La donna è un’isola

La donna è un’isola by Auður Ava Ólafsdóttir
Lei ha trentatre anni, traduce testi per riviste specialistiche dall’islandese in undici lingue straniere, e consegna a domicilio i suoi lavori. Porta i capelli cortissimi, ama correre, e per entrare in casa degli amici non passa mai dalla porta principale ma scavalca i recinti e attraversa i giardini. È sposata da quattro anni e non ha, e non desidera avere, figli. Per contro, ha un’amica, Audur, una musicista squinternata che vive in un regime di totale anarchia: ha avuto un figlio, Tumi, che è sordo e ha gravi problemi di vista, e ora aspetta una coppia di gemelle da un altro uomo che non frequenta piú.
Inizia la storia. Nella stessa serata la protagonista investe un’oca, la raccoglie per poi cucinarla; visita il suo amante promettendosi che è l’ultima volta; consulta una sorta di chiaroveggente che le predice alcuni eventi che poi si verificheranno, fra cui una fortunata vincita alla lotteria dei sordomuti; torna a casa e il marito le dichiara di punto in bianco che vuole separarsi e che ama un’altra che aspetta già un figlio da lui. Per la protagonista è evidentemente tempo di cambiamenti.
Decide cosí di prendersi una vacanza, anche se è novembre e piove ininterrottamente, e di fare un viaggio insieme a Tumi, che le è stato affidato da Audur prima per pochi giorni, poi per un tempo non ben determinato. I due iniziano un periplo di un’isola che assomiglia all’Islanda, in compagnia di alcuni peluche, una cassa di libri, tre pesci rossi e un gatto. Durante questo viaggio la donna e il bambino vivranno magiche avventure e incontreranno strani personaggi, ma soprattutto impareranno un modo tutto loro per comunicare, capirsi e volersi bene. Un possibile senso di maternità.
Chiude il libro una bizzarra appendice, quarantasette ricette di cucina raccontate in maniera romanzata: si va dalle polpette di pesce al pane con salmone affumicato, dal riso al latte al dolce di Natale, dalla bistecca di balena all’oca farcita, ma c’è anche la ricetta del caffè imbevibile, o quella di un dolce solo sognato. A chiudere, la spiegazione di come si fanno le calze di lana ai ferri.

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