Le confessioni

«Mi accingo ad un’impresa che non ebbe mai esempio e la cui esecuzione non avrà imitatori. Voglio mostrare ai miei simili un uomo in tutta la verità della natura; e quest’uomo sarò io.» Con questo memorabile incipit si aprono *Le confessioni* di Jean-Jacques Rousseau che, pubblicate postume tra 1781 e 1788, costituiscono un’autobiografia, anzi un «ritratto d’uomo, dipinto esattamente al naturale», ma anche un vivacissimo affresco storico di vita settecentesca e la narrazione di una straordinaria avventura spirituale. Ma non solo: *Le confessioni* sono un vero e proprio poema, un capolavoro letterario di sconcertante modernità nel quale l’autore si è abbandonato al ricordo e al sentimento, all’incantata rievocazione dell’infanzia e ai torbidi deliri dell’immaginazione, ai capricci della memoria e al pathos del rimpianto, analizzando con anatomica precisione l’inquieto moto di una coscienza alla ricerca di se stessa. Per quanto smarrita e persa nelle maschere che i rapporti sociali le hanno imposto, per quanto accecata dall’immagine di sé che si fabbrica per gli altri e a partire dagli altri, l’anima resta libera di ritornare alle proprie radici, a ciò che le è più intimo e peculiare.
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