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Vacanze romane

Cosa facevano Cicerone e Cesare nel “tempo libero”? La società romana, simbolo e paradigma di efficienza nel mondo antico, si rivela in questo libro nei suoi aspetti meno produttivi e più rivolti alla ricerca del piacere. Federica Guidi racconta un aspetto inedito della cultura latina facendo ricorso alle fonti antiche, storiche e letterarie ma anche archeologiche e artistiche, e ci svela tutto un mondo fatto di terme e banchetti, elevate conversazioni filosofiche e piccanti appuntamenti amorosi, giochi privati (dai dadi ai giocattoli dei fanciulli) e ludi pubblici, villeggiature, collezionismo e buoni libri. Scopriremo infatti attraverso i secoli che il tempo libero e la ricerca edonistica possono avere strade e percorsi diversissimi: dalla soddisfazione istintuale e quasi bestiale del tifo durante una corsa di carri o i giochi gladiatori alla compartecipazione catartica del teatro o all’esercizio raffinato dell’intelletto nella stesura di dotte dissertazioni. **

Téchne. Le radici della violenza

La parola téchne esprime il modo in cui i Greci pensavano l’agire dell’uomo: per sua natura fondato sul divenire, sull’oscillare delle cose tra l’essere e il nulla. Le radici della violenza e dell’alienazione dell’Occidente stanno proprio qui, nell’idea che l’essere nasca e finisca nello stesso nulla, a cui così si riduce il senso stesso dell’esistenza. Osservando la situazione mondiale così come si presentava alla fine degli anni Settanta, Emanuele Severino ha inquadrato l’anima più profonda della nostra società. La guerra fredda, il socialismo reale, il terrorismo, l’evoluzione del Partito comunista, la presenza e l’influenza della Chiesa in Italia sono il punto di partenza per presentare il cuore della propria ricerca: il trionfo della tecnica nella struttura filosofica occidentale. Un itinerario doppio che, indagando le origini e i tratti costanti del pensiero europeo e nordamericano, ci presenta un quadro profondo della situazione attuale e traccia le linee per il nostro futuro.

Rivoluzione. Il rivoluzionario vero è il rivoluzionario morto

Dall’Ottobre rosso all’epopea di Zapata e di Che Guevara, dalla rivoluzione francese a quella khomeinista, tutte le insurrezioni, tra le loro innumerevoli differenze, mostrano un denominatore comune: l’incapacità del potere di riconoscere i segni dei tempi. I grandi rivoluzionari hanno deviato il fiume della storia, trasformato nazioni, influenzato il mondo. Alcuni hanno incarnato un sogno di libertà, e il loro sacrificio ha ispirato milioni di persone a vivere una vita diversa; altri non hanno portato che terrore e tenebre.

Racconti di mare e tempesta

Dove la vita sa essere durissima ma anche piena d’avventure, tra vascelli fantasma e tempeste perfette, incendi sopra i flutti e ribellioni sotto coperta, con il rischio, sempre presente, di naufragare su isole deserte e di vedere emergere, da un momento all’altro, i mostri degli abissi. Senza dimenticare il mondo sommerso, quello in cui si possono trovare razziatori di uomini, divinità sedute al tavolo di lavoro e sirene che ingabbiano le anime. Da Edgar Allan Poe a Emilio Salgari, da Jules Verne a Jack London, da Herman Melville a Joseph Conrad, i racconti dei più grandi autori che hanno fatto la storia e il mito del mare: questo luogo dell’immaginario dove finiamo sempre per ritrovarci, sullo specchio dell’acqua, affacciati su noi stessi.

Le crociate

Le guerre tra cristiani e musulmani nell’epoca dei cavalieriCol termine crociate si indicano le spedizioni militari organizzate durante il Medioevo dai cristiani di Occidente in Terra Santa, per cacciarne i musulmani. Su questo tema le interpretazioni storiche sono state spesso discordanti. Secondo alcuni studiosi i crociati erano dei santi votati alla riconquista dei luoghi che erano stati la culla del cristianesimo. Secondo altri erano invece affaristi astuti, cinici e crudeli che volevano conquistare la Palestina e Gerusalemme per impiantarvi città-mercato e lucrosi affari. In effetti, nessuna delle due immagini appare totalmente veritiera. La maggior parte dei crociati in realtà era mossa da autentica fede ma ciò non significò – come scrive l’autore in questo studio introduttivo – «che, in Terra Santa e nelle altre zone dove i soldati di Cristo passarono, non si compissero azioni violente e crudeli e che non si effettuassero attività remunerative e spregiudicate».Ludovico Gattoprofessore emerito di Storia medievale presso l’Università di Roma «La Sapienza», è autore, fra l’altro, di L’atelier del medievista e Viaggio intorno al concetto di Medioevo. Tra i numerosi titoli pubblicati con la Newton Compton ricordiamo: Sicilia medievale, Storia e storie del Medioevo, Storia di Roma nel Medioevo, Il Medioevo giorno per giorno e Le grandi donne del Medioevo.

La vita reale

Opera incompiuta, la “Terza serie” delle opere di G.I. Gurdjieff doveva all’inizio essere composta da cinque libri. Secondo la testimonianza dei suoi allievi più vicini, che avevano lavorato con lui per parecchi anni, solo alcuni capitoli sono stati redatti in forma pressappoco definitiva. Le cinque Conferenze che compaiono in questo libro erano destinate al primo libro. La quarta Conferenza, come si vede, è incompleta. Del quinto libro non vi è traccia, così come del secondo e del terzo nel quale dovevano essere inclusi tre capitoli a cui Gurdjieff fa riferimento in Incontri con uomini straordinari. Il quarto libro verosimilmente avrebbe dovuto constare di due capitoli: Il prologo ed il testo incompleto Il mondo esteriore ed il mondo inferiore dell’uomo. Il piano dell’opera di Gurdjieff era il seguente: con il titolo Del tutto e di tutto dovevano essere pubblicati i suoi scritti in dieci volumi in tre serie. La prima serie in tre libri comprende: Racconti di Belzebù al suo nipotino, Critica obiettivamente imparziale della vita degli uomini. Le seconda serie in due libri comprende Incontri con uomini straordinari. La terza serie in cinque libri comprende La vita non è reale che quando “Io sono”.

La rivoluzione francese raccontata da Lucio Villari

«Quel che accadde in una calda estate a Parigi, nel 1789, si cominciò a conoscere dopo giorni e settimane grazie alle lettere affidate ai postiglioni, ai racconti che volavano di bocca in bocca, ai pochi giornali, alle testimonianze dei viaggiatori stranieri. Da quel momento, per molto tempo, la Francia fu al centro del mondo, mentre il secolo si chiudeva nella più profonda, emozionante inquietudine. Furono anni di violenza e di speranze, anni che accesero paure e sogni di riforme nuove e audaci. Si trattava di dare un senso concreto a tre valori fondamentali: la libertà, la fraternità e l’eguaglianza. Su di essi, più di duecento anni dopo, si continua ancora a discutere. Anche perché riguardano il nostro futuro.» I protagonisti, i luoghi, i tempi e i segreti della più grande rivoluzione dell’età moderna: un racconto che è un piacere leggere, adatto anche ai più giovani.

L’Ultimo Sopravvissuto

Una storia vera
La testimonianza mai raccontata del bambino che da solo sfuggì agli orrori dell’Olocausto
Sam Pivnik, figlio di un sarto ebreo, nasce a Bedzin in Polonia e trascorre una vita normale fino al primo settembre del 1939 – giorno del suo tredicesimo compleanno – quando i nazisti invadono la Polonia e la guerra spazza via in un attimo ogni possibilità di futuro. Da quel momento la sua vita non sarà più la stessa. Sam conosce il ghetto, i divieti imposti dai nazisti, il coprifuoco, gli stenti, il terrore per le strade. Poi, dopo un rastrellamento, tutta la sua famiglia viene deportata al campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau. Strappato alla sua famiglia, che trova la morte nelle camere a gas, Sam subisce terribili soprusi e atrocità, e ogni giorno, alla famigerata Rampa di arrivo dei treni dei deportati, vede compiersi sotto i suoi occhi la più inenarrabile delle tragedie. Sopravvissuto alla crudeltà delle SS e dei Kapo, ai lavori forzati nella miniera Fürstengrube e alla “marcia della morte” nel rigido inverno polacco, Sam è infine tra i prigionieri sulla nave Cap Arcona, bombardata dalla Royal Air Force perché luogo di esperimenti dei nazisti su donne e bambini da parte delle SS. Ma ancora una volta, miracolosamente, riesce a salvarsi. Questo libro racchiude una testimonianza unica al mondo: la storia di un uomo che ha attraversato tutti i gironi dell’inferno nazista, ed è sopravvissuto per portare ai posteri la testimonianza di un orrore indicibile che non dovrà mai più ripetersi.
Una storia vera, unica e commovente
Un grande successo internazionale
Tradotto in sette paesi
La gente spesso mi chiede perché abbia aspettato tanto per raccontare la mia storia. È una domanda semplice, ma la risposta non lo è.
Sam Pivnik
nato nel 1926 a Bedzin, Polonia, nel 1943 venne deportato nel campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, dove il resto della sua famiglia, eccetto suo fratello Nathan, trovò la morte nelle camere a gas. Sopravvissuto alla terribile esperienza del lager, è stato liberato nel maggio del 1945. Dopo la fine della seconda guerra mondiale, si è trasferito a Londra, dove ha aperto una galleria di antiquariato. Attualmente collabora con varie associazioni di sopravvissuti all’Olocausto ed è impegnato in campagne per il recupero della cultura ebraica in Polonia, cancellata dalle persecuzioni razziali. L’ultimo sopravvissuto è il suo primo libro ed ha commosso milioni di lettori in tutto il mondo. Per saperne di più: www.sampivnik.org

L’Italia nel Medioevo. Gli italiani e le loro città

Quando nella maggior parte del continente popolazioni intere trasmigravano, venivano decimate o addirittura sparivano, non pochi centri italiani si mantennero popolosi e vivaci, divenendo un punto di riferimento della vicenda del nostro Paese lungo i dieci secoli del Medioevo.
L’arte, la cultura, la lingua, la situazione economica e demografica, l’agricoltura e la politica, la scuola, il modo di alimentarsi, di curarsi, di abitare, di viaggiare, in altri termini di vivere degli abitanti della nostra penisola nell’età di mezzo vengono ricostruiti in queste pagine attraverso la storia delle città italiane che dal V al XV secolo hanno goduto di una singolare fioritura.

Il segreto di san Gennaro

I miracoli arrivano all’improvviso, come un fulmine a ciel sereno. La liquefazione del sangue di san Gennaro si ripete invece da secoli in occorrenze precise. «Nessuna legge naturale è in grado di spiegare un fenomeno che si verifichi soltanto in date liturgicamente significative» è stato detto. Eppure de Ceglia dimostra che nel Medioevo il sangue di san Gennaro era inteso come una sostanza semplicemente instabile e ricostruisce le vicende che hanno conferito alle sue liquefazioni l’euritmia che le rende cosí celebri. «I capricci non piacciono a nessuno. Davanti a comportamenti refrattari a ogni norma, all’inizio l’entusiasmo è incontenibile, poi i fedeli si stancano di un oggetto che, senza una chiara ragione, ora è in un modo ora in un altro, cosí lo abbandonano smorzandone gli slanci vitali. Ecco perché quel sangue non avrebbe potuto godere a lungo della libertà di gorgogliare come e quando desiderasse, trovandosi invece nella condizione di dover acquisire una forma: un modo di manifestarsi, cioè, cosí peculiare da renderlo unico nell’orbe cristiano».

La liquefazione periodica del sangue di san Gennaro non è ufficialmente riconosciuta come miracolosa dalla Chiesa cattolica, che piú cautamente ora parla di prodigio. Ma il fenomeno è stato per secoli chiamato miracolo in testi liturgici approvati dall’autorità ecclesiastica e in discorsi di vescovi, cardinali, papi e santi. L’Inquisizione ha inoltre sottoposto a formali processi coloro che lo hanno attribuito a cause naturali. La questione del riconoscimento ufficiale, se ha un senso per gli ultimi cinquant’anni, ne ha dunque tanto meno quanto piú ci si spinga indietro nel tempo. Perché quel mutare in determinate circostanze fu di fatto considerato un miracolo ed è questo ciò che interessa allo storico. Come si può però far storia naturale di qualcosa che per definizione supera l’ordine del creato? La ricostruzione che qui si abbozza non si interroga sul miracolo in sé, bensí sulla cultura che lo ha identificato come tale. Obiettivo di questo lavoro è infatti ripercorrere in chiave antropologica gli sforzi compiuti da uomini e donne del passato per concettualizzare un fenomeno complesso e sfuggevole. Il miracolo di san Gennaro assurge cosí a punto di osservazione privilegiato da cui ripercorrere non solo la storia di Napoli, ma anche e soprattutto l’evoluzione della mentalità di chi, persino in terre assai lontane, con quell’appuntamento periodico si è nel tempo confrontato. E consente di delineare una storia della meraviglia e della sua funzione conoscitiva. Un racconto di cuori che battono all’impazzata, di mani che pregano e di gole riarse dalle incessanti giaculatorie. Ma anche di occhi che scrutano alla ricerca di un senso. O semplicemente di un perché.

Guida alla storia del cinema italiano: 1905-2003

La storia del cinema italiano è una «storia grande» che in piú momenti ha orientato e modificato il corso del cinema mondiale. Una storia che ha modificato in maniera profonda i modi narrativi, stilistici, espressivi e produttivi di molte cinematografie e che oggi va studiata in una nuova ottica comparatistica, potendo contare su fonti filmiche in una misura inimmaginabile solo pochi anni fa.
Questo volume è diretto prima di tutto agli studenti che si accostano al cinema italiano e desiderano acquisirne una visione generale rigorosa, documentata e ad ampio spettro. Lo studente è condotto su un territorio articolato, in cui ha modo di prendere contatto con i fenomeni produttivi e divistici, i legami culturali, le influenze attive e passive nei confronti delle altre cinematografie, l’alto livello artigianale delle forze che lavorano al nostro cinema, e alle quali si deve una parte non trascurabile della sua grandezza.
Dopo aver portato a termine, nei primi anni ottanta, una monumentale storia del cinema italiano e aver tentato in successivi studi di legare il cinema alla storia d’Italia, Gian Piero Brunetta offre ora, del suo campo di ricerca, una «sintesi distesa» del tutto nuova, che contiene le informazioni necessarie e aggiornate sullo stato degli studi, insegna ad accostarsi alla storia come problema, senza privarsi del piacere di viaggiarvi all’interno nella forma del racconto, e ad amare infine il cinema italiano per la sua grandezza, la sua forza e la sua fragilità strutturale, ma più di tutto per quello spirito unitario che ha contribuito a farne l’«arte guida» italiana del Novecento.

Dizionario Storico Della Prima Guerra Mondiale

La partecipazione alla Grande guerra trasformò radicalmente l’Italia, come e più che tutta l’Europa. Nacque allora il Paese che conosciamo.
Le voci del *Dizionario* parlano di combattenti, di armi e di battaglie. Di mobilitazione, di lavoro, di donne. Di propaganda e di politica, di governi e di opposizioni. Ma non solo: parlano di religione, di arte e di letteratura perché un senso bisognava trovarlo alla guerra totale.
Testi di Andrea Baravelli, Elena Papadia, Filippo Cappellano, Marco Mondini, Daniele Ceschin, Fabio Degli Esposti, Paolo Pozzato, Fabio Caffarena, Fabio De Ninno, Irene Guerrini e Marco Pluviano, Luca Gorgolini, Hubert Heyriès, Mariano Gabriele, Pierluigi Scolè, Piero Di Girolamo, Andrea Scartabellati e Felicita Ratti, Beatrice Pisa, Maria Concetta Dentoni, Bruna Bianchi, Roberto Bianchi, Matteo Ermacora, Stefania Bartoloni, Antonio Gibelli, Carlo Stiaccini, Mauro Forno, Maria Paiano, Renate Lunzer, Monica Cioli, Fabio Todero, Alessandro Faccioli, Oliver Janz, Nicola Labanca.

Un Mondo Di Ferro

La guerra di Troia, le guerre persiane e del Peloponneso, l’epopea di Alessandro Magno, l’epica lotta di Annibale contro Roma. Nessun greco e nessun romano avrebbe mai potuto concepire un mondo senza guerre. Più che un’utopia, l’avrebbe ritenuta un’assurdità. Ma allora che significato aveva la guerra per loro?
La storia del mondo antico è un succedersi di battaglie, scontri e duelli che hanno lasciato una traccia formidabile nel nostro immaginario. Ma cosa voleva dire per un greco e un romano indossare l’armatura e scendere sul campo di battaglia? Significava riconoscere che la guerra era parte della vita, non che fossero amantidella guerra. Così come era possibile finire catturati dai pirati durante un viaggio in mare per essere venduti come schiavi in qualche mercato dell’Egeo, o cadere vittima di un’epidemia o di una carestia, così era nell’ordine delle cose umane essere coinvolti in una guerra e morire in battaglia. Ma c’è di più: poteva aspirare a definirsi cittadino solo colui che, nella buona stagione, era pronto a marciare fuori dai confini per combattere contro il nemico. Un libro appassionante, che ci rende comprensibile la mentalità degli antichi trattandola con profondo rispetto.

Un Anno Di Dominazione Fascista

“Se la dittatura non è stata instaurata, la Camera è pregata di non nutrire illusioni. Se farà dei mali passi sarà soppressa”; “Noi non temiamo di essere chiamati reazionari e di invocare per tutti i nemici di destra e di sinistra un poco di corda e un poco di sapone”: mentre “Il Popolo d’Italia” scrive queste parole, a San Vito Chietino “squadre di fascisti armati mettono a soqquadro il paese bastonando e distribuendo olio di ricino ai non-fascisti e sparando sui fuggiaschi” e a Milano “i fascisti provocano un incidente al teatro della Scala col maestro Toscanini, per la imposizione di suonare i loro inni”. Quando, dopo la marcia su Roma, Mussolini conquista il potere, il giovane deputato socialista Giacomo Matteotti compila una sorta di libro bianco in cui dimostra, dati alla mano, che i provvedimenti economici del nuovo governo da un lato sono iniqui e dall’altro rivelano un’incompetenza assoluta, condanna l’abuso dei decreti legge e soprattutto raccoglie le “parole dei Capi” e le “cronache dei fatti”: dichiarazioni incendiarie e una catena infinita di brutalità. Come scrive Walter Veltroni nell’introduzione, Matteotti “vede prima di altri la natura violenta e l’intenzione totalitaria del fascismo” e con questo libro denuncia, “in modo tanto puntiglioso e circostanziato quanto coraggioso, le violenze fasciste che si stanno intensificando in ogni parte d’Italia”. Ecco perché è così importante ripubblicare questa sconvolgente documentazione in diretta di una nazione che corre verso la catastrofe. Leggere oggi Matteotti significa chiedersi – scrive Umberto Gentiloni Silveri nel saggio che conclude il libro – “se nel ventre molle della società italiana abbia continuato ad annidarsi un modo di pensare, di agire, di esprimersi: un’ossessiva e insensata ricerca del nemico o del capro espiatorio che appare e s’inabissa a seconda delle circostanze”.