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Trattato Delle Piccole Virtù

Viviamo un’epoca in cui l’«assolo» sembra prevalere decisamente sul «vivere corale». Sebbene si sia ormai affermata la necessità di prendersi cura dei beni comuni, risulta però impossibile tutelarli senza fare appello a quelle virtù che riducono le pretese del singolo a favore dell’armonia dell’insieme. Carlo Ossola ci accompagna in un viaggio che è anche un dialogo con alcuni maestri delle «piccole virtù», esponenti del pensiero e della letteratura: da Cicerone e Lucrezio ad Alessandro Manzoni e Victor Hugo, da Carlo Goldoni a Giacomo Leopardi, da Emily Dickinson a Wisława Szymborska, da T.S.Eliot a Georges Bernanos. Guida ideale lungo il percorso è il trattato settecentesco – che fa da appendice al volume – in cui Giovan Battista Roberti, compendiando secoli di civiltà europea, descrisse le «virtù sociali, utili a chiunque vive in società di altri viventi razionali». Nella consapevolezza che ricercare e praticare queste virtù non è altro se non, citando sant’Agostino, «scorgere in un fatto modesto i concetti comuni delle piccole come delle grandi realtà».

Sulla Letteratura

Questa raccolta di scritti può essere vista come una naturale continuazione delle “Sei passeggiate nei boschi narrativi”. Si tratta infatti di discorsi rivolti in genere a un pubblico abbastanza vasto e vertono tutti sulle funzioni della letteratura, su autori che Eco ha frequentato a lungo, sull’influenza di alcuni testi più o meno letterari sullo sviluppo degli eventi storici, su alcuni problemi tipici del narrare e su alcuni concetti chiave della scrittura “creativa”. In alcuni di questi, e specialmente nell’ultimo (“Come scrivo”), Eco sceglie come esempio e oggetto di riflessione la sua stessa attività di narratore, ma anche i saggi in cui non parla direttamente di sé gettano una luce sul suo fare letterario.

Sulla Letteratura

Questa raccolta di scritti può essere vista come una naturale continuazione delle “Sei passeggiate nei boschi narrativi”. Si tratta infatti di discorsi rivolti in genere a un pubblico abbastanza vasto e vertono tutti sulle funzioni della letteratura, su autori che Eco ha frequentato a lungo, sull’influenza di alcuni testi più o meno letterari sullo sviluppo degli eventi storici, su alcuni problemi tipici del narrare e su alcuni concetti chiave della scrittura “creativa”. In alcuni di questi, e specialmente nell’ultimo (“Come scrivo”), Eco sceglie come esempio e oggetto di riflessione la sua stessa attività di narratore, ma anche i saggi in cui non parla direttamente di sé gettano una luce sul suo fare letterario.

Storytelling

L’arte di raccontare storie è nata quasi in contemporanea con la comparsa dell’uomo sulla terra e ha costituito un importante strumento di condivisione dei valori sociali. Ma a partire dagli anni Novanta del Novecento, negli usa come in Europa, questa capacità narrativa è stata trasformata dai meccanismi dell’industria dei media e dal capitalismo globalizzato nel concetto di storytelling: una potentissima arma di persuasione nelle mani dei guru del marketing, del management, della comunicazione politica per plasmare le opinioni dei consumatori e dei cittadini. Dietro le più importanti campagne pubblicitarie – ancor più dietro quelle elettorali vincenti (da Bush a Sarkozy) – si celano proprio le sofisticate tecniche dello storytelling management o del digital storytelling. Questo è l’incredibile inganno ai danni dell’immaginario collettivo svelato da Christian Salmon nel libro, frutto di una lunga inchiesta dedicata alle numerose applicazioni del fenomeno: il marketing conta più sulla storia dei brand che sulla loro immagine, i manager si servono di aneddoti per motivare i propri dipendenti, i soldati in Iraq si allenano su videogiochi progettati da Hollywood, gli spin doctor descrivono la vita politica dei loro clienti come in un racconto. L’autore ci mostra gli ingranaggi della grande “macchina narrante” che ha rimpiazzato il ragionamento razionale, ben più pervasiva dell’iconografia orwelliana della società totalitaria. Ma questo nuovo ordine narrativo non è un semplice linguaggio mediatico: il soggetto che vuole influenzare è un individuo immerso in un universo fittizio che ne filtra le percezioni, ne stimola le sensazioni, ne inquadra i comportamenti e le idee.
«Christian Salmon è sicuramente uno dei più lucidi e coraggiosi intellettuali francesi attuali».
Antonio Tabucchi, «l’Unità»
«Un breve saggio rigoroso, arduo, ma che aiuterà a decifrare il fenomeno affascinante dello storytelling».
«Le Nouvel Observateur»
«Il libro di Christian Salmon aprirà un mondo a chi si interessa alle forme narrative e ai loro nuovi usi sociali».
«Libération»
«Storytelling decodifica la tecnica narrativa che ha invaso l’universo della comunicazione politica».
«l’Humanité» **
### Sinossi
L’arte di raccontare storie è nata quasi in contemporanea con la comparsa dell’uomo sulla terra e ha costituito un importante strumento di condivisione dei valori sociali. Ma a partire dagli anni Novanta del Novecento, negli usa come in Europa, questa capacità narrativa è stata trasformata dai meccanismi dell’industria dei media e dal capitalismo globalizzato nel concetto di storytelling: una potentissima arma di persuasione nelle mani dei guru del marketing, del management, della comunicazione politica per plasmare le opinioni dei consumatori e dei cittadini. Dietro le più importanti campagne pubblicitarie – ancor più dietro quelle elettorali vincenti (da Bush a Sarkozy) – si celano proprio le sofisticate tecniche dello storytelling management o del digital storytelling. Questo è l’incredibile inganno ai danni dell’immaginario collettivo svelato da Christian Salmon nel libro, frutto di una lunga inchiesta dedicata alle numerose applicazioni del fenomeno: il marketing conta più sulla storia dei brand che sulla loro immagine, i manager si servono di aneddoti per motivare i propri dipendenti, i soldati in Iraq si allenano su videogiochi progettati da Hollywood, gli spin doctor descrivono la vita politica dei loro clienti come in un racconto. L’autore ci mostra gli ingranaggi della grande “macchina narrante” che ha rimpiazzato il ragionamento razionale, ben più pervasiva dell’iconografia orwelliana della società totalitaria. Ma questo nuovo ordine narrativo non è un semplice linguaggio mediatico: il soggetto che vuole influenzare è un individuo immerso in un universo fittizio che ne filtra le percezioni, ne stimola le sensazioni, ne inquadra i comportamenti e le idee.
«Christian Salmon è sicuramente uno dei più lucidi e coraggiosi intellettuali francesi attuali».
Antonio Tabucchi, «l’Unità»
«Un breve saggio rigoroso, arduo, ma che aiuterà a decifrare il fenomeno affascinante dello storytelling».
«Le Nouvel Observateur»
«Il libro di Christian Salmon aprirà un mondo a chi si interessa alle forme narrative e ai loro nuovi usi sociali».
«Libération»
«Storytelling decodifica la tecnica narrativa che ha invaso l’universo della comunicazione politica».
«l’Humanité»

Storia europea della letteratura italiana II

Le storie della letteratura italiana hanno a lungo riprodotto l’impostazione desanctisiana, di origine risorgimentale, unitaria e nazionale. Questa di Asor Rosa, che viene dopo la lunga e variegata esperienza della *Letteratura italiana* Einaudi, supera definitivamente quel modello modificandolo in due direzioni. Da un lato inserendo i fatti letterari italiani in un contesto internazionale, e dunque analizzando la fitta trama delle relazioni culturali tra l’Italia e i principali paesi europei nel biunivoco, mai interrotto rapporto di dare e avere. Dall’altro cercando nella letteratura un’identità italiana allo stesso tempo unitaria e diversificata, soggetta a spinte centripete e centrifughe compresenti o alternate.
In questo secondo volume dedicato all’età moderna non si può prescindere dal rapporto con la Spagna, con la Francia, e poi col mondo germanico e anglosassone, e neppure con le diverse situazioni statuali che hanno prodotto una geografia politica e culturale assai cangiante prima dell’Unità. Asor Rosa raccoglie i fili dispersi dando il giusto rilievo alle tradizioni regionali senza mai dimenticare che anche attraverso queste diversità è passato un sentimento identitario che, ribaltando la celebre frase, «ha fatto gli italiani» prima che fosse fatta l’Italia. E nel ripercorrere tutto questo, Asor Rosa rilegge con passione critica le opere di tutti i nostri maggiori scrittori fornendo un esempio di saggistica letteraria che si nutre di storiografia ma va a toccare il cuore dell’invenzione estetica.
*Storia europea della letteratura italiana I. Le origini e il Rinascimento.*
*Storia europea della letteratura italiana III. La letteratura della Nazione.*

Per Primo Levi

La lingua di Primo Levi è classica e chiara, ma solo apparentemente semplice: in realtà procede per contrasti, con un lessico ricco di ossimori e di termini tecnici. Mengaldo, alternando momenti piú dettagliatamente analitici ad altri di grande sintesi, la scompone e la ricompone per scoprirne i piú riposti meccanismi, sempre in relazione con la necessità espressiva di cui è di volta in volta strumento. Ovviamente *Se questo è un uomo* è al centro delle indagini, ma molto spazio è dato alla *Tregua* , forse il romanzo di Levi prediletto da Mengaldo, che ben individua le diverse strategie linguistiche dei due libri contigui. Non manca poi l’analisi linguistica dei testi piú letterari e meno testimoniali di Levi, in particolare gli splendidi racconti del *Sistema periodico*. **
### Sinossi
La lingua di Primo Levi è classica e chiara, ma solo apparentemente semplice: in realtà procede per contrasti, con un lessico ricco di ossimori e di termini tecnici. Mengaldo, alternando momenti piú dettagliatamente analitici ad altri di grande sintesi, la scompone e la ricompone per scoprirne i piú riposti meccanismi, sempre in relazione con la necessità espressiva di cui è di volta in volta strumento. Ovviamente *Se questo è un uomo* è al centro delle indagini, ma molto spazio è dato alla *Tregua* , forse il romanzo di Levi prediletto da Mengaldo, che ben individua le diverse strategie linguistiche dei due libri contigui. Non manca poi l’analisi linguistica dei testi piú letterari e meno testimoniali di Levi, in particolare gli splendidi racconti del *Sistema periodico*.

Letteratura Italiana. Dalle Origini Al Trecento. Dante, Petrarca, Boccaccio

La letteratura italiana secolo per secolo: un panorama completo della civiltà letteraria d’Italia in una serie di ebook di taglio omogeneo che insieme formano un originale compendio storico. Ogni ebook comprende: il profilo letterario del secolo, il dizionario biografico degli autori (con la vita e le opere, la poetica e lo stile), il dizionario delle opere con i sunti e le trame dei maggiori testi in prosa. Il primo titolo della serie, Dalle origini al Trecento, ricostruisce la nascita della letteratura in volgare, il fiorire delle scuole poetiche (dalla scuola siciliana al dolce stil novo), lo sviluppo dei generi: la lirica amorosa, la poesia religiosa, il filone didascalico e moraleggiante e quello realistico e burlesco, la cronaca e la novellistica. Un’ampia trattazione è riservata alle tre grandi personalità del Trecento: Dante, Petrarca, Boccaccio. La sezione delle opere offre, in particolare, un’accurata sintesi delle dieci giornate del Decameron e dei 100 canti della Divina Commedia.

La Poesia Del Vivente

Leopardi ci è familiare, molto più di altri classici del canone letterario. Tuttavia – come a volte accade con gli affetti profondi – non sapremmo dire tutte le ragioni di questa consonanza. Le letture adolescenti, mediate dalla scuola, lasciano in quelle adulte dei sedimenti che alimentano suggestioni, ma creano anche velature: è il caso del pessimismo, il cui manto «doloristico» mette in ombra ambivalenze irriducibili a formule compendiose. Forse perché nessuna categoria critica, per quanto temperata dall’acume di generazioni di esegeti, sfugge a un certo sentore di convenzione se si espone alla parola leopardiana. Antonio Prete l’ha interpellata lungo un’intera esistenza di studioso e di poeta, ed è la sua ininterrotta prossimità ad aiutare la nostra ad articolarsi, a trovare espressione. Sfiorando i testi con rara grazia, Prete ci conduce là dove poesia e pensiero diventano una sola cognizione del mondo, siano i *Canti* , le *Operette morali* , lo sconfinato *Zibaldone* , gli interni d’anima dell’ *Epistolario*. In prosa o in versi, un’identica lingua del sentire, del desiderare e del patire dà voce alla finitudine umana, rinuncia a ogni protezione trascendente e sfida la «spiritualizzazione delle cose» che scorpora la vita da se stessa. Continuano ad aggirarsi tra noi, ancora più temibili di allora, i fantasmi della modernità, che Leopardi teneva a bada con un pensiero poetante capace di prestare ascolto alla «singolarità senziente, rammemorante e fantasticante». Un antropologo del concreto, cantore del vivente, terrestre e cosmologico insieme, ci viene qui incontro, preso per mano da un grande interprete.

La nascita dell’eroe

Nella cultura occidentale, Omero e Virgilio hanno costituito le basi imprescindibili dell’educazione dell’individuo e dell’uomo di cultura. In particolare, nel loro universo di valori campeggia l’immagine idealizzata dell’eroe: diverso da tutti gli altri, capace di suscitare ammirazione e sgomento, identificazione e distanza, emulazione e terrore. Questo saggio studia i processi espressivi attraverso i quali i capolavori dell’epica, Iliade, Odissea ed Eneide, hanno elaborato differenti e complessi modelli di eroe: l’affermazione assoluta dell’io in Achille, l’intelligenza strategica e la capacit. di imporsi in campo nemico in Odisseo, fino all’umanissimo” Enea, lacerato dalle contraddizioni di una società moderna. Una magistrale lezione di letteratura, un affascinante percorso alle origini del nostro immaginario collettivo.

Il Pozzo E L’Ago

L’irrompere dell’immaginario, e dell’invenzione, il confessare, raccontare o scoprire se stessi, riaprire segrete ferite, esplorarle, scavare nel pozzo degli angoli bui di sé e degli altri, evocare e rappresentare ricordi, sogni, porre domande con o senza risposte, assecondare la propria nevrosi per trarne ora uno sfarzo stilistico, ora equilibri e bellezze formali. Si scrive infine per indagare intorno a una verità, aprire una finestra sul mondo, catturarlo attraverso una rappresentazione discorsiva, quando lo scrivere diventa necessità, impegno per comprendere la vita, gettare luce sull’essere dell’uomo e su ciò che dentro e intorno a lui sta accadendo o è accaduto. Si scrive insomma in infiniti modi e con infinite aspirazioni. Ma si scrive anche perché si ha paura di essere dimenticati. Scrivere è un qualcosa che ha a che fare con il senso della vita. Consapevole di tutti questi aspetti, Gian Luigi Beccaria, studioso dello stile, si sofferma soprattutto sullo scrivere come *lavorazione* , e procede scavando tra esecuzioni e varianti di poeti e prosatori, da Dante e Pascoli a Sereni e Zanzotto, da Čechov e Proust a Roth e Murakami.

Guida Completa Alla Saga Di Harry Potter

**NUOVA EDIZIONE AGGIORNATA**
**I libri, i film e lo spettacolo teatrale: tutti i segreti, le curiosità e i retroscena sul mago più celebre del mondo**
**I LIBRI** **.** Le fonti dei volumi, dalla mitologia alla magia, dalla storia alla letteratura, con aneddoti, indiscrezioni e rivelazioni sul futuro della saga. Con tutte le informazioni sulla nuova traduzione.
**I PERSONAGGI.** Da Albus Silente a Gellert Grindelwald, dalla famiglia Weasley a Newt Scamander: tutte le notizie aggiornate per conoscere la storia dei memorabili protagonisti dall’inizio alla fine.
**VITA DA MAGHI.** Gli strumenti dell’apprendista stregone, le scuole di magia e il Quidditch.
**I FILM E LO SPETTACOLO TEATRALE.** Curiosità e notizie dai set: registi, attori e differenze tra libri e pellicole; il debutto dell’ottava storia al Palace Theatre e il successo a Broadway.
**GUIDA TURISTICA DI HARRY POTTER.** Visita guidata da Londra alla Scozia, da New York a Parigi: fra luoghi immaginari e geografia reale. Gli studios e i parchi a tema in Florida, California e Giappone.
**ALLA SCOPERTA DI J.K. ROWLING.** La biografia aggiornata della scrittrice più famosa del pianeta.
**IL FENOMENO HARRY POTTER.** La critica, i libri e i siti nati intorno alla saga.
**HOGWARTS DALLA A ALLA Z.** Piante magiche, incantesimi, animali fantastici, pozioni e oggetti stregati.

Sacred and immoral: on the writings of Chuck Palahniuk

Product Description

Sacred and Immoral: On the Writings of Chuck Palahniuk_, edited by Jeffrey A. Sartain, combines the efforts of an international list of writers to explore the depths of Chuck Palahniuk’s fiction. Scholars have paid attention Palahniuk’s premiere novel, Fight Club, for years. Sacred and Immoral is the first anthology dedicated to scholarship focused on Palahniuk’s work following Fight Club, which he has been producing at an average of a book a year for thirteen years. By collecting the work of an interdisciplinary group of scholars under a single cover, Sacred and Immoral extends the reach of Palahniuk scholarship beyond any previous publication. Sacred and Immoral provides the single most comprehensive and useful scholarly resource to date for anyone wishing to examine Chuck Palahniuk’s fiction in an academic context. Some of the anthology’s chapters situate Palahniuk’s work within existing generic conventions, while other chapters are concerned with the theoretical underpinnings of Palahniuk’s writing and the philosophical implications of his work. With eleven new critical analyses of Palahniuk’s later novels, Sacred and Immoral drastically expands the range and depth of academic inquiry into Palahniuk’s fiction commensurate with the prominent and exciting position Palahniuk’s work occupies in contemporary culture. “Sacred and Immoral” also includes a new interview with Chuck Palahniuk, conducted by literary scholar Matt Kavanagh. Finally, Sacred and Immoral boasts the most complete primary and secondary bibliographies of Palahniuk-related materials to date. Sacred and Immoral is not an attempt to have the last word on Chuck Palahniuk’s literature. Rather, this volume is a springboard for other projects that relate to Palahniuk’s writings. The anthology provides a critical framework for Palahniuk’s later literature that students, teachers, and researchers can use in their own classrooms and writing. _

About the Author

Jeffrey A. Sartain teaches literature and composition at Indiana University, where he is completing his Ph.D. in English. His myriad interests include contemporary literature, contemporary film, and creative writing. His writing and interviews have appeared in publications all over the world, including Indiana Review, Ninth Letter, American Book Review, Stirrings Still, and South Africa’s Weekender. Sacred and Immoral is his first edited collection.

Machiavelli e l’Italia

«Il pensiero non è spirito, è materia, al pari del corpo: ed esattamente come il corpo funziona e agisce… Non esiste nella storia operazione piú esemplare di quella che Niccolò Machiavelli ha perseguito e realizzato nel senso che ho cercato testé di descrivere. Non esiste: per questo siamo cosí pieni di ammirazione e d’invidia. Invece di separare e magari di contrapporre le due cose, le ha fuse. Di conseguenza: quando si giudica il suo pensiero, si chiama in causa il suo corpo. Quando si chiama in causa il suo corpo, la sua materialità, – anche quella apparentemente piú episodica e transeunte, – se ne ricava l’impressione e la persuasione di un poderoso organismo pensante, che abbraccia tutto senza sforzo (senza sforzo? Sí, è questa l’impressione che se ne ricava) e diventa una cosa sola con il testo o l’episodio storico che sta narrando e descrivendo. Frutto anche questo, oltre che del genio machiavelliano, di quel complesso di ragioni e di forze, che siamo soliti considerare tipiche del cosiddetto grande “Rinascimento italiano”? Sí, non c’è dubbio: ma questo non fa che aumentare l’impressione di globalità che l’esperimento machiavelliano esprime e contiene». **
### Sinossi
«Il pensiero non è spirito, è materia, al pari del corpo: ed esattamente come il corpo funziona e agisce… Non esiste nella storia operazione piú esemplare di quella che Niccolò Machiavelli ha perseguito e realizzato nel senso che ho cercato testé di descrivere. Non esiste: per questo siamo cosí pieni di ammirazione e d’invidia. Invece di separare e magari di contrapporre le due cose, le ha fuse. Di conseguenza: quando si giudica il suo pensiero, si chiama in causa il suo corpo. Quando si chiama in causa il suo corpo, la sua materialità, – anche quella apparentemente piú episodica e transeunte, – se ne ricava l’impressione e la persuasione di un poderoso organismo pensante, che abbraccia tutto senza sforzo (senza sforzo? Sí, è questa l’impressione che se ne ricava) e diventa una cosa sola con il testo o l’episodio storico che sta narrando e descrivendo. Frutto anche questo, oltre che del genio machiavelliano, di quel complesso di ragioni e di forze, che siamo soliti considerare tipiche del cosiddetto grande “Rinascimento italiano”? Sí, non c’è dubbio: ma questo non fa che aumentare l’impressione di globalità che l’esperimento machiavelliano esprime e contiene».

Il Tango

Il tango, è stato scritto, è «un pensiero triste che si balla». Ma la malinconia del tango, la sua natura di scena drammatica, di lamento amoroso, di ballo lento, languido e voluttuoso, sono legate al periodo in cui si afferma nelle capitali europee (a Parigi, anzitutto) e viene universalmente accettato. Un periodo che a Borges poco interessa, perché nulla ha a che vedere con le sue origini di ballo audace e indecente, di «rettile da lupanare», come lo definiva Lugones. Per salvaguardare quelle origini lontane, nell’ottobre del 1965 Borges ha tenuto un ciclo di quattro conferenze che, fortunosamente registrate, solo di recente sono tornate alla luce e sono diventate un libro, inatteso e sorprendente. Perché nelle parole di Borges rivivono la Buenos Aires della sua infanzia – una piccola città di case basse con il patio, senza alberi, circondata da campi aperti –, le milonghe e le habanera che sono all’origine del tango, i locali infami dove lo si danzava, frequentati da guappi maestri di coltello e di ardimento, da rissosi «niños bien», da magnaccia e donne di malaffare. Ma soprattutto rivive l’anima di quei tempi: la provocazione disinteressata, l’allegra spavalderia, il gusto di sfidare il più forte solo per mettere alla prova il proprio coraggio – la felicità del coraggio. Esattamente ciò che vibra nel tango originario, simbolo di felicità. **
### Sinossi
Il tango, è stato scritto, è «un pensiero triste che si balla». Ma la malinconia del tango, la sua natura di scena drammatica, di lamento amoroso, di ballo lento, languido e voluttuoso, sono legate al periodo in cui si afferma nelle capitali europee (a Parigi, anzitutto) e viene universalmente accettato. Un periodo che a Borges poco interessa, perché nulla ha a che vedere con le sue origini di ballo audace e indecente, di «rettile da lupanare», come lo definiva Lugones. Per salvaguardare quelle origini lontane, nell’ottobre del 1965 Borges ha tenuto un ciclo di quattro conferenze che, fortunosamente registrate, solo di recente sono tornate alla luce e sono diventate un libro, inatteso e sorprendente. Perché nelle parole di Borges rivivono la Buenos Aires della sua infanzia – una piccola città di case basse con il patio, senza alberi, circondata da campi aperti –, le milonghe e le habanera che sono all’origine del tango, i locali infami dove lo si danzava, frequentati da guappi maestri di coltello e di ardimento, da rissosi «niños bien», da magnaccia e donne di malaffare. Ma soprattutto rivive l’anima di quei tempi: la provocazione disinteressata, l’allegra spavalderia, il gusto di sfidare il più forte solo per mettere alla prova il proprio coraggio – la felicità del coraggio. Esattamente ciò che vibra nel tango originario, simbolo di felicità.

I Russi Sono Matti

Quando per un viaggio organizzato si ritrova nel ruolo insolito di guida tra le strade di San Pietroburgo, Paolo Nori scopre che i turisti sono più interessati a visitare la casa dove nella finzione abitava il protagonista di *Delitto e castigo* che non la sede della polizia dove Dostoevskij fu nella realtà processato. E d’altra parte è per noi più reale Anna Karenina delle sue contemporanee in carne e ossa, perché come diceva Šklovskij: «Quello che c’è scritto in *Anna Karenina* è più vero di quel che scrivono sui giornali e nelle enciclopedie». Così, dopo quarant’anni di frequentazione, tra libri letti, amati e tradotti, Nori scrive il suo *Corso sintetico di letteratura russa* , che di accademico ovviamente non ha nulla. Esilarante e rocambolesco, sbilenco e a suo modo intimo, passa in rassegna le idiosincrasie e il genio dei grandi autori: da Puškin che per primo e forse per caso abbandona l’aristocratico francese per scrivere «nella lingua dei servi della gleba», creando di fatto il romanzo russo, a Erofeev che in piena dissoluzione dell’Urss riempie di bestemmie un capitolo del suo *Mosca-Petuški* , mettendo però cortesemente in guardia le lettrici; da Tolstoj che in una lettera dice di non poterne più di scrivere «la noiosa, la triviale Anna Karenina» a Dostoevskij che si considera «un uomo felice che non ha l’aria contenta»; da Gogol’ che dopo ogni (supposto) fiasco fugge all’estero fino a Brodskij che si fa dettare dall’agente del Kgb il motivo della sua stessa richiesta di espatrio. Eppure se anche davvero *I russi sono matti* , hanno creato in appena due secoli una delle più grandi letterature mai esistite, capace di cogliere l’umorismo tragico dell’esistenza e di togliere l’“imballaggio” alle parole, restituendo loro tutta la forza poetica perduta nell’uso, di cogliere l’intraducibile *byt* (diciamo per semplicità: la vita) nel suo farsi, di costruire romanzi pieni, come diceva un detrattore di Puškin, di «scenette insignificanti da vite insignificanti», ma che forse proprio per questo ancora oggi ci sembrano più veri del vero.