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Vacanza Tedesca

Venturi scrisse questi tre racconti tra l’ottobre del 1957 e il febbraio del 1958, in un momento di transizione per il nostro Paese, a cavallo tra la guerra appena finita, ma i cui veleni circolavano ancora, e gli anni del boom economico in cui tutto sarebbe sembrato possibile.
I tre protagonisti maschili incarnano perfettamente le tensioni di quel periodo: un medico tedesco che decide di ritornare, insieme alla compagna, nel paesino sugli Appennini dove aveva combattuto con il suo plotone di S.S. e dove era morto il suo migliore amico; un arrivista che segue il corteo funebre di un vecchio conoscente che a differenza di lui non aveva voluto arricchirsi a tutti i costi, morendo in povertà; un accompagnatore di signore straniere, insofferente e annoiato, che cerca una via di fuga nella sua prossima preda e finisce per sfogare su di lei le sue frustrazioni e il suo malessere. In una prosa nitida e asciutta, Venturi mette in scena tre personaggi mossi da sentimenti contrastanti di colpa e rivalsa, tre espressioni differenti della violenza e della miseria morale del dopoguerra.

Un Uomo Sfortunato

Chi ha già avuto l’occasione di leggere un libro di Samanta Schweblin conosce bene le atmosfere quotidiane eppure dense di una sottile inquietudine che popolano le sue storie, e che l’autrice argentina sa ricreare con una precisione millimetrica e una prosa sempre elegante. Chi non ha mai letto nulla di suo, resterà affascinato dai personaggi che dopo poche righe sembra di conoscere da sempre, dai silenzi che spesso pesano più di intere pagine, dallo sguardo affilato con cui questa scrittrice racconta il mondo. *Un uomo sfortunato* è una mostra di tutto questo: due racconti che si leggono in un soffio, eppure riecheggiano a lungo dopo la lettura, e difficilmente si dimenticano. «Quaranta centimetri quadrati» e «Un uomo sfortunato» sono tratti in anteprima dal volume *Sette case vuote* , di prossima pubblicazione per edizioni SUR.

Tewje Il Lattaio

« *Fate che il mio nome sia ricordato con il riso o non ricordatelo affatto.* »
**Sholem Aleichem**
**Forse il romanzo più celebre della moderna letteratura yiddish. Il capolavoro dal quale fu tratto il film *Il violinista sul tetto*.**
*Tewje der Milchiker* fu pubblicato originariamente nel 1894. Con la sua scrittura rapida e ironica, il libro godette di un immenso successo e valse al suo autore l’appellativo di «Mark Twain ebreo». Attraverso i dialoghi e le citazioni bibliche sconclusionate che Tewje riversa a getto continuo, prende qui direttamente forma la vita della Shtetl, anche se quel mondo è già in sentore di declino. Devono ancora arrivare i peggiori pogrom, e ancora neppure si profila all’orizzonte la spazzata finale nazista, che cancellerà per sempre un’intera cultura, ma la modernità ha già iniziato a incrinare la vita degli ebrei dell’est. Aleichem percepisce la decadenza e la esemplifica profeticamente e magistralmente nei destini delle cinque figlie di Tewje, che rappresentano cinque destini diversi di quel mondo. La prima, Zeitel, rappresenta la fragile continuità, Hodel, la seconda, si sposa per amore con lo studente Pfefferl, del quale segue il destino quando verrà imprigionato come attivista comunista dalla polizia zarista; in questo matrimonio risuona l’eco della rivoluzione,
alla quale molti ebrei si consacreranno. Chave scappa con Kvedike, un *goi* , un non ebreo; in un drammatico incontro con suo padre chiederà il suo perdono, ma non lo avrà: la via della conversione è imperdonabile, per Tewje come per Sholem Aleichem. Sprinze si innamora di Aronshik, industriale ebreo integrato nel sistema dei gentili, ma la famiglia rifiuta di mescolarsi con il misero mondo di Tewje e Sprinze si ucciderà gettandosi nel fiume; lo scontro tra i poveri ebrei della Shtetl e la nascente borghesia ebraica di città è tutto in quel suicidio. Beilke, infine, sposa senza amarlo il ricco imprenditore edile Pedozour, solo per ottenere il denaro necessario al vecchio e stanco Tewje per pagare il biglietto del vapore che da Odessa lo condurrà in Terra Santa, in un moto di sionismo a sua volta profetico.

Non Mi Toccare

«La notte del mio compleanno nel 2004 ho dormito in macchina, dopo che per l’ennesima volta lui mi aveva picchiata. Aspettavo che se ne andasse di casa per sempre. Nel parcheggio, due uomini ubriachi si sono avvicinati alla mia auto. Ciò che è successo dopo è l’incubo che ho portato in dote per quindici anni, durante i quali mi sono vergognata molto e data la responsabilità di tutto. Questa è la storia di una violenza ma anche dell’amore che è riuscito a vincerla, la storia della terapia dell’orrore che ho messo in atto per rivivere quella violenza ancora e ancora, nel corpo e nella mente, per riuscire finalmente a sopportarla. È la storia dell’uomo che mi ha presa con sé e mi ha salvata. Pochissime persone la conoscono. Ora vorrei che qualcuno leggesse di me, di come si muore e di come si nasce. Di come si resiste, di come si può persino ricominciare a sorridere». **

La solitudine di Matteo

Che relazione c’è tra la scomparsa del sorriso di una ragazza e l’ascesa al potere di un politico? Una storia d’amore quasi vera è la risposta a questa domanda. Matteo, detto Teo, ha più di quarant’anni quando si trasferisce nel monolocale all’ombra di un banano nella Milano dei boschi verticali. Fa il consulente per una casa discografica, cercando di portare al successo giovani trapper. In giornate solitarie perse tra sigarette, poke e ansiolitici, comincia a sviluppare una delirante ossessione per il politico suo omonimo, onnipresente nei program- mi televisivi. Quel Matteo gli fa tornare in mente Tilla, l’ex compagna da cui si è appena separato dopo anni di convivenza. Teo e Tilla si conoscono dai tempi del liceo, lo stesso liceo frequentato dal politico ora in campagna elettorale permanente. I destini dei tre ragazzi si incrociano fin dagli anni Novanta, quando il risentimento di Matteo per essere rifiutato dalle liceali radical chic come Tilla accende la sua passione politica, per attraversare una lunga estate tra una Milano di teste rasate e tatuaggi e i puntuti scogli dei creativi di Ginostra, fino al deserto della Libia dove Tilla si trova oggi per una missione umanitaria. In una bizzarra teoria del complotto, che tra- sforma il romanticismo in resistenza politica, Teo cercherà di ritrovare il sorriso che ha perso e il suo nuovo posto nel mondo, che sia un monolocale di design o uno scoglio in mezzo al mare. **

La Ricamatrice

«Quando le tovaglie o le lenzuola erano particolarmente grandi, tanto da creare quasi una piccola capanna, mi piaceva andare sotto il tamburello e osservare l’ago che entrava e usciva dalla stoffa. Era come se la mamma mi ricamasse il Paradiso intorno.».Gianfranco ha otto anni e sogna d’incontrare sua madre Nives da giovane, quando sapeva sorridere come le ha visto fare in una vecchia fotografia. Un pomeriggio piovoso, mentre Nives ricama foglie e pappagalli su una tovaglia di lino chiaro, finalmente il suo sogno si avvera. Fa la conoscenza di una ragazza, con un sorriso talmente bello da farlo sentire in pace, che lo condurrà in un viaggio nel tempo attraverso gran parte del XX secolo, sempre in bilico tra ciò di cui è stato testimone o che gli è stato raccontato e ciò che semplicemente immagina. Un viaggio che, dipanandosi tra gli argini, le campagne e le piccole città di un remoto frammento della bassa Pianura Padana, lo porterà negli anni ’30, lo renderà spettatore nell’alluvione del Polesine del ‘51, della vita nelle baraccopoli degli immigrati nella Francia del secondo dopoguerra e della rinascita italiana negli anni ’60, di nuovo tra la gente della sua terra. È il bambino che ancora vive in Gianfranco, oramai vecchio, che racconta l’avventura di sua madre Nives e di un’epoca, di luoghi e di rapporti umani. Alla ricerca di una dignità che a tutti dovrebbe spettare di diritto e che invece Nives dovrà conquistare, per sé e suo figlio, inseguendo ingenuamente l’immenso sogno di felicità che fa girare il mondo.

La Ddraunàra

I primi, ammirati lettori di alcuni di questi racconti furono Amelia Rosselli e Cesare Garboli, che subito li fece pubblicare sulla rivista Paragone e li raccomandò a vari editori. Da quel nucleo venne a formarsi Nebbie di ddraunàra, un libro che fu accolto con grande entusiasmo e che vinse sia il premio Grinzane Cavour per gli esordienti sia il premio Mondello. In seguito, Silvana Grasso è tornata al racconto con Pazza è la luna, confermandosi così come uno dei maestri contemporanei di questo genere letterario, tant’è che Licia Maglietta ne ha tratto due pièce che ha portato nei più noti teatri europei. Ora queste venti storie vengono riproposte in un unico volume che à rebours consente di conoscere una serie di personaggi – maschi miti e donne prepotenti, vedove eccentriche e spietate imprenditrici, molli poeti e rozzi bastardi, alcuni arditi e altri incapaci – che provano a vivere le proprie esistenze in luoghi talmente reali, ma distanti, da apparire come immaginati da un folle. Ognuno di loro proverà a sottomettere la sorte per inverare un disìo segreto e profondissimo ma, come accade nella vita vera, solo alcuni ce la faranno.

Il Sapore Della Vendetta

Il commissario Bruno Courrèges è stato promosso: non sarà più a capo della polizia locale del piccolo borgo di St Denis, nel cuore della Dordogna, bensì dell’intera area intorno al Vézère. Ma a preoccuparlo non sono le nuove responsabilità, quanto la promessa fatta a un’amica di aiutarla nella sua nuova impresa: un corso di cucina. Cucinare le specialità del Périgord a casa, con un bicchiere di Bergerac e sotto lo sguardo bonario del suo basset hound Balzac, è un conto, ma insegnare a una classe di turisti stranieri è tutt’altro, e persino il coraggioso commissario vacilla. Il primo giorno tutto è pronto, solo che manca all’appello la studentessa più importante: la moglie di un ufficiale dell’intelligence britannica in arrivo da Bordeaux. La sua scomparsa è accolta quasi con sollievo da Bruno, ma assume contorni più drammatici quando viene ritrovato il cadavere della donna accanto a quello di una seconda vittima: un uomo, con cicatrici di guerra e un passaporto falso. Le indagini rivelano che si tratta di un ex soldato, un mercenario sul libro paga di vari gruppi militari, con una lunga lista di nemici. Ognuno di loro avrebbe avuto motivo di ucciderlo, ma chi l’ha fatto davvero? E come l’ha scovato sotto falsa identità? Man mano che la vita dell’uomo del mistero viene a galla, Bruno capisce che altri innocenti sono in grave pericolo. E inizia la più grande caccia all’uomo nella storia di St Denis prima che gli assassini colpiscano ancora.

Il Racconto Dell’isola Sconosciuta

Un uomo ottiene dal re una caravella per partire alla ricerca di un’isola sconosciuta, che ancora non compare sulle carte geografiche. Alla ricerca si unisce la donna delle pulizie del palazzo del re. Un’incantevole favola d’amore, magistralmente sospesa tra realtà e sogno. “Tutte le isole, anche quelle conosciute, sono sconosciute finché non vi si sbarca.”

Ho Paura Torero

Lei è la Fata dell’angolo, travestito passionale e canterino, sartina delle signore dei quartieri alti, anima d’artista.
Carlos è un militante del Fronte patriottico Manuel Rodríguez, a caccia di un nascondiglio sicuro per le sue riunioni clandestine. Per amore, la Fata offre al ragazzo la propria soffitta. Per amore, accetta le mezze verità di Carlos, gli incarichi rischiosi necessari per la Causa: le basta stargli accanto. Assillato da una moglie logorroica, tormentato da incubi d’infanzia e paure di morte, Pinochet va e viene dal proprio “retiro” del Cajón del Maipo, residenza estiva che domina Santiago dall’alto. La sua bacchetta sempre più stanca di direttore d’orchestra si agita al di là dei vetri blindatissimi dell’auto, picchietta l’oblò dell’aereo presidenziale che a malapena lasciano atterrare in altri Paesi. Finché un giorno, lungo la strada rovente che scende verso la capitale, la Sua pista si incrocia drammaticamente con quella di Carlos. Finché un giorno, dopo l’imboscata a Pinochet, Carlos e la Fata si trovano ancora una volta di fronte. In tutt’altro scenario, tutt’altro attentato.
Scritto con linguaggio gioioso e barocco, meravigliosamente sovversivo, questo romanzo è una satira divertita della dittatura, ma soprattutto una splendida storia d’amore (impossibile), che celebra il trionfo dei sentimenti e dell’erotismo su pregiudizi, barriere, meschinità.
Adorato dai cileni, che l’hanno proclamato “Il libro del nuovo millennio”.

Yellow Kid Pistolero

Yellow Kid, pistolero infallibile e senza scrupoli, dalla pelle giallastra, ci racconta la sua vita avventurosa nel selvaggio West, tra Guerra di Secessione, futuri presidenti degli Stati Uniti d’America, ricchi proprietari terrieri, rapine, sparatorie, sbronze, gioco d’azzardo, circhi itineranti, miniere d’oro, schiavi neri, indiani ribelli, amori mercenari, morti e rinascite. Ma chi si cela realmente dietro il personaggio pubblico? Da dove proviene e perché ha quella strana carnagione? Solamente i suoi lettori lo verranno a sapere.Yellow Kid, pistolero infallibile e senza scrupoli, dalla pelle giallastra, ci racconta la sua vita avventurosa nel selvaggio West, tra Guerra di Secessione, futuri presidenti degli Stati Uniti d’America, ricchi proprietari terrieri, rapine, sparatorie, sbronze, gioco d’azzardo, circhi itineranti, miniere d’oro, schiavi neri, indiani ribelli, amori mercenari, morti e rinascite. Ma chi si cela realmente dietro il personaggio pubblico? Da dove proviene e perché ha quella strana carnagione? Solamente i suoi lettori lo verranno a sapere.

Vergine Delle Estati

«Vergine delle estati» è la storia di un’apparizione: anni Settanta, un paesino del Messico rurale, poche case, un frutteto e campi di mais riarsi dal sole, tortillas a ogni pasto e abbondanti bicchieri di *pulque* ogni sera. A riunire la comunità, il volto di una vergine intagliato nel tronco di un albero del paradiso, almeno fino all’arrivo dello scaltro Anselmo, e di una terribile grandinata che cambierà ogni cosa. Giocando con gli elementi più classici del folclore messicano, in questo racconto José Emilio Pacheco traccia un ritratto sociale vivido e indimenticabile, condensando in poche pagine di dialoghi brillanti e ritmati tutte le contraddizioni di quel Messico a cui ha dedicato la sua intera opera.«Vergine delle estati» è tratto dal volume *Il vento distante* (SUR, 2014)

Vendetta: La Guerra Della Scintilla

I planeswalker hanno sconfitto Nicol Bolas e salvato il Multiverso, ma il prezzo della vittoria è stato altissimo. Una perdita, tra tutte, è la più dolorosa da accettare: Gideon Jura, eroe della Guerra della Scintilla e guida dei Guardiani, ha sacrificato la vita sul campo di battaglia. Ora, finalmente riunite, le gilde di Ravnica devono affrontare una duplice sfida. Bisogna ricostruire quanto è stato distrutto dall’Antico Drago e dal suo esercito di non morti, per far risorgere dalle rovine la maestosa città e porre le fondamenta di un futuro stabile. D’altro canto, il sangue delle migliaia di vittime di Ravnica può essere lavato solo versando altro sangue. I traditori, i burattini al servizio di Bolas destinati, con la loro morte, a placare la sete di vendetta dei vincitori, sono tre: Tezzeret, Dovin Baan e Liliana Vess. E Niv-Mizzet, in qualità di nuovo Patto delle Gilde Vivente, ha stabilito che il compito di stanarli e ucciderli spetterà ai tre planeswalker colpevoli, in passato, di essersi lasciati ingannare e usare dal drago: per Ral Zarek, Vraska e Kaya la caccia ha dunque inizio. Dal gioco di carte più noto al mondo, il secondo romanzo ispirato a Magic: The Gathering. In arrivo anche una serie tv prodotta da Netflix e firmata dai registi di The Avengers: Endgame, Anthony e Joe Russo. **

Una casacca di seta blu

«Bela Guttmann è un personaggio che ho sempre inseguito e adorato, ma perché scrivere ancora di lui? E perché scrivere un romanzo? A raccontare il genio egocentrico, istrionesco e multiforme dell’ungherese (Budapest 1899-Vienna 1981) prima centrocampista e poi allenatore delle più grandi squadre d’Europa e del Brasile (Milan, San Paolo, Benfica, Peñarol, Porto, Panathinaikos…) ma anche psicologo, maestro di danza, barista e parecchio altro ancora, non bastavano le biografie, i saggi e i mille articoli scritti su di lui a partire dagli anni Trenta?
No, non bastavano.
Perché per rendere omaggio a questo innovatore, a questo illusionista dello spogliatoio, a questo visionario che incise così profondamente nella storia del football, ci voleva un sapiente, calibrato mix di realtà e fantasia. Solo così il Guttmann motivatore, quello che manipolava la psiche dei propri giocatori, ma li sapeva anche disporre in campo con maestria, poteva entrare di diritto nella schiera ristretta di coloro che il Gioco non lo hanno subìto ma lo hanno cambiato, trasformato, modellato a propria immagine e somiglianza: gli Happel, i Sacchi, i Meisl, i Cruyff, i Guardiola.
E ci voleva la prosa risciacquata nel Danubio di Paolo Frusca, la sua elegante vena di narratore percorsa da inquietudini mitteleuropee e dall’amore smisurato verso il Gioco, per modellare al meglio non solo la personalità di Bela Guttmann ma la totalità del mondo nel quale ha agito: i sentieri e i percorsi impervi della sua carriera, le vette e le cadute, le fughe e i ritorni. Il tutto tragicamente trascolorato nei vortici del “secolo breve”: quel Novecento per capire il quale, parafrasando José Mourinho, sapere di calcio non sarebbe indispensabile, ma aiuterebbe molto…»
Federico Buffa

Un Uomo Sfortunato

Chi ha già avuto l’occasione di leggere un libro di Samanta Schweblin conosce bene le atmosfere quotidiane eppure dense di una sottile inquietudine che popolano le sue storie, e che l’autrice argentina sa ricreare con una precisione millimetrica e una prosa sempre elegante. Chi non ha mai letto nulla di suo, resterà affascinato dai personaggi che dopo poche righe sembra di conoscere da sempre, dai silenzi che spesso pesano più di intere pagine, dallo sguardo affilato con cui questa scrittrice racconta il mondo. *Un uomo sfortunato* è una mostra di tutto questo: due racconti che si leggono in un soffio, eppure riecheggiano a lungo dopo la lettura, e difficilmente si dimenticano. «Quaranta centimetri quadrati» e «Un uomo sfortunato» sono tratti in anteprima dal volume *Sette case vuote* , di prossima pubblicazione per edizioni SUR.

Ripley Sott’acqua

Tutto fila liscio nella vita di Tom Ripley: abita in una lussuosa villa vicino a Fontainebleau, ha una moglie bellissima e innamorata, un cospicuo conto in banca e nessun senso di colpa per i suoi trascorsi non proprio immacolati. Fino a quando si imbatte in David Pritchard, un eccentrico vicino, che intuisce l’origine illecita del benessere e della felicità di Tom ed è determinato a scavare nel suo passato. Pritchard comincia così a indagare su Ripley, dapprima spiandolo tra le mura domestiche e poi seguendolo in Marocco, fino a scoprire un corpo che Ripley vorrebbe rimanesse per sempre nascosto sul fondo di un canale. Vecchi delitti che riaffiorano dal passato, pedinamenti ossessivi, il rischio costante di essere scoperti: il quinto e ultimo capitolo della saga di Tom Ripley avvolge il lettore in una spirale di inquietudine crescente, tessuta come la tela di un ragno dalla maestria di Patricia Highsmith. ” Ripley è tornato, garbato e letale come al solito. Fa quello che vuole e la fa sempre franca. Per questo ci piace.” Time Out “ll tocco geniale e rivoluzionario della Highsmith sta nel renderci complici della fredda logica di Ripley.” Daily Telegraph

Oltre le tenebre

« *Una splendida scrittrice.* »
**J.M. Coetzee**
« *Petina Gappah ha scelto un modo ingegnoso per parlare della vita di Livingstone. Grazie a lei, dopo centocinquanta anni, possiamo ascoltare le voci di Halima, Wainwright e degli altri africani che la storia ha condannato a soffrire in silenzio.* »
**The New York Times Book Review**
« *Un libro ricco, intenso, che tiene incollati alla pagina con i suoi personaggi indimenticabili.* »
**Kirkus Reviews**
« *Un romanzo imperdibile.* »
**Publishers Weekly**
«Ecco come portammo via dall’Africa il povero corpo straziato di *bwana* Daudi, il dottor David Livingstone, affinché potesse attraversare il mare ed essere seppellito nella sua terra.» Così si apre il racconto di Halima, cuoca della spedizione dell’esploratore inglese partito per l’Africa nel 1866, che aveva consacrato gli ultimi anni della sua vita alla spasmodica ricerca delle mitiche sorgenti del Nilo. Una ricerca che non trovò pace nemmeno quando Livingstone, ormai malato e a corto di provviste, venne raggiunto dal giornalista americano Henry Morton Stanley, inviato in suo soccorso dopo che per tre anni se ne erano perse le tracce. Livingstone decise infatti di proseguire, incontrando la morte a Chitambo nel 1873. Furono i fedeli servitori africani a portarne il corpo fino a Zanzibar, sulla costa, da dove avrebbe intrapreso il suo definitivo ritorno nella madrepatria. Nel ripercorrere l’ultimo rocambolesco viaggio della salma di Livingstone in terra africana, Petina Gappah dà voce a chi nella storia non ne ha mai avuta, e getta una luce nuova su un’epopea dolorosa e spesso mistificata. Spingendosi oltre il paradigma del «cuore di tenebra», le parole taglienti di Halima e quelle intrise di religiosità di Jacob – schiavi affrancati scelti dall’esploratore per accompagnarlo nella sua impresa – raccontano il dramma di un’umanità depredata, ma anche una vicenda fatta di devozione, amore e profondo riscatto.

Miele

L’ho fatto davvero. Ho sposato un milionario. Il motivo lo so soltanto io. Di certo non mi aspettavo di essere trattata come un oggetto. Anche se ho fatto delle promesse sull’altare, sono determinata a restare me stessa. Lui con le sue regole sta conquistando il mio mondo, ma io non sono un tipo che ubbidisce e basta. C’è solo un piccolo problema: forse mi sto innamorando. Non so come andrà il nostro matrimonio, ma la sfida è restare aggrappata a un frammento di me mentre soccombo ai suoi piaceri proibiti.

Madame Pylinska E Il Segreto Di Chopin

**L’opera di un musicista geniale può incantare tutta un’esistenza e darle un senso? Aiuterà anche il narratore a capire lo sconvolgente segreto di una persona amata?**
**L’ottavo romanzo del *Ciclo dell’invisibile* del grande autore francese.**
Studente a Parigi, il ventenne Éric vuole migliorare la sua conoscenza del pianoforte. In particolare vorrebbe capire come suonare bene Chopin, la cui esecuzione continua a lasciarlo insoddisfatto nonostante lo studio e l’applicazione. È così che capita su madame Pylinska, pianista polacca trapiantata in Francia e grande appassionata di Chopin. Le cose però non vanno come il giovane aveva previsto. Anziché vertere su spartiti, note e tempo, le lezioni dell’eccentrica polacca consistono in bizzarri esercizi fisici e mentali.
Éric è perplesso, si arrabbia, arriva a decidere di interrompere le lezioni, senonché lentamente, grazie agli insegnamenti di quella stravagante maestra, si fa strada in lui un modo nuovo di percepire e interpretare Chopin, un approccio al grande musicista che non passa dalla testa, ma si trasmette direttamente dal cuore alle dita sulla tastiera.

Lector in fabula

Tout texte écrit s’adresse à un destinataire qu’il nomme son lecteur. Celui-ci, loin d’être passif doit tirer du texte ce qu’il ne dit pas, mais présuppose ou promet. On peut appeler cela la coopération interprétative du lecteur, et tel est l’objet d’analyse d’Umberto Eco.
Approfondissant les intuitions de *” l’oeuvre ouverte “* , *Lector in Fabula* recherche les structures de la jouissance que procure le texte, formalise le processus interprétatif et en définit ses limites et surtout met au point la notion fondamentale du Lecteur Modèle.
L’analyse détaillée d'” Un drame bien parisien “, nouvelle d’Alphonse Allais, fournit en contrepoint l’application pratique de cette exposition théorique, et offre ainsi à tous ceux qui sont confrontés à l’explication des textes un exemple lumineux.
Mais *Lector in Fabula* permet aussi aux nombreux lecteurs enthousiastes du *Nom de la Rose* de comprendre pourquoi ils en ont tiré tant de plaisir. Clin d’oeil du sémioticien au romancier.

Leadership Emotiva

Non ci sono più i leader di una volta. Pessima notizia? No, forse è meglio così. Ora che il concetto di intelligenza emotiva è entrato a pieno diritto nella nostra società, anche la vecchia concezione della leadership basata sul potere e sull’autorità è stata definitivamente scalzata. In una realtà che cambia sempre più rapidamente, per risolvere i problemi di aziende e organizzazioni occorre giocare sulle motivazioni profonde di ognuno e allo stesso tempo analizzare lucidamente le proprie, esercitare la difficile arte dell’autocontrollo e della critica senza rinunciare all’empatia. In questo libro Goleman ci spiega come gestire gli stati d’animo di chi lavora con noi e accrescere l’armonia e il talento necessari a garantire lo sviluppo economico e culturale sia delle comunità aziendali sia della società, per imparare a guidare gli altri anche nei momenti più difficili e raggiungere gli obiettivi senza rinunciare a realizzarsi e a crescere.

Le Amiche

Assegnate alla stessa stanza durante il loro primo anno al Quincy-Hawthorn College, Lainey, Ji Sun, Alice e Margaret diventano rapidamente inseparabili. Il campus dove vivono insieme, le esperienze comuni, e la passione e la ferocia che la scuola e l’indipendenza risvegliano in loro danno vita a un affetto e un’amicizia indistruttibili. Ma le ragazze si accorgono presto che il loro legame deve superare non solo le paure che hanno origine nell’infanzia ma anche le minacce che provengono dal mondo esterno, da loro quattro e, infine, per ciascuna, da se stessa.
Il romanzo segue la vita delle quattro amiche passando dai giorni selvaggi e spensierati della gioventù a quelli più complicati e difficili una volta diventate adulte, e si concentra su un errore terribile che ciascuna di loro commette, e che ne segna la vita per sempre.
Diviso in quattro parti, *Le amiche* si interroga su come il passare del tempo e la maturità costringano le amicizie a evolversi e cambiare mentre scopriamo la capacità di perdonare.
In un romanzo pieno di sentimento che evoca perfettamente l’esperienza agrodolce delle amicizie totalizzanti, le vite delle protagoniste sono allo stesso tempo dolorosamente familiari e brillano comunque di una luce e una profondità tutta loro.
**”UN ACUTO RITRATTO DELL’AMICIZIA. ELIZABETH AMES RACCONTA EGREGIAMENTE COME GLI AMICI PIÙ CARI CI SOSTENGONO NEL CORSO DELLA VITA.”** **Celeste Ng**

L’Ultima Gru Di Carta

Una storia di sentimenti nell’orrore di Hiroshima.
Dice un proverbio giapponese: se avrai la pazienza di piegare mille gru di carta, il tuo desiderio si avvererà. È una splendida giornata d’estate. Ichiro, che sta per compiere diciotto anni, e il suo amico Hiro si godono una giornata libera dalla mobilitazione per lo sforzo bellico. Una luce abbagliante accompagna l’esplosione della bomba che cambierà le loro vite e il mondo. Feriti e confusi, i due ragazzi attraversano la città devastata alla ricerca della sorellina di Hiro, Keiko, che si trovava all’asilo. Quando dopo ore di disperata ricerca finalmente riescono a trovarla, alla gioia di abbracciarla illesa si sostituisce presto la consapevolezza di non essere in grado di portarla davvero in salvo. Hiro è ferito gravemente e Ichiro capisce che deve cercare aiuto, che da solo non potrà mai farcela. Chiede a Keiko di aspettarlo lì dov’è e in pegno della sua solenne promessa di tornare a prenderla le lascia un origami, una gru di carta. Ma le cose non andranno come sperava…

L’Oblio

Un uomo si sveglia convinto di aver perso una parola nel sonno, incapace di ricordarsi quale. Progressivamente, un’ossessione s’impadronisce di lui: che una alla volta tutte le parole lo abbandoneranno e che, perdendo il linguaggio, la sua vita si svuoterà. Rifugiatosi su un’isola al largo del continente, l’uomo si ostina a cercare questa parola mancante. La cerca nel vento, la cerca nella solitudine, sonda le nuvole, ascolta i silenzi. La sua caccia alla parola perduta lo incita a lasciar passare i giorni, esponendosi incessantemente agli effetti della luce sull’oceano, riflessa anche dallo specchio della sua camera d’albergo. Presto, anche il quadro attaccato al muro, dipinto dal precedente e misterioso inquilino della stanza, sembra animarsi di vita propria, mutando in funzione dell’atmosfera, riempiendosi di nuovi tratti man mano che la mente del narratore si svuota di parole. Il protagonista decide allora, invano, di catturarne giorno dopo giorno le metamorfosi con una vecchia macchina fotografica. Sarà dall’oceano o dal quadro, o da entrambi, che infine emergerà una donna in carne e ossa per restituirgli la voglia di abbandonarsi al piacere e svelargli il senso dell’oblio? In questo libro la strana esperienza di perdita che vive il narratore ne riproduce un’altra precedente, la evoca e la ripete – perdita in quel caso di una persona invece che di una parola –, fino a quando tutti gli elementi sparsi della storia in trompe l’oeil non cominciano a ricomporsi e s’incanalano verso un ritorno. Non ci sono più parole per dire, ma solo per stare. **

L’Inconveniente

Solo in aereo Hilary si accorge che lascerà per sempre l’Africa e Uouo. Arriverà a Torino dallo Zimbabwe, ex Rhodesia, con la madre, nella casa della nonna e delle zie. La famiglia che la accoglie metterà in atto una vera e propria macumba nei suoi confronti. Fossilizzata in posizione fetale attorno a una scaletta a chiocciola dove passa le sue notti, Hilary deve solo attendere di diventare grande. Nel buio della lunga attesa, il sole tuonante dell’Africa la travolgerà, la libererà in un viaggio ai confini dell’universo, rigenerandola e mantenendola in vita. Una tempesta di ricordi le farà rivivere il sogno della sua vita. Lei, a passeggio nei parchi nazionali dell’Africa, per mano con il suo papà guardiano delle riserve, veterinario degli animali feroci. Il mondo nel quale Hilary vive è un vero paradiso terrestre e lui l’accompagna a vederne le meraviglie. Giovanna, la sua madre torinese, era la figlia di Domenico Buratti e la cognata di Giorgio De Maria, l’autore del romanzo “maledetto” *Le venti giornate di Torino*. Aveva attraversato il pianeta per sposare Uouo. Lui l’aveva liberata dai nazisti, e lei aveva capito che era l’uomo che aveva sognato, e lo aveva seguito in Africa, dove era nata Hilary. Ma un giorno questo Eden si spezza, Giovanna ricorda all’improvviso l’amato padre torinese, la madre, le sorelle. Rievoca una vita che credeva sepolta. La nostalgia di quel periodo è più forte di tutto. Vuole tornare in Italia, strappando la figlia alla sua terra, a Uouo e alle “otto mamme nere” mogli del cuoco, sue governanti. La porterà via, dimenticandosi di avvertirla. Una volta in Italia – nel tentativo di recuperare il tempo perduto in Africa – Giovanna comincerà a scrivere il suo libro: *Non sono stata una brava madre…* Tornata a essere figlia e sorella, ruberà a Hilary il posto di bambina. *L’inconveniente* è un romanzo autobiografico di straordinaria originalità, dove il ricordo onirico dell’Africa della piccola Hilary si alterna al presente di una Torino plumbea e claustrofobica ai limiti del surreale, che anticipa per certi versi le atmosfere de *Le venti giornate di Torino*. **

Dolce Magnolia

**DA QUESTO ROMANZO, LA SERIE DI NETFLIX “IL COLORE DELLE MAGNOLIE”**
C’è una cittadina nel South Carolina dove tre amiche cercano di mantenere o trovare la felicità. La città ha un nome speciale, **Serenity**. Speciale come il legame che unisce **Maddie, Helen e Dana Sue**. Loro condividono tutto: i problemi e le speranze, le gioie e i dolori, le risate e le lacrime, e anche l’entusiasmante progetto di un centro benessere, un’attività stimolante che le vede socie. **Dana Sue** fa la ristoratrice e, ironia della sorte, pare che il cibo sia il principale problema suo e di Annie, la figlia adolescente che mangia troppo poco. Ronnie, l’ex marito di Dana Sue, torna in città perché Annie ha bisogno di avere accanto entrambi i genitori nel periodo di assistenza psicologica che dovrebbe aiutarla a superare la crisi. Non è facile ammettere le proprie colpe e riavvicinarsi alla persona che un tempo si è amata. Ma forse l’amore vero è un sentimento che non muore mai. Forse basta alimentarlo in modo corretto. E per una cuoca eccellente come Dana Sue non dovrebbe essere così difficile, no?

Amore a prima vista

Sono trascorsi sei anni dalla fine della Grande Guerra e Hervey Russell è ancora in lotta contro l’incertezza della sua esistenza, la potenza delle sue ambizioni e l’irrequietezza del suo spirito. Si è ormai conquistata una reputazione dignitosa nella società letteraria londinese, anche se il vero successo è ancora lontano, e si mantiene lavorando per la rivista della volubile e disinvolta Evelyn Lamb. La crisi con il marito è ormai totale, e quella sorta di responsabilità che Hervey sente per lui, il dovere di prendersi cura della parte più debole della coppia, costituisce l’ultimo filo che la tiene legata all’uomo. Ma è un filo che viene irrevocabilmente scosso, pronto a recidersi una volta per tutte, quando Hervey si innamora del cugino Nicholas Roxby, l’unico erede dei cantieri Garton appartenuti alla nonna. Hervey, che nel tempo si è fatta forte come un albero, non intende rinunciare a lui. Nella Londra del 1924, nel frattempo, si muove la varia umanità di individui ai quali la guerra ha inferto definitive menomazioni spirituali e materiali, a cominciare dagli amici di gioventù di Hervey, intrappolati in relazioni sentimentali che nascono minate dall’incapacità maschile di lasciarsi amare al di là di ogni convenzione, oppure alimentate dalle residue energie di una generazione giovane ma già decadente, quella che ha vissuto in prima persona la guerra.
Dopo *Company Parade, Amore a prima* vista è il secondo capitolo della trilogia Lo specchio nel buio, saga avvincente e raffinata che ci consegna il ritratto di una donna indimenticabile, delle sue battaglie e delle conquiste che hanno rivoluzionato le nostre vite.
Di *Company Parade* , primo capitolo della trilogia, è stato scritto:
**«Si può non amare questo romanzo meraviglioso? Quando sarà finito tornerete alle prime righe della prefazione, in cui l’autrice dice che *Company Parade* è il primo romanzo di un ciclo, chiamato Lo specchio nel buio. Sarete tanto affamati della sua scrittura, delle sue storie, che quella di leggere altro di suo non vi sembrerà più una semplice dichiarazione, ma una luminosa e immancabile promessa».
Nadia Terranova**
**«La contemporaneità di Storm Jameson è il modo di vedere le donne… tante donne, contraddittorie, libere, sensuali».
Alessandra Quattrocchi, «il venerdì di Repubblica»**
**«Per quelle che non hanno il coraggio di chiedere un aumento. Per quelle che ogni giorno si barcamenano tra il lavoro e la vita familiare. Vi servirà a vedere da quale punto siamo partite».
Francesca Frediani, «D – la Repubblica»**
**«L’incantevole romanzo di Storm Jameson è una lezione di stile. Freschi dialoghi, soavi malintesi sentimentali, serrati confronti letterari all’insegna di un nuovo modo di stare al mondo dopo gli sconquassi del primo conflitto mondiale».
Lisa Ginzburg, «Avvenire»**

Amo La Vita

Maria ha due ragazzi e legge vestita di bianco in un parco di Cleveland, Harry da anni scrive e riscrive la stessa commedia nel suo appartamento a New York, Jane lavora in un negozio di formaggi e in compagnia del gatto Fluffers aspetta la sua occasione, Dennis legge solo libri di self-help e non è mai stato così felice come da quando ha divorziato, Odette ha quarant’anni, fa la poetessa, e per permettersi di vivere a New York accetta di passare dei mesi a scrivere nelle biblioteche del Midwest. I personaggi di Lorrie Moore sono normali eppure indimenticabili, instabili, confusi, disillusi, bloccati in una quotidianità ripetitiva ma, nonostante tutto, indomiti. Guidati da una fiducia nell’amore inscalfibile che rende qualunque vita degna di essere vissuta. “ Acuto e ricco di pathos. Una lettura gratificante, persino esilarante.” The New York Times Book Review “ Ironico, generoso e vero. Lorrie Moore continua a meravigliare.” Newsday

14 giorni. Una storia d’amore

Marta e Lorenzo hanno più di quarant’anni, stanno insieme da quindici e sono sposati da dieci. Una vita, praticamente. Vita che si distrugge quando Marta scopre il tradimento di Lorenzo, e Lorenzo decide di andare via per raggiungere l’amante. Ma è la necessità di una quarantena imposta a costringerli a fare quello che non vorrebbero più: trascorrere quattordici giorni insieme in ottanta metri quadri. Più che una quarantena, una condanna. 14 giorni racconta una storia d’amore fra un marito e una moglie che si sono persi, e non solo a causa di un tradimento. È stata la vita a trasformare il loro amore, a fare sì che diventassero altre persone, diverse, sconosciute l’una all’altra. L’isolamento forzato a cui sono costretti, in un momento in cui il mondo intorno a loro affronta la spaventosa rivoluzione di una pandemia, li mette di fronte a eventi più grandi di loro. Scorre un tempo speciale, fatto di movimenti del cuore, di grandi rivoluzioni, di battute fulminanti, di litigi e riavvicinamenti furibondi, e anche di sottili, devastanti e acute violenze psicologiche. Marta e Lorenzo sono su un aereo in picchiata, e se è così, allora bisogna dire tutto quello che non hai mai detto alla persona che hai amato. Tutto, nel bene e nel male.
Il primo romanzo a quattro mani dagli autori di Tutti pazzi per amore, Una grande famiglia, Una mamma imperfetta e La compagnia del cigno è il racconto di un amore, una commedia umana che fa spesso sorridere, a volte ridere, molto spesso commuovere. **