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Organizzare il coraggio

Pino Masciari, imprenditore edile calabrese, ha sfidato la malavita organizzata e per questo ha dovuto rinunciare alla propria vita e alla propria libertà. Da solo ha denunciato, combattuto, ricercato la verità fino a far condannare oltre quaranta persone, dalla piccola manovalanza della ’ndrangheta fino ai massimi vertici dell’organizzazione e della cupola politica che spesso si lega alla delinquenza. Dal 1997 Masciari e la sua famiglia rientrano nel Programma speciale di protezione e devono abbandonare la loro casa e la loro terra. Niente più lavoro e affetti, niente più Calabria, ma una continua serie di spostamenti che sembrano un abbandono continuo e prolungato.

Ma come hai ridotto questo paese

Michael Moore è l’incubo degli Stupid White Men di tutto il pianeta. E adesso è tornato più scatenato che mai con un obiettivo semplice e chiaro, per nulla ambizioso: far sloggiare l’uomo che si è intrufolato nella Casa Bianca grazie all’aiuto non proprio disinteressato dei suoi amici petrolieri. Ma nell’occhio del ciclone non c’è solo il povero George W.: gli tengono compagnia sulla graticola quei famelici megaboss delle multinazionali che hanno rubato miliardi dai risparmi e dalle pensioni dei loro dipendenti, quei legislatori che hanno fatto a pezzi le libertà civili americane in nome della “sicurezza della patria”, nonché quel certo cognato destrorso (d’accordo, a ognuno di noi ne è toccato almeno uno in sorte) che riesce, un anno dopo l’altro, a rovinare i pranzi di famiglia con le sue idiozie ripetute a vanvera.

La radio…che storia

Entrare in un solo grande studio da dove vanno in onda, con tutti i loro disc-jockey, le radio private più ascoltate: Radio Montecarlo, Radio One-o-One, Radio 105, Radio Dee Jay, Radio Dimensione Suono, Radio Kiss Kiss, RTL 102.5, Radio Italia Solo Musica Italiana, Radio Capital. Stare a fianco di chi trasmette, parlare con lui quando la luce rossa della diretta è spenta; mentre la musica arriva a milioni di ascoltatori e il microfono è chiuso, raccogliere le confidenze, le confessioni, la storia delle voci e delle radio che ci accompagnano ogni giorno. Si può fare: basta leggere questo libro, pagina dopo pagina. E di storie da scoprire ce ne sono molte: perché è passato tanto tempo da quando le radio private hanno Cominciato a trasmettere nel nostro Paese.Ogni giorno quasi 35 milioni di persone vivono gran parte delle loro ore in compagnia della radio, ma nonostante questo è ancora scarsamente diffusa la consapevolezza dell’importante ruolo della radiofonia privata. Ed è anche per affermare le ragioni della radio privata che è stato scritto questo libro. Come fossero in onda, con la minima mediazione possibile, sono stati chiamati a raccontarsi i protagonisti della vita delle radio di importanza nazionale.” “I disc-jockey, gli editori, narrano la storia delle emittenti attraverso la loro storia, fatta di sogni, di sfide, di rischi, di felicità e delusioni: episodi il cui filo conduttore è quasi sempre l’affermazione della propria personalità artistica o imprenditoriale. Dall’altra parte della radio c’è l’ascoltatore, ed è lui il destinatario di questo libro: si sarà chiesto tante volte che cosa c’è dietro una voce, un disco, un programma che hanno fissato i momenti della sua vita. Tanta passione e tante emozioni, di qui e di là dal microfono: la radio …che storia!

Il sarto di Ulm

Agli inizi degli anni Sessanta il Pci rappresentava ormai un quarto degli elettori e conservava quasi due milioni di iscritti; raccoglieva simpatia, o almeno attenzione, nei paesi e nei movimenti che si stavano liberando del colonialismo; era incoraggiato e a sua volta incoraggiava una classe operaia che dava nuovi segnali di combattività; incontrava una giovane generazione di nuovo politicizzata e una intellettualità nella quale finalmente penetrava un marxismo non più dogmatico e canonico; avviava un dialogo con minoranze cattoliche gradualmente affrancate dall’anticomunismo assoluto di papa Pacelli; governava con buoni risultati importanti regioni del Paese. Soprattutto era ormai unito e convinto su una strategia univocamente definita: “la via italiana”. Si apriva quindi per il Pci, per quel Pci, una partita nuova nella quale erano in gioco l’identità faticosamente costruita e la sua futura esistenza. Ma era realmente una partita aperta? Quarant’anni dopo, sappiamo come si è conclusa. Il Pci, come forza organizzata e pensiero compiuto, è morto. E pressoché nessuno ne rivendica l’eredità. Non è morto per un improvviso colpo apoplettico, trascinato nel crollo dell’Unione Sovietica, dalla quale da tempo aveva preso le distanze. Né per stanchezza o estinzione, perché ha mantenuto fino alla scomparsa una forza elettorale notevole (il 28%) e un peso nella società e nel sistema politico. E morto per libera scelta, con l’ambizione di un nuovo inizio.

Il libro viola

Chi poteva immaginare che il No Berlusconi Day si sarebbe trasformato in una delle più importanti manifestazioni autopromosse e autorganizzate attraverso l’uso di Internet? E invece così è stato. Più di un milione di persone si sono mobilitate per dire: «Berlusconi dimettiti». Senza aspettare nessun ordine dall’alto, senza chiedere nessun permesso, un intero popolo si è autoconvocato e finanziato sfruttando con inventiva e pluralismo le opportunità del Web. Questo libro racconta – attraverso gli occhi di uno dei protagonisti dell’antiberlusconismo in Italia – la genesi del No Berlusconi Day e spiega com’è successo che i cittadini italiani si siano ribellati all’impotenza dei partiti della Sinistra e abbiano preteso la parola. In queste pagine rivivono i volti, i linguaggi e le storie di un’enorme intelligenza collettiva che ha abbandonato il pensiero pigro per trasformarsi nel Popolo Viola e non ha alcuna intenzione di fermarsi. Un piccolo saggio su questo MoveOn all’italiana, con alcuni consigli su come utilizzare il proprio tempo libero per fare quello che i partiti non sanno più fare.

E’ lui o non è lui

In È lui o non è lui? (cerrrrto che è lui) – terzo libro di Ezio Greggio dopo il grande successo di Presto che è tardi e Chi se ne fut-fut – il più noto comico satirico italiano narra, a modo suo, le gesta epico-cialtronesche di uomini politici, gente di spettacolo, esponenti più o meno noti del giornalismo italiano. Con la consueta verve e con un pizzico di surrealismo che rende la satira ancora più pungente, Greggio ci svela il vero volto di tutti i personaggi che, ogni giorno, ci attapirano sulle pagine dei giornali, in televisione, nella politica, allo stadio, ovunque. Insieme a una serie di aneddoti esilaranti sui retroscena di trasmissioni come «Striscia la notizia» e su tutta la gente pazza e squinternata che popola il mondo dello spettacolo, È lui o non è lui? vi farà scoprire l’ultima trovata secessionistica di Umberto Bossi, la candidatura di Di Pietro che fa perdere la testa a Bertinotti e Berlusconi che diventa capo del Pool di Milano.

Dopo l’11 settembre

Sono sicuro di non essere stato il solo a ricordare nei mesi passati le parole sagge e preveggenti di una delle figure più importanti del XX sec. in America, il pacifista radicale A.J. Muste. Quando gli USA entrarono nel secondo conflitto mondiale sessanta anni fa, predisse con precisione notevole i contorni del mondo così come sarebbe emerso dopo la vittoria degli USA, e poco dopo osservò come “il problema alla fine di una guerra è del vincitore, che crede di aver appena dimostrato che la guerra e la violenza si ripaghino. Chi gli darà ora una lezione? ”Troppe persone in tutto il mondo hanno dovuto imparare l’amaro significato di queste parole. Accade solo nei racconti popolari, nelle favole e nelle pubblicazioni di carattere intellettuale che il potere sia usato saggiamente e bene, per distruggere il male. Il mondo reale insegna lezioni completamente diverse, e ci vuole un’ignoranza speciale e intenzionale per non accorgersene.

Corpo a corpo: le interviste impossibili

Tredici grandi autori in un corpo a corpo impossibile e straordinario: ognuno di loro sceglie un amore lontano, un maestro, un doppio, un nemico. E gli fa un sacco di domande. Immaginate che Tex Willer esca dalle vignette, cappello in mano, esclamazioni in bocca, e che passeggi sulla terra spaesatissimo. Immaginate che incontri Gianrico Carofiglio, che da sempre lo ama. Immaginate cosa si direbbero. Fate lo stesso esercizio altre dieci volte, pensando a dieci incontri impossibili che diventano più veri del vero. Andrea Camilleri, con la sua consueta arguzia, induce Venerdì a esprimere le sue sfrontatissime teorie su Robinson e sullo schiavismo. Piergiorgio Odifreddi, matematico impertinente, incrocia Galileo Galilei in carne e ossa, portandolo a rivivere parola per parola la sua abiura. Alessandro Baricco e Victoria Cabello intervistano in duetto telepatico Rossini. E immaginate che Antonio Scurati confessi Garibaldi; che Carlo Lucarelli possa parlare con Edgar Allan Poe; che Walter Siti incontri Ercole, dio borgataro; che Vinicio Capossela discuta di musica con Bach; che Emma Dante s’imbatta in Polifemo; che Tommaso Pincio pungoli Kurt Cobain; che Gianmaria Testa chiacchieri con Fred Buscaglione. Insomma, il gioco è questo: si chiede ad alcuni grandi scrittori, artisti, musicisti, intellettuali del nostro tempo di scegliere un personaggio, rovistando nel tempo lungo della Storia. Può essere un personaggio letterario o mitologico o storico o immaginario: l’importante è che ci pensino molto bene, perché deve trattarsi non di un personaggio qualsiasi, ma del loro personaggio. Di qualcuno a cui hanno delle domande da fare. E anche inventarsi le risposte diventa una forma d’interrogazione o di rispecchiamento, se ci si lascia guidare da un’ossessione, da una simmetria, dall’ironia o dalla complicità. Un gioco nuovo che si misura con la tradizione: erano i primi anni Settanta quando la Rai rivolse lo stesso singolare invito ad alcuni dei maggiori scrittori e intellettuali italiani, tra cui Calvino, Eco, Sciascia, Manganelli, Sanguineti e – nella doppia veste di autori e registi – Sermonti e Camilleri stesso. Ne vennero fuori delle indimenticabili interviste radiofoniche, interpretate dagli stessi scrittori e dai grandi attori del tempo, raccolte poi in un volume da Bompiani nel 1975 e da Donzelli nel 2006. Le nuove “Interviste impossibili” qui pubblicate sono state invece pensate per il palcoscenico, per essere recitate dal vivo in luoghi teatrali canonici o insoliti: molte sono già andate in scena con grande successo all’Auditorium Parco della Musica di Roma, per la regia di Gabriele Vacis, altre avranno una nuova e imprevedibile vita teatrale.

Anche le formiche nel loro piccolo s’incazzano Opera Omnia

aRicorda vagamente l’attore Ben Gazzara. Nel fisico. Però a conoscerlo meglio ci si lascia intenerire e si è più propensi a pensarlo un Charles Bronson dell’editoria. Uomo avvezzo a qualsiasi peripezia pur di ottenere il fine unico al quale dedica i giorni e le notti: un libro di successo. Ma non è proprio così. Alessandro Dalai, detto Sandro da amici, famigliari e zii, in realtà non è altro che il generale burbero ma in fondo bonaccione che il grande Ernest Borgnine interpreta in Quella sporca dozzina e noi siamo i Cassavetes, i Sutherland, i Savalas (Matteo Molinari) votati al sacrificio per un’azione disperata che salverà dalla dittatura l’Editoria, l’Italia, il Mondo. Per questo, solo per questo, abbiamo accettato la missione senza ritorno di dare alle stampe la raccolta definitiva delle Formiche, un malloppone di ben tremila battute, quasi mille autori, tre indici, e soprattutto una prefazione encomiastico-adulatoria del vero eroe di questo assalto al castello normanno delle librerie: il maggiore Reisman, interpretato da Lee Marvin-Del Buono, uomo dalla mascella volitiva e dai muscoli d’acciaio, è vero, ma pur sempre dalle idee tante e chiare. Loro, Ernest Borgnine-Dalai e Lee Marvin-Del Buono, sono i veri Autori di questa raccolta. “Noi, questa sporca terzina, lo facciamo perché è l’unico modo per guadagnarci la Libertà o, male che vada, il Paradiso.

A futura memoria

Dall’omicidio-suicidio di Calvi all’assassinio del generale Dalla Chiesa, dal caso Tortora al maxiprocesso di Palermo e ai «professionisti dell’antimafia»: sono i temi che Sciascia affronta – determinato a «tirare il collo» a retorica e falsificazione – negli eretici e taglienti articoli qui radunati. Articoli sempre seguiti da furenti polemiche e infamanti accuse (quella di «fare il gioco della mafia», ad esempio) e che non lasciano dubbi: Sciascia è il più ‘scomodo’ fra gli scrittori italiani. O meglio: il più impavidamente fedele al compito dell’intellettuale, quello cioè che gli detta «l’intelligenza, unita a una somma di conoscenze e mossa ‒ principalmente e insopportabilmente ‒ dall’amore alla verità».

5 in condotta

L’ultimo libro della Bibbia? La pocalisse. Tiepolo? Il fratello di Mammolo. Vasco de Gama? Circoncise l’Africa. E l’Infinito di Leopardi? Leopardare. Benvenuti nella scuola italiana, che è ultima nei rapporti Ocse sulla preparazione degli studenti, che in dieci anni nelle superiori ha promosso nove milioni di alunni (tanti quanti la popolazione della Svezia) con lacune gravissime, che porta in quinta elementare un bambino su due con problemi di lettura e manda all’università giovani convinti che il Perú sia un biscotto al cioccolato, magari confinante con il Togo, Pinochet un vino italiano e il prodromo una pista dove si corre la Formula Uno. Benvenuti nella scuola dei mille consulenti e dei mille corsi, quella dove si studiano il benessere, il tiro con l’arco, la pesca alla trota e perfino la ricetta del pollo al curry, ma poi ci si dimentica di insegnare l’aritmetica e l’ortografia; la scuola che non ha soldi per pagare i supplenti, ma poi assume ogni anno 36.000 consulenti (quasi il doppio degli abitanti di Sondrio); la scuola dove solo il 17 per cento di chi insegna matematica è laureato in matematica e il 25 per cento di quelli che insegnano scienze non sa che i polmoni trasferiscono ossigeno nel sangue; la scuola della maestra che lega alle sedie gli alunni troppo vivaci e della prof che si fa palpeggiare dagli studenti. Benvenuti in questa scuola che cade a pezzi (20.000 edifici a rischio su 42.000, 240 alunni feriti ogni giorno), che si fa soffocare a volte dall’ideologia (“I gulag? Un errore di valutazione “), a volte dalla pignoleria (“Le lezioni iniziano alle 8.37 e 30 secondi…”) e quasi sempre dalla burocrazia (2 circolari da leggere in media per ogni giorno di lezione); la scuola che ha il record di insegnanti, mal pagati ma intoccabili, persino quando vanno in aula per molestare le allieve. Benvenuti nella scuola degli sperperi e degli sprechi, dove per trovare un supplente ci vogliono 574 telefonate… Mario Giordano ci accompagna in un viaggio, dai risvolti sorprendenti e inediti, dentro un disastro che non possiamo più sopportare, ma anche dentro quel “miracolo che si ripete ogni giorno”, grazie al quale la scuola “resta in piedi, nonostante tutto, contro tutto”: insegnanti che, con passione e tenacia, resistono in trincea e non hanno alcuna intenzione di arrendersi; istituti d’eccellenza e studenti brillanti, che trionfano alle olimpiadi di matematica e ai certamen di latino. Con la speranza che, di qui, possa iniziare un futuro diverso. Perché un’Italia migliore può nascere solo da una scuola migliore.