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**DIECI ROMANZI DI ELIZABETH VON ARNIM PER LA PRIMA VOLTA DISPONIBILI IN UN SOLO EBOOK.**
« *Ho letto tutti i libri di Elizabeth von Arnim … Straordinaria.* »
**Edmund de Waal, autore di Un’eredità di avorio e ambra**
« *Una folla di raffinati lettori ha scoperto a poco a poco i romanzi di questa scrittrice ironica, spregiudicata, fuori da ogni corrente letteraria, spesso crudelissima nel descrivere una società boriosa, superficiale, vecchia, ingiusta soprattutto verso le donne.* »
**la Repubblica – Natalia Aspesi**
**Volume 2** :  *Uno chalet tutto per me* , *Vera* , *Un incantevole aprile* , *Amore* , *Vi presento Sally* , *Colpa d’amore* , *Io, mio padre e la mia giovane matrigna* , *La fattoria dei gelsomini* , *I cani della mia vita* , *Mr Skeffington*. La guerra si è infilata con le sue dita gelide anche nella vita di Elizabeth von Arnim: ha perso delle persone care, ed è sfinita. Si rifugia allora nel suo chalet in Svizzera, dove, a contatto con la natura e grazie agli imprevedibili incontri che il destino le riserva, ritrova la speranza: con  *Uno chalet tutto per me* , comincia la seconda raccolta di opere di von Arnim, quelle della maturità. L’Europa sta cambiando, ma lei non ha finito di sfilettare la società moralista e ipocrita in cui vive.
In  *Vera* , un affascinante gioco di doppi anticipa le atmosfere inquietanti di  *Rebecca la prima moglie* , romanzo di Daphne du Maurier prima e celebre film di Hitchcock poi. Un ritorno alla bellezza della natura e al suo potere curativo sull’animo umano si ha nell’amatissimo  *Un incantevole aprile* , dove quattro signore si riaprono alla vita in Riviera, mentre in *Amore* una donna non più giovane osa scandalizzare i benpensanti innamorandosi di un ragazzo non certamente suo coetaneo. Sempre più affilata, von Arnim non risparmia nessuno:  *Vi presento Sally* è il trionfo della bellezza fine a se stessa, priva di ogni interiorità, e in  *Colpa d’amore*  una donna che ha tradito il marito per venticinque anni si stupisce di essere stata esclusa dal testamento.  *Io, mio padre e la mia giovane matrigna* riporta in scena il problema del destino femminile, sempre legato a una figura maschile, mentre con  *La fattoria dei gelsomini*  la critica al retaggio vittoriano che ancora infesta l’alta borghesia raggiunge il suo apice in maniera magistrale.
Autobiografia particolarissima è  *I cani della mia vita* , dove von Arnim si racconta attraverso il rapporto con i cani che ha posseduto.  *Mr Skeffington*   è infine la presa di coscienza del tempo che avanza, e della necessità di riorganizzare la percezione del sé, perché invecchiare non deve essere per forza una cosa negativa.
Nonostante una vita rocambolesca, Elizabeth von Arnim non si è mai tradita. La sua opera completa non è solo uno splendido affresco di un’intera classe sociale, ma è soprattutto la potentissima storia di una grande scrittrice, che ha sempre lottato, su tutto, per la propria indipendenza.

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Il titolo in russo è “Nuovo”, “Terre vergini” è infatti il romanzo della Russia nuova, percorsa dai fermenti rivoluzionari: il romanzo degli uomini nuovi che lasciavano le città per «andare al popolo», risvegliare le coscienze, preparare la rivoluzione. Traspare una forte ironia sui personaggi dell’epoca, giovani rivoluzionari e nobili reazionari e liberali, seppure è chiara la simpatia dell’autore per il desiderio di rinnovamento. Traduzione di Federigo Verdinois. Nota: gli e-book editi da E-text in collaborazione con Liber Liber sono tutti privi di DRM; si possono quindi leggere su qualsiasi lettore di e-book, si possono copiare su più dispositivi e, volendo, si possono anche modificare. Questo e-book aiuta il sito di Liber Liber, una mediateca che rende disponibili gratuitamente migliaia di capolavori della letteratura e della musica.

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La verità sul caso di Mister Valdemar rappresenta, meglio di ogni altro, il mesmerismo e la fascinazione che esso suscitava tra il diciannovesimo e ventesimo secolo. Tutt’oggi una lettura imprescindibile per introdursi in questo mondo oscuro, il racconto di Edgar Allan Poe costituisce un autentico classico del genere.

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Dalla penna di Luigi Pirandello, premio Nobel per la letteratura alcune novelle che divengono per il lettore motivo di riflessione su grandi e piccole verità. I personaggi che si susseguono con le loro psicologie incisive divengono imperiose cortine che a volte frantumano il perbenismo e le rigide maschere quotidiane. Attualissime, le novelle per un anno sono senza dubbio, un patrimonio culturale di cui il buon lettore non potrà fare a meno.Novelle: Il chiodo, La signora Frola e il signor Ponza, suo genero e Una giornata **
### Sinossi
Dalla penna di Luigi Pirandello, premio Nobel per la letteratura alcune novelle che divengono per il lettore motivo di riflessione su grandi e piccole verità. I personaggi che si susseguono con le loro psicologie incisive divengono imperiose cortine che a volte frantumano il perbenismo e le rigide maschere quotidiane. Attualissime, le novelle per un anno sono senza dubbio, un patrimonio culturale di cui il buon lettore non potrà fare a meno.Novelle: Il chiodo, La signora Frola e il signor Ponza, suo genero e Una giornata

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“È la storia di un ragazzo, Peekay, che si fa uomo facendo appello alle proprie risorse interiori. Che sperimenta durezze, persecuzioni, orrori. Che vede i suoi “fratelli di latte”, i neri, vilipesi, tormentati, oppressi, e prova sulla sua pelle l’ostilità dei boeri. E cresce, imparando a fare del pugilato, deciso a diventare campione del mondo dei pesi welter, persuaso che “il piccolo può vincere il grande” se sa sfruttare “la forza di chi è solo”. Ha anche molta fortuna: conosce un uomo come Doc, un musicista tedesco, geniale e innocuo, innamorato dell’Africa e della sua flora, che le autorità coloniali inglesi chiudono in carcere, dove Peekay lo visita e ha modo di frequentare i “delinquenti” neri. Doc, internato come “nemico” per il periodo bellico, insegna a Peekay che cosa significa arte. E soprattutto che l’arte, il ritmo, la bellezza – e dunque anche l’arte di danzare su un ring “come se suonassi Mozart” – sono invincibili al di là di ogni umana degradazione.

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In “L’uomo che era morto” Lawrence si misura con la vicenda paradigmatica della storia dell’Occidente: la morte di Cristo. E lo fa alla sua maniera, fedele all’idea che l’unica trascendenza possibile risieda nella quotidiana rinascita all’universo delle cose, e che il peccato più grande sia la rimozione del corpo come orizzonte profondo di significato spirituale. È infatti nel contatto con la natura e il sole della vita che l’uomo crocifisso inizia a riaversi dal sonno della morte e a osservare il mondo attorno a sé con sguardo nuovo e partecipe. Egli diviene consapevole che la vera risurrezione è l’essere rinato alla vita del corpo, abiura la vita passata e la sua astratta predicazione, che ora gli appare come l’espressione di una sconfinata e innaturale volontà di potenza. Il protagonista della sua storia non è neppure per un attimo il figlio di Dio, ma soltanto un uomo, protagonista di una storia esemplare.

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Il giovane e ingenuo Pemberton è un precettore laureato a Oxford assunto da una cinica famiglia, i Moreen, per istruire il figlio Morgan, ragazzo acutissimo e sensibile, affascinante e molto malato. Tra Pemberton e Morgan, “i due amici”, si crea un rapporto complesso – sono un padre e un figlio, un amato e un amante, due ancore di salvezza l’uno per l’altro – che permette loro di vagheggiare il raggiungimento della felicità. Con L’allievo, novella di ambientazione europea pubblicata nel 1891 dopo la parentesi bostoniana, Henry James ha raggiunto vette inesplorate di introspezione psicologica, grazie a una scrittura raffinata carica di veli e di desideri inespressi da cui il lettore rimane inevitabilmente stregato. **

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“Esplorare la tenebra. Con la ineluttabile consapevolezza che, nella tenebra, la morte è in attesa. Cadere, ecco la prima sfida della morte. Un salto senza fine in un baratro senza fondo. Solo che evitare il baratro è solamente il primo, e di certo non il peggiore, degli assalti della morte. In questa realtà in lenta dissoluzione, la sfida conclusiva è oltre il baratro. Una tavola in bilico sul vuoto, legami dai quali sembra impossibile liberarsi. E al di sopra del baratro, simile a un maleficio beffardo, una lama oscillante, sibilante, mutilante. Un pendolo letale che a ogni singolo ciclo cala sempre più. Un pozzo. E un pendolo. L’alchimia perfetta per l’incubo perfetto. Concepito dal nemico perfetto: la Santa Inquisizione. Anche se, al fondo di questa segreta misteriosa, sprofondata in qualche luogo ignoto, la santità sembra essere null’altro che una macabra beffa. Maestro di cerimonie di questa escursione infernale è Edgar Allan Poe, l’immortale profeta del lato oscuro che da un lato Ne Il Pozzo e il Pendolo, capolavoro assoluto e insuperato della letteratura dell’inquietudine, intesa nel senso più alto del termine, le geometrie della tenebra si distorcono e i tempi della morte si dilatano, raggiungendo i limiti estremi della follia umana. E inumana.” (Alan D. Altieri) Tratto da Racconti, pubblicato da Feltrinelli. Numero di caratteri: 36.509

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Nel mondo incantato di Terramare, fatto di arcipelaghi e di acque sconfinate, un ragazzo si mette in viaggio verso l’isola di Roke e la sua Scuola di maghi, dove apprenderà le parole per sconfiggere creature favolose, guarire i malati, governare gli elementi, piegare gli uomini e la natura al proprio volere. La madre l’ha chiamato Duny, Sparviero è il soprannome con cui lo conoscono al villaggio, Ged il nome segreto da rivelare solo agli amici fidati. E di amici Ged ne avrà certo bisogno, per affrontare i mille volti del Male e superare indenne il lungo, avventuroso apprendistato che lo condurrà all’isola di Pendor, custodita da un terribile drago e, infine, all’estremo limite del mondo, ai margini dell’Oceano Aperto. Sarà là che il giovane dovrà misurarsi con l’Ombra e con la parte più oscura della propria anima…

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In questa straordinaria opera, pubblicata nel 1902, Tolstoj ci mostra uno spaccato trasversale delle “cattive” abitudini, degli uomini e delle donne del suo tempo. Individua quelli che secondo lui sono i motivi, che spingono le persone a consumare alcool e stupefacenti, e fa un’analisi sulle più comuni modalità sessuali all’interno e fuori dal matrimonio. In questa versione riadattata, l’atmosfera tolstojana è intatta, ed emerge in modo inconfutabile il rigore quasi ossessivo di uno dei maggiori esponenti della letteratura mondiale. **
### Sinossi
In questa straordinaria opera, pubblicata nel 1902, Tolstoj ci mostra uno spaccato trasversale delle “cattive” abitudini, degli uomini e delle donne del suo tempo. Individua quelli che secondo lui sono i motivi, che spingono le persone a consumare alcool e stupefacenti, e fa un’analisi sulle più comuni modalità sessuali all’interno e fuori dal matrimonio. In questa versione riadattata, l’atmosfera tolstojana è intatta, ed emerge in modo inconfutabile il rigore quasi ossessivo di uno dei maggiori esponenti della letteratura mondiale.
### L’autore
Lev Tolstoj (Jàsnaja Poljana, 9 settembre 1828 – Astàpovo, 20 novembre 1910), è stato uno scrittore, filosofo, educatore e attivista sociale russo. Divenuto celebre in patria grazie ad una serie di racconti giovanili sulla realtà della guerra, il nome di Tolstoj acquisì presto risonanza mondiale per il successo dei romanzi Guerra e pace e Anna Karenina, a cui seguirono altre sue opere narrative sempre più rivolte all’introspezione dei personaggi ed alla riflessione morale. La fama di Tolstoj è legata anche al suo pensiero pedagogico, filosofico e religioso, da lui espresso in numerosi saggi e lettere che ispirarono, in particolare, la condotta non-violenta dei tolstoiani e del Mahatma Gandhi.

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Le inchieste di Monsieur Dupin di Edgar Allan Poe
Uno studio in rosso di Arthur Conan Doyle
Il castello del terrore di Edgar Wallace
Charlie Chan e la casa senza chiavi di Earl Derr Biggers
La strana morte del signor Benson di S.S. Van Dine
I trentanove scalini di John Buchan
Introduzione di Renato Olivieri
Edizioni integrali
In questo volume sono raccolti sei gioielli della letteratura poliziesca. Ogni opera rappresenta un aspetto e una scuola diversi di un genere che nel corso di oltre un secolo si è arricchito e differenziato inventando proverbiali figure di investigatori. Dal capostipite Edgar Allan Poe con le inchieste di Monsieur Dupin fino al rigoroso metodo indiziario deduttivo di Sherlock Holmes, dall’inimitabile plot romanzesco di Edgar Wallace al colto e raffinato detective Philo Vance creato dalla fantasia di Van Dine, fino al flemmatico Charlie Chan, il poliziotto cinese di Honolulu inventato da Biggers, questi racconti compongono una scelta organica utile sia per chi si accosta per la prima volta alla detective story, sia per chi vuole godersi il confronto fra sei capolavori di altrettanti maestri del giallo.
Titolo originale:The Murders in the Rue Morgue, The Mystery of Marie Rogêt, The Purloined Letter, traduzioni di D. Palladini;
A Study in Scarlet, traduzione di N. Rosati Bizzotto;
Terror Keep, traduzione di R. Formenti;
The House Without a Key, traduzione di S. Fusina;
The Benson Murder Case, traduzione di A. Carrer; The Thirtynine Steps, traduzione di R. Ghiri.
Le traduzioni dei romanzi: Terror Keep, The Benson Murder Case, The Thirtynine Steps sono pubblicate su licenza della Garden Editoriale S.r.l.; la traduzione del romanzo
The House Without a Key è pubblicata su licenza della SugarCo Edizioni

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**Cura e traduzione di Antonangelo Liori
«Non si può vivere felici senza saggezza, onestà e giustizia, né vivere saggiamente, onestamente e con giustizia senza vivere felici; chi non possiede tutto ciò non può vivere felice».**
In queste pagine sono state sapientemente raccolte, oltre alla celebre lettera a Meneceo sulla felicità, le massime e i pensieri di uno dei più raffinati filosofi dell’antichità. Le sue parole compongono un teorema morale di sorprendente modernità, un vero e proprio breviario di saggezza. Nonostante siano passati più di duemila anni, Epicuro parla ancora con la stessa forza all’uomo del nostro tempo: insegna a non avere timori e pregiudizi, a non temere il male e la morte, a non sorprendersi mai e a vivere seguendo soltanto gli insegnamenti dettati dalla propria coscienza.
**Epicuro**
nacque a Samo nel 341 a.C. Dopo aver studiato con il platonico Pamfilo e poi con il democriteo Nausifane, fondò a trentadue anni la scuola filosofica che da lui prende il nome, con sede prima a Mitilene e a Lampsaco, e poi ad Atene, città nella quale morì nel 271/270 a.C. Ci restano le sue epistole a Meneceo, Erodoto e Pitocle, le *Massime capitali* , numerosi frammenti di lettere e opere (tra cui quelli *Sulla natura delle cose* ), nonché le sentenze morali raccolte nello *Gnomologio vaticano epicureo*. La sua visione del mondo divenne poesia nel *De rerum natura* , l’opera di uno tra i più grandi poeti latini, Lucrezio, seguace della dottrina epicurea. **
### Sinossi
**Cura e traduzione di Antonangelo Liori
«Non si può vivere felici senza saggezza, onestà e giustizia, né vivere saggiamente, onestamente e con giustizia senza vivere felici; chi non possiede tutto ciò non può vivere felice».**
In queste pagine sono state sapientemente raccolte, oltre alla celebre lettera a Meneceo sulla felicità, le massime e i pensieri di uno dei più raffinati filosofi dell’antichità. Le sue parole compongono un teorema morale di sorprendente modernità, un vero e proprio breviario di saggezza. Nonostante siano passati più di duemila anni, Epicuro parla ancora con la stessa forza all’uomo del nostro tempo: insegna a non avere timori e pregiudizi, a non temere il male e la morte, a non sorprendersi mai e a vivere seguendo soltanto gli insegnamenti dettati dalla propria coscienza.
**Epicuro**
nacque a Samo nel 341 a.C. Dopo aver studiato con il platonico Pamfilo e poi con il democriteo Nausifane, fondò a trentadue anni la scuola filosofica che da lui prende il nome, con sede prima a Mitilene e a Lampsaco, e poi ad Atene, città nella quale morì nel 271/270 a.C. Ci restano le sue epistole a Meneceo, Erodoto e Pitocle, le *Massime capitali* , numerosi frammenti di lettere e opere (tra cui quelli *Sulla natura delle cose* ), nonché le sentenze morali raccolte nello *Gnomologio vaticano epicureo*. La sua visione del mondo divenne poesia nel *De rerum natura* , l’opera di uno tra i più grandi poeti latini, Lucrezio, seguace della dottrina epicurea.

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Nel 399 a.C. Socrate fu trascinato in tribunale in un’Atene prostrata e inquieta. Il trentennale conflitto contro gli Spartani si era da poco concluso con un’amara e umiliante sconfitta: le mura della città erano state demolite, la sua prestigiosa flotta navale smantellata. La comunità era stata dilaniata dalla guerra civile: alti erano stati i costi in termini di relazioni personali. Con un decreto si impose di consegnare a un completo oblio ogni male e sofferenza. Ma un decreto, per quanto autorevole, non poteva bastare, di per sé, a cancellare torti e dolore. È in questa singolare temperie che Socrate fu tradotto dinanzi a una giuria popolare, accusato di corrompere i giovani e di non credere agli dei della città. Insomma, di pensarla “diversamente”, di mettere in discussione i valori su cui Atene si fondava, ma anche di indurre in altri il medesimo atteggiamento critico. In quel momento di grande fragilità, quei discorsi erano forse più di quanto si potesse tollerare. Davanti ai giudici, Socrate si trovò nella posizione di chi deve pronunciare un’“apologia” del proprio operato. Ma il suo discorso non ebbe nulla a che vedere con quanto un imputato era solito dire. Decise di parlare senza tentare di manipolare a suo favore l’uditorio né di edulcorare i fatti. Non chiese pietà. Unicamente in nome dell’alétheia, della “verità”, perché solo su di essa si poteva fondare la forma compiuta della “giustizia”. Ben sapendo il risultato che avrebbe ottenuto.

La gatta

Tanizaki si addentra con maestria nella psicologia femminile, conducendone una finissima indagine accompagnata da ironia e acuto realismo, e ci restituisce al contempo un vero e proprio atto d’amore nei confronti del gatto, animale considerato dalla cultura giapponese al contempo creatura misteriosa e amuleto. La protagonista di questo racconto lungo, pubblicato nel 1936, è una gatta, la bellissima Lily, adorata dal suo padrone Shōzō. Lily si trova al centro di un intrigo familiare senza esclusione di colpi quando la ex moglie di Shōzō, Shinako, nel tentativo di riavvicinare il marito, chiede con ostinazione di riavere la gatta. La seconda moglie, Fukuko, che ha accettato la convivenza con la gatta per compiacere il marito, non nasconde la gelosia per la bestiola, perciò non si oppone alla richiesta di Shinako.

I celebri casi del giudice Dee

“I celebri casi del giudice Dee” è il romanzo cinese da cui Robert van Gulik trasse l’ispirazione per la sua serie di gialli ambientati nel Celeste Impero e per il personaggio dell’infallibile giudice Dee, realmente vissuto in epoca T’ang. Opera di un anonimo cinese del XVIII secolo, il testo appartiene al filone delle cronache dei casi dei magistrati distrettuali, una tradizione letteraria che si sviluppò in Cina molti anni prima che gli scrittori occidentali si cimentassero con il genere poliziesco. Funzionario considerato quale “padre e madre del popolo”, ma anche detective con l’incarico di condurre le indagini, il giudice Dee, da poco assegnato al distretto di Chang-ping, affronta tre casi all’apparenza senza soluzione: un doppio omicidio nell’ambiente dei mercanti della seta, l’apparizione di uno spettro che chiede giustizia e l’avvelenamento di una sposa durante la prima notte di nozze. Le sue raffinate capacità deduttive e il suo innato senso della giustizia avranno infine la meglio su inganni e superstizioni. **