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55 giorni: L’Italia senza Moro (Intersezioni)

“Questo non è un libro sul calvario di Moro, ma su ciò che si muoveva sullo sfondo, mentre quei fatti accadevano; perché non esiste storia senza ciò che vi sta dietro”
Che Italia è quella che assiste alla prigionia di Aldo Moro? Che volti ha? Che cosa pensa? Se la tragedia incombe, insieme con altri fatti drammatici – un gravissimo incidente ferroviario, due diciottenni uccisi a Milano, l’assassinio di Peppino Impastato – la vita quotidiana scorre. Lo scudetto infiamma i tifosi, e così il mondiale di Formula 1, si guarda Portobello, si avvistano extraterrestri, si chiudono i manicomi, ci si strugge per Pinocchio, si fa l’amore da Trieste in giù, mentre dilaga la febbre del sabato sera. Un corto circuito culturale e antropologico scuote il paese, e queste pagine ce ne portano l’eco: alla voce dei telegiornali con le loro schegge di tragedia, fra comunicati e ultimatum, si sovrappongono le “emozioni da poco” e i “pensieri stupendi”. Eterni “figli delle stelle”, gli italiani dovranno ora affrontare un passaggio cui è impossibile sottrarsi. Come su un palcoscenico, nomi, storie, vicende in un racconto incalzante e vertiginoso, a comporre il ritratto di un paese che avrebbe preferito rimanere ancora una volta ignaro, nella sua atavica sospensione fra vitalismo e abulia.

Come muoiono le democrazie

Ormai è raro che il potere venga conquistato attraverso un golpe militare o comunque con la forza. Quasi tutti i paesi tengono regolarmente elezioni. Le democrazie muoiono ancora, ma con altri mezzi. Dalla fine della Guerra Fredda a oggi, a determinare la morte di una democrazia non sono quasi mai generali e soldati, ma gli stessi governi eletti. Leader eletti hanno sovvertito le istituzioni democratiche in Venezuela, Georgia, Filippine, Nicaragua, Perù, Polonia, Russia, Sri Lanka, Turchia, Ucraina e Ungheria. Oggi il tracollo di una democrazia comincia nelle urne.
Steven Levitsky e Daniel Ziblatt attraversano la storia recente per identificare i passaggi cruciali e le condizioni che si ripropongono, seppure in diverse declinazioni, ogni volta che una democrazia viene gradualmente trasformata in regime autoritario da un leader eletto Un processo messo in atto dall’interno delle istituzioni e con mezzi legali. **
### Sinossi
Ormai è raro che il potere venga conquistato attraverso un golpe militare o comunque con la forza. Quasi tutti i paesi tengono regolarmente elezioni. Le democrazie muoiono ancora, ma con altri mezzi. Dalla fine della Guerra Fredda a oggi, a determinare la morte di una democrazia non sono quasi mai generali e soldati, ma gli stessi governi eletti. Leader eletti hanno sovvertito le istituzioni democratiche in Venezuela, Georgia, Filippine, Nicaragua, Perù, Polonia, Russia, Sri Lanka, Turchia, Ucraina e Ungheria. Oggi il tracollo di una democrazia comincia nelle urne.
Steven Levitsky e Daniel Ziblatt attraversano la storia recente per identificare i passaggi cruciali e le condizioni che si ripropongono, seppure in diverse declinazioni, ogni volta che una democrazia viene gradualmente trasformata in regime autoritario da un leader eletto Un processo messo in atto dall’interno delle istituzioni e con mezzi legali.

Diritto

Il libro illustra sia i tradizionali settori della psicologia giuridica (l’attendibilità della testimonianza, la perizia psicologica, l’affidamento dei minori, ecc.) sia i nuovi orientamenti di ricerca di questa disciplina relativi ai processi mentali che intervengono nella formulazione della sentenza da parte del giudice e nelle argomentazioni addotte dalla difesa o dall’accusa durante il dibattimento. I primi due capitoli, relativi uno ai processi cognitivi implicati nel ragionamento giudiziario e l’altro alle varie aree della psicologia giuridica, sono stati redatti da docenti universitari di psicologia (Paolo Cherubini e Filippo Petruccelli), mentre gli altri due capitoli sui processi mentali del giudice e le strategie dell’avvocato sono stati scritti da due professionisti esperti (il giudice Angelo Costanzo e l’avvocato Gaetano Viciconte). Seguono gli apparati per ulteriori approfondimenti: una bibliografia ragionata e l’elenco dei siti internet.

Organi senza corpi. Deleuze e le sue implicazioni

The latest book by the Slovenian critic Slavoj Zizek takes the work of French philosopher Gilles Deleuze as the beginning of a dazzling inquiry into the realms of radical politics, philosophy, film (Hitchcock, *Fight Club* ), and psychoanalysis. Of *Organs without* *Bodies* Joan Copjec ( *Imagine There’s No Woman* ) has written: “With all his ususal humor and invention, Zizek — the acknowledged master of the 180 degree turn — here takes a trip into “enemy” territory to deliver Deleuze of a marvelously rebellious child, one that seriously challenges Deleuze’s other progeny with a surprising but convincing bid for succession. Those who thought Deleuze’s forward march into the future would follow a straight path are forced to rethink their stance. From now on all readings of Deleuze will have to take a detour through this important — even necessary — book.” Eric Santner ( *On the Psychopathology of Everyday Life* ) describes *Organs without Bodies* as offering “an entirely new degree of conceptual clarity and political urgency. Through his deep engagement with the logic of Deleuze’s project, Zizek opens up new possibilities of thought beyond the terms of the current political debates on globalization, democratization, war on terror. Once again, Zizek has produced an utterly timely and radically untimely meditation.” Recently profiled in *The New Yorker* , and hailed by the *Village Voice* as “the giant of Ljubljana,” Zizek is one of the most provocative and entertaining thinkers at work today.

55 giorni: L’Italia senza Moro

“Questo non è un libro sul calvario di Moro, ma su ciò che si muoveva sullo
sfondo, mentre quei fatti accadevano; perché non esiste storia senza ciò che
vi sta dietro”
Che Italia è quella che assiste alla prigionia di Aldo Moro? Che volti ha? Che
cosa pensa? Se la tragedia incombe, insieme con altri fatti drammatici – un
gravissimo incidente ferroviario, due diciottenni uccisi a Milano,
l’assassinio di Peppino Impastato – la vita quotidiana scorre. Lo scudetto
infiamma i tifosi, e così il mondiale di Formula 1, si guarda Portobello, si
avvistano extraterrestri, si chiudono i manicomi, ci si strugge per Pinocchio,
si fa l’amore da Trieste in giù, mentre dilaga la febbre del sabato sera. Un
corto circuito culturale e antropologico scuote il paese, e queste pagine ce
ne portano l’eco: alla voce dei telegiornali con le loro schegge di tragedia,
fra comunicati e ultimatum, si sovrappongono le “emozioni da poco” e i
“pensieri stupendi”. Eterni “figli delle stelle”, gli italiani dovranno ora
affrontare un passaggio cui è impossibile sottrarsi. Come su un palcoscenico,
nomi, storie, vicende in un racconto incalzante e vertiginoso, a comporre il
ritratto di un paese che avrebbe preferito rimanere ancora una volta ignaro,
nella sua atavica sospensione fra vitalismo e abulia.

Gli ultimi testimoni

Nell’estate del 1941 le truppe tedesche invadono la Bielorussia e occupano la capitale, Minsk. Gli eroi di questo libro sono bambini e ragazzi bielorussi e russi che hanno vissuto la terribile quotidianità di quegli anni di guerra e sono cresciuti nell’orrore del più disumano dei conflitti. Pubblicato per la prima volta nel 1985 e censurato dal regime sovietico, Gli ultimi testimoni compare oggi nella sua versione definitiva, per raccontarci una storia diversa da quella ufficiale, letta attraverso i ricordi e gli occhi innocenti dei più piccoli. Le loro parole, che per semplicità e immediatezza hanno una forza evocativa ancora più sconvolgente, cancellano ogni ideologia e modificano il nostro sguardo sul mondo. Un bambino che è stato strappato alla sua famiglia e defraudato della sua infanzia resta ancora un bambino? Che interpretazione può dare della guerra, suo unico orizzonte di vita? Quali sono le immagini che più l’hanno segnato? Sono questi gli interrogativi a cui il premio Nobel Svetlana Aleksievicˇ cerca di dare risposta attraverso le sue interviste. Ma la conclusione è che non c’è azione attuata per il bene universale che possa giustificare anche “una sola lacrima di bambino”.
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### Sinossi
Nell’estate del 1941 le truppe tedesche invadono la Bielorussia e occupano la capitale, Minsk. Gli eroi di questo libro sono bambini e ragazzi bielorussi e russi che hanno vissuto la terribile quotidianità di quegli anni di guerra e sono cresciuti nell’orrore del più disumano dei conflitti. Pubblicato per la prima volta nel 1985 e censurato dal regime sovietico, Gli ultimi testimoni compare oggi nella sua versione definitiva, per raccontarci una storia diversa da quella ufficiale, letta attraverso i ricordi e gli occhi innocenti dei più piccoli. Le loro parole, che per semplicità e immediatezza hanno una forza evocativa ancora più sconvolgente, cancellano ogni ideologia e modificano il nostro sguardo sul mondo. Un bambino che è stato strappato alla sua famiglia e defraudato della sua infanzia resta ancora un bambino? Che interpretazione può dare della guerra, suo unico orizzonte di vita? Quali sono le immagini che più l’hanno segnato? Sono questi gli interrogativi a cui il premio Nobel Svetlana Aleksievicˇ cerca di dare risposta attraverso le sue interviste. Ma la conclusione è che non c’è azione attuata per il bene universale che possa giustificare anche “una sola lacrima di bambino”.

Steal My Girl: Amore Bugiardo

L’amore tra i banchi di scuola è sempre una sorpresa. Arriva in silenzio, ti coglie in modo inaspettato, non ti fa dormire la notte. O ti perseguita e non ti dà pace.
È questo quello che succede a Fallon Lively, che dall’inizio del suo terzo anno di liceo deve fare i conti con il nuovo compagno di classe, Tom Knight.
Tanto bello quanto misterioso, sembra essere subito attratto da Fallon, a tal punto da non arrendersi nemmeno quando la ragazza si fidanza.
Ma quello che Tom sta cercando è qualcosa che non può competere con l’amore, almeno inizialmente. E il suo segreto, che è una lotta contro il tempo, deve rimanere tale fino alla fine, anche quando si sta per arrendere.
Un segreto sconvolgente che lascerà senza parole Fallon, intrecciato ai primi baci, le cotte adolescenziali, i litigi tra migliori amici che si vivono durante gli anni di liceo.

Ragazzi Di Zinco

Premio Nobel per la Letteratura 2015 ‘Quello che potrebbe risultare un mero catalogo di orrori assume al contrario la commovente potenza evocativa del coro di una tragedia greca. Dove ogni singola voce, con il suo specifico carico di dolore, contribuisce alla ricostruzione di una storia collettiva ancora terribilmente palpitante’. —Franco Marcoaldi, La Repubblica Dopo averci fatto ascoltare in Preghiera per Černobyl’ le voci delle vittime del disastro nucleare, Svetlana Aleksievič fa parlare qui i protagonisti di un’altra grande tragedia della storia sovietica: la guerra in Afghanistan tra il 1979 e il 1989. Un milione di ragazzi e ragazze partiti per sostenere la “grande causa internazionalista e patriottica”; almeno quattordicimila di loro rimpatriati chiusi nelle casse di zinco e sepolti di nascosto, nottetempo; cinquantamila feriti; mezzo milione di vittime afgane; torture, droga, atrocità, malattie, vergogna, disperazione… Gli afgancy, i ragazzi che la guerra ha trasformato in assassini, raccontano ciò che si è voluto nascondere. Accanto a loro, un’altra guerra. Quella delle infermiere e delle impiegate che partirono per avventura e patriottismo. E soprattutto le madri. Dolenti, impietose, stanche, coraggiose.

(source: Bol.com)

Le Fasi Del Caos

Una delle ultime invenzioni di Asimov è l’universo immaginario (ma non troppo) in cui si svolgono le avventure narrate in Le fasi del caos. Dopo aver passato una vita a raccontare le vicende di una galassia popolata soltanto da uomini e robot, Asimov immagina qui un intrigo che vede coinvolte, oltre a quella umana, altre cinque razze che conoscono il volo interstellare: razze spesso ostili e sospettose l’una dell’altra, fra cui l’uomo non fa certo brutta figura. Stabilite queste premesse, che presto daranno luogo a una serie di rapide quanto pericolose avventure, Asimov passa la mano ad alcuni brillanti scrittori; suoi allievi ideali, che svolgono la vicenda all’insegna della suspense, ma senza dimenticare una punta di ironia in omaggio al loro ispiratore.

INDICE
MECCA
Mecca
ALLEN STEELE
TRENTA PEZZI
Thirty Pieces
HARRY TURTLEDOVE
LE FASI DEL CAOS
Phases in Chaos
HAL CLEMENT
L’ESSENZA DELLA VERITA’
The soul of Truth
KAREN HABER
AFFARI DI FEDE
Keep the Faith
LAWRENCE WATT-EVANS
METTERE LE ALI
Winging It
JANET KAGAN
REINVENTARE LA GUERRA
The Reinvention of War
GEORGE ALEC EFFINGER
MAGIA VERDE
Woodcraft
POUL ANDERSON

Il rumore delle parole

Al ventiduesimo piano di un condominio di periferia vive un vecchio. Non esce mai, non incontra nessuno, nemmeno i figli o i nipoti lo vanno a trovare. Il mondo che sta là fuori gli è estraneo, eppure lui sente che, pur non avendo più alcun ruolo sociale, la sua esistenza ha ancora un senso. Del resto, che la vecchiaia inizi a sessantacinque anni è una pura convenzione stabilita dalla società fondata esclusivamente sul lavoro e sul denaro. Così si siede davanti a un microfono e, invece di rompere la sua solitudine varcando la porta di casa diretto al bar o ai giardinetti, apre la porta verso l’universo virtuale ed entra nella rete. Con grande “sospetto” e incertezza racconta le sue riflessioni su alcune parole che hanno riempito la sua esistenza. Democrazia, assurdità, bellezza e vecchiaia: sono questi i termini attorno a cui costruisce quattro lezioni virtuali. Le sue sono parole al vento o c’è qualcuno disposto ad ascoltarlo? Con un certo stupore il vecchio scopre che il suo pubblico cresce lezione dopo lezione. Abbattuto il muro che lo escludeva da qualsiasi relazione, si rende conto di avere di nuovo una voce. Sa di essere fragile, ma è proprio quella fragilità a renderlo più umano. Nella dimensione del “noi” che emerge a poco a poco, capisce che l’unica cosa che conta davvero è il presente e che “vivere non è parlare, ma correre da chi ha bisogno”. Parole vuote? Parole come semplice rumore? Vittorino Andreoli mette in scena in queste sue nuove pagine un teatro della verità a tratti autobiografico. Smaschera i pregiudizi del nostro tempo, che considera la vecchiaia come l’età della vergogna, dimenticando che la fragilità del vecchio è la rappresentazione della condizione umana, del significato stesso dell’uomo nel mondo.
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### Sinossi
Al ventiduesimo piano di un condominio di periferia vive un vecchio. Non esce mai, non incontra nessuno, nemmeno i figli o i nipoti lo vanno a trovare. Il mondo che sta là fuori gli è estraneo, eppure lui sente che, pur non avendo più alcun ruolo sociale, la sua esistenza ha ancora un senso. Del resto, che la vecchiaia inizi a sessantacinque anni è una pura convenzione stabilita dalla società fondata esclusivamente sul lavoro e sul denaro. Così si siede davanti a un microfono e, invece di rompere la sua solitudine varcando la porta di casa diretto al bar o ai giardinetti, apre la porta verso l’universo virtuale ed entra nella rete. Con grande “sospetto” e incertezza racconta le sue riflessioni su alcune parole che hanno riempito la sua esistenza. Democrazia, assurdità, bellezza e vecchiaia: sono questi i termini attorno a cui costruisce quattro lezioni virtuali. Le sue sono parole al vento o c’è qualcuno disposto ad ascoltarlo? Con un certo stupore il vecchio scopre che il suo pubblico cresce lezione dopo lezione. Abbattuto il muro che lo escludeva da qualsiasi relazione, si rende conto di avere di nuovo una voce. Sa di essere fragile, ma è proprio quella fragilità a renderlo più umano. Nella dimensione del “noi” che emerge a poco a poco, capisce che l’unica cosa che conta davvero è il presente e che “vivere non è parlare, ma correre da chi ha bisogno”. Parole vuote? Parole come semplice rumore? Vittorino Andreoli mette in scena in queste sue nuove pagine un teatro della verità a tratti autobiografico. Smaschera i pregiudizi del nostro tempo, che considera la vecchiaia come l’età della vergogna, dimenticando che la fragilità del vecchio è la rappresentazione della condizione umana, del significato stesso dell’uomo nel mondo.

Lavoretti

La domanda da cui parte questo libro è: perché di colpo, è diventato necessario arrotondare? Staglianò racconta il progressivo e sin qui inesorabile svuotamento del lavoro. A partire dagli anni Ottanta il suo valore ha cominciato a degradare rispetto al capitale e da allora la caduta non si è mai arrestata. Dal racconto del presente l’autore individua i principali snodi di questo declino, dal pugno d’acciaio di Reagan contro i controllori di volo alla guerra della Thatcher ai sindacati. Dalla delocalizzazione alla moltiplicazione dei contratti atipici. Dall’automazione che affida alle macchine ciò che prima facevano gli uomini, fino alla gig economy, altro che sharing, che, sotto la maschera della flessibilità, sta istituzionalizzando i ”lavoretti”, distruggendo nel frattempo la società cosí come la conosciamo. Perché Uber, Airbnb e gli altri pagano tasse risibili nei Paesi dove producono ricchezza, impoverendoli ulteriormente e costringendoli – se non prendiamo radicali contromisure – a un futuro senza welfare. Che aumenterà il bisogno di lavoretti per arrotondare, in una spirale senza fine.

(source: Bol.com)

Geografia Economica Dell’Europa Sovranista

In Europa occidentale la sfiducia montante nei confronti dell’Unione Europea ha una forte componente geografica e si manifesta più intensamente nelle regioni che hanno subito maggiormente gli effetti negativi della concorrenza internazionale. In queste aree si è andato affermando un voto ‘sovranista’, che vede nella chiusura al mercato internazionale e nel freno al progetto europeo la risposta più efficace alle richieste di ‘protezione’ dell’elettorato. Ma quali reali costi e benefici comporta l’essere parte dell’Unione? Che effetti economici deriverebbero da un distacco dall’Europa e chi ne subirebbe le conseguenze negative? L’Unione ci espone alla concorrenza internazionale e alla delocalizzazione del lavoro oppure ci difende? Il protezionismo può incentivare la nostra economia? Perché crescono i divari di sviluppo tra regioni europee ricche e povere se l’integrazione avrebbe dovuto ridurli? Quali effetti reali ha l’immigrazione sulle economie di tutta Europa? Gianmarco Ottaviano, tra i più autorevoli esperti di economia internazionale, fotografa la nuova geografia economica’ del Vecchio Continente.

(source: Bol.com)

Di testa nostra

“Il problema nasce quando i nani si rappresentano il loro dio… E il problema è ancora più grave quando un nano si crede addirittura dio. Lei pensa che io stia alludendo? Non si sbaglia.” Eravamo partiti dall’ars amatoria di Berlusconi e siamo arrivati ai condomini “facilitati” dei politici e alla crisi economica. In mezzo, tra commedia e tragedia, con accenti talvolta comici, il divorzio di B., il nuovo giornalismo alla Minzolini, le amazzoni di Gheddafi, il G8 all’Aquila e gli scandali che hanno investito la Protezione civile, l’attacco a Gomorra, Garibaldi, la crisi del Pd, il ddl sulle intercettazioni… Commenta Camilleri: “Pirandello ai suoi tempi sembrò cervellotico, oggi sarebbe cronista di scarsa fantasia”. E conclude, riferendosi alla classe politica:”Per confrontarsi sulle idee, bisogna innanzitutto averle”. Il viaggio nel “paese senza verità” (Sciascia) non smette di stupire.

L’attacco allo stato sociale

Ora i governi dell’Unione attaccano tale modello accampando un elevato debito pubblico, ricondotto all’eccesso di spesa sociale. Ma è stato piuttosto il salvataggio degli istituti finanziari a gravare sul debito. È dunque fondamentale difendere il modello sociale europeo e mostrarne la sua equità e sostenibilità.

(source: Bol.com)

Tutti a casa

Questo libro raccoglie due interventi di Marco Travaglio su politica e antipolitica. Il primo è tratto dalla puntata del 14 maggio 2012 di Quello che (non) ho, il programma di La7 condotto da Fabio Fazio e Roberto Saviano. Il secondo è l’editoriale per la puntata del 17 maggio 2012 di Servizio pubblico il programma multipiattaforma di Michele Santoro nato nel 2011 di cui Marco Travaglio è ospite fisso. ‘Antipolitica è sfilare al Family Day e poi andare a puttane.’ ‘Antipolitica è travestire quattro banchieri da tecnici e nominarli ministri.’ ‘Antipolitica è possedere aziende o dire abbiamo una banca o mi faccio un bel Tav.’ ‘Non so se i politici non vogliono, non possono, o non sanno cambiare. Ma mi paiono tre motivi sufficienti per mandarli tutti a casa.’ Marco Travaglio
(source: Bol.com)