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Un Bastardo per Nemico

Lorelei è un’aspirante studentessa che non ha mai avuto un ragazzo. Per pagarsi gli studi e realizzare i propri sogni accetta la sfida di organizzare un’importante festa per un famoso designer di scarpe, che sarà anche l’evento dell’anno. Ciò che sembrava l’occasione della sua vita si rivela un disastro non appena incontra Harry, il viziato, antipatico e prepotente figlio del designer, che pretende di sapere tutto sulla vita e sull’amore e non la lascia in pace nemmeno per un secondo. Con la sua fama da playboy, quei dannati occhi verdi ed un piccante senso dell’umorismo, Harry fa girare la testa a tutte le donne della regione, single o sposate. L’unica che non si lascia prendere nella sua rete è Lorelei, che ha sogni ed aspirazioni ben superiori al tipo di uomo che è Harry, con le sue “fidanzate di plastica”. Il suo ideale va sicuramente al di là dell’attrazione fisica – concetto che lei ha trovato solo nei romanzi e mai nella vita reale. Harry invece, considera l’attrazione fisica la cosa più importante in un rapporto di coppia e quindi vuole farle cambiare idea a tutti i costi… perciò è persino disposto ad abbandonare i party sfrenati di Londra, “dare una mano” e “supervisionare” la ragazza, nell’ organizzare nei minimi dettagli la grande festa – evento dell’anno. Chi di loro l’avrà vinta?

Il banchiere del mondo: Eugene Robert Black e l’ascesa della cultura dello sviluppo in Italia

Questo lavoro ricostruisce l’ascesa della cultura dello sviluppo, che la globalizzazione distorce o di cui difetta. Esso concentra l’analisi su un personaggio di una vicenda epica, anche per il Mezzogiorno d’Italia. «Il più grande banchiere della Storia», nelle parole di Kennedy. Banchiere del mondo, banchiere della pace, banchiere dei poveri: così i contemporanei. Figlio del presidente della Fed dei giorni del New Deal, vice presidente della più grande banca privata del mondo negli anni quaranta, consigliere alla Casa Bianca da Roosevelt a Johnson, Eugene R. Black è il Presidente della Banca mondiale negli anni della ricostruzione mondiale. Di più: dell’ascesa globale della cultura dello sviluppo. Quella cultura di cui si avverte oggi l’assenza, anche e soprattutto all’interno dell’Unione economica e monetaria. Questo libro ricostruisce, per la prima volta, la vita di Eugene R. Black e l’ascesa delle cultura dello sviluppo in Italia e nel mondo nei quattro decenni che vanno dalla crisi del 1929 alla fine del sistema di Bretton Woods nel 1971. Un asse decisivo, lungo il quale corrono, in una linea di continuità, fatti, teorie, istituzioni. E persone: gli economisti della teoria, da Gunnar Myrdal a Paul Rosenstein Rodan, ma anche e soprattutto gli economisti della prassi, da Per Jacobson a David Lilienthal. Sono loro i globalizzatori ante litteram. L’Italia non resta a guardare ed è, anzi, uno dei centri di questa vicenda globale grazie al contributo dei suoi ricostruttori: Luigi Einaudi, Alcide De Gasperi, Donato Menichella, Ezio Vanomi. Sarà la Banca di Black, nello scambio con Menichella e con gli economisti italiani, ad ispirare la stagione migliore della Cassa per il Mezzogiorno. Con il ritiro dalla scena pubblica di Black e di Menichella nulla sarà più come prima. **

Banalità. Luoghi Comuni, Social Network E Semiotica

**La banalità è il nostro nuovo demone. È da quest’ultima che vogliamo
rifuggire, come dalla noia, ma è questa stessa fuga a renderci sempre più
banali (e noiosi, e annoiati).**
Per i luoghi comuni proviamo esplicite repulsioni e recondite attrazioni, la
nostra idea di successo è che tutti notino come siamo bravi a svincolarci,
almeno momentaneamente, da essi. In queste pagine Bartezzaghi si arrischia a
seguire due convinzioni.
La prima è che abbiamo sbagliato spauracchio e che convenga invece cercare di
“avere un buon rapporto” (come oggi si dice) con la banalità, nostra e altrui.
Come accade con le persone, per “avere un buon rapporto” con qualcuno occorre
guardarlo in faccia, conoscerlo, rivolgersi a lui con schiettezza. Dobbiamo
farci amica la banalità.
La seconda convinzione è che i social network oggi sono un ambiente
particolarmente adatto a farcela guardare in faccia e a conoscerla.

Bambole Perverse

Che Diva sei? È la domanda per ‘indossare’ la propria maschera, e in ogni
sembianza, sotto ogni copertura, ridisegnare i generi o fluttuarvi
delicatamente da un lato all’altro. Dive e Divine insegnano a smantellare i
‘tipi’ di donne (e di uomini), divise in categorie, classificate a seconda del
fascino e della bellezza, ma come scrive Francis Scott Fitzgerald: ‘Lui voleva
fare di me una Dea, invece io voglio essere Mickey Mouse’.” Un “catalogo delle
dive” cinematografiche che racconta le donne del grande schermo, dalle icone
intramontabili del passato alle loro eredi di oggi, facendo saltare
convenzioni e generi, sgretolando gli stereotipi. Da Mary Pickford a Emma
Watson, da Clara Bow a Meg Ryan, da Katharine Hepburn a Kristen Stewart, da
Glenn Close a Tilda Swinton: donne libere ed eversive, che frantumano le mode
imponendone di nuove, scompigliano la scena e il bon ton borghese creando
categorie inedite e rivoluzionarie. Donne inimitabili, bellissime, che siano
“maschiette”, icone del femminismo o dive dal fascino noir, tutte rifiutano le
etichette più banali per imporre la loro identità.

La bambina che somigliava alle cose scomparse

“Ma a che ti serviva la nuvola?” Si chiama Pulce e risolve problemi. Per farlo, ricorre all’antico e desueto stratagemma di porre domande. Interroga chi incontra sul motivo di una paura inspiegabile, di una particolare malinconia, di una speranza tradita. Gira e rigira, le risposte sono altre domande: d’amore o d’amicizia, di protezione o di salvezza. “Mi serviva a nascondermi,” le risponde il passero, terrorizzato dal falco che lo insegue. Detto, fatto: il volto di Pulce diventa la nuvola in cui rifugiarsi! È scappata di casa, Pulce. Si è presa una vacanza dalle lamentele della mamma e del papà per quello che fa o non fa, per ciò che è o non è. Ha sette anni, gli occhi color tatuaggio e un’energia visionaria che ricorda l’Alice di Carroll e il Piccolo Principe di Saint-Exupéry. In un battibaleno è capace di trasformarsi in chiunque e in qualunque cosa: un ruscello, un affetto perduto, una stella cadente, una madre scomparsa, un paio di occhioni blu… E così, facendo da ponte tra quello che c’era e quello che non c’è più, rimedia di volta in volta alla perdita di cui soffrono i personaggi in cui si imbatte. Per riuscirci, attinge all’esperienza che zampilla dalle sue “fonti”, un popolo buffo e saggio raccontato in parallelo dalle geniali note a piè di sogno. La bambina che somigliava alle cose scomparse è la favola dei piccoli di ogni età e dei grandi ancora disponibili alla meraviglia. Sergio Claudio Perroni, con il suo stile terso e incantevole, sublima l’ironia di Dickens e la leggerezza di Calvino in una storia di magia e destino. Perché non è vero che l’essenziale è invisibile agli occhi. È il contrario, basta conoscere Pulce.

Azione popolare

«Azione popolare» è il pieno esercizio del diritto di cittadinanza, per imporre un’agenda politica centrata sul bene comune. Il suo manifesto esiste già: è la Costituzione. Che società ci aspetta sotto l’assolutismo dei mercati e il ricatto del debito pubblico? Quale ambiente, quale cultura, salute, educazione? Quale giustizia sociale? Serve un’altra idea di Italia per liberare energie civili, creatività, lavoro. Per la Costituzione, *lo Stato siamo noi*. Cittadini responsabili. In prima persona. Indignarsi non basta. Contro l’indifferenza che uccide la democrazia, contro la tirannia antipolitica dei mercati dobbiamo rilanciare l’etica della cittadinanza. Puntare su mete *necessarie* : giustizia sociale, tutela dell’ambiente, priorità del *bene comune* sul profitto del singolo. Far leva sui *beni comuni* come garanzia delle libertà pubbliche e dei diritti civili. Recuperare spirito comunitario, sapere che non vi sono diritti senza doveri, pensare anche in nome delle generazioni future. Ambiente, patrimonio culturale, salute, ricerca, educazione incarnano valori di cui la Costituzione è il manifesto: libertà, eguaglianza, diritto al lavoro. La comunità dei cittadini è fonte delle leggi e titolare dei diritti. Deve riguadagnare sovranità cercando nei movimenti civici il meccanismo-base della democrazia, il serbatoio delle idee per una nuova agenda della politica. Dare nuova legittimazione alla democrazia rappresentativa facendo esplodere le contraddizioni fra i diritti costituzionali e le pratiche di governo che li calpestano in obbedienza ai mercati. Ricreare la cultura che muove le norme, ripristina la legalità, progetta il futuro. Serve oggi una nuova consapevolezza, una nuova responsabilità. Una forte *azione popolare* in difesa del bene comune.

Averroè o il segretario del diavolo

Nato a Cordova nel 1126, conobbe la gloria della disgrazia, il rispetto dei potenti, poi l’esilio e la clandestinità. Ha contribuito alla leggenda dell’Andalusia musulmana, ma ha pagato un prezzo alto per l’audacia del suo pensiero. Le sue idee saranno violentemente condannate dalla Chiesa come dai teologi musulmani, che lo rimprovereranno – eresia suprema – per aver osato accostarsi alla fede con la ragione, rifiutando l’uso di testi sacri per il solo beneficio di alcuni. Trattato come un paria, minacciato, è odiato da tutti e morirà a Marrakesh, all’età di settantadue anni. Ma secoli dopo la sua opera rimane più viva che mai.

L’Assassinio Di Florence Nightingale Shore

Il 12 gennaio 1920 l’infermiera Florence Nightingale Shore arriva a Victoria
Station nel primo pomeriggio, in taxi, un lusso che ritiene di meritare a un
passo dalla pensione e dopo una vita di sacrifici. Il mezzo di trasporto si
intona, infatti, alla sua pelliccia nuova, regalo che si è concessa per il
compleanno e che ha indossato per la prima volta solo il giorno precedente.
Dopo aver acquistato un biglietto di terza classe per Warrior Square, Florence
Nightingale Shore si accomoda nell’ultimo vagone, dove attende che il treno si
metta in movimento. Poco prima della partenza nel suo scompartimento entra un
uomo con un completo di tweed marrone chiaro e un cappello. È l’ultima volta
che qualcuno la vedrà viva.
Il giorno stesso, sulla medesima tratta, la diciottenne Louisa Cannon salta
giù da un treno in corsa per sfuggire all’opprimente e pericoloso zio, che
vorrebbe sanare i propri debiti «offrendo» la nipote a uomini di dubbia
reputazione. A soccorrerla è un agente della polizia ferroviaria, Guy
Sullivan, un ragazzo alto e allampanato, gli incisivi distanti e gli occhiali
spessi e tondi che gli scivolavano sempre sul naso. Affascinato dalla
determinazione della giovane, Guy si offre di aiutarla a raggiungere Asthall
Manor, nella campagna dell’Oxfordshire, dove la ragazza deve sostenere un
colloquio di lavoro come cameriera addetta alla nursery presso la prestigiosa
famiglia Mitford.
Louisa riesce a farsi assumere, divenendo istitutrice, chaperon e confidente
delle sei sorelle Mitford, specialmente della sedicenne Nancy, una giovane
donna intelligente e curiosa con un talento particolare per le storie, talento
che le permetterà poi di essere una delle più sofisticate e brillanti
scrittrici britanniche del Novecento.
Sarà proprio la curiosità di Nancy a spingerla a indagare, con l’aiuto di Guy,
sul caso che sta facendo discutere tutta Londra: quello dell’infermiera
assalita brutalmente sulla linea ferroviaria di Brighton.
Basato sul vero omicidio, rimasto irrisolto, di Florence Nightingale Shore,
questo è il primo romanzo di una serie di avvincenti gialli ambientati
nell’Inghilterra degli anni Venti e Trenta, con protagoniste le sei
«leggendarie» sorelle Mitford.
Sei celeberrime sorelle – figlie del barone Redesdale, David Freeman-Mitford,
\- il glamour, il gossip che le circonda in un’avvincente serie di gialli.
«Il fascino duraturo delle sorelle Mitford non muore mai».
Vanity Fair
«Un assassinio vero, una famiglia vera, e una serie di crime nuova di zecca,
per una lettura affascinante e molto divertente».
Julian Fellowes

L’assassinio del Commendatore. Libro secondo

Nella casa in mezzo al bosco che fu l’abitazione e l’atelier di Amada
Tomohiko, il grande artista autore del misterioso quadro _L’assassinio del
Commendatore_ , vive ormai da qualche mese il giovane pittore protagonista di
questa storia. La dimora è sperduta, ma non del tutto isolata: nel primo
volume, _Idee che affiorano_ , avevamo conosciuto Menshiki, un vicino
ricchissimo e sfuggente mosso da motivazioni solo a lui note. O la piccola
Akikawa Marie, studentessa del corso di disegno tenuto dal protagonista, che
per una volta sembra abbassare le difese e stringere un legame profondo col
suo professore. Per non parlare del Commendatore stesso…
Con _Metafore che si trasformano_ si conclude l’ _Assassinio del
Commendatore_. Come un mago al culmine del suo potere incantatorio, Murakami
Haruki dà vita a un intero universo (a piú di uno, a dire il vero…) popolato
di personaggi, storie e enigmi che hanno la potenza indimenticabile dei sogni
piú vividi. Ma non è solo il gusto per il racconto a muoverlo: una volta
giunto al termine di questo viaggio visionario, il lettore si scopre
trasformato come i personaggi di cui ha letto le avventure, esposto, quasi
senza averne avuto consapevolezza, al cuore pulsante della grande letteratura.
_L’assassinio del Commendatore_ , a quel punto, inizia a svelare i suoi mille
volti: una riflessione, molto realistica (e attuale), sulle ferite della
storia, sulla colpa e la responsabilità. Una terapia per sopravvivere ai
traumi. Una guida pratica per orientarsi nel mondo delle metafore. Ma anche un
racconto fantastico sui mostri che ci divorano dall’interno, sulle paure che
ci sbranano nella notte dell’anima; e su come, quei mostri, possiamo vincerli:
prendendoci cura di chi arriverà dopo di noi.

L’architetto come intellettuale

Chi è l’architetto oggi? Nella quasi totalità dei casi, è un professionista il cui mestiere consiste fondamentalmente nel soddisfare, con un impegno e una competenza variabili da individuo a individuo, le richieste della committenza, senza tuttavia alcuna capacità o ambizione di proporre, della città e della società in cui vive, una visione complessiva, e soprattutto critica. Che non sempre sia stato cosí lo testimonia una tradizione che, da Leon Battista Alberti a Aldo Rossi, ha visto spesso l’architetto rivestire il ruolo dell’intellettuale: non soltanto quello di ideatore di edifici ma anche quello di autore di «interpretazioni del mondo», in grado, se non immediatamente di modificarlo, almeno di metterlo in discussione. Nel corso della storia gli architetti sono stati via via consiglieri, propositori, pensatori, sognatori, utopisti. Da qualche decennio a questa parte, però, qualcosa sembra mutato: questi ruoli sembrano non appartenere piú ai compiti – e all’orizzonte d’interesse – dell’architetto. Da intellettuale operante a mero esecutore di progetti (per quanto complessi e impegnativi questi possano essere), la traiettoria segna un’involuzione evidente. Alcuni interrogativi s’impongono a questo punto: esiste ancora, nel panorama odierno, qualche architetto erede di quella nobile tradizione? E inoltre: serve ancora l’architetto intellettuale nella società attuale? E servirà in futuro?

Appena in Tempo

Natalia abita a Roma, insegna Italiano in una scuola media, è divorziata, non ha figli e vive serenamente i suoi sessant’anni, al riparo da sentimenti e relazioni “pericolose”. Franco colpisce la sua attenzione sul treno, di ritorno da un convegno noioso: è un bell’uomo, folti capelli bianchi, elegante. Lo ispeziona inventando per lui un personaggio. Lo fa sempre, è il suo gioco privato. Non si scambiano neppure una parola, ma quando Natalia torna a casa e riprende in mano il romanzo che leggeva in viaggio, trova, nell’ultima pagina, un numero di telefono. Non può essere stato che lui. A decidere di chiamarlo ci mette un bel po’, ma alla fine ce la fa. Scoprono di avere curiosità, passioni e gusti in comune, ma quando lui le propone di passare un fine settimana insieme, lei è presa dal panico, non si sente adeguata, immagina scenari catastrofici. Invece va tutto bene. L’imprevista amicizia si trasforma in sentimento amoroso. Natalia abbassa le difese, si lascia finalmente andare.
Peccato però che ci sia un’altra, una che vive con Franco, una di cui lui non le ha mai parlato. Natalia è pronta a sparire. Ma la rivale le chiede un appuntamento e la situazione si capovolge. Due donne che si azzannano per un uomo? Quello è il cliché. Poi c’è la vita, che è più complicata. E più divertente. **
### Sinossi
Natalia abita a Roma, insegna Italiano in una scuola media, è divorziata, non ha figli e vive serenamente i suoi sessant’anni, al riparo da sentimenti e relazioni “pericolose”. Franco colpisce la sua attenzione sul treno, di ritorno da un convegno noioso: è un bell’uomo, folti capelli bianchi, elegante. Lo ispeziona inventando per lui un personaggio. Lo fa sempre, è il suo gioco privato. Non si scambiano neppure una parola, ma quando Natalia torna a casa e riprende in mano il romanzo che leggeva in viaggio, trova, nell’ultima pagina, un numero di telefono. Non può essere stato che lui. A decidere di chiamarlo ci mette un bel po’, ma alla fine ce la fa. Scoprono di avere curiosità, passioni e gusti in comune, ma quando lui le propone di passare un fine settimana insieme, lei è presa dal panico, non si sente adeguata, immagina scenari catastrofici. Invece va tutto bene. L’imprevista amicizia si trasforma in sentimento amoroso. Natalia abbassa le difese, si lascia finalmente andare.
Peccato però che ci sia un’altra, una che vive con Franco, una di cui lui non le ha mai parlato. Natalia è pronta a sparire. Ma la rivale le chiede un appuntamento e la situazione si capovolge. Due donne che si azzannano per un uomo? Quello è il cliché. Poi c’è la vita, che è più complicata. E più divertente.

ANO VOLPI ARGENTATE

Macchie di sperma, sangue e sudore da decifrare come fossero “storie
sfilacciate” ; amori di volpi e di uomini ; ottusi serpenti portatori del Male
; paffuti angioletti unticci, goffi, con la forfora (“che rende buoni”) sono
alcune delle figure che popolano il libro d’esordio del trentino Stelzer, un
libro insolito, particolarissimo per il taglio della narrazione. L’ossessivo
ripresentarsi di alcuni particolari, colti da uno sguardo dilatato e lento, e
la prosa, sapientissima e franta, risucchiano il lettore in un vortice
allegorico per poi riportarlo con violenza alla lettera del testo e di nuovo
spingerlo verso mille direzioni e piani di lettura. Nel soffermarsi a
descrivere i dettagli della terra, Stelzer ne ingrandisce le brutture e
paradossalmente illumina anche una continua, istintiva tensione delle cose e
delle persone verso l’alto. Perché dietro ogni vicenda di questo libro, come
forse dietro ogni vicenda umana – lascia intendere l’autore -, c’è un occhio
dilatato che ingigantendo le brutture della terra disegna la mappa di un
altrove.

Un anno nell’antica Roma: La vita quotidiana dei romani attraverso il loro calendario

Un saggio che svela l’antica Roma attraverso il suo calendario, grazie ad un approccio in cui cultura e storia si fondono in modo versatile. Un viaggio della durata di un anno attraverso la cultura e la storia dell’antica Roma. Néstor F. Marqués, esperto Cicerone e sopraffina guida turistica, invita il lettore a partecipare alle feste e alle cerimonie civili e religiose, ad osservare le occupazioni quotidiane, a comprendere il modo di pensare e di vivere, ad ammirare la struttura sociale e legislativa di quella straordinaria civiltà romana in cui affondano le nostre radici. Mischiandosi fra una folla di schiavi e mercanti, senatori e soldati, contadini e imperatori, il lettore attraverserà diacronicamente il calendario romano, divenendo parte integrante di un mondo affascinante e di incommensurabile bellezza.

Animali come noi

Ci sono passioni a cui non ci si può sottrarre e Monica, che sin da bambina è una calamita vivente per gli animali in difficoltà di ogni tipo, dai pipistrelli, ai cani, ai passerotti, se ne accorge presto. Finché un giorno, ormai adulta, incontra un paziente speciale. Sul tavolo operatorio della clinica veterinaria che dirige a Oristano insieme al marito arriva una piccola randagia malridotta. È una pitbull ma è quasi irriconoscibile: a causa di un laccio di nylon troppo stretto attorno al collo, la testa le si è gonfiata a dismisura, dandole l’aspetto grottesco di un cartone animato. Negli anni Monica ha curato centinaia di «rottami», come lei stessa li definisce: animali abbandonati, maltrattati, torturati. Eppure non ha mai visto niente di simile. Per esorcizzare la violenza di cui la cagnetta è stata vittima la battezza Palla, la opera e decide di condividere la sua storia con quante più persone possibile. Affida il racconto alla pagina Facebook della clinica e, mentre Palla guarisce e diventa la sua ombra inseparabile, il numero di persone che seguono la loro storia cresce innescando una valanga di solidarietà. Monica decide di intitolare al suo cane una onlus e inizia così – o meglio, continua – una incredibile avventura in difesa di tutte le creature, grandi e piccole. Queste pagine raccontano la storia vera di Monica e dei suoi «rottami»: cani, gatti, volpi, ricci, daini, perfino fenicotteri e tartarughe marine. Gli animali come noi.

Andare per silenzi

Lunghe traversate da un capo all’altro della Norvegia, su isole popolate solo
di nidiate di uccelli, in mezzo a paesaggi rocciosi e selvaggi, per giorni o
settimane, senza compagni e senza mappe, nel silenzio più assoluto. Sembra
un’immersione nel vuoto, invece è un’esperienza totalizzante: non sono gli
altri a segnare la via, siamo noi a sceglierla a ogni passo.
L’attenzione si acuisce, la presenza si fa costante: solo così il cammino è
vero incontro con un ambiente partecipe. Le acque che scorrono tracciano il
percorso, il vento e la pioggia dettano il passo, gli animali si allertano e
seguono l’andare umano. **Franco Michieli** , geografo ed esploratore, da
quasi quarant’anni alterna avventure in solitaria, in coppia e in gruppo, su
strade battute e in luoghi disabitati, affidandosi alle indicazioni della
natura, certo che il varco si rivelerà da sé.
In questo libro ripercorre alcuni dei suoi viaggi – dal whiteout del deserto
lavico islandese alle ascensioni andine tra insediamenti di antica
spiritualità – rimettendo in discussione l’idea di compagnia: siamo più soli
nella folla cittadina, dove la miriade di stimoli si spegne in un
bombardamento fragoroso, che nell’isolamento dei boschi, in cui il silenzio,
per chi sa ascoltare, si fa denso di voci. Qui, lontano dai condizionamenti
tecnologici, riemerge la nostra connessione primordiale e istintiva con la
natura e con i nostri simili: come può esserci solitudine fra tanta animata
bellezza?