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Ottimismo (malgrado tutto): Capitalismo, impero e cambiamento sociale

La guida più aggiornata allo «stato del mondo» secondo il maggiore intellettuale vivente. Un fortissimo monito a lottare ancora.Come se la passa la nostra specie alla fine degli anni Dieci? Chomsky affida a questo libro, frutto più recente della sua riflessione, le proprie idee sui temi più scottanti dell’attualità globale: la crisi dei rifugiati, l’amministrazione Trump, il terrorismo islamico e la guerra all’ISIS, le crepe nell’Unione Europea, le prospettive di una pace giusta fra Israele e Palestina, la crisi climatica, la serissima minaccia nucleare. Il quadro tracciato dal «maggiore intellettuale vivente» non è certo roseo: il capitalismo neoliberale impera, trova sempre minore resistenza nei governi nazionali e negli organismi internazionali, e si fa sempre meno scrupoli. Che fare? Non si può certo star fermi. Occorre organizzare le lotte e portarle avanti con la massima decisione possibile; mantenere, nonostante tutto, lo slancio di un inscalfibile ottimismo della volontà. Per questo, il libro del novantenne Chomsky è un libro pieno di futuro: guai a non incoraggiare l’azione politica e a non approfondire le prospettive d iun cambiamento radicale! Oggi più che mai ne va della sopravvivenza stessa di Homo sapiens.

Chiamare Le Cose Con Il Loro Nome

« *Rebecca Solnit è la voce della resistenza.* »
**The New York Times** « *Solnit dimostra di possedere un talento profetico: sa riconoscere lo spirito dei tempi molto prima che l’opinione corrente lo faccia proprio.* »
**The New York Review of Books** Mai come oggi, per riprendere una frase famosa, «le parole sono importanti». Nel mondo ultraconnesso della comunicazione istantanea, saperle usare è determinante quanto saperle decifrare; non è solo questione di vero o falso, ma di potere e di egemonia, di vita o di morte. Mai come oggi, quindi, chiamare le cose con il loro vero nome è un’urgenza etica, prima ancora che politica. Armata della sua prosa incalzante e della sua straordinaria lucidità, Rebecca Solnit analizza i temi che, a partire dall’America di Trump e dalle sue narrazioni fuorvianti, toccano drammaticamente il mondo intero – la violenza del cambiamento climatico e della gentrificazione, le ingiustizie economiche e sociali, la discriminazione e la violenza razziale e di genere. Indica anche le parole, gli eventi e le battaglie che, a dispetto o forse proprio per la loro apparente perifericità, sembrano già segnare la direzione del cambiamento: «Pensiamo alla speranza come a uno striscione intessuto di fili di ragnatela, di un senso di interconnessione tra tutte le cose… Come un tutt’uno in cui tutto conta». Dalle parole, ai fatti.

Un Altro Giorno Di Morte in America

Gary Younge, giornalista inglese inviato negli Stati Uniti, ha scelto una data a caso, il 23 novembre 2013, partendo dal presupposto che ogni giorno, in America, vengono uccisi 7 ragazzi sotto i vent’anni da un colpo di arma da fuoco. Soprattutto neri, soprattutto maschi, soprattutto in alcune città, spesso nel silenzio dell’informazione che non riesce più a tenere il conto delle vittime. Quel giorno di novembre sono stati dieci i ragazzi sotto i vent’anni che hanno perso la vita dopo una sparatoria, un colpo accidentale o un omicidio premeditato. Con la penna da grande reporter e la delicatezza di un narratore, Younge va sui luoghi dove sono morti e dove hanno vissuto, racconta il contesto e le storie che hanno nutrito e poi tradito le vite di questi ragazzi. Ne esce un ritratto lancinante della società americana prigioniera delle armi da fuoco, incapace di salvaguardare i propri figli e in cui è facile, troppo facile, essere portati via da un’assurda e incontrollata violenza. “Ho scelto un giorno, la data è del tutto arbitraria. Ed è proprio questo il punto: quello che ho raccontato sarebbe potuto succedere un giorno qualsiasi. Il destino ha scelto le vittime, la cornice temporale ha dato forma al racconto.Il più piccolo aveva nove anni, il più grande diciannove. La verità è che cose del genere succedono ogni giorno. E il 23 novembre 2013 non ha fatto eccezione.”

Le Belle Arti E I Selvaggi

In Italia, il patrimonio viene per lo più riferito dalla critica alla celebrazione e al culto dell’identità. Le prime misure di protezione, cioè, stimolate dalla ricchezza del passato, scaturirebbero dall’orgoglio civico per le vestigia della tradizione classica. In questo libro l’autore propone una lettura inedita dei documenti e ribalta la tesi. Se fino al XV secolo vennero salvaguardati beni in cui si manifestava il divino, la storia moderna dell’arte e della tutela sarebbero nate dall’incontro con l’altro. Quando Keplero annunciò le sue scoperte sulle rotte del cielo, in effetti, si comparò a Cristoforo Colombo e a Magellano. Francis Bacon, per significare l’ampiezza della sua riforma, fece incidere sul frontespizio dell’Instauratio Magna l’immagine di una caravella in procinto di doppiare le Colonne d’Ercole, rappresentate da due fusti all’antica, estremo saluto all’unitarietà dell’estetica classica. L’apertura su un universo sconosciuto che insidiava i principi di quello noto prese spesso a prestito il viaggio verso le Americhe ma, come ha scritto Jacob Burckhardt, «il vero scopritore non è colui che sbarca per caso su una terra sconosciuta, ma colui che, dopo averla cercata, la trova». Gli esploratori che per primi avvistarono le terre del nuovo continente compirono così una mutazione antropologica in corso da qualche secolo,provocando l’apparizione progressiva delle scienze dell’uomo, la nascita della moderna storia dell’arte e delle prime forme di protezione patrimoniale.

L’identità europea

«Il continente europeo porta il nome di una giovane, Europa, di origine straniera, senza radici, un’immigrata involontaria: il pluralismo delle origini e l’apertura agli altri sono diventati l’emblema dell’Europa.» In un momento in cui viviamo una crisi identitaria senza precedenti, Tzvetan Todorov ci ricorda con queste parole che la pluralità e la diversità di culture sono per il nostro continente e per i popoli che lo abitano allo stesso tempo un’eredità e una prospettiva. La sfida che oggi ci attende sta nel riconoscere come proprio in questo pluralismo abbia trovato terreno fertile la libertà di pensiero e di giudizio di cui godiamo: un tesoro inestimabile che, ora più che mai, siamo chiamati a tutelare.

Il Giro Del Mondo in Sei Milioni Di Anni

… in fondo alle gambe non abbiamo radici, ma piedi: piedi di cui ci serviamo
dall’alba dei tempi per il colossale viaggio che impegna l’umanità fin da
quando ha mosso i primi, timidi passi sul suolo
A volergli credere Esumim avrebbe partecipato a tutte le grandi migrazioni
dell’umanità: “ci siamo divertiti – ripete sempre – non si stava mai fermi!”.
È l’immaginario testimone di un viaggio iniziato sei milioni di anni fa, il
cui primo passo – quello di scendere dagli alberi – ha dato avvio alla lunga
catena di migrazioni attraverso la quale i nostri antenati hanno colonizzato
il pianeta. Quante umanità diverse – dagli Austrolopiteci a Neandertal, a Homo
sapiens – si sono succedute e incrociate sulla Terra? Quali percorsi hanno
seguito, dalla loro prima uscita dall’Africa fino alla diffusione in tutto il
pianeta? Nella genetica, la guida per ricostruire una diaspora mai conclusa,
espressione del nostro ancestrale nomadismo.

La vergine dello scandalo

Inghilterra, 1816 – Nota in società come la Vergine dello scandalo, sotto l’atteggiamento frivolo e disinibito Lady Laura Campion nasconde in realtà il dolore di aver perso la figlia avuta dal suo unico amore, Piers, morto in battaglia prima di poterla sposare. Ma il giorno in cui scopre che la bambina in realtà è viva e sotto la tutela del potente Avery Falconer, Conte di Wykeham, nasce in lei una nuova speranza. Così, decisa a riprendersi la piccola Alice, Laura si insinua nelle loro vite sotto falsa identità, non aspettandosi certo l’attrazione irresistibile che sin dal primo incontro vibra tra lei e il formidabile conte. E quando quel sentimento si trasforma in qualcosa di più profondo, il castello di bugie che ha costruito minaccia di crollarle addosso. Come potrà convincere Avery a perdonarla e a dimenticare il suo scandaloso passato?
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### Sinossi
Inghilterra, 1816 – Nota in società come la Vergine dello scandalo, sotto l’atteggiamento frivolo e disinibito Lady Laura Campion nasconde in realtà il dolore di aver perso la figlia avuta dal suo unico amore, Piers, morto in battaglia prima di poterla sposare. Ma il giorno in cui scopre che la bambina in realtà è viva e sotto la tutela del potente Avery Falconer, Conte di Wykeham, nasce in lei una nuova speranza. Così, decisa a riprendersi la piccola Alice, Laura si insinua nelle loro vite sotto falsa identità, non aspettandosi certo l’attrazione irresistibile che sin dal primo incontro vibra tra lei e il formidabile conte. E quando quel sentimento si trasforma in qualcosa di più profondo, il castello di bugie che ha costruito minaccia di crollarle addosso. Come potrà convincere Avery a perdonarla e a dimenticare il suo scandaloso passato?

Ultima di campionato

Se è vero che tutti nasciamo con un preciso destino cucito addosso, a Vanni Visco la sorte ha assegnato il ruolo di campione, anzi campionissimo, del calcio. Peccato che lui desiderasse tutt’altro: nonostante il talento naturale, manifestato fin da ragazzino, a Vanni piacciono i libri, la cultura, l’odore delle biblioteche e le chiacchiere sui testi più amati con chi sa capirlo e assecondare la sua vera personalità. Ma la famiglia ha pensato altrimenti: perché sprecare un dono simile? Così, senza volerlo, è diventato l’idolo degli stadi, ha fatto una montagna di soldi e tutti gli invidiano tanta fama e fortuna. Nessuno immagina che dietro la facciata smagliante c’è invece un uomo scontento, infelice, oppresso da una serie di disgrazie private -come la tragica morte del fratello per overdose, la mesta scomparsa della madre e la demenza del padre – e incapace di avere con le donne un rapporto sereno e autentico. A infondergli energia per andare avanti sono solo i brani dei romanzi e delle poesie predilette che lui ripete nella sua testa a memoria, come tanti mantra, nel tentativo di conciliare, almeno dentro di sé, quello che la società sembra giudicare inconciliabile: lo sport e la cultura, la gloria del fisico e quella della mente, la sensibilità d’animo e il cinismo del mondo del calcio. Tutto questo ce lo racconta lui in prima persona, all’inizio della prima partita di campionato… che, lo ha deciso, sarà anche l’ultima. Ma in che senso?

Princesa e altre regine

Le donne incontrate nelle canzoni di Fabrizio De André ci hanno accompagnato nella vita. È bastato incrociare il loro sguardo perché ne diventassero parte: con il loro mistero, il loro coraggio, la dignità. Senza etichette, senza giudizio: esistono, bisogna solo ascoltarle.’Questo libro è nato così’ scrive Concita De Gregorio, ‘dalla meraviglia di trovarsi in tante, insieme, ad ascoltare […]. Queste voci hanno tutte, mi pare, un tratto in comune con Fabrizio De André. La fragilità inossidabile. La pervicacia nel procedere in direzione ostinata e contraria. Una ferita. Una debolezza nascosta dal movimento ed esibita nella solitudine. Un ciuffo di capelli che come una tenda lascia uno spiraglio e intanto ti ripara dal mondo, consentendoti di vederlo più a fuoco. […] In venti, qui, abbiamo ascoltato la musica, condiviso le parole, curato queste pagine che adesso arrivano a voi nella speranza che sappiano, con voi, fare altrettanto. Che siano le storie a leggervi mentre le leggete.’Un libro che è anche un oggetto speciale, un almanacco di ricchezza di talenti. Grazie a venti artiste le canzoni che abbiamo amato si alzano in piedi, Nina Teresa Marinella e tutte le altre ci fanno nuove domande, trovano un nuovo cammino e una nuova voce.

(source: Bol.com)

Le Olimpiadi Della Follia

L’idea è stata naturalmente di Asimov, che comparando le Olimpiadi antiche con le moderne ha visto come la “nobile tradizione” presenti oggi vistose crepe, pericolose incrinature, attraverso le quali si va introducendo un futuro di follia. Con i suoi collaboratori Greenberg & Waugh, Asimov ha quindi passato in rassegna la fantascienza “olimpionica” degli ultimi 20 anni ed ha articolato questa inquietante raccolta premettendovi una sua introduzione. Tra le firme riunite nel volume figurano quelle di Bob Shaw, Jack Vance, Robert Sheckley, Mike Resnick, Arthur C. Clarke e Alan Dean Foster.

INDICE
Introduzione
ISAAC ASIMOV
PSICOGIOCO
Dream Fighter (1976) 
BOB SHAW
I GUERRIERI DI KOKOD
JACK VANCE
TELEGIOCO
CHARLES NUETZEL
CORSA A OSTACOLI
ROBERT SHECKLEY
SICUREZZA PRIMA DI TUTTO
ALAN DEAN FOSTER
GLI OLIMPICI
MIKE RESNICK
VENTO DAL SOLE
ARTHUR C. CLARKE
CAMPIONATO DI PROSA
Prose Bowl 
BILL PRONZINI / BARRY N. MALZBERG
PRO VIDEO MORI
The Man who Saved the Sun 
WALTER F. MOUDY

L’isola sotto il mare

1770, Santo Domingo, ora Haiti. Tété ha nove anni quando il giovane francese Toulouse Valmorain la compra perché si occupi delle faccende di casa. Intorno, i campi di canna da zucchero, la calura sfibrante dell’isola, il lavoro degli schiavi. Tété impara presto com’è fatto quel mondo: la violenza dei padroni, l’ansia di libertà, i vincoli preziosi della solidarietà. Quando Valmorain si sposta nelle piantagioni della Louisiana, anche Tété deve seguirlo, ma ormai è cominciata la battaglia per la dignità, per il futuro, per l’affrancamento degli schiavi. È una battaglia lenta che si mescola al destarsi di amori e passioni, all’annodarsi di relazioni e alleanze, al muoversi febbrile dei personaggi più diversi – soldati e schiavi guerrieri, sacerdoti vudù e frati cattolici, matrone e cocottes, pirati e nobili decaduti, medici e oziosi bellimbusti. Contro il fondale animatissimo della Storia, Zarité Sedella, soprannominata Tété, spicca bella e coraggiosa, battagliera e consapevole, un’eroina modernissima che arriva da lontano a rammentarci la fede nella libertà e la dignità delle passioni.

Inés dell’anima mia

“Nel corso della vita abbelliamo alcuni ricordi e cerchiamo di dimenticarne altri” Inés Suárez nasce all’inizio del Cinquecento in Spagna, figlia di un modesto artigiano di Plasencia, piccolo paese dell’Estremadura. Dotata di un forte temperamento che male si addice alla condizione femminile sottomessa all’autorità del clero e del maschio, Inés sposa, contro la volontà della famiglia, Juan de Málaga, che presto la abbandona per cercare fortuna nel Nuovo Mondo. La giovane non si dà per vinta e, con i soldi guadagnati ricamando e cucinando, si imbarca anche lei per quelle terre lontane. Nonostante le durissime condizioni di viaggio giunge in Perù, dove non trova il marito, morto in battaglia, ma un nuovo amore: Pedro de Valdivia, seducente hidalgo fuggito dalle frustrazioni di un matrimonio deludente e venuto a combattere per la Corona spagnola. Lui e Inés affrontano i rischi e le incertezze della Conquista, attraversano il deserto di Atacama, combattono indigeni incattiviti e giungono infine nella valle paradisiaca dove fondano la città di Santiago. Inés dell’anima mia è un romanzo epico che narra le avventurose vicende, realmente accadute ma poco note, dell’eroina della Conquista spagnola. Attraverso gli occhi stanchi e saggi di una Inés ormai alla fine della propria esistenza, Isabel Allende ripercorre la vita della giovane e indomabile protagonista che, sull’onda dei sentimenti, affronta incredibili viaggi, eroiche battaglie, amori travolgenti, lotte per il potere, trasgressioni, onori e disonori con un coraggio e una passione indimenticabili.

Apostasia

Non si muore per amore, siamo progettati per sopportarlo.
Chiara affronta la sua vita con il sorriso: sono ormai dieci anni che vive in un piccolo convento nelle campagne fiorentine dove il tempo pare essersi fermato, e la fede che l’ha spinta a prendere i voti sembra crescere come un fiore in primavera.
Ma ecco che un giorno arriva José Velasco – giovane spagnolo venuto in Italia per scoprire il segreto che tormenta la sua famiglia da anni – e per la prima volta Chiara sente qualcosa palpitarle dentro al petto, un sentimento profondamente sbagliato per una ragazza che indossa un velo come il suo.
Così l’amore inizia il suo gioco di sguardi, e mentre José è costretto a lavorare nelle campagne intorno al convento per riuscire a indagare sul proprio passato, Chiara passa le giornate aspettando l’ora di lezione che trascorre con lui, per insegnargli una lingua che in realtà José conosce già abbastanza bene.
Nel frattempo l’estate scivola via, lasciando che Chiara e José continuino a inseguirsi a vicenda, ormai incapaci di ignorare ciò che li invade, ma allo stesso tempo impauriti da un vincolo che rappresenta qualcosa di più pericoloso di un semplice voto monastico.
E se la religione fosse più forte dell’amore?
Il libero arbitrio forse esiste veramente, ma è qualcosa di molto fragile.

L’amante giapponese

“Un romanzo sull’amore che non passa e sul potere delle parole degli amanti” Io Donna
L’epica storia d’amore tra la giovane Alma Belasco e il giardiniere giapponese Ichimei: una vicenda che trascende il tempo e che spazia dalla Polonia della Seconda guerra mondiale alla San Francisco dei nostri giorni.
“Ci sono passioni che divampano come incendi fino a quando il destino non le soffoca con una zampata, ma anche in questi casi rimangono braci calde pronte ad ardere nuovamente non appena ritrovano l’ossigeno.”
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### Sinossi
“Un romanzo sull’amore che non passa e sul potere delle parole degli amanti” Io Donna
L’epica storia d’amore tra la giovane Alma Belasco e il giardiniere giapponese Ichimei: una vicenda che trascende il tempo e che spazia dalla Polonia della Seconda guerra mondiale alla San Francisco dei nostri giorni.
“Ci sono passioni che divampano come incendi fino a quando il destino non le soffoca con una zampata, ma anche in questi casi rimangono braci calde pronte ad ardere nuovamente non appena ritrovano l’ossigeno.”
### Dalla seconda/terza di copertina
Isabel Allende è nata a Lima, in Perú, nel 1942, ma è vissuta in Cile fino al 1973 lavorando come giornalista. Dopo il golpe di Pinochet si è stabilita in Venezuela e, successivamente, negli Stati Uniti. Con il suo primo romanzo, La casa degli spiriti, del 1982 (Feltrinelli 1983), si è subito affermata come una delle voci più importanti della narrativa contemporanea in lingua spagnola. Con Feltrinelli ha pubblicato anche: D’amore e ombra (1985), Eva Luna (1988), Eva Luna racconta (1990), Il Piano infinito (1992), Paula (1995), Afrodita. Racconti, ricette e altri afrodisiaci (1998), La figlia della fortuna (1999), Ritratto in seppia (2001), La città delle Bestie (2002), Il mio paese inventato (2003), Il Regno del Drago d’oro (2003), La Foresta dei pigmei (2004), Zorro. L’inizio di una leggenda (2005), Inés dell’anima mia (2006), La somma dei giorni (2008), L’isola sotto il mare (2009), Il quaderno di Maya (2011), Le avventure di Aquila e Giaguaro (2012), Amore (2013) e Il gioco di Ripper (2013). Negli audiolibri “Emons/Feltrinelli”: La casa degli spiriti (letto da Valentina Carnelutti, 2012) e L’isola sotto il mare (letto da Valentina Carnelutti, 2010). Inoltre, Feltrinelli ha pubblicato Per Paula. Lettere dal mondo (1997), che raccoglie le lettere ricevute da Isabel Allende dopo la pubblicazione di Paula (1995), e La vita secondo Isabel, di Celia Correas Zapata (2001). Nel 2014 Barack Obama l’ha premiata con la Medaglia presidenziale della libertà.

L’ossessione identitaria

È doveroso richiamare l’attenzione sulle conseguenze pericolose e sui guasti ai quali si va incontro quando a essere rivendicate sono le identità – religiose, etniche o culturali – e le loro pretese di conservazione e purezza. È ciò che fa Remotti in questo libro, mettendo in discussione non solo l’utilità, ma anche la stessa coerenza logica del concetto di identità. Alessandro Cavalli, “L’Indice”
«Identità è una parola avvelenata. Il veleno contenuto in questa parola così nitida e bella, così fiduciosamente condivisa, di uso pressoché universale, può essere tanto oppure poco, talvolta persino impercettibile e quasi innocuo. Ma anche quando è impercettibile, la tossicità è presente in numerose idee che la parola contiene e, accumulandosi, può manifestarsi alla lunga, in maniera inattesa e imprevista. Perché e in che senso identità è una parola avvelenata? Semplicemente perché promette ciò che non c’è; perché ci illude su ciò che non siamo; perché fa passare per reale ciò che invece è una finzione o, al massimo, un’aspirazione. Diciamo allora che l’identità è un mito, un grande mito del nostro tempo.»
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### Sinossi
È doveroso richiamare l’attenzione sulle conseguenze pericolose e sui guasti ai quali si va incontro quando a essere rivendicate sono le identità – religiose, etniche o culturali – e le loro pretese di conservazione e purezza. È ciò che fa Remotti in questo libro, mettendo in discussione non solo l’utilità, ma anche la stessa coerenza logica del concetto di identità. Alessandro Cavalli, “L’Indice”
«Identità è una parola avvelenata. Il veleno contenuto in questa parola così nitida e bella, così fiduciosamente condivisa, di uso pressoché universale, può essere tanto oppure poco, talvolta persino impercettibile e quasi innocuo. Ma anche quando è impercettibile, la tossicità è presente in numerose idee che la parola contiene e, accumulandosi, può manifestarsi alla lunga, in maniera inattesa e imprevista. Perché e in che senso identità è una parola avvelenata? Semplicemente perché promette ciò che non c’è; perché ci illude su ciò che non siamo; perché fa passare per reale ciò che invece è una finzione o, al massimo, un’aspirazione. Diciamo allora che l’identità è un mito, un grande mito del nostro tempo.»

La fidanzata automatica

Cent’anni fa il filosofo americano William James si è posto questo problema: “Pensai a ciò che chiamai una ’fidanzata automatica’, intendendo con ciò un corpo privo di anima assolutamente indistinguibile da una fanciulla spiritualmente animata, che ride, parla, arrossisce, ci cura… Potrebbe qualcuno considerarla come un perfetto equivalente? Certamente no”. Sembra un esperimento mentale, eppure è la descrizione di un fatto reale: biblioteche, sale da concerto e pinacoteche sono piene di fidanzate automatiche, che vengono chiamate “opere d’arte”. Le opere sono oggetti fisici, che contano per la loro fisicità e per la loro bellezza; sono oggetti sociali che esistono solo perché ci sono persone; sono oggetti che suscitano sentimenti. Ma, ecco il punto, non ricambiano i sentimenti che suscitano. Se c’è una cosa che l’opera d’arte non può fare è proprio essere amica, pur svolgendo molte delle attività che di solito si attribuiscono agli amici. Come la fidanzata automatica, le opere d’arte sono oggetti che fingono di essere soggetti. Il libro contiene anche una lunga conversazione dell’autore con Fernando Botero, realizzata da Ferraris nello studio del pittore a Cartagena, in Colombia
(source: Bol.com)