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Vocabolario Sentimentale

*Vocabolario sentimentale* nasce un giorno di fine agosto, da una pagina di diario scritta durante un viaggio in treno.Nasce da emozioni diventate troppo forti e ingombranti per non trovare espressione. Nasce dalla storia di un amore finito che si traduce nelle parole di questo speciale vocabolario. Dal mondo sommerso e muto che si agita nei suoi protagonisti e che prende meravigliosamente voce per tratteggiare una nuova, inaspettata geografia delle emozioni. E nasce dalle illustrazioni poeticheche accompagnano il racconto come un personalissimo dono dell’autrice per mostrarci di cosa è capace la parola quando è aiutata dall’immaginazione. Scopriremo così che i suoni noti possono diventare nuovi e potenti e dare finalmente corpo ai nostri sentimenti.

*Vocabolario sentimentale* nasce un giorno di fine agosto, da una pagina di diario scritta durante un viaggio in treno.Nasce da emozioni diventate troppo forti e ingombranti per non trovare espressione. Nasce dalla storia di un amore finito che si traduce nelle parole di questo speciale vocabolario. Dal mondo sommerso e muto che si agita nei suoi protagonisti e che prende meravigliosamente voce per tratteggiare una nuova, inaspettata geografia delle emozioni. E nasce dalle illustrazioni poeticheche accompagnano il racconto come un personalissimo dono dell’autrice per mostrarci di cosa è capace la parola quando è aiutata dall’immaginazione. Scopriremo così che i suoni noti possono diventare nuovi e potenti e dare finalmente corpo ai nostri sentimenti.

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Tutto Chiede Salvezza

Ha vent’anni Daniele quando, in seguito a una violenta esplosione di rabbia, viene sottoposto a un TSO: trattamento sanitario obbligatorio. È il giugno del 1994, un’estate di Mondiali.
Al suo fianco, i compagni di stanza del reparto psichiatria che passeranno con lui la settimana di internamento coatto: cinque uomini ai margini del mondo. Personaggi inquietanti e teneri, sconclusionati eppure saggi, travolti dalla vita esattamente come lui. Come lui incapaci di non soffrire, e di non amare a dismisura.
Dagli occhi senza pace di Madonnina alla foto in bianco e nero della madre di Giorgio, dalla gioia feroce di Gianluca all’uccellino resuscitato di Mario. Sino al nulla spinto a forza dentro Alessandro.
Accomunati dal ricovero e dal caldo asfissiante, interrogati da medici indifferenti, maneggiati da infermieri spaventati, Daniele e gli altri sentono nascere giorno dopo giorno un senso di fratellanza e un bisogno di sostegno reciproco mai provati. Nei precipizi della follia brilla un’umanità creaturale, a cui Mencarelli sa dare voce con una delicatezza e una potenza uniche.
Dopo l’eccezionale vicenda editoriale del suo libro di esordio – otto edizioni e una straordinaria accoglienza critica (premio Volponi, premio Severino Cesari opera prima, premio John Fante opera prima) -, Daniele Mencarelli torna con una intensa storia di sofferenza e speranza, interrogativi brucianti e luminosa scoperta. E mette in scena la disperata, rabbiosa ricerca di senso di un ragazzo che implora salvezza: “Salvezza. Per me. Per mia madre all’altro capo del telefono. Per tutti i figli e tutte le madri. E i padri. E tutti i fratelli di tutti i tempi passati e futuri. La mia malattia si chiama salvezza”.

Ha vent’anni Daniele quando, in seguito a una violenta esplosione di rabbia, viene sottoposto a un TSO: trattamento sanitario obbligatorio. È il giugno del 1994, un’estate di Mondiali.
Al suo fianco, i compagni di stanza del reparto psichiatria che passeranno con lui la settimana di internamento coatto: cinque uomini ai margini del mondo. Personaggi inquietanti e teneri, sconclusionati eppure saggi, travolti dalla vita esattamente come lui. Come lui incapaci di non soffrire, e di non amare a dismisura.
Dagli occhi senza pace di Madonnina alla foto in bianco e nero della madre di Giorgio, dalla gioia feroce di Gianluca all’uccellino resuscitato di Mario. Sino al nulla spinto a forza dentro Alessandro.
Accomunati dal ricovero e dal caldo asfissiante, interrogati da medici indifferenti, maneggiati da infermieri spaventati, Daniele e gli altri sentono nascere giorno dopo giorno un senso di fratellanza e un bisogno di sostegno reciproco mai provati. Nei precipizi della follia brilla un’umanità creaturale, a cui Mencarelli sa dare voce con una delicatezza e una potenza uniche.
Dopo l’eccezionale vicenda editoriale del suo libro di esordio – otto edizioni e una straordinaria accoglienza critica (premio Volponi, premio Severino Cesari opera prima, premio John Fante opera prima) -, Daniele Mencarelli torna con una intensa storia di sofferenza e speranza, interrogativi brucianti e luminosa scoperta. E mette in scena la disperata, rabbiosa ricerca di senso di un ragazzo che implora salvezza: “Salvezza. Per me. Per mia madre all’altro capo del telefono. Per tutti i figli e tutte le madri. E i padri. E tutti i fratelli di tutti i tempi passati e futuri. La mia malattia si chiama salvezza”.

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Stranger (Edizione Italiana)

Le storie parallele di due ragazze vissute in epoche diverse. Emily, 15 anni nel 1904, e Megan, 17 anni nel 1994. Il filo rosso che le lega è un ragazzo misterioso. Emily di ritorno da scuola si imbatte in un giovane nudo, incapace di esprimersi. Lo salva e lo cura, innamorandosene. Megan torna in Canada dalla sua famiglia dopo che il suo fidanzato l’ha lasciata in seguito a un aborto. Qui, quando un cadavere ormai mummificato affiora da un terreno ai margini del bosco, decide di aiutare un vecchio amico a fare delle ricerche e scopre la storia di un ragazzo selvaggio, comparso all’inizio del secolo nella cittadina e che sembra in qualche modo connesso con la sua bisnonna.

Le storie parallele di due ragazze vissute in epoche diverse. Emily, 15 anni nel 1904, e Megan, 17 anni nel 1994. Il filo rosso che le lega è un ragazzo misterioso. Emily di ritorno da scuola si imbatte in un giovane nudo, incapace di esprimersi. Lo salva e lo cura, innamorandosene. Megan torna in Canada dalla sua famiglia dopo che il suo fidanzato l’ha lasciata in seguito a un aborto. Qui, quando un cadavere ormai mummificato affiora da un terreno ai margini del bosco, decide di aiutare un vecchio amico a fare delle ricerche e scopre la storia di un ragazzo selvaggio, comparso all’inizio del secolo nella cittadina e che sembra in qualche modo connesso con la sua bisnonna.

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Storia Universale Dell’infamia

Simile a un enciclopedista cinese, Borges volle accostare una sequenza di destini tenebrosi come altrettanti «esercizi di prosa narrativa». Il tono è quello, impassibile, di chi intende «raccontare con lo stesso scrupolo le esistenze degli uomini, siano stati divini, mediocri o criminali», e ritrovarle tutte in una pura «superficie di immagini». Ma chi cercasse in questi ritratti dati certi e attendibili si ingannerebbe. Ispiratore occulto è qui Marcel Schwob, che nelle sue «Vite immaginarie» inventava le biografie di uomini «che erano realmente esistiti ma di cui non si sapeva pressoché nulla». Procedimento che in Borges si inverte: «leggevo la vita di un personaggio conosciuto e la deformavo e falsificavo deliberatamente secondo la mia fantasia». Con la sua usuale sprezzatura, Borges definì una volta queste storie «l’irresponsabile gioco di un timido». Di fatto erano il primo gioiello di una nuova specie di letteratura.

Simile a un enciclopedista cinese, Borges volle accostare una sequenza di destini tenebrosi come altrettanti «esercizi di prosa narrativa». Il tono è quello, impassibile, di chi intende «raccontare con lo stesso scrupolo le esistenze degli uomini, siano stati divini, mediocri o criminali», e ritrovarle tutte in una pura «superficie di immagini». Ma chi cercasse in questi ritratti dati certi e attendibili si ingannerebbe. Ispiratore occulto è qui Marcel Schwob, che nelle sue «Vite immaginarie» inventava le biografie di uomini «che erano realmente esistiti ma di cui non si sapeva pressoché nulla». Procedimento che in Borges si inverte: «leggevo la vita di un personaggio conosciuto e la deformavo e falsificavo deliberatamente secondo la mia fantasia». Con la sua usuale sprezzatura, Borges definì una volta queste storie «l’irresponsabile gioco di un timido». Di fatto erano il primo gioiello di una nuova specie di letteratura.

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Sesso E Intimità

‟Da molti anni conduciamo seminari nei quali insegniamo come amare – se stessi e gli altri. Uno degli argomenti che molto spesso emerge, soprattutto con coppie che sono insieme da tempo, è come riuscire a mantenere attiva la propria sessualità. Molte coppie osservano che più stanno insieme, più è difficile mantenere lo stesso interesse nel fare l’amore. La vita stressante, la crescente familiarità e la carenza di comunicazione possono stemperare il desiderio di fare l’amore. […] Grazie a una maggiore intimità, siamo maggiormente esposti ai modi in cui la nostra sessualità viene influenzata dalla paura, dalla vergogna e dall’insicurezza. Eppure la vulnerabilità è anche la via d’accesso alle più recondite e preziose parti di noi stessi, ai tesori della nostra anima e al cuore dell’intimità. Secondo la nostra esperienza, non possiamo sperare di conoscere noi stessi né, tanto meno, cosa sia l’amore, se non esploriamo le profondità della nostra vulnerabilità.” dall’Introduzione

‟Da molti anni conduciamo seminari nei quali insegniamo come amare – se stessi e gli altri. Uno degli argomenti che molto spesso emerge, soprattutto con coppie che sono insieme da tempo, è come riuscire a mantenere attiva la propria sessualità. Molte coppie osservano che più stanno insieme, più è difficile mantenere lo stesso interesse nel fare l’amore. La vita stressante, la crescente familiarità e la carenza di comunicazione possono stemperare il desiderio di fare l’amore. […] Grazie a una maggiore intimità, siamo maggiormente esposti ai modi in cui la nostra sessualità viene influenzata dalla paura, dalla vergogna e dall’insicurezza. Eppure la vulnerabilità è anche la via d’accesso alle più recondite e preziose parti di noi stessi, ai tesori della nostra anima e al cuore dell’intimità. Secondo la nostra esperienza, non possiamo sperare di conoscere noi stessi né, tanto meno, cosa sia l’amore, se non esploriamo le profondità della nostra vulnerabilità.” dall’Introduzione

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Scrivimi

**Due protagonisti irresistibili devono cambiare vita. Una catena di formidabili coincidenze li farà incontrare, a cinque chilometri da San Gimignano.**
Lui, Fabrizio De Santis, è l’erede della più importante famiglia di notai di Milano. È pronto a costituirsi per una irregolarità che ha scoperto. Ma il padre, che già non stravede per lui, lo ferma sul più bello. E viene fuori che sì, l’irregolarità c’è, ma lo studio De Santis ne è ben consapevole e la usa per arricchirsi. Fabrizio viene diseredato e costretto a lasciare Milano. Per fortuna può contare sul suo amico Saverio, che gli affida un casale un po’ diroccato nei pressi di San Gimignano… Lei, Caterina Vanoli, vive a Boston, dove insegna architettura del paesaggio. Non è un buon periodo. La madre è scomparsa da poco. Il fi danzato con cui è stata cinque anni l’ha lasciata. Per telefono. E padre Joseph, il suo fidanzatino del liceo adesso sacerdote, deve farle una rivelazione. L’uomo anaffettivo e violento che l’ha cresciuta non era suo padre. Suo padre era, o forse è, italiano, toscano, e viene da un paesino chiamato San Gimignano… **
### Sinossi
**Due protagonisti irresistibili devono cambiare vita. Una catena di formidabili coincidenze li farà incontrare, a cinque chilometri da San Gimignano.**
Lui, Fabrizio De Santis, è l’erede della più importante famiglia di notai di Milano. È pronto a costituirsi per una irregolarità che ha scoperto. Ma il padre, che già non stravede per lui, lo ferma sul più bello. E viene fuori che sì, l’irregolarità c’è, ma lo studio De Santis ne è ben consapevole e la usa per arricchirsi. Fabrizio viene diseredato e costretto a lasciare Milano. Per fortuna può contare sul suo amico Saverio, che gli affida un casale un po’ diroccato nei pressi di San Gimignano… Lei, Caterina Vanoli, vive a Boston, dove insegna architettura del paesaggio. Non è un buon periodo. La madre è scomparsa da poco. Il fi danzato con cui è stata cinque anni l’ha lasciata. Per telefono. E padre Joseph, il suo fidanzatino del liceo adesso sacerdote, deve farle una rivelazione. L’uomo anaffettivo e violento che l’ha cresciuta non era suo padre. Suo padre era, o forse è, italiano, toscano, e viene da un paesino chiamato San Gimignano…

**Due protagonisti irresistibili devono cambiare vita. Una catena di formidabili coincidenze li farà incontrare, a cinque chilometri da San Gimignano.**
Lui, Fabrizio De Santis, è l’erede della più importante famiglia di notai di Milano. È pronto a costituirsi per una irregolarità che ha scoperto. Ma il padre, che già non stravede per lui, lo ferma sul più bello. E viene fuori che sì, l’irregolarità c’è, ma lo studio De Santis ne è ben consapevole e la usa per arricchirsi. Fabrizio viene diseredato e costretto a lasciare Milano. Per fortuna può contare sul suo amico Saverio, che gli affida un casale un po’ diroccato nei pressi di San Gimignano… Lei, Caterina Vanoli, vive a Boston, dove insegna architettura del paesaggio. Non è un buon periodo. La madre è scomparsa da poco. Il fi danzato con cui è stata cinque anni l’ha lasciata. Per telefono. E padre Joseph, il suo fidanzatino del liceo adesso sacerdote, deve farle una rivelazione. L’uomo anaffettivo e violento che l’ha cresciuta non era suo padre. Suo padre era, o forse è, italiano, toscano, e viene da un paesino chiamato San Gimignano… **
### Sinossi
**Due protagonisti irresistibili devono cambiare vita. Una catena di formidabili coincidenze li farà incontrare, a cinque chilometri da San Gimignano.**
Lui, Fabrizio De Santis, è l’erede della più importante famiglia di notai di Milano. È pronto a costituirsi per una irregolarità che ha scoperto. Ma il padre, che già non stravede per lui, lo ferma sul più bello. E viene fuori che sì, l’irregolarità c’è, ma lo studio De Santis ne è ben consapevole e la usa per arricchirsi. Fabrizio viene diseredato e costretto a lasciare Milano. Per fortuna può contare sul suo amico Saverio, che gli affida un casale un po’ diroccato nei pressi di San Gimignano… Lei, Caterina Vanoli, vive a Boston, dove insegna architettura del paesaggio. Non è un buon periodo. La madre è scomparsa da poco. Il fi danzato con cui è stata cinque anni l’ha lasciata. Per telefono. E padre Joseph, il suo fidanzatino del liceo adesso sacerdote, deve farle una rivelazione. L’uomo anaffettivo e violento che l’ha cresciuta non era suo padre. Suo padre era, o forse è, italiano, toscano, e viene da un paesino chiamato San Gimignano…

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Ragazzo Divora Universo

Eli Bell non è un ragazzino come tutti gli altri, la sua è un’esistenza decisamente complicata. Vive in Australia, a Brisbane, in una squallida periferia dove la malavita regna sovrana. Suo padre non si fa vivo da un bel po’, sua madre è una tossicodipendente e il patrigno uno spacciatore. August, il fratello maggiore, è un genio, ma ha deciso di non parlare più e comunica scrivendo nell’aria frasi sibilline. L’adulto più affidabile è Slim, un noto malvivente famoso per essere riuscito a fuggire più volte da un carcere di massima sicurezza. È lui che si occupa, come un vero e proprio babysitter, dei fratelli Bell. Eli fa del suo meglio per sopravvivere in quel mondo caotico. Ha solo dodici anni, ma con un’anima antica e la mente di un adulto cerca di seguire il cuore, imparare a essere una brava persona e realizzare il suo sogno: diventare un famoso giornalista. Ma un giorno Eli e August trovano, dietro l’anta di un armadio di casa, un misterioso ripostiglio. Dentro c’è uno sgabello e sullo sgabello uno strano telefono rosso. Il telefono squilla, e da quel momento la vita di Eli Bell viene catapultata in un’avventura decisamente rischiosa che lo porta al cospetto di Tytus Broz, il più pericoloso spacciatore della città. Eppure c’è qualcosa di ancora più pericoloso che lo attende: sta per innamorarsi, e questo sconvolgerà definitivamente il suo universo… Questa è una storia che racconta di come è possibile amare qualcuno che ha ucciso. Di come è possibile amare qualcuno che ti ha ferito profondamente. È una storia per coloro che non ci credono, per coloro che invece ci credono e per i sognatori. Ogni anima persa può essere ritrovata. Ogni destino può essere cambiato. Il male può trasformarsi in bene. L’amore conquista ogni cosa.

Eli Bell non è un ragazzino come tutti gli altri, la sua è un’esistenza decisamente complicata. Vive in Australia, a Brisbane, in una squallida periferia dove la malavita regna sovrana. Suo padre non si fa vivo da un bel po’, sua madre è una tossicodipendente e il patrigno uno spacciatore. August, il fratello maggiore, è un genio, ma ha deciso di non parlare più e comunica scrivendo nell’aria frasi sibilline. L’adulto più affidabile è Slim, un noto malvivente famoso per essere riuscito a fuggire più volte da un carcere di massima sicurezza. È lui che si occupa, come un vero e proprio babysitter, dei fratelli Bell. Eli fa del suo meglio per sopravvivere in quel mondo caotico. Ha solo dodici anni, ma con un’anima antica e la mente di un adulto cerca di seguire il cuore, imparare a essere una brava persona e realizzare il suo sogno: diventare un famoso giornalista. Ma un giorno Eli e August trovano, dietro l’anta di un armadio di casa, un misterioso ripostiglio. Dentro c’è uno sgabello e sullo sgabello uno strano telefono rosso. Il telefono squilla, e da quel momento la vita di Eli Bell viene catapultata in un’avventura decisamente rischiosa che lo porta al cospetto di Tytus Broz, il più pericoloso spacciatore della città. Eppure c’è qualcosa di ancora più pericoloso che lo attende: sta per innamorarsi, e questo sconvolgerà definitivamente il suo universo… Questa è una storia che racconta di come è possibile amare qualcuno che ha ucciso. Di come è possibile amare qualcuno che ti ha ferito profondamente. È una storia per coloro che non ci credono, per coloro che invece ci credono e per i sognatori. Ogni anima persa può essere ritrovata. Ogni destino può essere cambiato. Il male può trasformarsi in bene. L’amore conquista ogni cosa.

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Questa America

L’America proletaria, quella in cui la vita scorre tra un supermercato, una giornata in fabbrica e una cena al Pizza Hut, ma solo il venerdì sera perché dal lunedì al giovedì non è proprio il caso. Siamo nel Kentucky, dove c’è una città che si chiama Roma ed è così piccola che quel nome le calza come un cappello troppo ampio. Ma anche qui le ragazze rimangono incinte e non ne capiscono bene la ragione; anche qui i padri abbandonano il tetto familiare mentre i figli muovono i primi passi, ma in realtà in casa non ci sono stati mai perché la loro vita da sempre scorre altrove, su autostrade protese verso un sogno che non arriverà a realizzarsi: non alla guida di un furgone, non nelle mille notti perse dentro un pensiero fisso che si avvita e non torna. Attraverso questi sette racconti, questi sette feroci ritratti di vita in ognuno dei quali emerge un cuore ferito, una vita stretta in un dolore immedicabile perché la libertà è una terra lontana, Holly Goddard Jones traccia un affresco di lancinante verità che conferma quanto si era già intuito quando aveva esordito in American Mystery Stories 2008 accanto a Elizabeth Strout, a Michael Connelly, a Joyce Carol Oates, ad Alice Munro: che la narrativa americana dispone ora di una nuova voce, tersa e vibrante. E che questa voce è impossibile da dimenticare.

L’America proletaria, quella in cui la vita scorre tra un supermercato, una giornata in fabbrica e una cena al Pizza Hut, ma solo il venerdì sera perché dal lunedì al giovedì non è proprio il caso. Siamo nel Kentucky, dove c’è una città che si chiama Roma ed è così piccola che quel nome le calza come un cappello troppo ampio. Ma anche qui le ragazze rimangono incinte e non ne capiscono bene la ragione; anche qui i padri abbandonano il tetto familiare mentre i figli muovono i primi passi, ma in realtà in casa non ci sono stati mai perché la loro vita da sempre scorre altrove, su autostrade protese verso un sogno che non arriverà a realizzarsi: non alla guida di un furgone, non nelle mille notti perse dentro un pensiero fisso che si avvita e non torna. Attraverso questi sette racconti, questi sette feroci ritratti di vita in ognuno dei quali emerge un cuore ferito, una vita stretta in un dolore immedicabile perché la libertà è una terra lontana, Holly Goddard Jones traccia un affresco di lancinante verità che conferma quanto si era già intuito quando aveva esordito in American Mystery Stories 2008 accanto a Elizabeth Strout, a Michael Connelly, a Joyce Carol Oates, ad Alice Munro: che la narrativa americana dispone ora di una nuova voce, tersa e vibrante. E che questa voce è impossibile da dimenticare.

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Quaranta Poesie

In Yeats si riconosce ormai la maggior voce poetica di lingua inglese degli ultimi cento anni- e v’è chi è pronto ad estendere il confine temporale addirittura a trecento anni, rispettando solo la grandezza di un Shakespeare, di un Milton, di un John Donne. La sua poesia, anche al di là delle sue singolarissime qualità formali, ci rende la figura intera dell’Uomo, il suo costante tormento dovuto alla coscienza della sua inadeguatezza, e insieme la sua gioia di vivere appunto in questa condizione imperfetta. E’ in ciò la sua grandezza.

In Yeats si riconosce ormai la maggior voce poetica di lingua inglese degli ultimi cento anni- e v’è chi è pronto ad estendere il confine temporale addirittura a trecento anni, rispettando solo la grandezza di un Shakespeare, di un Milton, di un John Donne. La sua poesia, anche al di là delle sue singolarissime qualità formali, ci rende la figura intera dell’Uomo, il suo costante tormento dovuto alla coscienza della sua inadeguatezza, e insieme la sua gioia di vivere appunto in questa condizione imperfetta. E’ in ciò la sua grandezza.

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Paesaggi italiani con zombi

I paesaggi, in questo bel paese apatico e feroce, si vanno affollando di zombi stralunati e cloni attoniti. E si diffonde l’oscura percezione che nell’Italia degli ultimi anni sia avvenuta ogni sorta di mutazioni sfuggenti e insidiose, lasciandosi dietro un brulichio che tutto ingloba e stravolge: come in quei gremitissimi quadri dei Bruegel dove i più gravi incidenti si confondono tra la ressa sgangherata. Ma i romanzeschi o drammatici fatti italiani sono spesso anche ridicoli; e inspiegabili o inattendibili: tanto che, al di là di generiche effusioni di malessere, preferibilmente si evita di affrontarli a caldo. Ed ecco invece che, a sorpresa, Arbasino – e chi altri se no? – dedica a un così imbarazzante «stato della nazione» un libro che con brutale lucidità nomina e cataloga, descrive e deride, seziona e insolentisce tutto il repertorio dei temi ricorrenti e delle manie e smanie vecchie e nuove nel «gran casino» peninsulare. Sfilano i luoghi comuni ossessivi e le classificazioni deliranti, lo sciocchezzaio del «politicamente corretto» a destra e a sinistra, il paleo e il retro e il neo e il post, il Nord e l’Est e il Sud e il West, le secessioni, le immigrazioni, le televisioni, gli inquinamenti culturali compromettenti, le colpe e scuse loquaci e tattiche, le figurette e le figuracce – sino al gran silenzio di fine millennio circa l’Aldilà.

I paesaggi, in questo bel paese apatico e feroce, si vanno affollando di zombi stralunati e cloni attoniti. E si diffonde l’oscura percezione che nell’Italia degli ultimi anni sia avvenuta ogni sorta di mutazioni sfuggenti e insidiose, lasciandosi dietro un brulichio che tutto ingloba e stravolge: come in quei gremitissimi quadri dei Bruegel dove i più gravi incidenti si confondono tra la ressa sgangherata. Ma i romanzeschi o drammatici fatti italiani sono spesso anche ridicoli; e inspiegabili o inattendibili: tanto che, al di là di generiche effusioni di malessere, preferibilmente si evita di affrontarli a caldo. Ed ecco invece che, a sorpresa, Arbasino – e chi altri se no? – dedica a un così imbarazzante «stato della nazione» un libro che con brutale lucidità nomina e cataloga, descrive e deride, seziona e insolentisce tutto il repertorio dei temi ricorrenti e delle manie e smanie vecchie e nuove nel «gran casino» peninsulare. Sfilano i luoghi comuni ossessivi e le classificazioni deliranti, lo sciocchezzaio del «politicamente corretto» a destra e a sinistra, il paleo e il retro e il neo e il post, il Nord e l’Est e il Sud e il West, le secessioni, le immigrazioni, le televisioni, gli inquinamenti culturali compromettenti, le colpe e scuse loquaci e tattiche, le figurette e le figuracce – sino al gran silenzio di fine millennio circa l’Aldilà.

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Oltre il limite

**Due storie ironiche e pungenti sul tema della scrittura dal creatore del commissario Bordelli**
C’è chi farebbe di tutto per pubblicare un libro e raggiungere il successo. Lo sa bene M. Ronzini, autore di belle speranze con un armadio pieno di pagine in attesa di essere lette. Ma potrebbe essere arrivata la sua grande occasione: una non meglio precisata Casa Editrice lo chiama a colloquio nei suoi Uffici per commissionargli un’opera senza eguali, destinata a un successo planetario… Che cosa si è disposti a fare pur di conquistare la fama? Qual è il limite oltre il quale si perde, insieme alla dignità, anche se stessi? Se nel *Contratto* ci si trova inaspettatamente di fronte a un bivio di faustiana memoria, nella *Sfida* , invece, uno scrittore scorbutico in crisi creativa e un paralitico politicamente scorretto si incontrano per caso in un bar durante un temporale. Comincia così una frequentazione a dir poco singolare, un’avventura che intreccia desiderio, amicizia e destino,punteggiata di situazioni grottesche e imbarazzanti…

**Due storie ironiche e pungenti sul tema della scrittura dal creatore del commissario Bordelli**
C’è chi farebbe di tutto per pubblicare un libro e raggiungere il successo. Lo sa bene M. Ronzini, autore di belle speranze con un armadio pieno di pagine in attesa di essere lette. Ma potrebbe essere arrivata la sua grande occasione: una non meglio precisata Casa Editrice lo chiama a colloquio nei suoi Uffici per commissionargli un’opera senza eguali, destinata a un successo planetario… Che cosa si è disposti a fare pur di conquistare la fama? Qual è il limite oltre il quale si perde, insieme alla dignità, anche se stessi? Se nel *Contratto* ci si trova inaspettatamente di fronte a un bivio di faustiana memoria, nella *Sfida* , invece, uno scrittore scorbutico in crisi creativa e un paralitico politicamente scorretto si incontrano per caso in un bar durante un temporale. Comincia così una frequentazione a dir poco singolare, un’avventura che intreccia desiderio, amicizia e destino,punteggiata di situazioni grottesche e imbarazzanti…

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Neanderthal Apre La Porta All’universo

La Happy Valley High School è felice solo nel nome, o almeno ci sarebbero molte cose da migliorare. Quando si risveglia da un grave incidente, Aaron Zimmerman, quarterback della squadra di football e uno dei ragazzi più popolari della scuola, si dichiara «in missione per conto di Dio». L’Altissimo, oltre ad avergli fornito «la Lista» delle cose da fare, gli ha indicato anche il compagno da avere accanto in questa impresa: Clifford «Neanderthal» Hubbard, che fino a quel momento è stato il bersaglio dei suoi scherzi, e uno dei ragazzi meno popolari della scuola.

La Happy Valley High School è felice solo nel nome, o almeno ci sarebbero molte cose da migliorare. Quando si risveglia da un grave incidente, Aaron Zimmerman, quarterback della squadra di football e uno dei ragazzi più popolari della scuola, si dichiara «in missione per conto di Dio». L’Altissimo, oltre ad avergli fornito «la Lista» delle cose da fare, gli ha indicato anche il compagno da avere accanto in questa impresa: Clifford «Neanderthal» Hubbard, che fino a quel momento è stato il bersaglio dei suoi scherzi, e uno dei ragazzi meno popolari della scuola.

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Microfictions

Cinquecento racconti, ognuno di sole due essenziali, travolgenti, spietate pagine, per raccontare gli esseri umani nelle loro più inconfessabili deviazioni e perversioni, nelle loro meravigliose bellezze, nei loro imprevedibili abissi, in tutte le loro inarrestabili derive, in tutto il loro inevitabile perdersi, mentire, fallire, risorgere, odiare, vendicarsi, uccidere, fuggire, ricordare e dimenticare, amare, volare, morire. Un libro che è come un veleno che piano piano ti entra dentro e inizia la sua lenta ma inesorabile opera di distruzione. Oppure come un antidoto che annienta subdolamente le comode certezze e le finte sicurezze che tutti ci siamo costruiti. Cinquecento vite raccontate nelle loro ferite. Alcune devastanti, definitive, totali e senza ritorno. Altre piccole, sul momento non troppo evidenti e all’apparenza risolvibili, ma che invece sappiamo daranno la direzione agli anni che arrivano dopo. Jauffret ci fa sentire – non capire: sentire, come una frustata – che ogni vita ne ha una di ferite, e che nessuno si può salvare da questa possibilità di deriva, che a volte è senza ritorno. Per questo Microfictions è un libro che parla di tutti noi. Considerato da critici e lettori una delle opere più importanti e influenti degli ultimi anni, tradotto in dodici lingue, pubblicato in Francia da Gallimard nel 2018, Microfictions è un’«opera-monstre», uno di quei libri che diventano imprescindibili, dei quali «si deve» parlare e che soprattutto «si deve» leggere, un’impresa letteraria e editoriale quasi folle che testimonia – se ancora ce ne fosse bisogno – come Régis Jauffret, forse ancor più dei grandissimi Emmanuel Carrère e Michel Houellebecq, sia ormai diventato «l’autore», che dalla Francia racconta al mondo i lati meno apparenti, meno accettabili, meno morali, quindi più veri dell’essere umano.

Cinquecento racconti, ognuno di sole due essenziali, travolgenti, spietate pagine, per raccontare gli esseri umani nelle loro più inconfessabili deviazioni e perversioni, nelle loro meravigliose bellezze, nei loro imprevedibili abissi, in tutte le loro inarrestabili derive, in tutto il loro inevitabile perdersi, mentire, fallire, risorgere, odiare, vendicarsi, uccidere, fuggire, ricordare e dimenticare, amare, volare, morire. Un libro che è come un veleno che piano piano ti entra dentro e inizia la sua lenta ma inesorabile opera di distruzione. Oppure come un antidoto che annienta subdolamente le comode certezze e le finte sicurezze che tutti ci siamo costruiti. Cinquecento vite raccontate nelle loro ferite. Alcune devastanti, definitive, totali e senza ritorno. Altre piccole, sul momento non troppo evidenti e all’apparenza risolvibili, ma che invece sappiamo daranno la direzione agli anni che arrivano dopo. Jauffret ci fa sentire – non capire: sentire, come una frustata – che ogni vita ne ha una di ferite, e che nessuno si può salvare da questa possibilità di deriva, che a volte è senza ritorno. Per questo Microfictions è un libro che parla di tutti noi. Considerato da critici e lettori una delle opere più importanti e influenti degli ultimi anni, tradotto in dodici lingue, pubblicato in Francia da Gallimard nel 2018, Microfictions è un’«opera-monstre», uno di quei libri che diventano imprescindibili, dei quali «si deve» parlare e che soprattutto «si deve» leggere, un’impresa letteraria e editoriale quasi folle che testimonia – se ancora ce ne fosse bisogno – come Régis Jauffret, forse ancor più dei grandissimi Emmanuel Carrère e Michel Houellebecq, sia ormai diventato «l’autore», che dalla Francia racconta al mondo i lati meno apparenti, meno accettabili, meno morali, quindi più veri dell’essere umano.

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Lettere Al Figlio

Lord Chesterfield scrisse per oltre un trentennio lettere al figlio Philip, fin da quando questi era un bambino di cinque anni. Lo scopo di una così lunga e intensa corrispondenza – improntata a una naturalezza «che Rousseau, tutto dedito a fare del suo Émile il frutto della natura, avrebbe bollato come espressione suprema della corruzione di una civiltà» (Fumaroli) – era di trasformare quell’unico erede in un perfetto aristocratico, munito delle doti di cultura, di gusto e di comportamento che il padre riteneva essenziali. E quando il giovane Philip partirà per il «grand tour», sarà proprio sul soggiorno a Parigi, tra il 1750 e il 1752, che Lord Chesterfield punterà perché si affinino in lui le qualità che sempre ha cercato di inculcargli. A tale periodo risalgono le lettere qui raccolte: uno strepitoso catalogo di ammonimenti (i locali equivoci, il gioco, le donne di facili costumi…), istruzioni (per esempio sulla valutazione e l’acquisto di importanti opere d’arte del passato), ma soprattutto esortazioni a imitare e far propri gli attributi precipui e irrinunciabili della «bienséance». Un’educazione raffinatissima e insieme spregiudicata all’uso di mondo – non esclusa l’arte della seduzione e della galanteria – che non mancò di scandalizzare i puritani e i pedanti. Ne fa fede il laconico commento di Samuel Johnson a proposito delle «Lettere»: «Insegnano la moralità di una puttana, e le maniere di un maestro di ballo».

Lord Chesterfield scrisse per oltre un trentennio lettere al figlio Philip, fin da quando questi era un bambino di cinque anni. Lo scopo di una così lunga e intensa corrispondenza – improntata a una naturalezza «che Rousseau, tutto dedito a fare del suo Émile il frutto della natura, avrebbe bollato come espressione suprema della corruzione di una civiltà» (Fumaroli) – era di trasformare quell’unico erede in un perfetto aristocratico, munito delle doti di cultura, di gusto e di comportamento che il padre riteneva essenziali. E quando il giovane Philip partirà per il «grand tour», sarà proprio sul soggiorno a Parigi, tra il 1750 e il 1752, che Lord Chesterfield punterà perché si affinino in lui le qualità che sempre ha cercato di inculcargli. A tale periodo risalgono le lettere qui raccolte: uno strepitoso catalogo di ammonimenti (i locali equivoci, il gioco, le donne di facili costumi…), istruzioni (per esempio sulla valutazione e l’acquisto di importanti opere d’arte del passato), ma soprattutto esortazioni a imitare e far propri gli attributi precipui e irrinunciabili della «bienséance». Un’educazione raffinatissima e insieme spregiudicata all’uso di mondo – non esclusa l’arte della seduzione e della galanteria – che non mancò di scandalizzare i puritani e i pedanti. Ne fa fede il laconico commento di Samuel Johnson a proposito delle «Lettere»: «Insegnano la moralità di una puttana, e le maniere di un maestro di ballo».

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Lettera Al Padre – Gli Otto Quaderni in Ottavo – Considerazioni Sul Peccato, Il Dolore, La Speranza E La Vera Via

Kafka analizza con toccante sincerità e rimpianto la storia del proprio dissidio con il padre, la cui figura prorompente e vitale non riesce a essere un modello per Franz, prima bambino intimorito, poi ragazzo fragile e sensibile, infine uomo che vive soltanto delle proprie «idee sublimi». La *Lettera al padre* costituisce perciò un vero e proprio atto di accusa nei confronti di un tipo di educazione che impone le sue regole senza possibilità di appello. Nello stesso tempo, partendo dai dati autobiografici, dilata la figura paterna a dismisura, anticipando nel suo rigore repressivo il carattere di quelle autorità misteriose che determinano il destino dei protagonisti de *Il processo* e *Il castello*.
Alla *Lettera al padre* seguono in questo volume altri materiali del lascito kafkiano: *Gli otto* *quaderni in ottavo* e le aforistiche *Considerazioni sul peccato* , *il dolore* , *la speranza* *e la vera via*.

Kafka analizza con toccante sincerità e rimpianto la storia del proprio dissidio con il padre, la cui figura prorompente e vitale non riesce a essere un modello per Franz, prima bambino intimorito, poi ragazzo fragile e sensibile, infine uomo che vive soltanto delle proprie «idee sublimi». La *Lettera al padre* costituisce perciò un vero e proprio atto di accusa nei confronti di un tipo di educazione che impone le sue regole senza possibilità di appello. Nello stesso tempo, partendo dai dati autobiografici, dilata la figura paterna a dismisura, anticipando nel suo rigore repressivo il carattere di quelle autorità misteriose che determinano il destino dei protagonisti de *Il processo* e *Il castello*.
Alla *Lettera al padre* seguono in questo volume altri materiali del lascito kafkiano: *Gli otto* *quaderni in ottavo* e le aforistiche *Considerazioni sul peccato* , *il dolore* , *la speranza* *e la vera via*.

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Le gratitudini

Michka sta perdendo le parole. Ora che le lettere e i suoni si agitano nella sua testa in un turbinio incontrollabile, l’anziana signora deve arrendersi all’evidenza: ha bisogno di un nuovo inizio. Anche se questo significa scendere a patti con un’esistenza a metà. Nella casa di riposo in cui si trasferisce, a Michka rimangono le visite di Marie, un’ex vicina che da bambina passava molto tempo con lei, e le sedute settimanali con Jérôme, un giovane ortofonista che la aiuta a ritrovare le parole. Saranno proprio loro a permetterle di realizzare un ultimo, importante desiderio: dire «grazie» a chi, tanti anni prima, compí il gesto più coraggioso. Quello che le salvò la vita.
Michka sta perdendo le parole. Proprio lei, che per tutta la vita è stata correttrice di bozze in una grande rivista, lei che al caos del mondo ha sempre opposto una parola gentile, ora non riesce più a orientarsi nella nebbia di lettere e suoni che si addensa nella sua testa. E così adesso Michka vive in una residenza per anziani. A dire il vero, se non fosse stato per quelle parole birichine e qualche trascurabile intoppo nelle attività quotidiane, sarebbe rimasta volentieri nel suo accogliente appartamento parigino. Ma è meglio così: qui riceve assistenza continua, e poi non voleva che Marie, l’ex vicina a cui ha fatto da seconda madre, si preoccupasse tanto per lei. E allora biscottini, sonnellini, uscitine, passettini: Michka si piega, con una certa riluttanza, al ritmo fiacco delle giornate «da vecchia», alle stravaganze degli altri «resistenti», ai sogni infestati dalla temibile direttrice. Confinata nella sua stanzetta asettica, sempre più fragile e indifesa, a Michka non resta che consolarsi con le visite di Marie e le chiacchierate con Jérôme, il giovane ortofonista che lavora nella casa di riposo. Il ragazzo, infatti, ha ceduto presto alla tenera civetteria della sua paziente discola – gli esercizi per il linguaggio «la sfioriscono» -, che vuole solo raccontare e farsi raccontare. A poco a poco, però, le parole si fanno più rare, barcollanti, e, anche se non ha perso il senso dell’umorismo, Michka è consapevole di non poter deviare l’inesorabile corso degli eventi. Ed è proprio per questo che vorrebbe realizzare un ultimo, importante desiderio: ringraziare la famiglia che l’accolse durante la guerra e che di fatto le salvò la vita. Saranno Marie e Jérôme ad aiutarla, perché anche loro conoscono il valore inestimabile di un semplice «gratis», come direbbe Michka. Dopo *Le fedeltà invisibili* , Delphine de Vigan prosegue il suo viaggio al cuore dei sentimenti, regalandoci un intenso romanzo a più voci, scritto con quella grazia e quella delicatezza capaci di toccare le corde più profonde del cuore.

Michka sta perdendo le parole. Ora che le lettere e i suoni si agitano nella sua testa in un turbinio incontrollabile, l’anziana signora deve arrendersi all’evidenza: ha bisogno di un nuovo inizio. Anche se questo significa scendere a patti con un’esistenza a metà. Nella casa di riposo in cui si trasferisce, a Michka rimangono le visite di Marie, un’ex vicina che da bambina passava molto tempo con lei, e le sedute settimanali con Jérôme, un giovane ortofonista che la aiuta a ritrovare le parole. Saranno proprio loro a permetterle di realizzare un ultimo, importante desiderio: dire «grazie» a chi, tanti anni prima, compí il gesto più coraggioso. Quello che le salvò la vita.
Michka sta perdendo le parole. Proprio lei, che per tutta la vita è stata correttrice di bozze in una grande rivista, lei che al caos del mondo ha sempre opposto una parola gentile, ora non riesce più a orientarsi nella nebbia di lettere e suoni che si addensa nella sua testa. E così adesso Michka vive in una residenza per anziani. A dire il vero, se non fosse stato per quelle parole birichine e qualche trascurabile intoppo nelle attività quotidiane, sarebbe rimasta volentieri nel suo accogliente appartamento parigino. Ma è meglio così: qui riceve assistenza continua, e poi non voleva che Marie, l’ex vicina a cui ha fatto da seconda madre, si preoccupasse tanto per lei. E allora biscottini, sonnellini, uscitine, passettini: Michka si piega, con una certa riluttanza, al ritmo fiacco delle giornate «da vecchia», alle stravaganze degli altri «resistenti», ai sogni infestati dalla temibile direttrice. Confinata nella sua stanzetta asettica, sempre più fragile e indifesa, a Michka non resta che consolarsi con le visite di Marie e le chiacchierate con Jérôme, il giovane ortofonista che lavora nella casa di riposo. Il ragazzo, infatti, ha ceduto presto alla tenera civetteria della sua paziente discola – gli esercizi per il linguaggio «la sfioriscono» -, che vuole solo raccontare e farsi raccontare. A poco a poco, però, le parole si fanno più rare, barcollanti, e, anche se non ha perso il senso dell’umorismo, Michka è consapevole di non poter deviare l’inesorabile corso degli eventi. Ed è proprio per questo che vorrebbe realizzare un ultimo, importante desiderio: ringraziare la famiglia che l’accolse durante la guerra e che di fatto le salvò la vita. Saranno Marie e Jérôme ad aiutarla, perché anche loro conoscono il valore inestimabile di un semplice «gratis», come direbbe Michka. Dopo *Le fedeltà invisibili* , Delphine de Vigan prosegue il suo viaggio al cuore dei sentimenti, regalandoci un intenso romanzo a più voci, scritto con quella grazia e quella delicatezza capaci di toccare le corde più profonde del cuore.

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