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Parlare: Strumenti e tecniche del discorso

Non esistono segreti per il discorso perfetto, per vincere tutti i dibattiti e per sedurre chiunque. Ma ci sono tecniche, con una storia millenaria, per scegliere bene di cosa parlare, per creare una salda struttura logico- argomentativa e per analizzare il contesto e l’interlocutore in modo da non farsi mai cogliere impreparati. • Come si prepara, si memorizza e si tiene un discorso? • Come si disinnesca l’ansia di parlare in pubblico? • Come si fa a convincere ed emozionare chi ci ascolta? • Che cosa dire durante un esame orale, una riunione o un colloquio di lavoro? • Quanto deve durare un messaggio vocale? Il volume risponde a queste domande e si rivolge a tutti coloro che, per esigenze di studio o professionali, hanno bisogno di parlare in maniera chiara, precisa ed efficace. Dopo aver illustrato i principi e le tecniche fondamentali della comunicazione orale, l’autore passa ad analizzare nel dettaglio un’ampia serie di casi concreti e alcune situazioni comunicative tipiche dell’era digitale. Completa l’opera una sezione di esercizi per consentire al lettore di far pratica in autonomia delle tecniche apprese.

Non esistono segreti per il discorso perfetto, per vincere tutti i dibattiti e per sedurre chiunque. Ma ci sono tecniche, con una storia millenaria, per scegliere bene di cosa parlare, per creare una salda struttura logico- argomentativa e per analizzare il contesto e l’interlocutore in modo da non farsi mai cogliere impreparati. • Come si prepara, si memorizza e si tiene un discorso? • Come si disinnesca l’ansia di parlare in pubblico? • Come si fa a convincere ed emozionare chi ci ascolta? • Che cosa dire durante un esame orale, una riunione o un colloquio di lavoro? • Quanto deve durare un messaggio vocale? Il volume risponde a queste domande e si rivolge a tutti coloro che, per esigenze di studio o professionali, hanno bisogno di parlare in maniera chiara, precisa ed efficace. Dopo aver illustrato i principi e le tecniche fondamentali della comunicazione orale, l’autore passa ad analizzare nel dettaglio un’ampia serie di casi concreti e alcune situazioni comunicative tipiche dell’era digitale. Completa l’opera una sezione di esercizi per consentire al lettore di far pratica in autonomia delle tecniche apprese.

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Michele Strogoff

Nella Russia degli zar, a Michele Strogoff, valoroso capitano del corpo dei corrieri dello zar, il sovrano in persona affida l’incarico di recapitare un messaggio segreto e importantissimo a suo fratello il granduca, di stanza presso Irkutsk, capitale della Siberia Orientale, a più di cinquemila chilometri di distanza da Mosca. Le orde tartare del crudele Feofar-Khan, capeggiate dal traditore russo Ivan Ogareff, hanno invaso parte dell’impero e ne minacciano l’integrità, mettendo a ferro e fuoco villaggi e città. La sorte dell’intera Russia è racchiusa in quel messaggio e dipende dalla velocità con la quale Strogoff riuscirà eventualmente a consegnarlo. Durante il viaggio, il corriere dello zar incontra due giornalisti stranieri, il francese Alcide Jolivet e l’inglese Harry Blount, e, soprattutto, Nadia Fedor, una bellissima ragazza lettone che deve raggiungere nella stessa Irkustk suo padre, esiliato politico. Il cammino è lungo e impervio, a causa delle difficoltà offerte dalla natura e dal caso, e per l’insidia costantemente rappresentata dall’esercito tartaro. Michele Strogoff viene catturato dagli uomini di Ivan Ogareff, che lo fa condannare da Feofar-Khan alla bruciatura degli occhi per mezzo di una sciabola arroventata. Nel frattempo, l’armata tartara prepara l’assedio di Irkustk.
“Edizioni DrawUp” propone ai propri lettori, con la Collana “Classici Young”, questo capolavoro narrativo di Jules Verne, edito per la prima volta nel 1876 con il titolo originale, in lingua francese, di “Michel Strogoff – De Moscou a Irkoutsk”. Anch’esso incluso nella serie dei “Viaggi straordinari” del grandissimo scrittore transalpino, questo libro costituisce un caso felicemente singolo, quasi isolato, all’interno della produzione letteraria di Verne, che abbandona le tendenze divulgative e il carattere spiccatamente didascalico e abbraccia, invece, il romanzesco più puro e romantico, raccontando una storia davvero indimenticabile, che resta “impressa a fuoco” nell’animo, si potrebbe dire, attraverso gli scenari e le ambientazioni di un mondo affascinante quanto, ormai, molto lontano.

Nella Russia degli zar, a Michele Strogoff, valoroso capitano del corpo dei corrieri dello zar, il sovrano in persona affida l’incarico di recapitare un messaggio segreto e importantissimo a suo fratello il granduca, di stanza presso Irkutsk, capitale della Siberia Orientale, a più di cinquemila chilometri di distanza da Mosca. Le orde tartare del crudele Feofar-Khan, capeggiate dal traditore russo Ivan Ogareff, hanno invaso parte dell’impero e ne minacciano l’integrità, mettendo a ferro e fuoco villaggi e città. La sorte dell’intera Russia è racchiusa in quel messaggio e dipende dalla velocità con la quale Strogoff riuscirà eventualmente a consegnarlo. Durante il viaggio, il corriere dello zar incontra due giornalisti stranieri, il francese Alcide Jolivet e l’inglese Harry Blount, e, soprattutto, Nadia Fedor, una bellissima ragazza lettone che deve raggiungere nella stessa Irkustk suo padre, esiliato politico. Il cammino è lungo e impervio, a causa delle difficoltà offerte dalla natura e dal caso, e per l’insidia costantemente rappresentata dall’esercito tartaro. Michele Strogoff viene catturato dagli uomini di Ivan Ogareff, che lo fa condannare da Feofar-Khan alla bruciatura degli occhi per mezzo di una sciabola arroventata. Nel frattempo, l’armata tartara prepara l’assedio di Irkustk.
“Edizioni DrawUp” propone ai propri lettori, con la Collana “Classici Young”, questo capolavoro narrativo di Jules Verne, edito per la prima volta nel 1876 con il titolo originale, in lingua francese, di “Michel Strogoff – De Moscou a Irkoutsk”. Anch’esso incluso nella serie dei “Viaggi straordinari” del grandissimo scrittore transalpino, questo libro costituisce un caso felicemente singolo, quasi isolato, all’interno della produzione letteraria di Verne, che abbandona le tendenze divulgative e il carattere spiccatamente didascalico e abbraccia, invece, il romanzesco più puro e romantico, raccontando una storia davvero indimenticabile, che resta “impressa a fuoco” nell’animo, si potrebbe dire, attraverso gli scenari e le ambientazioni di un mondo affascinante quanto, ormai, molto lontano.

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Le Vittoriose

Da Yasmina Reza, autrice del libro da cui Roman Polanski ha tratto Carnage, a Nemat Shafik, direttrice della London School of Economics, da Luciana Lamorgese, ministra dell’Interno, a Leymah Gbowee, premio Nobel per la pace, fino a Maria Anna Potocka, direttrice del museo di Arte contemporanea a Cracovia: sono tra i venti ritratti femminili, autorevoli e internazionali, di questa composita galleria.
Voci che Eliana Di Caro ha individuato e ascoltato valorizzandole sulla Domenica del Sole 24 Ore: anche grazie a loro, forse, in un prossimo futuro non si parlerà più di gender.

Da Yasmina Reza, autrice del libro da cui Roman Polanski ha tratto Carnage, a Nemat Shafik, direttrice della London School of Economics, da Luciana Lamorgese, ministra dell’Interno, a Leymah Gbowee, premio Nobel per la pace, fino a Maria Anna Potocka, direttrice del museo di Arte contemporanea a Cracovia: sono tra i venti ritratti femminili, autorevoli e internazionali, di questa composita galleria.
Voci che Eliana Di Caro ha individuato e ascoltato valorizzandole sulla Domenica del Sole 24 Ore: anche grazie a loro, forse, in un prossimo futuro non si parlerà più di gender.

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Le 100 parole dei musei

Diorama, interpretazione, museografia, museologia, chiodo a chiodo, colophon, lux, prestito, ecomuseo: sono solo alcuni dei vocaboli del linguaggio di chi lavora nei musei, per i musei o con i musei. Apparentemente una torre di Babele dove si mescolano termini tecnici con espressioni gergali, come del resto accade in tutti i mestieri. Questo libro ne raccoglie cento, cento parole che svelano a volte aspetti nascosti del backstage museale oppure definiscono operazioni e procedure di cui il pubblico intuisce l’esistenza, ma a cui non sa dare un nome. Conoscendo queste parole si capisce meglio che cosa sia un museo e come funzioni e, forse, si impara ad amarlo per quello che è: un organismo vivente fatto innanzitutto di persone che ci lavorano, che gli danno vita visitandolo, e poi di cose, racconti e immagini che fanno del museo un’emozione indimenticabile.

Diorama, interpretazione, museografia, museologia, chiodo a chiodo, colophon, lux, prestito, ecomuseo: sono solo alcuni dei vocaboli del linguaggio di chi lavora nei musei, per i musei o con i musei. Apparentemente una torre di Babele dove si mescolano termini tecnici con espressioni gergali, come del resto accade in tutti i mestieri. Questo libro ne raccoglie cento, cento parole che svelano a volte aspetti nascosti del backstage museale oppure definiscono operazioni e procedure di cui il pubblico intuisce l’esistenza, ma a cui non sa dare un nome. Conoscendo queste parole si capisce meglio che cosa sia un museo e come funzioni e, forse, si impara ad amarlo per quello che è: un organismo vivente fatto innanzitutto di persone che ci lavorano, che gli danno vita visitandolo, e poi di cose, racconti e immagini che fanno del museo un’emozione indimenticabile.

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La Prospettiva Rovesciata

A un primo sguardo, molte delle più significative icone russe del XIV e XV secolo sembrano viziate da assurde incongruenze, violazioni inspiegabili del canone prospettico e della conseguente ‘unità’ della rappresentazione: edifici di cui vengono raffigurati insieme la facciata e i muri laterali; libri (i Vangeli) di cui si scorgono tre o addirittura tutte e quattro le coste; volti con «superfici del naso e di altre parti» che non dovrebbero vedersi; e, a sintesi di tutto, un policentrismo che fa coesistere «piani dorsali e frontali». Eppure, simili icone ‘difettose’ – fondate proprio sull’eresia di prospettive «rovesciate» – risultano infinitamente più creative ed espressive rispetto ad altre più corrette, ma inerti. Come mostra Pavel Florenskij in questa perorazione fiammeggiante – con un excursus storico che si estende dalle scenografie del teatro tragico greco ai vertici della pittura rinascimentale e oltre –, quelle violazioni, lungi dal dipendere da una « grossolana imperizia nel disegno», sono «estremamente premeditate e consapevoli». Di più: riassumono una ribellione, cognitiva prima che estetica, alla stessa egemonia della rappresentazione prospettica e alla sua presunzione di detenere «l’autentica “parola del mondo”». Ne deriva una sorta di invettiva, in cui il regesto delle carenze della prospettiva lineare e della visione del mondo che la presuppone si traduce, «a contrario», in quello dei caratteri richiesti dall’«arte pura»: la sola che ci permetta di accedere – come le dorate «porte regali» dell’iconostasi – all’«essenza delle cose» e alla «verità dell’essere».

A un primo sguardo, molte delle più significative icone russe del XIV e XV secolo sembrano viziate da assurde incongruenze, violazioni inspiegabili del canone prospettico e della conseguente ‘unità’ della rappresentazione: edifici di cui vengono raffigurati insieme la facciata e i muri laterali; libri (i Vangeli) di cui si scorgono tre o addirittura tutte e quattro le coste; volti con «superfici del naso e di altre parti» che non dovrebbero vedersi; e, a sintesi di tutto, un policentrismo che fa coesistere «piani dorsali e frontali». Eppure, simili icone ‘difettose’ – fondate proprio sull’eresia di prospettive «rovesciate» – risultano infinitamente più creative ed espressive rispetto ad altre più corrette, ma inerti. Come mostra Pavel Florenskij in questa perorazione fiammeggiante – con un excursus storico che si estende dalle scenografie del teatro tragico greco ai vertici della pittura rinascimentale e oltre –, quelle violazioni, lungi dal dipendere da una « grossolana imperizia nel disegno», sono «estremamente premeditate e consapevoli». Di più: riassumono una ribellione, cognitiva prima che estetica, alla stessa egemonia della rappresentazione prospettica e alla sua presunzione di detenere «l’autentica “parola del mondo”». Ne deriva una sorta di invettiva, in cui il regesto delle carenze della prospettiva lineare e della visione del mondo che la presuppone si traduce, «a contrario», in quello dei caratteri richiesti dall’«arte pura»: la sola che ci permetta di accedere – come le dorate «porte regali» dell’iconostasi – all’«essenza delle cose» e alla «verità dell’essere».

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Instant cinese

La lingua cinese, con i suoi caratteri e la sua difficile pronuncia, può spaventare, ma questo manuale, dalla grafica simpatica e colorata, la affronta in modo semplice e diretto, esplorandone gli aspetti principali grazie a un approccio molto pratico. I vari capitoli comprendono grammatica, sintassi, scrittura e tanti esercizi per mettersi alla prova, ma anche curiosità e testi di canzoni cinesi famose, utilissimi per memorizzare la lingua. Stefania, del canale YouTube China Time, fornisce in questo libro tutto il necessario per uno studio approfondito del cinese, sempre con un pizzico di buonumore. Le regole base della grammatica. Esercizi di scrittura per fare pratica. Curiosità sugli usi e costumi. Parole e frasi da memorizzare. Collegati al canale YouTube China Time e approfitta dei contenuti video di approfondimento segnalati nel testo dai qr code.

La lingua cinese, con i suoi caratteri e la sua difficile pronuncia, può spaventare, ma questo manuale, dalla grafica simpatica e colorata, la affronta in modo semplice e diretto, esplorandone gli aspetti principali grazie a un approccio molto pratico. I vari capitoli comprendono grammatica, sintassi, scrittura e tanti esercizi per mettersi alla prova, ma anche curiosità e testi di canzoni cinesi famose, utilissimi per memorizzare la lingua. Stefania, del canale YouTube China Time, fornisce in questo libro tutto il necessario per uno studio approfondito del cinese, sempre con un pizzico di buonumore. Le regole base della grammatica. Esercizi di scrittura per fare pratica. Curiosità sugli usi e costumi. Parole e frasi da memorizzare. Collegati al canale YouTube China Time e approfitta dei contenuti video di approfondimento segnalati nel testo dai qr code.

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Imprimatur. Si stampi Manzoni

È un’opera incentrata sul percorso compiuto da Alessandro Manzoni attraverso la stesura delle due tragedie Il conte di Carmagnola e Adelchi, con al centro l’importante episodio della composizione e diffusione dell’ode funebre Il Cinque Maggio. Parte integrante della vicenda è inevitabilmente il contesto storico in cui essa si sviluppa: la severa censura imposta dalla dominazione austriaca alle opere di Manzoni è frutto del sistema repressivo che porterà alla condanna per tradimento o alla fuga preventiva di tanti suoi compagni. Il libro tratta, insomma, del Manzoni e della sua epoca, attingendo a piene mani dai documenti storici, e mira alla ricostruzione dei rapporti di amicizia, collaborazione o semplice stima reciproca intrattenuti dall’autore con gli intellettuali europei del suo tempo. Il quadro storico e biografico è arricchito da descrizioni di vita famigliare, che fotografano il grande scrittore anche nella sua dimensione privata, alle prese con i problemi pratici della gestione del suo patrimonio e dei numerosi figli. Affiancano il côté più intimo del protagonista la personalità dominante della madre Giulia Beccaria e quella più remissiva della giovane sposa, alleate nell’accudire quell’uomo tanto strano, il cui genio proteggono con grande impegno. Completa, infine, il ritratto a tutto tondo il complesso rapporto col direttore spirituale Luigi Tosi, la cui invadente presenza sembra infastidire l’amore congenito del Manzoni per la sua libertà interiore. L’obiettivo principale del saggio, proposto in una forma narrativa che faciliti il lettore non specialista, è quello di approfondire e far conoscere il coinvolgimento del Manzoni nel Risorgimento, le sue frequentazioni, le radici profonde della sua opera di maggiore successo: ne risulta un’immagine ben diversa da quella fino a oggi diffusa specialmente nel mondo della scuola.

È un’opera incentrata sul percorso compiuto da Alessandro Manzoni attraverso la stesura delle due tragedie Il conte di Carmagnola e Adelchi, con al centro l’importante episodio della composizione e diffusione dell’ode funebre Il Cinque Maggio. Parte integrante della vicenda è inevitabilmente il contesto storico in cui essa si sviluppa: la severa censura imposta dalla dominazione austriaca alle opere di Manzoni è frutto del sistema repressivo che porterà alla condanna per tradimento o alla fuga preventiva di tanti suoi compagni. Il libro tratta, insomma, del Manzoni e della sua epoca, attingendo a piene mani dai documenti storici, e mira alla ricostruzione dei rapporti di amicizia, collaborazione o semplice stima reciproca intrattenuti dall’autore con gli intellettuali europei del suo tempo. Il quadro storico e biografico è arricchito da descrizioni di vita famigliare, che fotografano il grande scrittore anche nella sua dimensione privata, alle prese con i problemi pratici della gestione del suo patrimonio e dei numerosi figli. Affiancano il côté più intimo del protagonista la personalità dominante della madre Giulia Beccaria e quella più remissiva della giovane sposa, alleate nell’accudire quell’uomo tanto strano, il cui genio proteggono con grande impegno. Completa, infine, il ritratto a tutto tondo il complesso rapporto col direttore spirituale Luigi Tosi, la cui invadente presenza sembra infastidire l’amore congenito del Manzoni per la sua libertà interiore. L’obiettivo principale del saggio, proposto in una forma narrativa che faciliti il lettore non specialista, è quello di approfondire e far conoscere il coinvolgimento del Manzoni nel Risorgimento, le sue frequentazioni, le radici profonde della sua opera di maggiore successo: ne risulta un’immagine ben diversa da quella fino a oggi diffusa specialmente nel mondo della scuola.

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Confini, Mobilità E Migrazioni

Tra il 2011 e il 2019, una serie di processi e avvenimenti di portata globale ha violentemente destabilizzato l’architettura dei confini esterni e interni dell’Unione Europea, contribuendo a rafforzare l’immagine di un territorio sigillato. Ma in realtà la “fortezza Europa” è continuamente sfidata dalle pratiche di mobilità dei migranti, oltre che smentita da una porosità interna tesa a garantire forme d’inclusione differenziale ai nuovi lavoratori a basso costo. Se da una parte assistiamo alla proliferazione di barriere, centri di detenzione, deportazioni aeree e respingimenti in mare finalizzati a governare e selezionare i flussi, dall’altra sono le pratiche di solidarietà e di autorganizzazione dei migranti a emergere e a contestare lo spettacolo del confine. Questo volume si propone di tracciare una cartografia aggiornata dello spazio europeo attraverso una serie di resoconti etnografici realizzati in diversi luoghi di frontiera, alle porte e nel cuore dell’Europa: gli hotspot, Calais, Ventimiglia, Ceuta e Melilla, i Balcani e Strasburgo. Con interventi di: Jacopo Anderlini, Étienne Balibar, Geremia Cometti, Paolo Cuttitta, Jean-Baptiste Eczet, Fabrizio Foschini, Luca Giliberti, Charles Heller, Carolina Kobelinsky, Claudia Moatti, Lorenzo Pezzani, Anaïk Pian, Luca Queirolo Palmas, Federico Rahola, Maurice Stierl, Simona Tersigni, William Walters.

Tra il 2011 e il 2019, una serie di processi e avvenimenti di portata globale ha violentemente destabilizzato l’architettura dei confini esterni e interni dell’Unione Europea, contribuendo a rafforzare l’immagine di un territorio sigillato. Ma in realtà la “fortezza Europa” è continuamente sfidata dalle pratiche di mobilità dei migranti, oltre che smentita da una porosità interna tesa a garantire forme d’inclusione differenziale ai nuovi lavoratori a basso costo. Se da una parte assistiamo alla proliferazione di barriere, centri di detenzione, deportazioni aeree e respingimenti in mare finalizzati a governare e selezionare i flussi, dall’altra sono le pratiche di solidarietà e di autorganizzazione dei migranti a emergere e a contestare lo spettacolo del confine. Questo volume si propone di tracciare una cartografia aggiornata dello spazio europeo attraverso una serie di resoconti etnografici realizzati in diversi luoghi di frontiera, alle porte e nel cuore dell’Europa: gli hotspot, Calais, Ventimiglia, Ceuta e Melilla, i Balcani e Strasburgo. Con interventi di: Jacopo Anderlini, Étienne Balibar, Geremia Cometti, Paolo Cuttitta, Jean-Baptiste Eczet, Fabrizio Foschini, Luca Giliberti, Charles Heller, Carolina Kobelinsky, Claudia Moatti, Lorenzo Pezzani, Anaïk Pian, Luca Queirolo Palmas, Federico Rahola, Maurice Stierl, Simona Tersigni, William Walters.

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La vita privata degli oggetti sovietici: 25 storie da un altro mondo

La gazirovka: il distributore pubblico d’acqua gassata; il nomerok: il “numeretto” dei cappotti; le papirosy: le sigarette scadenti. Un’affascinante riflessione sul rapporto tra le cose e la vita. I 25 oggetti russo-sovietici protagonisti di queste pagine sono semplici cose di uso comune, non i noti “cimeli” da nostalgici esibiti talvolta nelle mostre o venduti nei negozi di souvenir. A cosa servivano, che importanza avevano nella vita dei cittadini sovietici, qual è la loro storia? Unendo l’esperienza personale a citazioni letterarie, artistiche e cinematografiche, l’autore costruisce 25 percorsi che non solo raccontano il passato ma anche il presente di questi oggetti, nell’uso e nell’immaginario collettivo. Si compone così un ritratto emozionante e inedito di una realtà spesso solo ipotizzata da oltre cortina. Un libro che riesce a stupire e a modificare per sempre il nostro giudizio, così stereotipato, di un mondo che davvero è stato altro.

La gazirovka: il distributore pubblico d’acqua gassata; il nomerok: il “numeretto” dei cappotti; le papirosy: le sigarette scadenti. Un’affascinante riflessione sul rapporto tra le cose e la vita. I 25 oggetti russo-sovietici protagonisti di queste pagine sono semplici cose di uso comune, non i noti “cimeli” da nostalgici esibiti talvolta nelle mostre o venduti nei negozi di souvenir. A cosa servivano, che importanza avevano nella vita dei cittadini sovietici, qual è la loro storia? Unendo l’esperienza personale a citazioni letterarie, artistiche e cinematografiche, l’autore costruisce 25 percorsi che non solo raccontano il passato ma anche il presente di questi oggetti, nell’uso e nell’immaginario collettivo. Si compone così un ritratto emozionante e inedito di una realtà spesso solo ipotizzata da oltre cortina. Un libro che riesce a stupire e a modificare per sempre il nostro giudizio, così stereotipato, di un mondo che davvero è stato altro.

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I cigni di Leonardo

Isabella e Beatrice d’Este, sorelle e rivali, spose rispettivamente del duca di Mantova e di Ludovico il Moro, hanno segnato il Rinascimento come poche altre donne: raffinate mecenati e abili politiche, l’una cadde in rovina dopo una giovinezza promettente, l’altra raggiunse passo dopo passo una posizione di straordinaria influenza sulle arti e gli affari politici dell’Italia rinascimentale. In questo romanzo storico, narrato in flashback da Isabella che medita sulla tomba della sventurata sorella, rivivono gli intrighi di corte e le passioni travolgenti di una stagione creativa, machiavellica e drammatica della storia italiana, intrecciati al destino di Leonardo da Vinci, che sotto la loro ala protettrice diede vita ai suoi capolavori.

Isabella e Beatrice d’Este, sorelle e rivali, spose rispettivamente del duca di Mantova e di Ludovico il Moro, hanno segnato il Rinascimento come poche altre donne: raffinate mecenati e abili politiche, l’una cadde in rovina dopo una giovinezza promettente, l’altra raggiunse passo dopo passo una posizione di straordinaria influenza sulle arti e gli affari politici dell’Italia rinascimentale. In questo romanzo storico, narrato in flashback da Isabella che medita sulla tomba della sventurata sorella, rivivono gli intrighi di corte e le passioni travolgenti di una stagione creativa, machiavellica e drammatica della storia italiana, intrecciati al destino di Leonardo da Vinci, che sotto la loro ala protettrice diede vita ai suoi capolavori.

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Fellini & Fellini: L’inquilino di Cinecittà

Negli anni infantili trascorsi nella provincia romagnola, sul mare di Rimini, quando Charlot arrivava nei cinema e conquistava tutti con le sue comiche gentili, Fellini coltivava un sogno. Erano gli ultimi anni ’20 e i primi anni ’30. L’eco della prima guerra mondiale era ancora nell’aria, nasceva Cinecittà e con essa un kolossal, “Scipione l’Africano”, girato con diecimila comparse, centinaia di elefanti e cammelli nella piana di Sabaudia appena bonificata dalle paludi. La radio trasmetteva strazianti canzoni d’amore che annunciavano una dolce vita raccontata da tante commedie eleganti ambientate nei grandi magazzini appena aperti nelle città. Una prima dolce vita che morì con la seconda guerra mondiale e il suo carico di lutti. Fellini si nascose a Roma. Aveva raggiunto la capitale per fare il cinema e Rossellini, il regista di “Roma città aperta”, gli diede l’occasione che lo portò a girare il primo film. Più vite cominciavano, mescolandosi a quella sognata a occhi aperti che è durata, carica di premi, tra cui gli Oscar, fino al 1993. Fellini è vissuto poco, solo 73 anni, ma i suoi film gli garantiscono un’esistenza senza fine.

Negli anni infantili trascorsi nella provincia romagnola, sul mare di Rimini, quando Charlot arrivava nei cinema e conquistava tutti con le sue comiche gentili, Fellini coltivava un sogno. Erano gli ultimi anni ’20 e i primi anni ’30. L’eco della prima guerra mondiale era ancora nell’aria, nasceva Cinecittà e con essa un kolossal, “Scipione l’Africano”, girato con diecimila comparse, centinaia di elefanti e cammelli nella piana di Sabaudia appena bonificata dalle paludi. La radio trasmetteva strazianti canzoni d’amore che annunciavano una dolce vita raccontata da tante commedie eleganti ambientate nei grandi magazzini appena aperti nelle città. Una prima dolce vita che morì con la seconda guerra mondiale e il suo carico di lutti. Fellini si nascose a Roma. Aveva raggiunto la capitale per fare il cinema e Rossellini, il regista di “Roma città aperta”, gli diede l’occasione che lo portò a girare il primo film. Più vite cominciavano, mescolandosi a quella sognata a occhi aperti che è durata, carica di premi, tra cui gli Oscar, fino al 1993. Fellini è vissuto poco, solo 73 anni, ma i suoi film gli garantiscono un’esistenza senza fine.

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Verdi a Parigi

Quando Verdi conseguì il primo importante successo col Nabucco, il genere di melodramma che s’era imposto era di origine francese, pur se fondato in prevalenza da italiani: il Grand-Opéra. La creazione di tale modello si deve ai sommi Cherubini, Spontini, Rossini; esso viene raccolto da Auber, Meyerbeer, Halévy, Donizetti. Ma Verdi ha una personalità di ferro. Pur influenzato dai predecessori, adotta il modello quale cornice esterna e lo riempie di contenuti stilistici, drammatici e psicologici soltanto suoi. Poi addirittura lo rovescia. Al tipico, al «caratteristico» e al diversivo sostituisce la sintesi, il nesso e la velocità drammatici. Al carattere stereotipo dei personaggi contrappone la irreproducibilità e la ricerca del Vero drammatico: non imitato bensì trasceso per mezzo dell’arte: la sua formula è «inventare il Vero». In ciò la sua creazione è coerente per decennî. Il suo successo lo fece quasi subito desiderare dall’Opéra di Parigi. Il Maestro si concesse di rado a partire dal 1847, ma in francese sono alcuni dei suoi capolavori. Questo libro parte dai rapporti di Verdi con l’Opera francese, la cultura, l’ambiente e la società francesi, per tentare di fare del compositore un ritratto generale, estetico e anche politico: e di molti capolavori in qualche modo connessi con la Francia, a partire dalla Traviata, fa una distesa narrazione e interpretazione.

Quando Verdi conseguì il primo importante successo col Nabucco, il genere di melodramma che s’era imposto era di origine francese, pur se fondato in prevalenza da italiani: il Grand-Opéra. La creazione di tale modello si deve ai sommi Cherubini, Spontini, Rossini; esso viene raccolto da Auber, Meyerbeer, Halévy, Donizetti. Ma Verdi ha una personalità di ferro. Pur influenzato dai predecessori, adotta il modello quale cornice esterna e lo riempie di contenuti stilistici, drammatici e psicologici soltanto suoi. Poi addirittura lo rovescia. Al tipico, al «caratteristico» e al diversivo sostituisce la sintesi, il nesso e la velocità drammatici. Al carattere stereotipo dei personaggi contrappone la irreproducibilità e la ricerca del Vero drammatico: non imitato bensì trasceso per mezzo dell’arte: la sua formula è «inventare il Vero». In ciò la sua creazione è coerente per decennî. Il suo successo lo fece quasi subito desiderare dall’Opéra di Parigi. Il Maestro si concesse di rado a partire dal 1847, ma in francese sono alcuni dei suoi capolavori. Questo libro parte dai rapporti di Verdi con l’Opera francese, la cultura, l’ambiente e la società francesi, per tentare di fare del compositore un ritratto generale, estetico e anche politico: e di molti capolavori in qualche modo connessi con la Francia, a partire dalla Traviata, fa una distesa narrazione e interpretazione.

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Mille E Non Più Mille

«La vicenda di *Mille e non più mille* si svolge a Pavia dalla prima estate alla fine dell’anno 999 dopo Cristo. Proprio intorno al Mille, il mondo cambia sotto le spinte di nuove esigenze sociali, subito comprese e abilmente sfruttate dalla Chiesa. Per una sorta di fenomeno ciclico, diremmo anzi per una legge storica tuttora da precisare sotto l’aspetto scientifico, quando una comunità si corrompe e declina, gli individui che ne fanno parte sono presuntuosamente indotti a estendere il fenomeno molto al di là dei propri confini: da qui la ricorrente convinzione che non un mondo particolare ma l’intero orbe terracqueo debba sparire». *(G.B.)*

«La vicenda di *Mille e non più mille* si svolge a Pavia dalla prima estate alla fine dell’anno 999 dopo Cristo. Proprio intorno al Mille, il mondo cambia sotto le spinte di nuove esigenze sociali, subito comprese e abilmente sfruttate dalla Chiesa. Per una sorta di fenomeno ciclico, diremmo anzi per una legge storica tuttora da precisare sotto l’aspetto scientifico, quando una comunità si corrompe e declina, gli individui che ne fanno parte sono presuntuosamente indotti a estendere il fenomeno molto al di là dei propri confini: da qui la ricorrente convinzione che non un mondo particolare ma l’intero orbe terracqueo debba sparire». *(G.B.)*

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Macchine Per Scrivere, Bombe, Meduse

Una raccolta di quindici saggi letterari che toccando gli argomenti più disparati – dal clima come tema letterario ai dipinti di Gerhard Richter e i film di David Lynch alle implicazioni di capolavori riconosciuti come l’Ulisse di Joyce (come si può scrivere dopo?), il TristramShandy di Sterne e Il libro di Caino di Alexander Trocchi – offre una mappa della sensibilità e dell’intelligenza critica di Tom McCarthy, uno dei romanzieri più originali del nostro tempo. Alcuni punti di riferimento ricorrono con insistenza onirica, come il libro fotografico Royal Road Test in cui Ed Ruscha documenta se stesso mentre fa cadere una macchina per scrivere Royal da una Buick in corsa, o il proliferare delle meduse negli oceani. E la domanda che ritorna come filo rosso è: come può l’arte far saltare le convenzioni restrittive del cosiddetto realismo, estetico o politico che sia, per impegnarsi in un’attiva reinvenzione del mondo? **
### Sinossi
Una raccolta di quindici saggi letterari che toccando gli argomenti più disparati – dal clima come tema letterario ai dipinti di Gerhard Richter e i film di David Lynch alle implicazioni di capolavori riconosciuti come l’Ulisse di Joyce (come si può scrivere dopo?), il TristramShandy di Sterne e Il libro di Caino di Alexander Trocchi – offre una mappa della sensibilità e dell’intelligenza critica di Tom McCarthy, uno dei romanzieri più originali del nostro tempo. Alcuni punti di riferimento ricorrono con insistenza onirica, come il libro fotografico Royal Road Test in cui Ed Ruscha documenta se stesso mentre fa cadere una macchina per scrivere Royal da una Buick in corsa, o il proliferare delle meduse negli oceani. E la domanda che ritorna come filo rosso è: come può l’arte far saltare le convenzioni restrittive del cosiddetto realismo, estetico o politico che sia, per impegnarsi in un’attiva reinvenzione del mondo?

Una raccolta di quindici saggi letterari che toccando gli argomenti più disparati – dal clima come tema letterario ai dipinti di Gerhard Richter e i film di David Lynch alle implicazioni di capolavori riconosciuti come l’Ulisse di Joyce (come si può scrivere dopo?), il TristramShandy di Sterne e Il libro di Caino di Alexander Trocchi – offre una mappa della sensibilità e dell’intelligenza critica di Tom McCarthy, uno dei romanzieri più originali del nostro tempo. Alcuni punti di riferimento ricorrono con insistenza onirica, come il libro fotografico Royal Road Test in cui Ed Ruscha documenta se stesso mentre fa cadere una macchina per scrivere Royal da una Buick in corsa, o il proliferare delle meduse negli oceani. E la domanda che ritorna come filo rosso è: come può l’arte far saltare le convenzioni restrittive del cosiddetto realismo, estetico o politico che sia, per impegnarsi in un’attiva reinvenzione del mondo? **
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Una raccolta di quindici saggi letterari che toccando gli argomenti più disparati – dal clima come tema letterario ai dipinti di Gerhard Richter e i film di David Lynch alle implicazioni di capolavori riconosciuti come l’Ulisse di Joyce (come si può scrivere dopo?), il TristramShandy di Sterne e Il libro di Caino di Alexander Trocchi – offre una mappa della sensibilità e dell’intelligenza critica di Tom McCarthy, uno dei romanzieri più originali del nostro tempo. Alcuni punti di riferimento ricorrono con insistenza onirica, come il libro fotografico Royal Road Test in cui Ed Ruscha documenta se stesso mentre fa cadere una macchina per scrivere Royal da una Buick in corsa, o il proliferare delle meduse negli oceani. E la domanda che ritorna come filo rosso è: come può l’arte far saltare le convenzioni restrittive del cosiddetto realismo, estetico o politico che sia, per impegnarsi in un’attiva reinvenzione del mondo?

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La Guerra Fredda Culturale

Un resoconto ampio e dettagliato della potente rete di finanziamenti di illustri esponenti e organi della cultura europea messa in piedi dalla CIA dopo la seconda guerra mondiale. Dopo i due decenni dei fascismi e della guerra, la stragrande maggioranza degli intellettuali europei erano su posizioni critiche anticapitaliste. Per contrastare il richiamo del comunismo e la crescita del peso elettorale delle sinistre, la CIA non risparmiò né uomini né risorse finanziarie. Per quel che riguarda la musica e la composizione musicale spiccarono il festival “Capolavori del Ventesimo Secolo”, tenuto a Parigi nel 1952, a cui fu invitata una teoria infinita di musicisti e compositori, da Igor Stravinsky a Claude Debussy, i tour costosi e trionfali della Boston Symphony Orchestra nelle capitali europee, la Conferenza Internazionale della Musica del Ventesimo Secolo a Roma nell’aprile del 1954. L’avanguardia fu promossa, in collaborazione con il Museum of Modern Art di New York, anche nella pittura con una serie di mostre sull’espressionismo astratto americano – l'”arte della libera impresa”, come la chiamava Nelson Rockefeller – che fecero diventare per un decennio i vari Pollock, Gorky, Motherwell le star delle gallerie europee. Il Congresso per la Libertà Culturale, una copertura della CIA, finanziava la rivista anglo-americana «Encounter», la francese «Preuves», la tedesca «Der Monat» e in Italia «Tempo Presente», diretta da Ignazio Silone e Nicola Chiaromonte, che si voleva contrapporre a «Nuovi Argomenti» di Alberto Moravia, e molte altre testate in Europa, America Latina, Asia e Oceania. La CIA riuscì inoltre a inquadrare molti dei più rinomati esponenti dell’intellettualità occidentale e a metterli al servizio delle sue politiche, al punto che alcuni finirono direttamente sul suo libro paga. Tra gli intellettuali che la CIA finanziò e promosse troviamo Arthur Schlesinger, Isaiah Berlin, Hannah Arendt, Ignazio Silone, George Orwell, Arthur Koestler, Raymond Aron e moltissimi altri esponenti dell’alta cultura delle due sponde dell’Atlantico. La “battaglia per la conquista delle menti”, come la chiamò il segretario di Stato americano Edward Barrett, è l’oggetto di questo libro, appassionante e documentatissimo, che rappresenta un contributo imprescindibile per la comprensione dei rapporti fra USA ed Europa nel dopoguerra. **
### Sinossi
Un resoconto ampio e dettagliato della potente rete di finanziamenti di illustri esponenti e organi della cultura europea messa in piedi dalla CIA dopo la seconda guerra mondiale. Dopo i due decenni dei fascismi e della guerra, la stragrande maggioranza degli intellettuali europei erano su posizioni critiche anticapitaliste. Per contrastare il richiamo del comunismo e la crescita del peso elettorale delle sinistre, la CIA non risparmiò né uomini né risorse finanziarie. Per quel che riguarda la musica e la composizione musicale spiccarono il festival “Capolavori del Ventesimo Secolo”, tenuto a Parigi nel 1952, a cui fu invitata una teoria infinita di musicisti e compositori, da Igor Stravinsky a Claude Debussy, i tour costosi e trionfali della Boston Symphony Orchestra nelle capitali europee, la Conferenza Internazionale della Musica del Ventesimo Secolo a Roma nell’aprile del 1954. L’avanguardia fu promossa, in collaborazione con il Museum of Modern Art di New York, anche nella pittura con una serie di mostre sull’espressionismo astratto americano – l'”arte della libera impresa”, come la chiamava Nelson Rockefeller – che fecero diventare per un decennio i vari Pollock, Gorky, Motherwell le star delle gallerie europee. Il Congresso per la Libertà Culturale, una copertura della CIA, finanziava la rivista anglo-americana «Encounter», la francese «Preuves», la tedesca «Der Monat» e in Italia «Tempo Presente», diretta da Ignazio Silone e Nicola Chiaromonte, che si voleva contrapporre a «Nuovi Argomenti» di Alberto Moravia, e molte altre testate in Europa, America Latina, Asia e Oceania. La CIA riuscì inoltre a inquadrare molti dei più rinomati esponenti dell’intellettualità occidentale e a metterli al servizio delle sue politiche, al punto che alcuni finirono direttamente sul suo libro paga. Tra gli intellettuali che la CIA finanziò e promosse troviamo Arthur Schlesinger, Isaiah Berlin, Hannah Arendt, Ignazio Silone, George Orwell, Arthur Koestler, Raymond Aron e moltissimi altri esponenti dell’alta cultura delle due sponde dell’Atlantico. La “battaglia per la conquista delle menti”, come la chiamò il segretario di Stato americano Edward Barrett, è l’oggetto di questo libro, appassionante e documentatissimo, che rappresenta un contributo imprescindibile per la comprensione dei rapporti fra USA ed Europa nel dopoguerra.

Un resoconto ampio e dettagliato della potente rete di finanziamenti di illustri esponenti e organi della cultura europea messa in piedi dalla CIA dopo la seconda guerra mondiale. Dopo i due decenni dei fascismi e della guerra, la stragrande maggioranza degli intellettuali europei erano su posizioni critiche anticapitaliste. Per contrastare il richiamo del comunismo e la crescita del peso elettorale delle sinistre, la CIA non risparmiò né uomini né risorse finanziarie. Per quel che riguarda la musica e la composizione musicale spiccarono il festival “Capolavori del Ventesimo Secolo”, tenuto a Parigi nel 1952, a cui fu invitata una teoria infinita di musicisti e compositori, da Igor Stravinsky a Claude Debussy, i tour costosi e trionfali della Boston Symphony Orchestra nelle capitali europee, la Conferenza Internazionale della Musica del Ventesimo Secolo a Roma nell’aprile del 1954. L’avanguardia fu promossa, in collaborazione con il Museum of Modern Art di New York, anche nella pittura con una serie di mostre sull’espressionismo astratto americano – l'”arte della libera impresa”, come la chiamava Nelson Rockefeller – che fecero diventare per un decennio i vari Pollock, Gorky, Motherwell le star delle gallerie europee. Il Congresso per la Libertà Culturale, una copertura della CIA, finanziava la rivista anglo-americana «Encounter», la francese «Preuves», la tedesca «Der Monat» e in Italia «Tempo Presente», diretta da Ignazio Silone e Nicola Chiaromonte, che si voleva contrapporre a «Nuovi Argomenti» di Alberto Moravia, e molte altre testate in Europa, America Latina, Asia e Oceania. La CIA riuscì inoltre a inquadrare molti dei più rinomati esponenti dell’intellettualità occidentale e a metterli al servizio delle sue politiche, al punto che alcuni finirono direttamente sul suo libro paga. Tra gli intellettuali che la CIA finanziò e promosse troviamo Arthur Schlesinger, Isaiah Berlin, Hannah Arendt, Ignazio Silone, George Orwell, Arthur Koestler, Raymond Aron e moltissimi altri esponenti dell’alta cultura delle due sponde dell’Atlantico. La “battaglia per la conquista delle menti”, come la chiamò il segretario di Stato americano Edward Barrett, è l’oggetto di questo libro, appassionante e documentatissimo, che rappresenta un contributo imprescindibile per la comprensione dei rapporti fra USA ed Europa nel dopoguerra. **
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Un resoconto ampio e dettagliato della potente rete di finanziamenti di illustri esponenti e organi della cultura europea messa in piedi dalla CIA dopo la seconda guerra mondiale. Dopo i due decenni dei fascismi e della guerra, la stragrande maggioranza degli intellettuali europei erano su posizioni critiche anticapitaliste. Per contrastare il richiamo del comunismo e la crescita del peso elettorale delle sinistre, la CIA non risparmiò né uomini né risorse finanziarie. Per quel che riguarda la musica e la composizione musicale spiccarono il festival “Capolavori del Ventesimo Secolo”, tenuto a Parigi nel 1952, a cui fu invitata una teoria infinita di musicisti e compositori, da Igor Stravinsky a Claude Debussy, i tour costosi e trionfali della Boston Symphony Orchestra nelle capitali europee, la Conferenza Internazionale della Musica del Ventesimo Secolo a Roma nell’aprile del 1954. L’avanguardia fu promossa, in collaborazione con il Museum of Modern Art di New York, anche nella pittura con una serie di mostre sull’espressionismo astratto americano – l'”arte della libera impresa”, come la chiamava Nelson Rockefeller – che fecero diventare per un decennio i vari Pollock, Gorky, Motherwell le star delle gallerie europee. Il Congresso per la Libertà Culturale, una copertura della CIA, finanziava la rivista anglo-americana «Encounter», la francese «Preuves», la tedesca «Der Monat» e in Italia «Tempo Presente», diretta da Ignazio Silone e Nicola Chiaromonte, che si voleva contrapporre a «Nuovi Argomenti» di Alberto Moravia, e molte altre testate in Europa, America Latina, Asia e Oceania. La CIA riuscì inoltre a inquadrare molti dei più rinomati esponenti dell’intellettualità occidentale e a metterli al servizio delle sue politiche, al punto che alcuni finirono direttamente sul suo libro paga. Tra gli intellettuali che la CIA finanziò e promosse troviamo Arthur Schlesinger, Isaiah Berlin, Hannah Arendt, Ignazio Silone, George Orwell, Arthur Koestler, Raymond Aron e moltissimi altri esponenti dell’alta cultura delle due sponde dell’Atlantico. La “battaglia per la conquista delle menti”, come la chiamò il segretario di Stato americano Edward Barrett, è l’oggetto di questo libro, appassionante e documentatissimo, che rappresenta un contributo imprescindibile per la comprensione dei rapporti fra USA ed Europa nel dopoguerra.

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