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Mani di luce

COME CURARE E CURARSI TRAMITE IL CAMPO ENERGETICO UMANO.
«Mani di luce» è un libro illuminante che spalanca le porte sulle infinite possibilità dell’uomo «intero», l’uomo in cui spirito e materia sono uniti e si potenziano a vicenda. È un messaggio di amore e di accettazione nei confronti di se stessi e dell’universo. Una dimostrazione estremamente convincente della compatibilità fra intelligenza e visione positiva dell’esistenza. Una prospettiva che concilia il mondo della scienza e quello dello spirito. Una guida preziosa e semplice alla guarigione e alla conservazione della salute.
Che cos’è l’energia? Da tempo la fisica moderna ha superato la distinzione fra materiale e immateriale: indagando sempre più a fondo nella materia, fino a raggiungere il livello subatomico della realtà, ha scoperto che tutto è fatto di energia. La materia, lo spirito, le emozioni non sono che gradi diversi di cristallizzazione dell’energia. Tutti i fenomeni, dunque, partecipano di un unico flusso energetico e ogni cosa è in costante trasformazione. Ogni persona è dotata di energia e può impiegarla per guarire se stessa e gli altri, e per conservare la salute psicofisica. Questo libro porta alla sua naturale conclusione la scoperta dei fenomeni psicosomatici e offre un quadro completo del retroterra che dovrebbe appartenere a ogni pranoterapeuta.

Il suicidio e l’anima

Se il suicidio è certamente il più violato fra i tabù – oggi più che mai, come testimoniano le cronache –, rimane nondimeno, nella percezione comune, lo scandalo supremo, il gesto inaccettabile. La giurisprudenza lo ha giudicato per molto tempo un reato; la religione lo considera peccato, aborrendolo più di ogni altra forma di uccisione e condannandolo come atto di ribellione e apostasia; la società lo rifiuta, tendendo a sottacerlo o a giustificarlo con la follia, quasi che il suicidio fosse l’aberrazione antisociale per eccellenza. E non si può dire che siano mancate riflessioni e analisi – da John Donne a Hume, da Voltaire a Schopenhauer, da Durkheim alla messe di studi psicologici e psichiatrici –, ma il problema, nella sua essenza, è rimasto intatto.
Nel 1964 James Hillman capovolge ogni prospettiva con questo libro. Un libro che, dichiara, «mette in discussione la prevenzione del suicidio; va a indagare l’esperienza della morte; accosta il problema del suicidio non dal punto di vista della vita, della società e della “salute mentale”, bensì in relazione alla morte e all’anima. Considera il suicidio non soltanto come una via di uscita dalla vita, ma anche come una via di ingresso nella morte. Questo punto di vista totalmente altro scaturisce dall’indagine del suicidio per come è esperito attraverso la visione che l’anima ha della morte. Perché nell’esperienza della morte, afferma Hillman, l’anima trova una rigenerazione, e dunque l’impulso suicida non va necessariamente concepito come una mossa contro la vita: potrebbe esprimere il bisogno imperioso di incontrare la realtà assoluta, la richiesta impellente di un’esistenza più piena.

Ginnastica Intima Per Donne

Vuoi migliorare la tua vita sessuale? Desideri guarire i disturbi ginecologici ed eliminare i disagi della menopausa?
Ti piacerebbe avere un ciclo mestruale senza problemi? Vuoi una ginnastica che ti accompagni nella gravidanza, nel parto e nella maternità? Vorresti rafforzare gli organi pelvici e risolvere problemi quali la debolezza della vescica o il prolasso? Sogni di ridurre la pancia? Vorresti imparare degli esercizi che puoi fare ovunque, anche mentre fai altro, senza che nessuno ti veda? Vuoi sentirti più femminile, con un corpo più armonioso?
Con il metodo Gymintima® puoi! Ma che cos’è la ginnastica intima?
È un metodo speciale, dedicato alle donne: si indirizza alle parti più nascoste del corpo femminile, non visibili ma percepibili da ogni donna. È un insieme di tecniche piacevoli e rilassanti, e anche divertenti. Richiedono poco tempo. Alcuni esercizi, detti “invisibili”, puoi addirittura eseguirli mentre stai facendo altro, ovunque sei. Concepito dalla dottoressa Simona Oberhammer, il programma è stato elaborato attraverso la sua esperienza di naturopata e ricercatrice ed stato sperimentato con tantissime donne che hanno imparato il metodo.
Il libro è rivolto sia al pubblico che ai professionisti: è comprensibile da tutti grazie a spiegazioni chiare e facili ma è anche ricco di particolari e dettagli scientifici, quindi adatto per medici, in particolare ginecologi, infermieri, ostetriche, naturopati, fisioterapisti, insegnanti di attività motoria, yoga e altri specialisti della salute.

Emicrania

«”Emicrania” non è solo una descrizione, ma anche una meditazione sulla natura della salute e della malattia, e su come, ogni tanto, gli esseri umani possano aver bisogno, per breve tempo, di essere malati; una meditazione sull’unità di mente e corpo, e sull’emicrania come manifestazione esemplare della nostra trasparenza psicofisica; infine, una meditazione sull’emicrania intesa come reazione biologica, analoga a quanto accade in molti animali». Così Sacks definisce oggi “Emicrania”, vero work in progress, che apparve come suo primo libro nel 1970 e poi è stato sottoposto a numerosi ampliamenti e rimaneggiamenti fino all’edizione più recente, che è del 1992 (a conferma della convinzione di non pochi suoi lettori che Oliver Sacks appartenga alla stirpe di quei grandi dotti seicenteschi i quali consideravano ogni scritto innanzitutto un pretesto per la proliferazione di note, glosse e appendici dove incorporare via via ciò che l’esperienza, il sapere e anche il dubbio avrebbero aggiunto di nuovo). Quando venne pubblicato per la prima volta, questo libro, che si presentava allora come qualcosa di molto più vicino a un puro studio clinico, trovò subito almeno un lettore percettivo. Era W.H. Auden, il quale scrisse che «qualsiasi profano interessato in qualche modo alla relazione fra corpo e mente, anche se non lo capirà in ogni dettaglio, troverà questo libro affascinante come lo ho trovato io». Auden aveva subito capito una peculiarità decisiva in Sacks: la sua capacità di ascoltare i sintomi. Già Novalis aveva osservato: «Ogni malattia è un problema musicale e ogni cura una soluzione musicale». Così si potrebbe dire che Sacks dispone di una sorta di orecchio assoluto per quelle manifestazioni che sono insieme fisiologiche e psicologiche (e proprio a questo punto, ovviamente, si spalancano le questioni più radicali, e tuttora irrisolte, che riguardano la nostra conoscenza di noi stessi). Eminente fra queste, e quasi beffarda nelle sue molteplici forme, rimane l’emicrania, un disturbo che, secondo i calcoli di alcuni, riguarda il dieci per cento dell’umanità e ancora elude per molti versi gli sforzi dei ricercatori. Sacks è riuscito a farla parlare, attraverso la voce di alcuni memorabili casi e attraverso la sua, inconfondibile. **
### Sinossi
«”Emicrania” non è solo una descrizione, ma anche una meditazione sulla natura della salute e della malattia, e su come, ogni tanto, gli esseri umani possano aver bisogno, per breve tempo, di essere malati; una meditazione sull’unità di mente e corpo, e sull’emicrania come manifestazione esemplare della nostra trasparenza psicofisica; infine, una meditazione sull’emicrania intesa come reazione biologica, analoga a quanto accade in molti animali». Così Sacks definisce oggi “Emicrania”, vero work in progress, che apparve come suo primo libro nel 1970 e poi è stato sottoposto a numerosi ampliamenti e rimaneggiamenti fino all’edizione più recente, che è del 1992 (a conferma della convinzione di non pochi suoi lettori che Oliver Sacks appartenga alla stirpe di quei grandi dotti seicenteschi i quali consideravano ogni scritto innanzitutto un pretesto per la proliferazione di note, glosse e appendici dove incorporare via via ciò che l’esperienza, il sapere e anche il dubbio avrebbero aggiunto di nuovo). Quando venne pubblicato per la prima volta, questo libro, che si presentava allora come qualcosa di molto più vicino a un puro studio clinico, trovò subito almeno un lettore percettivo. Era W.H. Auden, il quale scrisse che «qualsiasi profano interessato in qualche modo alla relazione fra corpo e mente, anche se non lo capirà in ogni dettaglio, troverà questo libro affascinante come lo ho trovato io». Auden aveva subito capito una peculiarità decisiva in Sacks: la sua capacità di ascoltare i sintomi. Già Novalis aveva osservato: «Ogni malattia è un problema musicale e ogni cura una soluzione musicale». Così si potrebbe dire che Sacks dispone di una sorta di orecchio assoluto per quelle manifestazioni che sono insieme fisiologiche e psicologiche (e proprio a questo punto, ovviamente, si spalancano le questioni più radicali, e tuttora irrisolte, che riguardano la nostra conoscenza di noi stessi). Eminente fra queste, e quasi beffarda nelle sue molteplici forme, rimane l’emicrania, un disturbo che, secondo i calcoli di alcuni, riguarda il dieci per cento dell’umanità e ancora elude per molti versi gli sforzi dei ricercatori. Sacks è riuscito a farla parlare, attraverso la voce di alcuni memorabili casi e attraverso la sua, inconfondibile.

L’anima del mondo e il pensiero del cuore

Quella malattia della psiche che è oggi la normalità ha trovato in James Hillman un interprete che non concede facili terapie. La sua via è piuttosto quella di chi indica, con pacatezza, l’inevitabilità di un mutamento radicale: si tratta – osserva Hillman in «Anima mundi», uno dei tre saggi che compongono questo volume – di «dare valore all’anima prima che alla mente, all’immagine prima che al sentimento». Il che, a sua volta, impone di «rinunciare ai giochi di soggetto- oggetto, destra-sinistra, interno-esterno, maschile-femminile, immanenza-trascendenza, mente- corpo», in modo che «l’emozione trattenuta da quelle sacre reliquie possa infrangere quei vasi e tornare a fluire nel mondo». Ma anche gli altri due testi risulteranno sferzate salutari: “Il pensiero del cuore” ribadisce una certezza classica oggi maldestramente trascurata, ossia che «le risposte estetiche sono risposte morali»; “Plotino, Ficino e Vico precursori della psicologia archetipica” cela nelle sue pieghe una domanda imbarazzante in particolare per noi italiani, che dovremmo avere il Rinascimento «nel sangue della psiche»: «Perché mai venite a cercare la psicologia da noi, nel Nord, nel marxismo e nell’esistenzialismo, in Adorno e in Marcuse, in Freud e, sì, anche in Jung – per non parlare di Mao o dei guru indiani –, tutti sostituti secondari, quando la vostra terra custodisce una psicologia straordinaria?».

Prigioniera di Stalin e Hitler

È l’autobiografia della Buber Neumann relativa agli anni 1937-1945 e racconta della sua esperienza nei campi di “rieducazione” sovietici e nel lager tedesco di Ravensbruck. Il libro prende le mosse dall’improvviso arresto a Mosca del marito Heinz, dirigente comunista, e dai mesi che l’autrice conduce prima di essere a sua volta arrestata e condannata a cinque anni di lavori forzati nel campo di Karaganda. La parte più drammatica del libro riguarda però i cinque anni trascorsi a Ravensbruck, dove fu rinchiusa dopo che l’Unione Sovietica la cedette alla Gestapo. Nella sezione dedicata a Ravensbruck ha gran parte la storia dell’amicizia con Milena Jesenka, la giornalista ceca amica di Kafka. La parte finale è dedicata al ritorno dopo la liberazione dal lager.

Mal di pietre

Nel suo secondo romanzo Milena Agus racconta la storia di una donna (nonna della narratrice), della sua vita, del suo matrimonio e dei suoi amori. In quest’ordine, appunto, perché alla nonna tutto capita un po’ in ritardo, quando ormai non ci spera più. A cominciare dal matrimonio tardivo con un uomo che, ospitato dalla famiglia, si sdebita sposandola. E l’amore, quell’amore vagheggiato e sognato da tutti i personaggi di Milena Agus con tanto sfortunato ardore, arriva inaspettato, durante una cura termale per curare il “mal di pietre”, i calcoli renali. Il mal di pietre finisce cosi con l’identificarsi col mal d’amore e trascinare l’eroina in una vicenda di assoluta, impensata felicità con il Reduce, un uomo zoppo e sposato, che soffre dello stesso male.

Storia della medicina e della sanità in Italia

Dalla peste del Trecento all’Aids, alla Sars e alle altre patologie del nostro tempo. Il maggior storico della medicina in Italia racconta come siamo giunti a trattare le malattie dal primitivo empirismo medico fino alle odierne tecnologie, come sono cambiati i luoghi di cura dagli antichi alberghi ai moderni ospedali, come si è modificato il rapporto medico-paziente e medico-società, come i vari modelli di medicina hanno prodotto nei secoli benefici o pericoli, stagnazione o progresso. Una storia della scienza nella quale la lotta contro le malattie e le armi messe in campo a difesa della salute si intrecciano con le idee e le culture delle società occidentali in continua trasformazione.
(source: Bol.com)

Nella Zona Grigia

Quando, nel 2011, viene sottoposto a risonanza magnetica funzionale presso il Brain and Mind Institute della Western University, in Ontario, Scott è ritenuto privo di coscienza da ormai dodici anni. Un terribile incidente d’auto lo ha ridotto in stato vegetativo, e nessuno, a parte i suoi genitori, lo considera cosciente. Eppure, nel momento in cui il neuroscienziato Adrian Owen gli chiede di immaginare di giocare a tennis o di muoversi nella sua casa, il suo cervello esplode in una miriade di colori, dimostrando così di essere vigile.
Scott è uno fra i pazienti con gravi lesioni al cervello, vittime di traumi o malattie, con i quali Owen è riuscito a stabilire un contatto e che, in alcuni casi, sono usciti dalla cosiddetta «zona grigia», tra la piena consapevolezza e la morte cerebrale. Collaborando con team di ricerca in Inghilterra e in Canada, negli ultimi vent’anni lo scienziato ha trasformato un’idea vaga, un’intuizione, nel fulcro di una tecnica di valutazione cognitiva che punta a svelare la struttura stessa della nostra coscienza. Utilizzando tecnologie di monitoraggio e scanning cerebrale e gli approcci della neuropsicologia, Owen ha messo a punto una serie di esperimenti per mappare l’attività del cervello di pazienti non fisicamente responsivi, in cerca di segni certi della loro consapevolezza. *Nella zona grigia* è l’avvincente e intenso racconto di questa avventura, un percorso in cui esperienza professionale e storia personale si intrecciano in maniera sorprendente, portando lo scienziato a misurarsi con il caso e la fortuna, i limiti di strutture e finanziamenti, l’attenzione dei media, lo scetticismo dei colleghi, le speranze e le sofferenze dei familiari dei pazienti e, soprattutto, l’irriducibile unicità di ogni singolo caso, di ogni persona.
Da una posizione dichiaratamente atea, Owen affronta questioni cruciali sul significato dell’essere umano, sollevando interrogativi che riguardano tutti noi e coinvolgono il diritto, la filosofia, l’etica e la religione. Cosa significa «stato vegetativo»? Perché si entra nella «zona grigia»? A quale livello di funzionamento cerebrale si è coscienti? Cosa desidera chi resta intrappolato nel proprio corpo: vivere o morire? Chi ha diritto di decidere di «staccare la spina»? E perché solo alcuni ritornano dal «regno dei morti»?
In un nuovo dialogo fra ricerca pura e cura terapeutica, fra scienza e tecnologia, le neuroscienze cognitive ci avvicinano alla comprensione del cervello, della coscienza e dei problemi legati a malattie neurodegenerative come Parkinson e Alzheimer, prospettando un futuro in cui sarà possibile comunicare da mente a mente.

Il gene. Il viaggio dell’uomo al centro della vita

Gli straordinari progressi fatti dalla genetica negli ultimi decenni aprono insperate ed entusiasmanti possibilità di sconfiggere malattie ritenute finora invincibili, ma al contempo sollevano cruciali interrogativi di carattere etico cui è quasi impossibile sottrarsi, soprattutto perché riguardano l’immediato futuro dell’umanità. Che ne sarà, infatti, dell’essere umano quando avremo imparato a “leggere” e a “scrivere” il suo patrimonio genetico? E, magari, a duplicarlo? Siddhartha Mukherjee, noto ricercatore oncologo e autore dell'”Imperatore del male”, ripercorre le tappe più significative del cammino che ha portato a identificare l’origine di quei caratteri che, pur accomunando ciascun individuo a tutti gli altri membri della sua stessa specie, lo rendono assolutamente unico e irripetibile. Da Aristotele a Pitagora, da Darwin a Mendel, da Boveri e Morgan a Crick, Watson e Franklin, fino agli scienziati del XXI secolo che sono riusciti a compiere il decisivo passo di mappare il genoma umano, “Il gene” esamina le innumerevoli ipotesi che si sono succedute nel corso dei secoli, i successi e i fallimenti che hanno costellato il tentativo di comprendere e spiegare i meccanismi dell’ereditarietà e le loro sorprendenti influenze sulla personalità e il destino degli esseri umani. Senza tacere delle agghiaccianti derive dell’eugenetica, non solo a opera dei medici nazisti, né di argomenti di scottante attualità come le possibili implicazioni delle terapie geniche o dell’impiego delle cellule staminali.
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Chirurgia

AVVERTENZA – I volumi, per la grande quantità di immagine contenute, hanno un peso di circa 80MB. Assicurarsi di avere una connessione WI-FI per la buona riuscita del download. Gli ordinamenti didattici del corso di laurea in Medicina e Chirurgia confermano la scelta editoriale di quest’opera, che consente allo studente di trovare nei due volumi tutte le discipline chirurgiche e, soprattutto, permette rapide consultazioni per uno studio integrato e per un’accurata diagnosi differenziale con patologie di altri sistemi e apparati. Le nuove procedure chirurgiche e le recenti applicazioni tecnologiche nella diagnostica e nella terapia chirurgica hanno reso necessaria la revisione di quest’opera. È stata mantenuta l’impostazione generale basata sulla fisiopatologia ma i contenuti della chirurgia specialistica sono stati ristrutturati raggruppando in una sezione unica la chirurgia Toracica, Cardiaca e Vascolare. Nell’opera di aggiornamento sono stati interamente riscritti 56 capitoli su 147 tra cui l’intera sezione dedicata alla neurochirurgia, la parte relativa all’immunobiologia chirurgica e i capitoli sull’obesità, il trapianto di cuore e il trapianto di rene.

1918. L’Influenza Spagnola

Può una pandemia cambiare il mondo? Nel 1918 è successo. L’influenza spagnola uccide in soli due anni milioni di persone, di cui la maggior parte sono giovani tra i 18 e i 29 anni. Tra le vittime ci sono anche artisti e letterati: da Guillaume Apollinaire a Egon Schiele, da Max Weber a Katherine Anne Porter. Nonostante l’entità del fenomeno, però, le conseguenze dell’influenza sono rimaste a lungo in ombra, offuscate dalla devastazione della prima guerra mondiale, e relegate a un ruolo secondario. Finalmente Laura Spinney, in un libro a metà tra la cronaca giornalistica e il saggio scientifico, restituisce alla pandemia la sua importanza nella storia di inizio Novecento.

Il Vero E Il Plausibile

La plausibilita, quale strumento per costruire e valutare ipotesi e guidare l’azione, e un concetto che nasce da un’esigenza fondamentale non solo dell’impresa conoscitiva, ma dell’uomo in quanto tale: quella di limitare e gestire l’incertezza e la provvisorieta che contraddistinguono ogni aspetto della sua esistenza. Il libro, mediante alcuni richiami storici, fornisce un’analisi delle teorie e dei modelli della plausibilita, sia nella sua versione probabilistica sia in quella non-probabilistica, sviluppando una prospettiva che propone un superamento dell’opposizione tra vero e plausibile.

La scuola dell’atopia

L’esigenza di chiarire i concetti attuali dell’atopia, che per troppo tempo hanno oscillato tra una primitiva visione squisitamente clinica ed una successiva unicamente immunologica, era matura da tempo. L’avere compreso che il ruolo delle immunoglobuline E non è esaustivo ed avere accettato la salomonica divisione tra atopia intrinseca ed estrinseca, sono stati i primi due passi fondamentali. Le recenti scoperte del ruolo dell’immunità innata, e quindi dei peptidi antimicrobici, hanno aperto dei fondamentali spazi di comprensione nell’atopia e non solo. Quello che ora appare chiaro è che l’atopia non è la malattia di un organo ma piuttosto un difetto delle membrane che delimitano il nostro “self”. Il fatto che queste membrane si chiamino pelle, intestino, congiuntiva, bronchi o quant’altro ha artificialmente frammentato la comprensione ed il trattamento di un fenomeno unitario. Questo libro vuole cercare di fare una sintesi delle diverse esperienze ma soprattutto essere uno stimolo a far sì che la medicina si focalizzi costruttivamente sullo stesso bersaglio. Se così sarà, non assisteremo più a”guerre di religione” tra scienziati e medici pratici o, peggio ancora, tra i differenti specialisti che si contendono il paziente. Se l’atopia, come noi crediamo, è un problema globale, esso può essere adeguatamente affrontato solo in un contesto pluridisciplinare e in clima collaborativo, non solo tra medico e medico ma anche tra medico e paziente. **

La respirazione artificiale: Basi e pratica

La respirazione meccanica è una procedura con cui ogni medico che si occupi di medicina intensiva, di discipline chirurgiche e di medicina generale deve quotidianamente confrontarsi. Questo volume si propone di fornire ai lettori le più aggiornate conoscenze necessarie all’applicazione di questa procedura, insieme a una valutazione critica dei relativi vantaggi e svantaggi basata sull’evidenza. La prima versione in lingua italiana del volume, pubblicata nel 2007, ha ottenuto un grande successo ed è diventata un importante riferimento per tutti i professionisti che si trovano a utilizzare questa pratica clinica. Per questo motivo è stato deciso di realizzare questa seconda edizione, nella quale i più recenti progressi in ambito clinico e terapeutico, così come l’eliminazione di concetti oggi superati, vanno ad aggiornare la struttura originaria: partendo dalle basi anatomiche e fisiologiche della respirazione meccanica e dalle varie forme di insufficienza respiratoria, vengono prese in considerazione le indicazioni a questo tipo di intervento, le complicazioni ad esso legate, oltre che i metodi alternativi e i suggerimenti sulla gestione delle malattie specifiche dell’apparato respiratorio. Le più recenti tecniche di terapia respiratoria e di respirazione meccanica non invasiva completano questo trattato.

Un mondo perduto e ritrovato

1943. Fronte russo occidentale, regione di Smolensk: Lev A. Zaseckij, giovane tenente dell’Armata Rossa, viene ferito da un proiettile tedesco che gli penetra in profondità nel cervello cancellando la percezione di una parte del corpo e pregiudicando sia la comprensione del linguaggio che la memoria. Sottoposto a un intenso processo di riabilitazione, Zaseckij recupera frammenti delle funzioni cerebrali perdute e torna, dolorosamente, a vivere: riaffiorano nomi di persone e oggetti, impara di nuovo a contare, riconosce la via di casa… Giorno dopo giorno, dapprima con fatica poi con crescente sicurezza, annota i progressi in un diario a partire dal quale il grande neuropsicologo russo Aleksandr Lurija, che lo ebbe in cura per molti anni e con lui stabilì una relazione strettissima e partecipe, ricostruisce il profilo clinico e la personalità di un uomo sensibile e indomabile, realizzando, come ha scritto Oliver Sacks, «quella fusione di pittura e anatomia sognata da Hume». Libro «romantico» – cioè incarnazione di una scienza nemica di ogni riduzione della realtà a schemi astratti –, “Un mondo perduto e ritrovato” è anche un libro unico, frutto della felice combinazione (sono ancora parole di Sacks) di «una descrizione rigorosa, analitica» e di «una comprensione e immedesimazione profondamente personale con gli oggetti», di lucidità scientifica e tensione drammatica. Impresa nuova e audace, che muovendo dai “Ritratti immaginari” di Walter Pater sfocia in un nuovo genere letterario: il ‘romanzo neurologico’.