Q.P.G.A. Questo piccolo grande amore

“L’amore si smarrisce come un ombrello, un mazzo di chiavi o un portafogli. Come una parola che avevamo qui, sulla punta della lingua e che, adesso, non troviamo più. Perché come le parole, l’amore viene quando vuole lui. Ci tornerà in mente all’improvviso. Quando non ne avremo più bisogno.”
Ad Andrea, architetto di fama internazionale, il primo amore si ripresenta di colpo alla mente quando, dopo tanti anni, torna nella sua Roma, e un libro lo fa rituffare nel passato.
Nel 1970 Andrea è al primo anno di università, e protesta nelle piazze perché non vuole “arrendersi all’infelicità”. Giulia lo incontra dopo una manifestazione e si innamora del suo sguardo, “lo sguardo di chi cerca il cielo, e cercare il cielo è già volare”. Anche Andrea si innamora di Giulia, perché ogni volta che lei ride sembra domenica, “quando l’aria sa di aria, l’acqua di pace e la vita di ciò che dovrebbe essere la vita”. Tutte le differenze sociali che li dividono sembrano scomparse, mentre fuggono verso il mare sopra una due cavalli di mille colori e fanno l’amore dentro un capanno sulla riva: “Chi arriva prima a quel muro”… “non sono sicuro se ti amo davvero”… Poi Andrea deve partire militare, e la lontananza rende tutto così dannatamente difficile, “perché l’amore è così, comincia quando ci si capisce senza parlare e finisce quando ci si parla senza capirsi”.
Questo piccolo grande amore, la canzone d’amore più bella della musica leggera italiana, diventa un romanzo. Un romanzo vero, perché Claudio Baglioni si dimostra un vero scrittore. “L’amore” scrive “è un donatore universale. Può donare a tutti, ma può ricevere solo da quelli del suo stesso gruppo.” Ecco, Baglioni parla la stessa lingua dell’amore. Lo sa ascoltare, capire, raccontare. Lo affronta a viso aperto, senza il pudore che le parole cariche di sentimento possano suonare ingenue. Perché sa bene che questo è il destino che capita a tutti gli innamorati.

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