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Vai Troppo Spesso a Heidelberg

“So che sei un ragazzo di prim’ordine, hai solo un piccolo difetto: vai troppo spesso a Heidelberg.” La fidanzata Carola, i genitori, i futuri suoceri, tutti glielo ripetono, va troppo spesso a Heidelberg. E questo fatto, apparentemente insignificante, basta a incrinare l’intero meccanismo della sua vita, un’esistenza semplice, lineare: la passione per la bicicletta, studi brillanti, un lavoro onesto, un promettente fidanzamento. Questa è la condizione che vive uno dei protagonisti dei racconti compresi nella presente antologia, diciotto bozzetti brevi, anche brevissimi, tra l’aneddoto e lo schizzo, composti da Böll tra il 1947 e il 1979. Istantanee di vita, fugaci apparizioni di personaggi, soprattutto femminili, scolpiti con rapidi tratti, che sanno restituire come poche altre opere un ritratto penetrante della Germania postbellica.

Una ragazza grande

Cicciottella, sgraziata e un po’ insicura, Victoria Dawson non si è mai sentita all’altezza della sua famiglia tanto snob quanto superficiale. Fin da piccola, ha imparato a sopportare gli sguardi di disapprovazione della madre e gli sgradevoli commenti del padre sulle sue forme morbide e ha affogato i dispiaceri nel gelato e nei dolci, rassegnandosi a vivere nell’ombra della sorella Grace, così bella da rasentare la perfezione. Tuttavia, proprio nella sorella Victoria trova un’insperata alleata: diverse eppure così simili, le due ragazze stringono un rapporto profondo di amore incondizionato e rispetto reciproco, crescendo più vicine di quanto avrebbero mai immaginato. Almeno fino al giorno in cui Victoria decide di averne abbastanza di Los Angeles e della sua famiglia e si trasferisce a New York. Qui, lontana da tutti, può finalmente essere la persona che ha sempre sognato e ricominciare da capo. Trova lavoro come insegnante in una delle migliori scuole private della città e, senza curarsi del mancato sostegno dei genitori – che continuano a rimproverarla per la scarsa attenzione di sé -, per la prima volta si sente felice e realizzata. Ma quando Grace le annuncia di volersi sposare con un uomo egocentrico e narcisista, che è l’esatta copia del padre, Victoria è costretta a tornare in California. Per proteggere la sorella da un matrimonio sbagliato e per affrontare la sua famiglia una volta per tutte.

Tutto quello che sai sul cibo è falso

Saper mangiare è come sapersi vestire: bisogna scegliere cosa ci sta bene e cosa mettere (addosso, nel piatto o nel carrello della spesa). Nulla è proibito: gli alimenti comunemente ritenuti nemici della linea (dall’uovo fritto alle patatine e al cioccolato) possono diventare alleati, esattamente come un accessorio può essere completamente sbagliato o, se ben portato, può diventare un tocco di stile. Sara Farnetti, nutrizionista esperta in malattie del metabolismo, rivoluziona il concetto stesso di dieta. Non esistono infatti alimenti che fanno ingrassare, è il mix dei cibi che associamo a ogni pasto a liberare gli ormoni che determinano l’accumulo di grasso nelle diverse zone del corpo. Imparare ad abbinare i cibi nel modo giusto, dunque, è la chiave per una dieta equilibrata e sana. Grazie a linee guida semplici, ricette e trucchi, questo libro – un’educazione alimentare e di vita che innesca una rivoluzione invisibile, portando risultati con disciplina, ma senza fatica – ci spiega come confezionare, liberandoci da pregiudizi alimentari mortificanti e controproducenti, una dieta su misura. Per modellare il nostro corpo proprio dove ne ha bisogno, farci stare meglio e trasformare, senza stravolgerlo, il nostro stile di vita.

Tra me e il mondo

Tra me e il mondo è una lettera che l’autore scrive al figlio Samori nel giorno del suo quindicesimo compleanno. Coates racconta la storia della sua infanzia nella parte sbagliata di Baltimora, della paura delle strade e delle gang, della scuola, della violenza, della polizia. Vincere questa paura, la paura di perdere il proprio corpo, diventerà lo scopo della sua vita. Per la prima volta la ricostruzione della storia americana riparte da zero; e riparte proprio da Ground Zero – dove ben prima del crollo delle torri gemelle c’era la sede del mercato degli schiavi della città di New York – per arrivare alle continue uccisioni ingiustificate di neri da parte della polizia, una violenza che diventa in questo racconto la storia universale del razzismo. Questo è un libro da cui nessuno uscirà indenne.[BIO AUTORE]Ta-Nehisi Coates è nato a Baltimora nel 1975. Ha cominciato la sua carriera scrivendo per il “Washington City Paper”. Oggi è una delle firme più prestigiose dell’“Atlantic” e collabora con “Time”, “The New York Times Magazine” e “The Washington Post”. Per i suoi articoli ha vinto numerosi premi. Tra me e il mondo si è aggiudicato i più importanti premi letterari americani: il National Book Award, il Genius Grant della MacArthur Foundation e il PEN Literary Award. La Marvel ha scelto Ta-Nehisi Coates per scrivere la storia del primo supereroe nero, Black Panther. “Time” l’ha indicato come una delle 100 persone più importanti del 2016.

Per metà fuoco per metà abbandono

È un giorno di fine aprile quando Sara, guardando la sua immagine riflessa in uno specchio, all’improvviso smette di riconoscersi. E sono molte, in realtà, le cose che non riconosce più nella sua vita.
Suo marito l’ha lasciata, sola e con due bambini, proprio dopo essersi trasferiti in una casa nuova, ancora da arredare, ancora da rendere sua. E poi c’è il padre, tanto amato e per alcuni aspetti così simile al marito, la cui mente comincia a essere annebbiata da qualcosa senza nome.
In quel momento Sara si rende conto che i segnali, nei mesi precedenti, quando ancora la sua vita sembrava un cosmo inattaccabile, c’erano stati. Comincia così un viaggio alla riconquista di sé, attraverso i ricordi e in un presente che la vede cristallizzata, come chiusa in un bozzolo, in attesa di risbocciare.
Ma è proprio in questo viaggio che verrà messa di fronte a una difficile realtà, forse la più dura di tutte. Sabrina Nobile, alla sua prima prova d’autore, scrive un romanzo sorprendente, sincero e poetico, nelle cui pagine scorrono insieme il dolore, la paura e il desiderio di tornare a sorridere. In una parola, la vita.
Sabrina Nobile, conduttrice televisiva e radiofonica, è conosciuta al grande pubblico come volto del programma Le Iene . Questo è il suo primo romanzo.

Mio padre serial killer

William Cornelius “Billy” Dent è il serial killer più famoso d’America. Ha ammazzato più di cento persone, meritandosi il soprannome di Macellaio. Jazz ha diciassette anni ed è suo figlio. Fin da bambino suo padre gli ha insegnato i trucchi del mestiere: come scegliere una preda, come riconoscere un poliziotto, come disarmarlo, come eliminarlo. Ma Billy è stato arrestato prima di costringerlo a mettere in pratica i suoi insegnamenti. Sono passati quattro anni da allora. Il Macellaio è rinchiuso in un carcere di massima sicurezza e Jazz cerca di condurre una vita normale, tenendo a bada la voce del padre che continua a risuonare dentro la sua testa, chiedendogli di fare quello per cui è stato messo al mondo: uccidere. Ed è la più grande paura di Jazz, questa. Essere davvero come suo padre, non poter più trattenere la sua parte oscura. Se non fosse per la sua ragazza Connie, per il suo amico Howie e per lo sceriffo G. William – lo stesso che ha scovato Billy – forse Jazz sarebbe già crollato. Soprattutto quando il serial killer che si fa chiamare l’Impressionista comincia a lasciare cadaveri a poca distanza da casa sua e la gente del paese teme che il responsabile sia Jazz. Per togliere i sospetti da sé a Jazz rimane solo una cosa da fare: utilizzare gli insegnamenti del padre per dare la caccia non a una vittima inerme, ma al vero assassino.

La scheggia

Questo lungo racconto è una «scheggia» sanguinosa del terrore rosso in Siberia, ai tempi di Lenin. Scritto nel 1923, è apparso in Russia solo nel 1989, sulla stessa rivista («Luci della Siberia») che più di sessant’anni fa lo aveva rifiutato. E si capisce perché: con impressionante vigore narrativo Zazubrin «accumula una quantità di orrori assolutamente inconcepibile su una così piccola tela», come riconobbe subito Pravduchin nella sua prefazione-fantasma a *La scheggia* , che rimase anch’essa inedita. Ma il punto decisivo è che l’orrore viene qui raccontato dalla parte di chi lo commette, un cekista che da taglialegna teme di poter diventare egli stesso una delle schegge che inevitabilmente «saltano quando si abbatte il bosco», come dice un sinistro proverbio russo. La narrazione è una sequenza di atrocità in nome di «Lei» («Lei» è la rivoluzione), che poi si trasforma in una ridda di incubi, deliri, ebbre riflessioni nella mente del protagonista, ormai incapace di sostenere il suo ruolo di carnefice. La potenza del racconto, che ricorda Babel’, e l’unicità della testimonianza fanno di questo breve libro una delle più memorabili scoperte fra i molti testi disseppelliti in questi anni in Russia.

L’uovo di Colombo

Si può ridere davanti alla fine del mondo? In attesa del Giudizio Universale, che ci darà la risposta definitiva, Barbolini ci mette alla prova con questo romanzo in cui il finimondo scoppia in una città di provincia, mai nominata eppure riconoscibile, per colpa d’un assessore troppo intraprendente e d’una torre campanaria, patrimonio dell’Unesco, proditoriamente tappezzata con le gigantografie di Pavarotti ed Enzo Ferrari in lamina argentata.
Da qui si snoda una ridda vorticosa di vicende futili ed esilaranti che coinvolge una variegata combriccola di personaggi: dal Grande Scrittore in Incognito, in fuga da se stesso e dal suo doppio, alla categoriale Direttrice di un’importante Fondazione con la effe maiuscola; dal nero padre Tiger, autentico frate guerriero, alla bella e sensuale Clelia, vittima d’incontrollabili bollori erotici, fino al gigantesco Efrem, ultimo addestratore dei battaglieri colombi “triganini”.
Ma tanti altri sono i bizzarri personaggi che sgomitano spudoratamente per superarsi nella staffetta narrativa di questo “romanzo eroicomico” dal risoluto impianto corale.
Attraverso rivoli e snodi ricchi di humour e di umori, non esclusi quelli stercorari, la trama s’arricchisce di corpose vicende laterali, destinate tutte a confluire nella gran baraonda finale, quando un memorabile castigo sceso dal cielo rimetterà le cose a posto.
*L’uovo di colombo* è un romanzo insolito e sorprendente dove Guareschi strizza l’occhio a Gadda, mentre la statua marmorea di Alessandro Tassoni, l’autore della Secchia rapita, annuisce bonaria. La comicità iconoclasta di Barbolini investe il mondo intero, eppure non cede mai a un nichilismo amaro, a una messa alla berlina sprezzante: da ogni personaggio, in queste pagine, si irradia un’energia vitale autentica, un’insopprimibile aspirazione alla felicità capace di suscitare una profonda, umanissima simpatia.

L’ultimo fiore dell’anima

Nonostante il vento che le percuoteva l’anima, Ilde Zedda era una donna salda. Come una roccia, faceva parte del Monte. È lì, sull’Ortobene, la sua casa. Lì, la sua prigione, tra arbusti voraci e olivastri contorti. Cresciuta dalle suore, in quella terra ostile Ilde è un’istranza, una forestiera. Lei che ha capelli biondi e pelle chiarissima è diversa dalla gente del posto, che la guarda con diffidenza. Costretta in sposa poco più che fanciulla a un uomo rude e ignorante, Ilde non sa cosa siano la libertà, il rispetto, il piacere, l’amore. Al suo isolamento contribuisce ancor più la malattia: le crisi epilettiche che agli occhi di tutti sono come una possessione demoniaca. Eppure, le visioni di uno schieramento d’angeli non sono solo una condanna, ma un modo per rifugiarsi altrove. Nelle sue fantasie Ilde cercava di cavar fuori qualcosa che assomigliasse alla vita. Forse è solo un desiderio di felicità che trova spazio nei suoi sogni ma, per quanto anche questo rappresenti una maledizione, si trasformerà infine nel suo più potente alleato. Crescerà in lei il bisogno di emancipazione e le darà la forza di sperare in una vita fatta di sentimenti autentici. Fino a mostrarle l’uomo che saprà dialogare con il suo spirito irrequieto, restituendole il diritto di amare. L’uomo per cui non valga solo la pena morire, ma quella di vivere.

L’eco delle città vuote

Janie ha lasciato la Cambogia a undici anni. In Canada, ad attenderla, c’è il suo futuro: l’adolescenza con la madre adottiva, gli studi di Elettrofisiologia, e poi l’incontro con Navin, il marito, e la nascita di Kiri. I genitori e Sopham, il fratello minore, li ha seppelliti insieme alla sua vecchia identità, la bambina che i khmer rossi chiamavano Mei. E con loro Phnom Penh, «la città alla confluenza dei fiumi» con i suoi templi luccicanti, una città vuota dopo il 17 aprile 1975, congelata nel tempo dall’assenza di vita; i campi di lavoro, dove l’Angkar li aveva confinati privandoli anche dell’identità; l’interminabile traversata via mare verso la Malesia e l’istante fatale in cui la sua mano ha lasciato quella di Sopham, per sempre. Ma le innumerevoli anime che un uomo si porta dentro, il *pralung* , talvolta possono rientrare da una finestra aperta, possono essere restituite al legittimo proprietario, e quando Hiroji – il collega, l’amico – le chiede di aiutarlo a ritrovare James, il fratello scomparso in Indocina mentre infuriava la guerra, per Janie arriva il momento di riappropriarsi di una parte di sé. La Cambogia – terra di una bellezza violenta, amara – è il punto di partenza e di arrivo, il crocevia dove vanno a confluire i destini dei protagonisti in un viaggio a ritrosonella memoria, personale o collettiva.

L’animale notturno

Fare un sacco di soldi, a tutti i costi. Vittorio non ha dubbi: è questo l’unico modo di sfuggire al grigiore della sua vita attuale. Sceneggiatore appassionato e idealista, a soli trent’anni è già riuscito sia a sfondare che a clamorosamente fallire; d’altronde l’avere rotto il naso al regista con cui lavorava con profitto non è certo un bel biglietto da visita per i produttori, e oggi la sua carriera è decisamente in stallo. Nel disperato tentativo di cambiare corso alle cose, in un sussulto di ambizione e follia Vittorio decide di investire tutti i suoi risparmi nell’affitto di un sontuoso appartamento in pieno centro a Roma: perché si sa, per diventare ricchi bisogna innanzitutto cominciare a comportarsi da ricchi. Così, tra donne, alcol, droga e passeggiate con il naso all’insù in una Roma dalla bellezza che stordisce, il bisogno di soldi diventa presto una drammatica urgenza. Ed è proprio quando sta per rassegnarsi una volta per tutte al fallimento economico che Vittorio si imbatte nel senatore, un ricco ultraottantenne ieratico e sapiente con l’ossessione del gioco d’azzardo. Accordandogli un lauto compenso, il senatore si servirà di lui per accedere al mondo dei casinò online, che gli è vietato dalla figlia, preoccupata di vederlo rovinarsi come quando da giovane sperperava fortune in giro per il mondo. Ma soprattutto il senatore inizierà Vittorio, uomo di lettere e non di numeri, ai segreti della statistica e della matematica probabilistica. È il 2006, e il Texas Holdem, una variante spettacolare del nostro poker, sta prendendo piede in tutto il mondo: Vittorio, che ne ha sempre avuto la passione, ha adesso uno strumento formidabile per addomesticare la bestia. O forse per finirle più agevolmente in pasto? Un romanzo anomalo e sorprendente, profondo e leggero a un tempo, ricco di umorismo, di intelligenza, di azione, di stile, di personaggi, di frustrazione, ma anche di speranza e tensione ideale. In una parola, di vita.

Il Tredicesimo Dono

«Mamma, abbiamo perso l’autobus.» È la mattina di un freddo e grigio 13 dicembre, e Joanne viene svegliata improvvisamente dai suoi tre figli in tremendo ritardo per la scuola. Ancora non sanno che quel giorno la loro vita sta per cambiare per sempre. Mentre di corsa escono di casa, qualcosa li blocca d’un tratto sulla porta: all’ingresso, con un grande fiocco, una splendida stella di Natale. Chi può averla portata lì? Il bigliettino che l’accompagna è firmato, misteriosamente, «I vostri cari amici». Mancano tredici giorni a Natale, e Joanne distrattamente passa oltre: è ancora recente la morte di Rick, suo marito, e vorrebbe solo che queste feste passassero il prima possibile. Troppi i ricordi, troppo il dolore. Ma giorno dopo giorno altri regali continuano ad arrivare puntualmente, e mai nessun indizio su chi possa essere il benefattore. La diffidenza di Joanne diventa prima curiosità, poi stupore nel vedere i suoi figli riprendere a ridere, a giocare, a divertirsi insieme. Sembra quasi che stiano tornando a essere una vera famiglia. E il mattino di Natale, mentre li guarda finalmente felici scartare i loro regali sotto l’albero addobbato, Joanne scopre il più prezioso e magico dei doni. Quello di cui non vorrà mai più fare a meno, e il cui segreto ha scelto di condividere con i suoi lettori in questo libro suggestivo, profondo ed emozionante. Il tredicesimo dono riesce così ad aprirci gli occhi sulla gioia che ci circonda sempre, anche nei momenti più impensabili. Sulle sorprese inaspettate che la vita sa regalarci. E sulla felicità improvvisa che tutti possiamo donare a chi ci sta accanto, non smettendo mai di credere nella forza e nella generosità dei nostri cuori.

Il quadrato della vendetta

Van In: questo poliziotto, non riuscirete a dimenticarlo! Malinconico e irascibile, un pessimo carattere, nessun rispetto della gerarchia, un caustico senso dell’umorismo… Questo amante dell’arte, dei sigari, della birra e delle belle donne (e più di ogni altra, del sostituto procuratore Hannelore Martens) non ha eguali nel risolvere i casi più intricati. Bruges, la misteriosa Bruges, è la sua città. Non c’è delitto che possa nascondergli. Tanto più quando a guidarne le indagini è un antico enigma ispirato alla filosofia dei templari, misteriosamente collegato ai crimini di una delle più notabili e rispettate famiglie della regione, i Degroof. Tutto inizia con una strana rapina in una gioielleria; i ladri hanno lasciato una sola traccia, il celebre quadrato «sator», venticinque lettere che possono dare luogo a combinazioni basate sul palindromo, la simmetria e i giochi di specchi. Di qui parte l’inchiesta di Van In, che coinvolgerà lungo il suo corso intrighi e interessi politici, segreti alchemici e antiche vendette. Un incredibile fenomeno editoriale In Belgio e in Olanda le inchieste del commissario Van In hanno venduto un milione e seicentomila copie: si stima che un abitante su cinque abbia acquistato almeno un libro della serie, che conta al momento ventiquattro libri pubblicati. La serie riscuote un tale successo, che perfino l’ente del turismo belga utilizza la toponomastica del libro per promuovere la visita di Bruges. Dai romanzi di Aspe sono stati tratti undici film; dal 2003 sono stati inoltre realizzati da vtm, la maggiore tv commerciale fiamminga del Belgio, cinque serie televisive.

I segreti della famiglia Herington

**«Una lettura perfetta.»
Booklist
L’appassionante ritratto di una famiglia quasi perfetta**
Le ragazze Herington sono di nuovo insieme per un’altra estate nella vecchia casa di famiglia di Cape Cod. Quest’anno, però, hanno portato con sé più segreti che valigie. Maggie, la più grande, è preoccupata per il recente divorzio dei genitori, che rischia di mettere in crisi la routine familiare, e per il suo desiderio di avere un altro figlio: teme sia troppo tardi. Jess ha un matrimonio che scricchiola e non sa trovare il coraggio di rivelare a Maggie e al marito qualcosa di cui non va tanto fiera. Virgie, la più giovane, è sempre stata concentrata sulla propria carriera, ma ora c’è un uomo nella sua vita. Tuttavia non riesce a conciliare la vita privata con il suo lavoro in televisione, che la mette a dura prova sia emotivamente che fisicamente. Conta su questa vacanza per riprendersi. Quando Gloria, la madre, annuncia una visita fuori programma a Cape Cod, insieme al nuovo fidanzato, coglie tutti di sorpresa. In particolare Arthur, l’ex marito, che non ha ancora digerito la loro separazione. Eppure, tutti riescono a mantenere la calma, almeno finché un incidente imprevedibile non porta a galla un nuovo segreto…
**Ai primi posti delle classifiche del New York Times
Un’indimenticabile storia familiare**
«Un’appassionante commedia familiare con dei personaggi straordinari che sembra di conoscere da sempre.»
**Kirkus Reviews**
«La lettura perfetta.»
**Booklist**
«Il vivido e tenero ritratto di una famiglia: tre indimenticabili sorelle e il loro bagaglio di amori e segreti. Wendy Francis è una scrittrice straordinaria.»
**Luanne Rice, autrice bestseller del New York Times**
**Wendy Francis**
Ha lavorato per anni come redattrice, prima di dedicarsi alla scrittura. Le piace correre, fare qualche tiro al canestro con il figlio e leggere un buon libro sulla spiaggia. Vive vicino a Boston.

La vita così, all’improvviso

**Sei anni dopo il suo ultimo romanzo, Marco Venturino torna alla narrazione e con la sua scrittura carica di umanità, precisa e chirurgica, vero e proprio bisturi per anime, ci consegna il ritratto di cinque persone ai ferri corti con la propria esistenza. Ci parla di medicina, gioia, dolore, angoscia, ambizione, luci e ombre del sistema sanitario. E ci ricorda che la vita – e la morte, sua sorella efferata e tanto, troppo negata – colpisce sempre così, all’improvviso.**
Sabato, domenica, lunedì. Tre giorni come tanti. Tre giorni come tanti per il professor Federico de Alessandri, chirurgo famoso e stimato professionista. Tre giorni come tanti per il giovane Claudio Improta, giovane assistente del professore, alla ricerca del proprio posto in sala operatoria e nella vita. Tre giorni come tanti anche per il dottor Ettore Rossi, medico anestesista esperto, solitario, disincantato. E per Stefania Aloisio, infermiera strumentista, dall’esistenza complicata e sentimentalmente difficile.
Tre giorni diversi, invece, per Sergio, titolare delle Macellerie Gandini e instancabile lavoratore, mai un giorno di malattia. Quel lunedì, però, lo aspetta una delicata operazione: l’occasionale riscontro di un aneurisma dell’aorta ascendente lo ha improvvisamente confinato nel mondo dei malati, e di quelli gravi. Se non si opera, l’aneurisma può rompersi da un momento all’altro, e si è spacciati.
Federico, Claudio, Ettore, Stefania, saranno l’équipe chirurgica destinata a Sergio. Tutti e quattro, durante l’intervento, si troveranno a lottare strenuamente per la salvezza del malato e insieme, con le loro storie diverse, con i loro sogni, speranze, insicurezze e problemi diverranno una sola cosa per la sopravvivenza del paziente, contro la paura, contro un destino avverso. Ma il destino decide per sé e il futuro non è prevedibile. Così come quella mattina le loro cinque vite convergeranno al tavolo operatorio, cinque fili stretti gli uni agli altri in un unico nodo di sutura, così torneranno a separarsi, ognuno a seguire la propria sorte. Perché, in fondo, il proprio percorso lo si compie se non per brevi tratti, da soli. **
### Sinossi
**Sei anni dopo il suo ultimo romanzo, Marco Venturino torna alla narrazione e con la sua scrittura carica di umanità, precisa e chirurgica, vero e proprio bisturi per anime, ci consegna il ritratto di cinque persone ai ferri corti con la propria esistenza. Ci parla di medicina, gioia, dolore, angoscia, ambizione, luci e ombre del sistema sanitario. E ci ricorda che la vita – e la morte, sua sorella efferata e tanto, troppo negata – colpisce sempre così, all’improvviso.**
Sabato, domenica, lunedì. Tre giorni come tanti. Tre giorni come tanti per il professor Federico de Alessandri, chirurgo famoso e stimato professionista. Tre giorni come tanti per il giovane Claudio Improta, giovane assistente del professore, alla ricerca del proprio posto in sala operatoria e nella vita. Tre giorni come tanti anche per il dottor Ettore Rossi, medico anestesista esperto, solitario, disincantato. E per Stefania Aloisio, infermiera strumentista, dall’esistenza complicata e sentimentalmente difficile.
Tre giorni diversi, invece, per Sergio, titolare delle Macellerie Gandini e instancabile lavoratore, mai un giorno di malattia. Quel lunedì, però, lo aspetta una delicata operazione: l’occasionale riscontro di un aneurisma dell’aorta ascendente lo ha improvvisamente confinato nel mondo dei malati, e di quelli gravi. Se non si opera, l’aneurisma può rompersi da un momento all’altro, e si è spacciati.
Federico, Claudio, Ettore, Stefania, saranno l’équipe chirurgica destinata a Sergio. Tutti e quattro, durante l’intervento, si troveranno a lottare strenuamente per la salvezza del malato e insieme, con le loro storie diverse, con i loro sogni, speranze, insicurezze e problemi diverranno una sola cosa per la sopravvivenza del paziente, contro la paura, contro un destino avverso. Ma il destino decide per sé e il futuro non è prevedibile. Così come quella mattina le loro cinque vite convergeranno al tavolo operatorio, cinque fili stretti gli uni agli altri in un unico nodo di sutura, così torneranno a separarsi, ognuno a seguire la propria sorte. Perché, in fondo, il proprio percorso lo si compie se non per brevi tratti, da soli.

Il tunnel

Zvi Luria ha poco più di settant’anni quando un neurologo gli diagnostica un principio di demenza senile. All’inizio la malattia lo porterà soltanto a commettere piccole distrazioni, sbagliare un nome, confondere un altro bambino per suo nipote, oppure visitare il letto di uno sconosciuto in ospedale convinto di essere al capezzale di un vecchio amico in coma. Poi però tutto diventerà più duro e passo dopo passo la sua lucidità finirà con l’essere completamente compromessa. Zvi però è sempre stato un uomo preciso e pragmatico, prima di andare in pensione aveva lavorato come capo ingegnere ai lavori pubblici, e non riesce ad accettare di essere destinato in breve tempo a fare una fine del genere. Sua moglie Dina, una pediatra di fama legata a lui da un amore ancora tenero, lo sa benissimo, e lo convince ad aiutare Assael Maimoni, che ha preso il suo posto ai lavori pubblici. Maimoni sta però lavorando al progetto di un tunnel segreto, che trascina Zvi nel cuore del conflitto israelo-palestinese. In mezzo a questo caos mentale e geopolitico Zvi a un certo punto rischia di perdere anche Dina, la sua unica ancora di salvezza… Come può un uomo che è sempre stato affidabile e solido, un punto di riferimento per famiglia e amici, un ingegnere, scendere a patti con il proprio inevitabile declino mentale? Come possono farlo sua moglie e i suoi figli? Come ci si comporta di fronte alla razionalità che lentamente svanisce? E come si affronta la paura? Yehoshua costruisce intorno a queste domande una toccante meditazione sull’identità e sull’amore, sui gesti che è necessario compiere prima di congedarsi. Una vicenda intima e privata che s’intreccia a doppio filo con quella collettiva e politica del popolo palestinese e di quello israeliano, vicinissimi eppure così distanti dal trovare un modo per esistere insieme.