Bruto

Bruto, il leader della congiura che provocò la morte di Cesare, è da sempre una figura controversa. La sua carriera politica fu un intreccio di anomalie e di contraddizioni: intellettuale appassionato di filosofia, si trasformò in uomo d’azione; contrario a scatenare la guerra civile, ne divenne uno dei capi; pupillo di Cesare, cospirò contro di lui e lo uccise. Perciò, di volta in volta, Bruto è stato condannato come il traditore del proprio benefattore o esaltato come il campione della libertà, dipinto come una personalità debole e insieme ostinata o commiserato per il suo fallimento.
Nella prima parte di questo libro, Martin L. Clarke fornisce una ricostruzione accurata, in base alle fonti antiche, della personalità e della carriera politica di Bruto; quindi prende in esame alcuni dei momenti fondamentali della “fortuna” del personaggio, dall’epoca imperiale romana fino ai nostri giorni. L’uomo che Dante collocò nel fondo dell’Inferno, nell’Inghilterra del XVIII secolo diviene un modello della virtù antica; solo a partire dal XIX secolo la figura, ancora largamente “simbolica”, di Bruto si apre a un’analisi storica che ne mette in luce la ricca complessità.
Clarke si occupa ampiamente anche delle interpretazioni letterarie di Bruto: per esempio da parte di Shakespeare, che ne fece il protagonista del dramma intitolato a Giulio Cesare, di Milton, di Voltaire. Il lettore italiano sarà particolarmente attratto dall’interpretazione che di Bruto offrono alcuni “grandi” della nostra letteratura del secolo scorso: da Alfieri, che dedica il suo Bruto secondo al “popolo italiano futuro”, a Leopardi, il quale – nella canzone Bruto minore e nella Comparazione delle sentenze di Bruto minore e di Teofrasto vicini a morte – propone del personaggio un’interpretazione in chiave personale e soggettiva, ma fondata su solide basi storiche e su matura riflessione filosofica.

M.L. Clarke, nato nel Suffolk, ha studiato a Haileybury e al King’s College di Cambridge, dove ha anche lavorato dal 1934 al 1940 come ricercatore. Ha poi insegnato alle università di Edimburgo e di Londra prima di ottenere la cattedra di latino all’università del Galles. Si è ritirato dall’insegnamento nel 1974. Tra l’altro ha pubblicato il trattato L’educazione superiore nel mondo classico (1971) nella stessa serie, diretta dal decano degli storici inglesi H.H. Sculland, in cui è uscito nel 1981 questo The noblest Roman: Marcus Brutus and his reputation.

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