Pane e tempesta

Quali sono le ventisette azioni dell’uomo civile? Lo scoprirete a Montelfo, il paese più magico e fantastico del mondo. In un romanzo
di sfrenata comicità. Stefano Benni monta un grande circo di creature indimenticabili: il Nonno Stregone, Ispido Manidoro, Trincone Carogna, Sofronia e Rasputin, Archimede detto Archivio, Frida Fon, lo gnomo Kinotto, il beato Inclinato, Simona Bellosguardo, il gargaleone e il cinfalepro, Fen il Fenomeno, Piombino, Raffaele Raffica, Alice,
don Pinpon e don Mela, Zito Zeppa, la Jole, Gino Saltasù, il sindaco Velluti, Ottavio Talpa, Bubba Bonazzi, Bum Bum Fattanza, Nestorino e Gandolino, Sibilio Settecanal, Tramutone, la Mannara, Giango,
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### Recensione
**Nel Bar Sport resiste la favola Benni. Un remoto borgo del Bel Paese Che Fu dove sopravvivono «sparaballe e fancazzisti»**
*Sergio Pent*, Tuttolibri – La Stampa
Il mondo della fantasia è il rifugio delle sconfitte quotidiane. Ma in un mondo in cui anche la politica è diventata fantasia, il Gran Maestro **Stefano Benni** dovrebbe trovarsi disarmato, soppiantato, usurpato da una comicità tutta corna, sorrisi, pacche e soliloqui cabarettistici che destabilizzano i ruoli e lasciano il pubblico in mutande.
In una società letteraria in cui gli scrittori comici non hanno mai contato proseliti – Campanile e Guareschi appartengono a una nostalgica preistoria – il Grande Comico **Stefano Benni** dovrebbe essere relegato nell’angolo dei reietti, alla pari con i comici televisivi che ufficializzano su carta le loro fragorose carriere da una battuta e via. Invece no. Invece, in un mondo in cui i ruoli dei buoni e dei cattivi si sono invertiti, in una società in cui i politici si fanno scrittori invece di salvare il villaggio dall’assalto finale, **Stefano Benni** continua imperterrito la sua marcia e in *Pane e tempesta*, pur con una certa ripetitività, continua a sedurci e a divertirci con la stessa leggerezza con cui – secoli fa – ci scompisciavamo sulle prime scorribande goliardiche per la rivista a fumetti *Il Mago*.
Occorre sottolineare che Benni sembra meno rancoroso, nei suoi ultimi lavori, più consapevole di non poter scardinare la realtà con il sarcasmo e la satira: tutto quanto, intorno, ha raggiunto il livello di guardia di una follia sociale e politica che non ha eguali in occidente. Si cementifica invece di arricchirsi con l’arte e il turismo, presto avremo le primarie tra partiti di condominio, si devasta e si straparla e si perde tutto, compresi la dignità e il futuro.
Ma in un remoto borgo di un Bel Paese Che Fu, si lotta ancora, e si lotta per far vincere la nostalgia. Il Bar Sport di Montelfo è vivo, ricco di tutti quei personaggi che hanno fatto l’Italia più vera, prima che ogni sputo di provincia affogasse il popolo nel delirio degli ipermercati. A Montelfo Nonno Stregone lotta con la sua artrosi, la piccola Alice parla con gli animali del bosco mentre il cupo Piombino non sa come dichiararle il suo amore. A Montelfo la dinastia dei Trinconi porta avanti da generazioni il Bar Sport, «punto d’incontro di filosofi, ubriaconi, tecnici sportivi, sparaballe, fancazzisti, narratrici e comari». E si ritrovano tutti qui, questi personaggi, a rivangare memorie prodigiose – chi rammenta la Luisona, regina di tutte le brioches mummificate? – a cercare di sopravvivere ai tempi, a difendere – soprattutto – la loro vallata dalle ruspe che incalzano per spianare il bosco, per aprire nuove inutili strade, per inaugurare centri commerciali e per distruggere ciò che da sempre tiene in vita un Paese: la memoria.
E proprio qui la magia di **Benni** torna in prima fila, nel riassunto ideale di tutte le sue tematiche: comicità e fantasia si sposano a ecologia e politica, in un tessuto variegato che dal fiume principale lascia defluire ruscelli d’allegria e di ricordo, mentre le ruspe del viscido Sibilio Settecanal avanzano e sbranano il futuro. Episodi che si riallacciano e s’incrociano, in un felice delirio di creature ormai di proprietà collettiva, perché al Bar Sport di **Stefano Benni **non esistono inviti personalizzati, ma si può entrare e slumare Simona Bellosguardo o seguire i giocatori di carte senza carte o ascoltare le storie di Archimede Archivio o la leggenda del Beato Inclinato.
Il tutto mentre anche gli gnomi cercano un modo per salvare il loro angolo di mondo, la loro storia. Gli gnomi? Beh, in un Paese – il nostro – in cui la verità è diventata un’opinione a senso unico, è lecito affidarsi all’irreale per ritrovare concretezza, per resistere, mangiando pane e tempesta. E in questa sua apparente svagatezza fantastica, **Stefano Benni **continua a dimostrarsi il nostro scrittore più concreto, quello comicamente più tragico.
### Sinossi
Quali sono le ventisette azioni dell’uomo civile? Lo scoprirete a Montelfo, il paese più magico e fantastico del mondo. In un romanzo
di sfrenata comicità. Stefano Benni monta un grande circo di creature indimenticabili: il Nonno Stregone, Ispido Manidoro, Trincone Carogna, Sofronia e Rasputin, Archimede detto Archivio, Frida Fon, lo gnomo Kinotto, il beato Inclinato, Simona Bellosguardo, il gargaleone e il cinfalepro, Fen il Fenomeno, Piombino, Raffaele Raffica, Alice,
don Pinpon e don Mela, Zito Zeppa, la Jole, Gino Saltasù, il sindaco Velluti, Ottavio Talpa, Bubba Bonazzi, Bum Bum Fattanza, Nestorino e Gandolino, Sibilio Settecanal, Tramutone, la Mannara, Giango,

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