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Fascismo. Un Avvertimento

**Un’analisi personale e accorata del fascismo nel Ventesimo secolo, e dell’influenza che ancora oggi esercita nel mondo, dalla penna di una delle figure più autorevoli della scena pubblica americana, la prima donna ad aver ricoperto la carica di segretario di Stato degli Stati Uniti.**
Il fascista, osserva Madeleine Albright, «è qualcuno che pretende di parlare per un’intera nazione o un intero gruppo, si disinteressa dei diritti altrui e usa la violenza o qualsiasi altro mezzo per raggiungere i propri scopi». Il Ventesimo secolo è stato segnato dallo scontro tra democrazia e fascismo, una lotta che ha minato la sopravvivenza della libertà e causato milioni di vittime innocenti. Sarebbe ovvio pensare che dopo quegli orrori il mondo sia pronto a respingere ogni erede di Hitler e Mussolini. Ma così non è, dimostra Madeleine Albright attingendo alle sue esperienze di bambina cresciuta in un’Europa straziata dalla guerra e di insigne diplomatica.
Il fascismo non solo è sopravvissuto alla fine del Ventesimo secolo, ma oggi espone la pace e la giustizia planetarie a una minaccia mai tanto grave dalla fine della Seconda guerra mondiale. Il vento democratico che scosse il mondo con la caduta del Muro di Berlino ha invertito la rotta. Gli Stati Uniti, da sempre difensori della libertà, sono governati da un presidente che esaspera le divisioni sociali e disprezza le istituzioni democratiche.
In molti paesi, fattori economici, tecnologici e culturali stanno rafforzando gli estremismi di destra e di sinistra. Leader come Vladimir Putin e Kim Jong-un stanno riportando in auge molte delle tattiche impiegate dai fascisti negli anni Venti e Trenta del Ventesimo secolo.
*Fascismo. Un avvertimento* è un libro per i giorni nostri ma valido per tutte le epoche.
Scritto con la sapienza di chi non solo padroneggia la storia, ma ha anche contribuito a forgiarla, è un monito a trarre gli insegnamenti utili e a porsi le domande giuste per non ripetere gli stessi tragici errori del passato.

La fasciosfera. Come l’estrema destra ha vinto la battaglia della rete

La fasciosfera è una galassia, per larghi tratti inesplorata, di siti web, blog e portali attraverso la quale i movimenti di estrema destra hanno acquistato in Europa una voce sempre più potente. Chi ne fa parte? Come si finanzia e quali sono le sue influenze? Qual è la visione dei suoi militanti e come diffondono le loro idee? Questa inchiesta svela cosa si nasconde dietro alla preoccupante diffusione di messaggi nazionalisti, antisemiti e violenti su una rete impossibile da controllare. Una diffusione che alimenta il successo delle frange estreme, dalla parabola di Marine Le Pen in Francia ai siti si fake news capaci di condizionare elezioni e decisioni politiche, dai siti religiosi ultraconservatori ai predicatori del web negazionisti e paladini di una controinformazione senza alcuna attendibilità, fino all’immaginario sconfinato dei siti pornografici. Un’indagine sconvolgente su una delle frontiere più inquietanti del mondo di oggi, che vede l’estrema destra conquistare nuovi spazi di rappresentanza e propaganda, una presenza che ha ormai varcato il confine del virtuale per conquistare la realtà in cui viviamo.
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All’inferno e ritorno. Europa 1914-1949

Estate del 1914: gran parte dell’Europa precipita in un conflitto sconvolgente. La gravità del disastro terrorizza i sopravvissuti, nessuno può credere che la civiltà modello per il resto del mondo sia sprofondata nella brutalità più assoluta. Solo vent’anni dopo la fine della Grande Guerra, nel 1939, gli europei iniziano un secondo conflitto, persino peggiore del primo. Nonostante le crude cifre non possano restituire la gravità dei tormenti inflitti alla popolazione, la conta dei morti – oltre quaranta milioni soltanto in Europa, quattro volte di più della prima guerra mondiale – ci fa percepire con concretezza questo orrore. lan Kershaw ricostruisce una nuova, monumentale storia dell’Europa contemporanea: un periodo straordinariamente movimentato e tragico che ha visto iì continente sfiorare l’autodistruzione e, solo quattro anni dopo aver toccato il fondo nel 1945, gettare le basi per una stupefacente risurrezione.

I volonterosi carnefici di Hitler. I tedeschi comuni e l’Olocausto

I volonterosi carnefici di Hitler è stato uno dei casi più clamorosi della storiografia degli ultimi decenni, un saggio che ha suscitato un intenso dibattito, in Germania e non solo, divenendo in breve un bestseller. Daniel J. Goldhagen ripropone l’inquietante interrogativo di come abbia potuto il popolo tedesco, una delle grandi nazioni della civile Europa, compiere il più mostruoso genocidio mai avvenuto. Esaminando le figure degli «esecutori» e l’antisemitismo radicato nella società tedesca fra il 1933 e il ’45, attingendo a materiale inedito e a testimonianze dirette, Goldhagen dimostra che i responsabili dell’Olocausto non furono solo SS o membri del partito nazista, ma tedeschi di ogni estrazione sociale, uomini e donne comuni che brutalizzarono e assassinarono gli ebrei per convinzione ideologica e per libera scelta, senza subire pressioni psicologiche o sociali. Uno sconvolgente atto di accusa, un’opera scientifica nel metodo e provocatoria nelle conclusioni, che è fondamentale per comprendere la peggiore tragedia del XX secolo.

Le origini culturali del Terzo Reich

Come è stato possibile che, nel cuore della vecchia Europa, persone “perbene”, intelligenti e istruite abbiano aderito in massa alla causa del nazismo, abbracciandone i valori? Molti vedono nell’ideologia nazionalsocialista il prodotto di poche menti squilibrate, o una mera costruzione propagandistica per conquistare il consenso popolare. Ma l’ascesa di Hitler non fu un incidente della storia. Il Saggiatore ripropone al lettore italiano “Le origini culturali del Terzo Reich” il primo saggio ad aver esaminato il nazismo come sistema di pensiero capace di comporre – attraverso il collante dell’antisemitismo – convinzioni e ideali che da tempo circolavano nella società tedesca: il misticismo naturalistico del Volk, l’irrazionalismo neoromantico, l’ossessiva riscoperta di un passato mitologico, il rifiuto del governo rappresentativo e dell’urbanizzazione, il razzismo. Un’ideologia “nazional-patriottica” che si era accesa nelle circostanze dettate dalla travagliata unificazione tedesca e dall’impatto della rivoluzione industriale su una società prevalentemente agricola, e che divampò in seguito al diktat del trattato di Versailles e all’enorme instabilità della Repubblica di Weimar. Il nazismo fu la tragica risposta a una crisi del pensiero e della politica che in Germania imperversava da decenni. **

Miss Peregrine. La casa dei ragazzi speciali

Quali mostri popolano gli incubi del nonno di Jacob, unico sopravvissuto allo sterminio della sua famiglia di ebrei polacchi? Sono la trasfigurazione della ferocia nazista? Oppure sono qualcosa d’altro, e di tuttora presente, in grado di colpire ancora? Quando la tragedia si abbatte sulla sua famiglia, Jacob decide di attraversare l’oceano per scoprire il segreto racchiuso tra le mura della casa in cui, decenni prima, avevano trovato rifugio il nonno Abraham e altri piccoli orfani scampati all’orrore della Seconda guerra mondiale. Soltanto in quelle stanze abbandonate e in rovina, rovistando nei bauli pieni di polvere e dei detriti di vite lontane, Jacob potrà stabilire se i ricordi del nonno, traboccanti di avventure, di magia e di mistero, erano solo invenzioni buone a turbare i suoi sogni notturni. O se, invece, contenevano almeno un granello di verità, come sembra testimoniare la strana collezione di fotografie d’epoca che Abraham custodiva gelosamente. Possibile che i bambini e i ragazzi ritratti in quelle fotografie ingiallite, bizzarre e non di rado inquietanti, fossero davvero, come il nonno sosteneva, speciali, dotati di poteri straordinari, forse pericolosi? Su “Miss Peregrine. La casa dei ragazzi speciali”, è basato l’omonimo film, prodotto dalla Twentieth Century Fox, scritto e diretto da Tim Burton.
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Alla corte del duce

Come ogni “monarca” assoluto anche Mussolini ebbe un seguito di fedelissimi e opportunisti, una vera e propria corte di uomini e donne che vivevano nella sua ombra e ne costituivano una sorta di corteo permanente, destinato ad allargarsi o a ridursi a seconda delle fortune del Duce e delle sorti del Paese. Uno stuolo di amanti, vere o presunte, una fitta schiera di gerarchi e consiglieri politici, fascisti della prima ora o carrieristi dell’ultima. Attraverso le figure più note, ma anche a quelle trascurate dalla storia ufficiale, Spinosa ricostruisce la biografia del regime e del suo capo indiscusso: le amicizie, gli intrighi, i rapporti di potere, i tradimenti, i trionfi pubblici, le tragedie private e il dramma della storia.

I prescelti

Spiegelgrund non esiste più. Le mura che circondavano l’ospedale viennese sono state abbattute e tutto quello che il personale aveva giurato di non rivelare mai a nessuno non è più un segreto. Tra il 1940 e il 1945, in quel diabolico istituto il cui obiettivo ufficiale era di raddrizzare i bambini più ribelli e di assistere quelli affetti da malattie psichiche, la realtà era tragicamente diversa. Adrian Ziegler vi arriva nel gennaio del 1941, in una fredda e limpida mattina d’inverno scintillante di brina. Quegli edifici pallidi all’ombra della collina, con le facciate di mattoni scrostate e le inferriate alle finestre, diventeranno la sua casa negli anni a venire. La sua, come quella degli altri bambini rinchiusi a Spiegelgrund – orfani, ritardati, disabili, piccoli delinquenti, «degenerati razziali» –, è una vita indegna di essere vissuta. Non ci sono cure ad attenderli, solo medici pronti ad attuare il programma nazista di eutanasia infantile voluto da Berlino. Persone convinte che contrastare la malattia, fisica o morale, sia necessario per rafforzare la razza, o forse, banalmente, solo attirate dall’opportunità di tormentare qualcuno. E ancora, ligi esecutori degli ordini, perché a seguire le leggi in vigore non c’è ragione di sentirsi in colpa. Come l’infermiera Anna Katschenka, che pur amando i bambini ubbidisce per lealtà e senso del dovere e, quasi senza rendersene conto, finisce per scivolare dalla parte dei mostri.
Dopo “Gli spodestati”, attraverso i destini di Adrian e Anna, e del coro di personaggi che popolano il microcosmo di Spiegelgrund nel cuore dell’Europa nazista, Steve Sem-Sandberg torna a intrecciare magistralmente storia e finzione in un potente romanzo polifonico che, come ha dichiarato la giuria dell’August Prize, «bisogna leggere e mai dimenticare». Un libro che, con la sua scrittura intensa e profonda, racchiude una riflessione memorabile
sull’umana capacità di fare il male, e di resistere.

Le origini del totalitarismo

“Le origini del totalitarismo” (1951) è un classico della filosofia politica e della politologia del Novecento. Per la Arendt il totalitarismo rappresenta il luogo di cristallizzazione delle contraddizioni dell’epoca moderna e insieme la comparsa in Occidente di un fenomeno radicalmente nuovo. Le categorie tradizionali della politica, del diritto, dell’etica e della filosofia risultano inutilizzabili; quanto avviene nei regimi totalitari non si può descrivere nei termini di semplice oppressione, di tirannide, di illegalità, di immoralità o di nichilismo realizzato, ma richiede una spiegazione “innovativa”. Lungi dal presentare una struttura monolitica, l’apparato istituzionale e legale totalitario deve rimanere estremamente duttile e mobile, al fine di permettere la più assoluta discrezionalità. Per questo gli uffici vengono moltiplicati, le giurisdizioni tra loro sovrapposte e i centri di potere continuamente spostati. Soltanto il capo, e una cerchia ristrettissima di collaboratori, tiene nelle sue mani gli ingranaggi effettivi della macchina totalitaria. Nelle Origini tale macchina viene smontata e analizzata pezzo per pezzo: i metodi propagandistici, le formule organizzative, l’apparato statale, la polizia segreta, il fattore ideologico e, infine, il campo di sterminio, istituzione suprema e caratteristica di ogni regime totalitario.
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Il giardino delle bestie. Berlino 1934

Questo libro narra della storia vera di William E. Dodd e di sua figlia Martha, un padre e una giovane donna americani che si ritrovano improvvisamente trapiantati dalla loro accogliente casa di Chicago nel cuore della Berlino nazista del 1934.
Sessantaquattro anni, snello, gli occhi grigio-azzurri e i capelli castano chiaro, nel 1933 William E. Dodd è un rispettabile professore di storia all’università di Chicago, con una certa notorietà per i suoi scritti sul Sud degli Stati Uniti e la sua biografia di Woodrow Wilson.
Fervente democratico jeffersoniano, a suo agio soltanto negli ambienti frugali della sua piccola fattoria di campagna, Dodd ha una moglie, Mattie, e due figli: William Jr – Bill – e Martha, la prediletta. Ventiquattro anni, i capelli biondi, gli occhi azzurri e un sorriso radioso, Martha ha un’immaginazione venata di romanticismo e un atteggiamento così civettuolo, da avere già acceso la passione in molti uomini.
La vita di questa famiglia americana, a detta di tutti felice e unita, muta radicalmente nel giugno del 1933. Mentre siede alla sua scrivania all’università, Dodd riceve una telefonata da Franklin Delano Roosevelt, il presidente degli Stati Uniti, che gli annuncia la sua intenzione di nominarlo a capo della rappresentanza diplomatica americana a Berlino.
Dodd è tutto fuorché il candidato modello per un simile incarico. Non è ricco, non è politicamente influente e non appartiene nemmeno alla cerchia degli amici di Roosevelt. Certo, ha conseguito un dottorato a Lipsia e conosce il tedesco, ma nulla più.
Tuttavia, per Roosevelt è un ambasciatore perfetto per un paese che, tra la crisi economica dilagante e un altro rovinoso anno di siccità, rappresenta per l’America soltanto una seccatura: la seccatura di un miliardo e duecentomila dollari, debito che Berlino ha contratto con gli Stati Uniti, e che Hitler si mostra sempre meno propenso a voler saldare.
Ed è così che, al loro arrivo, William e Martha Dodd si ritrovano ad attraversare una città addobbata di immensi stendardi rossi, bianchi e neri; a sedere negli stessi caffè all’aperto frequentati dalle SS in uniforme nera; a passare davanti a case con balconi traboccanti di gerani rossi; a fare acquisti nei giganteschi empori della città, a organizzare tè, aspirare le fragranze primaverili del Tiergarten, il parco principale di Berlino; ad avere rapporti sociali con Goebbels e Göring, in compagnia dei quali cenare, danzare e divertirsi allegramente; finché, alla fine del 1934, accade un evento che smaschera la vera natura di Hitler e del potere a Berlino, la grande e nobile città che agli occhi di padre e figlia si svela per la prima volta come un immenso Tiergarten, un giardino delle bestie.

Il giardino delle bestie: Berlino 1934

Questo libro narra della storia vera di William E. Dodd e di sua figlia Martha, un padre e una giovane donna americani che si ritrovano improvvisamente trapiantati dalla loro accogliente casa di Chicago nel cuore della Berlino nazista del 1934. Sessantaquattro anni, snello, gli occhi grigio-azzurri e i capelli castano chiaro, nel 1933 William E. Dodd è un rispettabile professore di storia all’università di Chicago, con una certa notorietà per i suoi scritti sul Sud degli Stati Uniti e la sua biografia di Woodrow Wilson. Fervente democratico jeffersoniano, a suo agio soltanto negli ambienti frugali della sua piccola fattoria di campagna, Dodd ha una moglie, Mattie, e due figli: William Jr – Bill – e Martha, la prediletta. Ventiquattro anni, i capelli biondi, gli occhi azzurri e un sorriso radioso, Martha ha un’immaginazione venata di romanticismo e un atteggiamento così civettuolo, da avere già acceso la passione in molti uomini. La vita di questa famiglia americana, a detta di tutti felice e unita, muta radicalmente nel giugno del 1933. Mentre siede alla sua scrivania all’università, Dodd riceve una telefonata da Franklin Delano Roosevelt, il presidente degli Stati Uniti, che gli annuncia la sua intenzione di nominarlo a capo della rappresentanza diplomatica americana a Berlino. Dodd è tutto fuorché il candidato modello per un simile incarico. Non è ricco, non è politicamente influente e non appartiene nemmeno alla cerchia degli amici di Roosevelt. Certo, ha conseguito un dottorato a Lipsia e conosce il tedesco, ma nulla più. Tuttavia, per Roosevelt è un ambasciatore perfetto per un paese che, tra la crisi economica dilagante e un altro rovinoso anno di siccità, rappresenta per l’America soltanto una seccatura: la seccatura di un miliardo e duecentomila dollari, debito che Berlino ha contratto con gli Stati Uniti, e che Hitler si mostra sempre meno propenso a voler saldare. Ed è così che, al loro arrivo, William e Martha Dodd si ritrovano ad attraversare una città addobbata di immensi stendardi rossi, bianchi e neri; a sedere negli stessi caffè all’aperto frequentati dalle SS in uniforme nera; a passare davanti a case con balconi traboccanti di gerani rossi; a fare acquisti nei giganteschi empori della città, a organizzare tè, aspirare le fragranze primaverili del Tiergarten, il parco principale di Berlino; ad avere rapporti sociali con Goebbels e Göring, in compagnia dei quali cenare, danzare e divertirsi allegramente; finché, alla fine del 1934, accade un evento che smaschera la vera natura di Hitler e del potere a Berlino, la grande e nobile città che agli occhi di padre e figlia si svela per la prima volta come un immenso Tiergarten, un giardino delle bestie.

Fascismo vecchio e nuovo. Storia e attualità

Questo “Quaderno di Bandiera rossa” è stato pubblicato nel gennaio 1993. Lo ripropongo oggi perché molte delle *analisi* di allora, quando c’erano solo i primi sintomi di un ritorno del fascismo, possono essere utili anche oggi. Naturalmente nel frattempo molto è cambiato in peggio, soprattutto per la rinuncia della sinistra a svolgere il suo ruolo di difesa dei lavoratori, mentre il ricorso alla repressione illegale e alla violenza di Stato (da Genova agli omicidi nelle carceri), è una tentazione sempre più frequente, e ricompare lo squadrismo, sotto forma di “vigilantes” e ronde. I compiti dei comunisti sono dunque ben più difficili, e alcune delle formulazioni di questo quaderno possono apparire poco realistiche, a partire dalla proposta di “fronte unico”: a chi farla?
Ma intanto può servire vedere che il problema si poneva già allora, e che è stato un grave errore sottovalutarne i primi sintomi…

Benito contro Mussolini

Benito Mussolini: cinquant’anni fa una generazione di italiani era stata educata al suo culto. «Credere obbedire combattere» si doveva, senza mai discutere, senza chiedersi il perché, tanto lui, il Duce, «aveva sempre ragione». Non c’è che dire: quell’arruffapopoli romagnolo, quel maestro squattrinato, quel socialista arrabbiato, quel giornalista geniale ne aveva fatta di carriera. Dl quell’Italia che era ai suoi piedi, giocando su mille equivoci, fece una nazione moderna, le regalò un impero e la coinvolse in un tragico conflitto mondiale. Tutto quanto, nel bene e nel male, era opera di LUI nuovo Cesare apparso sui colli fatali di Roma. Ma chi era veramente Benito Mussolini? Un granitico supereroe, senza debolezze o tentennamenti, o un uomo intelligente quanto si vuole, ma sempre un uomo, che era riuscito a fare carriera grazie a quella che era la sua dote migliore: ll fiuto? In questo libro Luca Goldoni con Enzo Sermasi ci racconta Benito Mussolini in una veste Insolta, rivelandoci come dietro la maschia mascella del Condotdero delle quadrate legioni si celava, in realtà, un individuo come tanti, con i suoi dubbi, le sue perplessità, le sue debolezze, le sue miserie. Un libro che spesso si risolve in un piacevolissimo dialogo a due voci, dove l’uomo Benito cerca dl fare cagionare il Duce Mussolini, dove una persona dai
gusti semplici e caserecci è il contraltare del Capo invitto, dove uno Sconfitto è costretto a combattere un’ultima disperata battaglia in ossequio al punto d’onore di chi aveva proclamato: «Se avanzo seguitemi…», Un modo vivace, originale e coinvolgente per ripercorrere l’esistenza dell’italiano più famoso di questo secolo dalla sua infanzia e dal suo matrimonio chiacchierato ai suoi amori, al tragico epilogo di piazzale Loreto; un libro in cui una generazione confessa come partecipò all’avventura di Benito Mussolini, l’uomo che volle farsi Duce.

Il gladio e l’alloro

La storia semisconosciuta dell’agonia del fascismo e dei mesi più drammatici della guerra civile, tra l’inverno ’43 e la primavera ’45, ricostruita in dettaglio attraverso i rapporti confidenziali inviati a Mussolini e a pochissimi alti gerarchi da alcuni ufficiali del comando generale della Guardia Nazionale Repubblicana. La storia tragica di migliaia e migliaia di giovani gettati a bruciare la loro giovinezza in una battaglia senza speranza.
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L’ultimo mistero di Hitler: L’inchiesta definitiva sugli ultimi giorni e la morte del dittatore nazista

**Per la prima volta, gli archivi del KGB rivelano tutta la verità sulla morte di Hitler. Un’inchiesta straordinaria, venduta in tutto il mondo.**
Come e quando è davvero morto **Adolf Hitler**? All’indomani dell’armistizio, riuscirono o no i russi a identificarne il corpo, nonostante fosse stato probabilmente bruciato? Nei mesi successivi, i dubbi che **Stalin **istillò nei suoi alleati si propagarono come una cancrena e continuano ancora oggi ad alimentare ogni genere di teoria. Per la prima volta dopo oltre settant’anni, il governo russo ha consentito a due giornalisti e a un illustre medico legale di consultare gli archivi segreti del **KGB**. Ne emergono centinaia di documenti, per la gran parte inediti: gli interrogatori dei testimoni degli ultimi giorni del **Führer**, la pianta del **bunker **dove **Hitler **ed **Eva Braun** si sposarono e poi si suicidarono– a quanto si ritiene – il **30 aprile 1945**, un piano di fuga, verbali ricchi e contraddittori, ma soprattutto resti umani: un pezzo di cranio che presenta un foro di pallottola, un frammento di mandibola, alcuni denti attribuiti a Eva Braun. Grazie al loro faticoso lavoro d’indagine – che rappresenta una storia all’interno della storia – i due autori ci consegnano un’inchiesta appassionante e approfondita, che riscrive gli ultimi giorni della seconda guerra mondiale e l’inizio della guerra fredda, e getta una luce definitiva sul giallo storico più discusso del Novecento.
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### Sinossi
**Per la prima volta, gli archivi del KGB rivelano tutta la verità sulla morte di Hitler. Un’inchiesta straordinaria, venduta in tutto il mondo.**
Come e quando è davvero morto **Adolf Hitler**? All’indomani dell’armistizio, riuscirono o no i russi a identificarne il corpo, nonostante fosse stato probabilmente bruciato? Nei mesi successivi, i dubbi che **Stalin **istillò nei suoi alleati si propagarono come una cancrena e continuano ancora oggi ad alimentare ogni genere di teoria. Per la prima volta dopo oltre settant’anni, il governo russo ha consentito a due giornalisti e a un illustre medico legale di consultare gli archivi segreti del **KGB**. Ne emergono centinaia di documenti, per la gran parte inediti: gli interrogatori dei testimoni degli ultimi giorni del **Führer**, la pianta del **bunker **dove **Hitler **ed **Eva Braun** si sposarono e poi si suicidarono– a quanto si ritiene – il **30 aprile 1945**, un piano di fuga, verbali ricchi e contraddittori, ma soprattutto resti umani: un pezzo di cranio che presenta un foro di pallottola, un frammento di mandibola, alcuni denti attribuiti a Eva Braun. Grazie al loro faticoso lavoro d’indagine – che rappresenta una storia all’interno della storia – i due autori ci consegnano un’inchiesta appassionante e approfondita, che riscrive gli ultimi giorni della seconda guerra mondiale e l’inizio della guerra fredda, e getta una luce definitiva sul giallo storico più discusso del Novecento.