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Striscia la notizia. Manuale anti-furbi

Il vademecum anti-imbroglio del famoso tg satirico di Canale 5. Sai riconoscere un falso dentista? Sei davvero sicuro di accorgerti con quali metodi subdoli un malintenzionato è capace di farsi aprire la tua porta di casa? Come fai a capire se ciò che ti viene offerto è un lavoro oppure una fregatura? E cosa devi fare se cadi nelle mani di un finto guaritore che può mettere a rischio la tua salute? A queste e a moltissime altre domande risponde il Manuale anti-furbi: uno strumento che aiuta a evitare truffe e imbrogli, a difendersi dai malintenzionati e, nel peggiore dei casi, a ottenere presto giustizia. Fa da garanzia la vastissima esperienza raccolta in materia negli anni da Striscia la Notizia.

La corruzione spuzza. Tutti gli effetti sulla nostra vita quotidiana della malattia che rischia di uccidere l’Italia

La radice di questo libro è nella storia professionale dei due autori, Raffaele Cantone e Francesco Caringella, che, impegnati da oltre vent’anni come magistrati penali nell’azione di contrasto alla malattia del secolo, proseguono oggi la loro battaglia dalle postazioni strategiche di presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione (Anac) e di presidente di Sezione del Consiglio di Stato, istituzioni chiamate a vigilare sulla legittimità e la correttezza degli atti e dei comportamenti delle pubbliche amministrazioni. Punto di partenza della loro riflessione è l’analisi della corruzione del Terzo millennio che, come mostrano le inchieste su «Mafia Capitale» e sul Mose, è diversa dal passato, in quanto si è eretta a sistema pervasivo, tentacolare, spietato. Non più solo passaggi di denaro, ma giri vorticosi e smaterializzati di favori, piaceri, collusioni. Non più il classico accordo privato fra corruttore e corrotto, ma la creazione di un’organizzazione criminale attraverso cui politici, burocrati, imprenditori e mafiosi perseguono gli stessi obiettivi. Alla più accentuata pericolosità del fenomeno corruttivo non corrisponde, però, un’adeguata coscienza collettiva della necessità, etica e pratica, di reagire. Un appalto pilotato, una licenza edilizia comprata, una sentenza truccata sembrano vicende che toccano i soldi pubblici, non le nostre finanze personali. E invece quel denaro rubato è anche nostro, perché la cosa pubblica è una ricchezza comune, e la sua gestione immorale danneggia tutti, privandoci di risorse, opportunità e prospettive. È, quindi, un dovere civile rimboccarsi le maniche e lottare, con armi nuove ed efficaci. Le regole e il codice penale non bastano. Serve la prevenzione, legislativa, amministrativa e culturale. Ma serve, soprattutto, la ribellione indignata di ognuno di noi di fronte a quella «spuzza» di cui ha parlato papa Francesco nel suo indimenticabile discorso del 21 marzo 2015.

Détective vol. II: 1928-1940

Sul finire del 1928 apparve a Parigi Détective, il primo settimanale di cronaca nera. Lo dirigeva Kessel, lo leggevano Genet e Sartre, lo pubblicava Gallimard. La formula, implicita nella tradizione del magazine de police d’inizio ’900 (Passe-partout, L’Oeil de la Police), conobbe un successo immediato: 350.000 copie vendute al primo numero. Turpi misfatti, foschi drammi e le tragedie più ferali collaborarono allo sviluppo della più importante casa editrice francese. Con Détective, il delitto entrò nella strategia editoriale di rue de Beaune.
Quelle cronache d’epoca, maturate nell’intima consuetudine della realtà criminale, regalano ancora tesori di curiosità e toccanti documenti di un decennio che fu drammatico. Détective vol. II offre tredici vedute della più urgente attualità di quegli anni; tredici pezzi d’antologia illustrativi di fatti di cronaca che, dismessa la loro natura contingente, diventano dei fatti storici.

Pecorelli deve morire

Che cosa resta della verità sul caso Pecorelli? Nulla. Due procedimenti non sono riusciti a mettere la parola fine a questa triste vicenda. Triste, ma anche inquietante per i mille e più risvolti che di volta in volta sono venuti alla luce. Ecco, l’intento di questo libro non è soltanto quello di compiere un dettagliato resoconto della cronaca di un omicidio, delle relative indagini e dei processi che ne sono seguiti. Lo scopo è soprattutto quello di ripartire laddove tutto è cominciato, in via Orazio, luogo dell’agguato mortale i cui indizi trascurati possono aprire nuove piste. Il 20 marzo 1979 è stato ucciso Mino Pecorelli, giornalista con il fiuto dell’inchiesta vera, capace di scavare nel torbido degli Anni di Piombo, dalla strage di piazza Fontana al sequestro Moro. Sull’omicidio e i presunti mandanti sono stati versati fiumi d’inchiostro che hanno coinvolto personaggi legati a filo doppio a politica, servizi segreti, Banda della Magliana, banche, mafia, NAR. Andreotti, Licio Gelli, Claudio Vitalone, Massimo Carminati, Pippo Calò e tanti altri. Tutti – o quasi – i protagonisti di un’epoca che ancora ha molto da raccontare e molto di più da nascondere. Eppure, una cosa fondamentale è sempre stata tralasciata in questi quarant’anni: chi ha ucciso Mino Pecorelli? Nella ricerca del movente e di quel «grande vecchio» che avrebbe manovrato tutto e tutti, si è persa di vista la cosa più importante: la morte di un uomo. Un delitto che, ancora oggi, non ha un colpevole. Con questo libro, Valter Biscotti ci porta all’interno di quelle aule affollate di una irripetibile stagione processuale, tra i banchi dell’accusa e delle difese di quella che lui stesso definisce «la prima linea della Repubblica», dove giustizia e politica, con il sette volte Presidente del Consiglio Giulio Andreotti, accusato di essere uno dei mandanti dell’omicidio, si giocano una partita decisiva. Lo fa riaprendo i cassetti della memoria e quelli del suo archivio, dove conserva materiale documentale che non ha mai visto la luce, in particolare l’identikit del possibile assassino e le trascrizioni originali dei verbali di udienza di testimoni chiave, come Maurizio Abbatino e Tommaso Buscetta. Inoltre, il libro si arricchisce della testimonianza inedita di Rosita Pecorelli, che a quarant’anni di distanza offre un’immagine più vera del fratello rispetto a quella tramandata fino a oggi. Un giornalista coraggioso che scriveva verità scomode contro un sistema di potere marcio, pagandone di persona il prezzo più alto.

Sodoma. Le 120 giornate che hanno distrutto Berlusconi

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La mattina del 5 giugno 2010, una telefonata al centralino della Questura avverte che in un appartamento al pianterreno di un palazzo di via Villoresi 19, due giovani donne stanno litigando furiosamente. La pattuglia inviata sul posto annota nella relazione di servizio che si tratta di una lite fra tale El Mahroug Karima, di anni 17, e tale Michelle Conceiçao Santos Oliveira, brasiliana di 32 anni. La minorenne coinvolta è nota agli archivi della polizia, nelle discoteche della Riviera Ligure e, soprattutto, a Silvio Berlusconi. Dieci giorni prima il presidente del Consiglio era intervenuto per lei con una telefonata notturna alla Questura di Milano, chiedendo che la giovane fermata con l’accusa di furto, venisse rilasciata al più presto in quanto “nipote del presidente Mubarak”. È l’inizio di uno degli scandali politico-giudiziari più sconvolgenti degli ultimi anni, e forse di tutta la storia dell’Italia repubblicana. Negli uffici della Procura ancora non lo sanno, ma la relazione che da lì a poco arriverà dal Tribunale dei Minori sul caso “della minorenne El Mahroug Karima”, cambierà i destini della Seconda Repubblica, svelando i retroscena inimmaginabili delle feste a luci rosse che si svolgono ad Arcore nella villa del Premier, considerata residenza ufficiale della Presidenza del Consiglio. Un imbarazzante e pericoloso palcoscenico su cui si muovono personaggi noti al grande pubblico televisivo, da Emilio Fede a Lele Mora. Il Rubygate diventa velocemente un caso internazionale.
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L’ultimo melograno

******”Con questo romanzo Bachtyar Ali ha conquistato l’Europa.”**** DIE ZEIT**
«*Un grande romanzo. C’è da chiedersi come mai quest’autore sia arrivato tra noi solo ora. *»
**Frankfurter Allgemeine Zeitung**
«*Un autore di spicco che sovverte le regole.*»
**BBC**
«*Un libro esplosivo. Uno dei testi più intensi del mondo orientale. *»
**Süddeutsche Zeitung**
«*Commovente… Un affresco potente e agghiacciante di una società fortemente segnata dalla storia. *»
**Times Literary Supplement**
Una favola ambientata in tempi recenti, la storia di un amore paterno che diventa la parabola di un popolo. Un ex soldato rivoluzionario che ha lottato per l’indipendenza dei curdi in Iraq torna libero dopo ventun anni trascorsi in una prigione nel deserto. Muzafari Subhdam è ormai estraneo alle cose del mondo, ma c’è ancora uno scopo che lo sprona ad affrontare il presente e un Paese divenuto irriconoscibile: ritrovare il figlio che ha dovuto abbandonare ancora in fasce.
Su una barca che lo porta in Europa insieme ad altri profughi, Muzafari racconta la sua incredibile vicenda personale, che rispecchia quelle di un’intera generazione perduta tra gli orrori della guerra.
Una storia contemporanea e senza tempo, avvolta in un’atmosfera fiabesca, con castelli, sorelle magiche, ragazzi dai cuori di vetro, e un albero, l’ultimo melograno, che collega le vite di tutti i personaggi.
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### Sinossi
******”Con questo romanzo Bachtyar Ali ha conquistato l’Europa.”**** DIE ZEIT**
«*Un grande romanzo. C’è da chiedersi come mai quest’autore sia arrivato tra noi solo ora. *»
**Frankfurter Allgemeine Zeitung**
«*Un autore di spicco che sovverte le regole.*»
**BBC**
«*Un libro esplosivo. Uno dei testi più intensi del mondo orientale. *»
**Süddeutsche Zeitung**
«*Commovente… Un affresco potente e agghiacciante di una società fortemente segnata dalla storia. *»
**Times Literary Supplement**
Una favola ambientata in tempi recenti, la storia di un amore paterno che diventa la parabola di un popolo. Un ex soldato rivoluzionario che ha lottato per l’indipendenza dei curdi in Iraq torna libero dopo ventun anni trascorsi in una prigione nel deserto. Muzafari Subhdam è ormai estraneo alle cose del mondo, ma c’è ancora uno scopo che lo sprona ad affrontare il presente e un Paese divenuto irriconoscibile: ritrovare il figlio che ha dovuto abbandonare ancora in fasce.
Su una barca che lo porta in Europa insieme ad altri profughi, Muzafari racconta la sua incredibile vicenda personale, che rispecchia quelle di un’intera generazione perduta tra gli orrori della guerra.
Una storia contemporanea e senza tempo, avvolta in un’atmosfera fiabesca, con castelli, sorelle magiche, ragazzi dai cuori di vetro, e un albero, l’ultimo melograno, che collega le vite di tutti i personaggi.

Il sesto palazzo e altri racconti

Robert Silverberg IL SESTO PALAZZO
J. T. McIntosh L’UOMO CHE UCCIDEVA GLI IMMORTALI
Richard Wilson L’EFFETTO CARSON
James H. Schmitz L’ARMA DELL’OBLIO
Sidney Van Scyoc LA VOCE NELLA TESTA

Saperla lunga

Forse non tutti sanno che è proprio come scrittore che Woody Allen ha esordito, e che a 19 anni era già tra i più ricchi e famosi autori americani di battute e sceneggiature. Pubblicato per la prima volta nel 1966, Saperla lunga, è il suo primo libro, una irresistibile raccolta di “pastiches”, di variazioni “alla maniera di…” — come li ha definiti Umberto Eco — che nascono dagli ingredienti più diversi. I miti mutuati dai mass media, le mode e le idiosincrasie culturali dell’America degli anni Sessanta sono capovolti, svuotati, stravolti da una comicità che unisce humor yiddish, una vena di follia surreale e le personali ossessioni metafisiche di Allen.

Cronache a memoria

Cronache a memoria In quelle parti sopra il Monferrato che si chiamano Langhe, dove il dilagare della rivoluzione francese era stato sentito prima che nelle altre terre subalpine; passati che furono i tempi di Napoleone, la vita a poco a poco tornò a correre quasi quale un mezzo secolo avanti. Con un po’ d’arte, lo Stato e la Chiesa vi rimisero tutto nell’antico andare; molta disciplina civile, molte pratiche religiose, indussero di nuovo il sentimento dell’esser vivi ognuno a godere il poco a lui possibile e ad espiare la sua parte del peccato originale: molta rassegnazione, molto dubbio dei così detti beneficii lasciati dalla rivoluzione, alcuni dei quali veramente non si potevano disconoscere, ed erano, tra gli altri, le opere pubbliche, le grandi strade aperte da Napoleone.
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Bande criminali. Il volto spietato e sconosciuto dei fuorilegge che hanno terrorizzato il mondo. Dagli «ultimi romantici» del selvaggio West ai «bravi ragazzi»…

“Bande criminali” raccoglie le gesta sanguinarie – e spesso ancora avvolte nel mistero – dei più celebri banditi del Novecento, rigorosamente raggruppati in bande. Dai desperados del selvaggio West ai “bravi ragazzi” della Banda della Magliana, Accorsi si muove lungo i decenni e attraverso i continenti per comporre un racconto tenuto insieme da una sconfinata lista di reati: omicidi, estorsioni, rapine, sequestri di persona… Nel segno del crimine organizzato, tra le grandi bande criminali della storia trovano spazio gli anarchici di Bonnot e malavitosi della mafia del Brenta, Bonnie e Clyde e le malefatte della gang dei Marsigliesi: pagine di criminologia inquietanti come una maledizione, dove a essere messa in scena non è certo la vivida fantasia dell’autore ma la faccia oscura della realtà.
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Serial killer

Costretto ad abbandonare la sua famiglia dalla brutalità del patrigno, a soli sedici anni Link si ritrova senza soldi, senza lavoro e senza casa in una Londra gelida e inospitale. Il ragazzo riesce a sopravvivere nella giungla urbana grazie all’amicizia di un altro giovane barbone, Ginger, che però dopo pochi mesi scompare senza lasciare traccia. Ma anche altri membri della sempre mutevole tribù dei senzatetto londinesi stanno scomparendo…
E toccherà proprio a Link affrontare l’uomo misterioso che si è ribattezzato Shelter (Rifugio) e che cerca con accanimento maniacale di portare a termine la sua macabra missione. Il libro è stato premiato nel 1994 con la “Newbury Medal”, il maggior riconoscimento americano destinato agli scrittori per ragazzi.

Tracce criminali: storie di omicidi imperfetti

Carlo Lucarelli, scrittore di noir e grande indagatore di tutti quei misteri che hanno segnato la nostra storia, e Massimo Picozzi, psichiatra e criminologo, coinvolto dalle forze dell’ordine in molte delle indagini più controverse degli ultimi anni, raccontano alcuni clamorosi e spesso ambigui casi di cronaca nera e ne fanno lo spunto per un’inchiesta sul ruolo che la cura e la professionalità con cui vengono raccolte e analizzate tutte le tracce da parte degli investigatori scientifici ha sempre nella soluzione dei delitti più intricati. Dalle impronte digitali ai liquidi biologici e al sangue, dalle fibre alle tracce elettroniche lasciate dai telefonini, Lucarelli e Picozzi ricostruiscono quella fitta trama che unisce il lavoro degli investigatori sulla scena del crimine con quello degli scienziati e dei tecnici che nei loro laboratori analizzano e danno un valore inoppugnabile al lavoro dei primi. Perché è solo dalla loro collaborazione che delle semplici tracce di vernice bianca, come nel caso dell'”incidente” di Parigi, potrebbero diventare delle vere e proprie “prove d’accusa”, capaci di restituirci la verità sulle più inquietanti storie di sangue.

Lo strano caso del signor Mesina

A Montanelli, che gli metteva a disposizione in qualunque momento un letto e un pasto caldo, Graziano Mesina ha risposto d’esser stanco di fuggire. Erano i mesi del rapimento a Porto Cervo del piccolo Farouk Kassam. Classe 1942, di Orgosolo, Mesina non è stato solo un bandito-mito della Sardegna anni ’60. Ha conosciuto Giangiacomo Feltrinelli, che lo voleva trasformare, romanticamente, in un “guerriero” simbolo della lotta contro lo Stato. Quarant’anni di galera, ha cavalcato la vita come un romanzo d’avventura. Nove evasioni e un diario di bordo che racconta etica e tormenti di un fuorilegge. E il mistero della grazia, negata ufficialmente ad agosto e riesumata dal ministro cento giorni più tardi.

La società sparente

La società sparente è il racconto di una fuga dalla terra d’origine. Dolorosa, necessaria. È un’indagine sul binomio politica-‘ndrangheta come causa della nuova e tragica emigrazione dalla Calabria. Nasce dall’esperienza sul campo di Emiliano Morrone e Francesco Saverio Alessio; un impegno per l’emancipazione della Calabria, avviato con la realizzazione del sito emigrati.it e del giornale «la Voce di Fiore», oltre che con la creazione, nel 2005, del movimento «Vattimo per la città». Quasi una missione, intrapresa al prezzo di minacce di morte, persecuzioni ed emarginazione che hanno costretto gli autori a fuggire. Questo lavoro propone una rilettura dell’emigrazione calabrese e meridionale. L’emigrazione produce il vuoto politico: la società calabrese sta sparendo. La ‘ndrangheta impone la sua legge nella gestione dei rapporti fra Stato e cittadino. L’«onorata società», in stretto legame con la politica, domina ovunque. Morrone e Alessio rendono ragione della sua espansione non solo come struttura, «la struttura criminale più potente al mondo», come l’hanno definita i giudici Luigi De Magistris e Nicola Gratteri, ma come forma mentis propria del calabrese. I morti reclamano giustizia. Francesco Fortugno, Federica Monteleone, Gianluca Congiusta, Antonio Silletta. Oltre a quelli celebri, cui tocca l’onore della comparsa in televisione, ce ne sono innumerevoli altri. “La società sparente” documenta irregolarità, indagati e reati eccellenti della Calabria, terra di nessuno.

Scena del crimine: storie di delitti efferati e di investigazioni scientifiche

Le operazioni che gli investigatori compiono nel luogo in cui è avvenuto un omicidio, la cosiddetta “scena del crimine”, sono il frutto di una lunga esperienza criminologica. Carlo Lucarelli e Massimo Picozzi tornano insieme per indagare tutti quei casi criminali che hanno modificato in modo sostanziale le scienze forensi. Le storie di Ferdinando Carretta, di O.J. Simpson e di Michele Profeta, l’omicidio di Marta Russo e il suicidio di Luigi Fasulo, schiantatosi sul Pirellone con il suo velivolo, vengono ripercorsi e analizzati per spiegare ai lettori non specialisti i segreti e le tecniche della polizia scientifica.