Fuga da Bisanzio

Iosif Brodskij era finora conosciuto e riconosciuto, da noi, come il massimo poeta vivente di lingua russa. Con questo libro si rivela un grande prosatore in lingua inglese. Una parte di “Fuga da Bisanzio” si compone di pezzi memorialistici, centrati su Leningrado. Sono testi di straordinaria intensità e sobrietà: l’evocazione di una città che è una categoria dello spirito, intrecciata al racconto di una giovinezza in Russia, negli anni del dopoguerra, segnato da una straziata precisione. E insieme il memorabile ritratto dei genitori, che sembrano condensare nelle loro figure la muta sofferenza della Russia in questo secolo. Il Brodskij poeta ci parla poi in due omaggi a Mandel’štam e a Auden, che sono quanto di più illuminante sia stato scritto su questi due autori. Infine, nella lunga prosa che dà il titolo al volume, ed è una fuga anche in senso musicale, Brodskij si lancia in una febbrile riflessione sulla storia della civiltà, che tocca l’imperatore Costantino e l’Islam, la storia della Russia e la natura del tempo – per indicare, quasi a caso, solo alcuni dei numerosissimi temi che si sovrappongono in questo saggio. Poeta metafisico, Brodskij ci offre in queste pagine un esempio di prosa metafisica, dove una sorpresa e una percezione imprevista ci attendono a ogni frase.

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