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Tutte le poesie 1940-1953

L’intera produzione poetica del precoce maestro del neo-realismo italiano, Rocco Scotellaro. Con l’introduzione di Maurizio Cucchi.
Książka ma 354 strony.

Tutte le poesie 1940-1953

L’intera produzione poetica del precoce maestro del neo-realismo italiano, Rocco Scotellaro. Con l’introduzione di Maurizio Cucchi.
Książka ma 354 strony.

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Poeta, pittore, agitatore culturale, editore, all’età di quasi cento anni Lawrence Ferlinghetti (nato a New York il 24 marzo 1919) è ormai un’icona della controcultura americana. Dopo essere stato uno degli animatori della beat generation – primo editore dell’Urlo di Allen Ginsberg, amico di Jack Kerouac e Gregory Corso, autore di raccolte di poesie e testi teatrali – ha sempre portato avanti di pari passo l’attività letteraria e quella politica, animato da un pacifismo ecologista e anarchico che ne ha fatto una delle grandi voci critiche del sistema politico-­economico degli Stati Uniti. È inoltre il fondatore di City Lights Bookstore, la leggendaria libreria indipendente di San Francisco che dal 1955 a oggi non ha mai smesso di essere un luogo simbolo della cultura alternativa.
Nella sua più recente raccolta di poesie, questo grande «irregolare» della letteratura contemporanea leva ancora la sua voce contro le ineguaglianze, le guerre e la sopraffazione su cui si basa la prosperità dell’Occidente. Unendo lo slancio estatico di Walt Whitman agli echi della tradizione classica dà vita a poesie attualissime e senza tempo che ci richiamano con forza alla nostra umanità: lo sguardo di Ferlinghetti è sempre pieno di ardore e compassione, che si posi sulle ferite di un’intera nazione o su una semplice coppia di innamorati seduta su un molo.

Noi, Il Ritmo

Un uomo scrive lettere al suo amore. E appunti, riflessioni, scoperte. Lei ballerina, lui poeta, condividono un destino, entrambi conoscono la ricerca del ritmo, l’equilibrio nel gesto, la tensione verso la libertà e l’arte come ubbidienza. Un libro composto quasi in trance, un viaggio nella bellezza che incontra pensieri di coreografi, storie tra danza e poesia, riflessioni di filosofi, visioni. Un libro mai scritto prima d’ora sulla danza e la poesia: due arti da sempre sorelle. Ritmo e parole. Aver corpo, in un’epoca che ha fatto del corpo un segno di molti disagi. La riflessione sull’arte diventa in queste pagine anche discorso d’amore e ricerca: ballare, così come fare poesia e come vivere, è interpretare, prendere posizione, conquistare una forma. Cercare il segreto umano e divino del ritmo. Il nuovo libro di Davide Rondoni è un taccuino d’amore e uno strano “vademecum” dedicato ai non-equilibristi e ai sognatori, ai molti amanti della danza e della poesia. Della vita e del suo misterioso ritmo. Noi siamo quelli della danza, non ditelo in giro: ci stiamo preparando al volo.

La Divina Commedia. Paradiso

La “Commedia” curata da Anna Maria Chiavacci Leonardi per i Meridiani Mondadori si caratterizza per l’estrema leggibilità del commento; la curatrice colloca il dettato dantesco nel contesto culturale e storico in cui nacque, rifacendosi soprattutto agli esegeti antichi, contemporanei o di poco successivi all’autore. Ogni canto è provvisto di un’introduzione specifica, una sorta di affascinante invito alla lettura, mentre i nodi cruciali dell’esegesi vengono discussi in un’apposita sezione alla fine del canto. Dal punto di vista tecnico, nell’ebook i versi sono collegati alle note, poste in fondo al volume. È così possibile leggere il testo tutto di fila, senza che la successione narrativa delle terzine sia costantemente interrotta dalla presenza delle note, come accade nella versione cartacea. La terza “sublimis cantica” – come il suo autore stesso, con profonda consapevolezza e bellezza, la chiamò – contiene in sé qualcosa di unico, che la fa diversa da ogni altra composizione della letteratura a noi nota. Essa appare nuova anche rispetto alle altre due parti del poema, già così rivoluzionarie nell’invenzione e nel linguaggio. Perché la poesia del “Paradiso” non racconta vicende di uomini, non descrive paesaggi. Essa si sostanzia di cose che non si vedono e che, soltanto, per fede, si sperano. E tuttavia anche e soprattutto qui il genio di Dante riesce a esprimersi con versi di grande potenza, che si imprimono per sempre nella mente del lettore con immagini di straordinaria forza suggestiva.

L’Ultimo Spegne La Luce

Se c’è un poeta latinoamericano che gode di un credito indiscusso per l’originalità, la qualità e l’irriverente costanza del suo impegno letterario, è senz’altro Nicanor Parra. Nei suoi ottant’anni di scrittura questo fondamentale autore cileno ha saputo condurre agli estremi le possibilità della creatività in versi, inaugurando il genere dell’antipoesia e riuscendo a scardinare dall’interno il sistema delle lettere sudamericane grazie a una beffarda, ostinata azione corrosiva. Tradotto da Allen Ginsberg e Lawrence Ferlinghetti, amatissimo dal conterraneo Bolaño, considerato in America “essenziale come Walt Whitman”, vincitore dei principali premi letterari in lingua spagnola, Parra è ancora poco noto al pubblico italiano. La presente antologia, la più ampia mai apparsa in Italia, vuole colmare questa lacuna.

Poesie 1907-1926

Le raccolte scelte per questa antologia sono successive al 1906, anno fondamentale nella vita, nella poetica e nell’opera di Rilke; un panorama suggestivo dell’opera di uno dei maggiori poeti tedeschi del Novecento dove l’idea di solitudine si combina con misticismo, gioco, artificio e sensualità.

Odi ed epodi. Canto secolare

“La vera novità della poesia lirica oraziana, anche sul piano formale, fu quella di ricongiungersi, con le sue Odi, alla lirica greca antica di Archiloco e Pindaro, di Alceo e Saffo. Celebrando se stesso come T’inventore’ romano di questo genere letterario, il poeta di Venosa non si esaltava vanagloriosamente; si può infatti dire che prima di lui i lirici antichi erano conosciuti soltanto di nome e che, per quanto ne sappiamo, nessun romano aveva letto Alceo o Pindaro.” Introduce così Ugo Dotti la sua edizione – tagliata su misura per la sensibilità contemporanea – delle Odi e degli Epodi oraziani, opere indimenticabili che fanno ormai parte della cultura interiore occidentale. Fra l’invettiva tormentata degli Epodi, il tono solenne del Canto secolare e la celebrazione, nelle Odi, della vita tranquilla e del sereno godimento dell’oggi nell’ignoranza del domani, Orazio ha scolpito nei suoi versi un insegnamento poetico ancora attuale, come il suo celebre invito al carpe diem.

Tu Fammi Un Disegno Del Sole

**I grandi classici della poesia di tutti i tempi con testo a fronte.**
**Traduzione e cura di Vincenzo Ostuni.**
Tu fammi un disegno del sole –
che io possa appendermi in stanza –
fa’ credere che mi riscaldi
quando per gli altri è già buio!

L’infinito senza farci caso

“Io non so che cosa sia l’amore. So cosa sono le intimità provvisorie. Non pensate a godimenti fuggitivi, a divagazioni non matrimoniali. Solo una visione vecchia di noi stessi e degli altri ci può far pensare all’amore come a una cosa che prima non c’è e poi compare e poi finisce. A me sembra che ci sono parti di noi che sono sempre in amore e altre che sono in fuga, sepolte e irraggiungibili. Ogni incontro bello, ogni intimità attinge a un giacimento mitico e poetico del quale dobbiamo smettere di aver paura.L’amore è una dimensione intimamente locale, si svolge sempre in un luogo ed è inedito ogni suo gesto. Il luogo dell’amore è il corpo. Corpo che diventa foglia, albero, paesaggio. Corpo che fa ombra e fa luce, corpo assoluto e cordiale, per un’ora o per mezzo secolo. Riconoscere questa specificità dell’amore è una forma di resistenza alla globalizzazione delle emozioni, alla dispersione dell’intensità. Il corpo amoroso ci richiama alla vita da vicino, al suo sapore locale, preciso.” Le poesie di Franco Arminio sono il resoconto quieto e febbrile di un cammino umanissimo eppure percorso dall’anelito a qualcosa di più grande. La parola poetica diventa rivelazione di una scintilla divina tra le nostre mani e canta un amore che forse non ci salva, ma senza il quale saremmo soli in balia del tempo che scorre. **
### Sinossi
“Io non so che cosa sia l’amore. So cosa sono le intimità provvisorie. Non pensate a godimenti fuggitivi, a divagazioni non matrimoniali. Solo una visione vecchia di noi stessi e degli altri ci può far pensare all’amore come a una cosa che prima non c’è e poi compare e poi finisce. A me sembra che ci sono parti di noi che sono sempre in amore e altre che sono in fuga, sepolte e irraggiungibili. Ogni incontro bello, ogni intimità attinge a un giacimento mitico e poetico del quale dobbiamo smettere di aver paura.L’amore è una dimensione intimamente locale, si svolge sempre in un luogo ed è inedito ogni suo gesto. Il luogo dell’amore è il corpo. Corpo che diventa foglia, albero, paesaggio. Corpo che fa ombra e fa luce, corpo assoluto e cordiale, per un’ora o per mezzo secolo. Riconoscere questa specificità dell’amore è una forma di resistenza alla globalizzazione delle emozioni, alla dispersione dell’intensità. Il corpo amoroso ci richiama alla vita da vicino, al suo sapore locale, preciso.” Le poesie di Franco Arminio sono il resoconto quieto e febbrile di un cammino umanissimo eppure percorso dall’anelito a qualcosa di più grande. La parola poetica diventa rivelazione di una scintilla divina tra le nostre mani e canta un amore che forse non ci salva, ma senza il quale saremmo soli in balia del tempo che scorre.

Necropoli

Questo libro, di cui presentiamo la prima traduzione al mondo, si apre sugli anni del primo Novecento russo. Era il momento di una equivoca ed esaltante mescolanza fra arte e vita: «Tutte le strade erano aperte, con un solo obbligo: andare quanto più possibile veloce e lontano. Questo era l’unico, il fondamentale dogma. Si poteva esaltare Dio come il Diavolo. Si poteva essere posseduti da qualsiasi cosa, entità: l’importante era la *pienezza della possessione* ». Tutto andava offerto sull’altare delle emozioni. «Cogliamo gli attimi distruggendoli» disse Brjusov, gran sacerdote del simbolismo. C’era la posa teatrale e c’era il colpo di pistola. «“Perdo succo di mirtillo!” gridava il pagliaccio di Blok. Ma il succo di mirtillo talvolta si rivelò sangue vero». Chodasevic era allora un giovane poeta, dal segno elegante, dall’aria morbosa, dall’intelligenza acutissima. Oggi sappiamo che era un astro nella costellazione dei grandi poeti russi malmenati dalla storia, accanto alla Achmatova, a Mandel’štam, alla Cvetaeva, a Pasternak, anche se la sua opera solo ora comincia a essere scoperta. «Nell’aria afosa, come prima dei temporali, di quegli anni», troppo colmi di presagi (il suo amico Muni ne era così ossessionato che arrivò a dichiarare: «I presagi sono aboliti»), Chodasevic visse la nascita caotica della letteratura moderna in Russia. Si conoscevano tutti, percepivano miserie e incanti gli uni degli altri, avevano passioni per le stesse donne, litigavano, bevevano, perdevano al gioco. Poi venne la guerra, venne la rivoluzione, ai poeti cominciarono ad accompagnarsi i delatori. Pietroburgo appariva come «una città morta, sinistra». Nel 1922 Chodasevic riuscì ad abbandonare la Russia, non senza aver esortato i suoi amici nelle «ultime ore prima della separazione» a concordare i segnali «da scambiarsi nella tenebra che incombe». Da allora sino alla morte si può dire che non abbia assistito che all’estendersi, intorno a lui, di una sterminata «necropoli». Morivano uno dopo l’altro, suicidi, o assassinati o ridotti al silenzio. E uno dopo l’altro sfilano in questo libro: da Brjusov a Blok, da Esenin a Sologub, da Belyj a Gor’kij. Chodasevic non riesce a parlare di questi scrittori senza darci anche un giudizio penetrante sulla loro opera, ma non riesce a parlare della loro opera senza evocare la loro presenza, il loro gesto, spesso il loro convivere con le più ingombranti contraddizioni. Erano tutti personaggi di un immenso «romanzo russo», e come tali qui ci appaiono. Oscillavano tutti fra estremi, e riuscivano talvolta a mascherarne la natura. Come per Sologub, di ciascuno era difficile dire «da dove è partito e dove è arrivato, se dal sacrilegio alla preghiera o viceversa, dalla benedizione alla maledizione o viceversa». Crudele e commosso, questo libro è un salvataggio nella memoria dell’ultima grande letteratura russa, operato da uno dei suoi protagonisti, prima che la «necropoli» inghiottisse anche lui. Come scrisse lo stesso Chodasevic: «In un certo senso la storia della letteratura russa potrebbe essere definita la storia della distruzione degli scrittori russi». *Necropoli* è apparso per la prima volta a Bruxelles nel 1939.

Cieli Celesti

Con Cieli celesti Claudio Damiani ha scritto un libro in cui il suo pensiero filosofico si apre all’orizzonte della scienza. La chiarezza espressiva e la forma contemplativa dei versi, però, sono le stesse dei libri precedenti, quelle apprese dalla lezione dei latini e di Petrarca. Così come il ritmo continua a essere dialogante: il suo rivolgersi agli uomini, agli animali, alla natura, all’intera creazione come fossero tutti parte di una “comunità” – che poi significa capire quanto ogni cosa è indispensabile all’altra e che proprio questo è il “miracolo” di cui facciamo quotidianamente esperienza. Nel tempo della nostra vita, all’interno di un universo tanto vasto e tanto misterioso da sovrastarci e spesso spaventarci, Damiani percepisce un disegno – la rivelazione di un’intelligenza universale che illumina la mente – come una linea che scorre inesorabile lungo i secoli e i millenni. Di quella linea, l’essere umano, l’individuo, non è solamente un punto tra gli infiniti altri, ma è un nucleo di energia, un «quanto di tempo», scrive il poeta servendosi dei termini della fisica: è la possibilità che il disegno – un disegno che Dio, o qualcuno a cui abbiamo attribuito questo nome, ha pensato – si compia. Come l’anello infinitamente piccolo di una catena infinitamente grande, la sua stessa esistenza determina il passato, il presente e il futuro dell’universo. Allora, il tempo dell’uomo non è mai veramente finito, e pure la morte è parte del disegno. Ed è necessario viverci, nel tempo, al massimo delle nostre possibilità, come il sole, che ogni giorno e ora «ha scaldato e illuminato / i corpi intorno, senza mai fermarsi». Cioè viverci anche in comunione con tutte le cose viventi – che in virtù di questo sono sacre –, scoprendo che siamo parte di una “continuità”, e che il nostro presente sarà il passato e la ragione di vita per chi verrà, così come noi siamo il futuro di quelli che sono stati, e che tutto il tempo è l’ “essere” stesso, cioè il senso del nostro stare e compierci nel mondo. Damiani, tra le voci poetiche più originali e vere del nostro tempo, in Cieli celesti ci regala la più alta sintesi di un pensiero e di una forma espressiva che si vanno definendo fin dagli anni Ottanta, rimanendo, proprio nella perfezione raggiunta, ancor più fedele a se stesso.

Alain (Montrose Vol. 2)

Inghilterra, 1874. Nove anni sono passati da quando Alain Lennox ha messo gli occhi sul giovane, instabile, bellissimo Gabriel, e da allora la sua vita si è come fermata. Anche quando i suoi doveri lo richiamano a Londra e il legame che li ha uniti pare sul punto di spezzarsi, Alain non vuole lasciare libero il ragazzo. È un amore destinato a sopravvivere ad ogni altro legame, ad ogni convenzione sociale… ma che forse non riuscirà a sopravvivere a sé stesso.
“Lo accarezzò incerto sulle spalle, e le sentì contratte come il cordame di una vela sferzata dal vento che si tende, geme e minaccia di spezzarsi, ma non si piega oltre; aspetta soltanto di schiantarsi e trascinare negli abissi chi ha vissuto alla sua ombra. Dove trovava la forza di opporsi? Neppure quella prima notte, ricordo tremendo e affascinante suggellato nel cuore di Alain, spaventato a morte come doveva essere, il ragazzo gli aveva resistito. Lo accarezzò come per ammansirlo, ma non volle tornare indietro.”
\—QUESTO ROMANZO E’ IL SEGUITO DI ‘GABRIEL’—

La scopata di Manganelli

“Per te che tendi le tue mani ancora alle radici dell’inferno in cerca di una verità assoluta che non trovi, io ti voglio raccontare a mò di triste favola la radice del tuo abbandono”. ALDA MERINIla burrascosa e appassionata storia d’amore tra la grande poetessa Alda Merini e il grande scrittore Giorgio Manganelli. scintille, fughe, travolgimenti nei racconti scanzonati e ironici che narrano con geniale maestria la bellissima vicenda.illustrato