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Se Federico Fellini è uno dei più grandi autori della storia del cinema, egli rientra anche nel solco di una tradizione di intellettuali e artisti che da Leopardi a Pasolini si è interrogata sul rapporto tra l’identità italiana e la modernità nelle sue implicazioni sociali, culturali, politiche. I motivi che notoriamente attraversano la sua opera, dalla nostalgia dell’infanzia ai fantasmi della femminilità, dall’invenzione del ricordo al sogno, assumono così, alla luce della lettura politica proposta in questo saggio, un’unica connotazione patologica. E diventano, anzitutto, l’allegoria di un Paese incapace di uscire da un’adolescenza permanente, tratto dominante della sua storia e del carattere nazionale. Il libro è corredato da un’appendice che esplora il rapporto tra Federico Fellini e Giulio Andreotti a partire dalle lettere conservate nell’archivio del senatore.

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**Michel Pastoureau** è un uomo che non si annoia mai. Gli piace sedersi da qualche parte e osservare le persone, come sono vestite, cosa dicono, raffigurarsele nel contesto in cui vivono. Porta sempre con sé qualche foglio di carta e una matita, per disegnare e annotare le sue riflessioni. In treno, ai giardini, in spiaggia, al supermercato, ogni spunto è buono per lui per fermarsi a osservare e riflettere. Ogni sfumatura di colore nasconde un significato, ha una storia sociale e materiale, contiene e riproduce un mondo intero. In questo diario Pastoureau ha voluto raccogliere ‘a briglia sciolta’ i suoi appunti sull’attualità cromatica, saltando da un argomento all’altro, che si tratti dell’abbigliamento quotidiano o dei fenomeni della moda, della divisa degli All Blacks o della maglia rosa al Giro d’Italia, del colore delle lenzuola o di quello dei tatuaggi. Narrativi e poetici, gli appunti ci ricordano che il colore serve per segnalare, classificare e creare gerarchie, ma allo stesso tempo può essere una fonte di immenso piacere e un luogo per sognare.

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Viaggi, saggi, paesaggi: gente, anche, famosa o comune, usi e costumi, sentimenti e ragionamenti. Visite in luoghi ancora intatti e superbamente restaurati, o nostalgia per incanti evocati e scomparsi, violati da cementi infami. Dagli anni cinquanta agli anni ottanta Cesare Brandi ha annotato in occasioni diverse ? per quotidiani, riviste, per la radio, per consulenze su restauri ? le sue impressioni e considerazioni sull’arte e sull’ambiente in Italia. Brandi non ha viaggiato solo lontano, in Cina e in India, in Grecia e in Persia, in Egitto e in Russia. Ha viaggiato anche vicino, in ogni luogo d’Italia, forse più di chiunque altro, per ozio e negozio, prima e dopo le autostrade. Nessun viaggiatore italiano ha conosciuto così intimamente il suo paese, ci è stato di casa tanto da padrone, ad agio e disagio, amando e soffrendo luoghi e storie, ambienti e monumenti. Ne è uscito uno straordinario libro, che forse più di ogni altra opera di Brandi ci trasmette un ritratto così vivo e mobile del suo autore. Ce n’è per ogni lettore: chi ritroverà in questa eccezionale raccolta il suo paese natale, la contrada, la città, la collina o l’isola dove ancora vive o da dove è stato esiliato. Chi scoprirà l’angolo dove ha rischiato di non fermarsi mai perché non sapeva o non immaginava fosse tanto bello. Questa nuova edizione è stata ampliata con due inediti brandiani di particolare interesse: Gli stucchi di S. Maria in Valle e Cividale e Il Guerriero di Capestrano.

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Questa storia della Siria, la prima apparsa in Italia, ricostruisce in una narrazione avvincente i tormentati sviluppi storico-politici della nazione, dedicando ampio spazio agli aspetti culturali della società siriana e al complesso mosaico etnico e religioso della regione. Ripercorrendo le tappe fondamentali del cammino verso l’indipendenza, i contrasti e i conflitti con gli stati limitrofi, la genesi delle attualissime questioni curda, libanese e palestinese, il libro consente di comprendere il ruolo centrale della Siria nello scacchiere mediorientale, immergendosi al tempo stesso nell’atmosfera incantata di una nazione ancora misteriosa e ricca di tradizioni. Questa nuova versione aggiornata dà conto degli eventi in corso nel Paese dopo la Primavera araba: le ombre sul regime di Assad, la tensione con la Turchia, la posizione interlocutoria dell’Occidente. **
### Sinossi
Questa storia della Siria, la prima apparsa in Italia, ricostruisce in una narrazione avvincente i tormentati sviluppi storico-politici della nazione, dedicando ampio spazio agli aspetti culturali della società siriana e al complesso mosaico etnico e religioso della regione. Ripercorrendo le tappe fondamentali del cammino verso l’indipendenza, i contrasti e i conflitti con gli stati limitrofi, la genesi delle attualissime questioni curda, libanese e palestinese, il libro consente di comprendere il ruolo centrale della Siria nello scacchiere mediorientale, immergendosi al tempo stesso nell’atmosfera incantata di una nazione ancora misteriosa e ricca di tradizioni. Questa nuova versione aggiornata dà conto degli eventi in corso nel Paese dopo la Primavera araba: le ombre sul regime di Assad, la tensione con la Turchia, la posizione interlocutoria dell’Occidente.

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eDossier è una nuova collana di Art e Dossier. Un artista da leggere, un movimento da conoscere come un racconto, una raccolta di saggi agile, portatile e accessibile. La presente pubblicazione è dedicata a Michelangelo, con un profilo sull’artista e una nuova interpretazione della sua opera. La perenne attualità di Michelangelo attinge ad un principio di contraddizione risolto nella potenza creativa. L’idea scaturisce dalla pietra grezza, l’amore si sublima nell’eros platonico e in una tormentata religiosità. L’astratta sintesi di un’architettura fatta di pieni e di vuoti ha il suo complemento in un geniale senso analitico del particolare decorativo.

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Libretto integrale de Il Mefistotele di Boito. Riprendendo il mito del Faust goethiano, Boito porta in scena una delle più straordinarie creazioni della letteratura europea e la trasforma in una delle più grandi opere dell’ottocento italiano ed europeo. Edizione curata sia per una lettura digitale, si arricchisce di un’appendice illustrata che approfondisce il contesto di scrittura dell’opera.

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“Nel Seicento l’Europa si costituisce in un sistema di Stati nazionali che sono alla ricerca del proprio equilibrio politico ed economico. Il secolo dell’assolutismo è anche quello che vede il declino delle grandi famiglie feudali ed il sorgere della borghesia commerciale e industriale; la città capitale diventa la struttura di questa nuova società. … L’incredibile diffusione dell’immagine che si fa in questo secolo, dimostra che si è voluto riconoscere che la logica non è affatto il movente determinante delle azioni umane. Sono le immagini che manifestano, nei loro diversi aspetti, il pensiero e l’azione dell’individuo e della società; non si vuole più apparire ciò che si è, ma essere quello che si appare. L’arte di questo secolo è autonoma; non si confonde più con la filosofia, la scienza o la religione; la tecnica del visuale, in quanto tale, realizza tutti i valori e tutti gli aspetti della vita. È lo spettacolo, il teatro. Ma il mondo stesso è un teatro e l’attore che vi recita è stimato non per il valore dell’uomo che è, ma per la parte che in esso rappresenta e per la maniera in cui lo rappresenta.” Con queste parole nel 1964 veniva sintetizzato il contenuto dell’Europa delle capitali 1600-1700, pubblicato da Albert Skira nella collezione “Arte Idee Storia” e subito diventato un classico della critica d’arte. Non si tratta di un corpus della cosiddetta arte barocca e tanto meno di una minuziosa ricostruzione filologica, è invece una storia di idee, cioè lo studio delle possibili relazioni tra le cose che costituiscono la storia dell’arte e le idee che costituiscono la storia del pensiero. È un libro di metodo e d’attualità che dopo quarant’anni mantiene intatto il suo fascino, ma è anche, nella sua scrittura asciutta e limpida, un essenziale documento del tempo in cui fu scritto, del pensiero e della militanza critica di Giulio Carlo Argan.

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Hacktivisti sono gli hacker del software e gli ecologisti col computer, sono artisti e attivisti digitali, ricercatori, accademici e militanti politici, guastatori mediatici e pacifisti telematici. Per gli hacktivisti i computer e le reti rappresentano strumenti di cambiamento sociale e terreno di conflitto. Hacktivism è l’azione diretta sulla rete. Hacktivism è il modo in cui gli attivisti del computer costruiscono i mondi in cui desiderano vivere liberi. **

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Géricault e Courbet, Manet e Cézanne, Vuillard e Magritte, Oldenburg e Freud. Diciassette grandi pittori, perlopiù fra Romanticismo e Modernismo, e un unico dilemma: lasciare che la potenza dei loro quadri parli direttamente agli occhi, al cuore e alla mente, come vorrebbe Flaubert? O piuttosto mettere lo sguardo in parole e affidare a quelle la forza dell’immagine? Il grande scrittore Julian Barnes anela alla prima via, ma fortunatamente cede alla tentazione della seconda, e lo fa in un percorso di raffinata originalità in cui si sbilancia, si diverte, ci incanta.
Sono le parole di un grande scrittore e non di un professionista del mondo delle arti figurative o di un accademico, quelle che Julian Barnes mette in conversazione con le immagini di alcune grandi opere del canone occidentale tra il 1850 e il 1920, dal maturo Romanticismo fino al Modernismo e oltre. Il punto di partenza è il dipinto noto come *La zattera della Medusa* di Géricault, di cui Barnes segue le fonti storiche nel naufragio della fregata francese Meduse nel luglio del 1816, per spostarsi poi sulla storia dei bozzetti preparatori e dell’autoreclusione del pittore per otto mesi durante il lavoro sulla grande tela, fino a offrire risposta su che cosa trasformi la catastrofe in arte, dopo aver trasformato l’evento in immagine. I saggi trattano dipinti di Manet, Bonnard, Vuillard, Degas, Cézanne, ma anche di Vallotton, Braque, Picasso e Magritte, fino agli inquieti ritratti di Lucian Freud, con la loro spietata ricerca dell’anima della carne, e al gigantismo giocoso di certa Pop Art destinata, nel giudizio di Barnes, a invecchiare male e approdare a una senilità precoce e un tantino ridicola. Si tratta di testi eruditi e brillanti che garantiscono tuttavia un piacere ulteriore a chi vi si accosta, quello di suggerire in controluce alle figure descritte potenziali personaggi o scene di romanzi di Barnes. Accade con l’analisi di certi interni borghesi di Vuillard, con l’attenzione tutta narrativa riservata alla posizione dei piedi nel dipinto di Manet *L’esecuzione dell’imperatore Massimiliano* ; accade nel racconto delle vite a confronto di Braque e Picasso. Barnes si sbilancia, si diverte, ci incanta. E, dopo aver sommessamente contraddetto per quasi trecento pagine le indicazioni del maestro Flaubert, secondo il quale i grandi dipinti non vogliono parole a illustrarli, Barnes liquida se stesso commentando così le opere dell’amico Howard Hodgkin: «Questi quadri parlano ai miei occhi, al mio cuore, alla mia mente. Perciò, basta con le parole».

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Esiste un modo estremamente semplice e altrettantoefficace per comprendere l’impatto delBauhaus sulla pittura, l’architettura e il design delNovecento: basta osservare una foto di gruppo degliartisti che ne hanno fatto parte. Tra i loro volti,si riconoscono facilmente quelli di Walter Gropiuse Paul Klee, di Vasilij Kandinskij e Ludwig Mies vander Rohe, di Joseph e Anni Albers. Il loro incontrotra Weimar, Berlino e Dessau fu un evento senzaprecedenti, probabilmente ineguagliabile, dettatodall’utopia estetica e sociale di armonizzare artee industria, razionalità e bellezza; una parentesiradiosa in una Germania che stava già precipitandonel buio.Questo volume è la storia collettiva di quei seigrandi maestri. Sei artisti cruciali che vissero l’unoa fianco all’altro, insegnarono nelle stesse aule efinirono per influenzare reciprocamente i loro destini.Mentre nei laboratori del Bauhaus nascevaun nuovo design, destinato a ridefinire i valori dellaproduzione seriale, le serate a Weimar e Dessauerano animate da balli in maschera e accaloratediscussioni. Camminando nella fresca pineta, trale case dei maestri, era possibile trovare due deimaggiori pittori dell’epoca, Paul Klee e Vasilij Kandinskij,che discutevano di colore ed energia; o imbattersiin Walter Gropius, rapito dalle volubili traiettoriedi Alma, un’autentica femme fatale che loincontrava all’insaputa del marito, Gustav Mahler.Se queste immagini si susseguono ora inBauhaus è perché il suo autore, Nicholas Fox Weber,non è soltanto uno dei maggiori studiosi delmovimento, ma è stato amico e confidente di Josefe Anni Albers. In lunghe conversazioni e intensidialoghi, ha raccolto dalla viva voce degli ultimiBauhausler le riflessioni, gli aneddoti e le memoriedi un’epoca d’eccezione. L’epoca in cui l’avanguardiaprovò a ricucire la frattura che separavaarte e società: l’ultimo grande sogno umanista delNovecento.

Parole nel vuoto

Come vestirsi? Come arredare la propria casa? Che cosa mangiare? Come comportarsi in società? A queste domande elementari e angosciose diede risposte oggi più che mai giuste e sorprendenti uno dei grandi architetti del nostro tempo, il viennese Adolf Loos (1870-1933), di cui presentiamo in questo volume, per la prima volta in Italia, gli scritti più importanti. Già nei primi saggi, scritti a commento della Esposizione di Vienna per il Giubileo del 1898, vediamo che sarti da uomo e da donna, ebanisti, carrozzieri, valigiai, decoratori, mobilieri, arredatori e sostenitori dell’arte applicata vengono sottoposti da Loos a una critica sferzante, e diventano pretesto per un attacco a tutto un modo di vita che egli considerava già marcio. Ma la sua chiaroveggenza andava più in là: le devastazioni, oggi palesi, prodotte da tanti tristi connubi fra arte e industria, la snobistica volgarità degli arredatori, il culto avvilente del pittoresco, la bassezza di ogni tentativo di ‘arte nazionale’, il rapporto turistico col passato, dominante nella psiche dei ‘nuovi ricchi’ della cultura – tutto questo Loos ha saputo vedere già allora, semplicemente osservando gli oggetti che lo circondavano. Come il suo amico Karl Kraus, egli aveva il dono di cogliere in ogni minuzia della vita quotidiana la miseria e gli splendori di tutta una civiltà. Non solo: con generoso spirito pratico e una commovente fiducia nella capacità di migliorarsi della società – unita a una perfetta lucidità nel vederne le vergogne – Loos offriva anche soluzioni, voleva aiutare a vivere – e ci riusciva anche, oltre tutto per le sue splendide doti di scrittore, per l’immediatezza, la sobrietà, la verve, per la carica invincibile di simpatia che ha la sua prosa. A proposito del suo famoso saggio “Ornamento e delitto”, Le Corbusier scrisse: «Loos è passato con la scopa sotto i nostri piedi e ha fatto una pulizia omerica, esatta, sia filosofica che lirica». Il risultato di quella ‘pulizia omerica’ fu una nuova concezione dello spazio e dell’abitazione che Loos imponeva, nei suoi edifici, con l’autorità dei grandi maestri. Spesso rivoluzionario nelle soluzioni, eppure legato come pochi alla grande tradizione architettonica e artigianale, Loos è un caso di clamorosa indipendenza di spirito nel nostro secolo. Molti architetti, e non dei minori, hanno derivato ricchi insegnamenti dalla sua opera; ma tutti gli architetti possono riconoscere in lui l’unico che sia riuscito a condurre una critica radicale (e spesso anche esilarante) della figura sociale dell’architetto contemporaneo, l’unico che – grande architetto – abbia saputo scrivere tranquillamente: «È noto che non annovero gli architetti fra gli esseri umani».

A Piedi Nudi Nell’arte

Perché Giotto fu il primo regista di fiction della storia e Lucio Fontana il più grande esploratore dello spazio? Quale filo lega la Crocifissione di San Pietro di Caravaggio, I mangiatori di patate di Van Gogh e i sacchi di juta sporchi di Kounellis? È più spirituale una Madonna in una pala d’altare medievale o il quadrato nero di Malevic˘? Può capitare di incontrare tutte queste domande nell’arco di poche ore, e persino di saper rispondere, tra una visita mattutina a una mostra, un aperitivo galeotto con una ragazza troppo giovane, un blackout che all’improvviso ridisegna gli spazi e ti invita a riflettere, forse a ricordare. È quel che succede al protagonista di questo libro, che in una passeggiata metropolitana, in una splendida giornata di maggio, si trova a percorrere un’inattesa educazione sentimentale, mentre le opere che conosce e gli artisti che ama gli danno una chiave per leggere ciò che gli accade intorno, per capire ciò che gli accade dentro. Provocazioni, intuizioni, aneddoti si intrecciano in un originale racconto colorato d’arte e di vita, capace di calare il messaggio dei capolavori di ogni epoca nella nostra quotidianità per parlare in modo originale e appassionato di pensiero, di bellezza e, perché no, anche d’amore.

Lo Squalo Da 12 Milioni Di Dollari

Che senso ha pagare 12 milioni di dollari per uno squalo tigre di 4 metri in una vasca di formaldeide? Autorevole economista inglese con la passione per l’arte, Donald Thompson prende spunto dalla formidabile storia di Damien Hirst e del suo famoso squalo per condurci alla scoperta dei meccanismi che muovono il mercato dell’arte contemporanea: un vero e proprio sistema economico fatto, come ogni altra attività imprenditoriale, di strategie di marketing e di creazione di brand. Con disincanto, grande voglia di dire quello che dell’arte nessuno mai racconta e con tanta passione, Thompson scoperchia un universo un po’ esoterico, dominato da pochi iniziati, e arriva a rendere chiaro perché, in fondo, non è così assurdo spendere 12 milioni di dollari per un pesce sottovetro.

Dal Cielo Alla Terra. Da Michelangelo a Caravaggio

Letteralmente: dal cielo alla terra, ovver da Michelangelo a Caravaggio. Dal Giudizio universale a I bari. In pochi anni il mondo di tutte le perfezioni possibili si rovescia in un gruppo di giocatori, sporchi e ubriachi, all’osteria. La pittura della realtà, dunque. La fine di un modello ideale per poter, infine, puntare l’unico obiettivo degno del nostro sguardo: il vero. Non esercizi astratti sulle forme, quelli dei pittori toscani che guarderanno come a un miraggio a Michelangelo, primo fra tutti il Vasari, ma il confronto con una realtà, anche cruda, che attende di essere fedelmente riprodotta, e che una mente aperta la veda nitidamente e la stampi con assoluta evidenza. Dal tormento interiore di Rosso, Pontormo, Bronzino, Beccafumi, al lento riemergere della verità della natura in Vincenzo Campi, Moroni, Passerotti, Annibale Carracci. In questo percorso un posto a parte hanno i veneti, nell’indicare un sentimento profondo delle persone e delle cose: Tiziano, Lorenzo Lotto, Veronese, Tintoretto e, soprattutto, Bassano. Incamminati verso il vero i padani, lombardi ed emiliani, Moretto, Savoldo, Romanino, Dosso Dossi e Bastianino. Solitario e aristocratico Parmigianino. Un secolo di ricerche e sperimentazioni, dopo e oltre Raffaello. Cielo e terra, in diversi momenti e luoghi, si scambiano le parti, fino alla definitiva conquista del vero in Caravaggio. Vittorio Sgarbi

Leonardo

Leonardo da Vinci. Ah, il genio, il genio assoluto, l’uomo universale, pittore eccelso e insieme inventore, ingegnere, astronomo, scienziato, costruttore di ponti e scavatore di canali. Sembra che non ci sia campo a cui Leonardo non si sia dedicato. E tutti abbiamo in mente il suo volto severo, la grande testa calva, la barba fluente, le sopracciglia folte e aggrottate mentre scruta il futuro. Diciamolo: Leonardo ci appare distante, solitario, impenetrabile. Mette in soggezione. Ma Leonardo non è stato sempre così. È stato un bambino di campagna, libero e irrequieto; un ragazzino pieno di curiosità ma che non frequenta scuole regolari; un promettente garzone nella bottega di un artista famoso; un giovane pittore bello come un angelo e con una forza impressionante; un ribelle, fuori dalle regole, pronto a fare scelte sorprendenti; un riverito protagonista nella corte più ambiziosa d’Europa; uno scrittore di favole sugli animali; un formidabile organizzatore di feste e di spettacoli; un artista coraggioso, creativo, innovativo; un grande appassionato della natura, capace di osservarla con un amore che nessuno aveva mai saputo mostrare prima di lui, alla ricerca dei segreti della vita e dell’universo. I meravigliosi dipinti saranno la nostra guida principale nell’itinerario lungo la vita di Leonardo da Vinci, ma insieme alle opere del pennello seguiremo anche il tracciato degli scritti, i famosi “codici” scritti con la mano sinistra e con le lettere alla rovescia, come la mappa segreta di un grande tesoro.