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Un minuto di silenzio

È un giorno d’estate sulla costa tedesca del Mare del Nord, l’estate di un anno in cui i giovani ascoltano volentieri alla radio Benny Goodman e Ray Charles e per le vie della piccola città portuale di Hirtshafen si sente suonare ancora l’organetto.
Christian e Stella sono usciti in mare con un dinghy, una piccola imbarcazione a vela perfetta per il vento forte e teso del Mare del Nord che increspa magnificamente quelle acque cristalline, e spazza chilometri e chilometri di maestose falesie e spiagge di sabbia finissima.
Giunti sulla spiaggia dell’Isola degli uccelli, una minuscola striscia di terra in mezzo al mare su cui volteggiano come un turbine bianco centinaia di uccelli marini, i due giovani sono stati sorpresi da un’improvvisa tempesta di vento e pioggia.
Christian ha condotto Stella in una baracca rivestita di canne sulla spiaggia, un rifugio dove un vecchio ornitologo è solito venire durante la bella stagione. La porta era ancora appesa sui cardini, sulla stufa di ferro vi erano ancora una pentola e un bicchiere d’alluminio, e al centro un giaciglio fatto di alghe secche e tavole di legno inchiodate.
Stella si è messa subito a sedere su quel letto improvvisato, la sigaretta in bocca e una canzone sconosciuta sulle labbra. Bellissima, i capelli neri e gli occhi chiari e splendenti, ha sorriso a Christian e l’ha invitato a sedersi accanto a lei.
Christian le è scivolato accanto, le ha posato una mano sulla spalla e, desiderando che quel contatto fisico durasse più a lungo possibile, le ha accarezzato la schiena.
Solo allora Stella ha gettato la testa all’indietro e l’ha guardato sorpresa, come se avesse sentito o scoperto qualcosa d’inatteso, qualcosa che non aveva previsto, qualcosa che pensava impossibile…
Così, in questo romanzo, comincia la storia d’amore tra Christian, giovane figlio di un «pescatore di massi» del Mare del Nord, e Stella Petersen, la sua professoressa d’inglese al liceo Lessing di Hirtshafen.

È un giorno d’estate sulla costa tedesca del Mare del Nord, l’estate di un anno in cui i giovani ascoltano volentieri alla radio Benny Goodman e Ray Charles e per le vie della piccola città portuale di Hirtshafen si sente suonare ancora l’organetto.
Christian e Stella sono usciti in mare con un dinghy, una piccola imbarcazione a vela perfetta per il vento forte e teso del Mare del Nord che increspa magnificamente quelle acque cristalline, e spazza chilometri e chilometri di maestose falesie e spiagge di sabbia finissima.
Giunti sulla spiaggia dell’Isola degli uccelli, una minuscola striscia di terra in mezzo al mare su cui volteggiano come un turbine bianco centinaia di uccelli marini, i due giovani sono stati sorpresi da un’improvvisa tempesta di vento e pioggia.
Christian ha condotto Stella in una baracca rivestita di canne sulla spiaggia, un rifugio dove un vecchio ornitologo è solito venire durante la bella stagione. La porta era ancora appesa sui cardini, sulla stufa di ferro vi erano ancora una pentola e un bicchiere d’alluminio, e al centro un giaciglio fatto di alghe secche e tavole di legno inchiodate.
Stella si è messa subito a sedere su quel letto improvvisato, la sigaretta in bocca e una canzone sconosciuta sulle labbra. Bellissima, i capelli neri e gli occhi chiari e splendenti, ha sorriso a Christian e l’ha invitato a sedersi accanto a lei.
Christian le è scivolato accanto, le ha posato una mano sulla spalla e, desiderando che quel contatto fisico durasse più a lungo possibile, le ha accarezzato la schiena.
Solo allora Stella ha gettato la testa all’indietro e l’ha guardato sorpresa, come se avesse sentito o scoperto qualcosa d’inatteso, qualcosa che non aveva previsto, qualcosa che pensava impossibile…
Così, in questo romanzo, comincia la storia d’amore tra Christian, giovane figlio di un «pescatore di massi» del Mare del Nord, e Stella Petersen, la sua professoressa d’inglese al liceo Lessing di Hirtshafen.

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Un dono prezioso

La Shenandoah Valley, in Virginia, al riparo delle Blue Ridge Mountains, è molto distante da Hollywood. Ed è esattamente lì che Cilla McGowan preferisce vivere, lontano da tutto e da tutti. Cilla, un tempo enfant prodige del grande schermo, è ora una restauratrice di case, che cura daL pavimento al soffitto con le sue stesse mani, e si sta dedicando a quella che era la fattoria di sua nonna, ora sull’orlo della rovina. Nessuno però aveva potuto far nulla per sua nonna, la leggendaria Janet Hardy, un’attrice dalla voce strabiliante e la vita irrequieta, capace di ammaliare i più importanti rappresentanti del jet set con il suo fascino. Da sempre, la notte, Janet infesta i sogni di sua nipote, e da sempre, di giorno, è la madre di Cilla a tormentarla: dopo averla spinta sulle scene fin dalla più tenera età, impedendole di avere un’infanzia normale, ha sempre ostentato un’esistenza eccessiva, con ben cinque matrimoni alle spalle. Rifugiandosi nella East Coast, Cilla vuole staccarsi dai demoni che perseguitano la sua mente e ritrovare un senso di normalità.

La Shenandoah Valley, in Virginia, al riparo delle Blue Ridge Mountains, è molto distante da Hollywood. Ed è esattamente lì che Cilla McGowan preferisce vivere, lontano da tutto e da tutti. Cilla, un tempo enfant prodige del grande schermo, è ora una restauratrice di case, che cura daL pavimento al soffitto con le sue stesse mani, e si sta dedicando a quella che era la fattoria di sua nonna, ora sull’orlo della rovina. Nessuno però aveva potuto far nulla per sua nonna, la leggendaria Janet Hardy, un’attrice dalla voce strabiliante e la vita irrequieta, capace di ammaliare i più importanti rappresentanti del jet set con il suo fascino. Da sempre, la notte, Janet infesta i sogni di sua nipote, e da sempre, di giorno, è la madre di Cilla a tormentarla: dopo averla spinta sulle scene fin dalla più tenera età, impedendole di avere un’infanzia normale, ha sempre ostentato un’esistenza eccessiva, con ben cinque matrimoni alle spalle. Rifugiandosi nella East Coast, Cilla vuole staccarsi dai demoni che perseguitano la sua mente e ritrovare un senso di normalità.

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Un bel delitto per mammina

David è un ispettore della Squadra Omicidi di New York, uno di quelli bravi. Ma ora deve affrontare il lutto per la morte della moglie. Meglio andarsene dalla città che non dorme mai, meglio accettare il ruolo di investigatore che gli offre un’amica, difensore d’ufficio a Mesa Grande, Colorado. E mammina? Perché a Mesa Grande, David non potrà più contare sui consigli della sua anziana madre, che sul lato oscuro della natura umana ne sa una più del diavolo. A meno che mammina non lo raggiunga proprio quando David si trova per le mani un caso di omicidio veramente diabolico. E gli faccia da guida in un labirinto di indizi che non sembrano portare da nessuna parte.

David è un ispettore della Squadra Omicidi di New York, uno di quelli bravi. Ma ora deve affrontare il lutto per la morte della moglie. Meglio andarsene dalla città che non dorme mai, meglio accettare il ruolo di investigatore che gli offre un’amica, difensore d’ufficio a Mesa Grande, Colorado. E mammina? Perché a Mesa Grande, David non potrà più contare sui consigli della sua anziana madre, che sul lato oscuro della natura umana ne sa una più del diavolo. A meno che mammina non lo raggiunga proprio quando David si trova per le mani un caso di omicidio veramente diabolico. E gli faccia da guida in un labirinto di indizi che non sembrano portare da nessuna parte.

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Un barattolo mostruoso N.2

**INDIETRO! STATE TUTTI INDIETRO!**
La bocca di Trigger si spalancò e l’enorme lingua del cane leccò la guancia di Evan. I capelli color carota di Evan si ricoprirono di appiccicosa saliva di cane.
— No… ti prego! — gridò Evan. — Ho solo dodici anni! Sono troppo giovane per morire”
Il ragazzo riprese ad urlare, ma i denti di Trigger lo strinsero alla vita, togliendogli il respiro.

**INDIETRO! STATE TUTTI INDIETRO!**
La bocca di Trigger si spalancò e l’enorme lingua del cane leccò la guancia di Evan. I capelli color carota di Evan si ricoprirono di appiccicosa saliva di cane.
— No… ti prego! — gridò Evan. — Ho solo dodici anni! Sono troppo giovane per morire”
Il ragazzo riprese ad urlare, ma i denti di Trigger lo strinsero alla vita, togliendogli il respiro.

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Uccidete Il Drago

In un edificio di un sobborgo degradato di Stoccolma viene ritrovato il corpo di un uomo alcolizzato. È circondato da bottiglie vuote, nell’appartamento regna il caos, e tutto fa pensare a una lite tra ubriachi finita male. È quello che ci vuole per Evert Bäckström, il commissario più impresentabile del corpo di polizia svedese, ora destinato ad avere finalmente il suo momento di gloria. Le sue indagini, come sempre tutt’altro che convenzionali, portano a una pista completamente diversa. Un semplice omicidio tra compagni di bevute o un intrigo politico? Incrocio tra commedia e noir più nero, Uccidete il drago è, a detta dell’autore, una favola cattiva per adulti. Con il suo caratteristico sarcasmo, Persson ritrae il lavoro quotidiano della polizia, dove impegno e dedizione si alternano a corruzione e cinismo, dando vita a un’indagine a tratti grottesca, ma sempre amaramente autentica.

In un edificio di un sobborgo degradato di Stoccolma viene ritrovato il corpo di un uomo alcolizzato. È circondato da bottiglie vuote, nell’appartamento regna il caos, e tutto fa pensare a una lite tra ubriachi finita male. È quello che ci vuole per Evert Bäckström, il commissario più impresentabile del corpo di polizia svedese, ora destinato ad avere finalmente il suo momento di gloria. Le sue indagini, come sempre tutt’altro che convenzionali, portano a una pista completamente diversa. Un semplice omicidio tra compagni di bevute o un intrigo politico? Incrocio tra commedia e noir più nero, Uccidete il drago è, a detta dell’autore, una favola cattiva per adulti. Con il suo caratteristico sarcasmo, Persson ritrae il lavoro quotidiano della polizia, dove impegno e dedizione si alternano a corruzione e cinismo, dando vita a un’indagine a tratti grottesca, ma sempre amaramente autentica.

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Uccidere i mostri

Una delle più divertenti ed appassionanti vicende che la fantascienza abbia prodotto. Gl’interrogativi nascono a catena sin dalle prime scoppiettanti pagine del romanzo di Vernon Sullivan. Per quale motivo le più belle ragazze di Los Angeles scompaiono senza lasciar traccia. Perché un giovanissimo e fascinoso atleta viene rapito per essere sottoposto ad uno sconcertante esperimento di genetica? Quale mistero si nasconde dietro tre fotografie di cui una spietata banda cerca di entrare in possesso? E perché il governo federale è tanto interessato a quel che accade nell’isola del dottor Schutz? Interrogativi destinati a dare avvio a una «incredibile» vicenda fantascientifica, in cui l’abilita di Vernon Sullivan mescola con vivo senso di espressione e sapiente ironia tre elementi dissimili tra loro, fantascienza, romanzo nero, ed erotismo. Il tutto per dar vita ad una dissacrante parodia della letteratura di «genere» che però non è per questo, un racconto meno denso di fatti ed emozioni: l’umorismo è soltanto il fulcro attraverso cui Sullivan deccanta la sua materia, per togliere alla vicenda un sapore di banalità.

Una delle più divertenti ed appassionanti vicende che la fantascienza abbia prodotto. Gl’interrogativi nascono a catena sin dalle prime scoppiettanti pagine del romanzo di Vernon Sullivan. Per quale motivo le più belle ragazze di Los Angeles scompaiono senza lasciar traccia. Perché un giovanissimo e fascinoso atleta viene rapito per essere sottoposto ad uno sconcertante esperimento di genetica? Quale mistero si nasconde dietro tre fotografie di cui una spietata banda cerca di entrare in possesso? E perché il governo federale è tanto interessato a quel che accade nell’isola del dottor Schutz? Interrogativi destinati a dare avvio a una «incredibile» vicenda fantascientifica, in cui l’abilita di Vernon Sullivan mescola con vivo senso di espressione e sapiente ironia tre elementi dissimili tra loro, fantascienza, romanzo nero, ed erotismo. Il tutto per dar vita ad una dissacrante parodia della letteratura di «genere» che però non è per questo, un racconto meno denso di fatti ed emozioni: l’umorismo è soltanto il fulcro attraverso cui Sullivan deccanta la sua materia, per togliere alla vicenda un sapore di banalità.

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Uccellino del paradiso

1983: un efferato delitto sconvolge la cittadina di Sparta, nella provincia americana. L’affascinante Zoe Kruller, cameriera in una gelateria e cantante di bluegrass che insegue la celebrità, viene brutalmente strangolata nella casa dove vive con un’amica dopo aver lasciato il marito, di origine pellerossa, e il figlio Aaron. I sospetti cadono sull’avvenente Eddy Diehl, che aveva una relazione con lei. E nell’ambiente torbido e soffocante di Sparta l’accusa mette in moto un meccanismo perverso che distruggerà il ménage familiare e la vita di quest’uomo. Testimone silenziosa della vicenda è Krista, la figlia di Eddy, profondamente legata al padre e convinta della sua innocenza. È lei a rievocare sul filo della memoria la figura paterna e gli anni trascorsi sotto il segno d’un terribile trauma. Ma la sua esistenza si intreccia anche con quella di Aaron, ragazzo difficile e problematico che reca nei tratti e nell’indole l’impronta del suo retaggio indiano. Accomunati dalla dolorosa perdita dei genitori che ha posto bruscamente fine alla loro infanzia, si ritroveranno coinvolti in un amore acerbo e inespresso, con il quale riusciranno a confrontarsi solo da adulti.
Cupo e abbagliante, romantico e avvolgente, Uccellino del Paradiso è un romanzo di formazione che combina sottilmente una lirica sensualità con una tragica violenza, un racconto dove la tenerezza si intreccia indissolubilmente con la crudeltà. Ambientato nella regione settentrionale dello Stato di New York che è per la Oates un autentico “luogo dell’anima”, Uccellino del Paradiso segna una nuova tappa di quel viaggio nei recessi più profondi della società americana che la scrittrice ha da tempo intrapreso con poetica lucidità, confermandosi ancora una volta tra le più sapienti e sensibili protagoniste del panorama letterario contemporaneo.

1983: un efferato delitto sconvolge la cittadina di Sparta, nella provincia americana. L’affascinante Zoe Kruller, cameriera in una gelateria e cantante di bluegrass che insegue la celebrità, viene brutalmente strangolata nella casa dove vive con un’amica dopo aver lasciato il marito, di origine pellerossa, e il figlio Aaron. I sospetti cadono sull’avvenente Eddy Diehl, che aveva una relazione con lei. E nell’ambiente torbido e soffocante di Sparta l’accusa mette in moto un meccanismo perverso che distruggerà il ménage familiare e la vita di quest’uomo. Testimone silenziosa della vicenda è Krista, la figlia di Eddy, profondamente legata al padre e convinta della sua innocenza. È lei a rievocare sul filo della memoria la figura paterna e gli anni trascorsi sotto il segno d’un terribile trauma. Ma la sua esistenza si intreccia anche con quella di Aaron, ragazzo difficile e problematico che reca nei tratti e nell’indole l’impronta del suo retaggio indiano. Accomunati dalla dolorosa perdita dei genitori che ha posto bruscamente fine alla loro infanzia, si ritroveranno coinvolti in un amore acerbo e inespresso, con il quale riusciranno a confrontarsi solo da adulti.
Cupo e abbagliante, romantico e avvolgente, Uccellino del Paradiso è un romanzo di formazione che combina sottilmente una lirica sensualità con una tragica violenza, un racconto dove la tenerezza si intreccia indissolubilmente con la crudeltà. Ambientato nella regione settentrionale dello Stato di New York che è per la Oates un autentico “luogo dell’anima”, Uccellino del Paradiso segna una nuova tappa di quel viaggio nei recessi più profondi della società americana che la scrittrice ha da tempo intrapreso con poetica lucidità, confermandosi ancora una volta tra le più sapienti e sensibili protagoniste del panorama letterario contemporaneo.

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Tutti i romanzi e i racconti

Il terrore insondabile e soprannaturale, inquietanti e apocalittiche visioni: tutto l'immaginario di follia e orrore di Howard R. Lovecraft è raccolto in queste pagine. Interi universi prendono forma dalla sua sapiente penna, governati da leggi fisiche ignote, popolati da creature inimmaginabili e da terrificanti minacce. L'uomo è solo al centro di un cosmo nel quale il terrore proviene dagli abissi della mente come dai più remoti recessi dello spazio, un mondo nel quale la paura è la dimensione dell'essere. Tutto ciò sottintende la teoria lovecraftiana secondo cui smascherare e affrontare i propri incubi più angoscianti è l'unico modo per esorcizzarli. Incubi, sogni e miti creati da un maestro dell'orrore e del fantasy per turbare le notti dei lettori. In questo volume è presentata tutta la produzione del "solitario di Providence", compresi capolavori famosi che ancora oggi ispirano scrittori e sceneggiatori, come "Le montagne della follia", "Lo strano caso di Charles Dexter Ward", "L'orrore di Dunwich", "La ricerca onirica dello Sconosciuto Kadath".

Il terrore insondabile e soprannaturale, inquietanti e apocalittiche visioni: tutto l'immaginario di follia e orrore di Howard R. Lovecraft è raccolto in queste pagine. Interi universi prendono forma dalla sua sapiente penna, governati da leggi fisiche ignote, popolati da creature inimmaginabili e da terrificanti minacce. L'uomo è solo al centro di un cosmo nel quale il terrore proviene dagli abissi della mente come dai più remoti recessi dello spazio, un mondo nel quale la paura è la dimensione dell'essere. Tutto ciò sottintende la teoria lovecraftiana secondo cui smascherare e affrontare i propri incubi più angoscianti è l'unico modo per esorcizzarli. Incubi, sogni e miti creati da un maestro dell'orrore e del fantasy per turbare le notti dei lettori. In questo volume è presentata tutta la produzione del "solitario di Providence", compresi capolavori famosi che ancora oggi ispirano scrittori e sceneggiatori, come "Le montagne della follia", "Lo strano caso di Charles Dexter Ward", "L'orrore di Dunwich", "La ricerca onirica dello Sconosciuto Kadath".

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Tutti I Racconti, Le Poesie E «Gordon Pym»

Racconti del mistero, dell’incubo e del terrore, racconti fantastici e grotteschi, «Gordon Pym», tutte le poesie e i saggi sulla poesia
Introduzione di Tommaso Pisanti
Edizioni integrali
Castelli diroccati, paesaggi foschi, misteriose presenze. Eroi solitari e introversi, donne diafane e sensitive che si aggirano in luoghi spettrali. Situazioni paradossali, talvolta grottesche, casi straordinari, apparizioni d’incubo e di sogno: le storie stregate di Poe sono metafore delle nostre stesse più profonde inquietudini, esplorazioni negli oscuri meandri della psicologia umana, negli orrori malcelati di una condizione esistenziale lacerata, contraddittoria, enigmatica. La continua allusività analogica e simbolizzante, l’oniricità ossessiva e visionaria, le suggestioni “gotiche” e romantiche sono costantemente sostenute dalla ricerca di idealità assolute, da un lucido e articolato dominio complessivo dettato da una straordinaria abilità stilistica e tecnica, da una logica compositiva e combinatoria di stampo razionalista che si dilata, nelle poesie attraverso una stupefacente varietà di intrecci strofici e metrici e una continua fluidità ritmico-musicale, fino all’istrionismo e alla mistificazione.
Edgar Allan Poe
considerato il maggior rappresentante di un nuovo genere letterario, quello cosiddetto “del terrore”, nacque a Boston, nel 1809. Rimasto orfano a due anni fu allevato dalla famiglia Allan, di cui volle assumere il cognome. Tra il 1815 e il 1820 soggiornò in Inghilterra, poi, di nuovo negli Stati Uniti, si iscrisse all’Accademia militare di West Point, ma venne espulso per la sua condotta dissoluta. Dopo un’esistenza difficile e sofferta, morì a Baltimora nel 1849. La Newton Compton ha pubblicato Il Corvo e tutte le poesie; Le avventure di Gordon Pym e Tutti i racconti, le poesie e “Gordon Pym” in un volume unico.

Racconti del mistero, dell’incubo e del terrore, racconti fantastici e grotteschi, «Gordon Pym», tutte le poesie e i saggi sulla poesia
Introduzione di Tommaso Pisanti
Edizioni integrali
Castelli diroccati, paesaggi foschi, misteriose presenze. Eroi solitari e introversi, donne diafane e sensitive che si aggirano in luoghi spettrali. Situazioni paradossali, talvolta grottesche, casi straordinari, apparizioni d’incubo e di sogno: le storie stregate di Poe sono metafore delle nostre stesse più profonde inquietudini, esplorazioni negli oscuri meandri della psicologia umana, negli orrori malcelati di una condizione esistenziale lacerata, contraddittoria, enigmatica. La continua allusività analogica e simbolizzante, l’oniricità ossessiva e visionaria, le suggestioni “gotiche” e romantiche sono costantemente sostenute dalla ricerca di idealità assolute, da un lucido e articolato dominio complessivo dettato da una straordinaria abilità stilistica e tecnica, da una logica compositiva e combinatoria di stampo razionalista che si dilata, nelle poesie attraverso una stupefacente varietà di intrecci strofici e metrici e una continua fluidità ritmico-musicale, fino all’istrionismo e alla mistificazione.
Edgar Allan Poe
considerato il maggior rappresentante di un nuovo genere letterario, quello cosiddetto “del terrore”, nacque a Boston, nel 1809. Rimasto orfano a due anni fu allevato dalla famiglia Allan, di cui volle assumere il cognome. Tra il 1815 e il 1820 soggiornò in Inghilterra, poi, di nuovo negli Stati Uniti, si iscrisse all’Accademia militare di West Point, ma venne espulso per la sua condotta dissoluta. Dopo un’esistenza difficile e sofferta, morì a Baltimora nel 1849. La Newton Compton ha pubblicato Il Corvo e tutte le poesie; Le avventure di Gordon Pym e Tutti i racconti, le poesie e “Gordon Pym” in un volume unico.

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Tutti I Racconti Vol 4 (1964-84)

Con questo quarto volume si conclude la pubblicazione di tutta la narrativa breve di Philip K. Dick. I racconti coprono l’arco cronologico che va dal 1964 al 1984: è il periodo della piena maturità artistica, gli anni in cui Dick arriva a esprimere il suo complesso mondo interiore nella maniera più compiuta. Agli slittamenti progressivi e inarrestabili della realtà si aggiungono ora i vistosi contorcimenti del tempo, caratteristiche a cui l’autore ha sempre mirato e che ossessivamente ha perseguito. Così in “Il suo appuntamento” è fissato per ieri lo scorrere lineare del tempo s’inverte, procedendo dal passato al presente, e in “Temponauti” c’è chi si trova nella bizzarra condizione di partecipare come ospite d’onore al proprio funerale. Ventitré racconti che ripropongono l’universo dickiano: evoluzione dell’automazione e simulacri artificiali; sostituzione della memoria biologica con una memoria artificiale prefabbricata; impossibilità di distinguere l’essere umano dal replicante androide.

Con questo quarto volume si conclude la pubblicazione di tutta la narrativa breve di Philip K. Dick. I racconti coprono l’arco cronologico che va dal 1964 al 1984: è il periodo della piena maturità artistica, gli anni in cui Dick arriva a esprimere il suo complesso mondo interiore nella maniera più compiuta. Agli slittamenti progressivi e inarrestabili della realtà si aggiungono ora i vistosi contorcimenti del tempo, caratteristiche a cui l’autore ha sempre mirato e che ossessivamente ha perseguito. Così in “Il suo appuntamento” è fissato per ieri lo scorrere lineare del tempo s’inverte, procedendo dal passato al presente, e in “Temponauti” c’è chi si trova nella bizzarra condizione di partecipare come ospite d’onore al proprio funerale. Ventitré racconti che ripropongono l’universo dickiano: evoluzione dell’automazione e simulacri artificiali; sostituzione della memoria biologica con una memoria artificiale prefabbricata; impossibilità di distinguere l’essere umano dal replicante androide.

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Tutti I Racconti Vol 3 (1955-63)

Con i ventisette racconti di questo terzo volume si entra nella fase più affascinante della narrativa di Philip K. Dick, quella collocabile alla fine degli anni Cinquanta, durante la quale l’autore cominciò a delineare con precisione la tematica della realtà vista come un gigantesco inganno in cui per l’uomo diviene sempre più difficile distinguere le persone ‘vere’ dai simulacri e dalle contraffazioni prodotte in serie. Una magistrale raffigurazione di una società del futuro ogni giorno più schizofrenica e divisa, in cui l’umanità sente imperiosamente il bisogno di prendere le distanze da sé stessa, dedicandosi ad assimilare rappresentazioni fittizie invece di esperienze genuine. È in questi scritti che Philip K. Dick si rivela più che mai come anticipatore delle tematiche della fantascienza, nelle sue visioni folgoranti e ancora incredibilmente attuali.

Con i ventisette racconti di questo terzo volume si entra nella fase più affascinante della narrativa di Philip K. Dick, quella collocabile alla fine degli anni Cinquanta, durante la quale l’autore cominciò a delineare con precisione la tematica della realtà vista come un gigantesco inganno in cui per l’uomo diviene sempre più difficile distinguere le persone ‘vere’ dai simulacri e dalle contraffazioni prodotte in serie. Una magistrale raffigurazione di una società del futuro ogni giorno più schizofrenica e divisa, in cui l’umanità sente imperiosamente il bisogno di prendere le distanze da sé stessa, dedicandosi ad assimilare rappresentazioni fittizie invece di esperienze genuine. È in questi scritti che Philip K. Dick si rivela più che mai come anticipatore delle tematiche della fantascienza, nelle sue visioni folgoranti e ancora incredibilmente attuali.

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Tutti I Racconti 1954 (vol 2)

I racconti di Dick raccolti in questo volume furono pubblicati per la prima volta nel 1954, in un periodo in cui lo scrittore californiano stava affinando la sua ispirazione narrativa, in attesa di cimentarsi con i primi romanzi. L’autore esplora molteplici generi narrativi – il fantastico, la fantascienza, il gotico – come fosse un astronauta irrequieto della letteratura popolare, che si muove da un pianeta all’altro. Accanto all’esplorazione del fantastico, grazie alla quale l’autore amplia i confini del genere della fantascienza con un ricco ventaglio di scenari futuristici, si afferma l’esigenza di rimanere ancorato alla realtà contemporanea, raffigurata in molti racconti attraverso vicende quotidiane che vengono sconvolte da eventi sconcertanti e inimmaginabili, che irrompono nella vita di ogni giorno.

I racconti di Dick raccolti in questo volume furono pubblicati per la prima volta nel 1954, in un periodo in cui lo scrittore californiano stava affinando la sua ispirazione narrativa, in attesa di cimentarsi con i primi romanzi. L’autore esplora molteplici generi narrativi – il fantastico, la fantascienza, il gotico – come fosse un astronauta irrequieto della letteratura popolare, che si muove da un pianeta all’altro. Accanto all’esplorazione del fantastico, grazie alla quale l’autore amplia i confini del genere della fantascienza con un ricco ventaglio di scenari futuristici, si afferma l’esigenza di rimanere ancorato alla realtà contemporanea, raffigurata in molti racconti attraverso vicende quotidiane che vengono sconvolte da eventi sconcertanti e inimmaginabili, che irrompono nella vita di ogni giorno.

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Tutti i racconti 1947-1953

Trentatré racconti, pubblicati tra il 1947 e il 1953, di un Philip K. Dick che muove i primi passi nella letteratura fantascientifica: storie che possono essere raggruppate in tre categorie principali, quella basata sul grimmick, la trovata che risolve un complesso quadro di indizi volti a porre l’enigma di una civiltà aliena, quella dei racconti di fantasia, in cui l’immaginazione dickiana può uscire dagli schemi ed esprimersi al meglio, e quella fondata sul tema della guerra, una delle sue ossessioni, che risente ancora delle visioni apocalittiche con cui l’umanità ha visto schiudersi il secondo conflitto mondiale. I principali temi cari all’autore sono quasi tutti già presenti in questa antologia: il rapporto con Dio, la diversa percezione del reale e le sue differenti sfaccettature, il conflitto tra vita biologica e artificiale, l’angoscia dell’impossibilità di comunicare con gli altri e l’attenta osservazione della società e del mondo intero.

Trentatré racconti, pubblicati tra il 1947 e il 1953, di un Philip K. Dick che muove i primi passi nella letteratura fantascientifica: storie che possono essere raggruppate in tre categorie principali, quella basata sul grimmick, la trovata che risolve un complesso quadro di indizi volti a porre l’enigma di una civiltà aliena, quella dei racconti di fantasia, in cui l’immaginazione dickiana può uscire dagli schemi ed esprimersi al meglio, e quella fondata sul tema della guerra, una delle sue ossessioni, che risente ancora delle visioni apocalittiche con cui l’umanità ha visto schiudersi il secondo conflitto mondiale. I principali temi cari all’autore sono quasi tutti già presenti in questa antologia: il rapporto con Dio, la diversa percezione del reale e le sue differenti sfaccettature, il conflitto tra vita biologica e artificiale, l’angoscia dell’impossibilità di comunicare con gli altri e l’attenta osservazione della società e del mondo intero.

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Tutti Bulli

“Bullismo”, di fatto, è un semplice nome, eppure è il primo di mille passi che daranno forma, scheletro, membra a una storia, a una trama non ancora scritta di cui saremo coautori, prima con i bambini e poi con i ragazzi. Andare oltre il nome è necessario, per addentrarci nei fantasmi che si intravedono dietro i comportamenti violenti, sopportabili solo come eccezioni, perché se divenissero la norma non ci sarebbe né presente né futuro, per nessuno, a cominciare da quella gioventù che troppo spesso ci illudiamo di educare, ma che stiamo solo compiacendo o trascurando. Domenico Barrilà, con la profondità di sguardo che gli è consueta, dimostra quanto sia necessario far crescere il “sentimento sociale”, farlo divenire materia centrale di ogni percorso educativo, soffocando – questa sì che è una violenza buona – gli eccessi di quella “volontà di potenza” che induce troppi a credere che solo schiacciando l’altro potranno sentirsi elevati e che sminuendo il prossimo potranno accrescere la propria autostima. Barrilà sollecita una “sterzata culturale” che contrasti tali illusioni, pericolose perché, quando avremo annientato la personalità del nostro simile, saremo solo più disperati, non avendo generato nessun progresso reale, ma solo diminuito il grado di umanità.

“Bullismo”, di fatto, è un semplice nome, eppure è il primo di mille passi che daranno forma, scheletro, membra a una storia, a una trama non ancora scritta di cui saremo coautori, prima con i bambini e poi con i ragazzi. Andare oltre il nome è necessario, per addentrarci nei fantasmi che si intravedono dietro i comportamenti violenti, sopportabili solo come eccezioni, perché se divenissero la norma non ci sarebbe né presente né futuro, per nessuno, a cominciare da quella gioventù che troppo spesso ci illudiamo di educare, ma che stiamo solo compiacendo o trascurando. Domenico Barrilà, con la profondità di sguardo che gli è consueta, dimostra quanto sia necessario far crescere il “sentimento sociale”, farlo divenire materia centrale di ogni percorso educativo, soffocando – questa sì che è una violenza buona – gli eccessi di quella “volontà di potenza” che induce troppi a credere che solo schiacciando l’altro potranno sentirsi elevati e che sminuendo il prossimo potranno accrescere la propria autostima. Barrilà sollecita una “sterzata culturale” che contrasti tali illusioni, pericolose perché, quando avremo annientato la personalità del nostro simile, saremo solo più disperati, non avendo generato nessun progresso reale, ma solo diminuito il grado di umanità.

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