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Senza Patricio

Una scritta su un muro di Buenos Aires: Patricio, te amo. Papà. Cinque ipotesi. Cinque storie intense e struggenti sull’amore tra padri e figli, sulle angosce e i sogni, sul passato e sul futuro. Sono storie che parlano di una grande nazione come l’Argentina, di un passato insanguinato di oppressione e torture, ma anche di amore – gli amori puri e assoluti dell’infanzia e dell’adolescenza – e di miti popolari come il calcio. Sono racconti sulle aspirazioni degli uomini e delle donne del nostro tempo: la minaccia del terrorismo, il bisogno di agire contro le ingiustizie, l’ansia di dare un senso tutto umano all’esistenza o di trovare un Dio in nome del quale lavorare per aiutare gli uomini. Soprattutto, questo libro – in cui per la prima volta Veltroni si abbandona completamente all’invenzione narrativa – è un tributo all’amore che lega i padri e i figli, e ai sentimenti che accompagnano un rapporto tanto profondo: la competizione, il rispetto, l’emulazione, ma anche la speranza e la disperazione, per un figlio perduto, per un padre mai conosciuto.

La grande casa

Nell’inverno del 1972, a New York, Nadia vive reclusa in una casa vuota, a fare i conti con la solitudine dopo un abbandono e con le difficoltà del suo mestiere di scrittrice. L’incontro di una sola notte con un giovane poeta cileno le cambierà la vita: lui decide di lasciarle in prestito i suoi mobili e di tornare in Cile, dove verrà inghiottito dalle carceri di Pinochet. A Nadia resta in eredità un’enorme scrivania, dotata di diciannove piccoli cassetti, uno dei quali impossibile da aprire. E quando dopo venticinque anni riceve la telefonata di quella che si presenta come la figlia del poeta, Nadia si rende conto di non volersi separare da qualcosa che è diventato parte integrante della sua identità. Si tratta, forse, della stessa scrivania su cui da sessant’anni un antiquario di Gerusalemme sta cercando di mettere le mani, nel tentativo di ricostruire pezzo dopo pezzo lo studio di suo padre, saccheggiato dai nazisti a Budapest in una notte del 1944. E per un periodo sembra essere appartenuta anche a un’altra scrittrice, Lotte Berg, fuggita a Londra dalla Germania nazista: solo alla fine della loro vita insieme il marito di Lotte, un professore universitario inglese, capisce di non aver mai conosciuto a fondo la donna che ha amato di un amore struggente, e che proprio in quei cassetti nascondeva un terribile segreto.
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Il catalogo delle amiche

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Dieci ritratti di “amiche” tracciati in punta di penna e innocente perfidia: tic, manie, comportamenti (spesso al limite dell’assurdo), falsità, piccole ipocrisie… Dieci donne, dieci caratteri, dieci amiche che coltivano il vizio, tutto femminile, di amre troppo e di non amrsi abbastanza. Un reticolo di storie e di caratteri in cui ogni lettrice (e ogni lettore) riconoscerà almeno una parte di sè.

Dialoghi con Leucò

Ventisei dialoghi brevi ma carichi di tensione, suadenti eppur sconfinanti nel tragico in cui gli dèi e gli eroi della Grecia classica (da Edipo e Tiresia a Calipso e Odisseo, da Eros e Tànatos a Achille e Patroclo) sono invitati a discutere il rapporto tra uomo e natura, il carattere ineluttabile del destino, la necessità del dolore e l’irrevocabile condanna della morte.

Un giorno di dicembre

“Chi ha vissuto in prima persona la vicenda umana di Gianluca Sciortino e della sua famiglia trae dalla lettura di questo lungo racconto sensazioni intense e dolorose. Così è capitato a me. Ho rivissuto nella mia mente un lungo flashback che mi ha ricondotto ad una lunga e dolorosa vicenda personale. Nella vita di Nino Manfredi e nella mia è arrivato un giorno in cui, all’improvviso, tutto è cambiato: un malore, la corsa in ospedale verso un destino sconosciuto, la porta della rianimazione che si chiude. Una porta al di qua di una soglia invalicabile, come il limite che divide la vita dalla morte. C’era un gioco nella nostra vita coniugale che Nino faceva con me ogni sera quando lasciava la mia camera da letto. Nel darci la buona notte rimaneva in uno stato di sospensione e, con la sua area fanciullesca, diceva “chiudo?”. Ma l’idea di chiudere quella porta tra noi gli procurava angoscia come se avesse terrore di non riuscire a vincere il buio della notte”.

La storia: romanzo

‘A La Storia’, romanzo pubblicato direttamente in edizione economica nel 1974 e ambientato a Roma durante e dopo l’ultima guerra (1941-47), Elsa Morante ha consegnato la massima esperienza della sua vita. È la sua opera piú letta e, come tutti i libri importanti, anche quella che piú ha fatto discutere. Cesare Garboli, nell’introduzione a questa edizione tascabile, traccia un bilancio critico sul romanzo a piú di vent’anni dalla prima pubblicazione. Completano il volume la cronologia della vita e delle opere, la bibliografia generale e quella specifica relativa al dibattito su ‘La Storia’.

Ci vediamo un giorno di questi

«*Federica Bosco con i suoi bestseller ha venduto un milione di copie.*»
**Donna Moderna**
«*Federica Bosco è una scrittrice ironica e intelligente.*»
**Grazia**
**Quando l’amicizia è infinita come il mare **
A volte per far nascere un’amicizia senza fine basta un biscotto condiviso nel cortile della scuola. Così è stato per Ludovica e Caterina, che da quel giorno sono diventate come sorelle. Sorelle che non potrebbero essere più diverse l’una dall’altra. Caterina è un vulcano di energia, non conosce cosa sia la paura. Per Ludovica la paura è una parola tatuata a fuoco nella sua vita e sul suo cuore. Nessuno spazio per il rischio, solo scelte sempre uguali. Anno dopo anno, mentre Caterina trascina Ludovica alle feste, lei cerca di introdurre un po’ di responsabilità nei giorni dell’amica dominati dal caos. Un’equazione perfetta. Un’unione senza ombre dall’infanzia alla maturità, attraverso l’adolescenza, fino a giungere a quel punto della vita in cui Ludovica si rende conto che la sua vita è impacchettata e precisa come un trolley della Ryanair, per evitare sorprese al check-in, un muro costruito meticolosamente che la protegge dagli urti della vita: lavoro in banca, fidanzato storico, niente figli, nel tentativo di arginare le onde. Eppure non esiste un muro così alto da proteggerci dalle curve del destino. Dalla vita che a volte fortifica, distrugge, cambia. E, inaspettatamente, travolge. Dopo un’esistenza passata da Ludovica a vivere della luce emanata dalla vitalità di Caterina, ora è quest’ultima che ha bisogno di lei. Ora è Caterina a chiederle il regalo più grande. Quello di slacciare le funi che saldano la barca al porto e lasciarsi andare al mare aperto, dove tutto è pericoloso, inatteso, imprevisto. Ma inevitabilmente sorprendente.
Federica Bosco è una delle scrittrici italiane più amate. Un’autrice da un milione di copie vendute. Ogni suo libro domina le classifiche e riceve il plauso della stampa. In questo nuovo romanzo supera sé stessa riuscendo nel compito che solo i narratori più autentici e grandi riescono ad assolvere: ci parla di noi.* Ci vediamo un giorno di questi* racconta l’amore ma anche il dolore, racconta le mille sfaccettature dell’animo umano. Racconta l’amicizia più forte e più variegata, l’amicizia più fragile ma anche più duratura: quella tra donne.
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### Sinossi
«*Federica Bosco con i suoi bestseller ha venduto un milione di copie.*»
**Donna Moderna**
«*Federica Bosco è una scrittrice ironica e intelligente.*»
**Grazia**
**Quando l’amicizia è infinita come il mare **
A volte per far nascere un’amicizia senza fine basta un biscotto condiviso nel cortile della scuola. Così è stato per Ludovica e Caterina, che da quel giorno sono diventate come sorelle. Sorelle che non potrebbero essere più diverse l’una dall’altra. Caterina è un vulcano di energia, non conosce cosa sia la paura. Per Ludovica la paura è una parola tatuata a fuoco nella sua vita e sul suo cuore. Nessuno spazio per il rischio, solo scelte sempre uguali. Anno dopo anno, mentre Caterina trascina Ludovica alle feste, lei cerca di introdurre un po’ di responsabilità nei giorni dell’amica dominati dal caos. Un’equazione perfetta. Un’unione senza ombre dall’infanzia alla maturità, attraverso l’adolescenza, fino a giungere a quel punto della vita in cui Ludovica si rende conto che la sua vita è impacchettata e precisa come un trolley della Ryanair, per evitare sorprese al check-in, un muro costruito meticolosamente che la protegge dagli urti della vita: lavoro in banca, fidanzato storico, niente figli, nel tentativo di arginare le onde. Eppure non esiste un muro così alto da proteggerci dalle curve del destino. Dalla vita che a volte fortifica, distrugge, cambia. E, inaspettatamente, travolge. Dopo un’esistenza passata da Ludovica a vivere della luce emanata dalla vitalità di Caterina, ora è quest’ultima che ha bisogno di lei. Ora è Caterina a chiederle il regalo più grande. Quello di slacciare le funi che saldano la barca al porto e lasciarsi andare al mare aperto, dove tutto è pericoloso, inatteso, imprevisto. Ma inevitabilmente sorprendente.
Federica Bosco è una delle scrittrici italiane più amate. Un’autrice da un milione di copie vendute. Ogni suo libro domina le classifiche e riceve il plauso della stampa. In questo nuovo romanzo supera sé stessa riuscendo nel compito che solo i narratori più autentici e grandi riescono ad assolvere: ci parla di noi.* Ci vediamo un giorno di questi* racconta l’amore ma anche il dolore, racconta le mille sfaccettature dell’animo umano. Racconta l’amicizia più forte e più variegata, l’amicizia più fragile ma anche più duratura: quella tra donne.

Un giorno di fuoco e altri racconti

Nel 1963, a pochi mesi dalla morte di Fenoglio, esce nei Racconti moderni Garzanti “Un giorno di fuoco”. E una raccolta composita: il titolo sarebbe spettato in senso rigoroso solo ai primi sei racconti, quelli che l’autore avrebbe voluto chiamare “Racconti del parentado”. A quel primo nucleo, facevano seguito altri sei racconti e “Una questione privata”. Questa edizione comprende soltanto gli originali sei “Racconti del parentado”: Un giorno di fuoco, La sposa bambina, Ma il mio amore è Paco, Superino, Pioggia e la sposa, La novella dell’apprendista esattore.