1585–1600 di 75864 risultati

Novelle: volume terzo

Il terzo volume comprende (oltre alla prefazione) due raccolte importanti e fra le più note: Chiaroscuro (1912) e Il fanciullo nascosto (1915). Accanto al costante impegno a migliorarsi, un fattore ben preciso contribuisce a sollecitare la maturazione della scrittrice: numerosi racconti furono pubblicati nella terza pagina del “Corriere della Sera”, del quale la Deledda era diventata collaboratrice fin dal 1909; una crescita sottolineata ora da una maggiore attenzione da parte della critica ma anche di un pubblico “italiano” e non più solo “sardo”.

Novelle: volume quarto

Le tre raccolte di questo volume segnano ulteriori tappe della parabola letteraria della scrittrice: Il ritorno del figlio, La bambina rubata (1919), Il flauto nel bosco (1923), Il sigillo d’amore (1926). Come precisa la curatrice nella prefazione al volume, nelle prime due la Sardegna compare o come sfondo di racconti-leggenda o come luogo di un’adolescenza mitizzata. Nella raccolta Il sigillo d’amore le novelle sarde sono tre; l’Isola è ormai lontana, ma non dimenticata, e la narrazione è impostata sul riemergere di esperienze del passato.

Non saremo noi

Nota: prima parte di “The Golden Man” la seconda è in “[Piccola città](https://www.goodreads.com/book/show/15831567.Piccola_citt_ “Piccola città”)”
Philip K. Dick è tra i più celebrati narratori di fantascienza U.S. sia per i suoi romanzi sia, e forse anche più, per le sue short-stories. Questa prestigiosa antologia di suoi racconti rari o introvabili (tutti inediti in Italia tranne due, pubblicati molti anni fa) è stata curata da Mark Hurst in collaborazione con lo stesso Dick, che vi ha premesso una mordente introduzione e aggiunto speciali note. Ecco l’indice completo dell’opera che pubblichiamo in due volumi, dei quali il secondo uscirà tra due settimane.
Indice:
La Macchina (The Unreconstructed M, 1957 [1956])
Partita di ritorno (Return Match, 1966)
Il Re degli Elfi (The King of the Elves, 1953)
Yancy (The Mold of Yancy, 1955)
Legatura in pelle (Not By Its Cover, 1968)
I seguaci di Mercer (The Little Black Box, 1964)
Non saremo noi (The Golden Man, 1954)
Copertina di Karel Thole

Non Perdiamoci Di Vista

« *Federica Bosco, scrittrice da un milione di copie vendute, penna leggera e ironica che scava con sensibilità nei sentimenti dei personaggi.* »
**IO Donna – Maria Grazia Ligato**
« *Federica Bosco, scanzonata anche quando malinconica, capace di ritrarre l’anima delle donne in momenti di passaggio, di difficoltà e di gioia, che sia destinata a durare poco o tutta la vita.* »
**TTL-La Stampa – Alessia Gazzola**
« *”Non perdiamoci di vista” è una storia di ricordi e della nostalgia dei meravigliosi e tormentati anni dell’adolescenza.* »
**F – Benedetta Sangirardi**
« *Questo romanzo è la fotografia di una generazione, privo di stucchevole nostalgia.* »
**Alessia Gazzola**
**Come quegli anni che non scorderemo mai** *«Mi ero ripromessa che sarebbe stato l’ultimo Capodanno che avrei trascorso così, ma poi ne erano passati altri sei e adesso mi sentivo davvero come la povera illusa che continua a esprimere desideri quando vede una stella cadente o sente i rintocchi della mezzanotte.»* È l’ennesimo 31 dicembre, e Benedetta lo trascorre con gli amici della storica compagnia di via Gonzaga, gli stessi amici che, negli anni Ottanta, passavano i pomeriggi seduti sui motorini a fumare e a scambiarsi pettegolezzi, e che ora sono dei quarantenni alle prese con divorzi, figli ingestibili, botulino e sindrome di
Peter Pan.
Ma quello che, a distanza di trent’anni, accomuna ancora quei «ragazzi» è l’aspettativa di un sabato sera diverso dal solito in cui, forse, succederà qualcosa di speciale: un bacio, un incontro, una svolta. Un senso di attesa che non li ha mai abbandonati e che adesso si traduce in un messaggio sul telefonino che tarda ad arrivare. Un messaggio che potrebbe riannodare il filo di un amore che non si è mai spezzato nonostante il tempo e la distanza, che forse era quello giusto e che torna a far battere il cuore nell’era dei social, quando spunte blu, playlist e selfie hanno preso il posto di lettere struggenti, musicassette e foto sbiadite dalle lacrime.
Una nostalgia del passato difficile da lasciare andare perché significherebbe rassegnarsi a un mondo complicato, competitivo e senza punti di riferimento, che niente ha a che vedere con quello scandito dai tramonti e dal suono della chitarra intorno a un falò. Fino al giorno in cui qualcosa cambia davvero. Il sabato diverso dagli altri arriva. L’inatteso accade. La vita sorprende. E allora bisogna trovare il coraggio di abbandonare la scialuppa e avventurarsi a nuoto nel mare della maturità, quella vera.
Federica Bosco è una certezza per i lettori. Ogni suo romanzo diventa un bestseller grazie al passaparola inarrestabile. Un’autrice da oltre un milione di copie vendute, fonte inesauribile di nuove storie e nuovi, indimenticabili personaggi. *Non perdiamoci di vista* parla a tutti noi. Parla a tutte le generazioni. Perché il valore dell’amicizia non ha età. Perché tutti, almeno una volta nella vita, siamo stati fermi ad aspettare che succedesse qualcosa, per paura o per inerzia. Ma la vera magia è rischiare, qualunque cosa accada.   **
### Sinossi
« *Federica Bosco, scrittrice da un milione di copie vendute, penna leggera e ironica che scava con sensibilità nei sentimenti dei personaggi.* »
**IO Donna – Maria Grazia Ligato**
« *Federica Bosco, scanzonata anche quando malinconica, capace di ritrarre l’anima delle donne in momenti di passaggio, di difficoltà e di gioia, che sia destinata a durare poco o tutta la vita.* »
**TTL-La Stampa – Alessia Gazzola**
« *”Non perdiamoci di vista” è una storia di ricordi e della nostalgia dei meravigliosi e tormentati anni dell’adolescenza.* »
**F – Benedetta Sangirardi**
« *Questo romanzo è la fotografia di una generazione, privo di stucchevole nostalgia.* »
**Alessia Gazzola**
**Come quegli anni che non scorderemo mai** *«Mi ero ripromessa che sarebbe stato l’ultimo Capodanno che avrei trascorso così, ma poi ne erano passati altri sei e adesso mi sentivo davvero come la povera illusa che continua a esprimere desideri quando vede una stella cadente o sente i rintocchi della mezzanotte.»* È l’ennesimo 31 dicembre, e Benedetta lo trascorre con gli amici della storica compagnia di via Gonzaga, gli stessi amici che, negli anni Ottanta, passavano i pomeriggi seduti sui motorini a fumare e a scambiarsi pettegolezzi, e che ora sono dei quarantenni alle prese con divorzi, figli ingestibili, botulino e sindrome di
Peter Pan.
Ma quello che, a distanza di trent’anni, accomuna ancora quei «ragazzi» è l’aspettativa di un sabato sera diverso dal solito in cui, forse, succederà qualcosa di speciale: un bacio, un incontro, una svolta. Un senso di attesa che non li ha mai abbandonati e che adesso si traduce in un messaggio sul telefonino che tarda ad arrivare. Un messaggio che potrebbe riannodare il filo di un amore che non si è mai spezzato nonostante il tempo e la distanza, che forse era quello giusto e che torna a far battere il cuore nell’era dei social, quando spunte blu, playlist e selfie hanno preso il posto di lettere struggenti, musicassette e foto sbiadite dalle lacrime.
Una nostalgia del passato difficile da lasciare andare perché significherebbe rassegnarsi a un mondo complicato, competitivo e senza punti di riferimento, che niente ha a che vedere con quello scandito dai tramonti e dal suono della chitarra intorno a un falò. Fino al giorno in cui qualcosa cambia davvero. Il sabato diverso dagli altri arriva. L’inatteso accade. La vita sorprende. E allora bisogna trovare il coraggio di abbandonare la scialuppa e avventurarsi a nuoto nel mare della maturità, quella vera.
Federica Bosco è una certezza per i lettori. Ogni suo romanzo diventa un bestseller grazie al passaparola inarrestabile. Un’autrice da oltre un milione di copie vendute, fonte inesauribile di nuove storie e nuovi, indimenticabili personaggi. *Non perdiamoci di vista* parla a tutti noi. Parla a tutte le generazioni. Perché il valore dell’amicizia non ha età. Perché tutti, almeno una volta nella vita, siamo stati fermi ad aspettare che succedesse qualcosa, per paura o per inerzia. Ma la vera magia è rischiare, qualunque cosa accada.  
### Dalla seconda/terza di copertina
Federica Bosco, scrittrice e sceneggiatrice, ha al suo attivo una ricca produzione di romanzi e vari manuali di self-help. È stata finalista al premio Bancarella 2012 e il suo romanzo Pazze di me è diventato un film diretto da Fausto Brizzi.

Nome in codice: Sparta

È l’ultimo grido in fatto di creature bioniche. E il prodotto della più sofisticata ingegneria genetica, ed è autorizzata a risolvere solo casi d’importanza planetaria. Sparta, la bellissima e inquietante protagonista di questo romanzo, è la sola creatura nel sistema solare che possa risolvere l’enigma di Venus Prime, ed è a lei che viene affidata questa indagine ad alto rischio. Il lettore vedrà da sì con quali sforzi e quanto coraggio Sparta porterà a termine un compito che sembrava impossibile. Noi ci limitiamo ad informarlo che il romanzo trae spunto da un celebre racconto di Arthur C. Clarke, Aria per uno, e che Clarke stesso ha invitato Paul Preuss ad ampliarlo e aggiornarlo per farne ” un abile miscuglio di thriller e fantascienza, quasi al livello delle celebri storie di Asimov sulla coppia Lije Baley-R. Daneel Olivaw ” (Chicago Sun-Times).
Copertina di Vicente Segrelles

Noi marziani

Negli anni Novanta, i grandiosi progetti di colonizzazione interplanetaria sono stati dimenticati e Marte è ancora pressoché disabitato. Il lungo periodo di disinteresse ha favorito lo sviluppo di ogni sorta di traffici, dal contrabbando alla speculazione sulle aree che costeggiano la preistorica rete di canali, e la vita sul pianeta rosso è dura, come sempre è stata sulla Terra. L’avido Arnie Kott, il Membro Supremo del potente Sindacato degli Idraulici, è uno spietato affarista, determinato a sfruttare a proprio vantaggio ogni risorsa che il pianeta può ancora offrire. E chi potrebbe fermare il suo disegno? Forse le antichissime tradizioni dei Bleekmen, gli aborigeni marziani superstiti, o una realtà molto più sottile e sconvolgente: l’abisso spalancato negli occhi di Manfred, il ragazzo autistico che scivola avanti e indietro nel tempo, nei regni dell’entropia e della morte.
Scritto nel 1962 e pubblicato nel 1964, Noi marziani racconta il cinico sfruttamento di una colonia, di una terra, di una cultura, trasformando in incubo il sogno americano della conquista degli spazi. **
### Sinossi
Negli anni Novanta, i grandiosi progetti di colonizzazione interplanetaria sono stati dimenticati e Marte è ancora pressoché disabitato. Il lungo periodo di disinteresse ha favorito lo sviluppo di ogni sorta di traffici, dal contrabbando alla speculazione sulle aree che costeggiano la preistorica rete di canali, e la vita sul pianeta rosso è dura, come sempre è stata sulla Terra. L’avido Arnie Kott, il Membro Supremo del potente Sindacato degli Idraulici, è uno spietato affarista, determinato a sfruttare a proprio vantaggio ogni risorsa che il pianeta può ancora offrire. E chi potrebbe fermare il suo disegno? Forse le antichissime tradizioni dei Bleekmen, gli aborigeni marziani superstiti, o una realtà molto più sottile e sconvolgente: l’abisso spalancato negli occhi di Manfred, il ragazzo autistico che scivola avanti e indietro nel tempo, nei regni dell’entropia e della morte.
Scritto nel 1962 e pubblicato nel 1964, Noi marziani racconta il cinico sfruttamento di una colonia, di una terra, di una cultura, trasformando in incubo il sogno americano della conquista degli spazi.

Neuroestetica: L’arte del cervello

Dove si incontrano l’anima e il corpo, l’arte e l’emozione? Una nuova disciplina, all’incrocio tra scienza e filosofia, prova a rispondere unendo i saperi tradizionali e le sofisticate tecnologie delle neuroscienze: la neuro estetica si propone di comprendere insieme le opere e il cervello, le forme artistiche e le risposte viscerali, e afferma che l’uomo è plastico e metaforico perché il corpo non è la tomba bensì la culla dell’anima. Si inaugura così una preziosa linea di indagine candidata a riassorbire l’infelice separazione tra cultura e natura. **
### Sinossi
Dove si incontrano l’anima e il corpo, l’arte e l’emozione? Una nuova disciplina, all’incrocio tra scienza e filosofia, prova a rispondere unendo i saperi tradizionali e le sofisticate tecnologie delle neuroscienze: la neuro estetica si propone di comprendere insieme le opere e il cervello, le forme artistiche e le risposte viscerali, e afferma che l’uomo è plastico e metaforico perché il corpo non è la tomba bensì la culla dell’anima. Si inaugura così una preziosa linea di indagine candidata a riassorbire l’infelice separazione tra cultura e natura.

Nessun domani

La razza aliena dei Deneb sbarca a New York per creare una stazione di ricerca e offrire aiuto agli umani. C’è infatti una nuvola di spore mortali che sta per raggiungere la Terra, i cui effetti devastanti gli alieni hanno già dovuto affrontare. In cambio della tecnologia che rende possibile il viaggio interstellare, i Deneb chiedono ai terrestri di scoprire una cura contro gli effetti delle spore, che hanno già distrutto due delle loro colonie. La genetista Marianne Jenner è una delle scienziate scelte per lavorare nella stazione aliena, ma non è chiaro quanto potrà fidarsi degli imperscrutabili Deneb. Nessun domani (2017, Tomorrow’s Kin) è la versione estesa del romanzo breve Yesterday’s Kin, vincitore del premio Nebula nel 2015. **
### Sinossi
La razza aliena dei Deneb sbarca a New York per creare una stazione di ricerca e offrire aiuto agli umani. C’è infatti una nuvola di spore mortali che sta per raggiungere la Terra, i cui effetti devastanti gli alieni hanno già dovuto affrontare. In cambio della tecnologia che rende possibile il viaggio interstellare, i Deneb chiedono ai terrestri di scoprire una cura contro gli effetti delle spore, che hanno già distrutto due delle loro colonie. La genetista Marianne Jenner è una delle scienziate scelte per lavorare nella stazione aliena, ma non è chiaro quanto potrà fidarsi degli imperscrutabili Deneb. Nessun domani (2017, Tomorrow’s Kin) è la versione estesa del romanzo breve Yesterday’s Kin, vincitore del premio Nebula nel 2015.

Nelle viscere della luna

Lo spazio, i missili, la conquista dei pianeti, hanno sempre esercitato un grande fascino sul giovane Robin Carew. Cosi, la sua passione lo porta a faccia a faccia con la più spaventevole delle avventure nella più disperata solitudine, involontaria cavia umana. Finito per circostanze che hanno del miracoloso in una serie di profonde caverne poste a grande profondità sotto la superficie della Luna, Robin Carew ha ben poche probabilità di salvezza. Tuttavia il sottosuolo lunare conserva gran parte della primitiva atmosfera del nostro satellite, ricca di ossigeno, il suolo delle caverne è percorso da misteriosi corsi d’acqua, ricoperto da bizzarra vegetazione, illuminato da strane creature fosforescenti come gli abissali abitatori degli oceani terrestri. E finalmente, un giorno, la straordinaria scoperta: un essere misterioso, incomprensibile, ma dai caratteri profondamente umani apre al giovane Robin le porte di un più grande mistero. Mistero che sottintende le più mirabolanti avventure che un personaggio di fantascienza abbia mai incontrato tanto sulla pallida Selene quanto su altri corpi del Sistema Solare. Robin Carew scopre di non essere solo sull’enigmatico satellite, e l’arrivo di un secondo razzo terrestre corona questo avvincente romanzo. Donald Wollheim è già noto ai lettori di “Urania”. Un suo romanzo è pertanto un nuovo piacere per la fantasia e una nuova gioia per gli appassionati di ricerche scientifiche. In questo Nelle viscere della Luna il lettore potrà apprezzare scene ed episodi che forse saranno vissuti dagli uomini che per primi – e in un avvenire non più tanto lontano – porranno il piede sulla polverosa superficie lunare.
Copertina di Carlo Jacono

Nell’inferno di neve

Quando, dopo un’estate asciutta e prolungata, comincia a nevicare improvvisamente ai primi di ottobre nella zona circostante una piccola città del New Hampshire nella zona settentrionale della Nuova Inghilterra, nessuno ci fa gran caso. Tutti dicono che il tempo è sempre un po’ pazzerello da quelle parti, e accolgono la neve con allegra rassegnazione. Ma poi cominciano a succedere cose strane e inesplicabili: una palla di neve cresce da sola, un paio di stivali lasciati nella neve vengono trovati tutti rosi, un branco di galline, chiuse in un pollaio attraverso il cui assito è penetrata la neve, vien trovato morto… e poi vien trovato morto allo stesso modo inesplicabile un vecchio che s’era avventurato nella neve alla ricerca del suo cane. La neve, sempre la neve, accompagna questi fatti paurosi, e né lo sceriffo né il capo della polizia locale sanno dove batter la testa. Ma il giovane e brillante giornalista Dave formula un’ipotesi: questa strana neve c’entrerà per qualcosa con gli esperimenti per produrre pioggia artificiale tentati dal professor Cruickshank? La risposta verrà dopo molte palpitanti incognite, dopo molti paurosi punti interrogativi. David conoscerà Karen, la graziosa figlia del professore, e i due giovani si innamoreranno l’uno dell’altra, mentre la caccia alla «cosa mostruosa» continua, in un suggestivo scenario di monti avvolti nella misteriosa nebbia luminosa d’azzurro. E la soluzione, oltremodo paurosa e drammatica, si avrà proprio per merito di David che, con un gesto coraggioso, riuscirà a distruggere la creatura orribile di un uomo che aveva inconsciamente imitato Dio.
Copertina di Curt Caesar