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Virginia

Virginia è una donna maliziosa, crudele, misteriosa. Vive attraverso le voci degli uomini che l’hanno veduta, sfiorata, amata. E il romanzo che la vede protagonista non è un romanzo di genere: non un giallo, anche se c’è un omicidio-suicidio, non un romanzo storico, anche se in gran parte ambientato nel ’26. E’ una storia iniziatica, poiché racconta le prime esperienze amorose del giovane Filippo Taluto, detto Fifì. Ma è anche una storia di maturità, di gioia e di delusione, intorno al rapporto uomo-donna, dai sedici agli ottanta anni. **

Una Forma De Vida

odo empieza cuando una novelista llamada Amélie Nothomb recibe una carta de uno de sus lectores, un soldado norteamericano, Melvin Mapple, que le escribe desde Irak. Mapple contrae una enfermedad, común entre los soldados. Y es la existencia de este padecimiento lo que deja al lector en estado de shock, lo hechiza y lo sume en un relato alucinante en el que, como en otras novelas de Nothomb, el protagonista absoluto es el cuerpo. Un cuerpo distinto, repudiado, que, para sobrevivir, alumbrará una nueva identidad, Scherezade, con la que el yo desdoblado de Mapple iniciará una suerte de idilio. Una vez más la prosa afilada y transgresora de la escritora belga mantiene al lector en vilo hasta el final. «Incisiva, chocante, sorprendente» (Olivia de Lamberterie, Elle). «Nothomb esboza un psicoanálisis salvaje y desopilante de las relaciones entre el escritor famoso y sus tiránicos lectores.» (Claire Dévarrieux, Libération). «Una novela excelente. La mejor de esta autora» (François Brusnel, L?Express).

Tommaso e l’algebra del destino

Tommaso Rovere ha cinque anni e i suoi genitori stanno attraversando una crisi di coppia. Un torrido giorno d’estate, il padre, perso dietro le proprie bugie e a diversi affanni, dimentica il figlio in auto. Mentre parla con foga al cellulare, finisce sotto le ruote di un pirata della strada ed esce per sempre di scena. Tommaso resta in auto, prigioniero del seggiolino che avrebbe dovuto difenderlo, sul ciglio di una via deserta, nella città vuota del ferragosto. Mai ha sofferto così tanto il caldo, la sete e la fame. Mai ha sperimentato una solitudine più profonda, e una più profonda disperazione. Ma è davvero solo come sembra? Mentre rari passanti sfiorano la macchina senza vederlo o senza poterlo aiutare, e mentre la canicola lascia il posto a un nubifragio apocalittico e infine alla notte, qualcuno gli fa visita…
Tommaso e l’algebra del destino è un libro di straordinaria intensità, commovente e potentissimo, scritto dalla penna di uno scrittore di razza. Enrico Macioci è nato a L’Aquila nel 1975. Si è laureato in Giurisprudenza e in Lettere moderne. Ha pubblicato Terremoto (Terre di mezzo, 2010), La dissoluzione familiare (Indiana, 2012), Breve storia del talento (Mondadori, 2015) e Lettera d’amore allo yeti (Mondadori, 2017). **

The Loop

LUKA KANE HA PASSATO 736 GIORNI INGIUSTAMENTE IMPRIGIONATO NEL LOOP ASPETTANDO LA SUA ESECUZIONE.
Il Loop è una prigione perfetta, gestita da Happy, l’intelligenza artificiale che si occupa di ogni aspetto della vita dei detenuti. Nel Loop ogni giorno è uguale al precedente. Ogni giorno è un tormento. Ma qualcosa comincia a cambiare. Circolano voci di una guerra. Strane cose accadono ai prigionieri. E la guardiana, l’unica che gli abbia mai dimostrato un minimo di umanità da quando è stato imprigionato, gli consegna un messaggio:
Luka, devi fuggire…
Ora Luka deve decidere se evadere dal Loop è davvero la sua unica possibilità di sopravvivenza, e soprattutto deve trovare un modo per salvare le persone che ama, dentro e fuori la prigione. Ma ben presto scopre che all’esterno la vita è di gran lunga più terrificante di quanto avesse mai potuto immaginare. E se vuole salvare coloro a cui tiene, Luka deve scoprire chi è il responsabile del caos in cui è sprofondato il mondo intorno a lui.

Stranieri

I fratelli kikuyu Matu e Muthengi, figli di Waseru, crescono seguendo tradizioni che esistono fin dall’inizio del mondo, come la grande montagna che sovrasta il villaggio di Karatina e il suo brulicante mercato, dove la ricchezza si misura in capre. Ma quando i primi stranieri bruciati dal sole a cavallo di animali mai visti fanno la loro comparsa decisi a colonizzare la terra dei kikuyu e dei masai, tutto cambia in modo drammatico e repentino e l’ordine di quel mondo pieno di senso si scardina. Siamo alla fine dell’Ottocento e, man mano che gli inglesi occupano nuove terre sugli sconfinati altopiani, le tribù si trovano esposte a malattie sconosciute e letali, sottoposte a leggi incomprensibili e incompatibili con i valori sociali e le usanze tramandate dagli antenati, e messe a confronto con credenze religiose contrarie alla logica eterna su cui si fonda l’universo di cui è interprete il mundu-mugu. Nel corso di tre generazioni, gli inglesi e il loro misterioso e lontanissimo sovrano riusciranno a conquistare tutto il Kenya. Tra l’ombra densa della foresta e la luce abbagliante delle radure, la saga di Elspeth Huxley, che racconta un mondo affascinante destinato a scomparire, avvince con il suo vivido brulichio di personaggi e genera nel lettore un continuo senso di stupore che lo porta a considerare il proprio mondo e le regole che lo governano con uno sguardo sorprendentemente nuovo. Con uno scritto di Richard Dawkins. **

Semplicemente Amami

Si era illusa, Sofia. Pensava che trasferirsi in Russia dall’amica Olja fosse la scelta giusta, un nuovo inizio, e invece era una fuga. Una fuga dal matrimonio con Andrea, in cui paradossalmente si sentiva sola; e soprattutto da Tancredi, l’uomo che aveva messo in crisi tutte le sue certezze per poi deluderla. Con l’aiuto di Olja, Sofia capisce di non poter continuare a mettere tra parentesi la sua vita. È tempo di riprendere in mano il proprio destino. Sofia torna a Roma dal marito, per ritrovare quell’amore fatto di complicità e sogni. Ricomincia a suonare, provando di nuovo il gusto di far volare le dita sulla tastiera del pianoforte. Eppure tornare alla normalità non è semplice e molte sorprese aspettano ancora Sofia…

Non si può dimenticare l’amore, ormai Tancredi lo ha capito. Per quanto lui abbia cercato di cancellarla dalla mente, Sofia è sempre nei suoi pensieri, nei suoi desideri, nei suoi sogni. Ecco perché Tancredi non si arrende. E aspetta. Aspetta il momento giusto per convincere Sofia di non essere più l’uomo che l’ha fatta soffrire. Lui oggi desidera semplicemente amarla ed essere amato. Ed è convinto che prima o poi quel momento arriverà…

Ma cosa vuole veramente Sofia? Forse deve ancora scoprirlo. Di sicuro questa volta non si farà travolgere dagli eventi, sarà lei a scrivere il proprio futuro.
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Questa Lotta È La Nostra Lotta

« *Un libro intelligente e deciso.* »
**The New York Times – Paul Krugman**
« *Un grido d’allarme contro la nuova oligarchia.* »
**Kirkus Review**
Quella di Elizabeth Warren è una delle voci progressiste più coraggiose tra quelle che si sono levate in questi anni in difesa dei diritti civili e delle famiglie, di una società più giusta e meno conflittuale. In questo libro – ai primi posti delle classifiche americane dei bestseller – Elizabeth Warren racconta la propria storia, le battaglie combattute con tenacia in anni di attivismo, e il progetto di una nuova America che deve rinascere dai problemi e dall’isolamento di quest’epoca. Criticando ferocemente le scelte delle big corporation e il potere enorme delle grandi istituzioni finanziarie, Warren si schiera al fianco dei lavoratori, degli studenti, di chi non ha accesso a cure mediche; e con grande concretezza invita chiunque abbia a cuore il futuro della democrazia a farsi carico del destino del proprio Paese, per non arrendersi e continuare a guardare con fiducia e speranza al futuro. Perché «se mai c’è stato un momento per combattere, quel momento è arrivato».

Non ci possiamo più permettere uno Stato sociale Falso!

Molti si sono convinti che il nostro welfare è un lusso, che mantenendo certe conquiste sociali abbiamo ‘vissuto al di sopra dei nostri mezzi’, e che è ora di ridimensionarci.Ma siamo sicuri che sia l’unica alternativa possibile?Siamo davvero sicuri che l’Europa è in declino perché statalista e assistenziale?Chi lo ha detto che lo Stato sociale deve essere smantellato? Ascolta l’audio della puntata di Faharenheit su Radio 3 con Federico Rampini (18 settembre 2012) Federico Rampini partecipa a “8 e mezzo” su La 7 (19 settembre 2012) Guarda il video Ascolta l’audio della puntata di 28 minuti Radio 2 con Federico Rampini (20 settembre 2012) Presentazione del libro con Mario Monti e Antonio Martino (20 settembre 2012) **

Montagne di mezzo

Luoghi apparentemente perdenti sono tornati infatti al centro di movimenti di «nuova resistenza» ai modelli dominanti di standardizzazione, specializzazione e intensificazione produttiva che hanno decretato la crisi della montagna contemporanea o le sue effimere fortune. *Montagne di mezzo* traccia cosí i contorni di un’idea nuova di territorio, diversa da quella tuttora dominante nei media e nell’opinione pubblica, propone un alfabeto per dare valore a realtà minori, in posizione intermedia tra vette celebrate e fondivalle congestionati. Le montagne di mezzo non sono solo una realtà altimetrica, bensí luoghi che tengono insieme passato e futuro, rilanciando un’idea di abitare che concilia istanze climatiche sempre piú stringenti, nuove energie sociali e modelli virtuosi di gestione e sviluppo della montagna.

La Visione

C’è un luogo comune che si è fatto strada e oggi circola liberamente nella nostra società. E cioè che non serva la politica, quella con la P maiuscola, per uscire dalle crisi. Tuttavia l’emergenza coronavirus lo ha smentito con chiarezza. Come rileva Alessandro Barbano in questo libro, la lotta alla pandemia ha enfatizzato ovunque lo scontro tra due visioni alternative del mondo, l’isolamento nazionalista e la solidarietà globale, e le relative strategie. In Italia in particolare la polarizzazione del quadro politico, con una destra sovranista che tutto semplifica e una sinistra frantumata ancora alla ricerca di un’identità, ha imposto, per dirla con le parole dell’autore, una visione «virologica» della crisi, in cui la classe dirigente ha abdicato alla sua funzione di filtro delle decisioni.
In questo scenario paludoso, in cui tanto la maggioranza quanto l’opposizione condividono una strategia di stabilizzazione in chiave bipolare, Barbano si chiede se esista lo spazio per un riformismo alternativo capace di sanare la frattura che si è creata fra libertà e responsabilità, uno spazio dove recuperare la complessità del reale che il populismo e un certo giornalismo d’assalto mirano a banalizzare. La risposta è sì ed è questa «visione» a delineare una nuova prospettiva in grado di cambiare il nostro Paese.
Lo chiamano «terzo polo» o «idea di centro». Consiste nel rilancio di un compromesso fra tre culture, quella liberale, quella popolare e quella socialista, declinate in una nuova forma di rappresentatività che sappia dare risposte complesse ma credibili a problemi specifici. Si tratta di quesiti chiave per la nostra democrazia che investono, per esempio, il rapporto con l’Europa, le politiche economiche e in particolare il debito pubblico; la riforma della legge elettorale e il finanziamento dei partiti; la ricostituzione di una corretta intermediazione tra cittadini e governanti, riagganciando la delega alla competenza; la riforma della giustizia; il rapporto con le altre culture e la gestione dei migranti; la rivalutazione del merito in ambito non solo scolastico.
È una visione alternativa alla destra e alla sinistra, estranea ai vecchi contenitori e autonoma rispetto alle future alleanze; capace di chiamare alla responsabilità una leadership autorevole e un quadro dirigente plurale, e di attuare scelte ispirate a una visione strategica e non solo tattica. Una prospettiva che si riconosce nel dialogo e nella sintesi tra la cultura liberale, la cultura cattolica e la cultura riformista, perché nessuna di queste, presa singolarmente, è più sufficiente.

La speranza

La tragedia della guerra civile spagnola vissuta in prima persona da Malraux è rievocata in questo romanzo con una potenza narrativa che va oltre il reportage. La speranza è il “romanzo della Storia in atto”: giorno dopo giorno registra le azioni di combattenti della repubblica provenienti da diversi paesi facendone materia per un’epica collettiva sublime e umile. L’autore della Condizione umana non risparmia al lettore gli orrori della guerra, l’angoscia esistenziale e le contraddizioni della rivoluzione: eppure dalla confusione emerge almeno una comunione più intima forgiata nel pericolo e nella sofferenza, quella della speranza. Un grande romanzo per tempi difficili, nei quali utopie e fede scricchiolano sotto il peso del dramma ma non ci si può abbandonare alla disperazione, da riscoprire oggi in una nuova vibrante traduzione di Giovanni Pacchiano.

La grande casa

Elke Richter appartiene a una ricca famiglia. I genitori l’hanno portata fin da bambina in Italia, sul litorale di Corielba, ed è qui che Elke torna, adulta, con un passato doloroso alle spalle, per cominciare una nuova vita. Per questo rileva una vecchia fornace e la trasforma in una villa, anzi nella sua piccola grande utopia: una Grande Casa, un luogo per persone che amano il silenzio e lo cercano. Fra queste c’è Gemma, che parla con gli alberi, ha in sé l’energia dell’universo ed è di esempio a tutti. Poi c’è Emilia: rimasta orfana, è andata dalle suore e ha trovato il conforto paterno di un bidello di scuola, prima di perdersi nel miraggio di diventare una ballerina famosa. La Grande Casa è la storia dell’amicizia di queste tre donne speciali e del destino che le ha fatte incontrare. Accanto a loro, gli altri ospiti della Grande Casa: visionari incompresi, artisti, solitari, che nel ricovero di Elke trovano finalmente se stessi sconfiggendo l’indifferenza che li avevano posti ai margini della vita sociale. Sullo sfondo di una Natura che pare ribellarsi con alluvioni, terremoti, malattie e catastrofi alla scriteriata volontà di dominio degli uomini, Nada Malanima racconta le vicende di un piccolo gruppo di personaggi indimenticabili. Insieme, essi sapranno ricostruire una convivenza diversa, fatta di passione, di sensibilità quasi medianica, di rispetto per le forze segrete del cuore nella loro corrispondenza con quelle, ancora più forti e segrete, del mondo. **

La figlia dimenticata

«Un romanzo magnifico sul potere dell’amore e sulle scelte che una madre arriva a compiere per salvare i suoi figli.» Bookpage
«La storia delicata a toccante di una famiglia separata dalla guerra.» Parade
«La prosa di Correa è davvero suggestiva, soprattutto quando descrive i personaggi femminili: sanno che verranno giudicate per le loro scelte, eppure non si tirano mai indietro.» The New York Times Book Review
Puoi scappare da chi ti perseguita. Ma non da chi sei davvero.
Elise Duval, francese emigrata a New York, è oltremodo sorpresa di ricevere un pacco da Cuba, un Paese in cui non conosce nessuno. Ed è ancora più sconcertata quando, aprendolo, si trova di fronte un fascio di vecchie lettere, scritte in tedesco e datate 1940. Chi saranno mai Viera, la destinataria, e Amanda, la donna che nelle lettere implora il suo perdono? All’improvviso, Elise si rende conto che questo è il momento che ha aspettato e temuto per tutta la vita. Perché lei aveva dieci anni quando la guerra è finita, eppure i suoi primi ricordi sono le campane che suonano a festa l’8 maggio 1945. Adesso il destino le sta offrendo una chiave per aprire la porta del suo passato. Con un coraggio e una determinazione che non credeva di avere, Elise raccoglie gli indizi disseminati nelle lettere e riscostruisce la storia di una famiglia perseguitata dal nazismo, di una donna costretta a compiere una scelta impossibile, di un legame che né il tempo né la distanza sono riusciti a spezzare. E, a poco a poco, Elise scoprirà non solo la verità sulla sua infanzia, ma anche l’esistenza di persone che non l’hanno affatto dimenticata e che non hanno mai perso la speranza di ricondurla a casa. **

L’usignolo dei Linke. Memorie di un’infanzia

Dopo *Il rogo di Berlino* e *Lasciami andare, madre* , Helga Schneider continua, con una lucidità e una fermezza al tempo stesso pietose e implacabili, a scavare nella sua memoria, che la obbliga a testimoniare atrocità esemplari del secolo appena concluso. Questa volta, assumendo su di sé il carico di un dolore non suo, ci trasmette il racconto affidato nell’estate del 1949 a lei bambina (a sua volta segnata dall’esperienza della guerra) da un piccolo profugo prussiano. Attraverso le parole di Kurt riviviamo così la tragedia delle centinaia di migliaia di tedeschi orientali che nell’inverno ’44-’45, fuggendo davanti all’Armata Rossa che avanza da est, cercano di raggiungere i porti del Baltico e da qui, a bordo di una nave, la Germania Occidentale. Una fuga drammatica, in un freddo micidiale, per strade coperte di neve, fango e ghiaccio sulle quali i carri procedono con penosa lentezza tirati da cavalli allo stremo, mentre i profughi vengono decimati dalla fame, dalla dissenteria, dalle febbri; quelli che soccombono, soprattutto vecchi e bambini, vengono abbandonati sul ciglio della strada perché la terra è troppo gelata per poterli seppellire. Per il piccolo Kurt, che dopo il terribile epilogo della fuga si è chiuso in se stesso ed è piombato in quello che i terapeuti che lo hanno in cura chiamano pudicamente un «lutto patologico», la brusca, scontrosa simpatia della bambina Helga sarà in qualche modo l’uscita dall’orrore e l’inizio della guarigione: per lei, in quella miracolosa estate del 1949 trascorsa insieme sulle rive dell’Attersee, riuscirà a dare parole allo strazio del ricordo.

L’altroquando

Anno 2045.
In un mondo governato dalla Germania a seguito della vittoria nazista sugli alleati nella seconda Guerra Mondiale, il giovane Hans von Carell viene avvicinato da un misterioso scienziato che gli rivelerà la grande menzogna che stanno vivendo, e lo coinvolgerà in un folle piano con lo scopo di riportare le cose al loro posto.
L’Altroquando è un romanzo ucronico, distopico e fantascientifico, un’avventura che ha inizio in un futuristico universo alternativo, e una misteriosa macchina che il nostro protagonista scoprirà sul malgrado essere la chiave di quel mondo che lo circonda. **

Johan Padan a la descoverta de le Americhe

Questa commedia riscrive la storia della scoperta dell’America da una prospettiva inedita e con una lingua nuova, reinventata da Dario Fo sulla base della testimonianza di Michele da Cuneo, il braccio destro di Cristoforo Colombo. «Nel suo racconto» scrive Fo nel prologo, «quello che più mi ha colpito è l’invenzione di un linguaggio che si avvale di tutti gli idiomi dei paesi di lingua neo-latina, cioè quella specie di papocchio lessicale usato allora da tutti i navigatori del Mediterraneo… Mi sono detto: Questo è il mio uomo! Lo chiamerò Johan Padan e lo farò parlare proprio con questo grammelot da cambusa!» Quando il sipario si alza, il nostro protagonista si trova al porto della Serenissima: si sta imbarcando su un brigantino alla volta del Nuovo Mondo per sfuggire al tribunale dell’Inquisizione. Giunto in Florida, Johan Padan fraternizza con gli indios fino a guidarne la rivolta contro gli spagnoli, insegnando loro come si domano i cavalli e come si prepara la polvere da sparo. E così, attraverso la stima e il rispetto per quei selvaggi che lo accettano e lo proteggono, Johan impara ad apprezzare se stesso e le sue qualità; ormai non è più la canaglia pavida e opportunista di un tempo, il vagabondo che non rispetta nessuno se non può ricavarne un tornaconto. È diventato un uomo nuovo, profondamente trasformato: un uomo libero.
Un viaggio attualissimo alla scoperta di un popolo e di una cultura che in molti hanno cercato di cancellare con prepotenza e arroganza: un’America sommersa che Johan guarda con occhi stupefatti, ironici, sdegnati. Gli stessi occhi di Dario Fo.