellarsi fra le braccia d’un altro uomo, ma Blake, furioso, promise di darle una lezione che non avrebbe dimenticato mai più.
A quel punto, però, Cupido ci mise la zampina, e fra i due nacque una passione che se ancora non era amore vero e proprio, vi si avvicinava pericolosamente…

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Molti Inconsci Per Un Cervello

La vita mentale inconscia prevale su quella conscia. Quale rapporto c’è tra la parte emersa dell’iceberg e quella sommersa? Quanti sono gli inconsci? Possiamo rimediare agli errori sistematici del giudizio e della decisione di cui non ci rendiamo conto?
Per secoli, la mente umana è sembrata trasparente. Si sapeva che qualcosa sfuggiva al controllo della coscienza, ma si trattava di messaggi inviati dagli dèi. Poi, tutto cambia. Con Freud è l’inconscio che spiega l’origine e il significato dei sogni, ma anche le sviste e i lapsus della vita quotidiana. Un inconscio che tutti noi conosciamo, ma che non è l’unico. Incontreremo qui altri inconsci; quello, pervasivo, che chiamiamo cognitivo e che è l’esito dell’evoluzione naturale del cervello. E ancora: la mole enorme di informazioni che ci sommerge attraverso gli schermi dei nostri computer ha creato una sorta d’inconscio artificiale, fonte di trappole insidiose per il nostro giudizio. Conoscere i molteplici inconsci e capire come interagiscono significa smascherare i meccanismi che ci possono ingannare, e che ci illudono di essere più consapevoli di quanto in realtà siamo.

La vita mentale inconscia prevale su quella conscia. Quale rapporto c’è tra la parte emersa dell’iceberg e quella sommersa? Quanti sono gli inconsci? Possiamo rimediare agli errori sistematici del giudizio e della decisione di cui non ci rendiamo conto?
Per secoli, la mente umana è sembrata trasparente. Si sapeva che qualcosa sfuggiva al controllo della coscienza, ma si trattava di messaggi inviati dagli dèi. Poi, tutto cambia. Con Freud è l’inconscio che spiega l’origine e il significato dei sogni, ma anche le sviste e i lapsus della vita quotidiana. Un inconscio che tutti noi conosciamo, ma che non è l’unico. Incontreremo qui altri inconsci; quello, pervasivo, che chiamiamo cognitivo e che è l’esito dell’evoluzione naturale del cervello. E ancora: la mole enorme di informazioni che ci sommerge attraverso gli schermi dei nostri computer ha creato una sorta d’inconscio artificiale, fonte di trappole insidiose per il nostro giudizio. Conoscere i molteplici inconsci e capire come interagiscono significa smascherare i meccanismi che ci possono ingannare, e che ci illudono di essere più consapevoli di quanto in realtà siamo.

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Mio padre è stato anche Beppe Viola

Che padre era Beppe Viola, quando non era allo stadio o in onda? In che modo riusciva a incanalare, nella vita quotidiana con la moglie e le quattro figlie, tutto il genio e l’esuberanza che poi sprigionava in ogni cosa? Come gestiva quella grande fama che era scoppiata tutta assieme, e di cui in verità si vergognava anche un po’ con gli amici? In questo racconto, scritto dalla penna abile e sensibile della figlia Marina, c’è il Beppe uomo, quello che divideva il suo tempo con l’amico di sempre Enzo Jannacci, quello che buttava giù canzoni di getto davanti a un vino rosso insieme a Cochi e Renato, quello che si sganasciava dalle risate mentre scriveva film per Mario Monicelli. Quello che portava la figlia di sei anni allo stadio e la riaccompagnava alla metropolitana venti minuti dopo perché non sapeva chi era il ventitreesimo giocatore vestito di nero. O quello che si offriva di accompagnare allo stadio un giovanissimo Bruno Pizzul alla sua prima telecronaca in Rai facendolo arrivare tardi. “Ecco cos’hanno in comune mio padre e Beppe Viola: si somigliano, hanno la stessa faccia. A volte è facile confonderli. Talmente facile che capita anche a me. Eppure sono persone diverse. Per prima cosa, uno è morto e l’altro no. Dunque, questo non è un libro su Beppe Viola. È un libro su mio padre, quello che mi sgridava quando la facevo fuori dal vaso, quello che mi firmava le giustificazioni, quello che veniva in vacanza con me, che leggeva il giornale sulla poltrona. Questo è il mio modo di salutarlo, una volta per tutte, e fargli fare il suo viaggio senza sensi di colpa.”

Che padre era Beppe Viola, quando non era allo stadio o in onda? In che modo riusciva a incanalare, nella vita quotidiana con la moglie e le quattro figlie, tutto il genio e l’esuberanza che poi sprigionava in ogni cosa? Come gestiva quella grande fama che era scoppiata tutta assieme, e di cui in verità si vergognava anche un po’ con gli amici? In questo racconto, scritto dalla penna abile e sensibile della figlia Marina, c’è il Beppe uomo, quello che divideva il suo tempo con l’amico di sempre Enzo Jannacci, quello che buttava giù canzoni di getto davanti a un vino rosso insieme a Cochi e Renato, quello che si sganasciava dalle risate mentre scriveva film per Mario Monicelli. Quello che portava la figlia di sei anni allo stadio e la riaccompagnava alla metropolitana venti minuti dopo perché non sapeva chi era il ventitreesimo giocatore vestito di nero. O quello che si offriva di accompagnare allo stadio un giovanissimo Bruno Pizzul alla sua prima telecronaca in Rai facendolo arrivare tardi. “Ecco cos’hanno in comune mio padre e Beppe Viola: si somigliano, hanno la stessa faccia. A volte è facile confonderli. Talmente facile che capita anche a me. Eppure sono persone diverse. Per prima cosa, uno è morto e l’altro no. Dunque, questo non è un libro su Beppe Viola. È un libro su mio padre, quello che mi sgridava quando la facevo fuori dal vaso, quello che mi firmava le giustificazioni, quello che veniva in vacanza con me, che leggeva il giornale sulla poltrona. Questo è il mio modo di salutarlo, una volta per tutte, e fargli fare il suo viaggio senza sensi di colpa.”

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Merlino e la nascita di Re Artù

L'autore ci racconta qui l’origine del Graal, la sacra coppa ricavata secondo la tradizione da uno smeraldo caduto dalla fronte di Lucifero mentre – scacciato da Dio – precipitava dal Paradiso. Coppa che viene celata e custodita in terra inglese da Giuseppe di Arimatea, che vi ha raccolto il sangue di Cristo deposto dalla Croce. L’isola di Bretagna, così chiamata da Bruto nipote di Enea, è terra di conquista, teatro di cruenti scontri fra Galli, Romani, Bretoni e Sassoni. Ma dall’unione di una donna con un demone è nel frattempo nato Merlino, colui che conosce il passato e il futuro del mondo e dell’umanità e che sa come riportare la pace nel regno. Proprio Merlino suggerisce a Uther Pendragon di istituire la Tavola Rotonda, la terza tavola dopo quella di Gesù con gli apostoli e quella del Santo Graal, e di riunire attorno a essa i cavalieri più leali e valorosi che viaggeranno per il mondo per portarvi pace e giustizia e per la gloria del regno di Bretagna. Un solo posto attorno alla Tavola Rotonda resterà vuoto fino al giorno in cui arriverà il Buon Cavaliere, colui che troverà il Graal. Ed è sempre Merlino che acconsente a far giacere Uther Pendragon con la donna di cui si è innamorato fino a perdere il sonno, a condizione che il frutto di quell’unione gli venga consegnato. Nasce così Artù: solo Merlino che conosce i destini del mondo lo sa, ma proprio quel bambino è stato scelto da Dio per essere re e dare l’avvio alla cerca del Santo Graal.

L'autore ci racconta qui l’origine del Graal, la sacra coppa ricavata secondo la tradizione da uno smeraldo caduto dalla fronte di Lucifero mentre – scacciato da Dio – precipitava dal Paradiso. Coppa che viene celata e custodita in terra inglese da Giuseppe di Arimatea, che vi ha raccolto il sangue di Cristo deposto dalla Croce. L’isola di Bretagna, così chiamata da Bruto nipote di Enea, è terra di conquista, teatro di cruenti scontri fra Galli, Romani, Bretoni e Sassoni. Ma dall’unione di una donna con un demone è nel frattempo nato Merlino, colui che conosce il passato e il futuro del mondo e dell’umanità e che sa come riportare la pace nel regno. Proprio Merlino suggerisce a Uther Pendragon di istituire la Tavola Rotonda, la terza tavola dopo quella di Gesù con gli apostoli e quella del Santo Graal, e di riunire attorno a essa i cavalieri più leali e valorosi che viaggeranno per il mondo per portarvi pace e giustizia e per la gloria del regno di Bretagna. Un solo posto attorno alla Tavola Rotonda resterà vuoto fino al giorno in cui arriverà il Buon Cavaliere, colui che troverà il Graal. Ed è sempre Merlino che acconsente a far giacere Uther Pendragon con la donna di cui si è innamorato fino a perdere il sonno, a condizione che il frutto di quell’unione gli venga consegnato. Nasce così Artù: solo Merlino che conosce i destini del mondo lo sa, ma proprio quel bambino è stato scelto da Dio per essere re e dare l’avvio alla cerca del Santo Graal.

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Maschera di diamante

Il XXI secolo è alla fine. Trent’anni sono passati da quando il pacifico Milieu Galattico ha accolto la Terra nella sua federazione e presto l’umanità sarà chiamata a far parte dell’Unità, la mente collettiva che raccoglie le razze aliene dell’universo. Ma non tutti ci credono. Un gruppo di ribelli, il cui numero cresce ogni giorno, trama per salvaguardare l’individualità della razza umana. E i ribelli hanno un sostenitore segreto: Furia, l’insana creatura metapsichica che non si ferma davanti a nulla pur di raggiungere ilsuo scopo ed esercitare il pieno controllo sull’umanità.

Il XXI secolo è alla fine. Trent’anni sono passati da quando il pacifico Milieu Galattico ha accolto la Terra nella sua federazione e presto l’umanità sarà chiamata a far parte dell’Unità, la mente collettiva che raccoglie le razze aliene dell’universo. Ma non tutti ci credono. Un gruppo di ribelli, il cui numero cresce ogni giorno, trama per salvaguardare l’individualità della razza umana. E i ribelli hanno un sostenitore segreto: Furia, l’insana creatura metapsichica che non si ferma davanti a nulla pur di raggiungere ilsuo scopo ed esercitare il pieno controllo sull’umanità.

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Mare solitario e altri 13 racconti

All'inizio del 1954, Alistair MacLean partecipò ad un concorso per racconti brevi indetto dal «Glasgow Herald», con una novella intitolata Il Dileas. e
l'ossessionante storia dell'amore di un vecchio marinaio per i suoi due figli un amore così grande da indurlo ad affrontare una terribile tempesta su un vecchio peschereccio, e a rischiare la propria vita e quella dell'equipaggio, per correre in loro soccorso.
Il Dileas vinse il primo premio, dando notorietà allo scrittore che, così, nell'ottobre del 1955 pubblicò il suo primo romanzo presso un'importante casa editrice britannica. Era H.M.S. Ulyses, che divenne immediatamente un grande best-seller. Un anno dopo pubblicò I cannoni di Navarone. Il resto è storia.
Quel che c'è di speciale nel Dileas è la straordinaria evocazione fatta da MacLean del potere e del richiamo del mare, e dell'incredibile coraggio e perseveranza degli uomini per cui il mare è vita. MacLean è uno di questi uomini; conosce e ama il mare, e comprende la vita marinara perché l'ha vissuta lui stesso.
Oltre trentanni dopo la pubblicazione del suo primo libro – e a pochi giorni dalla sua scomparsa – vengono raccolti qui per la prima volta i racconti di mare di Alistair MacLean. Ovviamente ce la novella premiata, il Dileas. Ma ci sono anche storie di battaglie
navali, di salvataggi da vascelli che affondano, di spionaggio a bordo di navi da guerra. E ci sono i personaggi della vita marinara: il capitano con il suo prezioso orologio d'oro, lo scaltro contrabbandiere di gioielli, il trafficante di eroina. Ci sono racconti su ogni aspetto della vita marinara, racconti vivi, brillanti: un vero grappolo d'oro dalla vigna di MacLean.

All'inizio del 1954, Alistair MacLean partecipò ad un concorso per racconti brevi indetto dal «Glasgow Herald», con una novella intitolata Il Dileas. e
l'ossessionante storia dell'amore di un vecchio marinaio per i suoi due figli un amore così grande da indurlo ad affrontare una terribile tempesta su un vecchio peschereccio, e a rischiare la propria vita e quella dell'equipaggio, per correre in loro soccorso.
Il Dileas vinse il primo premio, dando notorietà allo scrittore che, così, nell'ottobre del 1955 pubblicò il suo primo romanzo presso un'importante casa editrice britannica. Era H.M.S. Ulyses, che divenne immediatamente un grande best-seller. Un anno dopo pubblicò I cannoni di Navarone. Il resto è storia.
Quel che c'è di speciale nel Dileas è la straordinaria evocazione fatta da MacLean del potere e del richiamo del mare, e dell'incredibile coraggio e perseveranza degli uomini per cui il mare è vita. MacLean è uno di questi uomini; conosce e ama il mare, e comprende la vita marinara perché l'ha vissuta lui stesso.
Oltre trentanni dopo la pubblicazione del suo primo libro – e a pochi giorni dalla sua scomparsa – vengono raccolti qui per la prima volta i racconti di mare di Alistair MacLean. Ovviamente ce la novella premiata, il Dileas. Ma ci sono anche storie di battaglie
navali, di salvataggi da vascelli che affondano, di spionaggio a bordo di navi da guerra. E ci sono i personaggi della vita marinara: il capitano con il suo prezioso orologio d'oro, lo scaltro contrabbandiere di gioielli, il trafficante di eroina. Ci sono racconti su ogni aspetto della vita marinara, racconti vivi, brillanti: un vero grappolo d'oro dalla vigna di MacLean.

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