Un mattino da cani

Certe mattine non dovresti proprio alzarti. Il giornalista Jack Parlabane si è svegliato con la testa che pulsa come un disco techno suonato alla rovescia nei postumi di un’epica sbronza, e si è ritrovato chiuso fuori casa, con il condominio invaso da poliziotti. Il suo vicino, Jeremy Poinsonby, giace mutilato nell’impiastricciata scena di un caotico delitto. Durante la notte è stato fatto fuori da qualcuno che evidentemente si è lasciato prendere un po’ la mano. Poinsonby era un medico stimato a Edimburgo e Parlabane, giornalista investigativo d’assalto ritornato da poco dall’America, decide di far luce sul caso facendo appello alla sua capacità di ficcare il naso nei posti giusti. Si ritroverà con le mani in un nido di serpi in cui killer brutali e sfortunati, manager sessualmente frustrati che dilapidano le risorse delle ASL e politici che impersonano ridicolmente la corruzione, obbediscono a un unico imperativo: far soldi, in faccia alle vittime. Nella sua caccia alla verità lo aiutano l’ex moglie del medico morto – un’anestesista dai capelli rossi molto carina – e una simpatica poliziotta lesbica. Una storia che tra colpi di scena, sparatorie e risate non lascia davvero tregua. Dagli anni Settanta la Scozia ha generato un’era di letteratura fresca, ribelle e controcorrente. E nel nero il più sorprendente scrittore è senza dubbio Brookmyre. Inquietantemente plausibile nella sua follia, dotato di una sadica allegria welshiana nell’indugiare sui particolari più raccapriccianti, diabolico nel tessere un intreccio nero che approda a scene di travolgente comicità e satira feroce.

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