Canti

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I Canti sono una raccolta di poesia lirica di Giacomo Leopardi (1798 – 1837), comprendente 41 componimenti poetici trascelti nell’ambito della produzione dell’intera vita e stampati nell’edizione definitiva a Firenze, nel 1845, a cura dell’amico dell’autore Antonio Ranieri (si tratta ovviamente di una edizione postuma). L’opera è considerata il capolavoro assoluto di Leopardi e una delle principali espressioni della poesia italiana in assoluto, profondamente innovativa sul piano della lingua, della metrica e dei temi affrontati. Benché priva di una suddivisione interna, nella raccolta vengono tradizionalmente individuate varie “sezioni” che vanno dalle canzoni politiche degli anni giovanili, a quelle “del suicidio” (tra cui l’Ultimo canto di Saffo), agli “idilli” (che includono il famosissimo Infinito), ai canti pisano-recanatesi (come A Silvia, Le ricordanze, Il sabato del villaggio…), fino al “ciclo di Aspasia” dedicato alla nobildonna fiorentina Fanny Targioni Tozzetti e alle ultime poesie scritte nel periodo napoletano, tra cui La ginestra (considerata il testamento poetico dell’autore). L’opera comprende liriche di ispirazione molto diversa, poiché quelle degli anni giovanili riflettono una visione ancora “idillica” e un’espressione soggettiva che in seguito si attenua e lascia il posto alla poesia meditativa e filosofica degli anni della maturità, che esprime soprattutto la visione tragica e sconsolata del “pessimismo cosmico” e del “titanismo” (in parallelo con le pagine dello Zibaldone e delle Operette morali). La lingua mostra una notevole evoluzione, poiché si passa da quella ancora letteraria e aulica delle prime poesie a quella più asciutta e “moderna” delle fasi successive, processo che si verifica anche sul piano metrico in quanto l’autore abbandona la “canzone petrarchesca” per elaborare la cosiddetta “canzone libera”, con strofe di lunghezza e schema diseguale (in questo vicino alle poetiche romantiche, mai abbracciate in modo consapevole). I Canti hanno profondamente influenzato la lirica italiana del secondo Ottocento e rappresentano a tutt’oggi una pietra miliare della nostra tradizione letteraria, imponendo tra l’altro il modello della raccolta in versi che verrà poi imitata, con sfumature e differenze, da tutti i principali poeti italiani del XIX-XX sec. (Carducci, Pascoli, Montale, Ungaretti, per citare i più famosi).

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